<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Nazione Indiana &#187; terra</title>
	<atom:link href="http://www.nazioneindiana.com/tag/terra/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.nazioneindiana.com</link>
	<description>versione beta 3.0</description>
	<lastBuildDate>Sun, 12 Feb 2012 10:08:44 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Nuovi autismi 13 &#8211; Baudelaire e le patologie della terra</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2012/01/18/nuovi-autismi-13-le-malattie-della-terra/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2012/01/18/nuovi-autismi-13-le-malattie-della-terra/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 09:30:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giacomo sartori</dc:creator>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[giacomo sartori]]></category>
		<category><![CDATA[nuovi autismi]]></category>
		<category><![CDATA[paesaggio]]></category>
		<category><![CDATA[pedologia]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[suoli]]></category>
		<category><![CDATA[terra]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=41295</guid>
		<description><![CDATA[<p>di <strong>Giacomo Sartori</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/18/nuovi-autismi-13-le-malattie-della-terra/dubuffet-jeux-3/" rel="attachment wp-att-41398"></a> Io per mestiere studio la terra. La terra sono le zolle lasciate dagli aratri e i campi desolati l’inverno, la  mota sotto le scarpe da lavoro, le pianure, le colline, i vigneti in pendenza, i fianchi delle montagne, i boschi, le torbiere d’altitudine, gli orti e i giardini: tutto quello che non è stato irrimediabilmente cancellato o abraso dall’uomo.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/18/nuovi-autismi-13-le-malattie-della-terra/">Nuovi autismi 13 &#8211; Baudelaire e le patologie della terra</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giacomo Sartori</strong></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/18/nuovi-autismi-13-le-malattie-della-terra/dubuffet-jeux-3/" rel="attachment wp-att-41398"><img class="alignleft size-full wp-image-41398" title="dubuffet-jeux" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/dubuffet-jeux2.jpg" alt="" width="117" height="150" /></a> Io per mestiere studio la terra. La terra sono le zolle lasciate dagli aratri e i campi desolati l’inverno, la  mota sotto le scarpe da lavoro, le pianure, le colline, i vigneti in pendenza, i fianchi delle montagne, i boschi, le torbiere d’altitudine, gli orti e i giardini: tutto quello che non è stato irrimediabilmente cancellato o abraso dall’uomo. È la terra che fa crescere le piante che mangiamo (noi mangiamo piante, <span id="more-41295"></span>o animali che hanno mangiato piante) o anche solo osserviamo per riposarci il cervello, è la terra che digerisce i residui della vita e li rutta nell’aria. Io nel mio piccolo mi occupo di questo. E quindi anche quando non lavoro appena arrivo in un posto per prima cosa guardo la terra, o insomma cerco di immaginarmi com’è, è inevitabile. Deformazione professionale. Cerco di capire se è leggera o densa, scura o slavata, l’odore che potrebbe avere, cosa potrebbe crescerci. Provo a capire se è malata, perché di questi tempi la terra ha tante magagne. Le terra è spesso sfiancata, o anemica, o intossicata, infettata. Certe malattie sono leggere, come banali raffreddori, altre sono gravissime, qualche volta addirittura mortali. La terra può morire. Anche nelle grandi città c’è terra, e spesso non se la passa molto bene, al pari degli abitanti, che soffrono di affezioni respiratorie e di altre patologie banali ma anche surretiziamente letali. Spesso nelle grandi città la terra è un mescolume disparato, proprio come i passanti, che sono di tutti i colori e hanno tutte le fisionomie. Se la terra sta molto male provo pena, come succede con tutti i malati gravi. Vorrei poter fare qualcosa per lei, ma naturalmente non posso niente, e anzi in una certa misura mi sento – so di esserlo, anche se certo indirettamente &#8211; responsabile. Mi immagino potenziali soluzioni, ben sapendo che sono solo mie fantasie individuali, arbitrarie e ininfluenti. Qualche volta la prendo in mano e la tocco, ma spesso mi basta guardarla. Trovo incredibile che nessuno guardi più la terra. È una cosa che mi ferisce nell’intimo, in particolare quando viaggio in treno. La terra è lì, bella e lustra, o anche cupa e taciturna, o solenne, o sfrontata, spesso enigmatica, e nessuno la degna di uno sguardo. Qualche volta vorrei invitare i miei vicini a guardare dal finestrino, invece di teledigitare parole vuote, invece di fissare autisticamente uno schermo. Guardate come è bella la terra, guardate come è essenziale, vorrei dire. Ma non dico niente, perché la considero una guerra persa, o forse anche per la mia notoria pavidità. Spesso arrivo in un posto e la terra non c’è più: tutti fanno come se niente fosse, o anzi decantano le attrattive balneari o architettoniche, e invece la terra proprio non c’è, è scomparsa nel nulla. Lo provano le rocce battute dal vento e dal sole, i fianchi brulli delle montagne su cui si riflette la luce metallica della luna. La terra non c’è più, e io provo un senso di sconfortante tristezza. Ho l’impressione di essere venuto a trovare un ricoverato che nel frattempo è deceduto: sono arrivato tardi, rimane solo il letto vuoto: un letto pulito pronto a ricevere un altro malato. Un paziente che tarderà qualche migliaio di anni. Ma più spesso, lo sappiamo tutti, la terra è stata semplicemente seppellita dal cemento e dall’asfalto. Siamo diventati specialisti nel seppellire la terra: per paura di essere sotterrati a nostra volta, per prendere le distanze dal nostro ineluttabile imputridimento, per non pensarci, seppelliamo la terra. La terra è esplosione di vita (in un granellino ci sono più esseri viventi che uomini nel mondo), mentre nel cemento e nell’asfalto non c’è vita. Il cemento e l’asfalto sono il contrario della vita: non morte &#8211; la morte è pur sempre vita -  ma assenza di vita. Io sono dalla parte della vita, anche se so che la vita è lotta inesorabile, è anche morte. Ma intendiamoci, sono un figlio dell’asfalto, so che forse dovrei essere riconoscente al cemento e all’asfalto. So che l’asfalto mi ha salvato: senza asfalto sarei già morto. Vorrei essere interamente dalla parte della terra, ma non ci riesco: mi preme la mia piccola e insignificante esistenza che abita il cemento e corre sull’asfalto. E anzi amo i riflessi liquidi dell’afa sulle strade, amo gli aloni di idrocarburi nelle pozzanghere, amo le geometrie del calcestruzzo metropolitano, amo le tenute sintetiche di certe passanti, e amo perfino alcune esalazioni pestilenziali della distruzione umana. Il mio senso estetico e i miei attaccamenti se ne fanno insomma un baffo dei moniti del mio emisfero cerebrale sinistro e delle mie intuizioni profonde. Quindi non mi faccio illusioni, sono cosciente che siamo su una brutta china. I nostri antenati si sono occupati della terra. E anzi proprio dove era più scarsa e stentata la hanno vegliata con più cura: sui versanti scoscesi hanno eretto muri a secco per contenerla, per farla sentire a suo agio. Come si appronta una cuccia per un animale che ci preme, come si rimboccano le lenzuola a un bambino. Certo l’hanno utilizzata e sfruttata, però anche nutrita e assistita. Ora le terrazze crollano e franano: la terra scompare, la vegetazione spontanea riprende possesso del pietrame che rimane. I nostri predecessori erano più saggi, o forse solo non avevano tra le mani gli attuali strumenti di sterminio: escavatori che con una cucchiaiata devastano il lavorio di millenni, autobetoniere dal ventre gravido, impaziente di partorire sterili creazioni, asfaltatrici come dee onnipotenti capaci di coprire con un velo nero le miserie umane. I nostri antenati non avevano questa nostra furia materialista, le loro superstizioni e credenze erano pur sempre un argine. Di fronte a questa hybris provo sconcerto e disagio. Ma non so con precisione perché ho questo legame con la terra. Certo anche perché da bambino, proprio quando cominciavo a essere un po’ autonomo, mia madre decise di andare a vivere nella casa padronale di mia nonna, in campagna. Per loro era un posto come un altro dove abitare. Per me invece era la terra bruna dei vigneti affacciati alla valle per i quali bighellonavo, l’odore di urina e di umido della terra battuta nel raggio di libertà dei cani alla catena, i pollai nei quali entravo, l’amaro dei roghi dei tralci di potatura, le mani grandi e dure come vecchi pneumatici dei contadini, i ragazzini della mia età che non parlavano la mia stessa lingua. Quindi venuto il momento mi è venuto naturale di andare verso le materie che mi sembravano più vicine a quel mondo arcano in via di estinzione, e poi per le solite apparenti casualità della vita sono finito a occuparmi proprio di terra. Ma ci sono certo anche altre ragioni più criptiche e forse ben più influenti che mi sfuggono, come sempre succede.</p>
<p><em>(l&#8217;immagine: J. Dubuffet, &#8220;Jeux et travaux&#8221;, 1953, litografia, 65,5 x 50 cm)</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/18/nuovi-autismi-13-le-malattie-della-terra/">Nuovi autismi 13 &#8211; Baudelaire e le patologie della terra</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/12/17/autismi-11-la-superiorita-intrinseca-di-taluni-critici-letterari-e-di-altri-individui/' rel='bookmark' title='Nuovi autismi 11 &#8211; La superiorità intrinseca di taluni critici letterari e di altri individui'>Nuovi autismi 11 &#8211; La superiorità intrinseca di taluni critici letterari e di altri individui</a> <small>di Giacomo Sartori Talvolta le persone si credono superiori. Tu...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/09/28/nuovi-autismi-5-le-parole/' rel='bookmark' title='Nuovi autismi 5 &#8211; Le parole dei romanzi'>Nuovi autismi 5 &#8211; Le parole dei romanzi</a> <small>di Giacomo Sartori Le persone parlano, parlano, e danno per...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/09/12/nuovi-autismi-4-il-mio-posto-fisso/' rel='bookmark' title='Nuovi autismi 4 &#8211; Un posto fisso'>Nuovi autismi 4 &#8211; Un posto fisso</a> <small>di Giacomo Sartori Quello che mi piacerebbe sarebbe un lavoro...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/09/04/colonia-alpina-ferranti-aporti-nava/' rel='bookmark' title='Colonia Alpina Ferranti Aporti Nava'>Colonia Alpina Ferranti Aporti Nava</a> <small>di Marino Magliani Mio padre aveva 55 anni più di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2009/04/22/autismi-9-2a-parte/' rel='bookmark' title='Autismi 9 &#8211; La mia cacca (2a parte)'>Autismi 9 &#8211; La mia cacca (2a parte)</a> <small>di Giacomo Sartori La mia cacca continuava però a deludermi....</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2012/01/18/nuovi-autismi-13-le-malattie-della-terra/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>TQ: Rocco Carbone</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/05/03/tq-rocco-carbone/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/05/03/tq-rocco-carbone/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 May 2011 07:10:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Angela Bubba]]></category>
		<category><![CDATA[Carmine Abate]]></category>
		<category><![CDATA[Carolina Capria]]></category>
		<category><![CDATA[Città del Sole edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Corrado Calabrò]]></category>
		<category><![CDATA[Emanuele Milasi]]></category>
		<category><![CDATA[emmanuele bianco]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Aloe]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Gigliotti]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Fortunato]]></category>
		<category><![CDATA[Rocco Carbone]]></category>
		<category><![CDATA[rosella postorino]]></category>
		<category><![CDATA[Serena Maffia]]></category>
		<category><![CDATA[terra]]></category>
		<category><![CDATA[TQ]]></category>
		<category><![CDATA[Vins Gallico]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=38926</guid>
		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/terra__gigliottimilasi_cop.jpg"></a> <em>Ho incrociato Rocco Carbone a Parigi. Me ne aveva parlato poco tempo fa &#8211; era già avvenuto il fattaccio- Fortunato Tramuta della libreria italiana Tour de Babel. C&#8217;è gente del sud, i siciliani  e i calabresi per esempio, che trasmettono il loro affetto insieme al calore della terra, però senza dispensarlo a pioggia come, per esempio, le genti delle Puglie o della Campania.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/05/03/tq-rocco-carbone/">TQ: Rocco Carbone</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/terra__gigliottimilasi_cop.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/terra__gigliottimilasi_cop.jpg" alt="" title="terra__gigliottimilasi_cop" width="142" height="199" class="alignleft size-full wp-image-38927" /></a> <em>Ho incrociato Rocco Carbone a Parigi. Me ne aveva parlato poco tempo fa &#8211; era già avvenuto il fattaccio- Fortunato Tramuta della libreria italiana Tour de Babel. C&#8217;è gente del sud, i siciliani  e i calabresi per esempio, che trasmettono il loro affetto insieme al calore della terra, però senza dispensarlo a pioggia come, per esempio, le genti delle Puglie o della Campania. Quando, poco tempo fa, ho incontrato la casa editrice <a href="http://www.cdse.it/">Città del Sole</a>, dei numerosi e validi titoli in catalogo ce n&#8217;era uno che volevo leggere assolutamente. Da poco più di un anno era stata data alle stampe l&#8217;antologia &#8220;Terra&#8221; e l&#8217;indice degli autori coinvolti mi aveva assai intrigato.Tredici autori, tredici storie che raccontano una Calabria inedita.- viene scritto in quarta di copertina. Le antologie si sa sono opere difficili, talvolta riescono, altre volte no. Diciamo che lo stesso vale per un racconto, e questo racconto di<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rocco_Carbone"> Rocco Carbone</a>, che potrete leggere qui grazie alla generosità dei nostri editori calabresi, vale, senz&#8217;ombra di dubbio il viaggio. Uno scrittore puro, come Sergio Atzeni, per capirci.</em> effeffe </p>
<div style="text-align: -webkit-left;"></div>
<div style="text-align: -webkit-left;"></div>
<div style="text-align: -webkit-left;"><span style="font-size: small;"><span style="line-height: normal;"><strong>In Montagna</strong></span></span></div>
<div style="text-align: -webkit-left;"><span style="font-size: small;"><span style="line-height: normal;">di</span></span></div>
<div style="text-align: -webkit-left;"><span style="font-size: small;"><span style="line-height: normal;"><strong>Rocco Carbone</strong></span></span></div>
<div style="text-align: -webkit-left;"><span style="font-size: small;"><span style="line-height: normal;"><br />
</span></span></div>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="490">
<tbody>
<tr>
<td align="left" valign="top">Quando avevo dieci   anni il nonno mi portò con sé a cercare</p>
<p>funghi. Più di   una volta avevo insistito per poterlo accompagna-</p>
<p>re nelle sue escursioni   che, con frequenza regolare, cominciavano</p>
<p>all’inizio della   primavera e continuavano fino ad autunno inoltrato,</p>
<p>con una pausa estiva   più o meno lunga a seconda delle condizioni</p>
<p>del tempo, del   caldo della bella stagione o delle piogge estive che,</p>
<p>in montagna, rinfrescano   subito l’aria rendendo umido il sottobosco.<br />
<span id="more-38926"></span></p>
<p>A quel tempo il nonno abitava con noi. Sua moglie   era morta</p>
<p>quando io non ero   ancora nato, l’unica traccia rimasta della sua</p>
<p>passata esistenza   era una foto in bianco e nero, incorniciata e appe-</p>
<p>sa in una parete   del soggiorno, a lato del mobile con il televisore. Il</p>
<p>nonno era un uomo   ancora forte. Si svegliava ogni mattina prima</p>
<p>di tutti gli altri,   faceva lunghe passeggiate con i suoi amici e si</p>
<p>occupava della   spesa. Era quasi sempre lui ad accompagnarmi</p>
<p>a scuola e a riprendermi   all’uscita. I miei genitori erano contenti</p>
<p>che vivesse con   noi. In genere il nonno partiva per la montagna</p>
<p>di domenica, prima   dell’alba. I giorni precedenti faceva atten-</p>
<p>zione alle condizioni   del tempo, all’abbondanza delle piogge e</p>
<p>alla durata delle   schiarite, al ciclo lunare e ad altre cose che solo</p>
<p>lui in famiglia   conosceva. Ascoltava alla televisione le previsioni</p>
<p>meteorologiche,   e quando pensava che fosse giunto il momento</p>
<p>telefonava a un   amico che viveva tutto l’anno in un paese a ridosso</p>
<p>della montagna   per avere un consiglio.</p>
<p>Avevo molto insistito   perché mi portasse con sé. A ogni mia</p>
<p>richiesta rispondeva   con un rifiuto. Diceva che c’era da svegliarsi</p>
<p>prestissimo e da   camminare molto, che ero ancora piccolo e che</p>
<p>non ce l’avrei   fatta a seguirlo, che la montagna era grande e c’era</p>
<p>il rischio di perdersi.   È per questo che fui il primo a essere stupi-</p>
<p>to quando una sera   a cena, davanti ai miei genitori, mi disse di</p>
<p>mangiare in fretta   e di andare subito a letto, perché l’indomani</p>
<p>mi sarei dovuto   svegliare assai presto ed essere in piedi, pronto</p>
<p>a partire, per   l’ora stabilita. Altrimenti non mi avrebbe aspettato,</p>
<p>e sarebbe andato   via da solo.</p>
<p>Andai a dormire   che non erano ancora le nove. Mia madre mi</p>
<p>aveva già preparato   l’occorrente per il viaggio, gli abiti pesanti, gli</p>
<p>scarponcini e i   calzettoni di lana, assieme a uno zainetto. Mi infilai</p>
<p>subito sotto le   coperte e spensi la luce sul comodino. Per l’eccita-</p>
<p>zione feci fatica   ad addormentarmi, quando ci riuscii dormii di un</p>
<p>sonno profondo   e senza sogni. Fui svegliato dal nonno, che era già</p>
<p>vestito. Guardai   verso la finestra e vidi che fuori era ancora buio,</p>
<p>ma nonostante l’ora   non feci fatica ad alzarmi. Andai in bagno</p>
<p>e mi lavai in fretta   il viso e le orecchie, mi pettinai. Consumai la</p>
<p>colazione in cucina.   L’aveva preparata il nonno. Aspettò in piedi</p>
<p>che finissi di   bere il latte e mangiare i biscotti. Poi uscimmo di</p>
<p>casa attenti a   non fare rumore.</p>
<p>Caricammo in macchina   i bagagli e partimmo. Faceva freddo.</p>
<p>Il nonno accese   il riscaldamento, il tepore dell’area calda riempì in</p>
<p>breve tempo l’abitacolo.   Guardavo fuori del finestrino la città de-</p>
<p>serta, le poche   automobili in movimento, le luci gialle dei lampioni.</p>
<p>Cominciai ad assopirmi   e dovetti lottare contro quella sonnolenza.</p>
<p>Non volevo addormentarmi   e dare così al nonno l’impressione</p>
<p>di non essere all’altezza   di quell’escursione. Ma dopo pochi chi-</p>
<p>lometri fui vinto   dal sonno. Quando mi risvegliai la notte stava</p>
<p>già cedendo al   chiarore del giorno. Il paesaggio attorno a noi era</p>
<p>cambiato. Stavamo   salendo per una strada di montagna, piena di</p>
<p>strette curve e   tornanti. Guardai verso il nonno, che guidava lenta-</p>
<p>mente cercando   di mantenere la stessa andatura. Gli feci qualche</p>
<p>domanda, soltanto   per sentire di nuovo la sua voce e così capire</p>
<p>se era arrabbiato   con me perché avevo dormito durante il viaggio.</p>
<p>Siamo quasi arrivati,   mi rispose sorridendo, abbiamo fatto presto.</p>
<p>Il cielo è grigio,   ma non dovrebbe piovere, almeno per ora.</p>
<p>Imboccammo una pista   sterrata. Il nonno aveva smesso di</p>
<p>parlare e guardava   assorto oltre il parabrezza per evitare le bu-</p>
<p>che e i dossi,   sempre più numerosi. Girò bruscamente a destra e</p>
<p>fermò la macchina   in uno spazio aperto, circondato da alti faggi.</p>
<p>Prendemmo i due   zaini dal bagagliaio e ci incamminammo co-</p>
<p>minciando a salire   tra gli alberi. L’aria era fredda. Sentivo l’odore</p>
<p>buono delle foglie   bagnate e del muschio. Il nonno era davanti</p>
<p>a me e avanzava   aiutandosi con un bastone. Sembrava essersi</p>
<p>dimenticato della   mia presenza. Dopo pochi metri si fermò per</p>
<p>parlarmi. Allungò   un braccio e mi indicò un punto alla sua destra,</p>
<p>non distante. Prima   regola quando si cercano i funghi, disse. Mai</p>
<p>seguire i passi   di un altro. Adesso va’ da quella parte, e continua</p>
<p>a salire. Non ti   allontanare troppo, però. E non mi perdere mai di</p>
<p>vista. Seconda   regola, continuò. Cammina piano, e fermati spesso.</p>
<p>Guardati attorno.   Non dobbiamo andare in nessun posto, e non c’è</p>
<p>bisogno di correre.   Più piano ti muovi più aumenta la possibilità</p>
<p>di trovare un fungo,   che potrebbe anche essere a dieci centimetri</p>
<p>dai tuoi piedi.   Da qui in avanti, ogni luogo è buono. Sollevò la</p>
<p>manica della giacca   a vento e guardò l’orologio. Cammineremo</p>
<p>per un’ora, disse.   Quando saremo arrivati in alto, ci fermeremo</p>
<p>per fare colazione,   e decidere il da farsi.</p>
<p>Mi allontanai nella   direzione che mi aveva indicato. Presi un</p>
<p>lungo ramo e lo   spezzai per ricavarne un bastone. Il silenzio del</p>
<p>bosco era turbato   soltanto dal rumore dei miei passi e da quelli,</p>
<p>più lontani, del   nonno, che vedevo tra i tronchi degli alberi avan-</p>
<p>zare lentamente,   fermarsi ogni tanto per chinarsi, poi riprendere il</p>
<p>cammino. A poco   a poco la mia eccitazione si trasformò in impa-</p>
<p>zienza. Non vedevo   l’ora di trovare il primo fungo per mostrarlo</p>
<p>orgoglioso alla   mia guida. Ma era passata più di mezz’ora, e la</p>
<p>mia ricerca continuava   a essere vana. Arrivai a un punto dove il</p>
<p>sottobosco era   più fitto. Avanzavo più faticosamente, le braccia</p>
<p>in avanti per farmi   largo tra gli sterpi e i rami bassi degli alberi.</p>
<p>Vidi di fronte   a me una macchia scura sul terreno, quasi del tutto</p>
<p>ricoperta di foglie.   La raggiunsi in fretta e mi inginocchiai per</p>
<p>raccogliere quello   che credevo un fungo, e che invece era soltanto</p>
<p>una pietra bagnata.</p>
<p>Quando ritornai sui   miei passi mi accorsi di aver perso di</p>
<p>vista il nonno.   Cercai di individuare la giusta direzione per rag-</p>
<p>giungerlo, ma ben   presto persi l’orientamento e mi ritrovai solo,</p>
<p>senza sapere che   fare. Non riuscivo a capire quanto tempo era</p>
<p>passato e come   avrei fatto a uscire da quel bosco, dove la luce</p>
<p>faceva fatica a   filtrare. Mi sedetti in terra e mi appoggiai a un</p>
<p>tronco per riprendere   fiato. Cominciai a chiamare il nonno ad alta</p>
<p>voce, ma senza   risposta. Non devo aver paura, mi dissi, non devo</p>
<p>aver paura. Pensai   che non poteva essere così lontano e che presto</p>
<p>l’avrei visto spuntare   da dietro un albero, con il suo berretto di</p>
<p>lana in testa.   Esitai se restare fermo nello stesso luogo ad aspettar-</p>
<p>lo o muovermi.   Alla fine decisi di continuare a salire per arrivare</p>
<p>in cima a trovare   la radura dove ci eravamo dati appuntamento.</p>
<p>Camminai a lungo. Non   pensavo più ai funghi, ma soltanto</p>
<p>ad arrivare alla   mia meta e porre fine a quel vagare. Arrivai al</p>
<p>limite tra un bosco   di faggi e una pineta e mi inoltrai in essa. Il</p>
<p>terreno sotto ai   miei piedi, ricoperto di aghi di pino, era morbido.</p>
<p>Scorsi una luce   più chiara e accelerai il passo, ma la stanchezza</p>
<p>rendeva ormai difficile   il cammino. Inoltre avevo fame, una fame</p>
<p>inaspettata e feroce,   come mai avevo provato prima di allora.</p>
<p>Mi ritrovai all’aperto   quasi senza accorgermene, su una stri-</p>
<p>scia di terra stretta   e lunga, chiazzata di grandi pietre ricoperte di</p>
<p>muschio scuro.   Al limite opposto a quello nel quale mi trovavo</p>
<p>c’era un uomo accovacciato,   con uno zaino accanto. Feci qualche</p>
<p>passo in quella   direzione e riconobbi il nonno, che non si era</p>
<p>ancora accorto   della mia presenza. Stava sistemando dei rami</p>
<p>secchi uno sull’altro   per accendere un fuoco. Mi dava le spalle e</p>
<p>si voltò soltanto   quando gli fui vicino. Ci guardammo in silen-</p>
<p>zio. Non avevo   il coraggio di parlare, di dirgli che mi ero perso,</p>
<p>raccontargli della   paura passata e della gioia di averlo ritrovato.</p>
<p>Ma il mio timore   di essere rimproverato finì quando mi rivolse</p>
<p>la parola. Non   fece cenno al fatto che, dimenticando le sue racco-</p>
<p>mandazioni, mi   ero allontanato perdendolo di vista, né tradì la</p>
<p>preoccupazione   che credevo avesse avuto quando si era accorto</p>
<p>della mia scomparsa.   Forse era stata una preoccupazione solo</p>
<p>mia. Forse il nonno sapeva   che sarebbe stato difficile perdermi e</p>
<p>che continuando a   salire come avevamo deciso all’inizio ci sarem-</p>
<p>mo incontrati di   nuovo in alto, nel luogo dove in quel momento</p>
<p>ci trovavamo. Forse non era passato   così tanto tempo, come io</p>
<p>impaurito avevo   creduto. O forse essendo il pericolo finito non</p>
<p>aveva più voglia   di parlarne, di rimproverarmi e di rimproverare</p>
<p>se stesso per avermi   fatto allontanare.</p>
<p>Il fuoco fu acceso.   Una piccola nube di fumo cominciò a solle-</p>
<p>varsi dai rami   secchi. Il nonno mi fece cenno di sedermi di fronte a</p>
<p>lui. Aprì il suo   zaino e tirò fuori una bottiglia d’acqua, un thermos</p>
<p>e due panini avvolti   nella carta stagnola. Me ne porse uno, scartò</p>
<p>il suo e cominciò   a mangiare lentamente. Io divorai il mio in pochi</p>
<p>minuti, gettando   la stagnola sul fuoco per vederla annerire, poi</p>
<p>ne mangiai un altro.   Il tempo stava migliorando. Le nuvole grigie</p>
<p>si muovevano sopra   le nostre teste lasciando sempre più spazio</p>
<p>all’azzurro intenso   del cielo. Guardai verso l’orizzonte. Le macchie</p>
<p>dei boschi sottostanti   formavano ampie gradazioni di verde che</p>
<p>si estendevano   fino a valle, dove si potevano distinguere la terra</p>
<p>nera dei campi,   le case coloniche, strade deserte di campagna. Mi</p>
<p>voltai verso il   nonno. Aveva acceso un mezzo sigaro. L’odore del</p>
<p>tabacco si mescolava   a quello dei rami sul fuoco, quasi del tutto</p>
<p>consunti. Quando   finì di fumare mi parlò. Non siamo stati fortuna-</p>
<p>ti, disse. Ho setacciato   tutto il bosco senza trovare niente. Neanche</p>
<p>un fungo. Neanche   uno di quelli velenosi. È un brutto segno. Vuol</p>
<p>dire che abbiamo   sbagliato giorno, o luogo. Dovremmo muoverci</p>
<p>per andare da un’altra   parte, forse là in fondo, continuò indicando</p>
<p>un punto lontano,   ma impiegheremmo molto tempo, ed è troppo</p>
<p>tardi. Qualcun   altro sarà già nel posto e avrà raccolto quello che</p>
<p>c’era da raccogliere.   Pazienza. Un’altra volta andrà meglio.</p>
<p>Si alzò in piedi,   prese degli altri rami e ravvivò con essi la fiam-</p>
<p>ma quasi spenta.   Poi tirò fuori da una tasca della giacca una piccola</p>
<p>macchina fotografica.   Andò a qualche metro di distanza, l’appoggiò</p>
<p>su una grande pietra   e mi inquadrò. Schiacciò un pulsante e corse</p>
<p>verso di me sedendomi   accanto e abbracciandomi. Guarda verso</p>
<p>l’obiettivo, mi   disse. E attento a non chiudere gli occhi. Il ronzio</p>
<p>della macchina   finì. Fatto, disse il nonno. Poi andò a riprenderla.</p>
<p>Io ero molto deluso.   Volevo dirgli di cercare da un’altra parte,</p>
<p>che forse con un   po’ di fortuna saremmo ancora riusciti a trovare</p>
<p>qualcosa, ma sapevo   che sarebbe stato inutile, perché il nonno</p>
<p>aveva già preso   la sua decisione e non l’avrebbe più cambiata.</p>
<p>Aspettai allora   che si alzasse per partire e ritornare a casa, ma era</p>
<p>passata più di   un’ora senza che questo accadesse. Il nonno conti-</p>
<p>nuava a guardare   verso valle, ogni tanto si muoveva per ravvivare</p>
<p>il fuoco, poi riassumeva   la posizione di prima, le braccia allacciate</p>
<p>attorno alle ginocchia.   Mi stavo annoiando. Mi sembrava inutile</p>
<p>restare ancora   là, senza far niente. Lo dissi al nonno, che scosse</p>
<p>la testa restando   in silenzio. Non so quanto tempo ancora passò</p>
<p>prima che si decidesse   a partire. Ricordo solo che quando que-</p>
<p>sto accadde ero   ormai arrabbiato con lui e avevo deciso di non</p>
<p>rivolgergli la   parola. Continuai a tenere il broncio anche quando</p>
<p>scendemmo per il   bosco che avevamo esplorato prima di arrivare</p>
<p>in cima e quando   fummo in macchina, poi per tutto il viaggio fino</p>
<p>a casa, dove mi   ritirai in silenzio nella mia camera.</p>
<p>Sono passati quasi   trent’anni da quel giorno. Il nonno morì</p>
<p>pochi mesi dopo,   per un male che in breve tempo lo consumò.</p>
<p>Mio padre e mia   madre continuano ad abitare in quella casa. Io</p>
<p>vivo in un’altra   città, e vado a trovarli quando mi è possibile, a</p>
<p>Natale e a Pasqua,   durante le vacanze estive. L’ultima volta l’ho</p>
<p>fatto dieci giorni   fa. È stato durante quella visita che ho ricordato</p>
<p>di nuovo quel viaggio   in montagna. I miei genitori erano usciti</p>
<p>per fare delle   compere ed io ero rimasto solo in casa. Sono entrato</p>
<p>nella stanza che   era stata del nonno. È una stanza stretta e lunga,</p>
<p>che viene ormai   usata come ripostiglio, più raramente per farvi</p>
<p>dormire un ospite,   un parente di passaggio o un amico. Ho aperto</p>
<p>le persiane e mi   sono seduto alla scrivania, un grande tavolo di</p>
<p>legno scuro. In   un cassetto c’erano ancora molti oggetti appartenu-</p>
<p>ti al nonno, due   paia di occhiali da presbite, una scatola di sigari,</p>
<p>documenti e vecchie   carte, un coltello da campeggio dal manico</p>
<p>rosso e spesso,   un mazzo di chiavi. In un angolo ho trovato anche</p>
<p>un portafogli sdrucito.   L’ho aperto. Custodiva una carta d’identità,</p>
<p>delle ricevute,   tre banconote da mille lire oggi fuori corso, e due</p>
<p>piccole fotografie.   Una ritraeva mio padre da ragazzo, in costume</p>
<p>da bagno su una   spiaggia affollata. Nell’altra c’era il nonno già</p>
<p>vecchio, in montagna   abbracciato a un bambino.</p>
<p>Non siamo proprio   al centro dell’immagine. L’inquadratu-</p>
<p>ra taglia una mia   mano, che doveva essere appoggiata per terra.</p>
<p>Dietro di noi c’è   la macchia scura degli alberi e il cielo, che i colori</p>
<p>sbiaditi della   stampa hanno reso quasi bianco. Il nonno mi tiene</p>
<p>stretto a se e   sorride. Io invece ho un’espressione scura in volto</p>
<p>e guardo da un’altra   parte. Il nonno ha uno sguardo buono. Ma</p>
<p>un’ombra vela i   suoi occhi grandi e chiari.</p>
<p>Era la prima volta   che vedevo quella foto. Come altre volte</p>
<p>era accaduto in   passato mi sono ricordato di quel giorno, della mia</p>
<p>eccitazione prima,   della paura per essermi perso e della delusione</p>
<p>dopo, del fuoco   acceso, dei panini e della macchina fotografica,</p>
<p>del nonno che non   voleva partire e delle mie insistenze. Ma solo</p>
<p>in quel momento,   in quella stanza vuota e dismessa ho sentito di</p>
<p>nuovo la voce pacata   del nonno, da una distanza ormai incolmabile</p>
<p>parlarmi, dire   ciò che quel mattino, in cima alla montagna avrebbe</p>
<p>voluto dirmi. Non   avere fretta – questo mi diceva il nonno –, stia-</p>
<p>mo bene. Ma non   sarà sempre così. Passerà il tempo, e io non ci</p>
<p>sarò più. Diventerai   grande, e vedrai tante cose che ancora non</p>
<p>hai visto, conoscerai   tanti volti e tanti altri ne dimenticherai. Vi-</p>
<p>vrai gioie e delusioni.   Aspetterai a lungo e temerai per qualcosa</p>
<p>che hai desiderato   con tutte le tue forze, e quando l’avrai avuta ti</p>
<p>accorgerai che   non sarà come l’avevi immaginata, e che il prezzo</p>
<p>da pagare è stato   forse troppo alto. Ma adesso, stai con me. Guar-</p>
<p>da tutte queste   meraviglie, respira forte e piano, poi ancora forte.</p>
<p>Non aver paura.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/05/03/tq-rocco-carbone/">TQ: Rocco Carbone</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/10/13/come-e-andata-a-finire-carta-batte-forbice/' rel='bookmark' title='Come è andata a finire &#8220;Carta batte forbice&#8221;'>Come è andata a finire &#8220;Carta batte forbice&#8221;</a> <small>[Per chi volesse conoscere l'esito dell'assemblea pubblica convocata alla Biblioteca...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/08/04/due-o-tre-cose-che-sto-imparando-con-e-su-tq/' rel='bookmark' title='Due o tre cose che sto imparando con e su TQ'>Due o tre cose che sto imparando con e su TQ</a> <small>[Segnalo, già che ci sono, anche questo versante dell'offensiva mediatica...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/06/21/la-generazione-tq-e-il-verduraio-di-havel/' rel='bookmark' title='La Generazione TQ e il verduraio di Havel'>La Generazione TQ e il verduraio di Havel</a> <small>Questo articolo l’ho scritto all’indomani dell’incontro romano del 29 aprile....</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2010/09/28/chi-racconta-a-carpi/' rel='bookmark' title='Chi racconta a Carpi'>Chi racconta a Carpi</a> <small> Kaha Mohamed Aden | Giuliano Albarani | Niccolò Ammaniti...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/01/05/terra-effeeffe-vs-marino-niola/' rel='bookmark' title='Terra/ Effeeffe vs Marino Niola'>Terra/ Effeeffe vs Marino Niola</a> <small> Caro Francesco, passata l&#8217;onda delle vacanze riesco finalmente ad...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2011/05/03/tq-rocco-carbone/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>27</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>♫ dei poeti le voci [3]: MARIA VALENTE</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/12/16/%e2%99%ab-dei-poeti-le-voci-3-maria-valente/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/12/16/%e2%99%ab-dei-poeti-le-voci-3-maria-valente/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Dec 2008 10:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>orsola puecher</dc:creator>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[altri]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[cemento]]></category>
		<category><![CDATA[cose]]></category>
		<category><![CDATA[dei poeti le voci]]></category>
		<category><![CDATA[desiderio]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[freddo]]></category>
		<category><![CDATA[luce]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Valente]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Orsola Puecher]]></category>
		<category><![CDATA[passato]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[protesta]]></category>
		<category><![CDATA[respiro]]></category>
		<category><![CDATA[stato]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[terra]]></category>
		<category><![CDATA[vetro]]></category>
		<category><![CDATA[voce]]></category>
		<category><![CDATA[voci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=12249</guid>
		<description><![CDATA[<p align="center">&#160;</p>
<p><br />



</p><p align="center"><br />
<br />
<br />

</p>



<p></p>
<p style="padding-left: 390px;">[ img © ,\\' ]</p>
<p align="center">&#160;&#160;<strong>Maria Valente</strong><br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/12/maria-valente_disconnect-the-machine-o-la-buona-morte.mp3"><strong>DISCONNECT THE MACHINE O LA BUONA MORTE</strong></a></p>
<p align="center">&#160;</p>
<p align="center">&#160;&#160;<strong>DISCONNECT THE MACHINE O LA BUONA MORTE&#160;&#160;</strong></p>
<p align="center">&#160;</p>
<p></p>
<p style="padding-left: 50px"><strong>La vita? la morte?&#8230; succede come i fiori e il loro vezzo<br />
di decorare il tritacarne, renderlo confortevole- così<br />
farcito di metastasi – rosa determinante o piuttosto<br />
grigio accogliente che si spalanca e inghiotte tutto:<br />
braccia e busto, gambe e busto, bastone e carota,<br />
bastone e carota, bastone e carota</strong></p>
<p style="padding-left: 50px;">nessuna indicazione sul senso di marcia</p>
<p style="padding-left: 50px;">se abbiamo conservato i nomi è stato per<br />
abitudine, unicamente per abitudine, perché è b&#8230;</p>
<p style="padding-left: 50px;">ma più spesso, preferisco confinarmi nella più<br />
piccola delle mie idee: una formula magica, le<br />
prime parole.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/12/16/%e2%99%ab-dei-poeti-le-voci-3-maria-valente/">♫ dei poeti le voci [3]: MARIA VALENTE</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">&nbsp;</p>
<p><center><br />
<table width="75%" style="border:20px solid #31BD00;" align="center" cellspacing=0 cellpadding=0>
<tr>
<td bgcolor=#005200>
<p align="center"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/12/mediumheartbt.gif" alt="" /><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/12/mediumheartbt.gif" alt="" /><br />
<img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/12/higheartbt.gif" alt="" /><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/12/higheartbt.gif" alt="" /><br />
<img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/12/slowheartbt.gif" alt="" /><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/12/slowheartbt.gif" alt="" /><br />
<img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/12/heartbt.gif" alt="" /><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/12/heartbt.gif" alt="" />
</p>
</td>
</tr>
</table>
<p></center></p>
<p style="padding-left: 390px;"><small>[ img © ,\\' ]</small></p>
<p align="center"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-admin/images/media-button-music.gif"/>&nbsp;&nbsp;<span style="color: #0066cc; font-size:8pt;"><strong>Maria Valente</strong></span><br />
<script type="text/javascript" src="http://mediaplayer.yahoo.com/js"></script><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/12/maria-valente_disconnect-the-machine-o-la-buona-morte.mp3"><span style="color: #0066cc; font-size:8pt;"><strong>DISCONNECT THE MACHINE O LA BUONA MORTE</strong></span></a></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center"><span style="color: #00ff00; background-color:#005200; font-size:11pt;">&nbsp;&nbsp;<strong><font face="Arial">DISCONNECT THE MACHINE O LA BUONA MORTE&nbsp;&nbsp;</font></strong></span></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><font size="2" face="Arial"></p>
<p style="padding-left: 50px"><strong>La vita? la morte?&#8230; succede come i fiori e il loro vezzo<br />
di decorare il tritacarne, renderlo confortevole- così<br />
farcito di metastasi – rosa determinante o piuttosto<br />
grigio accogliente che si spalanca e inghiotte tutto:<br />
braccia e busto, gambe e busto, bastone e carota,<br />
bastone e carota, bastone e carota</p>
<p style="padding-left: 50px;">nessuna indicazione sul senso di marcia</p>
<p style="padding-left: 50px;">se abbiamo conservato i nomi è stato per<br />
abitudine, unicamente per abitudine, perché è b&#8230;</p>
<p style="padding-left: 50px;">ma più spesso, preferisco confinarmi nella più<br />
piccola delle mie idee: una formula magica, le<br />
prime parole. il resto: l’ho già scordato come<br />
il mio indirizzo – ammesso pure che qualcuno<br />
mi abiti, perché dovrei farne parte?<br />
<span id="more-12249"></span><br />
-le occasioni nelle sue braccia anche scomparvero<br />
-come dirti: che c’è? come piove o fa’ piano<br />
o restano schiacciate tutte nella pancia, spaccata<br />
in due come un’arancia</p>
<p style="padding-left: 50px;">nelle tue mani i miei pensieri intrappolati<br />
-oppure indossi i miei denti come una collana<br />
nelle tue mani, i miei pensieri si spellano<br />
l’intimità che la malattia ha forzato, una<br />
perizia &#8211; nelle tue mani sgocciolo corallo<br />
igienica – esisteva così poco quasi senza<br />
implicazioni</p>
<p style="padding-left: 50px;">freddo freddo&#8230; quando torni?//&#8230; freddo freddo<br />
-senti ancora le voci?//&#8230; solo quando mi parlano</p>
<p style="padding-left: 50px;">perché è bello sentire che il sole sorge anche se<br />
ognuno sa che è solo un modo di dire<br />
(con lei che, amore a rovescio, scatta come una<br />
molla in bagno a vomitare e qualcuno da dietro<br />
che le tiene i capelli, piacere di scarico- il tuo<br />
profilo accartocciato- piccole scariche- il tuo<br />
profilo che sbatte da tutte le parti, capillare</p>
<p style="padding-left: 50px;">ogni volta che guardo qualcosa da vicino,<br />
brulica di larve -abbiamo la stessa iride-<br />
dice lei- interni scarni, una camera<br />
gestionale attrezzata di tutto punto<br />
per un feto fantasma un uovo bianco/<br />
i sentieri interrotti, le superfici guaste<br />
-ma qui abitare dove tutto è stato preso<br />
-ma forse mutando la forma delle ali<br />
-perdere le foglie i fili o vocali. perdere i capelli</p>
<p style="padding-left: 50px;">Tutta la storia accede sui pannelli e un occhio<br />
sempre vigile accompagna l’industria dei pro-<br />
totipi, le teste insabbiate, infilate nei sacchetti<br />
così, tanto per assegnarsi una struttura, discutere<br />
animatamente del progetto di una bufala ben<br />
costruita con pezzi di cordicella, trucioli,<br />
materiali di scarto: tutta una cava ingombra<br />
di bisogni e carenze, l’uomo in avanzo non<br />
è che una scoria, una crosta sformata in un<br />
grumo di muco</p>
<p style="padding-left: 50px;">l’individuo codificato che vive in un burrone,<br />
a pelo d’acqua o l’intestino di un mammifero</p>
<p style="padding-left: 50px;">e l’individuo codificato che inghiotte piaga<br />
dopo piaga- vivo per stordimento e continua<br />
a succhiare liquido che cola via dal ventre aperto</p>
<p style="padding-left: 50px;">qualunque fetta di cielo vista da qui sarebbe<br />
pleonastica/ tutta slacciata e un viso che si<br />
sfrolla i visi da sminare e sempre lo stesso<br />
equivoco: come dev’essere tenera la<br />
creazione qui! per questo cielo senza chiglia e<br />
senza istanza</p>
<p style="padding-left: 50px;">ho chiesto alle vene solo di difendermi mentre<br />
urlavo: non avete il diritto di trattenerci qui<br />
di tagliarci le gole, non ne avete il diritto!
</p>
<p style="padding-left: 50px;">-</p>
<p style="padding-left: 50px;">la permanenza si rivela un accidente<br />
consolidato, una vecchia abitudine,<br />
che si asseconda solo per imbarazzo
</p>
<p style="padding-left: 50px;">-succede che alla vita subentrino i congegni</p>
<p style="padding-left: 50px;">tutta fiorita dall’occipite al metatarso<br />
e come didascalia un ossame bianchissimo<br />
tutta fiorita, ali croccanti a fari spenti nella<br />
notte tutta imbrattata tutta sfiorita tutta dis-<br />
fatta in brodo primordiale: ci sono cose che<br />
solo un embrione è in grado di sopportare</p>
<p style="padding-left: 50px;">(allora decidi tu: puoi andartene o rimanere qui:<br />
. qui /. con noi./ al buio/ dove la luce non si tocca.<br />
dietro la nuca un desiderio estorto,<br />
il mento rovesciato contro il vetro stellato</p>
<p style="padding-left: 50px;">la vita  a quattro zampe o al condizionale passato</p>
<p style="padding-left: 50px;">“NUTRIMENTO &amp; IDRATAZIONE GARANTITE<br />
FINO AD ESAURIMENTO” esaurimento e la chiamano vita…<br />
per accanimento, con tutte le viscere stracciate in<br />
arcipelago</p>
<p style="padding-left: 50px;">– ma senza allontanarsi<br />
troppo dal tubo, facendo sì che emetta braccia e<br />
gambe e dia  inizio al balletto meccanico<br />
ruotando fettucce o triturando corpi di<br />
compensato che piovono segatura o carne a<br />
seconda dei casi.</p>
<p style="padding-left: 50px;">la vita col sondino? una vita assai “misteriosa”<br />
con tutti quei tubicini che spremono fuori la<br />
vita dai contorni – chiamarla vita è un progetto<br />
“ambizioso” da formulare una proposta di<br />
sopravviversi con tutta la flora batterica e<br />
intestinale // chiamarla vita è così&#8230; è così&#8230;<br />
do-lo-ro-so<br />
quando la vita ti guarda e ti chiede: cos’altro<br />
sai fare?</p>
<p style="padding-left: 50px;">se tutte  le vostre facoltà fossero sterminate<br />
continuereste a danzare?</p>
<p style="padding-left: 50px;">-“quello che conta è la fermentazione degli enzimi”<br />
-anche se piega come burro i lampioni e rosicchia<br />
piloni in cemento armato?</p>
<p style="padding-left: 50px;">vivere a strappi a scatti vivere irreversibile-<br />
ravanando la terra con le unghie coi rebbi,<br />
vivere un brutto vizio- vivere irreversibile/<br />
con la spina dorsale  incastrata tra i denti/<br />
vivere a cateratte vivere irreversibile, tenendo<br />
assieme i pezzi  con spille e cosmesi<br />
vivere senza scampo vivere irreversibile<br />
infilzati alle sbarre come risarcimento</p>
<p style="padding-left: 50px;">o&#8230; magari&#8230; vivere senz’altro<br />
pretesto che non sia vivere per un atto di protesta<br />
provarsi a declinare i vegetalia tantum, vivere di<br />
respiro e di amaranto</p>
<p style="padding-left: 50px;">ogni tanto resta una crosticina di sangue<br />
rappresa alle ovaie, ma tanto non bisogna avere<br />
fretta, i morti non hanno fretta, i morti ormai hanno<br />
smesso di scappare- &#8230; la vita? &#8230; la morte?&#8230;<br />
succede !</p>
<p></strong></p>
<p></font></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p>(Le citazioni sono più numerose dei versi per cui tralascio di compilare una lista ineusaribile, dirò solo che la musica è tratta da <em>Connect the machine to the lips tower *be proud of your cake* </em>dall&#8217;album <em>Punk&#8230;.Not Diet!</em> dei Giardini di Mirò. M.V.)</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p>su Nazione Indiana di Maria Valente <a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/05/24/blu-organico/" target="_blank"><strong>BLU ORGANICO</strong></a></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center">[ <em>la voce di <strong>Maria Valente</strong> nasce poesia e la sua poesia nasce già voce - per essere recitata dalla sua voce - dalle sue vibrazioni - indecisioni - slanci di certezze e tenerezze - ritiri e avanzate - incursioni - cantilene - il passaggio fra le lettere del testo è un incarnarsi provvisorio già teso verso il dover essere detto -  da mente a voce - da voce a memoria - com'era la poesia antica - aedi o tenzoni di rime che fossero - cetra o versi sul cozzare delle spade di latta dei pupi sulle corazze - o forse il parlare da soli di quando si è scossi o tristi - dimenticati o dementi per strade<br />
&nbsp;<br />
,\\'<br />
&nbsp;<br />
ci sono testi che si pubblicano con il "pilota automatico" - si copia incollano quasi alla leggera - righe fiere si consegnano in pasto a fiere  - altri - come questo - che tastano il polso al cuore del mondo e ne disegnano elettrocardiogrammi sempre diversi - invece - per il tema - per le profondità che stanano e smuovono - si pubblicano con un certo tremore - come per cavalli non ancora domati che non fanno da Lipizzani bardati il giro della pista a passo di polka - ma scartano all'improvviso - sbuffano dalle froge - s'impennano ombrosi di lato<br />
&nbsp;<br />
,\\'<br />
&nbsp;<br />
<strong>DISCONNECT THE MACHINE O LA BUONA MORTE</strong> per la teoria e la pratica dei <strong>vasicomunicanti</strong> esce in contemporanea leggermente differita anche su <a href="http://lellovoce.altervista.org/spip.php?article1633" target="_blank"><strong>AbsolutePoetry</strong></a></em> ]</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/28/♫-dei-poeti-le-voci-2-viola-amarelli/" target="_blank"><strong>♫ dei poeti le voci [2]: VIOLA AMARELLI</strong></a></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/12/16/%e2%99%ab-dei-poeti-le-voci-3-maria-valente/">♫ dei poeti le voci [3]: MARIA VALENTE</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/17/tre-personaggi-in-cerca-damore/' rel='bookmark' title='Tre personaggi in cerca d&#8217;amore'>Tre personaggi in cerca d&#8217;amore</a> <small> di Sergio Garufi Nicole vive col marito Martino e...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/15/piccola-cucina-cannibale/' rel='bookmark' title='Piccola cucina cannibale'>Piccola cucina cannibale</a> <small>di Lello Voce Piccola cucina cannibale a J. ho bisogno...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/06/30/un-ricordo-improbabile/' rel='bookmark' title='Un ricordo improbabile'>Un ricordo improbabile</a> <small> di Massimo Rizzante Dirò subito che ho incontrato una...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/08/30/lo-stato-delle-cose-in-occidente/' rel='bookmark' title='Lo stato delle cose in Occidente'>Lo stato delle cose in Occidente</a> <small>di Massimo Rizzante Amo le stazioni termali. Immergermi nelle loro...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/05/15/la-bellezza-andra-allinferno-lettera-a-ornela-vorpsi/' rel='bookmark' title='La bellezza andrà all&#8217;inferno? Lettera a Ornela Vorpsi'>La bellezza andrà all&#8217;inferno? Lettera a Ornela Vorpsi</a> <small> di Massimo Rizzante 1 Cara Ornela, ho letto Il...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/12/16/%e2%99%ab-dei-poeti-le-voci-3-maria-valente/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>18</slash:comments>
<enclosure url="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/12/maria-valente_disconnect-the-machine-o-la-buona-morte.mp3" length="6967986" type="audio/mpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Il punto vulnerabile</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/16/il-punto-vulnerabile/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/16/il-punto-vulnerabile/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 16 Nov 2008 09:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>max rizzante</dc:creator>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[altri]]></category>
		<category><![CDATA[canzoni]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[mano]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Neri]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[penso]]></category>
		<category><![CDATA[poesie]]></category>
		<category><![CDATA[poveri]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[scrittori]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[speranza]]></category>
		<category><![CDATA[stato]]></category>
		<category><![CDATA[taxi]]></category>
		<category><![CDATA[tempo]]></category>
		<category><![CDATA[terra]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione]]></category>
		<category><![CDATA[visioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2008/11/16/il-punto-vulnerabile/</guid>
		<description><![CDATA[<p align="center"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/11/nikos-1-jpg.jpg" target="_blank"></a></p>
<p><strong>di Nikos Kachtitsis</strong></p>
<p><em>Non voglio l’eternità,<br />
ho solo chiesto tempo</em><br />
Demetrios Capetanakis</p>
<p><strong>La pianta del loto e il loto</strong></p>
<p>Tu sei la pianta mistica<br />
che mi ha condotto fin qui<br />
nel mezzo del crudele<br />
febbraio.<br />
La pianta che mi ha nutrito<br />
con il suo latte innocente<br />
l’anno scorso.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/16/il-punto-vulnerabile/">Il punto vulnerabile</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/11/nikos-1-jpg.jpg" target="_blank"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/11/nikos.jpg"/></a></p>
<p><strong>di Nikos Kachtitsis</strong></p>
<p><em>Non voglio l’eternità,<br />
ho solo chiesto tempo</em><br />
Demetrios Capetanakis</p>
<p><strong>La pianta del loto e il loto</strong></p>
<p>Tu sei la pianta mistica<br />
che mi ha condotto fin qui<br />
nel mezzo del crudele<br />
febbraio.<br />
La pianta che mi ha nutrito<br />
con il suo latte innocente<br />
l’anno scorso.</p>
<p>Tu sei la pianta del loto<br />
e io sono il loto<br />
che matura lentamente<br />
ma una volta maturo<br />
muore di disgusto.<span id="more-10997"></span></p>
<p><strong>Qui giace</strong></p>
<p>Mi guardo attorno come se<br />
fossi appena tornato<br />
da un funerale<br />
con il fazzoletto impregnato<br />
di profumi acri.<br />
Non seppelliscono<br />
i loro morti?<br />
Non ci sono cimiteri qui<br />
né cipressi<br />
né oleandri<br />
né mirti</p>
<p><strong>Morte sotto chiave</strong></p>
<p>La mia controparte,<br />
un collezionista di chiavi<br />
medievali,<br />
vive altrove,<br />
in Lituania, penso,<br />
o forse a Samarcanda.</p>
<p>Non commetterà<br />
un suicidio<br />
finché non ci incontreremo di nuovo<br />
a Edimburgo</p>
<p><strong>Sradicato</strong></p>
<p>Ricordi, lasciatemi in pace!</p>
<p>L’umida,<br />
terra ostile odora<br />
come la fossa<br />
appena scavata<br />
della pallida fanciulla<br />
dei nostri ricordi.</p>
<p>La salamandra<br />
compone la canzone<br />
della timidezza<br />
e io raccolgo foglie rosse, insetti e fiori selvaggi<br />
per il tuo album</p>
<p><strong>Abbandonato</strong></p>
<p>Non posso camminare più a lungo<br />
su questo viale del Tempo<br />
senza indossare<br />
i miei guanti gialli<br />
e la maschera della severità.<br />
Poiché ci sono migliaia<br />
di occhi sospettosi<br />
che mi osservano<br />
da dietro i cespugli.</p>
<p>Sono stato gettato<br />
nell’era sbagliata,<br />
ma attendo pieno di speranza<br />
che venga il giorno<br />
in cui i girasoli<br />
e le magnolie<br />
fioriranno per sempre.</p>
<p>Quel giorno dovrò punire<br />
il serpente che ha iniettato<br />
il suo veleno nella mia carne</p>
<p><strong>La sinfonia della nebbia</strong></p>
<p>Amo essere amico<br />
della nebbia,<br />
sebbene senta<br />
un chiaro fardello<br />
di disgusto in gola<br />
quando parlo con lei.</p>
<p>Eppure, quando si ritira,<br />
in silenzio, a passi svelti e evasivi<br />
tra le rovine,<br />
è il momento in cui soffro<br />
davvero,<br />
e in ansia attendo<br />
che ritorni<br />
con nuove visioni<br />
e una nuova musica</p>
<p><strong>L’uomo con il cilindro</strong></p>
<p>Sono sempre più sicuro<br />
che durante una notte triste,<br />
mentre vagabondavo da solo<br />
in una strada immersa nella nebbia,<br />
una mano si è sporta<br />
dal finestrino di un taxi nero,<br />
gettandomi<br />
in un fatale,<br />
irreparabile errore.</p>
<p>Ma quell’errore<br />
forse è stata la cosa più bella<br />
della mia vita,<br />
la migliore<br />
e l’ultima<br />
esperienza</p>
<p><strong>Ospedali vuoti</strong></p>
<p>Il crepuscolo è grigio<br />
nella squallida via Aftoktonias.<br />
Tutte le banderuole<br />
indicano la tomba<br />
dell’usignolo<br />
che è stato ucciso la notte scorsa<br />
e sono prese da attacchi isterici.</p>
<p>C’è un occhio terrestre<br />
in un angolo remoto di questo<br />
desolato parco che spia<br />
le statue d’acciaio<br />
e le figure solitarie<br />
che s&#8217;aggirano senza scopo<br />
lungo i sentieri nebbiosi<br />
fischiettando canzoni funebri.</p>
<p>Quando mi sbarazzerò<br />
di questo testimone<br />
dovrò comprare una pistola<br />
per uccidere il fantasma<br />
che è appollaiato sul mio cranio<br />
e che mi accusa quando sono assente.</p>
<p>A mezzanotte i poveri poeti,<br />
con i manoscritti nelle tasche<br />
dei loro frusti abiti neri,<br />
stanno intorpiditi dal gelo<br />
sulla banchina di marmo<br />
del porto<br />
in attesa disperata dell’Uomo<br />
che viene da un luogo misterioso<br />
e che non giungerà mai<br />
perchè non esiste.</p>
<p>Quando ero giovane<br />
odiavo una ragazza magra<br />
e avrei voluto torturarla tutto il tempo<br />
dentro il mio giardino.</p>
<p>Dopo un terribile terremoto<br />
che ha scosso l’ospedale<br />
e l’intera città,<br />
i vetri delle finestre dell’edificio vuoto,<br />
gli specchi, i vasi,<br />
ogni cosa giace frantumata in mille pezzi<br />
e il vento porta<br />
bare di ferro dall’orizzonte.</p>
<p>Qualcuno tende la mano giallognola<br />
per afferrare dal piatto un’arancia sbucciata&#8230;<br />
ma invano: non può raggiungerla</p>
<p><strong>Il punto vulnerabile</strong></p>
<p>Da un capo all’altro di questo vasto<br />
palmo di Tempo<br />
la superficie terrestre ha cominciato<br />
a sgretolarsi a causa della corrosione,<br />
mentre la sua orbita continua<br />
a sibilare furiosamente<br />
nel Caos.</p>
<p>E non smetterà mai,<br />
a meno che un architetto<br />
non martelli la Terra<br />
sul suo punto più vulnerabile.</p>
<p>Ma fino ad allora<br />
c’è tempo in abbondanza,<br />
gli edifici sono costruiti<br />
con ossa umane<br />
senza finestre,<br />
la gente rompe gli orologi<br />
per fermare il tempo<br />
e si spalma sul volto<br />
creme variopinte<br />
per proteggersi<br />
dal caldo incipiente.</p>
<p>Così gli anni passano,<br />
si cresce nel terrore<br />
ma illudendosi sempre di più<br />
che si sopravviverà<br />
al disastro finale. </p>
<p>(traduzione di Massimo Rizzante)</p>
<p><strong>Nota</strong><br />
Nikos Kachtitsis, scrittore greco, nasce nel 1926. Tra il 1949 e il 1952, durante il servizio militare, scrive in inglese la sua unica raccolta poetica, <em>Vulnerable Point </em>(la plaquette, formata da 14 poesie, sarà pubblicata da Kachtitsis per la sua stessa casa editrice Anthelion Press di Montréal nel 1968). Dopo il 1952 è in Africa. Ritornato ad Atene, riparte nel 1956 per Montréal, dove vivrà, insegnando il francese e l’inglese e lavorando come interprete giudiziario fino alla morte, avvenuta nel 1970. Il suo primo racconto è del 1959. Seguono due altri racconti e nel 1964 esce il suo primo romanzo <em>O exostis</em> (tradotto in francese con il titolo <em>Hôtel Atlantique</em>, Hatier, 1995). Il suo secondo romanzo <em>O eroes tes Gandes</em> (<em>L’eroe di Gand</em>) esce nel 1967. Sebbene la sua creazione sia composta da poche opere, scritte lontano da ogni consorteria o scuola letteraria, Kachtitsis ha tenuto lunghi scambi epistolari con i più importanti scrittori e poeti greci del suo tempo (della sua corrispondenza sono già stati pubblicati in Grecia due volumi). Oggi occupa un posto solitario nella letteratura del suo paese.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/11/16/il-punto-vulnerabile/">Il punto vulnerabile</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/08/02/le-ragioni-del-ritorno/' rel='bookmark' title='Le ragioni del ritorno'>Le ragioni del ritorno</a> <small>Eraldo Affinati risponde a Massimo Rizzante Massimo Rizzante Comincerei da...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/17/tre-personaggi-in-cerca-damore/' rel='bookmark' title='Tre personaggi in cerca d&#8217;amore'>Tre personaggi in cerca d&#8217;amore</a> <small> di Sergio Garufi Nicole vive col marito Martino e...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/07/03/mariti-di-donne-dagli-occhi-grandi/' rel='bookmark' title='Mariti di donne dagli occhi grandi'>Mariti di donne dagli occhi grandi</a> <small> di Franz Krauspenhaar Angeles Mastretta è una brava scrittrice...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/06/30/un-ricordo-improbabile/' rel='bookmark' title='Un ricordo improbabile'>Un ricordo improbabile</a> <small> di Massimo Rizzante Dirò subito che ho incontrato una...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/05/15/la-bellezza-andra-allinferno-lettera-a-ornela-vorpsi/' rel='bookmark' title='La bellezza andrà all&#8217;inferno? Lettera a Ornela Vorpsi'>La bellezza andrà all&#8217;inferno? Lettera a Ornela Vorpsi</a> <small> di Massimo Rizzante 1 Cara Ornela, ho letto Il...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/11/16/il-punto-vulnerabile/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>11</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dove guarda l&#8217;uccello a forma di domanda</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/06/03/dove-guarda-luccello-a-forma-di-domanda/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/06/03/dove-guarda-luccello-a-forma-di-domanda/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Jun 2008 10:56:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>max rizzante</dc:creator>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Pedrazzini]]></category>
		<category><![CDATA[Aristotele]]></category>
		<category><![CDATA[borges]]></category>
		<category><![CDATA[comicità]]></category>
		<category><![CDATA[comico]]></category>
		<category><![CDATA[comune]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[dio]]></category>
		<category><![CDATA[eresia]]></category>
		<category><![CDATA[etica]]></category>
		<category><![CDATA[Kafka]]></category>
		<category><![CDATA[legge]]></category>
		<category><![CDATA[massimo rizzante]]></category>
		<category><![CDATA[Omero]]></category>
		<category><![CDATA[potere]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[terra]]></category>
		<category><![CDATA[Torino]]></category>
		<category><![CDATA[ulisse]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=6043</guid>
		<description><![CDATA[<p><strong>Sul De Bestiarum Naturis di Andrea Pedrazzini</strong></p>
<p><strong> di Massimo Rizzante</strong></p>
<p>Pedrazzini disegna come Rabelais, sente come Plutarco.<br />
Di qui, in primo luogo, il lato comico, non burlesco, non vignettistico, non caricaturale del suo tratto.<br />
Il comico si fonda su un’acuta osservazione dell’infinita <em>varietas</em> della natura e sull’altrettanto infinita potenzialità della fantasia di mettere alla prova ogni travestimento dell’umano, ogni suo irrigidimento moralistico, ogni suo atteggiamento pedagogico, ogni sua pretesa astratta di giudicare dall’alto gli eventi umani e non umani: nelle creazioni comiche il trionfo della sovrana ragione del riso vince sulle ragioni della serietà.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/06/03/dove-guarda-luccello-a-forma-di-domanda/">Dove guarda l&#8217;uccello a forma di domanda</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sul De Bestiarum Naturis di Andrea Pedrazzini</strong></p>
<p><strong> di Massimo Rizzante</strong></p>
<p>Pedrazzini disegna come Rabelais, sente come Plutarco.<br />
Di qui, in primo luogo, il lato comico, non burlesco, non vignettistico, non caricaturale del suo tratto.<br />
Il comico si fonda su un’acuta osservazione dell’infinita <em>varietas</em> della natura e sull’altrettanto infinita potenzialità della fantasia di mettere alla prova ogni travestimento dell’umano, ogni suo irrigidimento moralistico, ogni suo atteggiamento pedagogico, ogni sua pretesa astratta di giudicare dall’alto gli eventi umani e non umani: nelle creazioni comiche il trionfo della sovrana ragione del riso vince sulle ragioni della serietà. L’uomo davvero serio è colui che non si prende sul serio, e soprattutto, come Pedrazzini ci mostra attraverso i suoi animali, non prende sul serio l’Uomo.<span id="more-6043"></span><br />
Panurge, il personaggio di Rabelais, vorrebbe sposarsi, ma non sa decidersi. Chiede consiglio a Pantagruele, il quale ha un’idea: farsi portare le opere di tutti i grandi sapienti dell’antichità, Omero, Platone, Aristotele, Virgilio e aprire per tre volte a caso ciascuno dei loro scritti. Leggendo ogni volta il passo corrispondente, prima o poi – Pantagruele ne è certo –, la risposta salterà fuori. Dopo dotte e interminabili disquisizioni, i due, sconfortati, si danno per vinti, tanto che Panurge pensa di giocarsi la sorte ai dadi. In seguito, chiede consiglio un po’ a tutti, sacerdoti, cabalisti, filosofi, ma niente: nessuno è in grado di rispondere al suo fondamentale quesito: «Devo sposarmi oppure no?». La sua «fantasia» di matrimonio, così la chiama Rabelais, si scontra contro la «realtà» dei suoi interlocutori, che rappresentano un sapere tanto enciclopedico quanto inutile.<br />
Di che stupirsi? Per tutti i Sorbonagri di questo mondo il sapere è una cosa talmente seria da non contemplare né la «fantasia» fin troppo umana di Panurge né quella fin troppo popolata da animali di Pedrazzini.<br />
Nell’opera di Pedrazzini c’è, tuttavia, una radice più antica, e in fondo eretica.<br />
Che cosa pensiamo quando pensiamo al rapporto tra uomini e animali?<br />
Fin dalla nostra antichità, i Greci ci hanno offerto grosso modo due vie di interpretazione, che senza molti scossoni sono arrivate fino a noi.<br />
Aristotele, il primo grande catalogatore, ci ha fornito una classificazione descrittiva delle specie animali (più di 540!), corredata da un’imponente messe di informazioni e spiegazioni relative ai singoli fenomeni, affermando, come faranno poi Porfirio, Plinio il Vecchio, Claudio Eliano, Agostino, San Tommaso, Cartesio, Kant e ancor oggi illustri scienziati americani, che la differenza tra uomo e animale risiede nel fatto che quest’ultimo è privo di «ragione» (e di «anima immortale») e che essendo l’universo regolato da leggi che possono essere comprese solo dalla ragione umana, l’animale deve limitarsi a seguire ciecamente quelle leggi, vivendo e morendo per l’eternità nella notte degli istinti.<br />
La seconda via, che precede cronologicamente la prima, è quella del mito, terra di poeti (da Omero a Poe, da Ovidio a Borges). Il mito introduce nell’universo primordiale – che poi per Aristotele sarà regolato «secondo ragione» – esseri ibridi, formati da parti animali e umane. Di più, il mito si compiace di trasformare dei e uomini in animali grazie a una legge difficilmente comprensibile «secondo ragione», ovvero la legge della metamorfosi. Tuttavia, se Zeus s’intrufola per un breve periodo in un corpo di toro per montare una sua giovane conquista, gli uomini, salvo rare eccezioni, sono condannati a rimanere bestie per sempre. L’uomo, anche per il mito, è in fondo più simile agli dei (o a Dio) che a un animale, il quale è più simile a una cosa. Tali incastri apriranno poi la via a una concezione antropomorfica della natura animale, con tutte le sue prerogative simboliche, allegoriche, teologiche o semplicemente speculari, che avrà nelle diverse epoche le sue manifestazioni più tipiche nella favola, nei bestiari, nei fumetti.<br />
Esiste però una terza possibilità di concepire il rapporto tra uomo e animale, e questa è rappresentata da Plutarco, il celebre autore delle <em>Vite parallele</em>, nato nel 47 d. C. a Cheronea e vissuto, pare, fino al 127 d. C.<br />
Plutarco, nei suoi <em>Moralia</em>, dedica alcuni scritti agli animali. Il più noto, <em>De esu carnium</em> (Del mangiare carne) è una breve serie di «logoi», in cui si critica l’uso umano di alimentarsi con carne animale. In un’altra operetta in forma di dialogo, intitolata <em>Bruta animalia ratione uti</em> (Gli animali usano la ragione), l’autore rielabora a suo modo il celebre episodio dell’<em>Odissea</em> in cui la maga Circe, trasformati i compagni di Ulisse in porci, cede alle preghiere dell’eroe liberando i malcapitati dall’incantesimo. Nel suo dialogo Plutarco immagina che Ulisse, vista esaudita la sua richiesta, chieda a Circe che vengano sciolti dall’incantesimo anche gli altri Greci che pascolano nel giardino. Costoro, tuttavia, con grande sorpresa dell’eroe, non desiderano affatto ritornare uomini. Uno di loro, un porco dall’aria particolarmente sveglia, spiega a Ulisse con tagliente retorica e abbondanza di argomentazioni il perché: gli animali, essendo più vicini dell’uomo alla natura, scelgono e praticano le azioni che sono loro necessarie. «Dunque ammetti già – afferma il porco rivolgendosi a Ulisse –  che l’anima degli animali è più felicemente predisposta per natura alla nascita della virtù ed è più compiuta a tale scopo; perché senza avere ricevuto imposizioni né insegnamenti, per così dire, senza semina né coltura, essa produce e fa crescere naturalmente la virtù adeguata a ciascuno di loro».<br />
Il sentimento di Plutarco, che fa da sottofondo ai suoi scritti sugli animali, è quello di un’autentica fedeltà all’infinità varietà della natura, non solo umana. Nelle sue parole, cioè, il concetto di giustizia, paradigma centrale dell’esperienza per i greci, viene esteso con un atto di coraggio a tutte le altre specie animali. Per imporre la sua “eresia”, egli adotta non solo le armi della retorica, ma anche quelle della comicità. A volte noi uomini, per comprendere le sopraffazioni che la nostra stessa ragione regolatrice dell’universo compie, abbiamo bisogno di un porco travestito da sofista o, come si vede in un disegno di Pedrazzini, di un topo stilita in grado di leggere su un interminabile papiro che ruota nel buio di una biblioteca-cloaca i significati reconditi delle nostre abitudini e dei nostri comportamenti.<br />
Plutarco, inoltre, con la sua riflessione, compie un passo definitivo e a cui bisogna sempre tornare se si vuole sostare, foss’anche in punta di china, sulle «proprietà» o «nature» degli animali. Il suo è un atto di solidarietà nei confronti di questi testimoni muti della nostra tragicommedia. Se il demiurgo dell’universo ha voluto innalzare un muro di silenzio tra noi e gli animali, imprigionando noi e loro in un linguaggio reciprocamente indecifrabile, egli non ci impedisce di condividere ciò che ci rende tutti, uomini e animali, eguali, ovvero il comune sostrato di vita, il fatto di essere creature incarnate in un corpo in grado di assaporare la semplice sensazione di essere.<br />
Ai sentimenti di fedeltà, di solidarietà e di empatia nei confronti di tutti gli animali, propri di Plutarco, nei disegni di Pedrazzini si aggiunge un atto di ribellione. Gli animali di Pedrazzini, infatti, non esistono in natura. Quali proprietà potranno mai possedere animali che non fanno parte del nostro mondo? L’infinità varietà della natura, grazie al gesto di rivolta dell’artista, sperimenta l’infinita varietà della fantasia: come se nei disegni di Pedrazzini la fantasia volesse continuare il gioco della natura, come se per Pedrazzini nulla potesse davvero essere visto e compreso in natura senza la forza della fantasia. La sola differenza tra la zoologia scientifica e quella fantastica del disegnatore è che ogni esemplare della sua fantasia, a differenza di quanto vediamo intorno a noi, è una specie in sé, un individuum tanto inaspettato quanto irriproducibile.<br />
E ancora. Pedrazzini osserva come un enciclopedista settecentesco precursore di Kafka e sogna come un Alfred Jarry rivisitato da Cortázar.<br />
La sua è una scuola di alta precisione dove lo spazio, proprio come nelle tavole scientifiche del Settecento, viene smembrato e anatomizzato al fine di creare molteplici punti di vista, compreso quello dell’animale che quello spazio occupa. La sua stessa scelta tecnica, il disegno a china, sottende una volontà etica di rifuggire dal vago, dall’esornativo, da ogni tentazione barocca. Pedrazzini privilegia l’avvicinamento descrittivo, il lento scavo nell’essenza di una «natura» attraverso una cura maniacale dei dettagli. Tutto ciò, un po’ come in Kafka, produce un duplice effetto: più si osservano i suoi strani animali più essi ci sembrano famigliari (in Kafka avviene esattamente il contrario); più ci addentriamo nelle loro «nature», più ci viene sottratto quel potere che l’uomo esercita su di loro, tanto che essi, veri o fantastici che siano, si trasformano in esseri simili a noi, come noi incarnati in corpi finiti e transeunti. Guardando i disegni di Pedrazzini mi sono sentito spesso sollevato da quella che sempre Kafka chiamava «l’angoscia della posizione eretta»; liberato dal mio stesso potere; affrancato finalmente dalla mia stessa «natura» umana.<br />
Sebbene ispirato dalla ragione settecentesca, Pedrazzini non è un enciclopedista che pensa che tutte le «nature» si possano descrivere e spiegare secondo l’ottimismo scientifico e filosofico del XVIII secolo. L’universo, per un artista degli inizi del XXI secolo, se è reale non per questo è realistico: non è un sistema armonico di principi e di rapporti di causa ed effetto e neppure uno zoo dove non esistono specie sconosciute. Ciò che lo caratterizza è anzi una pantagruelica <em>varietas</em> delle forme. E in questo universo, che vive e si moltiplica, egli, come il provetto Faustroll di Jarry, non smette di pensare che il vero studio della «natura» sta nell’applicarsi con umiltà e devozione soprattutto alle sue eccezioni apparentemente incredibili, fantastiche, o solo dimenticate. Detto altrimenti e prendendo a prestito le parole di Julio Cortázar – dopo Kafka forse il più grande osservatore della zoologia umana dal punto di vista degli animali –, ogni atto artistico, in quanto «sospensione della credulità» (Coleridge), è una «tregua» dal «duro, implacabile assedio che il determinismo fa all’uomo». L’arte è un atto insieme di nostalgia e di ribellione, grazie al quale gli uomini, afferma Cortázar, «cessano di essere se stessi e la propria circostanza» e dove desiderano «essere se stessi e l’inaspettato, se stessi e il momento in cui la porta che prima o poi dà sull’ingresso si socchiude lentamente per lasciarci vedere il prato dove nitrisce l’unicorno»&#8230;<br />
O dove dondola il Tapire roulant di Pedrazzini, o dove guarda il suo uccello a forma di domanda che pare trafitto e conficcato al suolo da due bastoncini di legno (a meno che non si tratti della parte superiore delle sue lunghissime ed esili zampe), o dove nuota quel suo grande pesce dall’occhio scettico dentro il quale nuota un altro pesce, molto più piccolo e dall’occhio molto più saccente, che a mo’ di vademecum sembra suggerirgli in una delle tante lingue sconosciute a pescatori e a marinai la rotta da seguire&#8230;</p>
<p><em>Post scriptum</em></p>
<p>Aristotele, dopo aver catalogato le sue 540 specie animali e averle con minuzia aristotelica descritte, affermò, come è noto, che «il riso è una caratteristica propria dell’uomo».<br />
Gli animali di Pedrazzini mi trasmettono quel sentimento di fedeltà all’infinità varietà della natura che è alla base stessa della loro creazione. Non solo. Mi rendono partecipe delle loro «nature», per quanto queste possano sfuggire al nostro quotidiano incubo deterministico.<br />
Provo nei loro confronti una profonda empatia. Sento il loro dolore. Mi ribello alla loro incolpevole e ingiusta esclusione dalla nostra vita di esseri tanto potenti quanto angosciati della nostra posizione di potere. A tal punto che a volte divento uno di loro. Proprio come adesso. E rido. Quello che prima era una fantasia, adesso, ve lo assicuro, è una realtà.<br />
Non date retta ad Aristotele, ad Agostino, a San Tommaso, a Kant, ai post-umanisti del XXI secolo. Ridere, come diceva Rabelais è «soprattutto cosa umana», ma non esclusivamente cosa umana. Adesso che anch’io sono diventato una creazione di Pedrazzini lo so: l’uomo non è l’unico animale che sa ridere!</p>
<p>DE BESTIARUM NATURIS<br />
disegni di Andrea Pedrazzini</p>
<p>testo introduttivo di Massimo Rizzante</p>
<p>12 giugno &#8211; 12 luglio 2008<br />
inaugurazione Giovedì 12 giugno, ore 18.</p>
<p>GALLERIA D&#8217;ARTE DAVICO<br />
Gall. Subalpina 30 &#8211; 10123 Torino<br />
Tel. 011-562.91.52<br />
galleriadavico@virgilio.it</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/06/03/dove-guarda-luccello-a-forma-di-domanda/">Dove guarda l&#8217;uccello a forma di domanda</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/07/11/i-limiti-dellarte/' rel='bookmark' title='I limiti dell&#8217;arte'>I limiti dell&#8217;arte</a> <small>di Massimo Rizzante A Definire i contorni delle parole è...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/05/15/la-bellezza-andra-allinferno-lettera-a-ornela-vorpsi/' rel='bookmark' title='La bellezza andrà all&#8217;inferno? Lettera a Ornela Vorpsi'>La bellezza andrà all&#8217;inferno? Lettera a Ornela Vorpsi</a> <small> di Massimo Rizzante 1 Cara Ornela, ho letto Il...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/06/30/un-ricordo-improbabile/' rel='bookmark' title='Un ricordo improbabile'>Un ricordo improbabile</a> <small> di Massimo Rizzante Dirò subito che ho incontrato una...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/08/30/lo-stato-delle-cose-in-occidente/' rel='bookmark' title='Lo stato delle cose in Occidente'>Lo stato delle cose in Occidente</a> <small>di Massimo Rizzante Amo le stazioni termali. Immergermi nelle loro...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/08/02/le-ragioni-del-ritorno/' rel='bookmark' title='Le ragioni del ritorno'>Le ragioni del ritorno</a> <small>Eraldo Affinati risponde a Massimo Rizzante Massimo Rizzante Comincerei da...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2008/06/03/dove-guarda-luccello-a-forma-di-domanda/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gomorra e dintorni: Rosaria Capacchione</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/22/gomorra-e-dintorni-rosaria-capacchione/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/22/gomorra-e-dintorni-rosaria-capacchione/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 22 Aug 2007 12:26:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[camorra]]></category>
		<category><![CDATA[Casalesi]]></category>
		<category><![CDATA[famiglie]]></category>
		<category><![CDATA[potere]]></category>
		<category><![CDATA[rosaria capacchione]]></category>
		<category><![CDATA[stato]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[terra]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/08/22/gomorra-e-dintorni-rosaria-capacchione/</guid>
		<description><![CDATA[<p><a title="sandokan.jpg" href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/08/sandokan.jpg"></a></p>
<p><em>- Mi scusi, signor Guichard, ma ha dimenticato di dire al commissario&#8230;<br />
- Ah sì! Ha ragione. Il signor Sim, come ha sottolineato lui stesso, non è un giornalista. Non corriamo il rischio di veder pubblicate cose che devono rimanere confidenziali.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/08/22/gomorra-e-dintorni-rosaria-capacchione/">Gomorra e dintorni: Rosaria Capacchione</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="sandokan.jpg" href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/08/sandokan.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/08/sandokan.thumbnail.jpg" alt="sandokan.jpg" /></a></p>
<p><em>- Mi scusi, signor Guichard, ma ha dimenticato di dire al commissario&#8230;<br />
- Ah sì! Ha ragione. Il signor Sim, come ha sottolineato lui stesso, non è un giornalista. Non corriamo il rischio di veder pubblicate cose che devono rimanere confidenziali. Mi ha promesso, senza che io glielo chiedessi, di utilizzare ciò che potrà vedere o sentire qui dentro solo nei suoi romanzi e in una forma diversa, in modo da non crearci noie.</em><br />
Georges Simenon, <strong>Le memorie di Maigret</strong>, Adelphi</p>
<p>Ringrazio Rosaria, amica da sempre.</p>
<p>Vent&#8217;anni di cronaca in «<em>Sandokan. Storia di Camorra</em>» di <strong>Nanni Balestrini.</strong><br />
<em>I clan e quello strano paese dove non nascerà mai un Gandhi </em><br />
di<br />
<strong>Rosaria Capacchione </strong><br />
Eccone un altro, pensi. Ecco un grande scrittore che non si è mai sporcato le scarpe nel fango e nel sangue, che non ha mai visto un morto ammazzato, che non sa neppure Casale dov&#8217;è, e che vuole venire a raccontarci Casale, la camorra, Sandokan e Bardellino: con la retorica dei professorini e con la puzza al naso.<br />
<span id="more-4349"></span> Comprarlo era quasi un dovere, se, come chi scrive, dal 1986 ci si occupa da cronista di quei morti e di quei camorristi. E non si può negare un iniziale fastidio nel leggerlo. Ma il libro si finisce in una notte e ti fa ritrovare quasi vent&#8217;anni di cronaca: centinaia di articoli racchiusi in centotrenta pagine che narrano la storia vera di un paese &#8211; Albanova &#8211; somma di tre comunità degradate, Casal di Principe, San Cipriano e Casapesenna; e la tragica epopea di intere famiglie di camorristi che si succedono di delitto in delitto restando uguali a se stesse.</p>
<p>Sandokan. Storia di camorra (Einaudi, 13 euro), l&#8217;ultimo lavoro di Nanni Balestrini (che giovedì sera sarà alla Fondazione Morra, per la presentazione-evento del suo libro Sfinimondo), non è un romanzo-verità e non è un documento storico. Non ha un protagonista, se non la voce narrante; non ha un inizio e una fine; non attinge a fonti autorevoli e accreditate; non rispetta la cronologia dei fatti e talvolta neppure racconta fatti veri. Ma ha il pregio di essere un documento della memoria, e per questo più autorevole e vero di mille verbali di processo o di confessioni di un pentito. La successione o l&#8217;attribuzione sbagliata di alcuni episodi &#8211; come l&#8217;uccisione dell&#8217;impiegato comunale di Casal di Principe o di Antonio Bardellino &#8211; nulla cambia nella ricostruzione storica di quegli eventi. Il racconto dello studente che ha ispirato Balestrini, anzi, riesce a esser più logico e congruo, e quindi comprensibile, di quanto non lo sia stata la ricostruzione giudiziaria, e prima ancora quella affidata ai resoconti della cronaca, degli stessi eventi.</p>
<p>È come se si ascoltasse una storia raccontata da un vecchio contadino dei Mazzoni, seduti sotto un albero di pesco, e quello mettesse insieme spezzoni di ricordi, le chiacchiere del circolo, i suoi pensieri e i suoi sospetti, facendo riaffiorare episodi dimenticati anche dai pentiti, anche dal maxi-processo che va sotto il nome di Spartacus. Chissà per quale ragione la voce narrante fu assai colpita dalla morte di un vigile urbano, Antonio Diana, pochi mesi dopo la scomparsa di Bardellino. Fu ucciso, uno tra centinaia di altri morti di quel periodo, a pochi metri dal Municipio di San Cipriano. Non si è mai saputo perché e da chi. Magari a qualcuno, adesso, verrà la curiosità di saperne di più.</p>
<p>È intitolato a Sandokan, capo della camorra Casalese, ma il libro non è dedicato a Francesco Schiavone né, in realtà, si parla molto di lui. È soltanto un nome, l&#8217;ultimo di un elenco listato di nero, uno dei tanti figli di una terra incapace di partorire un Gandhi o un Che Guevara, come scrive Balestrini, perché «solo Sandokan ci può uscire da un paese così». Né un punto né una virgola per arrivare alla fine, che non è la fine di una storia di camorra ma quella di un giovane uomo, che quei fatti ha vissuto da spettatore e che poi è scappato: come tutti noi immaginiano che si debba fare se si è onesti, se si ha in odio la violenza, se si è nati a Casal di Principe o a San Cipriano. Ma in realtà quell&#8217;uomo non è mai andato via. Qui si conoscono solo camorristi che lo hanno fatto (al Nord, all&#8217;estero), per sfuggire a una vendetta o per allargare il giro degli affari. Non si scappa, da Casale, così come non scapparono, quando ne ebbero l&#8217;occasione, gli ebrei della Germania nazista: convinti di poter trovare nella loro casa, nella loro terra, uno spazio dove continuare a vivere con dignità. E invece, ciò che sappiamo di loro &#8211; ciò che sappiamo oggi dei casalesi onesti &#8211; è quanto è stato raccontato dai sopravvissuti o da chi scelse di fuggire per continuare a esistere</p>
<p>Titolo: VENT&#8217;ANNI DI CRONACA IN «SANDOKAN. STORIA DI CAMORRA» DI NANNI BALESTRINI I clan e quello strano paese dove non nascerà mai un Gandhi<br />
Testata: IL_MATTINO<br />
Edizione: NAZIONALE<br />
Data pubblicazione: 16/05/2004<br />
Pagina: 15</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/08/22/gomorra-e-dintorni-rosaria-capacchione/">Gomorra e dintorni: Rosaria Capacchione</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/12/16/%e2%99%ab-dei-poeti-le-voci-3-maria-valente/' rel='bookmark' title='♫ dei poeti le voci [3]: MARIA VALENTE'>♫ dei poeti le voci [3]: MARIA VALENTE</a> <small>&nbsp; [ img © ,\\' ] &nbsp;&nbsp;Maria Valente DISCONNECT THE...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/11/04/della-serie-femmine-toste/' rel='bookmark' title='della serie: femmine toste'>della serie: femmine toste</a> <small> Rosaria Capacchione: Io, condannata a morte e a vivere...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/04/terra-la-trattativa/' rel='bookmark' title='Terra! &#8220;La trattativa&#8221;'>Terra! &#8220;La trattativa&#8221;</a> <small> Mano libera ai killer per sfidare lo Stato di...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/05/15/la-bellezza-andra-allinferno-lettera-a-ornela-vorpsi/' rel='bookmark' title='La bellezza andrà all&#8217;inferno? Lettera a Ornela Vorpsi'>La bellezza andrà all&#8217;inferno? Lettera a Ornela Vorpsi</a> <small> di Massimo Rizzante 1 Cara Ornela, ho letto Il...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/10/27/non-siamo-tutti-saviano/' rel='bookmark' title='Siamo tutti Saviano?'>Siamo tutti Saviano?</a> <small> di Helena Janeczek Dopo le ultime notizie su un...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2007/08/22/gomorra-e-dintorni-rosaria-capacchione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>25</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Terra/ Effeeffe vs Marino Niola</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/05/terra-effeeffe-vs-marino-niola/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/05/terra-effeeffe-vs-marino-niola/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 05 Jan 2007 19:38:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[marino niola]]></category>
		<category><![CDATA[terra]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2007/01/05/terra-effeeffe-vs-marino-niola/</guid>
		<description><![CDATA[<p></p>
<p><strong>Caro Francesco,<br />
passata l&#8217;onda delle vacanze riesco finalmente ad avere concentrazione ( e computer disponibiile) per rispondere alle tue domande</strong>:<br />
Effeffe: <em>In questi ultimi mesi si è parlato e scritto molto di Napoli e della sua immagine. Innanzitutto secondo te è corretto parlare di immagine?</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/01/05/terra-effeeffe-vs-marino-niola/">Terra/ Effeeffe vs Marino Niola</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img height="196" alt="guappi_tbli1040.jpg" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/guappi_tbli1040.jpg" /></p>
<p><strong>Caro Francesco,<br />
passata l&#8217;onda delle vacanze riesco finalmente ad avere concentrazione ( e computer disponibiile) per rispondere alle tue domande</strong>:<br />
Effeffe: <em>In questi ultimi mesi si è parlato e scritto molto di Napoli e della sua immagine. Innanzitutto secondo te è corretto parlare di immagine? Voglio dire più di Simulacro, icona&#8230; </em></p>
<p>Marino Niola: <strong>Napoli è una città largamente preceduta dalle sue immagini, almeno a partire dal Grand Tour, quando la cultura europea fa della città un luogo mitico, o meglio una delle incarnazioni di quella differenza meridiana indispensabile alla modernità per rappresentarsi come tale. Non è un caso che l&#8217;Occidente diventi moderno inventando il suo Sud e il suo Oriente, spesso sovrapponendone i tratti. Quindi non si tratta di una novità ma di un&#8217;onda ciclicamente ritornante.</strong><span id="more-3065"></span></p>
<p><em>Il libro Gomorra di Roberto Saviano è stato sicuramente un elemento scatenante. Lo hai letto?</em></p>
<p><strong>Certo ma non solo. Aveva cominciato ancor prima Bocca con il suo pamphlet</strong>.</p>
<p><em>E&#8217; corretto secondo te parlare di sindrome di Masaniello? Secondo una tradizione che vede la gente di Napoli dapprima innalzare un modello, un eroe, un calciatore (e penso a Maradona) per poi abbatterlo impietosamente? Per te che sei un antropologo, e non solo, qualcosa di simile a un rito&#8230;</em></p>
<p><strong>Non è corretto. Mi sembra una metafora suggestiva ma tutto sommato superficiale rispetto alla complessità dei processi in atto. Sul piano antropologico oltre e più della sindrome di Masaniello, parlerei di una sindrome di Penelope. Napoli è una città che disfa, o dissipa, incessantemente ciò che fa, o cumula. Ma qui siamo a mio avviso più vicini a quella che Bataille, nel saggio sulla dépense chiama la &#8220;proprietà costitutiva della perdita&#8221;.</strong></p>
<p><em>Tra gli argomenti dei detrattori uno mi è sembrato &#8220;sintomatico&#8221;. Ecco che uno di noi si vende ad un grande gruppo editoriale (del Nord) per mediatizzare l&#8217;evento arrivando al paradosso che Gomorra abbia creato Camorra&#8230;</em></p>
<p><strong>Non è solo un argomento da detrattori. C&#8217;è una constatazione ovviamente oggettiva &#8211; honni soit&#8230; &#8211; della complessità pliuriversatile del rapporto tra realtà sociale e la sua produzione e riproduzione simbolica</strong></p>
<p><em>La cosa che mi ha colpito di più è stato l&#8217;atteggiamento della classe intellettuale partenopea. Dapprima hanno salutato con favore l&#8217;uscita del libro dopo di chè si sono messi a fare le pulci al suo autore, in alcuni casi al limite della diffamazione&#8230;</em></p>
<p><strong>Più che della classe dirigente partenopea è un argomento ricorrente nei media nazionale, seppur sottoesposto, almeno per ora, e per motivi di vendibilità del prodotto </strong></p>
<p><em>Perchè Gomorra è un oggetto insolubile, secondo me, nelle dinamiche politiche ed intellettuali della nostra città</em></p>
<p><strong>Le dinamiche politico culturali della città hanno sciolto e digerito ben altro</strong></p>
<p><em>Il J&#8217;accuse che Roberto Saviano ha lanciato qualche tempo fa dalle colonne dell&#8217;Espresso, come lo hai percepito?</em></p>
<p><strong>Come l&#8217;espressione letterariamente riuscita di &#8220;astratti furori&#8221;, di metafore materializzate. Qualcosa di estremamente astratto e al tempo stesso di estremamente individuante. Un autentico Bild-Gedanke lo avrebbe definito Marx.</strong></p>
<p><em>A Napoli qualcosa è cambiato, intanto,&#8230;</em></p>
<p><strong>Certo, e lo sarebbe stato comunque</strong></p>
<p><em>In che modo Napoli, il suo mito agisce nel campo mediatico? </em></p>
<p><strong>Alimentando un ininterrotto mormorio mediatico. È l&#8217;unica città italiana il cui presente continua a produrre mitologia. Il mito leopardiano o staëliano della città &#8220;semibarbara e insieme semicivile&#8221; aggiorna i suoi segni, ma la macchina mitica contiua a funzionare.Il posto dei lazzari e della plebe è stato preso da guappi e camorristi. Una variante meno primitiva ma ben più feroce di quello che fu il bon sauvage partenopeo</strong></p>
<p><em>Ci sono intanto nuove generazioni di scrittori, editori, artisti, sociologi che si sta affacciando sulla scena. Sarà possibile tentare una trasmissione di esperienza o di sapere, tra le differenti generazioni o come mi sembra ora, si imporrà con una rottura radicale con quanti li hanno preceduti?</em></p>
<p><strong>Ci sono e fra qualche tempo coglieremo i friutti di un&#8217;onda carsica che attraversa le culture della città e le connette. Forse è questa la novità, la connessione tra culture che da sempre si guardano l&#8217;un l&#8217;altra come fenomeni della natura, fisicamente vicini ma telescopicamente lontani. È, forse, un&#8217;onda di ritorno della globalizzazione</strong>.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/01/05/terra-effeeffe-vs-marino-niola/">Terra/ Effeeffe vs Marino Niola</a></p>
<hr/><p>Related posts:<ol>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2011/05/03/tq-rocco-carbone/' rel='bookmark' title='TQ: Rocco Carbone'>TQ: Rocco Carbone</a> <small> Ho incrociato Rocco Carbone a Parigi. Me ne aveva...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/12/16/%e2%99%ab-dei-poeti-le-voci-3-maria-valente/' rel='bookmark' title='♫ dei poeti le voci [3]: MARIA VALENTE'>♫ dei poeti le voci [3]: MARIA VALENTE</a> <small>&nbsp; [ img © ,\\' ] &nbsp;&nbsp;Maria Valente DISCONNECT THE...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/11/16/il-punto-vulnerabile/' rel='bookmark' title='Il punto vulnerabile'>Il punto vulnerabile</a> <small> di Nikos Kachtitsis Non voglio l’eternità, ho solo chiesto...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2008/08/21/i-pod-you-tube-heshe-lost-control/' rel='bookmark' title='I pod, You tube, He/She lost control'>I pod, You tube, He/She lost control</a> <small> Sul suo blog l&#8217;amico Massimo Maugeri ha lanciato una...</small></li>
<li><a href='http://www.nazioneindiana.com/2007/02/08/terra-marino-niola-vs-camorra/' rel='bookmark' title='Terra! Marino Niola vs Camorra'>Terra! Marino Niola vs Camorra</a> <small> immagine dal sito: www.regardscroises.be Padri e Figli di Marino...</small></li>
</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/05/terra-effeeffe-vs-marino-niola/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Dynamic page generated in 1.487 seconds. -->
<!-- Cached page generated by WP-Super-Cache on 2012-02-12 12:38:03 -->
<!-- Compression = gzip -->
