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	<title>Nazione Indiana &#187; torturatori</title>
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		<title>Le vocazioni alla tortura</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Oct 2008 11:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p>Immagino che ci siano diverse forme di vocazione alla tortura, e quindi diverse tipologie di torturatori. Ci devono essere, in taluni, vocazioni possenti, irresistibili, che richiedono di organizzare l&#8217;intera propria vita per rendere il più possibile usuale, corrente, l&#8217;esercizio della tortura.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/01/le-vocazioni-alla-tortura/">Le vocazioni alla tortura</a></p>
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<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p>Immagino che ci siano diverse forme di vocazione alla tortura, e quindi diverse tipologie di torturatori. Ci devono essere, in taluni, vocazioni possenti, irresistibili, che richiedono di organizzare l&#8217;intera propria vita per rendere il più possibile usuale, corrente, l&#8217;esercizio della tortura. È probabile che certi individui criminali scelgano il loro destino grazie anche alle opportunità, che gli offre una carriera fuorilegge, di torturare quando l&#8217;occasione si presenti. Il sentimento di superiorità che molti incalliti criminali sentono nei confronti della massa di persone normali nasce dalla consapevolezza di essere un&#8217;eccezione, di far parte di una ristretta cerchia che ha neutralizzato tutte le sociali inibizioni finalizzate a ostacolare l&#8217;esercizio della crudeltà nei confronti di altri esseri umani.<br />
<span id="more-9073"></span><br />
Esistono, però, anche torturatori dalla vocazione più debole, dei torturatori meno eccezionali. Questi torturatori mancano del coraggio di disporsi al di fuori del patto sociale, non si riconoscono nella figura del fuorilegge. Non sopporterebbero i rischi dell&#8217;emarginazione sociale, della condanna morale, della repressione poliziesca. Questi torturatori amano torturare, ma lo vogliono fare in tutta tranquillità. Possibilmente vogliono torturare in divisa, ossia dalla parte della legge, sostenuti da un apparato burocratico e amministrativo protettivo, da una corporazione solidale, da garanti politici estremamente autorevoli e influenti. Per tali ragioni queste vocazioni alla tortura, benché molto diffuse e ordinarie per il loro carattere “a bassa intensità”, rimangono potenziali e irrealizzate per lungo tempo. A volte, i più coraggiosi arrivano ad esprimerle all&#8217;interno del nucleo familiare, tra le quattro mura domestiche. Ma nonostante le vittime siano quasi sempre in posizione di debolezza (figli più giovani o donne), la tortura in ambito famigliare non possiede mai quelle garanzie tipiche della tortura in divisa, come servizio dello stato. Solo quest&#8217;ultima, infatti, garantisce al torturatore la piena tranquillità.</p>
<p>È quindi ben comprensibile che i torturatori ordinari e poco coraggiosi si decidano finalmente a realizzare il loro sogno sadico, quando circostanze favorevoli rendano del tutto priva di rischi la loro attività. Essi aspettano con pazienza, magari senza neanche esserne consapevoli, che si venga a creare un certo clima politico, che circoli una certa cultura all&#8217;interno delle istituzioni, che cedimenti  si realizzino qua e là nell&#8217;equilibrio dei poteri di un sistema democratico. Questi torturatori ordinari aspettano, all&#8217;interno di ordinarie democrazie, che si creino quelle situazioni d&#8217;eccezione, affinché la tortura in divisa, esercitata a nome dello stato, sia tollerata e difesa. Ma essendo molti di questi aspiranti torturatori davvero poco coraggiosi, essi non si sentono davvero tranquilli nel pestare, umiliare, insultare senza motivo una persona indifesa, se non percepiscono che anche al di fuori della corporazione, anche al di là delle garanzie burocratiche e politiche, esiste uno sguardo bonario, indifferente, non giudicante. Questi torturatori non solo vogliono essere protetti dallo stato di cui indossano le divise, ma vogliono anche la complicità silenziosa della società civile, dei comuni cittadini. Magari non un plauso, ma di certo non un biasimo. Questi torturatori sono esseri fragili psicologicamente. Anche solo sentirsi fischiati e giudicati vigliacchi da una folla inerme potrebbe scuotere il loro equilibrio.</p>
<p><em>[Foto: Emmanuel Bonsu]</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/10/01/le-vocazioni-alla-tortura/">Le vocazioni alla tortura</a></p>
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