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	<title>Nazione Indiana &#187; Vincenzo Ostuni</title>
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		<title>Poeti degli Anni Zero a Milano</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Apr 2011 13:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>giovedì 21 aprile 2011 ore 21<br />
alla <em>Casa della Poesia</em> di Milano<br />
Palazzina Liberty<br />
Largo Marinai d&#8217;Italia 1</strong></p>
Poeti degli Anni Zero (un’antologia)
<p style="text-align: center;"><em>serata a cura di Giancarlo Majorino</em></p>
<p>Saranno presenti Vincenzo Ostuni, Gherardo Bortolotti, Andrea Inglese, Massimo Sannelli e Paolo Zublena in veste di critico.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/18/poeti-degli-anni-zero-a-milano/">Poeti degli Anni Zero a Milano</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>giovedì 21 aprile 2011 ore 21<br />
alla <em>Casa della Poesia</em> di Milano<br />
Palazzina Liberty<br />
Largo Marinai d&#8217;Italia 1</strong></p>
<h2 style="text-align: center;">Poeti degli Anni Zero (un’antologia)</h2>
<p style="text-align: center;"><em>serata a cura di Giancarlo Majorino</em></p>
<p>Saranno presenti Vincenzo Ostuni, Gherardo Bortolotti, Andrea Inglese, Massimo Sannelli e Paolo Zublena in veste di critico.</p>
<p>L’Illuminista, rivista di cultura contemporanea diretta da Walter Pedullà e pubblicata da Edizioni Ponte Sisto, dedica un numero monografico (anno X, n. 30, febbraio 2011, pp. 352) alla poesia degli autori italiani apparsi nel primo decennio del 2000.</p>
<p>L’antologia, curata da Vincenzo Ostuni, contiene testi di Gian Maria Annovi, Elisa Biagini, Gherardo Bortolotti, Maria Grazia Calandrone, Giovanna Frene, Marco Giovenale, Andrea Inglese, Giulio Marzaioli, Laura Pugno, Lidia Riviello, Massimo Sannelli, Sara Ventroni e Michele Zaffarano.</p>
<p>L’antologia di Ostuni ha suscitato vive polemiche, ma costituisce un lavoro di documentazione e vaglio critico dei poeti emersi dopo il 2000 assai articolato e ricco, tale da costituire uno strumento importante per chiunque voglia ragionare su forme non epigonali di scrittura poetica.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/18/poeti-degli-anni-zero-a-milano/">Poeti degli Anni Zero a Milano</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Poesia fuori del sé, poesia fuori di sé</title>
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		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/02/25/poesia-fuori-del-se-poesia-fuori-di-se/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 07:22:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gherardo bortolotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Poesia fuori del sé, poesia fuori di sé / Vincenzo Ostuni
<p>[<em>Di seguito, la prefazione al numero de </em>L'illuminista<em> dedicato ai <strong>Poeti degli anni Zero</strong>, <a title="poeti degli anni zero" href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/16/poeti-degli-anni-zero-allesc-2/" target="_blank">che stasera viene presentato all'ESC</a>.</em>]</p>
<p>Nella premessa collettiva a <em>Parola plurale</em><a name="testo1"></a>, senz’altro la migliore antologia di poesia italiana apparsa almeno in quest’ultimo decennio – antologia che, lo ricordiamo, abbracciava un arco temporale amplissimo, fra gli anni Settanta e i primi Duemila – i curatori mettevano in guardia contro certe antologie curate da poeti, colpevoli di non giustificare in maniera criticamente adeguata la loro struttura, le linee di ragionamento e di indagine che ne motivavano la composizione; con la conclusione – del tutto condivisibile, nei casi citati – che tali linee fossero logicamente ed empiricamente debolissime.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/25/poesia-fuori-del-se-poesia-fuori-di-se/">Poesia fuori del sé, poesia fuori di sé</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Poesia fuori del sé, poesia fuori di sé / Vincenzo Ostuni</h2>
<p>[<em>Di seguito, la prefazione al numero de </em>L'illuminista<em> dedicato ai <strong>Poeti degli anni Zero</strong>, <a title="poeti degli anni zero" href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/16/poeti-degli-anni-zero-allesc-2/" target="_blank">che stasera viene presentato all'ESC</a>.</em>]</p>
<p>Nella premessa collettiva a <em>Parola plurale</em><a name="testo1"></a>, senz’altro la migliore antologia di poesia italiana apparsa almeno in quest’ultimo decennio – antologia che, lo ricordiamo, abbracciava un arco temporale amplissimo, fra gli anni Settanta e i primi Duemila – i curatori mettevano in guardia contro certe antologie curate da poeti, colpevoli di non giustificare in maniera criticamente adeguata la loro struttura, le linee di ragionamento e di indagine che ne motivavano la composizione; con la conclusione – del tutto condivisibile, nei casi citati – che tali linee fossero logicamente ed empiricamente debolissime.</p>
<p>Raccogliendo il generoso invito rivolto da Walter Pedullà ad allestire un’antologia dei poeti degli anni Duemila, chi scrive ha dovuto confrontarsi con la medesima preoccupazione, rivolta su sé. Certo di non poter che costituire un «canone policentrico», vista la natura della poesia del decennio e vista anche la mia stessa difficoltà, come poeta, a riconoscermi in tendenze o gruppi oggi attivi, ho dovuto ricorrere a un criterio composito, ciò che fa di questo volume una creatura ibrida: non una mera ricognizione ma neppure un’antologia di tendenza.<span id="more-38191"></span></p>
<p>Innanzitutto, va detto, ha agito un’istanza per così dire sancitoria. D’accordo con il committente, si è deciso cioè di scegliere autori che si possono giudicare, fatte la debita tara della «sottoboschività» connaturata alla nostra poesia, <em>compiutamente emersi</em> negli anni Duemila e non prima: autori che nel decennio appena trascorso siano stati oggetto per la prima volta di un&#8217;attenzione critica relativamente diffusa e abbiano pubblicato i loro primi libri importanti, potendo vantare oggi un numero congruo di pubblicazioni (anche se, va detto, il fenomeno del «plaquettismo», determinato in buona sostanza dall’esiguità economica della nostra poesia, ha abbassato più che mai, con eccezioni, è chiaro, il rapporto fra il numero di opere pubblicate e il numero di pagine, in una sorta di parossismo del precetto callimacheo). Sono stati così esclusi alcuni autori che – come Michele Fianco o Alessandro De Francesco – hanno pubblicato nei Duemila ottimi libri, ma non paiono ancora essere stati <em>ascoltati</em> in maniera soddisfacente<a name="testo2"></a>. Questo stesso criterio ha determinato anche, come concausa, l’elevata età anagrafica degli autori inclusi: perché ad esser <em>fioriti</em> negli anni Duemila, ad aver pubblicato in questi anni i loro primi libri importanti, sono a volte autori dall’esordio precedente e per lo più sopra la quarantina; il giovane Gian Maria Annovi ne ha trentadue, non più pochissimi. Nel nostro paese non solo, com’è noto, i quaranta non valgono come limite superiore della gioventù poetica – mentre per la narrativa la soglia, pur alta, pare ormai stabilita dal costume mediatico: sotto i trenta si fatica persino ad esistere.</p>
<p>Data questa prima soglia d’agnizione, sono però intervenute scelte <em>di poetica</em>. In primo luogo, si sono esclusi, forse con qualche rigore di troppo, rappresentanti del sempre risorgente fenomeno del <em>poetese</em>, per usare un termine caro a Sanguineti: quella sorta di <em>koiné</em> elegiaca, <em>suicentrica</em>, che populisticamente (di fronte a quale popolo, poi?) proclama di fondare la vitalità dell’arte poetica non già sulla tecnica e sulla materialità della scrittura, bensì sulla pretesa del poeta – ultrapostumo vate – di attingere direttamente a verità profonde, preferibilmente <em>semplici</em> o a volte insondabilmente oscure, ma comunque prive di ogni pur tenue capacità di spostamento delle attese, o anche solo di una minima <em>sorpresa</em> cognitiva o formale. Una <em>metafisica del poeta</em> (più che della <em>poesia</em>) che ha trovato nella generale celebrazione del tramonto delle neoavanguardie – fra gli anni Settanta e gli anni Novanta – un fecondissimo brodo di coltura. Bando dunque, per usare le parole di Enrico Testa, ad autori che si pongono entro gli angusti confini della «mitografia della figura dell’autore»<a name="testo3"></a> – confini entro cui calza intera una certa dimessa elegia del quotidiano, forma perniciosa di preterizione narcisistica.</p>
<p>La seconda categoria di esclusioni ha da fare con un fenomeno pur caratterizzante, e da non trascurarsi affatto in sede critica, della poesia degli ultimi dieci anni: il suo essere diffusamente fruita come <em>spettacolo</em>. Le letture pubbliche e i festival proliferano: e la gran parte dei poeti qui antologizzati – anche i meno simili dal punto di vista tecnico-formale – ha sviluppato negli anni un proprio convincente <em>stile</em> di lettura orale. Tuttavia, è opinione di chi scrive non solo – e questo è ovvio – che l’ascolto, per di più un ascolto unico, di un testo poetico non consenta al fruitore di accedere che a una minima porzione della sua ricchezza espressiva, bensì che anche la comunità critica sia stata in certi casi indotta a una sopravvalutazione di autori i cui testi hanno il proprio principale valore nel risultare particolarmente efficaci al primo ascolto. Alcune esclusioni di autrici e autori affezionati a quel veicolo forse sorprenderanno, ma sono sostenute dall’intenzione di ristabilire la primazia della lettura su pagina, o almeno il dovere di farne verifica: e altrettanta ferma è l’intenzione di contrastare l’opposto fenomeno per cui alcuni autori, di particolare successo nelle letture pubbliche, vengono poi erroneamente relegati a quel solo ambito – su tutti, è stato il caso di Sara Ventroni.</p>
<p>Epigonismo lirico e sopravvalutazione della performance, ecco i due primi criteri di esclusione. Cosa però accomuna positivamente i nostri autori? Per la gran parte o forse la totalità dei poeti qui antologizzati, può valere – come ipotesi generale e provvisoria, tutta ancora da precisare e verificare – il riferimento a una categoria molto utilizzata nell’ultimo decennio, quello di «poesia di ricerca». La definizione più compendiosa, ma anche la più estensiva, che io ne conosca è dovuta a Paolo Zublena, in «collaborazione» con Enrico Testa. Vale la pena citarla per esteso:</p>
<blockquote><p>Si pensi almeno, secondo quanto riconosciuto da una decisiva analisi di Enrico Testa, basata soprattutto su Viviani e De Angelis, agli elementi che seguono: 1) «segni pronominali di tipo anaforico destituiti di antecedenti […] e, in genere, forme deittiche […] riferite a enti non direttamente riconoscibili neanche nello svolgimento tematico del discorso successivo»; 2) «<em>incipit</em> stranianti che fanno del testo una sequenza poggiata su una sorta di vuoto linguistico»; 3) «slogatura dell’andamento discorsivo» (anomalie della focalizzazione, disgiunzioni incongrue, cambi di modalità enunciativa, cambio di locutore anche senza marche di discorso diretto); 4) «uso anomalo dei nomi propri di persona» (anche questo un caso di inscrutabilità della referenza)<a name="testo4"></a>.</p>
<p>[...] Si possono aggiungere: un frequente principio di esitazione che indebolisce i confini sintattici, costellando di indecidibili il processo di lettura (un nome può essere l’oggetto di un verbo che viene prima, ma anche il soggetto di un verbo che segue, ad esempio); il montaggio di segmenti testuali semanticamente estranei tra loro; il contraddire delle parentetiche; l’interruzione del discorso non più soltanto attraverso la reticenza formale retoricamente motivata, ma anche con un brusco e immotivato taglio. Si tratta di procedure che riducono la linearità del discorso e danno luogo non a una sparizione del senso, ma a una sua disseminazione, che revoca ulteriormente in dubbio il postulato di un soggetto unitario, resecando alla base l’ipotesi di un suo coerente «voler dire».</p>
<p>È anzi possibile ipotizzare che, <em>senza necessariamente occorrere tutti insieme</em>, questi tratti caratterizzino quella che con qualche approssimazione si può definire come poesia «di ricerca» rispetto al più o meno banale epigonismo coltivato da autori anche di valore (Gezzi e Maccari, per fare due esempi tra i più giovani), o alle occorrenze dello stile semplice dall’andamento più biografico-narrativo. In questa direzione, insomma, va registrata una prossimità di codice tra poeti anche molto diversi tra loro per ragioni tematiche o stilistiche: da Mesa a Ottonieri, fino a Raos, Giovenale, ma anche Calandrone o Bonito. Le basi extralinguistiche di queste configurazioni testuali restano per tutti la tendenza alla disidentificazione della soggettività espressa nel testo poetico, e insieme l’opacità e quasi la resistenza del referente-mondo a costituirsi in un senso lineare: orizzonte postlirico che si contrappone a un mai domo e anzi ritornante lirismo, la cui natura difensiva prevede anche il rifugio nelle certezze della sintassi e della testualità tradizionali.<a name="testo5"></a></p></blockquote>
<p>Si tratta dunque ancora, in buona sostanza, di una contrapposizione fra lirismo e antilirismo – che includerà però, nel nostro caso, come cercheremo in alcuni casi di dimostrare, tratti di un lirismo relativamente asoggettivo, caratterizzato da una dismissione di ogni tirannide epistemica dell’«autore reale»; o ancora forme autobiografiche ma sostanzialmente antiliriche. Rispetto dunque alla definizione di Zublena, saremo forse più liberali non già nell’estensione ma nell’intensione: non solo, nei nostri autori, i tratti citati non occorrono «necessariamente [...] tutti insieme», ma sostanziali divergenze limitano l’omogeneità di questo gruppo, cui dunque potremmo scherzosamente pensare come a un ampio centrosinistra della poesia italiana. (E si pensi a fenomeni di frangia, come l’aria di famiglia che potrebbe scorgersi fra certo Inglese – che pure si farebbe fatica a definire come il più tradizionale tra gli autori qui inclusi – e il pur apprezzabile ma, sono d’accordo, lirico-lirico Gezzi del recente <em>L’attimo dopo</em><a name="testo6"></a>). Tuttavia, le parentele non mancano. Autori di opzioni decisamente <em>brachilogiche</em> ed <em>ellittiche</em> sono Annovi, Biagini, l’ultima Frene, Giovenale, Marzaioli, Pugno, Sannelli, in certi casi anche Ventroni: un carattere dominante. Una tendenza invece quantitavamente eccedente, dall’ambizione ermeneutica più classica, può esser vista in Inglese, in specie il primo Inglese ma anche quello delle ultime <em>Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato</em>, in Riviello o, ancora, nei testi più lunghi di Ventroni o nella prima Frene, ma anche, criptata in modi diversi, in Zaffarano o Bortolotti da un lato e in Calandrone dall’altra. All’opposto, le affinità autoattribuite – come per esempio all’interno del gruppo di lavoro e sito GAMMM, che comprende Bortolotti, Giovenale, Inglese e Zaffarano (e comprendeva Sannelli), oltre che i notevoli Alessandro Broggi e Andrea Raos, o della Camera Verde, gloriosa galleria, casa editrice e luogo d’incontro romana, il cui catalogo annovera, oltre ai cinque di GAMMM qui rappresentati, anche Marzaioli – non sono sempre, a un esame critico, le più convincenti.</p>
<p><em>Poesia fuori del sé</em>, fuori cioè del suicentrismo lirico – e anche fuori di quel surrogato avanguardista del sé cartesiano che, in un’ipotesi di Testa, sarebbe l’«enfasi sull’aspetto monumentale dell’opera, sui suoi tratti di immobilità e compiutezza»: enfasi che condurrebbe nel fronte della tradizione «alla sopravvalutazione del valore estetico o, nel caso dell’avanguardia, pragmatico del testo»<a name="testo7"></a>. Ma qualche parola va pure spesa per un fenomeno molto importante della poesia italiana recente: il suo multiplo uscire <em>fuori da sé</em>. Per due versi, infatti, si potrebbe parlare di «poesia fuori della poesia» come fenomeno di punta del decennio. In primo luogo, una maggioranza qualificata di poeti qui antologizzati pratica attivamente altre arti, portando queste loro dimensioni espressive a interagire fittamente con la testualità. Nella gran parte dei casi si tratta della fotografia (almeno Annovi, Bortolotti, Calandrone, Giovenale, Inglese, Marzaioli, Ventroni, Zaffarano, mentre Pugno ha collaborato strettamente con il fotografo Elio Mazzacane), ma annoveriamo forme installative (Biagini), musicali (Zaffarano), teatrali e cinematografiche (Calandrone, Inglese, Pugno, Sannelli), videoartistiche (Inglese), persino incisioni (Frene) e coreografie (Ventroni) eccetera eccetera. Questo aspetto merita di essere studiato a fondo e qui non ci limitiamo che ad annotarlo – rilevando anche come esso sia stato raccolto e incoraggiato, in un circolo virtuoso, da una delle collane più coraggiose della poesia italiana di questi anni, quella “fuoriformato” diretta da Andrea Cortellessa per Le Lettere di Firenze che ha ospitato le opere forse più importanti di Giovenale e Pugno e senz’altro la più importante di Ventroni.</p>
<p>Esiste un altro senso in cui la poesia è <em>uscita</em> fuori di sé. Si tratta della risorgenza della poesia in prosa, o meglio (i coinvolti tengono molto alla distinzione) della «prosa in prosa», titolo dell’altro “fuoriformato”<a name="testo8"></a> che ha avuto il merito di portare il fenomeno alla piena attenzione degli addetti. Non solo scrivono in prosa Bortolotti, Giovenale, Inglese e Zaffarano, ovvero i quattro dei sei autori di <em>Prosa in prosa</em> inclusi in questa antologia: ma lo fanno o lo hanno fatto anche Calandrone, autrice di interessanti prosimetri, Marzaioli, Riviello, Sannelli e in qualche misura Ventroni. Fra gli esperti del sottogenere, o del non-genere, ci si divide sull’appartenenza di questo alla prosa o alla poesia, ma a noi pare che, al di là di questioni nominalistiche, <em>queste</em> prose siano <em>poeticamente</em> apparentabili alla poesia. Ci soccorre in questa convinzione Paolo Giovannetti, il critico più esperto del genere, quando sostiene in apertura della sua introduzione a <em>Prosa in prosa</em>:</p>
<blockquote><p>In Francia o negli Stati Uniti, ma certo in molte altre parti dell’universo <em>global</em>, <em>Tecniche di basso livello</em> [l’ultimo libro di Bortolotti] e questo che state leggendo ora <em>sono libri di poesia</em>. Anzi, per dirla tutta e per prendere nettamente posizione: il volume di Bortolotti e questo che state leggendo ora <em>sono libri di poesia</em><a name="testo9"></a>.</p></blockquote>
<p>Per l’argomentazione tassonomica rimandiamo alla lettura di Giovannetti: qui basti ribadire come oggi, non solo in Italia, la scrittura di prose brevi e fortemente antinarrative sia un quasi monopolio dei poeti, anche per reazione, come ha intelligentemente notato Inglese, a una sorta di <em>claustrofobia</em> che il verso imporrebbe:</p>
<blockquote><p>Una buona parte degli autori che oggi in Francia e in Italia scelgono di scrivere poesia in prosa lo fanno per un’<em>insofferenza</em> nei confronti del verso e di ciò che esso implica in termini di automatismi stilistici, lessicali e persino tematici. A volte si constata un vero e proprio «disgusto» del verso, che ovviamente è conseguenza di una necessità di rottura nei confronti delle aspettative del genere nel loro insieme<a name="testo10"></a>.</p></blockquote>
<p>Esiste dunque un’obiettiva consonanza fra chi oggi pratica la <em>prose en prose</em> come naturale estensione o complemento della propria attività poetica e un autore come Bortolotti che ne fa l’unico mezzo espressivo: l’eccezione in questo caso conferma proverbialmente la regola; in questo senso, e forzando un po’, alla certezza con cui in alcune interviste Bortolotti si confessa prosatore, ci sentiamo di controbattere, con Giovannetti, che Bortolotti è un poeta e non lo sa.</p>
<p>Un’ultima nota metodologica. Abbiamo preferito limitare il numero di poeti a quelli che ci sono parsi strettamente necessari e preferito fornire di ciascuno un’ampia scelta, maggiore di quanto normalmente accada nelle antologie. Questa opzione ha ovvi vantaggi, ma comporta un rischio maggiore di omettere autori importanti. Del resto, il medesimo rischio vale per chiunque metta mano a un’antologia, qualunque sia il numero di poeti che decide di antologizzare, per un misterioso fenomeno di asintotica insufficienza. È il peccato originale di ogni antologia, si direbbe: la sua cattiva infinità. Precorrendo i tempi, dichiaro fin da subito i miei principali (non certo gli unici) dubbi: oltre ai poeti già citati in questo testo e nelle note, aggiungo qui Luigi Socci e Italo Testa. Come quelli, anche questi faranno di certo molto parlare di sé: fuori di sé, com’è ovvio.<em></em></p>
<h3><em>Note:</em></h3>
<p><a name="nota1"></a> <em>Parola plurale. Sessantaquattro poeti italiani fra due secoli</em>, a cura di Giancarlo Alfano, Alessandro Baldacci, Cecilia Bello Minciacchi, Andrea Cortellessa, Massimiliano Manganelli, Raffaella Scarpa, Fabio Zinelli, Paolo Zublena (luca sossella, 2005). Va notato che, in alcuni casi con notevole precocità, <em>Parola plurale</em> antologizzava cinque degli autori qui riproposti (in ordine alfabetico: Biagini, Frene, Giovenale, Inglese, Sannelli) e ne citava altri due (Pugno e Ventroni) fra gli esclusi per criteri di «soglia bibliografica». <a href="#testo1">⇑</a></p>
<p><a name="nota2"></a> Un criterio più ovvio, quello dell’esiguità delle opere edite, ha impedito l’inclusione di autori – in alcuni casi già noti per la loro attività critica o narrativa – che vanno seguiti con grande attenzione. È il caso di citare almeno Elisa Davoglio, Gilda Policastro, Luigi Severi. <a href="#testo2">⇑</a></p>
<p><a name="nota3"></a> E. Testa, <em>Antagonisti e trapassanti: soggetto e personaggi in poesia</em>, in <em>Per interposta persona. Lingua e poesia nel secondo Novecento</em>, Bulzoni, 1999, pp. 11-32: 12; cit. in P. Zublena, <em>Chiusure ospitali e altri paradigmi di disseminazione</em>, in <em>Nuovi poeti italiani</em> (a cura Eiusd.), fasc. monografico di «Nuova Corrente», n. 135, gennaio-giugno 2005, pp. 163-190: 169. Il numero contiene anche un importante saggio di G. Alfano e antologizza poeti italiani del decennio 1996-2005: in ordine di nascita Bonito, Zuccato, Lo Russo, Raimondi, Berisso, Gardini, Inglese, Frene, Raos, Giovenale, Biagini, Pugno, Fusco, Santi, Di Prima, De Alberti, Maccari, Gezzi. <a href="#testo3">⇑</a></p>
<p><a name="nota4"></a> E. Testa, <em>L’esigenza del libro</em>, in <em>La poesia italiana del Novecento. Modi e tecniche</em>, Pendragon, 2003, pp. 97-119: 114-118. <a href="#testo4">⇑</a></p>
<p><a name="nota5"></a> P. Zublena, <em>Come dissemina il senso la poesia di ricerca</em>, s.d., sul sito dell’Enciclopedia Treccani all’indirizzo <a title="Link Zublena" href="http://www.treccani.it/Portale/sito/lingua_italiana/speciali/poeti/zublena.html" target="_blank">http://www.treccani.it/Portale/sito/lingua_italiana/speciali/poeti/zublena.html</a>. Corsivo nostro. <a href="#testo5">⇑</a></p>
<p><a name="nota6"></a> M. Gezzi, <em>L’attimo dopo</em>, luca sossella, 2009. <a href="#testo6">⇑</a></p>
<p><a name="nota7"></a> E. Testa, <em>Antagonisti e trapassanti&#8230;</em>, cit., <em>ibidem</em>. <a href="#testo7">⇑</a></p>
<p><a name="nota8"></a> Andrea Inglese, Gherardo Bortolotti, Alessandro Broggi, Marco Giovenale, Michele Zaffarano, Andrea Raos, <em>Prosa in prosa</em>, Le Lettere, 2009. La definizione di «prosa in prosa» si deve allo scrittore francese Jean-Marie Gleize, che parla proprio di «uscite» dalla poesia (<em>Sorties</em>, Questions théoriques, 1999). <a href="#testo8">⇑</a></p>
<p><a name="nota9"></a> Paolo Giovannetti, <em>Dopo il sogno del ritmo. Installazioni prosastiche della poesia</em>, introduzione a <em>Prosa in prosa</em>, cit., pp. 5-17: 5. Da notare che l’autore della preziosa nota finale, Antonio Loreto, diverge tassonomicamente: si tratta per lui di prose. Andrea Inglese ascrive altrove queste prose alle «arti poetiche», termine costruito in analogia con le «arti visive». <a href="#testo9">⇑</a></p>
<p><a name="nota10"></a> A. Inglese, <em>Poesia in prosa e arti poetiche. Una ricognizione in terra di Francia</em>, in «Trivio», n. 0, 2008, pp. 85-109: 85. <a href="#testo10">⇑</a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/25/poesia-fuori-del-se-poesia-fuori-di-se/">Poesia fuori del sé, poesia fuori di sé</a></p>
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		<title>Poeti degli anni zero all&#8217;Esc</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 13:30:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gherardo bortolotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<strong>POETI DEGLI ANNI ZERO</strong>
<p style="text-align: left;"></p>
<p style="text-align: justify;">Venerdì <strong>25 febbraio</strong> 2011, alle <strong>ore 18:00</strong>, Walter <strong>Pedullà</strong>, Massimiliano <strong>Manganelli</strong>, Francesco <strong>Muzzioli</strong>, Tommaso <strong>Ottonieri</strong> e Vincenzo <strong>Ostuni</strong> presentano <em>Poeti degli anni Zero</em>, l&#8217;ultimo numero de <strong>L’ILLUMINISTA</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>L&#8217;Illuminista</em>, rivista di cultura contemporanea diretta da Walter Pedullà e pubblicata da <a title="edizioni ponte sisto" href="http://www.edizionipontesisto.it/catalogo-pontesisto.html" target="_blank">Edizioni Ponte Sisto</a>, dedica un numero monografico (anno X, n.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/16/poeti-degli-anni-zero-allesc-2/">Poeti degli anni zero all&#8217;Esc</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>POETI DEGLI ANNI ZERO</strong></h2>
<p style="text-align: left;"><img class="size-medium wp-image-38171 alignnone" title="poeti degli anni zero" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/02/copertina_ill_-213x300.jpg" alt="poeti degli anni zero" width="213" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">Venerdì <strong>25 febbraio</strong> 2011, alle <strong>ore 18:00</strong>, Walter <strong>Pedullà</strong>, Massimiliano <strong>Manganelli</strong>, Francesco <strong>Muzzioli</strong>, Tommaso <strong>Ottonieri</strong> e Vincenzo <strong>Ostuni</strong> presentano <em>Poeti degli anni Zero</em>, l&#8217;ultimo numero de <strong>L’ILLUMINISTA</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>L&#8217;Illuminista</em>, rivista di cultura contemporanea diretta da Walter Pedullà e pubblicata da <a title="edizioni ponte sisto" href="http://www.edizionipontesisto.it/catalogo-pontesisto.html" target="_blank">Edizioni Ponte Sisto</a>, dedica un numero monografico (anno X, n. 30, febbraio 2011, pp. 352) alla poesia degli autori italiani apparsi nel primo decennio del 2000.<span id="more-38169"></span></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;antologia, curata da Vincenzo Ostuni, contiene testi di Gian Maria Annovi, Elisa Biagini, Gherardo Bortolotti, Maria Grazia Calandrone, Giovanna Frene, Marco Giovenale, Andrea Inglese, Giulio Marzaioli, Laura Pugno, Lidia Riviello, Massimo Sannelli, Sara Ventroni e Michele Zaffarano.</p>
<p style="text-align: justify;">La serata si terrà presso <strong><a title="esc atelier autogestito" href="http://www.escatelier.net/" target="_blank">Esc Atelier autogestito</a></strong> –  via dei Volsci 159 (San Lorenzo), Roma -, all&#8217;interno del progetto <a href="http://esc-argot.blogspot.com/">EscArgot / scrivere con lentezza</a>. Saranno presenti gli autori, con letture e interventi.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui, il reading su facebook: <a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=187619891277971">http://www.facebook.com/event.php?eid=187619891277971</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/02/16/poeti-degli-anni-zero-allesc-2/">Poeti degli anni zero all&#8217;Esc</a></p>
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		<title>Lo scrittore solo (il Fatto Quotidiano &#8211; sabato 13 febbraio 2010)</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 12:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>evelina santangelo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>da<a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578"> il Fatto Quotidiano &#8211; sabato 13 febbraio 2010</a></p>
<p>LIBERTA&#8217;</p>
<p><strong>Saviano può pubblicare per Mondadori? E si può</strong></p>
<p><strong>collaborare con giornali non allineati? La polemica</strong></p>
<p><strong>infuria sul web.</strong></p>
<p><em>A novembre, Vincenzo Ostuni, direttore editoriale di Ponte alle Grazie fonda un gruppo su Facebook in cui lancia un Appello a Roberto Saviano perché smetta di pubblicare per Mondadori.</em>&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/02/14/lo-scrittore-solo-il-fatto-quotidiano-sabato-13-febbraio-2010/">Lo scrittore solo (il Fatto Quotidiano &#8211; sabato 13 febbraio 2010)</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>da<a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578"> il Fatto Quotidiano &#8211; sabato 13 febbraio 2010</a></p>
<p><span style="color: #ff0000;">LIBERTA&#8217;</span></p>
<p><strong>Saviano può pubblicare per Mondadori? E si può</strong></p>
<p><strong>collaborare con giornali non allineati? La polemica</strong></p>
<p><strong>infuria sul web.</strong></p>
<p><em>A novembre, Vincenzo Ostuni, direttore editoriale di Ponte alle Grazie fonda un gruppo su Facebook in cui lancia un Appello a Roberto Saviano perché smetta di pubblicare per Mondadori. nella speranza che il suo esempio venga seguito da altri scrittori. Helena Janeczek (scrittrice ed editor di Gomorra) il 20 gennaio scrive un articolo sul blog «Nazione Indiana» dal titolo «Pubblicare per Berlusconi?» in cui difende le ragioni di chi lavora e pubblica con il gruppo Mondadori, facendo una distinzione tra lavorare per un gruppo editoriale e collaborare con un organo di stampa che abbia una precisa linea editoriale, come il quotidiano «Libero», inserendosi così nella polemica tra il critico letterario Andrea Cortellessa e lo scrittore Paolo Nori riguardo alla scelta di Nori di collaborare con «Libero». Polemica che ha suscitato commenti molto duri su diverse testate («Libero», «il Giornale», «il Corriere della Sera»). Lo scrittore Vincenzo Consolo ha deciso di non partecipare a un’iniziativa einaudiana in favore di Roberto Saviano per via di un’intervista rilasciata dallo stesso Saviano a «Panorama», in cui dice di essersi formato su Jünger, Pound, Celine.</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p><strong>Evelina Santangelo</strong></p>
<p>In una conferenza tenuta nel 1976 all’Amherst College Calvino, cercando di definire gli usi politici giusti e sbagliati della letteratura, avviava quel suo discorso dicendo che «la funzione pubblica più richiesta in Italia» in quegli anni sembrava essere «la provocazione», consacrata «dalla vita, dalla morte e dalla vita postuma di Pasolini». E non aveva alcuna remora nel sostenere di non essere d’accordo con quell’idea invalsa nel «vasto pubblico nazionale» di concepire lo scrittore come un «provocatore». <span id="more-30366"></span>Ora, quel riferimento al «vasto pubblico per il romanzo italiano» e quella libertà di giudizio con cui Calvino si esprime su un altro scrittore e intellettuale della statura di Pasolini (al di là di qualsiasi altra considerazione di merito) toccano due aspetti essenziali in cui si iscrive il ruolo sociale dello scrittore: l’attenzione del pubblico e l’indipendenza di giudizio, la radicale libertà di non ritenere niente e nessuno insindacabile.</p>
<p>Se guardiamo al nostro tempo e alle nostre circostanze, probabilmente la gran parte di noi vedrebbe nell’«andamento intellettuale» e culturale qualcosa di molto simile alla vertiginosa alienazione sintetizzata da Bradbury in Fahrenheit 451, dove tutto è ridotto a indistinto «pastone» mass mediatico in cui non è nemmeno contemplata l’idea che si possa persino dissentire.</p>
<p>In un mondo del genere (o molto simile), parole come quelle espresse da Calvino, quel modo stesso di ragionare e argomentare, di sicuro non avrebbe diritto di cittadinanza, non perché qualcuno non potrebbe anche pronunciarle, ma perché non ci sarebbe quasi nessuno in grado o interessato ad ascoltarle. E questa circostanza, che definisce il nostro tempo, è una debolezza di cui non si può non tener conto, volendo interrogarsi sul ruolo e le responsabilità che attengono agli scrittori nell’odierno spaesamento e sradicamento (sociale, economico, culturale).</p>
<p>Così, mentre da una parte lo scrittore è percepito dalla stragrande maggioranza del pubblico di romanzi come un intrattenitore o un qualsiasi produttore di beni di consumo, dall’altra, e di contro, chi vorrebbe scrittori più coraggiosi, più combattivi, più calati nel corpo delle nostre contraddizioni, anzi delle nostre specifiche anomalie, finisce per delegare ogni responsabilità etica, politica, culturale a uno solo, fatto simbolo. Una condizione aberrante per uno scrittore, anche se lo scrittore si chiama Roberto Saviano, con tutto il coraggio, l’impegno che evoca un libro come Gomorra. Pure di questo bisogna tenere conto per fare un discorso sul ruolo sociale dello scrittore nel tentativo di comprendere in che modo si possa spezzare, intanto, questa doppia solitudine: dell’unico, trasformato in simbolo dell’idea stessa di impegno, e dei tanti, noti a cerchie più o meno ristrette di cultori, fan, lettori e, per il resto, macinati in quella centrifuga lì, che tende all’indistinto.</p>
<p>In questo stato di cose, la prima considerazione che verrebbe da fare ha a che vedere proprio con l’irrilevanza sociale dello scrittore nella sua specificità. «La letteratura, – dice Calvino in quello stesso intervento, – è necessaria alla politica prima di tutto quando essa dà voce a ciò che è senza voce&#8230; le tendenze represse negli individui e nella società», ed è necessaria, in modo più indiretto, in quanto «capacità di imporre modelli di linguaggio, di visione, d’immaginazione».</p>
<p>Ora, quel che oggi, più che mai, «non ha voce» sembra proprio questa peculiarità. Non è che non ci siano scrittori in grado di concepire e dar forma a visioni o immaginazioni capaci di interrogare il proprio tempo, il fatto è che le loro visioni, le loro immaginazioni o intuizioni non riescono quasi mai a collegarsi in una sorta di circuito, in una sorta di discorso più vasto e intrecciato, anche contraddittorio, quel genere di discorso-a-più-voci che costituisce, e dà anche rilevanza sociale a una società letteraria, intellettuale, artistica soprattutto se riesce a innestarsi in altri discorsi non specificatamente letterari: discorsi politici, discorsi sociali, discorsi identitari&#8230; tutti quei discorsi insomma di cui dovrebbe esser fatta la vita civile di un paese civile, e che definiscono nel loro complesso lo spazio pubblico.</p>
<p>Invece, quel che oggi possiamo registrare, senza nemmeno voler entrare nel merito specifico delle questioni, va tutto nella direzione opposta: 1) qualsiasi accenno a una divergenza di vedute riguardo, ad esempio, al ruolo e alle responsabilità di uno autore (come è accaduto nel caso delle obiezioni mosse dal critico Andrea Cortellessa allo scrittore Paolo Nori sulla scelta di collaborare con il quotidiano «Libero», per via della sua linea editoriale) viene tacciato da una parte non irrilevante della stampa («Libero», «il Corriere della Sera») di «ostracismo», ostracismo smentito dallo stesso Paolo Nori, che, essendo scrittore attento all’uso delle parole, sa quale responsabilità implichi un loro uso distorto; né questo suscita un qualche dibattito; 2) qualsiasi dissenso riguardo ai modelli culturali di riferimento (come quello espresso da Vincenzo Consolo nei confronti di Roberto Saviano quando questi evoca autori non tanto di destra ma espressione di una visione discriminatoria dell’umanità), qualsiasi dissenso del genere, espresso in modo radicale da parte di uno scrittore nei confronti di un altro scrittore è ugualmente tacciato più o meno dalle stesse testate di «ostracismo» e, per il resto, come nel caso precedente, sostanzialmente lasciato cadere nell’indifferenza. E questo mentre, da più parti, parti anche molto diverse tra loro, anzi opposte, (dal «Giornale» a «Libero», ai firmatari dell’Appello a Saviano perché lasci la Mondadori) si sollevano accuse, obiezioni, dubbi che, al di là di ogni altra considerazione, entrano nel merito di una questione fondamentale e più vasta: la libertà e autonomia di espressione rispetto a qualsiasi proprietà editoriale, contro quella che Helena Janeczeck ha definito una «visione padronale dei rapporti aziendali».</p>
<p>Questioni del genere che riguardano la funzione stessa dello scrittore come radicale espressione di un pensiero libero e irriducibile, esigerebbero quel discorso più vasto di cui si diceva prima, non questo solitario, episodico levarsi di voci, ora zittite ora destinate a cadere vittime di quella forma di censura, o meglio di autocensura, che accompagna il senso della propria irrilevanza, in un momento, tra l’altro, in cui ci vorrebbero non solo visioni, ma appunto trame, narrazioni capaci di riannodare i fili dispersi di un paese che sembra aver perso se stesso, il proprio retroterra, la propria stessa ossatura.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/02/14/lo-scrittore-solo-il-fatto-quotidiano-sabato-13-febbraio-2010/">Lo scrittore solo (il Fatto Quotidiano &#8211; sabato 13 febbraio 2010)</a></p>
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		<title>Siamo i Fangio della cultura che non paga</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/12/18/siamo-i-fangio-della-cultura-che-non-paga/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2008/12/18/siamo-i-fangio-della-cultura-che-non-paga/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Dec 2008 09:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Franz Krauspenhaar</strong></p>
<p></p>
<p>Questa è la colonna videosonora del mio sciopero dell’autore, ispirato allo sciopero dell’autore di cui si  è ampiamente parlato sulle <a href=" http://www.nazioneindiana.com/2008/12/01/sciopero-dellautore/#more-11641">colonne doriche</a> di Nazione Indiana, e poi ripreso dal blog multiautore <a href="http://http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2008/12/sciopero-dellautore-mario-galzigna-ci-racconta-il-suo/">Ibridamenti</a>.<br />
Nel frattempo, io con il mio blog personale <a href="www.markelo.net">www.markelo.net</a> e altri scrittori, abbiamo tambureggiato.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/12/18/siamo-i-fangio-della-cultura-che-non-paga/">Siamo i Fangio della cultura che non paga</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Franz Krauspenhaar</strong></p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/xoimATBQXfA&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/xoimATBQXfA&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>Questa è la colonna videosonora del mio sciopero dell’autore, ispirato allo sciopero dell’autore di cui si  è ampiamente parlato sulle <a href=" http://www.nazioneindiana.com/2008/12/01/sciopero-dellautore/#more-11641">colonne doriche</a> di Nazione Indiana, e poi ripreso dal blog multiautore <a href="http://http://www.ibridamenti.com/universita-del-futuro/2008/12/sciopero-dellautore-mario-galzigna-ci-racconta-il-suo/">Ibridamenti</a>.<br />
Nel frattempo, io con il mio blog personale <a href="www.markelo.net">www.markelo.net</a> e altri scrittori, abbiamo tambureggiato. Tra i propugnatori dello sciopero dell’autore, come Vincenzo Ostuni, si è deciso di creare un sito internet <a href="www.scioperodellautore.org">www.scioperodellautore.org</a> nel quale vengono immessi i vari contributi alla discussione. La discussione è uscita dai blog entrando dalla porta trionfale del social network Facebook, dove sono stati pubblicati altri interessanti contributi.<br />
Ma torniamo al filmato che sta in cima a questo pezzo: <strong>Juan-Manuel Fangio</strong>, storico grande campione argentino della Formula Uno, per me rappresenta l’autore oggi, in Italia.<span id="more-12476"></span> In un mondo pieno di rischi, quello della Formula Uno di 50 anni fa, Fangio correva rischiando la vita a ogni metro d’asfalto. Qui, in questo filmato del 1957, ha 46 anni, un anno prima di ritirarsi. Un’età non più verde. Eppure il campione rischiava ancora; per scelta, sì, ma quelle erano le auto in dotazione allora, quelle le piste.  Fangio è per me l’autore che deve correre su una pista (la vedrete) piena di rappezzi, terribilmente irregolare. Su auto che erano dei siluri della morte, con posteriori lunghi e scodanti. Quelle auto potentissime e velocissime, che raggiungevano facilmente i 300 km/h, non avevano nemmeno il servosterzo. A ogni uscita di curva il pilota doveva controsterzare, pattinando spesso con quelle ruote strette nemmeno lontanamente paragonabili a quelle delle auto di oggi. Nessuna via di fuga in caso di uscita di pista, niente di niente, all’esterno, per attutire i colpi e i rischi di quest’uscita, spesso d’anticipo a una tragedia. Ecco, l’autore rischia la propria vita, nel senso della propria dignità, senza la possibilità di parare i colpi. In un mondo letterario e giornalistico assurdo. In un mondo letterario e giornalistico italiano assurdo, che pretende di far vivere la cultura con il volontariato dell’autore. Perché in Italia la cultura è considerata un lusso per pochi eletti. Eletti che, per poter fare bene il proprio lavoro, devono sacrificare molte cose, e vivere a volte con grosse difficoltà economiche.<br />
Per scrivere da autore in Italia bisogna essere ricchi di famiglia o avere, sempre parlando di famiglia, una tara psichica, come nel mio caso. Per scrivere da autore non si possono fare vari lavori, perché questi non possono che distrarre dall’obiettivo principale di ogni autore: quello di creare, di promuovere, di recensire, discutere, dare vita a un progetto artistico. Questione di organizzazione del proprio tempo? Qualcuno ci riesce, certo, ma dove va a finire la professionalità?<br />
Collaborazioni giornalistiche gratuite, network radiotelevisivi che non pagano nemmeno le spese di spostamento di un ospite, scrittori che sono ormai diventati come le vacche al mercato, o come i cani delle corse, pronti a scattare al via seguendo una lepre finta pur di dire “ci sono”, come se questo fosse davvero importante, mentre è effimero, come uno spot pubblicitario mandato in onda una sola volta. I nuovi giullari buoni per tutte le stagioni, servi del potere, che è a sua volta un conglomerato di caos che viene da lontano… Pochi spiccioli per articoli su importanti giornali, pagati a babbo morto, dunque mesi e mesi dopo, o spesso non pagati, e dunque ecco l’autore che deve ricorrere a un buon avvocato per ottenere quel che gli spetta… Scrivere è elitario? No. E dunque pubblicare su certi giornali è un lusso. Dunque, per loro, per i padroni della cultura, che  l’autore stia zitto, e ringrazi anche che ha trovato uno spazio dove infilare le sue parole!<br />
Ma è possibile continuare in questo modo? Correre su questa pista piena di rappezzi e di buche, rischiando tutto per le proprie idee?<br />
Sembra che questa discussione si sia persa nei rivoli di discussioni che finiscono per diventare sterili. Alla fine, siamo qui a domandarci, e legittimamente, chi sia l’autore. La mia impressione è che, non esistendo un metro di valutazione chiaro per dire chi è un autore e chi no, in un mondo di scriventi spesso velleitari, chiunque può dirsi autore e spacciare le proprie righe per verbo di pregnanza artistica. In un mondo letterario nel quale i bookjockeys (felice neologismo creato anni fa da Tiziano Scarpa) dettano le regole, nel quale i D’Orrico, sprezzantemente, promuovono la letteratura che fa loro comodo, come se un lettore diventasse critico, come se i lettori dei siti come Anobii potessero fare critica e spiegare cosa è un libro agli altri lettori… In questa carneficina della giustizia e del buonsenso, tra le stanze puzzolenti della “pescheria-letteratura”, cioè sui banconi del “pesce-libro” che viene sostituito a breve, perché puzza presto, sostituito da altro pesce-libro destinato anch’esso a marcire in fretta, l’autore è spesso  il pescatore di pesci di razza che non vengono nemmeno acquistati per un assaggio.<br />
E dunque ingrassano i maneggioni che stanno attorno al mercato, i mercanti in fiera: editori che spingono solo ciò che hanno deciso di pubblicizzare in anticipo, giornali  sempre in ritardo su ciò che davvero succede, bookjockeys senza alcuna morale, critici che non riescono a fare il loro lavoro, essendo anch’essi dei Fangio a rischio d’ incidente in curva, altri critici che pensano soltanto a coltivare il loro orto, i loro autori, la loro piccola scuola di polizia privata. </p>
<p>Un autore è un professionista della scrittura, che è capace anche di dare un valore aggiunto: il valore aggiunto artistico. Al di là delle copie vendute, un autore riconosciuto come tale dovrebbe poter godere delle minime garanzie di sussistenza. Ecco anche perché, invitato da Fahrenheit a Roma perché tra i finalisti del Libro dell’Anno, non ci sono andato; totalmente intorpidito dalle mie difficoltà, senza nessuna voglia di esserci per continuare a fare il commesso viaggiatore di me stesso; ho perso un’occasione, lo so, ma è stato più forte di me. Non ho voluto far parte della corsa dei cani, e la chiamo così perché io la vedo così. Un ente radiotelevisivo nazionale che non garantisce un rimborso spese nemmeno di viaggio è specchio rotto di questo dannato paese. E’ una questione di dignità, di rispetto per se stessi: non si può sempre dire di sì, sempre seguire l’onda, sempre dimostrarsi acquiescenti con le perverse non regole che ci affliggono, ci mortificano, ci umiliano.  Andare a quella trasmissione, per quanto prestigiosa e ben fatta, a queste condizioni, significava per me, ancora una volta, dire di sì al sistema, significava ancora una volta piegarsi alla prossima rischiosissima curva della morte. Siamo in un mondo di squali e di pescetti impauriti. E nel mondo della cultura italiana nessuno che sollevi mai la questione della “vile pecunia”. Un grande tabù che è come un cancro al cervello. Un grande tabù che somiglia all’antico tabù sessuale sul diritto delle donne all’orgasmo.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/12/18/siamo-i-fangio-della-cultura-che-non-paga/">Siamo i Fangio della cultura che non paga</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Lo &#8220;sciopero dell&#8217;autore&#8221;: Un’iniziativa di dissenso dai governi nazionali e locali di centrodestra</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2008/12/01/sciopero-dellautore/</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 06:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Invitati a leggere nostri testi nell’ambito di una manifestazione patrocinata, tra gli altri, dal Comune di Roma, ci siamo trovati a dover svolgere una riflessione che esorbita dai margini dell’invito e da quelli di una semplice lettura di poesie.<br />
L’attuale condizione storica, per Roma e per l’Italia, rappresenta una soluzione di continuità con il recente passato politico, per altro di già controversa lettura.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/12/01/sciopero-dellautore/">Lo &#8220;sciopero dell&#8217;autore&#8221;: Un’iniziativa di dissenso dai governi nazionali e locali di centrodestra</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Invitati a leggere nostri testi nell’ambito di una manifestazione patrocinata, tra gli altri, dal Comune di Roma, ci siamo trovati a dover svolgere una riflessione che esorbita dai margini dell’invito e da quelli di una semplice lettura di poesie.<br />
L’attuale condizione storica, per Roma e per l’Italia, rappresenta una soluzione di continuità con il recente passato politico, per altro di già controversa lettura. È la cronaca di questi giorni a evidenziarlo: si assiste a tentativi inquietanti e inequivocabili di compressione della libertà di espressione, del diritto all’istruzione, del pluralismo politico, a un rapido e continuo impoverimento del discorso pubblico. Nonostante il fatto che alcune azioni del governo, a livello nazionale e locale, non costituiscano altro che un’accentuazione in senso negativo di prassi dei precedenti governi, anche di centrosinistra, il momento presente ci appare tuttavia uno snodo cruciale nella storia del nostro Paese, dalle potenzialità profondamente degenerative. D’altro canto, le nuove istanze di protesta e le nuove iniziative di emancipazione in atto oggi nella società italiana ci sembrano da sostenere e da affiancare in ogni modo a noi possibile.<br />
<span id="more-11641"></span><br />
Ci siamo chiesti se non fosse dunque raccomandabile partecipare alla rassegna portando la protesta al suo interno, attraverso una lettura muta, la lettura di testi di «impegno civile» o simili. Abbiamo concordato nel ritenere insufficienti questi mezzi, convinti come siamo che ogni iniziativa culturale pubblica che fa capo alla politica del governo e delle amministrazioni locali (come anche l’industria culturale privata che fa capo al presidente di questo stesso governo) trovi nell’accoglienza di voci dissenzienti e di denuncia – denuncia a cui non è comunque concesso travalicare certi limiti – il principale mezzo di neutralizzazione di ogni dissidenza. Da queste considerazioni, è nata infine la decisione dei cinque firmatari di praticare a partire da oggi uno “sciopero dell’autore”: di non partecipare in qualità di autori a nessuna manifestazione che rechi il patrocinio della coalizione di centrodestra – fino a sostanziali ripensamenti di questa circa il rispetto dei diritti civili costituzionalmente sanciti, in particolare nei campi dell’istruzione e del lavoro; e di non prender parte a manifestazione culturali patrocinate dal centrosinistra, nelle realtà locali in cui esso si renda colpevole di paragonabili guasti.<br />
Dalle medesime considerazioni, nasce anche la decisione di trasformare la nostra decisione in un appello e un invito.</p>
<p>L’appello è rivolto ad autori e interpreti di qualunque campo: architetti, artisti visivi, donne e uomini di spettacolo e di cinema, musicisti, scrittori, saggisti delle più varie discipline, traduttori eccetera; a chiunque ritenga che la propria capacità di produzione intellettuale rappresenti la propria posizione nel mondo. Proponiamo a tutti di entrare con noi in sciopero e dare pubblico segnale di non voler partecipare, astenendosene in misura regolare o intermittente (come nella tradizione dello sciopero a singhiozzo o a scacchiera, e a seconda delle necessità di vita e delle realtà territoriali), a iniziative pubbliche patrocinate da enti nazionali e locali governati da questo centrodestra; né, dove necessiti, a manifestazioni promosse dalle più discutibili fra le amministrazioni locali di centrosinistra.</p>
<p>A tutti gli aderenti rivolgiamo inoltre un invito a muoversi con noi verso la seconda e indispensabile fase di quest’iniziativa. Un invito a individuare, contattare, popolare e rivitalizzare assieme i già esistenti spazi alternativi, pubblici o privati, in cui presentare libri, leggere poesie, fare musica, organizzare mostre o proiezioni ecc.; e a trovarne di nuovi, coordinandoci in una rete nazionale. Una rete che, sotto l’egida dello “sciopero dell’autore”, dovrà saper rappresentare un atteggiamento tutt’altro che aventiniano, ma di rinnovata militanza intellettuale, in chi vorrà aderirvi.</p>
<p><strong>Marco Giovenale<br />
Giulio Marzaioli<br />
Vincenzo Ostuni<br />
Luigi Severi<br />
Michele Zaffarano</strong></p>
<p>Con preghiera di diffusione.<br />
Per aderire, scrivi a scioperodellautore@gmail.com<br />
o adesioni@scioperodellautore.org<br />
www.scioperodellautore.org<br />
<em><br />
[Presentiamo in questa sede un documento elaborato nelle scorse settimane, che nella sua prima redazione ha creato malintesi che non trovavano fondamento nelle intenzioni dei cinque promotori. Questa versione accoglie inoltre preziosi suggerimenti tanto dei primi aderenti quanto di interlocutori che (ancora) non hanno aderito.]</em></p>
<p>Hanno già aderito:</p>
<p>Damiano Abeni<br />
Alessandra Amitrano<br />
Enzo Apicella<br />
Alessandro Baldacci<br />
Gianni Barbacetto<br />
Simone Barillari<br />
Roberto Bartali<br />
Rossella Bernascone<br />
Francesco Brignola<br />
Donatella Brindisi<br />
Marco Capoccetti Boccia<br />
Pietro Cheli<br />
Cristiano de Majo<br />
Alessandra Di Pietro<br />
Beppe Soundoctor Fontana<br />
Gemma Gaetani<br />
Vincenzo Gallico<br />
Mario Gamba<br />
Simone Garzella<br />
Aldo Garzia<br />
Aldo Giannuli<br />
Marco Giovenale<br />
Armando Gnisci<br />
Emiliano Laurenzi<br />
Tommaso Lisa<br />
Andreina Lombardi Bom<br />
Massimiliano Manganelli<br />
Alessandro Mariotti<br />
Francesco Marotta<br />
Giulio Marzaioli<br />
Lucio Monocrom<br />
Alberto Nerazzini<br />
Valentina Nicolì<br />
Matteo Nucci<br />
Vincenzo Ostuni<br />
Maria Carla Ottaiano<br />
Massimiliano Panarari<br />
Melissa Panarello<br />
Nunzia Penelope<br />
Annalisa Picardi<br />
Lorenza Pieri<br />
Luigi Pingitore<br />
Ferruccio Pinotti<br />
Luciana Preden<br />
Alessandro Raveggi<br />
Rita Regoli<br />
Andrea Rényi<br />
Martina Rinaldi<br />
Edoardo Salerno<br />
Luigi Severi<br />
Marco Simonelli<br />
Paola Tavella<br />
Francesca Valente<br />
Francesca Vitale<br />
Michele Zaffarano<br />
Isabella Zani<br />
Paolo Zanotti</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/12/01/sciopero-dellautore/">Lo &#8220;sciopero dell&#8217;autore&#8221;: Un’iniziativa di dissenso dai governi nazionali e locali di centrodestra</a></p>
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		<title>La poesia di ricerca oggi in Italia (2)</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2007 06:54:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a title="immagine-100.jpg" href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/05/immagine-100.jpg"><br />
</a>Casa della Poesia, largo Marinai d’Italia, <strong>Milano</strong><br />
<strong>8 maggio 2007</strong>, ore 21</p>
<p>La poesia di ricerca oggi in Italia (2)</p>
<p><em>A cura di Andrea Inglese </em></p>
<p>Con <strong>Francesco Forlani</strong>, <strong>Florinda Fusco</strong>, <strong>Francesca Genti</strong>, <strong>Vincenzo Ostuni</strong>, <strong>Laura Pugno</strong>, <strong>Massimo Rizzante</strong>.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/05/05/la-poesia-di-ricerca-oggi-in-italia-2/">La poesia di ricerca oggi in Italia (2)</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="immagine-100.jpg" href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/05/immagine-100.jpg"><img src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/05/immagine-100.thumbnail.jpg" alt="immagine-100.jpg" /><br />
</a>Casa della Poesia, largo Marinai d’Italia, <strong>Milano</strong><br />
<strong>8 maggio 2007</strong>, ore 21</p>
<p>La poesia di ricerca oggi in Italia (2)</p>
<p><em>A cura di Andrea Inglese </em></p>
<p>Con <strong>Francesco Forlani</strong>, <strong>Florinda Fusco</strong>, <strong>Francesca Genti</strong>, <strong>Vincenzo Ostuni</strong>, <strong>Laura Pugno</strong>, <strong>Massimo Rizzante</strong>.</p>
<p><span id="more-3847"></span><br />
Questo incontro si pone come ideale proseguimento dell’esplorazione intorno alle scritture di ricerca in Italia avviata il 23 novembre 2006 sempre alla Casa della Poesia. L’attenzione è portata sopratutto ad autori compresi tra i trenta e i quarant’anni, ossia ad autori con un percorso importante alle spalle, ma il cui lavoro merita una maggiore notorietà, soprattutto nei confronti di un pubblico non specialistico.<br />
Gli autori presenti possono essere associati tra loro secondo tre direttrici di ricerca fondamentali: la pronuncia infantile e straniante di Forlani e Genti, che assume nel primo tratti di plurilinguismo comico e nella seconda figurazioni di fiaba ipermoderna, la relazione tra parola poetica e memoria storica di Ostuni e Rizzante, il quotidiano e l’oggettuale visionari di Fusco e Pugno. Queste direttrici non offrono che punti d’avvio per un ascolto, in quanto ognuno di questi poeti lavora a costituire un vocabolario e un repertorio di forme del tutto personale.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/05/05/la-poesia-di-ricerca-oggi-in-italia-2/">La poesia di ricerca oggi in Italia (2)</a></p>
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		<title>I nostri stessi sottosopra &#8211; G. &#8211; Prima plurale</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/05/i-nostri-stessi-sottosopra-g-prima-plurale/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2007/01/05/i-nostri-stessi-sottosopra-g-prima-plurale/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 05 Jan 2007 05:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Ostuni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Vincenzo Ostuni</strong></p>
<p>[Date alcune loro caratteristiche grafiche e di impaginazione, presento queste poesie inedite di Vincenzo Ostuni in formato pdf. Ringrazio l'Autore per la gentile concessione.]</p>
<p><a id="p3055" href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/trefaldonipernazioneindiana200701022.pdf">trefaldonipernazioneindiana200701022.pdf</a></p>
<p>Vincenzo Ostuni (Roma, 1970) lavora come direttore editoriale per la Fazi Editore. Negli anni Novanta è stato animatore del gruppo LARP (Laboratorio aperto di ricerca poetica) e della rivista &#8220;Dàrsena&#8221;.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/01/05/i-nostri-stessi-sottosopra-g-prima-plurale/">I nostri stessi sottosopra &#8211; G. &#8211; Prima plurale</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Vincenzo Ostuni</strong></p>
<p>[Date alcune loro caratteristiche grafiche e di impaginazione, presento queste poesie inedite di Vincenzo Ostuni in formato pdf. Ringrazio l'Autore per la gentile concessione.]</p>
<p><a id="p3055" href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/trefaldonipernazioneindiana200701022.pdf">trefaldonipernazioneindiana200701022.pdf</a></p>
<p><small>Vincenzo Ostuni (Roma, 1970) lavora come direttore editoriale per la Fazi Editore. Negli anni Novanta è stato animatore del gruppo LARP (Laboratorio aperto di ricerca poetica) e della rivista &#8220;Dàrsena&#8221;. Ha pubblicato <em>Faldone zero-otto</em> (<a href="http://www.unilibro.it/find_buy/result_editori.asp?publisher_id=6456&amp;idaff=0">Oèdipus</a>, Salerno-Milano 2004, nella cinquina del Premio Napoli) e appena terminato <em>Faldone zero-venti</em>, da cui sono tratti i tre &#8220;faldoni&#8221; qui presentati. Suoi testi sono presenti in varie riviste (&#8220;Dàrsena&#8221; stessa, e poi soprattutto &#8220;il Caffè illustrato&#8221;) e antologie.</small></p>
<p>[E a complemento della lettura riporto l'"Avvertenza" che chiude <em>Faldone zero-venti</em>. a.r.]</p>
<p><span id="more-3054"></span></p>
<p>AVVERTENZA</p>
<p>Questo <em>Faldone zero-venti</em> prosegue e integra il lavoro inaugurato con <em>Faldone zero-otto</em> (Oèdipus, Salerno-Milano 2004). Quel libro, avvertivo in nota, raccoglieva testi la cui stesura originaria risaliva agli anni 1992-2000, i cui versi, per facilità d’impaginazione, erano stati coartati in misure medio-lunghe; in realtà, piuttosto stabilmente a partire almeno dal 1996, erano stati invece scritti in misure francamente lunghe o lunghissime. Le principali operazioni subìte dai testi già presenti in quella raccolta sono state le seguenti: per quelli successivi al ’96 restituzione, dunque, di una versificazione in lunghezza e complessità simile all’originale; riversificazione, per adattarle invece al verso lungo, dei non molti precedenti quella data; parecchie espunzioni; parecchie ridistribuzioni da un faldone all’altro. Queste ultime due mi consentono di accennare brevemente a una caratteristica cruciale del volume. Il concetto di “faldone” – ossia, a conti fatti, di <em>file</em> (ventuno, dallo zero al venti, sono quelli in cui è diviso il libro) – implica comportamenti insoliti: il primo è che la struttura di nessun faldone (tranne lo “zero”, un’infantile del 1975, che corrisponde all’esergo-totem «dio ci ha creati…») è <em>de jure</em> immune da modifiche: che lo sia, in edizioni future, sarà mera contingenza; per intanto, nessuno dei primi otto faldoni, che raccolgono quasi per intero testi presenti in <em>Faldone zero-otto</em>, è identico all’edizione Oèdipus, e solo quattro ne conservano il titolo. In secondo luogo, e a differenza di quanto, per un bisogno di strutturazione che oggi (ma potrebbe andare diversamente in futuro) mi pare incoerente e compensatorio, avveniva nello zero-otto, cui avevo impartito una struttura ternaria (esplicitamente dantesca, persino nel presentare il primo e il secondo terzo un interlocutore maschile, l’ultimo un’interlocutrice femminile), i singoli faldoni non intrattengono fra loro una relazione d’ordine stabile: per mera necessità editoriale (non si può pubblicare un volume di poesie in dispense staccabili!), ho scelto qui di seguire un criterio <em>grosso modo</em> cronologico (solo <em>grosso modo</em>: alcuni faldoni, in specie fra i primi, contengono versi scritti nell’arco di quindici anni, dal ’92 al 2006, appunto; e importanti sono le eccezioni anche nei faldoni dall’otto al venti, che pure ospitano soprattutto “foglietti” stesi dopo il 2000) e tematico; questo a sua volta comporta che la lettura sequenziale del testo sia solo scarsamente preferibile a una lettura per sondaggi. In terzo luogo ancora, non è chiara l’unità di misura elementare nella quale suddividere il volume. Ciascuno dei faldoni, infatti, porta un titolo; ma al suo interno presenta gradi di uniformità alquanto variabili. Alcuni di essi potrebbero essere letti come poemetti, e le suddivisioni interne, segnate da numeri arabi, apparire persino di comodo, non più sostanziali di respiri o punteggiature (e in versioni precedenti, pubblicate su rivista o meno, erano assenti); altri ancora come “<em>suite</em>”, termine in voga ma spesso piuttosto impreciso; altri potrebbero essere apparentati a “sezioni standard” di una qualsiasi raccolta; né presentano necessariamente un’interna conformità stilistica. Ebbene, la scelta di rendere omogenea la presentazione tipografica (titoli dei faldoni in occhiello su pagina altrimenti vuota; suddivisione dei faldoni in testi segnati da numeri arabi e composti di séguito, senza la tradizionale interruzione di pagina; eventuale sub-suddivisione in numeri romani minuscoli) non solo deliberatamente depista, ma interroga criticamente – che non significa, certamente, ridurre a impossibile – ogni distinzione di quel genere: fra poemetto, <em>suite</em>, sezione o altro. Il medesimo concetto di faldone, collegato com’è con la nozione di amovibilità (assoluta: ossia espunzione e inserimento; o relativa: ossia spostamento e dunque rifunzionalizzazione) dei “documenti” in esso presenti, mostra del resto come i medesimi spostamenti e inserzioni ed espunzioni effettuati per quest’edizione non debbano esser letti come miglioramenti d’autore alla precedente. Di quest’opera, nelle intenzioni, fa parte a pieno titolo la storia dei suoi mutamenti; e ciò, oltre al resto già descritto, ne fa un quadratico <em>work in progress</em>.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/01/05/i-nostri-stessi-sottosopra-g-prima-plurale/">I nostri stessi sottosopra &#8211; G. &#8211; Prima plurale</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Questioni e generazioni: alcuni autori nati negli anni 1968-77</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Apr 2006 10:29:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><em>Parte prima: Corpo, gelo, tempo, oggetti</em></p>
<p>di <strong>Marco Giovenale</strong></p>
<p>Il secondo termine del titolo scelto per questa piccola antologia di voci poetiche, ossia il termine indistinto e plurale “generazioni”, riceve da tempo e da più parti critiche severe. Sono giustificate, a parere di chi scrive.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/04/07/questioni-e-generazionialcuni-autori-nati-negli-anni-1968-77/">Questioni e generazioni: alcuni autori nati negli anni 1968-77</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Parte prima: Corpo, gelo, tempo, oggetti</em></p>
<p>di <strong>Marco Giovenale</strong></p>
<p>Il secondo termine del titolo scelto per questa piccola antologia di voci poetiche, ossia il termine indistinto e plurale “generazioni”, riceve da tempo e da più parti critiche severe. Sono giustificate, a parere di chi scrive. Si parlerà qui di una generazione, meglio: quella dei nati nel decennio chiuso tra il 1968 e il 1977. Per due motivi: in primo luogo, perché alcune delle voci che ad essa appartengono, pur lette e studiate, meritano ulteriore approfondimento, attenzione e riscontro critico. E in secondo luogo perché può esser bene che il riscontro si svolga –  da parte dei critici che vorranno accogliere le proposte di lettura – intorno ad alcune questioni precise e ricorrenti che i nati in quell’arco di tempo sembrano porre senza mezzi termini ai lettori. Si viene così alla prima parte del titolo.<br />
<span id="more-1992"></span><br />
Se parlando della poesia scritta e letta dagli anni Settanta in avanti non sono rari gli accenni a una polverizzazione delle tematiche e delle forme, tale da non permettere di ricondurre i poeti pubblicati nell’ultimo quarto di secolo a contorni troppo minutamente precisabili, è altrettanto vero che per gli autori giovani, ossia per chi giusto in anni di polverizzazione<em> nasceva</em>, si può ora – con esattezza difendibile – parlare di elementi di identità, coesivi di temi e stili. Si possono intravedere anzi vedere somiglianze, tracciare isoipse nel paesaggio variabilissimo delle scritture.<br />
Tanto i poeti chiamati in causa quanto i due campi tematici attorno a cui vengono raggruppati meriteranno poi approfondimenti, che qui si sollecitano: anche per ampliare la serie dei nomi in gioco; e per una – del tutto sperabile – estensione dei temi e delle categorie di riferimento.</p>
<p>L’ipotesi avanzata consiste nell’individuare, nel/dal complesso delle voci, alcuni nodi tematici e formali comuni, tra i quali due possono essere per il momento evidenziati: quello relativo a una nuova scrittura antirealistica <em>fredda</em>; e quello di una poesia della <em>visibilità e dicibilità del mondo </em>(senza neorealismo, e senza astrazione).<br />
In questa prima sezione antologica si presentano alcuni testi degli autori del nodo che potrebbe essere intitolato <em>Corpo, gelo, tempo, oggetti </em>(come per l’occasione di <em>RomaPoesia 2005 </em>suggerivo). I poeti sono <strong>Gian Maria Annovi, Elisa Biagini, Alessandro Broggi, Giovanna Frene, Florinda Fusco, Vincenzo Ostuni, Laura Pugno, Massimo Sannelli</strong>.<br />
L’indicazione relativa al corpo, alla percezione del tempo e alla presenza (enigmatica) di oggetti e ambienti ‘raggelanti’ (dal lessico di nitore araldico dei testi di Sannelli, all’arredamento postmoderno ma severo nei versi di Biagini), circoscrive una parte consistente del lavoro degli autori. Senza dare ai termini “freddezza” o “gelo” un connotato negativo. Al contrario. Una costellazione di non pochi nomi solidi fa da radice: pensiamo alla scrittura metaforica-metamorfica di Valerio Magrelli; alle intermittenze di autoanalisi e riferimenti ipercolti di un autore come Giuliano Gramigna; al controllo assoluto del testo – anche nel muovere dichiarazioni ‘politiche’ e civili – attuato da Franco Buffoni; allo sguardo distaccato e tutto-denotativo che viene dai ritratti a penna di Valentino Zeichen, o dalla semplificazione del paesaggio in Giampiero Neri; ma pensiamo al vasto laboratorio di Amelia Rosselli, Nanni Cagnone, Giuliano Mesa (specie nei <em>Quattro quaderni</em>).</p>
<p>Negli autori che leggeremo qui, la scrittura si dimostra capace di semantizzare le aree fredde della sintassi, a volte le singole unità grammaticali, l’inusualità delle situazioni ‘fotografiche’ catturate. Da un lato un’impazienza o anarchia di fondo mette fra parentesi o abroga canali strettamente psicoanalitici come vie di lettura del disagio e della sofferenza. Dall’altro si direbbe che comunque a una modalità più latamente ma non ingenuamente analitica si debba una costante <em>ossessione dell’osservazione</em>: referto, scatto b/n da morgue, o accensione cromatica improvvisa, segmento di pellicola, <em>frame</em>, campo fisso. Ossessione che può nascere tanto da scelte e studio rigorosi, al limite dell’ascesi, quanto – per ossimoro – dall’incandescenza di storie individuali, oppressione, lutto. Dalle linee della misura (Ponge, Beckett, gli autori del segno) e da quelle indiscutibilmente debordanti (beat, Burroughs, Artaud): questo, dovendo elencare sommariamente filiazioni solo letterarie.</p>
<p>Ma è un errore: si dovrebbe semmai – o in parallelo – indagare in direzione di molta musica elettronica, della fotografia e degli oltraggi di Matthew Barney, di Nan Goldin, fino al gelo puro di Boltanski, agli interni ostili di Luisa Lambri, di Alessandra Tesi, ai set di David Lynch. C’è una prossimità spiccata fra le pagine di Biagini e quelle di Pugno e Fusco. È del tutto legittimo leggere <em>L’ospite</em>, di Biagini, il poemetto <em>Spostamento</em>, di Frene, o i racconti di <em>Sleepwalking</em>, di Pugno, avvertendo il medesimo ronzio albino ostile sottile e penetrante (necessario come un nuovo set di suoni, alte frequenze), che viene dagli spazi cavi limpidi – o ‘sparati’ in cybachrome – di Lambri e Tesi, aree modulate per inquietare, non per accogliere.</p>
<p>E ancora. I corpi e brani di corpi esposti nel freddo/bianco autoptico della pagina, come compaiono nella poesia di Annovi (“il cancro luminoso del tuo volto”), o le “marionette maltirate” di Ostuni, possono sì in un primo momento – e superficialmente – indurre il lettore a intravedere calchi espressionisti (Benn? <em>Cervelli</em>, o <em>Morgue</em>, certo). È però proprio avendo in mente intere costanti artistiche del Novecento – specie di area postmoderna – che si osserva come un nesso simile non possa funzionare del tutto, non sia esaustivo. (Nella stessa serie di testi compare in Annovi un “angelo nero di gommapiuma / &#8230; / miracolo forse in tuta / di latex”: la vita degli oggetti è del tardo Novecento, decisamente – come il verso conclusivo della poesia dimostra, con un sottile rimando alle “parole-trattino” di Magrelli). (E, in tema di espressionismo, cfr. l’introduzione di A.Cortellessa a Elisa Biagini, in <em>Parola plurale. Sessantaquattro poeti italiani fra due secoli</em>, Roma, Luca Sossella, 2005, p.1029)</p>
<p>Parlare di ossessione dell’osservazione non deve d’altro canto far perdere di vista una evidenza, legata alla qualità antirealistica e non (interamente) <em>rappresentazionale</em> delle opere. Il gelo deforma in vario modo le immagini: è una curvatura razionale ogni volta delusa e reimpostata, entro i parametri di una filosofia del linguaggio discussa pagina dopo pagina, in Ostuni; è una costruzione o percorso onirico di giustapposizioni e iterazioni di figure (vocaboli e animali e sfingi) in colori acidi da fumetto o clip post-human, in Laura Pugno; è uno spostamento di sguardo e desiderio e disgusto violentemente significato per “la datità, l’essenza delle cose, il sorso / bevuto all’orlo della sepoltura” in Frene (<em>Datità</em>); è una segmentazione e nuova formulazione dello spazio visto in minimi riquadri e gruppi sillabici, in Biagini; è al contrario, in Florinda Fusco, una corrente ampia interamente estroflessa di <em>linee</em> grafico-ritmiche sovraccariche delle immagini del corpo, all’incontro di voci di autori come Artaud, Rosselli, Pizarnik (di cui Fusco è traduttrice).</p>
<p>E ancora altro ma analogo tipo di freddo interviene nelle pagine di Sannelli e Broggi: razionale, non post-umano. (Simili i lavori di Paola Zallio, o di Giulio Marzaioli, entrambi pubblicati da Anterem, di Alessandro Di Prima, specie in <em>Atlante del padre</em>, edito da Book; o di Renata Morresi, riconducibile però all’area di scritture – tra impegno e ipercodifica/magma linguistico – di cui Rosaria Lo Russo è asse di riferimento).</p>
<p>Alessandro Broggi opera con riporti e cut-up, assemblaggi in prosa come in poesia, combinando stringhe di frasi limpide, addirittura comuni, fino a stagliare microracconti, o situazioni e installazioni anche solo linguistiche che funzionano, <em>girano</em>, proprio nel momento in cui paradossalmente sottraggono contesto e piena decodificabilità agli enunciati che le impalcano, o quando ne denunciano il vuoto. È una tecnica vicina a quella di altri tre autori che di molta sperimentazione degli anni Sessanta e Settanta sanno fare accortissimo uso: Carlo Dentali, Michele Zaffarano e Gherardo Bortolotti.</p>
<p>Della poesia di Massimo Sannelli sono fortemente percettibili le scansioni brevi, il ricorso a tutte le tecniche della spezzatura e dell’interruzione, laddove una figura di flusso sembrerebbe dominare invece tutto il suo lavoro: la <em>sequenza</em> (anche in accezione mistica). Il clic esplicativo sarà allora da rintracciare in un amore e pietas fontale che getta il linguaggio nell’umiltà di una nominazione mai intera del mondo: oscura, <em>clus</em>, per eccesso di luce (sia pure una luce – appunto – fredda per via di assoluta vigilanza e presenza di una lunga tradizione lirica: di radici mediolatine e romanze).</p>
<p>*</p>
<p><em>Questioni e generazioni: alcuni autori nati negli anni 1968-77</em>. Parte prima: Corpo, gelo, tempo, oggetti, saggio e antologia di autori in «Poesia», a. XIX, n. 202, febb. 2006, pp. 49-58</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/04/07/questioni-e-generazionialcuni-autori-nati-negli-anni-1968-77/">Questioni e generazioni: alcuni autori nati negli anni 1968-77</a></p>
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		<title>È in edicola</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2006 16:16:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>il <a href="http://www.poesia.it/Archivio/2006/somm_02_06.htm">n. 202 di “Poesia”</a> (Crocetti), con il primo di due articoli di Marco Giovenale dedicati ad alcuni autori nati negli anni 1968-77. Il secondo testo uscirà in marzo. In entrambi è proposta una sezione antologica.<br />
In questo numero di febbraio sono raccolti testi di Gian Maria Annovi, Elisa Biagini, Alessandro Broggi, Giovanna Frene, Florinda Fusco, Vincenzo Ostuni, Laura Pugno, Massimo Sannelli.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/02/10/e-in-edicola/">È in edicola</a></p>
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In questo numero di febbraio sono raccolti testi di Gian Maria Annovi, Elisa Biagini, Alessandro Broggi, Giovanna Frene, Florinda Fusco, Vincenzo Ostuni, Laura Pugno, Massimo Sannelli.</p>
<p>Il titolo dato a questo primo saggio e segmento antologico è legato al lavoro affrontato nel contesto di <a href="http://www.romapoesia.it/2005/ropo2005.htm">RomaPoesia 2005</a>: Corpo, gelo, tempo, oggetti. Si tratta di un intervento in buona parte indipendente da quella occasione di incontro, ma che a vari campi tematici e riflessioni e discorsi lì impostati fa riferimento.</p>
<p><em>[ M.G., Questioni e generazioni. Alcuni autori nati negli anni 1968-77. Prima parte: Corpo, gelo, tempo, oggetti, in “Poesia”, a. XIX, n. 202, febbraio 2006, pp. 49-58 ] </em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/02/10/e-in-edicola/">È in edicola</a></p>
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