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	<title>Nazione Indiana &#187; Vittorio Arrigoni</title>
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		<title>Poesia per Vittorio Arrigoni</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 04:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <strong>Carlo Cuppini</strong></p>
<p style="text-align: right;">18 aprile 2011</p>
<p style="text-align: left;">
</p><p>Caro Andrea,<br />
lo choc e il dolore per l&#8217;assassinio di Vittorio Arrigoni, dopo ore e giorni di mutismo incredulo, mi ha imposto di cercare le parole.<br />
come scrivere una poesia &#8220;in memoria&#8221;, che sia vera, ma non sia orrendamente retorica, e che soprattutto sia una poesia e non un proclama?&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/29/poesia-per-vittorio-arrigoni/">Poesia per Vittorio Arrigoni</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Carlo Cuppini</strong></p>
<p style="text-align: right;">18 aprile 2011</p>
<p style="text-align: left;">
<p>Caro Andrea,<br />
lo choc e il dolore per l&#8217;assassinio di Vittorio Arrigoni, dopo ore e giorni di mutismo incredulo, mi ha imposto di cercare le parole.<br />
come scrivere una poesia &#8220;in memoria&#8221;, che sia vera, ma non sia orrendamente retorica, e che soprattutto sia una poesia e non un proclama?<br />
si può scrivere una poesia con uno scopo e un contenuto?<br />
non lo so.<br />
per me la poesia è lo scontro tra la necessità soggettiva, corporale, umorale, di dire qualcosa (&#8216;quel&#8217; qualcosa, e non altro) e l&#8217;oggettività e l&#8217;estraneità del piano del linguaggio, ogni segmento del quale vive di vita propria, e ci è riconsegnato così com&#8217;è dalla società e della storia, e anche dalla natura, e noi non possiamo governarlo, ma solo combatterci cercando di spuntarla in qualche modo&#8230;<br />
vabbe&#8217;, non so perché mi sono lanciato in queste considerazioni di poetica.<br />
in ogni caso vorrei farti leggere questa cosa che è uscita, non fosse altro che per condividerla anche con te<br />
un caro saluto<br />
Carlo</p>
<p><span id="more-38849"></span></p>
<p>*</p>
<p>mettono una accanto all&#8217;altra le teste</p>
<p>le nostre poi le fanno scoppiare che dice</p>
<p>dice non si va dal veterinario che i bimbi</p>
<p>i bambini non si curano ormai i bambini</p>
<p>i pezzi di bimbi non si rimettono a posto i bambini</p>
<p>dovranno giocare al dottore da soli che dice che</p>
<p>neanche parlare si può oramai ché una volta</p>
<p>scoppiate le teste non ha senso il parlare non ha</p>
<p>non ha voce la storia non ha lessico</p>
<p>il cuore o la mente e quei pezzi di testa</p>
<p>scoppiati nel vuoto ronzio di telecamere rotative</p>
<p>che non ricordano l&#8217;odore dello zolfo né sanno</p>
<p>chi è stato e noi qui non</p>
<p>se una corda o un sacchetto di plastica o cosa</p>
<p>se chiediamo perché o chi mai o</p>
<p>chi altri mai se non</p>
<p>noi rimasti senza chi senza</p>
<p>l&#8217;ombra di di un uomo che era</p>
<p>la voce di un uomo che buono e coraggio e</p>
<p>scelta che scelta di vita la vita che voce che volto</p>
<p>che umile buono coraggio non è affatto poco</p>
<p>nel fare nel dire non è</p>
<p>affatto poco che ora qui non</p>
<p>non sappiamo che dire che fare che noi</p>
<p>ricordare non basta ma che</p>
<p>ricordare Vittorio non basta</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/29/poesia-per-vittorio-arrigoni/">Poesia per Vittorio Arrigoni</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Per non dimenticare Vik</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 10:57:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[lorenzo galbiati]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio Arrigoni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><br />
di <strong>Lorenzo Galbiati﻿</strong></p>
<p>Vedo tutto dall’alto della platea, seduto in un posto quasi d’angolo dietro all’altare. La palestra è gremita dalle 15,30. Siamo sicuramente più di 2000. Molte persone hanno dovuto adattarsi a sedersi nel prato circostante l’edificio. Su ogni vetrata della palestra è appesa una bandiera della pace, l’unica consentita, come ha più volte dichiarato al microfono una rappresentante della famiglia.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/28/per-non-dimenticare-vik/">Per non dimenticare Vik</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=10,0,0,0" width="640" height="390"><param name="movie" value="http://tv.repubblica.it/static/swf/z_adv_player.swf"></param><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param value="bgColor=black&amp;autostart=false&amp;keyT=&amp;key=&amp;baseURL=http://tv.repubblica.it/static/images/player/&amp;file=repubblicatv/file/2011/04/arrigoni200411_cap.mp4&amp;repeat=false&amp;logo=0&amp;strip=0&amp;nielsenBrand=repubblicatv_&amp;brand=brand_repubblicaradio&amp;dState=normal&amp;scaleMethod=fit&amp;rel=false&amp;fsType=fl&amp;baseURL=http://tv.repubblica.it/static/images/player/&amp;videoTitle=Vittorio Arrigoni, il video-testamento&amp;streamURL=http://tv.repubblica.it/edizione/milano/vittorio-arrigoni-il-video-testamento/66739?video&amp;nielsenBrand=repubblicatv_&amp;pub=edizione###milano" name="flashvars"><embed src="http://tv.repubblica.it/static/swf/z_adv_player.swf" allowScriptAccess="always"  type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="640" height="390" flashvars="bgColor=black&amp;autostart=false&amp;keyT=&amp;key=&amp;baseURL=http://tv.repubblica.it/static/images/player/&amp;file=repubblicatv/file/2011/04/arrigoni200411_cap.mp4&amp;repeat=false&amp;logo=0&amp;strip=0&amp;nielsenBrand=repubblicatv_&amp;brand=brand_repubblicaradio&amp;dState=normal&amp;scaleMethod=fit&amp;rel=false&amp;fsType=fl&amp;baseURL=http://tv.repubblica.it/static/images/player/&amp;videoTitle=Vittorio Arrigoni, il video-testamento&amp;streamURL=http://tv.repubblica.it/edizione/milano/vittorio-arrigoni-il-video-testamento/66739?video&amp;nielsenBrand=repubblicatv_&amp;pub=edizione###milano"></embed></param></object><br />
di <strong>Lorenzo Galbiati﻿</strong></p>
<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } -->Vedo tutto dall’alto della platea, seduto in un posto quasi d’angolo dietro all’altare. La palestra è gremita dalle 15,30. Siamo sicuramente più di 2000. Molte persone hanno dovuto adattarsi a sedersi nel prato circostante l’edificio. Su ogni vetrata della palestra è appesa una bandiera della pace, l’unica consentita, come ha più volte dichiarato al microfono una rappresentante della famiglia.</p>
<p>Le bandiere della Palestina ci sono, ma tenute ammainate o fuori dalla palestra.<span id="more-38897"></span></p>
<p>Alle 16,20 arriva il corteo funebre. La bara di Vittorio ha sopra, al centro, la bandiera della pace, e ai lati le bandiere della Palestina e dell’Italia. Dietro ci sono la madre, Egidia Beretta, la sorella di Vittorio, i familiari e gli amici più cari.</p>
<p>Applaudiamo per un minuto.</p>
<p>Molti di noi solo ora iniziano a capire, realmente, che Vittorio è morto.</p>
<p>Ha inizio il funerale religioso, che è prima ancora una messa pasquale. Il  parroco di Bulciago, don Roberto Crotta, ricorda che Vittorio non era ispirato da motivazioni cristiane, e che la Chiesa non intende farne un suo martire. E tuttavia, il suo essere stato “pronto a donare la vita per il popolo palestinese”, come scrisse Vittorio in una lettera alla madre, unito alla sua tragica sorte, rende la sua testimonianza di scottante pregnanza cristiana.</p>
<p>Al termine della funzione, due preti concelebranti prendono la parola. Il primo ricorda com’era Vittorio da ragazzo, a Bulciago, toccando le corde dei cuori, già sensibili, dei partecipanti. Ma è il discorso del secondo prete a segnare, in modo sorprendente e definitivo, la cerimonia. Il vescovo emerito di Gerusalemme, monsignor Hilarion Capucci, molto anziano, si avvicina lentamente al pulpito, e inizia a parlare con un filo di voce. Gli sistemano il microfono. Ma anche le frasi successive arrivano stentoree e spente. Finché, d’un tratto, pronunciando “popolo palestinese”, la sua voce si leva forte e chiara, piena. Il pubblico è scosso; il vescovo pare accendersi. “Questo popolo sofferente!”, pronuncia con una veemenza che da sola ci restituisce l’ingiustizia che i palestinesi stanno subendo. Applaudiamo. E il vescovo si sente investito a parlare a nome di tutta la Palestina, forse anche a nome di Dio, poiché non ha indugi a dichiarare Vittorio “martire della Palestina e santo”, e lo ripete più volte, in mezzo a uno scrosciare di applausi. Un uomo palestinese, in divisa e con la kefiah che gli scende sulle spalle, si alza e mentre il vescovo parla, si dirige all’altare, si ferma davanti alla bara di Vittorio e vi appoggia sopra la sua kefiah. Un altro uomo, che dall’inizio della funzione ha tenuto in mano, avvolta, la bandiera palestinese, si sente ora in dovere di sventolarla. Il vescovo declama il suo discorso tra gli applausi: “il mio gregge è il popolo palestinese e anche Vittorio è stato il pastore di questo gregge; è morto come Cristo per un popolo maltrattato!”</p>
<p>Ancora qualche parola del parroco, giusto il tempo di dare la benedizione e uscire, e dalla platea, poco dietro di me, viene intonata “O bella ciao”. Il pubblico si lancia in un canto liberatorio.</p>
<p>Ha inizio il funerale civile, finalmente. Il coro della messa, molto attivo durante la cerimonia religiosa, lascia il posto alla Banda degli ottoni, che sale sul palco e intona di nuovo “O bella ciao”.</p>
<p>Viene proiettato un filmato con Vittorio, girato nel cimitero di Gaza. E’, di fatto, il suo videotestamento. Molti di noi lo avevano già visto, altri lo vedono ora per la prima volta. Intorno a me le persone piangono.</p>
<p>Al microfono parlano, ricordano. Un sindaco del casertano. Il rappresentante dell’ANPI. Un’amica di infanzia di Vittorio, a nome dei bulciaghesi che lo conoscono dai tempi della scuola. Il vicesindaco di Bulciago, che esprime la sua riconoscenza per quanto gli ha insegnato la famiglia Arrigoni in fatto di impegno e umiltà, una famiglia di partigiani, da cui Vittorio ha più volte detto di aver preso il DNA per combattere in nome degli oppressi. Maria Elena Delia, coordinatrice della Freedom Flotilla Italia, e amica di Vittorio, lo ricorda a nome del Free Gaza Movement, il movimento che lo ha portato a Gaza nel 2008. Un altro amico, che viveva con Vittorio a Gaza da un anno. Appartiene all’International Solidarity Movement (ISM), l’associazione internazionale con cui Vittorio a Gaza andava a difendere i pescatori e i contadini palestinesi facendo da scudo umano per i cecchini dell’esercito israeliano, che da 3 anni si esercitano a fare il tiro al bersaglio mentre questi cercano semplicemente di pescare o di raccogliere il prezzemolo. I militanti dei movimenti italiani di solidarietà con la Palestina. Don Nando Capovilla, prete di Pax Christi, che esprime lo sdegno per la mancanza alla cerimonia di un rappresentante del governo.</p>
<p>Per ultima la mamma di Vittorio. Egidia ricorda che suo figlio non era né eroe né martire. Era  un attivista per i diritti umani, diritti che occorre rispettare ovunque. Ammette soltanto, la signora Arrigoni, che Vittorio ha avuto una “vita un po’ speciale”. Forgiata, da quel che ci è dato vedere, in una famiglia speciale. Vittorio aveva solo la sua presenza e la sua parola come armi, ricorda ancora Egidia. Il suo inno di battaglia era: “Restiamo umani”.</p>
<p>Si intona di nuovo “O bella ciao”, questa volta in versione palestinese.</p>
<p><em>E’ questo il fiore del partigiano, </em></p>
<p><em>morto per la libertà.</em></p>
<p>Un partigiano, sì, ma disarmato, pacifista, nonviolento. Partigiano dei popoli oppressi.</p>
<p>Sono già fuori dalla palestra quando parla la signora Egidia. Ho dovuto alzarmi e uscire, dopo più di 4 ore seduto in platea. Non è solo stanchezza e voglia di respirare a pieni polmoni. Sono ormai saturo di emozioni e ho bisogno di liberarmene. C’è in me una commozione che mi sta logorando da 10 giorni e che ha da poco toccato il suo apice. Voglio lasciarla andare. Decido di non entrare più nella palestra, dove il servizio d’ordine ha aperto le porte per consentire l’accesso a quello che subito diventa un lungo corteo di persone che vogliono avvicinarsi alla bara per dare l’ultimo saluto a Vittorio.</p>
<p>Anch’io do il mio ultimo saluto.</p>
<p>Ti abbraccio, <em>hermano</em>, ti ricorderò per i tuoi sogni, li porto dentro di me.</p>
<p><em>Io che non credo alla guerra</em></p>
<p><em>Non voglio esser seppellito sotto nessuna bandiera</em></p>
<p><em>Semmai voglio essere ricordato per i miei sogni</em></p>
<p><em>Dovessi un giorno morire – fra cent’anni</em></p>
<p><em>Vorrei che sulla mia lapide fosse scritto</em></p>
<p><em>Quello che diceva Nelson Mandela</em></p>
<p><em>Un vincitore è un sognatore che non ha mai smesso di sognare</em></p>
<p><em>Vittorio Arrigoni, un vincitore</em></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/28/per-non-dimenticare-vik/">Per non dimenticare Vik</a></p>
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		<title>Arrigoni, vilipendio alla memoria</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/18/arrigoni-vilipendio-alla-memoria/</link>
		<comments>http://www.nazioneindiana.com/2011/04/18/arrigoni-vilipendio-alla-memoria/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 18 Apr 2011 13:38:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[barbarie]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[luca galassi]]></category>
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		<category><![CDATA[Vittorio Arrigoni]]></category>

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		<description><![CDATA[<strong>Come a &#8216;Libero&#8217; scrivono senza verificare le fonti. Lettera al direttore Maurizio Belpietro</strong>
di <strong>Luca Galassi</strong> (da <a href="it.peacereporter.net">Peacereporter</a>)
<a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/lasciatelolà.jpg">&#8230;</a>Maurizio Belpietro,
scusandomi per non aver anteposto al suo nome, che è necessario &#8211; purtroppo &#8211; citare, la parola &#8216;signor&#8217;, o &#8216;direttore&#8217;, o addirittura &#8216;giornalista&#8217;; vedendomi &#8211; mio malgrado &#8211; costretto a rivolgermi in terza persona al mero dato onomastico che la identifica; trovandomi obbligato a rinunciare all&#8217;esercizio della nobile arte del vilipendio (arte nella quale le lascio volentieri la primazia), e non perché lei non la meriti, quanto perché non è mio costume praticarla &#8211; sono un non violento, ahimé -, sarebbe davvero meraviglioso se, una volta tanto nella sua vita, lei potesse verificare le fonti alle quali si abbevera il suo giornale per produrre le sue requisitorie.<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/18/arrigoni-vilipendio-alla-memoria/">Arrigoni, vilipendio alla memoria</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><strong>Come a &#8216;Libero&#8217; scrivono senza verificare le fonti. Lettera al direttore Maurizio Belpietro</strong></div>
<div>di <strong>Luca Galassi</strong> (da <a href="it.peacereporter.net">Peacereporter</a>)</div>
<div><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/lasciatelolà.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-38825" title="lasciatelolà" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/lasciatelolà-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Maurizio Belpietro,</div>
<div id="_mcePaste">scusandomi per non aver anteposto al suo nome, che è necessario &#8211; purtroppo &#8211; citare, la parola &#8216;signor&#8217;, o &#8216;direttore&#8217;, o addirittura &#8216;giornalista&#8217;; vedendomi &#8211; mio malgrado &#8211; costretto a rivolgermi in terza persona al mero dato onomastico che la identifica; trovandomi obbligato a rinunciare all&#8217;esercizio della nobile arte del vilipendio (arte nella quale le lascio volentieri la primazia), e non perché lei non la meriti, quanto perché non è mio costume praticarla &#8211; sono un non violento, ahimé -, sarebbe davvero meraviglioso se, una volta tanto nella sua vita, lei potesse verificare le fonti alle quali si abbevera il suo giornale per produrre le sue requisitorie.</div>
<div id="_mcePaste">Le fonti si verificano, Maurizio Belpietro, perché altrimenti si rischiano figuracce. Come può il suo &#8216;giornalista&#8217; Angelo Pezzana, &#8216;esperto&#8217; della questione palestinese, nell&#8217;articolo scritto ieri su &#8216;Libero&#8217;, parlare di una persona che non ha mai conosciuto (Vittorio Arrigoni), di un territorio che non ha mai visitato (la Striscia di Gaza) e di un&#8217;attività che non ha mai visto (le azioni dell&#8217;International Solidarity Movement)? E come può farlo senza prima aver controllato le fonti che gli hanno raccontato ciò che ha scritto?<span id="more-38824"></span></div>
<div id="_mcePaste">Pezzana scrive: &#8220;Arrigoni scelse la Striscia perché là, e non altrove, pensava fosse possibile realizzare la sconfitta dell&#8217;odiato &#8216;piccolo satana&#8217; che opprimeva i palestinesi&#8221;. Arrigoni non scelse la Striscia per &#8216;sconfiggere Israele&#8217; (forse avrebbe anche voluto possedere la fionda che David usò per sconfiggere Golia, ma, purtroppo per Pezzana, Vittorio non ha mai imbracciato un&#8217;arma), quanto perché &#8220;là e non altrove&#8221; non Hamas, non i salafiti, non i terroristi, ma la popolazione civile aveva bisogno del suo aiuto. Perché? Per poter lavorare i campi, per poter pescare. Senza dover rischiare la morte. Si informi <a href="http://it.peacereporter.net/articolo/14055/Campo+di+battaglia">qui</a>, Maurizio Belpietro, il suo &#8216;giornalista&#8217;. E se considera il nostro sito troppo filo-palestinese, si informi anche <a href="http://www.youtube.com/watch?v=AifrC2Qp_fk">qui</a>, sempre che non ritenga anche i giornalisti della televisione di Stato italiana collaborazionisti di Hamas.</div>
<div id="_mcePaste">Pezzana denuncia: &#8220;Soltanto Hamas, un movimento dichiarato terrorista dall&#8217;Onu e dalla Ue, gli pareva adatto, dopo aver conquistato il potere con un colpo di stato, a realizzare uno Stato palestinese che ha nel proprio statuto la distruzione di Israele&#8221;. Tanto gli pareva adatto, a Vittorio Arrigoni, che un mese fa quelli di Hamas hanno preso a botte lui e i giovani palestinesi del Gybo (Gaza Youth Breaks Out) scesi in piazza per chiedere la fine delle ostilità interne e la riconciliazione in nome dell&#8217;unità nazionale. Vittorio Arrigoni era uno degli organizzatori del movimento contro le lotte di potere tra le fazioni del governo palestinese. Per informazioni, il suo &#8216;giornalista&#8217; può leggere quanto l&#8217;attivista dell&#8217;Ism scrisse in quella occasione, <a href="http://it.peacereporter.net/articolo/27432/Gaza%3A+il+giorno+dell%27unit%E0+e+le+ossa+rotte">qui</a>.</div>
<div id="_mcePaste">Pezzana, nuovamente, accusa: &#8220;Era (Arrigoni, ndr) un pacifista, il che vuol dire che amava la pace, anche se aveva scelto di stare con chi la pace mica la voleva, perché Hamas vuole distruggere Israele, non farci un accordo&#8221;. Arrigoni non aveva scelto di stare con Hamas. Si abbeveri a queste fonti, Maurizio Belpietro, il suo &#8216;giornalista&#8217;: &#8220;Personalmente, come attivista per i diritti umani, Hamas non piace assolutamente. Per cui ho qualcosa da ridire anche a loro, che hanno parecchio limitato i diritti umani da quando hanno vinto le elezioni&#8221;: Vittorio Arrigoni, <a href="http://it.peacereporter.net/articolo/13721/Gaza%2C+eliminate+il+pacifista+italiano">intervista </a>rilasciata al sottoscritto il 14 gennaio 2009.</div>
<div id="_mcePaste">Infine, il &#8216;giornalista&#8217; Pezzana prosegue la sua giaculatoria istituendo un parallelismo del tutto arbitrario tra la morte di Arrigoni e il massacro di una famiglia israeliana in Cisgiordania, a Itamar, il 12 marzo 2011: &#8220;Eppure una famiglia sgozzata nella notte, nella propria casa, se raccontato, fatte vedere le immagini, avrebbe destato una impressione enormemente più forte di quella di Arrigoni, un volontario che svolgeva una sorta di servizio civile in un paese che sta cercando in ogni modo di distruggerne un altro&#8221; Sapesse, Maurizio Belpietro, il suo &#8216;giornalista&#8217; &#8211; giusto a titolo di cronaca &#8211; come gli israeliani, che Pezzana vuole &#8220;degni dello stesso amore&#8221; che Vittorio provava per i palestinesi, si sono comportati dopo l&#8217;orribile eccidio. Lo apprenda <a href=" http://it.peacereporter.net/articolo/27671/Israele%2C+punizione+collettiva">qui</a>.</div>
<div id="_mcePaste">Potrebbe stupirla, Maurizio Belpietro, che a scrivere queste cose non sia un antisemita, un militante pacifista, un fazioso. Ma un giornalista che verifica le fonti. Quelle che forse lei e il suo &#8216;giornalista&#8217; Angelo Pezzana conoscete solo come sorgenti che zampillano dalle montagne lombarde, dove nel week-end portate la famiglia a camminare. Un&#8217;altra famiglia, a pochi chilometri da quelle montagne, è stata distrutta dalla morte del proprio figlio per mano di alcuni barbari fanatici.</div>
<div id="_mcePaste">Chi commette vilipendio su un cadavere viene punito con la reclusione fino a tre anni. Chi, su questo, commette atti di brutalità o di oscenità, è punito con la reclusione da tre a sei anni. Non so se la pubblicazione di falsità come quelle scritte su &#8216;Libero&#8217; abbiano o meno rilevanza penale. Ciò che so è che la memoria, quella sì, di Vittorio, è stata vilipesa. Brutalmente e oscenamente.</div>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/18/arrigoni-vilipendio-alla-memoria/">Arrigoni, vilipendio alla memoria</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Restiamo Umani</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 14:07:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>evelina santangelo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/images1.jpg"></a>Hanno giustiziato Vittorio Arrigoni.</p>
<p>(Era stato rapito  nella Striscia di Gaza da un commando estremista salafita non meglio identificato. Il suo corpo senza vita è stato trovato in un appartamento di Gaza City dai miliziani di Hamas diverse ore prima della scadenza dell’ultimatum che i sequestratori avevano fissato alle 16 di oggi).&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/15/restiamo-umani/">Restiamo Umani</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/images1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-38796" title="images" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/04/images1.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a>Hanno giustiziato Vittorio Arrigoni.</p>
<p>(Era stato rapito  nella Striscia di Gaza da un commando estremista salafita non meglio identificato. Il suo corpo senza vita è stato trovato in un appartamento di Gaza City dai miliziani di Hamas diverse ore prima della scadenza dell’ultimatum che i sequestratori avevano fissato alle 16 di oggi).</p>
<p>Sconcerta e fa riflettere quanto si legge su <a href="http://invisiblearabs.com/?p=3100" target="_self">Invisible arabs </a>in merito alla morte di Vittorio Arrigoni e di Juliano Mer Khamis. Tanto più che: «Fonti ufficiali del governo di Gaza hanno dichiarato alla nostra redazione (<a href="http://www.infopal.it/leggi.php?id=18080">infoPal</a>) che non esiste alcuna organizzazione legata ad al-Qa&#8217;ida a Gaza»</p>
<p>Perché è stato ucciso questo giovane intellettuale italiano, attivista per i diritti umani dell&#8217;International Solidarity Movement?<br />
Che il lutto per questo assassinio non sia anche il lutto della verità.</p>
<p>Vittorio Arrigoni: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=GDAuedAbb-8&amp;feature=related">Restiamo Umani</a></p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/04/15/restiamo-umani/">Restiamo Umani</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Ipotesi per la tonnara di Gaza</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jan 2009 09:28:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di <a href="http://www.pistorius.splinder.com/" target="_blank"><strong>Lorenzo Galbiati</strong></a></p>
<p class="MsoNoSpacing">Il 17 settembre 1948, mentre era in corso la guerra arabo-israeliana, l’emissario dell’ONU <strong>Folke Bernadotte</strong> fu ucciso a Gerusalemme da alcuni terroristi israeliani.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Durante la II Guerra mondiale Bernadotte era stato molto attivo nella Croce Rossa svedese per salvare gli ebrei dai campi di concentramento nazisti e per questo motivo Israele lo aveva accettato come mediatore ONU: evidentemente, il governo sionista non si aspettava che si sarebbe prodigato per salvare i palestinesi dalla <em>pulizia etnica</em> israeliana.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/01/19/ipotesi-per-la-tonnara-di-gaza/">Ipotesi per la tonnara di Gaza</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="http://www.pistorius.splinder.com/" target="_blank"><strong>Lorenzo Galbiati</strong></a></p>
<p class="MsoNoSpacing">Il 17 settembre 1948, mentre era in corso la guerra arabo-israeliana, l’emissario dell’ONU <strong>Folke Bernadotte</strong> fu ucciso a Gerusalemme da alcuni terroristi israeliani.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Durante la II Guerra mondiale Bernadotte era stato molto attivo nella Croce Rossa svedese per salvare gli ebrei dai campi di concentramento nazisti e per questo motivo Israele lo aveva accettato come mediatore ONU: evidentemente, il governo sionista non si aspettava che si sarebbe prodigato per salvare i palestinesi dalla <em>pulizia etnica</em> israeliana. Bernadotte arrivò in Palestina il 20 maggio 1948 e in breve tempo riuscì a ottenere una tregua nella guerra arabo-israeliana e a porre le fondamenta per l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’assistenza ai rifugiati palestinesi, l’UNRWA. Nell’indifferenza generale degli osservatori ONU, Folke Bernadotte non rimase a guardare con le mani in mano la popolazione civile palestinese minacciata e terrorizzata dai bombardamenti, espulsa dalle proprie case, dai propri villaggi, molti dei quali poi rasi al suolo, e propose alle Nazioni Unite di ridividere la Palestina in due, e di dare il diritto di ritorno ai profughi palestinesi. Fu dopo il suo assassinio che l’ONU, nel dicembre 1948, deliberò la risoluzione 194 sul ritorno incondizionato di tutti i profughi espulsi da Israele &#8211; risoluzione che è stata sistematicamente disattesa dallo stato ebraico dal 1948 a tutt’oggi.<span id="more-13448"></span></p>
<p class="MsoNoSpacing">Gli uccisori di Bernadotte erano terroristi dei <strong>Combattenti per la Libertà d’Israele</strong> (Lehi), una formazione paramilitare sionista che si distinse per la sua ricerca di una guerra totale all’impero britannico, tanto che già nel 1941 tentò di allearsi formalmente con la Germania nazista al fine di liberare la terra di Israele dal nemico inglese &#8211; i nazisti non risposero alle loro richieste.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Israele condannò alcuni dei capi del Lehi e gli attentatori, ma l’amnistia del 1949 li rese subito liberi. Alla cospirazione per uccidere Bernadotte prese parte anche <strong>Yitzhak Shamir</strong>, uno dei capi del Lehi, che più tardi ammise di non averla ostacolata. Shamir sarebbe diventato poi Primo ministro israeliano.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Sessant’anni dopo questi fatti, il 14 dicembre 2008 l’inviato speciale dell’ONU nei territori palestinesi <strong>Richard Falk</strong> è stato arrestato al momento del suo arrivo all’aeroporto di Tel Aviv, incarcerato senza accuse e poi espulso dallo stato ebraico per volontà del Primo ministro <strong>Olmert</strong>. In un articolo per il «Guardian», Falk ha scritto che: “Israele avrebbe potuto o rifiutarsi di accettare i visti o comunicare alle Nazioni Unite che non mi avrebbero permesso di entrare, ma non è stata presa nessuna delle due misure. Sembra che Israele abbia voluto impartire a me, e in modo assai più significativo alle Nazioni Unite, una lezione: non vi sarà nessuna collaborazione con coloro che esprimono forti critiche sulla politica di occupazione israeliana. Dopo che mi è stato negato l’ingresso, sono stato tenuto in custodia cautelare insieme a circa altre 20 persone con problemi d’ingresso. Da questo momento, sono stato trattato non come un rappresentante delle Nazioni Unite, ma come una sorta di minaccia per la sicurezza, sottoposto ad una perquisizione corporale minuziosa e alla più puntigliosa ispezione dei bagagli che abbia mai visto.<br />
Sono stato separato dai miei due colleghi delle Nazioni Unite, a cui è stato permesso di entrare in Israele, e condotto nell’edificio di detenzione dell’aeroporto, distante circa un miglio. Mi è stato chiesto di mettere tutti i miei bagagli, insieme al cellulare, in una stanza e sono stato portato in un piccolo locale chiuso a chiave che puzzava di urina e di sudiciume. Conteneva altri cinque detenuti e costituiva uno sgradito invito alla claustrofobia. Ho passato le successive 15 ore rinchiuso in questo modo, il che è equivalso ad un corso intensivo sulle miserie della vita carceraria, inclusi lenzuola sporche, cibo immangiabile e luci che passavano dal bagliore all’oscurità, controllate dall’ufficio di guardia.”<span> </span>
</p>
<p class="MsoNoSpacing">Richard Falk è un professore di diritto internazionale della Princeton University che nell’estate del 2008 ha accusato Israele di violare la legge internazionale, le leggi umanitarie internazionali e la convenzione di Ginevra; ha descritto le politiche di Israele contro i palestinesi e l&#8217;assedio di Gaza come &#8221; crimini di guerra&#8221;, &#8220;tendenze genocide&#8221;, &#8220;risvolti da Olocausto&#8221; e &#8221; Olocausto in corso&#8221;; ha esortato il Tribunale Criminale Internazionale ad indagare sulla possibilità di incriminare i leader israeliani per crimini di guerra. Falk è insomma una persona non gradita a Israele in quanto “ebreo antisemita”, ossia “ebreo che odia se stesso” – queste le accuse rivoltegli da vari ambienti sionisti, come ha spiegato lo stesso Falk in un’intervista recente.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Quello che ha denunciato Falk all’ONU, sessant’anni dopo Bernadotte, è il continuo del crimine della pulizia etnica del popolo palestinese compiuta dallo stato ebraico, crimine che comprende eccidi cronici come la carneficina appena compiuta a Gaza. Non si possono capire le ragioni profonde che guidano una siffatta politica criminale se non si comprende approfonditamente l’ideologia sionista, che costituisce il movente della nascita di Israele e del suo operato dal 1948 a oggi.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Per esempio, perché Israele dichiarando la “tregua unilaterale” ha affermato – esattamente come fece nel 2006 dopo la guerra di invasione al Libano &#8211; di aver raggiunto gran parte dei suoi obiettivi?</p>
<p class="MsoNoSpacing">C’è da chiedersi innanzi tutto quali fossero questi obiettivi.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Di certo tra essi non c’era la fine del lancio di <strong>razzi Qassam</strong>. Del resto, la guerra anzi il massacro compiuto da Israele a Gaza non è iniziato come risposta al lancio dei Qassam. È stato infatti inequivocabilmente dimostrato che Israele ha rotto per primo la tregua con <strong>Hamas </strong>a novembre, con le incursioni militari via terra e via mare nella <strong>Striscia di Gaza</strong> che hanno provocato l’uccisione di sei miliziani di Hamas (49 palestinesi in totale, tra Gaza e Cisgiordania) e il sequestro di 15 pescatori palestinesi e tre volontari dell’<strong>ISM</strong>, tra cui l’italiano <strong>Vittorio Arrigoni</strong>, rapito in acque palestinesi da un’operazione israeliana di pirateria internazionale, condotto in Israele, incarcerato in condizioni al limite della tortura e poi espulso.</p>
<p class="MsoNoSpacing">L’aggressione israeliana alla Striscia di Gaza, per ammissione del ministro della Difesa israeliano <strong>Barak </strong>alla conferenza stampa di sabato notte, è stata premeditata e giustificata come “<strong>guerra di opportunità</strong>”. Una chiara <strong><em>guerra elettorale</em></strong>, quindi. Lo aveva già dichiarato il pacifista israeliano <strong>Uri Avnery</strong> in un suo ficcante articolo del 3 gennaio, in cui tra l’altro scriveva: “qualche tempo fa ho scritto che la chiusura di Gaza è stato un esperimento scientifico progettato per capire in quanto tempo si può far morire di fame una popolazione giocando con la sua vita in un girone dantesco prima di farla collassare. Questo esperimento è stato condotto con il generoso aiuto di Europa e Stati Uniti. Fino ad ora, non ha avuto successo. Hamās è diventata più forte e la gittata dei Qassam è diventato più lunga. L&#8217;attuale guerra è la continuazione di questo esperimento con altri mezzi.”</p>
<p class="MsoNoSpacing">Uri Avnery denuncia cioè le stesse cose che riportava all’ONU Richard Falk, senza fare riferimenti al genocidio della Shoah. Cambiano le parole, ma la sostanza è la stessa: crimini contro l’umanità. Avnery fornisce anche un elenco delle tante guerre elettorali sostenute da Israele, facendo capire come il consenso degli israeliani lo si conquista colpendo e umiliando il popolo palestinese: in questo senso, Barak e Livni non vogliono essere da meno di Netanyahu.</p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong>Possibile che vi sia la volontà di uccidere e distruggere a prescindere dall’obiettivo della sicurezza nazionale?</strong></p>
<p class="MsoNoSpacing">Possibile.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Infatti, il lancio di razzi è stato interrotto dall’aggressione sionista? No, è aumentato e ha provocato subito 4 morti tra i civili israeliani. La minaccia del terrorismo è più lontana ora che milletrecento persone sono state uccise? No, è più vicina. Il consenso ad Hamas si è indebolito? Al contrario, si è rafforzato sia tra la popolazione civile palestinese sia all’estero e, se si fosse indebolito, lascerebbe ora spazio a movimenti terroristici integralisti. Se Israele avesse come primo obiettivo la propria sicurezza, non avrebbe provocato una emergenza umanitaria a Gaza chiudendo i valichi, non avrebbe infranto la tregua con incursioni, uccisioni e rapimenti per provocare la prevedibilissima reazione di Hamas e avere così il pretesto per compiere la carneficina da poco – forse – conclusasi nella Striscia di Gaza.</p>
<p class="MsoNoSpacing">È possibile quindi<span> </span>che l’aggressione e la distruzione della Striscia di Gaza siano state pianificate da anni, per esempio dal governo Sharon, quello che ha posto fine all’occupazione costringendo al ritorno i coloni. E’ quanto sostiene <strong>Michel Chossudovsky</strong> in un articolo in cui scrive che: &#8220;Fonti dell&#8217;establishment della difesa hanno dichiarato che il ministro della difesa Ehud Barak ha ordinato alle Forze Aeree Israeliane di prepararsi per l&#8217;operazione più di sei mesi fa, anche mentre Israele iniziava a negoziare un accordo per il cessate il fuoco con Hamas&#8221; […]. L&#8217;operazione &#8220;Piombo Fuso&#8221; è intesa, del tutto deliberatamente, a provocare vittime civili. Ciò con cui stiamo trattando è un &#8220;disastro umanitario pianificato&#8221; a Gaza in un&#8217;area urbana densamente popolata. L&#8217;obiettivo a più lungo termine di questo piano, come formulato dai funzionari politici israeliani, è l&#8217;espulsione dei palestinesi dalle terre palestinesi: &#8220;Terrorizzare la popolazione civile, garantendo la massima distruzione delle proprietà e delle risorse culturali&#8230; La vita quotidiana dei palestinesi deve essere resa insopportabile: dovrebbero essere bloccati in città e villaggi, impediti ad esercitare una normale vita economica, rimossi dai luoghi di lavoro, dalle scuole e dagli ospedali. Questo incoraggerà l&#8217;emigrazione ed indebolirà la resistenza a future espulsioni&#8221;. <span lang="EN-GB">(Ur Shlonsky, citato da Ghali Hassan, Gaza: <em>The World’s Largest Prison, Global Research</em>, 2005). </span>L&#8217;operazione &#8220;Piombo Fuso&#8221; fa parte della più ampia operazione militare e di intelligence iniziata nel 2001 al principio del governo di Ariel Sharon. È stato sotto l&#8217;&#8221;<strong>Operazione Vendetta Giustificata</strong>&#8221; di <strong>Sharon</strong> che sono stati inizialmente utilizzati quegli aerei da caccia F-16 per bombardare le città palestinesi. L&#8217;&#8221;Operazione Vendetta Giustificata&#8221; è stata presentata nel luglio del 2001 al governo israeliano di Ariel Sharon dal capo di stato maggiore dell&#8217;IDF Shaul Mofaz, sotto il titolo &#8220;La distruzione dell&#8217;Autorità Palestinese ed il disarmo di tutte le forze armate&#8221;.</p>
<p class="MsoNoSpacing">&#8220;Lo scorso giugno [2001] è stato redatto un piano di contingenza, dal nome in codice di Operazione Vendetta Giustificata per rioccupare tutta la Cisgiordania e forse la Striscia di Gaza al costo probabile di &#8220;centinaia&#8221; di vittime israeliane&#8221; («Washington Times», 19 marzo 2002).”</p>
<p class="MsoNoSpacing">Secondo altri analisti, Gaza potrebbe essere annessa dall’Egitto e la Cisgiordania dalla Giordania, o diventare uno stato <em>bantustan </em>sotto il controllo israeliano.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Come andrà a finire?</p>
<p class="MsoNoSpacing">Staremo a vedere.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Personalmente, non credo possibili i suddetti esiti, almeno in tempi brevi, né tanto meno ritengo possibile uno stato palestinese in Cisgiordania, viste le numerosissime enclave israeliane presenti e il rifiuto israeliano di cedere Gerusalemme est ai palestinesi – senza contare il problema del ritorno dei profughi.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Allo stato attuale, cioè, non vedo nessuna possibile soluzione a breve termine alla fine dell’oppressione del popolo palestinese; <strong>forse, la soluzione di uno stato binazionale, laico e democratico, per quanto a tutt’oggi inverosimile, è la più praticabile “sul campo”</strong> oltre a essere, per certi versi, la soluzione ideale per una riconciliazione tra ebrei e palestinesi.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Peraltro, non vedo nemmeno all’opera un piano israeliano lungimirante volto a eliminare ogni possibilità di dare uno stato ai palestinesi, credo anzi che l’agire sionista poggi su basi irrazionali, che non rendono possibile il raggiungimento di obiettivi a lungo termine. È l’effetto della <em>follia morale</em> che pervade la classe dirigente israeliana; ne parla Uri Avnery in un articolo pubblicato su Il Manifesto il 13 gennaio a proposito del massacro di Gaza, in cui si legge: “Nell&#8217;atto della morte, ogni bambino si trasformava in un terrorista di Hamas. Ogni moschea bombardata diventava istantaneamente una base di Hamas, ogni palazzina un deposito di armi, ogni scuola una postazione terroristica, ogni edificio dell&#8217;amministrazione pubblica un «simbolo del potere di Hamas». Così l&#8217;esercito israeliano manteneva la sua purezza di «esercito più morale del mondo». La verità è che le atrocità sono un risultato diretto del piano di guerra. Questo riflette la personalità di Ehud Barak &#8211; un uomo il cui modo di pensare e le cui azioni sono una chiara esemplificazione di quella che viene chiamata «follia morale», un disturbo sociopatico. […] Chi dà l&#8217;ordine di una simile guerra, con tali metodi, in un&#8217;area densamente popolata, sa che causerà il massacro di civili. A quanto pare, ciò non lo ha toccato. O forse credeva che loro avrebbero «cambiato modo» e la guerra avrebbe «marchiato a fuoco la loro coscienza», per cui in futuro non oseranno resistere a Israele. […] Le persone affette da follia morale non riescono a capire le motivazioni delle persone normali, e devono indovinare le loro reazioni. «Quante divisioni ha il papa?» se la rideva Stalin. «Quante divisioni hanno le persone con una coscienza?» potrebbe chiedersi oggi Ehud Barak. Ma, come stiamo vedendo, ne hanno qualcuna. Non tante. Non molto veloci a reagire. Non molto forti e organizzate. Ma a un certo momento, quando le atrocità dilagano e masse di persone si uniscono per protestare, questo può decidere di una guerra. […] Nella coscienza del mondo, resterà impressa a fuoco l&#8217;immagine di Israele come un mostro lordo di sangue, pronto in qualunque momento a commettere crimini di guerra e non intenzionato a rispettare alcun freno morale. Questo avrà gravi conseguenze a lungo termine per il nostro futuro, per la nostra posizione nel mondo, per la nostra chance di raggiungere la pace e la tranquillità. In fondo, questa guerra è anche un crimine contro noi stessi, un crimine contro lo stato di Israele.”</p>
<p class="MsoNoSpacing">“Follia morale”, un disturbo sociopatico. Avnery lo attribuisce solo a Barak, non ha il coraggio di dire che è presente in molti governanti sionisti e in larghi strati della società civile, altrimenti non si spiegherebbe l’appoggio di gran parte dei cittadini israeliani all’operazione “Piombo fuso”, benché occorra considerare anche il condizionamento della censura governativa e della propaganda mediatica sulla formazione delle opinioni del popolo israeliano.<span> </span></p>
<p class="MsoNoSpacing">Che cosa sta alla base di questo fenomeno che Avnery chiama follia morale? O, in altre parole,<strong> perché Israele fa quello che fa</strong>, con il consenso della maggior parte della sua cittadinanza, di molte comunità ebraiche delle diaspora e, in generale, dell’Occidente?</p>
<p class="MsoNoSpacing">Credo che la radice di questa diffusa distorsione del senso morale sia da ricercarsi nel meccanismo psicologico della <em>negazione</em> del crimine della pulizia etnica, crimine senza il quale probabilmente<span> </span>Israele non sarebbe nato come stato ebraico, visto che la popolazione palestinese residente<span> </span>all’interno dei suoi confini era, alla fine del 1947, il 45% del totale &#8211; per poi ridursi a meno del 20% alla fine del 1948, a pulizia etnica completata. Per lo più, l’opinione pubblica israeliana nega, rimuove il fatto che Israele è stato creato<span> </span>distruggendo interi quartieri di città e villaggi palestinesi, per poi edificare abitazioni per soli ebrei e parchi nazionali sulle rovine della civiltà palestinese. Circa ottocentomila persone, gran parte di un popolo inerme è stata sradicata dalla terra in cui viveva da secoli, la sua cultura distrutta o ghettizzata. È quella che i palestinesi chiamano la Nakba, la “Catastrofe”, termine che solo da pochi anni sta diventando, confusamente, patrimonio linguistico dell’Occidente perché la politica e la storiografia hanno commesso, e per lo più stanno ancora commettendo, un crimine contro la storia e la cultura, il suo memoricidio.</p>
<p class="MsoNoSpacing">Chi sa, per esempio, che le città di Ashkelon e di Sderot, le più colpite dai razzi Qassam, sono state costruite rispettivamente sulle rovine dei villaggi di Al-Jura e Najd, distrutti nel 1947-49 per mano dei sionisti, come documenta lo storico palestinese Walid Khalidi nel suo libro <em>All that remains</em>?</p>
<p class="MsoNoSpacing">Scrive Ilan Pappe che conoscere “il “trattamento” riservato ai palestinesi in quegli anni è collegato con l’emergere di questioni spiacevoli rispetto alla legittimazione del progetto sionista nel suo complesso. Per gli israeliani è quindi fondamentale sostenere e rafforzare il meccanismo della negazione, non solo per far fallire le rivendicazioni palestinesi nel processo di pace, ma &#8211; molto più importante &#8211; per ostacolare ogni discussione significativa sulla natura e sui fondamenti morali del sionismo. Per gli israeliani, riconoscere i palestinesi come vittime delle azioni di Israele è fonte di profondo turbamento, almeno per due motivi. Sia perché dovrebbero fare i conti con l’ingiustizia storica che metterebbe Israele sotto accusa per la pulizia etnica della Palestina del 1948 e in dubbio gli stessi miti fondanti dello Stato di Israele, sia perché […] scatenerebbe anche ripercussioni morali ed esistenziali sulla psiche degli ebrei israeliani: dovrebbero riconoscere di essere divenuti l’immagine speculare dei loro incubi peggiori.”</p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong>In ultima analisi, alla domanda sul perché del crimine contro l’umanità commesso da Israele nella Striscia di Gaza si può rispondere almeno in due modi</strong>, a seconda di quanto si voglia scavare nel presente e nel passato della storia israeliana per trovare le risposte. Le cause prossime del crimine risiedono senz’altro nella ricerca del consenso elettorale da parte dei governanti israeliani. Ma questa causa non spiega la “follia morale” con cui la leadership israeliana ha compiuto questo crimine. Per poter rendere conto di un tale complesso di superiorità morale credo occorra considerarlo come l’effetto di un ossessivo rafforzamento del meccanismo di negazione sul peccato originale che ha contraddistinto la nascita dello stato ebraico, ossia la pulizia etnica del popolo palestinese.<span> </span></p>
<p class="MsoNoSpacing">
<p class="MsoNoSpacing">
<p class="MsoNoSpacing"><strong>Fonti:</strong></p>
<p class="MsoNoSpacing"><span lang="EN-GB"><span> </span></span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span lang="EN-GB">Su Richard Falk:</span></strong></p>
<p class="MsoNoSpacing"><span lang="EN-GB">1) <a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=5479&amp;mode=&amp;order=0&amp;thold=0 " target="_blank">http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=5479&amp;mode=&amp;order=0&amp;thold=0 </a></span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><span lang="EN-GB">2) <a href="http://pensatoio.ilcannocchiale.it/post/2132534.html " target="_blank">http://pensatoio.ilcannocchiale.it/post/2132534.html </a></span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><span lang="EN-GB">3) <a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=5391" target="_blank">http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=5391</a></span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><span lang="EN-GB"><span> </span></span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong>Sugli obiettivi raggiunti da Israele e su chi ha violato la tregua:</strong></p>
<p class="MsoNoSpacing">1) <a href="http://it.peacereporter.net/articolo/13786/La+reputazione+%26egrave%3B+tutto" target="_blank">http://it.peacereporter.net/articolo/13786/La+reputazione+%26egrave%3B+tutto</a></p>
<p class="MsoNoSpacing">2)<a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=5455" target="_blank"> http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=5455</a></p>
<p class="MsoNoSpacing"><span> </span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong>L&#8217;articolo di Michel Chossudovsky:</strong></p>
<p class="MsoNoSpacing"><a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=5436" target="_blank">http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=5436</a></p>
<p class="MsoNoSpacing"><span> </span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong>Su Ashkelon e Sderot:</strong></p>
<p class="MsoNoSpacing"><a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=5423" target="_blank">http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=5423</a></p>
<p class="MsoNoSpacing"><span> </span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong>Gli articoli di Avnery:</strong></p>
<p class="MsoNoSpacing"><a href="http://www.peacelink.it/palestina/a/28335.html" target="_blank">http://www.peacelink.it/palestina/a/28335.html</a></p>
<p class="MsoNoSpacing"><a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090113/pagina/05/pezzo/239282/" target="_blank">http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090113/pagina/05/pezzo/239282/</a></p>
<p class="MsoNoSpacing"><span> </span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong>Lo scritto di Ilan Pappé:</strong></p>
<p class="MsoNoSpacing">Da Ilan Pappé, <em>La pulizia etnica della Palestina</em>, Fazi editore, pag. 292.</p>
<p class="MsoNoSpacing">
<p class="MsoNoSpacing">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 12pt;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 12pt;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 12pt;">
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/01/19/ipotesi-per-la-tonnara-di-gaza/">Ipotesi per la tonnara di Gaza</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>In difesa di Vittorio, un bersaglio facile</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jan 2009 08:51:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>domenico pinto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><em>[Si riprende l'editoriale del <a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/" target="_blank">manifesto</a> apparso ieri, 13.01.09]</em></p>
<p>di<strong> Maurizio Matteuzzi</strong></p>
<p>Vittorio Arrigoni è il pacifista italiano dell&#8217;International solidarity movement (Ism) che racconta in diretta da Gaza per il manifesto il tragico giorno per giorno della «spedizione punitiva» (parole di Massimo D&#8217;Alema) che Israele sta infliggendo al milione e mezzo di palestinesi intrappolati nella striscia.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/01/14/in-difesa-di-vittorio-un-bersaglio-facile/">In difesa di Vittorio, un bersaglio facile</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Si riprende l'editoriale del <a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/" target="_blank">manifesto</a> apparso ieri, 13.01.09]</em></p>
<p><span class="grey-l">di<strong> Maurizio Matteuzzi</strong></span></p>
<p>Vittorio Arrigoni è il pacifista italiano dell&#8217;International solidarity movement (Ism) che racconta in diretta da Gaza per il manifesto il tragico giorno per giorno della «spedizione punitiva» (parole di Massimo D&#8217;Alema) che Israele sta infliggendo al milione e mezzo di palestinesi intrappolati nella striscia. Basta leggere i giornali, a cominciare dal Corriere della Sera &#8211; il numero uno &#8211; o guardare il Tg1 &#8211; la portaerei dell&#8217;informazione «pubblica» -, per capire che Vittorio Arrigoni, e quelli come lui (sfortunatamente troppo pochi), è un testimone scomodo di fronte ai silenzi e alla (clamorosa) disinformazione della stampa italiana e, in genere, internazionale. Per questo la notizia che un sito web americano ha messo in rete il nome e la foto di Arrigoni proclamandolo «il bersaglio N.1» dell&#8217;esercito israeliano provoca rabbia ma non meraviglia. <span id="more-13285"></span><br />
È possibile che il sito www.stoptheism.com non sia, come dicono, troppo attendibile, che il suo animatore &#8211; tale Lee Kaplan, sedicente «giornalista investigativo» &#8211; sia un ciarlatano. Ma con il clima di impunità goduto dalle nefandezze israeliane e di omertà garantito dalla politica e dalla stampa, bisogna stare molto attenti. Fu a Gaza nel marzo 2003, durante la seconda intifada, che una pacifista Usa dell&#8217;Ism, Rachel Carrie, fu (deliberatamente)schiacciata da un bulldozer militare israeliano mentre tentava di impedire la distruzione di una casa palestinese.<br />
A quel che si sa Stop the Ism è un sito statunitense dell&#8217;estrema destra ebraica, furiosamente anti-palestinese e anti-comunista, che sembra sia legato a Radio Arutz7, l&#8217;emittente dei coloni ebrei, i più fanatici in genere provenienti dagli Usa, insediati nelle terre palestinesi della Cisgiordania e di Gerusalemme est. Per Kaplan e soci per fermare l&#8217;International solidarity movement qualsiai mezzo è buono purché sia «definitivo». Per loro l&#8217;Ism è «un consorzio di gruppi di anarchici e comunisti americani alleati dell&#8217;Olp», ovvero «un&#8217;idra dalle molte teste» il cui obiettivo è di «aiutare l&#8217;Olp a distruggere Israele» e di «finanziare anarchici e comunisti americani a espandere le basi per la rivoluzione mondiale». E gente come Vittorio Arrigoni e altri volontari che vengono dagli Stati uniti, dall&#8217;Irlanda, dalla Spagna, dall&#8217;Australia, dalla Polonia, sono dei «terroristi alleati di Hamas».<br />
Sembrerebbe da ridere ma non c&#8217;è niente da ridere. Vittorio Arrigoni è un bersaglio «facile». È uno di quei matti che vanno a mani nude in posti infami come Gaza per difendere i civili palestinesi. Gli israeliani lo conoscono bene e lo hanno già intercettato, arrestato ed espulso due volte prima che Arrigoni il 23 agosto tornasse a Gaza dal mare a bordo della barca Free Gaza che aveva rotto il blocco israeliano (la vera causa della fine della tregua, non certo i razzetti di Hamas come vi stanno raccontando).<br />
Per cercare di evitare che anche Arrigoni divenga un «tragico errore» o un «danno collaterale» abbiamo chiesto alle autorità politiche e diplomatiche italiane di attivarsi urgentemente con quelle israeliane. Nell&#8217;inferno di Gaza Vittorio Arrigoni non è solo.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2009/01/14/in-difesa-di-vittorio-un-bersaglio-facile/">In difesa di Vittorio, un bersaglio facile</a></p>
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