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	<title>Nazione Indiana &#187; Vittorio Sgarbi</title>
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		<title>Gentilissimo Vittorio Sgarbi</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jun 2007 21:31:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
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di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p>Gentilissimo Vittorio Sgarbi,<br />
le parlo non come scrittore ma come cittadino, come un milanese che scrive all’assessore alla Cultura della sua città. Quello che siamo, in fondo.<br />
Certe volte avere ragione, certe volte poter dire “lo sapevo, ve l’avevo detto io”, certe volte fregiarsi di una lungimiranza da Cassandra di quart’ordine è cosa davvero poco piacevole.&#8230;</p><p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/06/07/gentilissimo-vittorio-sgarbi/">Gentilissimo Vittorio Sgarbi</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/06/big.gif' alt='big.gif' /><br />
di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p>Gentilissimo Vittorio Sgarbi,<br />
le parlo non come scrittore ma come cittadino, come un milanese che scrive all’assessore alla Cultura della sua città. Quello che siamo, in fondo.<br />
Certe volte avere ragione, certe volte poter dire “lo sapevo, ve l’avevo detto io”, certe volte fregiarsi di una lungimiranza da Cassandra di quart’ordine è cosa davvero poco piacevole. Avrei preferito avere torto. Avrei preferito essere smentito.<span id="more-3999"></span><br />
Circa un mese fa, in concomitanza di una manifestazione culturale patrocinata dal Comune di Milano, <em>Officina Italia</em>, ho posto delle domande, antipatiche forse, ma davvero accorate. Non hanno ricevuto risposta. Quello che è stato <em>Officina Italia</em>, l’ho detto e non ho problemi a ripeterlo, è stata una iniziativa culturale davvero importante in un panorama culturale, quale quello meneghino, sempre più desolato. Avevo fiducia in chi l’organizzava, la stima e l’amicizia che mi lega ad Alessandro Bertante e Antonio Scurati erano per me una garanzia. E proprio a loro per primi, in privato e in pubblico, sui giornali, in radio, ho esposto alcuni dubbi. Dubbi di chi crede nella positività di ogni progetto, nella virtuosa circolazione delle opinioni, anche se stonate dal coro plaudente. Trovavo, ad esempio, improprio, incomprensibile, l’elenco degli autori invitati: così difformi, così dissonanti da non trovarci un vero filo rosso che li tenesse assieme. Che c’entrano Saviano con Baricco, Fois con Piperno, Maggiani con Buttafuoco? Che c’azzeccano? Il <em>parterre de roi </em>messo sul piatto della comunicazione massmediale era da far tremare le vene ai polsi: di primo acchito sembrava fosse lo sfoggio di <em>star</em> della scrittura (ben inteso: scrittori, alcuni, di enorme qualità, umana e artistica)  l’unico criterio di selezione. Mi è stato risposto, nello specifico da Scurati, con schiettezza, che la loro era una strategia che cercava di coinvolgere il mondo della cultura nazionale, radicando nel territorio la manifestazione e permettendo, perciò, maggiore autonomia di ricerca negli anni a venire. Ci ho creduto. I tre giorni di <em>Officina Italia</em> hanno dato ragione agli organizzatori. La manifestazione è stata bella, ricca, importante. Il pubblico, non solo quello degli addetti ai lavori, ha risposto con entusiasmo.<br />
Ma, avrà capito caro assessore, io sono uno di quelli che i dubbi sulla pioggia a venire se li pone sempre, anche durante le belle giornate di sole.<br />
Il dubbio lo espressi nelle pagine meneghine di un quotidiano, proprio in quei giorni. Mi chiedevo: ma tutto ciò, l’arrivo di scrittori di vaglia, il tam tam mediatico, la sede prestigiosa, ci permetteva di ipotizzare <em>Officina Italia</em> come una testa d’ariete che sfondava il muro d’indifferenza verso la scrittura viva e fosse perciò inclusiva, germinativa, vivificatrice di nuove realtà meneghine, oppure, non sicuramente per volontà di Bertante e Scurati, ma a un livello più alto, quello dell’amministrazione comunale, tutto terminava qui, nell’ennesima vetrina autocelebrativa, come una pietra tombale che chiudeva ogni discorso di diffusione capillare della cultura nel territorio? Per dirla con Eliot, <em>not with a bang but a whimper</em>?<br />
Mi chiedevo: e tutte le altre realtà che da anni operano a Milano, troveranno giovamento da tutto ciò o dovranno, Dio ce ne scampi, tirare i remi in barca, avendo l’amministrazione nient’affatto aumentato i fondi per la cultura, coll’aumentare delle iniziative?<br />
Chiedevo, voce nel deserto, d’essere smentito dai fatti. Così non è stato, il silenzio ha imperato per un mese. Poi la notizia del mancato patrocinio al <em>Festival del cinema gay e lesbico</em> è stata la prima delle risposte che non volevo sentire. Ma la mia indignazione, forse perché mi occupo di scrittura, ha raggiunto il parossismo di fronte alla notizia che <strong>La Biblioteca in giardino</strong>, per gli amici BIG, a tutto giugno, quando la programmazione doveva essere fatta già da mesi, ancora non aveva ricevuto nessun tipo di finanziamento pubblico né nessuna promessa formale o informale al sicuro patrocinio.<br />
Assessore, lei è qui da un anno appena, forse non sa di cosa sto parlando.  Potrei chiederle di informarsi presso sua sorella, attenta osservatrice degli eventi culturali milanesi, essa stessa curatrice della prestigiosa <em>Milanesiana</em>. BIG, da otto anni, porta nelle biblioteca rionali, che siano esse del centro o della periferia estrema, musicisti, narratori, poeti, artisti. Alcuni esordienti al loro primo libro, altri di vaglia internazionale, autori inglesi, francesi, americani. A Lambrate, alla Bovisa, a Quarto Oggiaro. Lo so, quella delle periferie è una mia ossessione. Ma qui non si tratta di mera demagogia. La Biblioteca in Giardino è stata, per anni un successo autentico di pubblico, <em>low cost</em>. La risposta degli abitanti dei quartieri è sempre stata colma di entusiasmo. Ricordo una serata di un paio di anni fa, dove io, alle 21.00 di sera, avrei dovuto essere, insieme proprio a Bertante, uno degli ospiti della biblioteca rionale di via Odazio, al Giambellino (sì, quella del Cerrutti Gino, assessore).  Piovve per tutto il pomeriggio. Diluviò. Mesti mesti i bibliotecari, riportarono al riparo le sedie fradice. Già prevedevo una <em>debacle</em> storica. Alle 21 e un minuto, d’incanto, la pioggia terminò, come se qualcuno, lassù, avesse finalmente riparato la falla idrica. Un quarto d’ora dopo, di fronte allo stupore quasi infantile dell’organizzatore della serata, la sala si riempì come un uovo, di ragazzi, pensionati, studenti, operai, impiegati, casalinghe, attirati non certo da me ma dall’idea che finalmente si facesse qualcosa di diverso, anzi: qualcosa!, in quel quartiere. Ecco perché trovo scandaloso che la <em>Biblioteca in Giardino</em> non abbia ancora ricevuto quel patrocinio comunale che si è guadagnata, negli anni, sul campo.<br />
Quando ho espresso queste lamentele ad un giornalista del maggiore quotidiano nazionale ho ricevuto una risposta davvero paradgmatica: “ma c’è già <em>Officina Italia</em>, c’è già la <em>Milanesiana</em>. Se uno vuole, prende un tram e viene in centro”. E no, miei cari. Questa è una risposta, oltre che deprimente, classista. Sono stufo di vedere accadere tutto dentro la cerchia dei bastioni. Sono indignato dall’idea che il resto del territorio comunale sia considerato, ancora oggi, nel 2007, un semplice deposito di braccia rubate all’agricoltura, quartieri dormitorio dove nulla di davvero interessante, possa o debba accadere. Sono furibondo al pensiero che la cultura in questa città resti una cosa da esporre come un gioiello di famiglia nei salotti bene, depotenziata, pastorizzata, imbellettata.<br />
Lei, assessore, che non ha avuto problemi a lodare iniziative artistiche estreme, quali quelle del Leoncavallo, apprezzerà chi oggi in quelle periferie sta organizzando, dal basso, incontri pubblici, letture di poesie, concerti nei cortili ultrapopolari. Proprio per questo, proprio perché lo spauracchio della sicurezza è stato sventolato dalla sua amministrazione, lei sa meglio di me che le biblioteche non devono essere abbandonate alla grigia burocrazia, ma possono essere trasformate in presidi, nel territorio, di legalità e di cultura viva, apprezzando e qualificando chi da anni ci lavora con dedizione (e ce n’è davvero di bibliotecari entusiasti, vada a cercarli).<br />
Svuotiamo una volta tanto il nostro centro congestionato di eventi spesso solo autocelebrativi, e proviamo, una volta tanto, ad avere il coraggio di trasferirli sul territorio. Portiamo <em>Officina Italia</em> al Gratosoglio o alla Bovisa, chieda a sua sorella di rinunciare al <em>Dal Verme</em> e portare la <em>Milanesiana</em> a Quarto Oggiaro  o a Baggio. Per una volta siano gli abitanti del centro a prendere l’autobus o la metropolitana, muovano i loro preziosi deretani e li portino dove mai sono stati.<br />
Io non ho interesse alcuno a difendere BIG. Non sono fra gli organizzatori, non ho nessun ritorno né d’immagine, né economico. Non è improbabile che questo mio sfogo mi procuri persino, se non dei nemici, quanto meno delle scrollate di capo sarcastiche. Ma quando ho saputo che gli organizzatori degli scorsi anni, di tasca loro, finanzieranno la loro <em>Biblioteca in Giardino</em>, come a rispettare un patto d’onore con chi negli anni (e sono state migliaia e migliaia di persone) li ha seguiti con entusiasmo, ho sentito il dovere di dichiarare la mia solidarietà. Non so se sarò il solo. Non so se altri scrittori, poeti, intellettuali, artisti, lettori, sentiranno il bisogno di solidarizzare, di partecipare attivamente alla riuscita di una iniziativa che organizzata in tempi così ristretti e senza i necessari fondi, può apparire solo come un suicidio annunciato. Ma io amo i folli, assessore, amo i sognatori. E le chiedo, da folle, da sognatore, di attivarsi per quel patrocinio, le chiedo quella solidarietà, attiva, sul campo, che le biblioteche rionali di tutta la città chiedono a chi li amministra. E con loro anche tutta la popolazione che per disgrazia o per fortuna, in centro non vive e non vivrà mai.</p>
<p>Questo &egrave; un articolo pubblicato su <a href="http://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a> in:<br/><br/><a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/06/07/gentilissimo-vittorio-sgarbi/">Gentilissimo Vittorio Sgarbi</a></p>
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