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	Commenti a: Perché i bloggers usano nomignoli di copertura?	</title>
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		Di: angelocesare		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[angelocesare]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi leggo con calma i tuoi ultimi tre post, perché COMUNQUE meritano... poi ti commenterò in modo &quot;epico&quot;! Giuro!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi leggo con calma i tuoi ultimi tre post, perché COMUNQUE meritano&#8230; poi ti commenterò in modo &#8220;epico&#8221;! Giuro!</p>
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		Di: angelocesare		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/#comment-49</link>

		<dc:creator><![CDATA[angelocesare]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho letto attentamente, mi pento, ritiro: niente commento &quot;epico&quot;. Non me la sento. Non ne vedo la necessità. Non è richiesto.
Un commento &quot;rapido&quot; all&#039;autore quarantenne che ha pubblicato sette libri, quello sì, citandolo (intendo l&#039;autore quarantenne che ha scritto SETTE libri), non vorrei interferire nel suo sistema filtrato: meno male che non vengono solo pubblicati gli autori autorizzati! che stanchezza sentire le storie dei figli raccomandati! che brutta cosa sentir dire &quot;per fortuna nessuno si riunisce in una libreria per ascoltarmi&quot;! che sollievo accorgersi che &quot;chiunque può pubblicare e farsi notare, se ha la stoffa&quot;! che orrenda la parabola dell&#039;ombelico (autore, quarantenne, di sette libri, con l&#039;ombelico sporco)! che sleale la presa in giro della Parola Diretta! che fissazione quella di tentare di costringere persone libere a parlare dei &quot;traumi&quot;! 
E, per venire ai post di replica: che noia chi vorrebbe decidere sulle identità e chi è o &quot;non è nel mondo&quot;! che avvilente il paragone del blogger con l&#039;uomo della folla che diviene &quot;genio tipico del delitto profondo&quot; che non può che appartenere ad un addomesticato regno privo di collettività!
E, infine, mi si permetta, che palle (e mi scuso) l&#039;outing, la cosmogonia, i solipismi, l&#039; &quot;Io docile&quot; e le procedure (e il pensiero debole?). Anzi, e mi riscuso, che strapalle!
Comunque grazie per avere esposto le vostre idee. Davvero. Infine, per favore, lasciate in pace chi scrive dei propri fatterelli insulsi (sicuri che lo siano? sicuri che la realtà sia fatta di maestrini filtrati?).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto attentamente, mi pento, ritiro: niente commento &#8220;epico&#8221;. Non me la sento. Non ne vedo la necessità. Non è richiesto.<br />
Un commento &#8220;rapido&#8221; all&#8217;autore quarantenne che ha pubblicato sette libri, quello sì, citandolo (intendo l&#8217;autore quarantenne che ha scritto SETTE libri), non vorrei interferire nel suo sistema filtrato: meno male che non vengono solo pubblicati gli autori autorizzati! che stanchezza sentire le storie dei figli raccomandati! che brutta cosa sentir dire &#8220;per fortuna nessuno si riunisce in una libreria per ascoltarmi&#8221;! che sollievo accorgersi che &#8220;chiunque può pubblicare e farsi notare, se ha la stoffa&#8221;! che orrenda la parabola dell&#8217;ombelico (autore, quarantenne, di sette libri, con l&#8217;ombelico sporco)! che sleale la presa in giro della Parola Diretta! che fissazione quella di tentare di costringere persone libere a parlare dei &#8220;traumi&#8221;!<br />
E, per venire ai post di replica: che noia chi vorrebbe decidere sulle identità e chi è o &#8220;non è nel mondo&#8221;! che avvilente il paragone del blogger con l&#8217;uomo della folla che diviene &#8220;genio tipico del delitto profondo&#8221; che non può che appartenere ad un addomesticato regno privo di collettività!<br />
E, infine, mi si permetta, che palle (e mi scuso) l&#8217;outing, la cosmogonia, i solipismi, l&#8217; &#8220;Io docile&#8221; e le procedure (e il pensiero debole?). Anzi, e mi riscuso, che strapalle!<br />
Comunque grazie per avere esposto le vostre idee. Davvero. Infine, per favore, lasciate in pace chi scrive dei propri fatterelli insulsi (sicuri che lo siano? sicuri che la realtà sia fatta di maestrini filtrati?).</p>
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		<title>
		Di: marquant		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/#comment-50</link>

		<dc:creator><![CDATA[marquant]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi perdoni, ma mi sembra un ragionamento un po&#039; semplificato. Chi scrive per mestiere ha ottime ragioni per firmarsi col proprio nome: è il suo logo, e di quello vive. Chi col proprio blog ci gioca, ha tutto il diritto di inventarsi nomi e persino identità, se questo lo aiuta a trovare un nuovo modo di esprimersi. Non è questione di responsabilità, credo. Si può essere assolutamente corretti e sinceri firmandosi con un nick, e invece abusare del proprio nome d&#039;Autore in maniera discutibile. Non sono d&#039;accordo neanche sull&#039;assenza di filtri; ci sono eccome, e sono molto più banali di quelli lei citati: sono le persone a cui *non vogliamo* far leggere le nostre cose (che siano racconti, diari, elucubrazioni o opinioni) perché il fatto stesso di sapere che loro le leggeranno ce le farebbe scrivere in un altro modo, cioè il solito, piatto e quotidiano. Se poi è così ansioso di sapere un nome e un cognome, basta chiedere: in quasi tutti i blog è indicato un indirizzo e-mail; personalmente non ho mai negato la mia identità a chi me l&#039;ha chiesta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi perdoni, ma mi sembra un ragionamento un po&#8217; semplificato. Chi scrive per mestiere ha ottime ragioni per firmarsi col proprio nome: è il suo logo, e di quello vive. Chi col proprio blog ci gioca, ha tutto il diritto di inventarsi nomi e persino identità, se questo lo aiuta a trovare un nuovo modo di esprimersi. Non è questione di responsabilità, credo. Si può essere assolutamente corretti e sinceri firmandosi con un nick, e invece abusare del proprio nome d&#8217;Autore in maniera discutibile. Non sono d&#8217;accordo neanche sull&#8217;assenza di filtri; ci sono eccome, e sono molto più banali di quelli lei citati: sono le persone a cui *non vogliamo* far leggere le nostre cose (che siano racconti, diari, elucubrazioni o opinioni) perché il fatto stesso di sapere che loro le leggeranno ce le farebbe scrivere in un altro modo, cioè il solito, piatto e quotidiano. Se poi è così ansioso di sapere un nome e un cognome, basta chiedere: in quasi tutti i blog è indicato un indirizzo e-mail; personalmente non ho mai negato la mia identità a chi me l&#8217;ha chiesta.</p>
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		<title>
		Di: floria		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/#comment-51</link>

		<dc:creator><![CDATA[floria]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[io leggero a chi? Io leggero sara&#039; il suo! (ma Stendhal, tanto per citare uno che di egotismo se ne intendeva,  aveva un io leggero? e non e&#039; forse vero che gli scrittori comunque sfuggono, che il gioco della scrittura e&#039; un gioco di maschere, di specchi che non restituiscono mai l&#039;immagine reale di chi sta &quot;dall&#039;altra parte&quot; del testo? ma perche&#039; ci costringete a scrivere queste banalita&#039;? ma che cosa vi hanno fatto di male i bloggers per avercela tanto con loro?)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>io leggero a chi? Io leggero sara&#8217; il suo! (ma Stendhal, tanto per citare uno che di egotismo se ne intendeva,  aveva un io leggero? e non e&#8217; forse vero che gli scrittori comunque sfuggono, che il gioco della scrittura e&#8217; un gioco di maschere, di specchi che non restituiscono mai l&#8217;immagine reale di chi sta &#8220;dall&#8217;altra parte&#8221; del testo? ma perche&#8217; ci costringete a scrivere queste banalita&#8217;? ma che cosa vi hanno fatto di male i bloggers per avercela tanto con loro?)</p>
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		<title>
		Di: l'animale		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/#comment-52</link>

		<dc:creator><![CDATA[l'animale]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[lei signora, ce l&#039;ha un nome. anzi, un Nome. ciò che lei dice o non dice fa differenza, ciò che afferma e contrasta ha un rilievo nel suo mondo. ma io, rifletta: che differenza fa se mi chiamo Andrea Marini, Sandro Baroni o Adele Paschi? Qualcuno nota la differenza? io sono nessuno, signora, e il mio nome lo tolgo perché non ci si faccia illusioni. ma questo nessuno oggi parla e risponde. questo è solo il mezzo per farlo. lei ha capito male. non lo tema e non lo travisi. scelgo nessuno consapevolmente, ma lei vede un piccolo io debole e supplicante. si tolga gli occhiali e guardi meglio. Lei può farlo. e già che c&#039;è, parli anche Lei, ché non vedo trauma nelle Sue parole, ma solo un piccolo io abituato ad affermare. stia al mio livello. sono io, nessuno, che la sfido.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>lei signora, ce l&#8217;ha un nome. anzi, un Nome. ciò che lei dice o non dice fa differenza, ciò che afferma e contrasta ha un rilievo nel suo mondo. ma io, rifletta: che differenza fa se mi chiamo Andrea Marini, Sandro Baroni o Adele Paschi? Qualcuno nota la differenza? io sono nessuno, signora, e il mio nome lo tolgo perché non ci si faccia illusioni. ma questo nessuno oggi parla e risponde. questo è solo il mezzo per farlo. lei ha capito male. non lo tema e non lo travisi. scelgo nessuno consapevolmente, ma lei vede un piccolo io debole e supplicante. si tolga gli occhiali e guardi meglio. Lei può farlo. e già che c&#8217;è, parli anche Lei, ché non vedo trauma nelle Sue parole, ma solo un piccolo io abituato ad affermare. stia al mio livello. sono io, nessuno, che la sfido.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: Simone		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/#comment-53</link>

		<dc:creator><![CDATA[Simone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le mie considerazione erano un po&#039; lunghe e ne ho fatto un post sul mio blog: http://simone.blogs.it/2003/06/18.html#a452 (questa gesitone commenti non permette di inserire i link  purtroppo)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le mie considerazione erano un po&#8217; lunghe e ne ho fatto un post sul mio blog: <a href="http://simone.blogs.it/2003/06/18.html#a452" rel="nofollow ugc">http://simone.blogs.it/2003/06/18.html#a452</a> (questa gesitone commenti non permette di inserire i link  purtroppo)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: mastorna		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/#comment-54</link>

		<dc:creator><![CDATA[mastorna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gentile signora Carla, interessante questo dare contro agli pseudonimi, grande invenzione dei blog! Soprattutto divertente, visto che sotto pseudonimo si scrive da secoli. Ma soprattutto, avevamo bisogno di qualcuno che cominciasse a pontificare e a spiegarci come deve essere vissuta la vita, e scritto un blog. Io mi firmo mastorna, in omaggio a una persona che ha saputo farmi sognare, e mi chiamo michele motta. Ho un indirizzo email da cui rispondo, scrivo quello che voglio, come voglio, e non mi interessano gli accessi al sito. Non filtro la mia identità, sempre presente, ma scrivo con uno pseudonimo, perché mi piace. Il blog è per me una valvola di sfogo, e me ne frego allegramente del &quot;solipsismo&quot; che i miei post potrebbero esprimere. Seguo internet da 7 anni, non ho mai preso un cd-rom che mi &quot;obbligasse&quot; a collegarmi, e non apprezzo chi internet lo critica, senza però conoscerlo davvero. Leggo le lettere della Aspesi, e preferisco infinitamente molti &quot;bloggers&quot; che parlano di se stessi, dicendo, nel bene o nel male, bene o male, quello che passa loro per la testa. Il suo post, signora Carla, come quello del signor Tiziano, cadono nella categoria del &quot;ti insegno come stare al mondo&quot;, &quot;ora ti spiego come si scrive&quot;. Senza accorgervi della grande forzatura che state facendo: un blog non è, né vuol essere, un libro scritto per un pubblico pagante. Chi scrive lo fa, il più delle volte, per se stesso. E se qualcuno legge, tanto meglio. Io non mi autocensuro nel blog, anzi, sfogo le censure cui sono costretto tutti i giorni dovendo vivere in società. Intorno al blog si sta creando una vera e propria comunità, forte, interessata, aggiornata e indipendente. Se lei frequentasse con maggior presenza il mondo dei blog, si accorgerebbe che l&#039;uso di pseudonimi non implica l&#039;alleggerimento dell&#039;individuo, l&#039;interscambiabilità tra due. Ogni blog ha una sua personalità. Chi più forte, chi meno, chi &quot;confusa&quot;. Il suo intervento, dal mio punto di vista, non fa che dimostrare quanto non sia tanto una firma a dare peso a uno scritto, ma la capacità di andare al di là della superficie e della generalizzazione. E lei, con questo, ha dimostrato un&#039;estrema leggerezza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile signora Carla, interessante questo dare contro agli pseudonimi, grande invenzione dei blog! Soprattutto divertente, visto che sotto pseudonimo si scrive da secoli. Ma soprattutto, avevamo bisogno di qualcuno che cominciasse a pontificare e a spiegarci come deve essere vissuta la vita, e scritto un blog. Io mi firmo mastorna, in omaggio a una persona che ha saputo farmi sognare, e mi chiamo michele motta. Ho un indirizzo email da cui rispondo, scrivo quello che voglio, come voglio, e non mi interessano gli accessi al sito. Non filtro la mia identità, sempre presente, ma scrivo con uno pseudonimo, perché mi piace. Il blog è per me una valvola di sfogo, e me ne frego allegramente del &#8220;solipsismo&#8221; che i miei post potrebbero esprimere. Seguo internet da 7 anni, non ho mai preso un cd-rom che mi &#8220;obbligasse&#8221; a collegarmi, e non apprezzo chi internet lo critica, senza però conoscerlo davvero. Leggo le lettere della Aspesi, e preferisco infinitamente molti &#8220;bloggers&#8221; che parlano di se stessi, dicendo, nel bene o nel male, bene o male, quello che passa loro per la testa. Il suo post, signora Carla, come quello del signor Tiziano, cadono nella categoria del &#8220;ti insegno come stare al mondo&#8221;, &#8220;ora ti spiego come si scrive&#8221;. Senza accorgervi della grande forzatura che state facendo: un blog non è, né vuol essere, un libro scritto per un pubblico pagante. Chi scrive lo fa, il più delle volte, per se stesso. E se qualcuno legge, tanto meglio. Io non mi autocensuro nel blog, anzi, sfogo le censure cui sono costretto tutti i giorni dovendo vivere in società. Intorno al blog si sta creando una vera e propria comunità, forte, interessata, aggiornata e indipendente. Se lei frequentasse con maggior presenza il mondo dei blog, si accorgerebbe che l&#8217;uso di pseudonimi non implica l&#8217;alleggerimento dell&#8217;individuo, l&#8217;interscambiabilità tra due. Ogni blog ha una sua personalità. Chi più forte, chi meno, chi &#8220;confusa&#8221;. Il suo intervento, dal mio punto di vista, non fa che dimostrare quanto non sia tanto una firma a dare peso a uno scritto, ma la capacità di andare al di là della superficie e della generalizzazione. E lei, con questo, ha dimostrato un&#8217;estrema leggerezza.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Tavor		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/#comment-55</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tavor]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[C&#039;erano abissi di sofferenza così profondi da costringere noi, &quot;Io leggeri&quot;, a nasconderci, a fingere, a smentire la nostra identità, per non esserne risucchiati e assorbiti. Questo nel mondo reale.  Forse, in un mondo ideale, saremo pronti a porgere carta d&#039;identità e tesserino ASL.  Elena mi ama]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;erano abissi di sofferenza così profondi da costringere noi, &#8220;Io leggeri&#8221;, a nasconderci, a fingere, a smentire la nostra identità, per non esserne risucchiati e assorbiti. Questo nel mondo reale.  Forse, in un mondo ideale, saremo pronti a porgere carta d&#8217;identità e tesserino ASL.  Elena mi ama</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: laura756		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/#comment-56</link>

		<dc:creator><![CDATA[laura756]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cara Carla, mi sembra piu&#039; che evidente perchè molti di noi ( la maggiorparte) non si firma con nome e cognome.
Per ragioni di privacy. Noi non siamo autori di racconti, scrittori; mettere il nostro cognome sul blog significherebbe essere rintracciabili.
E lei sa meglio di me che chiunque puo&#039; leggere e non esistono filtri.
Io personalmente sul mio blog sto scrivendo ne&#039; piu&#039; ne&#039; meno che la mia vita, il mio dolore per la pedita di mia madre , i miei affetti per le persone che amo. 
Ma questo non lo si fa per notorietà o per soldi.
Chi scrive un blog non guadagna, quindi il numero degli accessi o dei commenti al tuo post sono solo una soddisfazine personale.
Ma parlo di soddisfazione in senso &quot;umano&quot; e non numerico.
Mi spiego: uno scrittore ha un rendiconto sia economico che di notorietà se è piu&#039; &quot;venduto&quot;.
Un blogger ha un rendiconto morale. Io interesso,altri mi condividono, altri parlano con me.
Creda, lo dice una persona che di problemi anche economici, ne ha passati proprio tanti, non c&#039;è soddisfazione piu&#039; grande di essere condivisa.
Mi permetto un abbraccio!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Carla, mi sembra piu&#8217; che evidente perchè molti di noi ( la maggiorparte) non si firma con nome e cognome.<br />
Per ragioni di privacy. Noi non siamo autori di racconti, scrittori; mettere il nostro cognome sul blog significherebbe essere rintracciabili.<br />
E lei sa meglio di me che chiunque puo&#8217; leggere e non esistono filtri.<br />
Io personalmente sul mio blog sto scrivendo ne&#8217; piu&#8217; ne&#8217; meno che la mia vita, il mio dolore per la pedita di mia madre , i miei affetti per le persone che amo.<br />
Ma questo non lo si fa per notorietà o per soldi.<br />
Chi scrive un blog non guadagna, quindi il numero degli accessi o dei commenti al tuo post sono solo una soddisfazine personale.<br />
Ma parlo di soddisfazione in senso &#8220;umano&#8221; e non numerico.<br />
Mi spiego: uno scrittore ha un rendiconto sia economico che di notorietà se è piu&#8217; &#8220;venduto&#8221;.<br />
Un blogger ha un rendiconto morale. Io interesso,altri mi condividono, altri parlano con me.<br />
Creda, lo dice una persona che di problemi anche economici, ne ha passati proprio tanti, non c&#8217;è soddisfazione piu&#8217; grande di essere condivisa.<br />
Mi permetto un abbraccio!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Jacopo De Michelis		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/#comment-57</link>

		<dc:creator><![CDATA[Jacopo De Michelis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=59#comment-57</guid>

					<description><![CDATA[Gentile Carla Debenedetti,

pur non avendo letto nulla di suo, so che lei e&#039; una stimata critica letteraria, dunque un po&#039; mi stupisce che lei entri cosi&#039; a gamba tesa, con leggerezza e superficialita&#039;, in una questione di cui con tutta evidenza sa poco o nulla.
Se prima di scrivere il suo pezzo si fosse presa la briga di visitare e leggere il mio blog, avrebbe scoperto che si tratta del sito della collana di narrativa noir &quot;Black&quot;, edita da Marsilio, riconducibile a chi quella collana cura. Il mio operato in campo editoriale e&#039; dunque sotto gli occhi di tutti, e il mio nome tutt&#039;altro che segreto (e&#039; stampato in ogni copia dei libri che pubblico, e lo si puo&#039; trovare facilmente anche in rete, per esempio qui: http://www.alice.it/news/primo/de_michelis_jacopo.htm).
Ma a parte questo, che il ricorso a nickname o alias in rete sia da sempre tradizione diffusa e accettata lei non e&#039; ovviamente tenuta a saperlo o approvarlo, ma venire a criticarlo e&#039; un po&#039; come andare dagli scozzesi e dirgli che la smettano di indossare quei ridicoli gonnellini (lascio immaginare a lei quale risposta otterrebbe). Inoltre, non devo insegnarle io come l&#039;uso di pseudonimi non sia estraneo nemmeno al mondo della letteratura (e a quello del giornalismo, peraltro).
Trovo comunque molto significativa dell&#039;atteggiamento di certa &quot;società letteraria&quot; tutta questa attenzione al &quot;chi&quot; del discorso piuttosto che al &quot;cosa&quot;, quasi a invocare una sorta di principio di autorità, per cui un ragionamento ha un valore diverso a seconda di chi lo pronuncia, perche&#039; c&#039;e&#039; chi e&#039; autorizzato e legittimato a farlo, e chi no.
Altri meglio di me potranno poi valutare la sostanza delle sue osservazioni circa l&#039;identità in rete, io mi limito a osservare come quello che lei ha fatto nel suo pezzo equivale a recensire un romanzo dopo averne intravisto la copertina nella vetrina di una libreria.
-- 
Jacopo De Michelis
Marsilio Black
http://www.marsilioblack.tk]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Carla Debenedetti,</p>
<p>pur non avendo letto nulla di suo, so che lei e&#8217; una stimata critica letteraria, dunque un po&#8217; mi stupisce che lei entri cosi&#8217; a gamba tesa, con leggerezza e superficialita&#8217;, in una questione di cui con tutta evidenza sa poco o nulla.<br />
Se prima di scrivere il suo pezzo si fosse presa la briga di visitare e leggere il mio blog, avrebbe scoperto che si tratta del sito della collana di narrativa noir &#8220;Black&#8221;, edita da Marsilio, riconducibile a chi quella collana cura. Il mio operato in campo editoriale e&#8217; dunque sotto gli occhi di tutti, e il mio nome tutt&#8217;altro che segreto (e&#8217; stampato in ogni copia dei libri che pubblico, e lo si puo&#8217; trovare facilmente anche in rete, per esempio qui: <a href="http://www.alice.it/news/primo/de_michelis_jacopo.htm" rel="nofollow ugc">http://www.alice.it/news/primo/de_michelis_jacopo.htm</a>).<br />
Ma a parte questo, che il ricorso a nickname o alias in rete sia da sempre tradizione diffusa e accettata lei non e&#8217; ovviamente tenuta a saperlo o approvarlo, ma venire a criticarlo e&#8217; un po&#8217; come andare dagli scozzesi e dirgli che la smettano di indossare quei ridicoli gonnellini (lascio immaginare a lei quale risposta otterrebbe). Inoltre, non devo insegnarle io come l&#8217;uso di pseudonimi non sia estraneo nemmeno al mondo della letteratura (e a quello del giornalismo, peraltro).<br />
Trovo comunque molto significativa dell&#8217;atteggiamento di certa &#8220;società letteraria&#8221; tutta questa attenzione al &#8220;chi&#8221; del discorso piuttosto che al &#8220;cosa&#8221;, quasi a invocare una sorta di principio di autorità, per cui un ragionamento ha un valore diverso a seconda di chi lo pronuncia, perche&#8217; c&#8217;e&#8217; chi e&#8217; autorizzato e legittimato a farlo, e chi no.<br />
Altri meglio di me potranno poi valutare la sostanza delle sue osservazioni circa l&#8217;identità in rete, io mi limito a osservare come quello che lei ha fatto nel suo pezzo equivale a recensire un romanzo dopo averne intravisto la copertina nella vetrina di una libreria.<br />
&#8212;<br />
Jacopo De Michelis<br />
Marsilio Black<br />
<a href="http://www.marsilioblack.tk" rel="nofollow ugc">http://www.marsilioblack.tk</a></p>
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