Le doppie vite di Chuck Barris e Enzo tortora #3

10 luglio 2003
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Una lettera di Antonio Piotti

Gentile Tiziano, ho letto il tuo articolo su Barris e Tortora. In effetti sono d’accordo; penso anch’io che in Italia la vicenda Tortora sia stata un punto di svolta importante e che i programmi di Tortora abbiano dato il via a quel processo che Marco Senaldi e io abbiamo descritto come il passaggio al Più Grande Altro.

Una cosa interessante mi sembra quella della doppia vita. Zizekianamente, la dimensione immaginaria non permette più di mantenere due livelli indipendenti (per esempio, un lato pubblico integerrimo ed affascinante ed un altro privato osceno). I due livelli tendono a rendersi entrambi palesi contemporaneamente, e ciò mette in crisi i protagonisti di questo gioco. Non sempre però: bisogna vedere se uno è in grado di reggere allo smascheramento, puntando, magari, proprio sulla sua capacità massmediale. Penso a Clinton, che non si dimise anche se aveva subìto lo smascheramento pubblico riguardo alle questioni legate alla sessualità. Penso anche a Berlusconi, il cui lato nascosto relativo ai processi in corso non gli impedisce di reggere sul piano dei sondaggi elettorali e quindi dell’apprezzamento pubblico. Come se Tortora fosse stato ancora troppo ingenuo, troppo disposto a sottomettersi al giudizio della magistratura (organismo che appartiene al Grande Altro tradizionale) per poter venira a capo dei suoi problemi.

A presto

Antonio Piotti

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(Dal sito francoangeli.it riporto la scheda di presentazione del libro di Senaldi e Piotti. Tiziano Scarpa)

Marco Senaldi, Antonio Piotti
Lo Spirito e gli Ultracorpi. La vicissutidine della Ragione tra i sintomi dell’Immaginario, Franco Angeli, 1999.
Prefazione di Slavoj Zizek

Che cos’hanno in comune i profughi albanesi con i lanciatori di sassi dal cavalcavia, Lady D. e Unabomber, le anoressiche e i bodyartisti? Apparentemente nulla di più di quanto non abbia a che vedere il diabolico Hannibal Lecter (alias Anthony Hopkins, protagonista de Il silenzio degli innocenti) col dissociato Doug Quaid-Schwarzenegger (indimenticabile eroe di Total recall); tutti frammentari ed evanescenti segni della disgregazione del presente.

E se invece questi fossero i sintomi di un quadro clinico organico, capace di testimoniare una compiuta patologia dello Spirito del nostro tempo?

La sfida proposta dagli autori consiste appunto nel far emergere dalla analisi e dalle connessioni che è possibile individuare tra le vicende di questi emblematici soggetti un’interpretazione dell’età presente. Il presupposto è che, proprio attraverso il paradosso e l’ambiguità, si manifesti un senso, che sia possibile, attraverso molteplici metamorfosi immaginarie, ridisegnare il ruolo del soggetto (il piccolo Sé) all’interno di un nuovo e più grande contesto immaginario (il Più Grande Altro).

Il riferimento continuo all’arte contemporanea e alla psicoanalisi non deve far perdere di vista il più profondo strumento interpretativo messo in atto: la dialettica hegeliana e il suo inesauribile potere esplicativo.

Chiude il volume un’autointervista immaginaria agli autori, in cui essi spiegano – con uno stile più diretto – i vari passaggi teorici dei diversi capitoli .

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