Welcome to the Hotel California

2 settembre 2003
Pubblicato da

di ANTONIO PIOTTI

Esiste qualcuno che può farmi avere una carta verde temporanea? Una cosa che non duri molto, due o tre mesi al massimo e poi giuro che la restituisco e torno in Europa. Mi servirebbe per non perdere una straordinaria occasione: quella di partecipare alla campagna politica per le elezioni del nuovo governatore della California. Io – lo dico subito – voto Schwarzy.

Certo, anche Larry Flint o Arianna Huffington non sono male specialmente se penso all’autentica attrazione amorosa che io ho sempre provato per Ilona Staller, eletta, come ricorderete, nelle file del Partito Radicale. Del resto, chi scegliereste voi tra il magnate dell’industria porno e il magnate di Mediaset?
L’altro Arnold invece non mi piace per niente la serie televisiva che lo vedeva come protagonista mi ha sempre fatto schifo e mi pare un po’ patetica. Pare un destino, ma il centro sinistra ha sempre candidature deboli.
Vorrei essere cittadino californiano e votare Schwarzenegger per molte ragioni. La prima è che, veramente e senza ironia, sono convinto che Termiator e Total Recall siano dei capolavori. C’è la meccanizzazione del soggetto ma anche l’obversione nel senso del rapporto fra molteplicità e perdita di identità. Total Recall in particolare, a partire da un racconto straordinario di Philip Dick, adombra questioni filosofiche come quelle relative al destino del soggetto multiplo e persino all’avvenire della Ragione in un sistema complesso. Ronald Regan non ha mai sfiorato (tranne in un film di Don Segal) vette recitative così ardue.
In secondo luogo, ritengo che Schwarzy sarebbe, come presidente degli Stati Uniti, molto migliore di Bush. Certo è conservatore, certo incarna una visione dei rapporti umani piuttosto semplificata: marziana non venusiana come da noi nel Vecchi Continente. Tuttavia sembra possedere quella saggezza e quella forza quasi autentica che il povero Bush Junior, tuttora vittima di un Edipo non risolto, proprio non possiede. Quando Bush mostra i muscoli, lo fa in modo isterico, patologico, insicuro: quando si vedono quelli di Schwarzy si capisce subito che sono autentici, frutto di un lunghissimo lavoro di body bilding, effetto di quell’autentica ossessione per cui il nostro Arnold ha dedicato l’intera esistenza all’esercizio corporale, dando anche vita a fondazioni per l’esercizio della salute fisica che coinvolgono giovani di tutta l’America. Ho detto “Presidente degli Stati Uniti” e non “Governatore della California” perché penso che il passo sia breve .e credo proprio che lo sarà. Come molti forse sapranno infatti la California conta moltissimo per quanto riguarda la nomina dei cosiddetti Grandi Elettori, che il sistema elettorale balzano degli Stati Uniti prevede per l’elezione del Presidente. Oggi la California è democratica perché, nove mesi fa, è stato eletto un Governatore democratico, era democratica anche quando Bush è stato eletto, ma è chiaro che se passa ai conservatori, questi pongono un’ipoteca fortissima sulla vittoria delle prossime presidenziali. Io auspico che l’eroe della riconquista californiana sia premiato alle primarie.
Esiste anche una terza ragione per la quale vorrei andare in America ed assistere alle elezioni in California e questa voglio spiegarla un po’ più dettagliatamente. Qualcuno di voi si sarà chiesto come mai un governatore eletto nove mesi fa abbia già finito il suo mandato. Ebbene la risposta è semplice. In California c’è una legge del 1911 che stabilisce che se, un governatore non è gradito, allora basta raccogliere delle firme per chiedere di sostituirlo con un altro. “Come se non bastasse – leggo sul Riformista di oggi – il referendum in questione è strutturato in modo assurdo: un lembo della scheda è dedicato alla revoca, sì o no; l’altro ai candidati alternativi. Morale, se sul lato sinistro vincono i sì, a fare il governatore ci va quello che ha collezionato più crocette sul lato destro” indipendentemente dal numero reale di preferenze ottenuto. Perciò potrebbe anche succedere che l’attuale governatore riceva, poniamo, un 40% di consensi e che sia quindi cacciato (il 60% ha votato contro di lui). Contemporaneamente uno sfidante riceve il 30% dei voti (altro lembo della scheda) e viene eletto perché ha la maggioranza relativa degli sfidanti. Cosi andrebbe a governare uno che ha consensi inferiori rispetto a quello che va a sostituire. Si tratta, come vedete di un sistema manifestamente idiota, però da questa idiozia dipende il futuro della California, degli USA e del Mondo.
Io voglio andare in America per ridere in faccia a tutti quei cari ragazzi italiani che, inviati dai maggiori giornali e dalle reti televisive più importanti ci riempiono le scatole con il grande esempio della democrazia e della stampa anglosassone. Quelli per intenderci che hanno sorriso per la posizione – ora rivelatasi semplicemente giusta – assunta da Chirac prima che cominciasse la seconda Guerra del Golfo; quelli che hanno taciuto di fronte alle modalità elettorali che hanno permesso la riuscita di Bush nella passata campagna elettorale; quelli che hanno parlato della grande stampa americana anche di fronte alle vergognose performance delle testate più famose; quelli che non dicono nulla sull’enorme castello di menzogne messo insieme per giustificare una guerra di contro alle risultanze degli ispettori dell’ONU. Niente da fare, costoro continueranno ad inneggiare, nello stile immortalato da Alberto Sordi in Un americano a Roma alla superiore forza del contesto anglosassone americano, continueranno ad additarci quel sistema come un esempio da seguire e guarderanno compassati alla Vecchia Europa che non sa rinnovarsi.
Welcome to the Hotel California (such e lovely place, such a lovely faces)

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One Response to Welcome to the Hotel California

  1. Andrè il 9 settembre 2003 alle 21:54

    Scwarzi (o come diamine si scrive) non può essere eletto Presidente degli Stati Uniti: a quella carica possono accedere solo gli statunitensi nati nel paese, e se non ricordo male i figli di immigrati di alcuni paesi non possono in assoluto)e lui è austriaco.
    Meccanismo anche questo limitante (o perverso, se vogliamo), ma grazie a questo cavillo quel simpaticone di Kissinger non ha potuto candidarsi.



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