LETTERE ALLO SCRITTORE

4 settembre 2003
Pubblicato da

Andrea Inglese

Immaginiamo che gli scrittori che amiamo, quegli scrittori che chiamiamo “grandi”, e che riempiono i nostri scaffali, abbiano lasciato in quarta di copertina, come fece una volta Giulio Mozzi, il loro indirizzo di casa.

Ad esempio: “Il caso Céline è esploso in tutta Europa. Il capolavoro straordinario di uno scrittore finora inedito. Viaggio al termine della notte è un romanzo che non vi dimenticherete facilmente. Il ritratto impietoso di una generazione, una scrittura modernissima e violenta. Per contatti con l’autore: Luois-Ferdinad Céline, 4 Place de Clichy, 75017 Paris.”

Immaginiamo che molti lettori, con Céline ancora in vita, abbiano deciso di scrivergli proprio dopo aver letto il Voyage. (Lasciamo stare ciò che avrebbero potuto scrivergli dopo aver letto Bagatelle.)

Ecco alcune lettere.

“Signor Destouches,

ammiro sinceramente la sua capacità di descrivere questi nostri tempi, ora che né i sacri valori della Chiesa né i giusti valori della ragione umana sono minimamente considerati dagli uomini che ci governano. Non le posso dare torto. È tutto uno schifo. Da anni lo dico a mio marito, che continua a votare socialista e ad ubriacarsi. Lui crede che il mondo presto cambierà in meglio. Io sono convinta come Lei che non c’è più nulla da fare. Nonostante ciò, la invito a continuare nella sua lucida analisi dell’attuale malcostume. Abbiamo bisogno di gente coraggiosa come Lei.

I miei più rispettosi saluti

Anne Follicon”.

*

“Non capisco come mai, con tutti i bravi scrittori che esistono in Francia, abbiano deciso di pubblicare proprio uno come te. Faresti meglio a tornare al tuo vecchio mestiere. Cinico come tutti i medici. Torna ad auscultare i polmoni catarrosi dei tuoi pazienti, invece di sputare il tuo fiele in giro per il paese. Non so quali appoggi ti hanno permesso di pubblicare una tale massa di sciocchezze e volgarità. Poco tempo fa la letteratura francese voleva dire Proust, Gide, Valéry. Ora gli editori rampanti come Denoël vanno alla ricerca dello scandalo, del gran polverone. Ed ecco che pubblicano dottorucoli falliti come te. Domani chissà, verrà la moda di far scrivere anche i lavapiatti e le puttane. Vatti a rileggere Zola, che non aveva bisogno di usare un linguaggio burino per criticare la società in cui viveva.

Jean-Jacques19”.

*

“Gentile signor Destouches,

come può Lei, che è partito spinto da un’ideale, un grande ideale, mettersi a gettare fango ora, dopo tanti anni, sui nostri valorosi comandi? Il Suo ideale era il mio, era il nostro. (Lo sa bene, Lei, in quanti partimmo volontari!) Quello che Lei ha vissuto, io l’ho vissuto. La fame, la stanchezza, il fango che non si stacca mai dai capelli, dalle mani. Anch’io ho scritto un mio modesto diario di guerra. Anch’io ho impresso nel cuore lo spavento e l’indignazione. Anch’io sputo per terra quando vedo un crucco per strada. Anch’io ho le orecchie che fanno ancora una triste eco ai colpi di mortaio. Ma perché prendersela con i colonnelli, con i generali! Che mentalità contorta è la sua! Lei rende vano l’eroismo del nostro popolo, di tanta gioventù che non è mai più tornata.
No, il suo libro non ho potuto finirlo. Mi ha riempito di amarezza. E che gli insulti alla nostra venerabile Arma, vengano proprio da un valoroso reduce e decorato come Lei, questo proprio non me lo so spiegare. Lei si è sentito tradito. Ma nessuno di noi vive solo per sé. Siamo parte di un organismo più grande e perfetto. E questo Lei lo dimentica, tutto preso dalle sue ferite. No, signor Céline, il suo libro l’ho gettato nei rifiuti. Perché non Lei deve sentirsi tradito, ma io. Io e tutti i reduci che hanno creduto nel loro sacrificio e tutt’ora ci credono. Tradito dal suo stupido risentimento.

Si ricordi del miracolo della Marna e del sacrificio di Verdun!
W la Francia e il suo esercito!

Tenente Jacques Belier.”

*

“Gran pezzo di merda ! Tu vivi nel fango e sguazzi nel tuo schifo. Qualcuno ha anche il coraggio di dire che le cazzate che scrivi sono letteratura. La gente come te dovrebbe stare in galera, invece di girare liberamente a predicare il delitto e l’anarchia. Stai attento a dove metti i piedi. Se mi capiti a tiro, ti faccio passar la voglia di scrivere quelle porcherie una volta per tutte.

J. T. Baise”

*

“Caro Louis-Ferdinand,

tu parli tanto di trombare qui e trombare là. Ti dai tante arie per esserti scopato un’americana. Ti atteggi a grande saggio. Pensi di sapere come si trattano le donne. Secondo me sei solo un finocchio complessato. E ti fai un gran sacco di seghe. La gente che scrive è sempre così. Siete bravi con le parole. Io certo non ho fatto le scuole che hai fatto tu. Ma non faccio finta di frequentare i balordi e i pappa. La vita dura io la conosco davvero. E ho pure preso una coltellata una volta. Chissà se fosse successo a te! Ci avresti scritto sopra la Bibbia. Esci all’aria aperta ogni tanto e beviti un bel pastisse, che ti fa passare i pensieri tetri.

Henry La mouche ”

*

“Il tuo problema è che non sai scrivere. Hai ridotto la nostra lingua francese a un vestito sbrindellato. Sbagli pure la sintassi. Guarda che non si scrive come si parla. Lo stile è un’altra cosa. Torna a fare il tuo mestiere, che ti renderà anche di più.”

*

“Gentile Louis-Ferdinand,

Lei è un uomo molto solo. Ed è stato deluso da una donna. Questo lo si capisce subito. Ma non deve credere che il mondo femminile corrisponda a quei tristi esemplari in cui si è imbattuto. Le donne non sono così come lei le descrive. C’è una tremenda e disperata voglia di affetto dietro quella sua aria disincantata. E una donna sensibile lo percepisce immediatamente. Non si stia continuamente a tormentare sul passato, la guerra, le sue disavventure in Africa. Qui c’è qualcuno che potrebbe prendersi cura di Lei. Prepararle un brodo caldo, la sera, quando torna dalle sue solitarie passeggiate. Alcune mie amiche pensano che il suo libro sia soltanto pornografia. Una parla addirittura di “stato confusionale”, in cui Lei sarebbe caduto a causa delle sue ferite di guerra. A me non interessa tanto quello che Lei scrive. Ognuno deve potersi sfogare come può. A me interessa quello che Lei è. Venga pure a trovarmi una di queste giornate piovose.

Mathilde Debois”

*

“Devi andarci giù più duro, porca puttana! Dilla tutta! Non ci girare attorno! I ricchi hanno rotto i coglioni. È ora di fargli cagare sangue! Andiamo a prenderli nelle loro belle case del Sedicesimo. C’è bisogno di gente come te, gente che sappia dire le cose come stanno. Ma ci ricami ancora troppo! Io non sono bravo a parlare. Ma il concetto è semplice. Quelli con lo specchio nel salotto e la cameriera in cucina, una bella vangata nei denti! Io c’ho il cancro. Non ho più nulla da perdere. Non mi vogliono neppure far lavorare più. Al mio posto ci hanno messo un italiano. Vada a cagare pure lui. Altro che “Viaggio al termine della notte”. Se ti raccontassi la mia storia, ne avresti davvero da scrivere. Che i figli di papà, solo a leggerla, se la farebbero addosso.

Armand”

*

“Caro Céline,

sono il caporedattore della rivista << L’ Etoile Française >>. Mi occupo di narrativa contemporanea e io stesso scrivo racconti, commedie e satire. Ho letto con grande interesse il Suo romanzo. Lei ha senz’altro della stoffa. Molti pensano che già fra qualche anno di Céline non si parlerà più. Lo sa come sono i francesi, e specialmente i parigini. S’innamorano di tutto e con altrettanta facilità di tutto si annoiano.
Io credo, invece, che di Lei si parlerà ancora. E sono certo che il suo prossimo romanzo sarà senz’altro più riuscito di questo. Mi creda Céline, Lei può fare molto. Ma accetti i consigli di un letterato che ha ben più esperienza di Lei. Non si dilunghi. Tagli, tagli. Se il suo romanzo fosse stato lungo la metà, in Gallimard glielo avrebbero preso. Non lo dico a vanvera. Lei si compiace troppo. Indugia sulle situazioni. Spesso, diciamo la verità, l’intreccio si offusca. Deve metterci più azione e meno riflessione. Non stia lì a sentenziare ogni due minuti. Il lettore l’ha capito che il mondo è una merda. Ed è proprio per questo che vuole un diversivo: azione, Céline, azione. Inseguimenti, sparatorie. Questi suoi personaggi sono degli innocui scalzacani. Non ci sono abbastanza assassini. In Lei c’è una bella vena picaresca. Io oserei dire che Lei potrebbe buttarsi nel romanzo d’avventure. Ci pensi! Invece che il dottor Bardamu, un detective privato!

Si ricordi dei miei consigli. Ho l’occhio diagnostico per la letteratura, io.

Cordialmente

Philippe Laplume

P.S.
Ho sentito dire che il suo prossimo romanzo dovrebbe intitolarsi << Morte a credito >>. Dunque avevo ragione! Ha saltato il fosso. Ha deciso per il western! Ha fatto benissimo. Facciamo vedere agli Americani che anche noi conosciamo la frontiera.”

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4 Responses to LETTERE ALLO SCRITTORE

  1. omniaficta il 5 settembre 2003 alle 22:36

    Evidentemente questi erano semplici lettori in tempi (e luoghi) in cui Celine poteva essere letto, criticato e incompreso. Oggi riceverebbe meno posta e meno pertinente, temo.

  2. maria-luisa il 8 settembre 2003 alle 16:54

    E’ geniale! mi ricorda qualcosa di già letto o vissuto…

  3. b.georg il 8 settembre 2003 alle 23:28

    comincio a supporti un certo umorismo perverso, andrea ;-)

  4. andrea i. il 10 settembre 2003 alle 11:37

    Pure coincidenze, ovviamente. Ogni riferimento a persone cose pappagalli… ecc…. è puramente casuale.



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