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	Commenti a: Replica a Raimo (su Bellocchio)	</title>
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		Di: Giuseppe Iannozzi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/09/22/replica-a-raimo-su-bellocchio/#comment-687</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Iannozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Simone Ciaruffoli è un attento osservatore critico. Sono dell&#039;opinione che la risposta di Ciaruffoli a Raimo sia indicativa di una grande intelligenza. Nel caso di Bellocchio, i due interventi di Raimo e Ciaruffoli si completano vicendevolmente. 
Complimenti.

Giuseppe Iannozzi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Simone Ciaruffoli è un attento osservatore critico. Sono dell&#8217;opinione che la risposta di Ciaruffoli a Raimo sia indicativa di una grande intelligenza. Nel caso di Bellocchio, i due interventi di Raimo e Ciaruffoli si completano vicendevolmente.<br />
Complimenti.</p>
<p>Giuseppe Iannozzi</p>
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		<title>
		Di: donato		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/09/22/replica-a-raimo-su-bellocchio/#comment-688</link>

		<dc:creator><![CDATA[donato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Pur apprezzando altri interventi in favore del film di Bellocchio (che francamente credo non ne abbia proprio bisogno), mi ritrovo a notare quest&#039;intervento in difesa di &quot;Buongiorno, notte&quot;, no nei commenti dove è stato postato il mio, ma sulla pagina principale di Nazione Indiana, sfuggendo così alla possibilità di essere confrontato con il parere di un volenteroso appassionato di cinema che suo malgrado non ha la possibilità di frequentare il grandissimo Torino film festival, nè di collaborare con il mitico &quot;Sentieri Selvaggi&quot;...ma tant&#039;è, veniamo al post.
Sono d&#039;accordo con te sull&#039;impostazione data al film da Bellocchio, in fondo l&#039;opera è là a dimostrare il completo rifiuto dell&#039;elemento puramente cronachistico in favore dell&#039;analisi dei caratteri spiccatamente tragici di una vicenda (che per le variazioni operate dall&#039;autore, è per la committenza &quot;Buongiorno, notte&quot; sul sequestro e l&#039;omicidio Moro, ma diverrà tra un pò di tempo un capolavoro di cinema dell&#039;introspezione che by-passerà la vicenda Moro assorbendo in sè i caratteri essenziali di ogni  cinema caratterizzato dallo scontro linguistico e strutturale tra il principio di piacere e il principio di realtà).
Che il film possa essere proiettato per le matinéè scolastiche, non credo sia stato uno dei pensieri che siano passati per la testa di Bellocchio, infatti come tu dici avrebbe forse usato un impianto con tesi a tema chiaro e verificabile (ossia un passo più cronachistico), ma la scelta di fare un film aperto, ondivago che si esprime su altri livelli che non sono quelli sociali e politici, più o meno noti, la dice tutta sull&#039;intento autoriale...( autore-autoriale, mi ritrovo ad usare ancora queste parole da cahieurs per cercare di essere più chiaro).
Sono in completo disaccordo con te quando, vista la piega che fai prendere al tuo discorso, inizi a tirare bastonate sul cinema inglese (come fai anche con la tua rece su King Lear) da Loach, a Greengrass, a Mullan... Ken Loach è didascalico si, buono per l&#039;elettorato di rifondazione e chi lo mette in dubbio, Mullan è un regista onesto e nulla più, dare del biasimevole al Bloody Sunday di Greengrass è eccessivo, dannatamente eccessivo prendersela con la &quot;presa di posizione(anche linguistica)&quot;...Il tuo modo d&#039;analizzare, soprattutto il film di Bellocchio, dribla d&#039;un sol colpo degli accostamenti del genere. Parlare male di Greengrass, facendo un confronto con &quot;Buongiorno, notte&quot; è un esercizio gratuito non c&#039;è nesso né stilistico, né sintattico tra i due film. Greengrass fa il suo cinema fatto di camere tremolanti, storie multiple, riconsiderazioni del sonoro, contrappunti dialettici, montaggio in dissolvenza, riconsiderando la proliferazione dei punti di vista parziale e facendo un lavoro sulla de-strutturazione dei tempi del racconto, con una capacità linguistica davvero notevole nel panorama del cinema attuale. Per la costruzione della narrazione di tipo dialettico, l&#039;influenza della &quot;Battaglia d&#039;Algeri&quot; è stata ammessa dallo stesso regista, e quindi viene preso in considerazione un esempio di cinema lontanissimo da quello di Bellocchio. Da una parte c&#039;è Pontecorvo con le sue tematiche insurrezionaste e terzomondiste e dall&#039;altro il regista dei &quot;Pugni in tasca&quot;, come tu stesso ricordi &quot;per nulla riconciliato&quot;.
E poi proseguendo lo stesso discorso andrebbe fatto con quello che dici di Rosi ( Salvatore Giuliano, Le mani sulla città, Caso Mattei e altri suoi film sono dei capolavori, dimentichiamo &quot;Dimenticare Palermo&quot; per favore).
Tu ritieni che i parenti più prossimi di Bellocchio siano ravvisabili nel neorealismo, con i personaggi non giudicati,&quot;né stando con loro, né con gli altri&quot;, io qua faccio un soprassalto, perchè se mi parli del primo neorealismo quello dal &#039;45 al &#039;49, diamine se giudicava, &quot;Roma città aperta&quot; non giudica?!, Sciuscià non giudica?!...Zavattini in quelli che vengono ritenuti i pochi scritti teorici del neorealismo parla di un &quot;etica per un estetica&quot;. Il neorealismo non giudica più quando si evolve dal clichè estetico della  propagandistica dei &quot;Luciano Serra pilota&quot; al Rossellini dei primi anni cinquanta, un autentico genio del cinema che in italia nessuno capiva e che dovette aspettare la rivalutazione critica dei cahieurs e di Bazin. Quindi andiamoci piano con il celebrato neorealismo, tutti a riempirsi la bocca con quest&#039;etichetta e pochi a ricordare che il vero innovatore estetico era Rossellini, mentre altri (De Sica e Visconti ed anche il mai citato Genina-etichettato come neorealismo rosa) solo involontariamente sono usciti dal clichè.
In Bellocchio c&#039;è l&#039;insegnamento di quel Rossellini lì, quello di Viaggio in Italia, Stromboli, Europa 51, ma è una lezione che passa anche attraverso i cari Kino-pravda di Vertov e i lavori Godard-Gorin. Quello che c&#039;è di comune in questo cinema( e anche in quello di Bertolucci) è la distanza, l&#039;assoluta esattezza dello sguardo sull&#039;oggetto, una perfezione di percetti tale da donare vitalità all&#039;invisibile nel visibile. Là dove la lezione di distanza del gruppo Vertov è esibita perchè mette a nudo la capacità persuasiva e occulamente repressiva del linguaggio per immagini del capitale, Bellocchio adopera uno sguardo che permette di saltare dai rapporti tra sistemi di potere alle contraddizioni interne ai sistemi di potere(come mostra Bellocchio, sistemi marchiati indifferentemente dall&#039;assoluta imposizione di volontà di potenza). &quot;Buongiorno, notte&quot; è un film dove viene esaltato lo &quot;sguardo dell&#039;analista&quot; per dirlo con Lacan, in un film sull&#039;impossibilità di uccidere i Padri (come cerco di spiegare nel mio altro intervento), Bellocchio non associa il suo sguardo a quello coinvolto di Maya Sansa,Chiara, ma a quello del ragazzo della biblioteca, è lui l&#039;autore di &quot;Buongiorno, notte&quot;, è lui a immaginare il film girato da Bellocchio, in un gioco di meta-immaginazione stupendo, è lui a far scattare la crisi di Chiara suggerendogli uno scarto dello sguardo, un cambiamento nella prospettiva di valutare le cose ( le lettere dei condannati a morte della resistenza) e si badi bene Bellocchio non ci dice perchè viene arrestato, possiamo inferirlo, ma un motivo chiaro nella pellicola non c&#039;è (a mio avviso altra genialità).     
E veniamo alla &quot;25a ora&quot; e ai manti cristiani e ai (ahime!!!) padri santoni.
Nulla è più lontano dal cinema di Bellocchio che un film di Spike Lee. E la &quot;25a ora&quot;, più di tutti gli altri. Il film peraltro è poco riuscito rispetto ad altri nella produzione degli ultimi anni di Spike Lee,(cito a caso come esempio gli eccellenti &quot;He gotta game!&quot; e &quot;Clockers&quot;). Il primo tempo della &quot;25a ora&quot; è da capolavoro, poi nel secondo il film si perde, non basta trovare nella capacità d&#039;immaginare un futuro alternativo nel finale un vicinanza,( Lee certifica a livello di formato estetico pensiero e realtà in modo più circonstanziato e preciso rispetto a Bellocchio, che punta sempre e costantemente sullo straniamento dello spettatore, sulla presa di coscienza che qualcosa di diverso nelle teste di quei personaggi è passato). Il secondo tempo(modo convenzionale di spezzare il film nelle sale italiane che personalmente odio, mi piacerebbe mille volte di più dire nella seconda parte, ma tant&#039;è ) della &quot;25a ora&quot; si perde proprio dove il film di Bellocchio riesce in pieno, Lee si perde sulla sua mancanza di distacco rispetto a ciò che sta raccontando (pensa alla parte in discoteca), la camera s&#039;incolla ai personaggi smussandone gli angoli rendendoli poco credibili o meglio ancora grotteschi, la caparbietà col quale l&#039;obiettivo di Lee molesta i volti dei personaggi fa perdere al film tutto il tono di squisita recherche imbastito nel magnifico inizio del film. I film sono completamente diversi come regia, impianto, concezione. La 25a ora è una recherche nel corpo di NY che naufraga nel grottesco sogno pioneristico del west (nel senso di disciplina, di valori del west: onore, violenza giustificata, famiglia della prateria), l&#039;altro, e mi ripeto, è un film sull&#039;impossibilità di uccidere i Padri. punto.
E a proposito di Padri, Bellocchio non ci pensa affatto a dare l&#039;idea del padre santone ( mamma che brutta definizione!!!), nelle interviste ha anche detto che la presenza fisica di Moro non era prevista nella prima versione della sceneggiatura. I Padri di Bellocchio sono qualcosa di talmente profondo e radicato nell&#039;inconscio che puoi fare di tutto per liberartene, ma te li porterai sempre dietro. Sono il pesante fardello dell&#039;umanità che non può essere cancellato. E qui arriva la cristianità, nulla più di Moro era l&#039;incarnazione, la sintesi tra ciò che era il potere ecclesiastico e religioso e il potere politico.(Come lo può essere considerato oggi Prodi, a da come si propone ridicolmente Berlusconi-il nuovo messia). Moro è l&#039;incarnazione dei Padri, di quel linguaggio, di quella cultura, non solo sociale e etica, ma pervasiva in modo costante e in grado di condizionare le scelte e i comportamenti in maniera latente. L&#039;ho detto nell&#039;altro mio commento, Moro è l&#039;etica del linguaggio.    
Per il resto credo che siamo abbastanza d&#039;accordo, l&#039;approfondimento politico si può cercare altrove, Bellocchio ha girato-scritto-dipinto la sua-nostra-loro tragedia e l&#039;ha fatto in maniera lodevole e t&#039;invidio la conoscenza di Yoshida ( di Eros più massacro non vedo l&#039;attinenza con Bellocchio, ma non conosco il regista giapponese) e di Miklos Jancso( ho solo Vizi privati), purtroppo non ho facilità a reperire diversi di quei magnifici film passati alle retrospettive di Torino e per Mann, e da quando produceva Miami Vice che si sa che è un grande.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pur apprezzando altri interventi in favore del film di Bellocchio (che francamente credo non ne abbia proprio bisogno), mi ritrovo a notare quest&#8217;intervento in difesa di &#8220;Buongiorno, notte&#8221;, no nei commenti dove è stato postato il mio, ma sulla pagina principale di Nazione Indiana, sfuggendo così alla possibilità di essere confrontato con il parere di un volenteroso appassionato di cinema che suo malgrado non ha la possibilità di frequentare il grandissimo Torino film festival, nè di collaborare con il mitico &#8220;Sentieri Selvaggi&#8221;&#8230;ma tant&#8217;è, veniamo al post.<br />
Sono d&#8217;accordo con te sull&#8217;impostazione data al film da Bellocchio, in fondo l&#8217;opera è là a dimostrare il completo rifiuto dell&#8217;elemento puramente cronachistico in favore dell&#8217;analisi dei caratteri spiccatamente tragici di una vicenda (che per le variazioni operate dall&#8217;autore, è per la committenza &#8220;Buongiorno, notte&#8221; sul sequestro e l&#8217;omicidio Moro, ma diverrà tra un pò di tempo un capolavoro di cinema dell&#8217;introspezione che by-passerà la vicenda Moro assorbendo in sè i caratteri essenziali di ogni  cinema caratterizzato dallo scontro linguistico e strutturale tra il principio di piacere e il principio di realtà).<br />
Che il film possa essere proiettato per le matinéè scolastiche, non credo sia stato uno dei pensieri che siano passati per la testa di Bellocchio, infatti come tu dici avrebbe forse usato un impianto con tesi a tema chiaro e verificabile (ossia un passo più cronachistico), ma la scelta di fare un film aperto, ondivago che si esprime su altri livelli che non sono quelli sociali e politici, più o meno noti, la dice tutta sull&#8217;intento autoriale&#8230;( autore-autoriale, mi ritrovo ad usare ancora queste parole da cahieurs per cercare di essere più chiaro).<br />
Sono in completo disaccordo con te quando, vista la piega che fai prendere al tuo discorso, inizi a tirare bastonate sul cinema inglese (come fai anche con la tua rece su King Lear) da Loach, a Greengrass, a Mullan&#8230; Ken Loach è didascalico si, buono per l&#8217;elettorato di rifondazione e chi lo mette in dubbio, Mullan è un regista onesto e nulla più, dare del biasimevole al Bloody Sunday di Greengrass è eccessivo, dannatamente eccessivo prendersela con la &#8220;presa di posizione(anche linguistica)&#8221;&#8230;Il tuo modo d&#8217;analizzare, soprattutto il film di Bellocchio, dribla d&#8217;un sol colpo degli accostamenti del genere. Parlare male di Greengrass, facendo un confronto con &#8220;Buongiorno, notte&#8221; è un esercizio gratuito non c&#8217;è nesso né stilistico, né sintattico tra i due film. Greengrass fa il suo cinema fatto di camere tremolanti, storie multiple, riconsiderazioni del sonoro, contrappunti dialettici, montaggio in dissolvenza, riconsiderando la proliferazione dei punti di vista parziale e facendo un lavoro sulla de-strutturazione dei tempi del racconto, con una capacità linguistica davvero notevole nel panorama del cinema attuale. Per la costruzione della narrazione di tipo dialettico, l&#8217;influenza della &#8220;Battaglia d&#8217;Algeri&#8221; è stata ammessa dallo stesso regista, e quindi viene preso in considerazione un esempio di cinema lontanissimo da quello di Bellocchio. Da una parte c&#8217;è Pontecorvo con le sue tematiche insurrezionaste e terzomondiste e dall&#8217;altro il regista dei &#8220;Pugni in tasca&#8221;, come tu stesso ricordi &#8220;per nulla riconciliato&#8221;.<br />
E poi proseguendo lo stesso discorso andrebbe fatto con quello che dici di Rosi ( Salvatore Giuliano, Le mani sulla città, Caso Mattei e altri suoi film sono dei capolavori, dimentichiamo &#8220;Dimenticare Palermo&#8221; per favore).<br />
Tu ritieni che i parenti più prossimi di Bellocchio siano ravvisabili nel neorealismo, con i personaggi non giudicati,&#8221;né stando con loro, né con gli altri&#8221;, io qua faccio un soprassalto, perchè se mi parli del primo neorealismo quello dal &#8217;45 al &#8217;49, diamine se giudicava, &#8220;Roma città aperta&#8221; non giudica?!, Sciuscià non giudica?!&#8230;Zavattini in quelli che vengono ritenuti i pochi scritti teorici del neorealismo parla di un &#8220;etica per un estetica&#8221;. Il neorealismo non giudica più quando si evolve dal clichè estetico della  propagandistica dei &#8220;Luciano Serra pilota&#8221; al Rossellini dei primi anni cinquanta, un autentico genio del cinema che in italia nessuno capiva e che dovette aspettare la rivalutazione critica dei cahieurs e di Bazin. Quindi andiamoci piano con il celebrato neorealismo, tutti a riempirsi la bocca con quest&#8217;etichetta e pochi a ricordare che il vero innovatore estetico era Rossellini, mentre altri (De Sica e Visconti ed anche il mai citato Genina-etichettato come neorealismo rosa) solo involontariamente sono usciti dal clichè.<br />
In Bellocchio c&#8217;è l&#8217;insegnamento di quel Rossellini lì, quello di Viaggio in Italia, Stromboli, Europa 51, ma è una lezione che passa anche attraverso i cari Kino-pravda di Vertov e i lavori Godard-Gorin. Quello che c&#8217;è di comune in questo cinema( e anche in quello di Bertolucci) è la distanza, l&#8217;assoluta esattezza dello sguardo sull&#8217;oggetto, una perfezione di percetti tale da donare vitalità all&#8217;invisibile nel visibile. Là dove la lezione di distanza del gruppo Vertov è esibita perchè mette a nudo la capacità persuasiva e occulamente repressiva del linguaggio per immagini del capitale, Bellocchio adopera uno sguardo che permette di saltare dai rapporti tra sistemi di potere alle contraddizioni interne ai sistemi di potere(come mostra Bellocchio, sistemi marchiati indifferentemente dall&#8217;assoluta imposizione di volontà di potenza). &#8220;Buongiorno, notte&#8221; è un film dove viene esaltato lo &#8220;sguardo dell&#8217;analista&#8221; per dirlo con Lacan, in un film sull&#8217;impossibilità di uccidere i Padri (come cerco di spiegare nel mio altro intervento), Bellocchio non associa il suo sguardo a quello coinvolto di Maya Sansa,Chiara, ma a quello del ragazzo della biblioteca, è lui l&#8217;autore di &#8220;Buongiorno, notte&#8221;, è lui a immaginare il film girato da Bellocchio, in un gioco di meta-immaginazione stupendo, è lui a far scattare la crisi di Chiara suggerendogli uno scarto dello sguardo, un cambiamento nella prospettiva di valutare le cose ( le lettere dei condannati a morte della resistenza) e si badi bene Bellocchio non ci dice perchè viene arrestato, possiamo inferirlo, ma un motivo chiaro nella pellicola non c&#8217;è (a mio avviso altra genialità).<br />
E veniamo alla &#8220;25a ora&#8221; e ai manti cristiani e ai (ahime!!!) padri santoni.<br />
Nulla è più lontano dal cinema di Bellocchio che un film di Spike Lee. E la &#8220;25a ora&#8221;, più di tutti gli altri. Il film peraltro è poco riuscito rispetto ad altri nella produzione degli ultimi anni di Spike Lee,(cito a caso come esempio gli eccellenti &#8220;He gotta game!&#8221; e &#8220;Clockers&#8221;). Il primo tempo della &#8220;25a ora&#8221; è da capolavoro, poi nel secondo il film si perde, non basta trovare nella capacità d&#8217;immaginare un futuro alternativo nel finale un vicinanza,( Lee certifica a livello di formato estetico pensiero e realtà in modo più circonstanziato e preciso rispetto a Bellocchio, che punta sempre e costantemente sullo straniamento dello spettatore, sulla presa di coscienza che qualcosa di diverso nelle teste di quei personaggi è passato). Il secondo tempo(modo convenzionale di spezzare il film nelle sale italiane che personalmente odio, mi piacerebbe mille volte di più dire nella seconda parte, ma tant&#8217;è ) della &#8220;25a ora&#8221; si perde proprio dove il film di Bellocchio riesce in pieno, Lee si perde sulla sua mancanza di distacco rispetto a ciò che sta raccontando (pensa alla parte in discoteca), la camera s&#8217;incolla ai personaggi smussandone gli angoli rendendoli poco credibili o meglio ancora grotteschi, la caparbietà col quale l&#8217;obiettivo di Lee molesta i volti dei personaggi fa perdere al film tutto il tono di squisita recherche imbastito nel magnifico inizio del film. I film sono completamente diversi come regia, impianto, concezione. La 25a ora è una recherche nel corpo di NY che naufraga nel grottesco sogno pioneristico del west (nel senso di disciplina, di valori del west: onore, violenza giustificata, famiglia della prateria), l&#8217;altro, e mi ripeto, è un film sull&#8217;impossibilità di uccidere i Padri. punto.<br />
E a proposito di Padri, Bellocchio non ci pensa affatto a dare l&#8217;idea del padre santone ( mamma che brutta definizione!!!), nelle interviste ha anche detto che la presenza fisica di Moro non era prevista nella prima versione della sceneggiatura. I Padri di Bellocchio sono qualcosa di talmente profondo e radicato nell&#8217;inconscio che puoi fare di tutto per liberartene, ma te li porterai sempre dietro. Sono il pesante fardello dell&#8217;umanità che non può essere cancellato. E qui arriva la cristianità, nulla più di Moro era l&#8217;incarnazione, la sintesi tra ciò che era il potere ecclesiastico e religioso e il potere politico.(Come lo può essere considerato oggi Prodi, a da come si propone ridicolmente Berlusconi-il nuovo messia). Moro è l&#8217;incarnazione dei Padri, di quel linguaggio, di quella cultura, non solo sociale e etica, ma pervasiva in modo costante e in grado di condizionare le scelte e i comportamenti in maniera latente. L&#8217;ho detto nell&#8217;altro mio commento, Moro è l&#8217;etica del linguaggio.<br />
Per il resto credo che siamo abbastanza d&#8217;accordo, l&#8217;approfondimento politico si può cercare altrove, Bellocchio ha girato-scritto-dipinto la sua-nostra-loro tragedia e l&#8217;ha fatto in maniera lodevole e t&#8217;invidio la conoscenza di Yoshida ( di Eros più massacro non vedo l&#8217;attinenza con Bellocchio, ma non conosco il regista giapponese) e di Miklos Jancso( ho solo Vizi privati), purtroppo non ho facilità a reperire diversi di quei magnifici film passati alle retrospettive di Torino e per Mann, e da quando produceva Miami Vice che si sa che è un grande.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: dario		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/09/22/replica-a-raimo-su-bellocchio/#comment-689</link>

		<dc:creator><![CDATA[dario]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Hai ragione Donato, ma questo di Ciaruffoli voleva essere un altro intervento sul film di Bellocchio e non solo un commento a quello di Christian. Se anche tu vuoi farne uno, mandalo a me e io lo pubblico. In ogni caso, credo possa valere la norma che i commenti si fanno a entrambi i pezzi sul colonnino del più recente. E&#039; già successo per altre discussioni. 
Un caro saluto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Hai ragione Donato, ma questo di Ciaruffoli voleva essere un altro intervento sul film di Bellocchio e non solo un commento a quello di Christian. Se anche tu vuoi farne uno, mandalo a me e io lo pubblico. In ogni caso, credo possa valere la norma che i commenti si fanno a entrambi i pezzi sul colonnino del più recente. E&#8217; già successo per altre discussioni.<br />
Un caro saluto</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giuseppe Iannozzi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/09/22/replica-a-raimo-su-bellocchio/#comment-690</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Iannozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono d&#039;accordo con il sempre gentilissimo Dario Voltolini: l&#039;intervento critico di Ciaruffoli pone l&#039;accento su temi che Raimo non ha toccato, o comunque ha evidenziato ma di sfuggita. Ad ogni modo, caro Donato, se ritieni utile rispondere su Nazione Indiana, mi sembra di capire, che c&#039;è tutta la volontà ad ospitarti. Se ritieni utile controbattere anche su King Lear, bene, contattami in pvt, o più semplicemente inviami il tuo pezzo. Lo accoglierò senza problema alcuno. 

Cari saluti,

Giuseppe Iannozzi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo con il sempre gentilissimo Dario Voltolini: l&#8217;intervento critico di Ciaruffoli pone l&#8217;accento su temi che Raimo non ha toccato, o comunque ha evidenziato ma di sfuggita. Ad ogni modo, caro Donato, se ritieni utile rispondere su Nazione Indiana, mi sembra di capire, che c&#8217;è tutta la volontà ad ospitarti. Se ritieni utile controbattere anche su King Lear, bene, contattami in pvt, o più semplicemente inviami il tuo pezzo. Lo accoglierò senza problema alcuno. </p>
<p>Cari saluti,</p>
<p>Giuseppe Iannozzi</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Gabriella		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/09/22/replica-a-raimo-su-bellocchio/#comment-691</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gabriella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=127#comment-691</guid>

					<description><![CDATA[Dopo aver letto i pezzi di Raimo, Ciaruffli e il commento di Donato, ho visto il film e sapete cosa mi è successo? Sono uscita dal cinema in uno stato di con-fusione totale. Cercherò di spiegarmi meglio che posso. La confusione non deriva dalla lettura dei commenti, ma dal film. Continuavo a chiedermi qual era il senso, cosa voleva dire Bellocchio con il suo viaggio onirico. Certo quello che dice Donato sullo sguardo dell&#039; analista e l&#039; impossibilità di uccidere i padri è tema evidente, ma perchè usare il caso Moro per raccontarci l&#039; evidenza psicoanalitica? Da ieri sera penso - sì, il film mi è piaciuto ma perchè la critica di Raimo mi risuona nelle orecchie come un tarlo?- perchè ora della fine sono incazzata per come Bellocchio ha trattato un pezzo della nostra storia, ecco perchè. Perchè i ragazzi ventenni vicino a me al cinema non capivano dove iniziava il sogno e dove la reltà. E perchè i Pink Floyd a palla? Perchè tutto accade come se la morte passasse di lì per caso? Moro che va serenamente sulla croce non è credibile, tutto qui. Certo è che, se si esce in questo stato, forse Bellocchio ha raggiunto lo scopo di stimolare una riflessione. Forse. Però, però non riesco a non pensare al titolo del pezzo di Raimo: &quot;Buongiorno, nonsense&quot;. 
Ciao, Gabriella   
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver letto i pezzi di Raimo, Ciaruffli e il commento di Donato, ho visto il film e sapete cosa mi è successo? Sono uscita dal cinema in uno stato di con-fusione totale. Cercherò di spiegarmi meglio che posso. La confusione non deriva dalla lettura dei commenti, ma dal film. Continuavo a chiedermi qual era il senso, cosa voleva dire Bellocchio con il suo viaggio onirico. Certo quello che dice Donato sullo sguardo dell&#8217; analista e l&#8217; impossibilità di uccidere i padri è tema evidente, ma perchè usare il caso Moro per raccontarci l&#8217; evidenza psicoanalitica? Da ieri sera penso &#8211; sì, il film mi è piaciuto ma perchè la critica di Raimo mi risuona nelle orecchie come un tarlo?- perchè ora della fine sono incazzata per come Bellocchio ha trattato un pezzo della nostra storia, ecco perchè. Perchè i ragazzi ventenni vicino a me al cinema non capivano dove iniziava il sogno e dove la reltà. E perchè i Pink Floyd a palla? Perchè tutto accade come se la morte passasse di lì per caso? Moro che va serenamente sulla croce non è credibile, tutto qui. Certo è che, se si esce in questo stato, forse Bellocchio ha raggiunto lo scopo di stimolare una riflessione. Forse. Però, però non riesco a non pensare al titolo del pezzo di Raimo: &#8220;Buongiorno, nonsense&#8221;.<br />
Ciao, Gabriella   </p>
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