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	Commenti a: L&#8217;uso dei saperi	</title>
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		<title>
		Di: Jacopo Guerriero		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/10/15/luso-dei-saperi/#comment-914</link>

		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Guerriero]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A me sembra così:
che, in Italia, con la scrittura del tardo ‘900  e le categorie estetiche, così pressanti e stringenti nella tradizione culturale occidentale, il linguaggio abbia assunto un maggiore potere coercitivo e che, su un altro versante, abbia perso la sua potenza creatrice. Dunque ha fatto fatica a preservarsi un’idea di parola come forma di energia che crea e ricrea, qualcosa di immediato, capace di generare unità ed insieme..
Naturalmente sintesi non ne propongo, anche perchè cronologicamente sono l’indiano ultimo arrivato (e poi non sono stato neppure maltrattato da Ilde..).
 Però è questo che io ritrovo in NI: il tentativo di uscire da una sorta di metafisica della sconfitta letteraria, la convivenza tra scrittori così differenti mi sembra possa mirare a una “parola indiana” come registro –rubrica, anzi- delle opzioni disponibili (tutte!) ad impedire che la scrittura venga ignorata o esclusa nelle sue apparizioni più vitali. E’ una cosa importante, il movimento è a uscire, non a difendere, il confronto dei saperi io lo vivo soprattutto in quest’ottica. 
Abbozzo, è chiaro, ma se la tensione è questa si può giungere a nuove chiavi di volta, originali, nuove strategie di avvicinamento alla realtà.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A me sembra così:<br />
che, in Italia, con la scrittura del tardo ‘900  e le categorie estetiche, così pressanti e stringenti nella tradizione culturale occidentale, il linguaggio abbia assunto un maggiore potere coercitivo e che, su un altro versante, abbia perso la sua potenza creatrice. Dunque ha fatto fatica a preservarsi un’idea di parola come forma di energia che crea e ricrea, qualcosa di immediato, capace di generare unità ed insieme..<br />
Naturalmente sintesi non ne propongo, anche perchè cronologicamente sono l’indiano ultimo arrivato (e poi non sono stato neppure maltrattato da Ilde..).<br />
 Però è questo che io ritrovo in NI: il tentativo di uscire da una sorta di metafisica della sconfitta letteraria, la convivenza tra scrittori così differenti mi sembra possa mirare a una “parola indiana” come registro –rubrica, anzi- delle opzioni disponibili (tutte!) ad impedire che la scrittura venga ignorata o esclusa nelle sue apparizioni più vitali. E’ una cosa importante, il movimento è a uscire, non a difendere, il confronto dei saperi io lo vivo soprattutto in quest’ottica.<br />
Abbozzo, è chiaro, ma se la tensione è questa si può giungere a nuove chiavi di volta, originali, nuove strategie di avvicinamento alla realtà.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Gianni Ormezzano		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/10/15/luso-dei-saperi/#comment-915</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gianni Ormezzano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ben detto, Inglese. Ognuno badi ad aggiornare il proprio sapere. Lo dica a Montanari, per primo, che deve andarsi a studiare un poco di latino prima di affrontare certe discussioni impegnative. Nazione indiana mi dà sempre più l&#039;impressione di Fini come lo dipinse D&#039;Alema a Milano qualche mese fa: si presenta bene, ma non studia. Ecco come siete voi: vi presentate bene, con un bel look antagonista e intellettuale, ma non studiate troppo mi sa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ben detto, Inglese. Ognuno badi ad aggiornare il proprio sapere. Lo dica a Montanari, per primo, che deve andarsi a studiare un poco di latino prima di affrontare certe discussioni impegnative. Nazione indiana mi dà sempre più l&#8217;impressione di Fini come lo dipinse D&#8217;Alema a Milano qualche mese fa: si presenta bene, ma non studia. Ecco come siete voi: vi presentate bene, con un bel look antagonista e intellettuale, ma non studiate troppo mi sa.</p>
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		<title>
		Di: dario		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/10/15/luso-dei-saperi/#comment-916</link>

		<dc:creator><![CDATA[dario]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Prendo sul serio la critica di Gianni Ormezzano. Capita a proposito rispetto a una cosa che volevo provare a dire. Se io devo pensare al mio poco o tanto sapere, mi viene immediatamente da riandare a ciò che ho imparato negli anni di studio. Se poi mi concedo di essere più inclusivo, sommo a questi anche gli anni di lavoro in un laboratorio della Olivetti. Dunque tutta questa paideia finisce circa 10 anni fa! Dopo io ho aggiornato il mio sapere? Non lo so, forse ha ragione Ormezzano (parlo per me: Ormezzano ha senz&#039;altro torto rispetto ad altri &quot;indiani&quot;). Non voglio dire che da 10 anni me ne sto a fissare un muro senza imaparare niente. Ma è vero che ciò che io posso dire di &quot;aver imparato davvero&quot; era di natura abbastanza diversa da quello che ho imparato negli ultimi anni. Insomma, se anche mi sono aggiornato, io non ho aggiornato QUEL sapere. L&#039;ambito di studi che ho frequentato ha continuato a evolversi, e io di quelle evoluzioni non ne so più abbastanza da poter dire di &quot;essermi aggiornato&quot;. Mi sono occupato d&#039;altro. Non ho continuato a coltivare quell&#039;ambito. Ormezzano tocca un problema reale, per quanto riguarda me. Io non ho &quot;studiato da scrittore&quot; ovviamente. Quindi nella mia attività di scrittore non posso dire di proseguire uno studio. Non si pone più così, la questione. C&#039;è una discontinuità fra i miei studi e la mia attività. A me sta bene, io non patisco di questo, ma non posso per questo negare alla critica di Ormezzano di cogliere, per quanto riguarda me, nel segno.
Le questioni di look e di presentazione e di cipria antagonista invece non le trovo per nulla pertinenti. Mi auguro che Ormezzano abbia voglia e tempo per provare a ragionare qui di questa cosa, a me servirebbe per chiarirmi le idee. Mi auguro però che, se ciò accadrà, certi toni che vedo già di nuovo spuntare non prendano il sopravvento sulle cose.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prendo sul serio la critica di Gianni Ormezzano. Capita a proposito rispetto a una cosa che volevo provare a dire. Se io devo pensare al mio poco o tanto sapere, mi viene immediatamente da riandare a ciò che ho imparato negli anni di studio. Se poi mi concedo di essere più inclusivo, sommo a questi anche gli anni di lavoro in un laboratorio della Olivetti. Dunque tutta questa paideia finisce circa 10 anni fa! Dopo io ho aggiornato il mio sapere? Non lo so, forse ha ragione Ormezzano (parlo per me: Ormezzano ha senz&#8217;altro torto rispetto ad altri &#8220;indiani&#8221;). Non voglio dire che da 10 anni me ne sto a fissare un muro senza imaparare niente. Ma è vero che ciò che io posso dire di &#8220;aver imparato davvero&#8221; era di natura abbastanza diversa da quello che ho imparato negli ultimi anni. Insomma, se anche mi sono aggiornato, io non ho aggiornato QUEL sapere. L&#8217;ambito di studi che ho frequentato ha continuato a evolversi, e io di quelle evoluzioni non ne so più abbastanza da poter dire di &#8220;essermi aggiornato&#8221;. Mi sono occupato d&#8217;altro. Non ho continuato a coltivare quell&#8217;ambito. Ormezzano tocca un problema reale, per quanto riguarda me. Io non ho &#8220;studiato da scrittore&#8221; ovviamente. Quindi nella mia attività di scrittore non posso dire di proseguire uno studio. Non si pone più così, la questione. C&#8217;è una discontinuità fra i miei studi e la mia attività. A me sta bene, io non patisco di questo, ma non posso per questo negare alla critica di Ormezzano di cogliere, per quanto riguarda me, nel segno.<br />
Le questioni di look e di presentazione e di cipria antagonista invece non le trovo per nulla pertinenti. Mi auguro che Ormezzano abbia voglia e tempo per provare a ragionare qui di questa cosa, a me servirebbe per chiarirmi le idee. Mi auguro però che, se ciò accadrà, certi toni che vedo già di nuovo spuntare non prendano il sopravvento sulle cose.</p>
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		<title>
		Di: andrea i.		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/10/15/luso-dei-saperi/#comment-917</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea i.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dario tu dici: anche se mi sono aggiornato, io non ho aggiornato QUEL sapere. E&#039; un punto che m&#039;intressa e vorrei capire. Lo spunto per possibili discussioni riguarda anche questo. Come possiamo ad un certo punto definire i nostri saperi; e, con &quot;saperi&quot;, intendo in questo contesto, qualcosa che possa essere reso pubblico, scambiato, messo in comune, criticato, ecc; escludo quindi forme di sapere che potrebbero essere non trasmissibili (esperienze troppo individuali) oppure trasmissibili solo nella forma di un&#039;opera, sia essa letteraria o meno; quindi, tornando a quello che dici, quel tuo sapere &quot;diverso&quot;, più recente, in che contesto è nato? e credi che sia trasmissibile anche in forme non strettamente narrative?

Importante la questione toccata da Guerriero: il potere coercitivo o semplicemente illanguidito della parola &quot;creativa&quot;. (Le varie forme di estetizzazione della vita comune hanno contribuito a questo);io ne ho parlato in termini di automatismi diffusi, ma il punto è lo stesso. 

Ad Ormezzano vorrei dire che il problema non sta nella volontà o meno di aggiornarsi (&quot;avanti pigroni, prendete in mano sti libri, non fate solo finta di leggerli&quot;); questo lo possono dire tutti; il senso di quanto ho scritto è ben diverso: a quali condizioni ci è reso possibile, nella società attuale, &quot;aggiornarci&quot;? Non siamo più nel campo dell&#039;esortazione, ma in quello dell&#039;analisi dei nostri desideri e delle nostre condizioni di lavoro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dario tu dici: anche se mi sono aggiornato, io non ho aggiornato QUEL sapere. E&#8217; un punto che m&#8217;intressa e vorrei capire. Lo spunto per possibili discussioni riguarda anche questo. Come possiamo ad un certo punto definire i nostri saperi; e, con &#8220;saperi&#8221;, intendo in questo contesto, qualcosa che possa essere reso pubblico, scambiato, messo in comune, criticato, ecc; escludo quindi forme di sapere che potrebbero essere non trasmissibili (esperienze troppo individuali) oppure trasmissibili solo nella forma di un&#8217;opera, sia essa letteraria o meno; quindi, tornando a quello che dici, quel tuo sapere &#8220;diverso&#8221;, più recente, in che contesto è nato? e credi che sia trasmissibile anche in forme non strettamente narrative?</p>
<p>Importante la questione toccata da Guerriero: il potere coercitivo o semplicemente illanguidito della parola &#8220;creativa&#8221;. (Le varie forme di estetizzazione della vita comune hanno contribuito a questo);io ne ho parlato in termini di automatismi diffusi, ma il punto è lo stesso. </p>
<p>Ad Ormezzano vorrei dire che il problema non sta nella volontà o meno di aggiornarsi (&#8220;avanti pigroni, prendete in mano sti libri, non fate solo finta di leggerli&#8221;); questo lo possono dire tutti; il senso di quanto ho scritto è ben diverso: a quali condizioni ci è reso possibile, nella società attuale, &#8220;aggiornarci&#8221;? Non siamo più nel campo dell&#8217;esortazione, ma in quello dell&#8217;analisi dei nostri desideri e delle nostre condizioni di lavoro.</p>
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		Di: Giulio Savelli		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/10/15/luso-dei-saperi/#comment-918</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giulio Savelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi incuriosisce cosa possa essere quel sapere che non e&#039; specialistico, che non e&#039; squisitamente personale, e che non e&#039; trasmissibile solo nella forma di un&#039;opera. Sembra un indovinello ma mi pare cruciale. Cosa si intende per &#039;opera&#039;? Un articolo su NI e&#039; un&#039;opera? E un articolo su una rivista letteraria lo e&#039;? In genere si considera che lo sia. Cosi intende per &#039;sapere&#039;? Io intendo cio&#039; che oggi (non da oggi) e&#039; eminentemente specialistico; mi pareva che Andrea Inglese la pensasse allo stesso modo. Per &#039;specialistico&#039; poi intendo strutturato secondo criteri che si sviluppano entro una tradizione e una comunita&#039; che li condivide (quindi non necessariamente incomprensibili ai profani). Quindi mi pare che questo sapere reso pubblico (per tutti e non per pochi cioe&#039;), e pubblicamente scambiato, semplicemente non esista come &#039;sapere&#039;. Che esista lo scambio di informazioni, opinioni ecc., ma che questo non sia &#039;sapere&#039;, ma appunto comunicazione. O no?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi incuriosisce cosa possa essere quel sapere che non e&#8217; specialistico, che non e&#8217; squisitamente personale, e che non e&#8217; trasmissibile solo nella forma di un&#8217;opera. Sembra un indovinello ma mi pare cruciale. Cosa si intende per &#8216;opera&#8217;? Un articolo su NI e&#8217; un&#8217;opera? E un articolo su una rivista letteraria lo e&#8217;? In genere si considera che lo sia. Cosi intende per &#8216;sapere&#8217;? Io intendo cio&#8217; che oggi (non da oggi) e&#8217; eminentemente specialistico; mi pareva che Andrea Inglese la pensasse allo stesso modo. Per &#8216;specialistico&#8217; poi intendo strutturato secondo criteri che si sviluppano entro una tradizione e una comunita&#8217; che li condivide (quindi non necessariamente incomprensibili ai profani). Quindi mi pare che questo sapere reso pubblico (per tutti e non per pochi cioe&#8217;), e pubblicamente scambiato, semplicemente non esista come &#8216;sapere&#8217;. Che esista lo scambio di informazioni, opinioni ecc., ma che questo non sia &#8216;sapere&#8217;, ma appunto comunicazione. O no?</p>
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		<title>
		Di: Gianni Ormezzano		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/10/15/luso-dei-saperi/#comment-919</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gianni Ormezzano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io ci sto a dialogare, certo. I toni, anche aspri, non mi preoccupano, perché preferisco la sostanza dei discorsi, che adesso cominciano a parermi interessanti. A me il pezzo di Inglese sembra davvero un indovinello malriuscito, perché adesso, oltre la carta d&#039;identità, cosa dovremmo esibire, prima di parlare, le lauree o i corsi di aggiornamento? E&#039; questo il sapere che si tramanda? Solo questo? Il sapere sta tutto e solo nelle opere. Punto. Le opere di qualsiasi tipo: di flaegnameria, d&#039;arte, di culinaria. Il sapere sta nascosto dappertutto, e dovunque c&#039;è un uomo c&#039;è almeno un sapere. Mettersi a controllare i &quot;saperi&quot; di chi parla mi sembra una mostruosità, della quale capisco la motivazione strumentale in questo contesto conflittuale internetttistico, ma che, sinceramente, è improponibile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io ci sto a dialogare, certo. I toni, anche aspri, non mi preoccupano, perché preferisco la sostanza dei discorsi, che adesso cominciano a parermi interessanti. A me il pezzo di Inglese sembra davvero un indovinello malriuscito, perché adesso, oltre la carta d&#8217;identità, cosa dovremmo esibire, prima di parlare, le lauree o i corsi di aggiornamento? E&#8217; questo il sapere che si tramanda? Solo questo? Il sapere sta tutto e solo nelle opere. Punto. Le opere di qualsiasi tipo: di flaegnameria, d&#8217;arte, di culinaria. Il sapere sta nascosto dappertutto, e dovunque c&#8217;è un uomo c&#8217;è almeno un sapere. Mettersi a controllare i &#8220;saperi&#8221; di chi parla mi sembra una mostruosità, della quale capisco la motivazione strumentale in questo contesto conflittuale internetttistico, ma che, sinceramente, è improponibile.</p>
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		<title>
		Di: Giuseppe Cornacchia		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/10/15/luso-dei-saperi/#comment-920</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Cornacchia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi riprometto di tornare su questo argomento con un intervento più articolato, credendo anch&#039;io necessario impostare (pragmaticamente) una &quot;declinazione di generalità&quot; nel momento in cui si instauri una comunicazione: è un diritto -oltre che segno di rispetto reciproco- avere la misura dei propri opponenti, tanto più su un blog e tanto più se costruito come NI.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi riprometto di tornare su questo argomento con un intervento più articolato, credendo anch&#8217;io necessario impostare (pragmaticamente) una &#8220;declinazione di generalità&#8221; nel momento in cui si instauri una comunicazione: è un diritto -oltre che segno di rispetto reciproco- avere la misura dei propri opponenti, tanto più su un blog e tanto più se costruito come NI.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: andrea i.		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/10/15/luso-dei-saperi/#comment-921</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea i.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi sembra, Savelli, che l&#039;indovinello è frutto di una sua svista, di un &quot;non&quot; in più. Nel mio pezzo, io intendo, come lei, i &quot;saperi&quot; come pubblici, specialistici, trasmissibili, ecc. Nel breve intervento di Voltolini mi sembrava che si alludesse ad altro. A che cosa? Io credo che esistano forme diverse di sapere. Semplificando, me ne vengono in mente tre. Prendiamo un &quot;sapere&quot; sul &quot;dolore&quot;. Avremo un sapere pubblico, il sapere medico o neurologico o magari filosofico riguardo al dolore; poi può esserci un sapere sul dolore che io riesco a trasmettere solo nella forma di un testo poetico o di un romanzo. Non potrei esprimerlo in un altro modo. Al lettore di comprenderlo, nel momento in cui si appropria dell&#039;opera. Infine può esserci un tipo di sapere &quot;mistico&quot;, o comunque legato ad un esperienza religiosa. Posso meditare sulle piaghe del Cristo. Si tratta di forme di sapere diverse. L&#039;ultima delle tre è senz&#039;altro quella che ci è più estranea, per ragioni storiche.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sembra, Savelli, che l&#8217;indovinello è frutto di una sua svista, di un &#8220;non&#8221; in più. Nel mio pezzo, io intendo, come lei, i &#8220;saperi&#8221; come pubblici, specialistici, trasmissibili, ecc. Nel breve intervento di Voltolini mi sembrava che si alludesse ad altro. A che cosa? Io credo che esistano forme diverse di sapere. Semplificando, me ne vengono in mente tre. Prendiamo un &#8220;sapere&#8221; sul &#8220;dolore&#8221;. Avremo un sapere pubblico, il sapere medico o neurologico o magari filosofico riguardo al dolore; poi può esserci un sapere sul dolore che io riesco a trasmettere solo nella forma di un testo poetico o di un romanzo. Non potrei esprimerlo in un altro modo. Al lettore di comprenderlo, nel momento in cui si appropria dell&#8217;opera. Infine può esserci un tipo di sapere &#8220;mistico&#8221;, o comunque legato ad un esperienza religiosa. Posso meditare sulle piaghe del Cristo. Si tratta di forme di sapere diverse. L&#8217;ultima delle tre è senz&#8217;altro quella che ci è più estranea, per ragioni storiche.</p>
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		<title>
		Di: Giuseppe Cornacchia		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/10/15/luso-dei-saperi/#comment-922</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Cornacchia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dico la mia sui &quot;saperi&quot; e su come vedo NI, riflessioni minime ma l&#039;argomento sarebbe vastissimo e anche le cariche implicite ed esplicite; dunque prendetele come una prima dialettizzazione. Parto. &quot;Sapere&quot; implica un utile, cioè una concettualizzazione a fini gerarchici; una comunità come NI pare attualmente basarsi su un insieme di saperi (per questo già dissi di uno squilibrio tra redattori e lettori) e solo per un malinteso filologico questa communitas internettiana potrebbe definirsi dono; l&#039;accusa di &quot;fascismo&quot; mossa ai redattori è ingenua ma non troppo: dichiara ignoranza rispetto ai saperi rappresentati/squadernati dai redattori stessi. Ma l&#039;equivoco più grande (sul quale si gioca per me la riuscita di NI) è questo: desiderano i redattori farsi degli amici (e dunque partecipare; ma in tal caso non andrebbe concettualizzato alcunché, lasciando al sentimento, dunque alle opere... c&#039;è una bella &quot;dichiarazione di impoetica&quot; su nabanassar) o vogliono piuttosto discutere dunque dialettizzare, competere/opporre (col rischio dello sterile scambio di opinioni tuttologiche, quando non supportate da alte competenze specialistiche)? Per ora: Voltolini è dialettizzante-incerto, Montanari idem, Inglese dialettizza (ma è un suo modo di fare opera, dunque non suscita opposizione), la sig.ra Benedetti dialettizza (per questo nessuno risponde ai suoi articoli: chi ha il sapere sufficiente per opporsi a lei? Giampiero Marano, infatti), Moresco lascia al sentimento. Paradossalmente, ancora una volta è Moresco a meglio rappresentare gli intenti autodichiarati da NI, anche nei suoi non-interventi (che sono essi stessi opera, liquido, non.forma). Chiudo con Scarpa perché mi pare che su NI faccia politica, cioè un uso strumentale della dialettica, e che quindi spesso si senta indifendibile, rifiutando addirittura la finestra dei commenti. Non sarebbe difficile trasformare NI in una communitas, basterebbe dialettizzare meno (sig.ra Benedetti a parte, che qui mi pare debba rappresentare proprio questo) e mettere magari estratti dalle vostre opere, lasciando emergere le voci artistiche, se e dove ci sono (e che non dipendono affatto dal numero di libri pubblicati o dalle autorizzazioni ricevute, caro Tiziano...).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dico la mia sui &#8220;saperi&#8221; e su come vedo NI, riflessioni minime ma l&#8217;argomento sarebbe vastissimo e anche le cariche implicite ed esplicite; dunque prendetele come una prima dialettizzazione. Parto. &#8220;Sapere&#8221; implica un utile, cioè una concettualizzazione a fini gerarchici; una comunità come NI pare attualmente basarsi su un insieme di saperi (per questo già dissi di uno squilibrio tra redattori e lettori) e solo per un malinteso filologico questa communitas internettiana potrebbe definirsi dono; l&#8217;accusa di &#8220;fascismo&#8221; mossa ai redattori è ingenua ma non troppo: dichiara ignoranza rispetto ai saperi rappresentati/squadernati dai redattori stessi. Ma l&#8217;equivoco più grande (sul quale si gioca per me la riuscita di NI) è questo: desiderano i redattori farsi degli amici (e dunque partecipare; ma in tal caso non andrebbe concettualizzato alcunché, lasciando al sentimento, dunque alle opere&#8230; c&#8217;è una bella &#8220;dichiarazione di impoetica&#8221; su nabanassar) o vogliono piuttosto discutere dunque dialettizzare, competere/opporre (col rischio dello sterile scambio di opinioni tuttologiche, quando non supportate da alte competenze specialistiche)? Per ora: Voltolini è dialettizzante-incerto, Montanari idem, Inglese dialettizza (ma è un suo modo di fare opera, dunque non suscita opposizione), la sig.ra Benedetti dialettizza (per questo nessuno risponde ai suoi articoli: chi ha il sapere sufficiente per opporsi a lei? Giampiero Marano, infatti), Moresco lascia al sentimento. Paradossalmente, ancora una volta è Moresco a meglio rappresentare gli intenti autodichiarati da NI, anche nei suoi non-interventi (che sono essi stessi opera, liquido, non.forma). Chiudo con Scarpa perché mi pare che su NI faccia politica, cioè un uso strumentale della dialettica, e che quindi spesso si senta indifendibile, rifiutando addirittura la finestra dei commenti. Non sarebbe difficile trasformare NI in una communitas, basterebbe dialettizzare meno (sig.ra Benedetti a parte, che qui mi pare debba rappresentare proprio questo) e mettere magari estratti dalle vostre opere, lasciando emergere le voci artistiche, se e dove ci sono (e che non dipendono affatto dal numero di libri pubblicati o dalle autorizzazioni ricevute, caro Tiziano&#8230;).</p>
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		<item>
		<title>
		Di: Jacopo Guerriero		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/10/15/luso-dei-saperi/#comment-923</link>

		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Guerriero]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Cornacchia, mi aiuti a capire. Definisca la sua idea di critica (è il problema che sta sotto al suo intervento, andiamo, soprattutto quando accenna allo sterile scambio di opinioni..). 
E&#039; solo qualcosa che porta a dialettizzare, competere/opporre? A concettualizzare?
Per lei Benjamin quando scriveva che la critica diventa l&#039;organo privilegiato di una conoscenza,quando scriveva che essa fa apparire, nell&#039;opera d&#039;arte, l&#039;ideale del problema come in una delle sue manifestazioni, cos&#039;era? Un tuttologo petulante? E poi: che ne pensa della critica come collaudo di Scarpa&amp;Benedetti?
Non le sembra che sia questo quello che, il più delle volte, si fa su NI?
Un saluto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Cornacchia, mi aiuti a capire. Definisca la sua idea di critica (è il problema che sta sotto al suo intervento, andiamo, soprattutto quando accenna allo sterile scambio di opinioni..).<br />
E&#8217; solo qualcosa che porta a dialettizzare, competere/opporre? A concettualizzare?<br />
Per lei Benjamin quando scriveva che la critica diventa l&#8217;organo privilegiato di una conoscenza,quando scriveva che essa fa apparire, nell&#8217;opera d&#8217;arte, l&#8217;ideale del problema come in una delle sue manifestazioni, cos&#8217;era? Un tuttologo petulante? E poi: che ne pensa della critica come collaudo di Scarpa&#038;Benedetti?<br />
Non le sembra che sia questo quello che, il più delle volte, si fa su NI?<br />
Un saluto.</p>
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