Storia dell’arte del XXI secolo in 21 minuti e 1/4

6 novembre 2003
Pubblicato da

di Tiziano Scarpa

logo-leone.gifSi è appena chiusa la 50a Biennale d’arte contemporanea di Venezia, alla quale ho partecipato con questo intervento. Ne riporto alcuni passi.

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Oggi vorrei parlarvi di alcuni artisti contemporanei che a mio parere sono molto promettenti. O meglio, vorrei parlarvi delle loro opere, che per il momento sono pure promesse, perché ancora non sono state realizzate.

Grazie a convegni letterari e fiere del libro in varie parti del mondo, da quasi un decennio viaggio parecchio. Da appassionato di arte ne approfitto per farmi presentare artisti nuovi. Visitando studi, atelier, mostre grandi e piccole, ne ho conosciuti molti. Mi sono fatto raccontare i loro progetti, ho collezionato descrizioni di opere d’arte di cui per ora esiste soltanto l’idea, o che sono ancora in corso di realizzazione.

L’arte contemporanea è feticista. È un mercato, e come tale consiste in una serie di marchi, che sono i nomi d’artista. Perciò, oggi, io non pronuncerò i nomi/logo degli artisti. Non ha importanza il logo, ma l’opera. Ma c’è un altro motivo per cui voglio tacerli. Anche se scoprire artisti non è il mio mestiere, si tratta pur sempre di una ricerca che porto avanti da anni. Non intendo regalare gratis questo elenco ai critici d’arte e curatori di mostre presenti qui oggi. Perciò menzionerò gli artisti con nomi fittizi.

Avrei voluto illustrare questo mio intervento con delle immagini. Ma le opere che descriverò, per ora sono tutte invisibili, perché quasi tutte sono ancora in fase di progetto. Le potremo vedere solo fra alcuni anni. Alcune, io e voi non le vedremo mai, perché non saremo più vivi. Dovremo rassegnarci a immaginarle.

Dieci opere d’arte del futuro

1. L’unica chance

Ron Gaevert si farà imbalsamare ed esporre nel museo di S. Con modestia ironica ha dichiarato che questo sarà probabilmente il suo unico capolavoro, e che per quanto riguarda la sua carriera d’artista, si tratta della sola chance che ha di far acquisire un suo lavoro da un museo importante. Gaevert ha un carattere molto gioviale. È quel che si dice un buontempone; a conoscerlo non si direbbe che il suo immaginario artistico un giorno prenderà questa piega mortuaria. Di solito infioretta le sue interviste con battute di dubbio gusto, tipo: “Per godere della mia arte dovrete passare sul mio cadavere!”

2. Dare vita a una carriera

Marius e Hanna Lupu si ritengono artisti mediocri. “Ormai l’abbiamo capito: non siamo artisti incompresi. Siamo proprio mediocri,” hanno dichiarato ufficialmente due anni fa. “Ma non per questo ci ritiriamo dalle scene. Anzi, vogliamo rilanciare e dare vita a una delle più grandi carriere artistiche del secolo ventunesimo.” L’anno scorso hanno avuto un bambino. Prendendo esempio dal mondo della musica, intendono educare loro figlio all’arte contemporanea fin dalla culla, per fare di lui un grandissimo artista. Ho potuto vedere il bambino nella sua cameretta, in un lettino sopraelevato come quelli di Chen Zhen. Sopra la testolina del piccolo, al posto del solito grappolo di carillon a forma di api e uccellini, pendeva un mobile di Calder. “Nostro figlio sarà la nostra opera d’arte, così come Wolfgang Amadeus fu l’opera d’arte di Leopold,” dicono la mamma e il papà del futuro artista.

3. Senso civico

Da cinque anni Paul Jones, autore di opere d’arte metaboliche (questa definizione è sua), defeca sempre in un punto diverso dello stesso campo, dove ha piantato un centinaio di alberelli. Fra un decennio Paul Jones donerà alla sua città il parco pubblico che ha provveduto a concimare personalmente.

4. Dare alla luce Dio

Lo scultore Hans Neurath si è convertito al cristianesimo durante la realizzazione di una Natività per l’abbazia di M. Ha deciso che da ora in poi si adopererà per farne commissionare altre, che vengano realizzate da suoi colleghi in giro per il mondo. “Sarà la mia personale forma di evangelizzazione del mondo dell’arte”. Neurath si è persuaso che lavorare sulla Sacra Famiglia, e in particolare sull’episodio della Natività, con un’installazione, con un insieme di statue o in qualsiasi altra forma (purché tridimensionale), e soprattutto lavorare sul bambino Gesù, è una meditazione attiva sconvolgente, e rende inevitabile la conversione dell’artista, che deve dare alla luce Dio. Se Neurath riuscirà a trovare finanziatori illustri per commissionare altre Natività tridimensionali ai maggiori artisti viventi, prepariamoci ad assistere a una rifioritura dell’arte del presepe.

5. Ritratto di madre

Ljudmila Petrova ha fotografato le fasi del concepimento di suo figlio, il proprio ventre in espansione, alcune ecografie, il parto. Da quando il suo bambino è nato, Petrova lo fotografa in volto ogni giorno. Il suo intendimento è di donargli il film nel 2019, per il suo diciottesimo compleanno. Contando che ogni secondo contiene ventiquattro fotogrammi, e che in diciotto anni e nove mesi ci sono poco meno di settemila giorni, alla fine si tratterà di un cortometraggio di circa cinque minuti. A quel punto Ljudmila Petrova passerà la mano. Sarà suo figlio a decidere se proseguire il film, trasformandolo in un autoritratto, o se strapparsi di dosso questo cordone ombelicale di immagini.

6. Interessi passivi

Francisco Gomez vende cassette di sicurezza che contengono opere d’arte per ora ignote. Le cassette potranno essere aperte solo dopo la sua morte. Alcuni critici sostengono che Gomez sia un addetto ai lavori frustrato: avrebbe intrapreso la carriera d’artista come ripiego, dopo che quella di critico d’arte si è rivelata un fallimento. Qualcuno insinua che, nelle cassette di sicurezza, Gomez abbia messo opere di suoi amici artisti poco considerati, che lui aveva supportato senza successo ai tempi della sua militanza di critico. Il collezionista d’arte che aprirà la cassetta di sicurezza dopo la morte di Gomez, dovrebbe trovare un’opera che nel frattempo (se le intuizioni critiche di Gomez hanno visto giusto) avrà moltiplicato il suo valore. Qualcuno fa notare che l’operazione di Gomez non è probante, perché le opere d’arte contenute nelle cassette di sicurezza moltiplicheranno il loro valore proprio grazie al gesto artistico di Gomez. Qualcun altro invece dice che in quelle cassette di sicurezza non c’è nulla.

7. La traduzione aliena

Liu Ghua sostiene di essere in contatto con un’importante civiltà extraterrestre. Ha messo la sua abilità di artista al servizio della conoscenza reciproca fra alieni e umani. Il suo problema è quello di far conoscere i tesori dell’arte contemportanea terrestre in una forma accessibile agli alieni. Ma la cosa più difficile è tradurre in esperienze percettive adatte ai nostri sensi i capolavori dell’arte extraterrestre. Sta mettendo a punto un sistema di traduzione delle opere d’arte aliena in forma umanamente apprezzabile. Sostiene che finora il suo primo abbozzo di traduzione di uno dei capolavori assoluti dell’arte contemporanea aliena ha l’aspetto di un tappo di bottiglia avverbiale verniciato con un drago incerto in una mattinata retroattiva. Ma non è soddisfatto del risultato e dice che gli ci vorrà ancora qualche annetto per allestire la prima esposizione di opere d’arte aliene tradotte.

8. Confezioni di sguardi

Sbaglierebbe chi pensa che le tele di Morton Fielding si possono già vedere esposte nelle stanze della sua casa. A prima vista Fielding è un pittore fin troppo tradizionale: quando finisce di dipingere un quadro lo appende in salotto! Ma il punto è proprio questo: quei quadri non sono finiti. “Saranno finiti quando gli avrò dedicato almeno dieci anni di sguardi.” L’intenzione di Fielding non è quella di riservarsi un’enorme quantità di tempo per i ritocchi. Niente affatto. Ogni quadro di Fielding contiene il tempo del gesto dell’artista, più il tempo della contemplazione dell’artista. Fino a oggi sono ancora tutti incompiuti, appesi alle pareti di casa. “Devo lavorarci ancora moltissimo,” dice Fielding fissandoli.

9. Enfant prodige

Angela Gustavsonn ha ricevuto un grosso finanziamento da un’importante fondazione culturale. Ha presentato questo progetto: studierà, mediterà, inseguirà l’ispirazione ogni istante, per ottenere l’unica opera d’arte della sua vita. Ha preannunciato di volerla realizzare all’età di novantuno anni. I finanziamenti le serviranno per assicurarsi la sopravvivenza fino a quell’età. Verrà seguita da un dietologo e da un medico personale. Oggi Angela Gustavsonn ha diciannove anni. Perciò la sua opera vedrà la luce nel 2075.

10. Adesso

Infine c’è Tadeusz Totic, un artista molto prolifico. Produce un’opera alla settimana, più o meno. Scommetto che anche adesso, mentre io vi sto parlando, è nel suo studio che realizza un progetto appena ideato. Perciò, se passate a trovarlo, ha sempre qualcosa di nuovo da mostrarvi.

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Questo intervento (in una forma leggermente più ampia) è stato letto presso l’Arsenale di Venezia il 25 giugno 2003 allo “Spazio Archivio del Contemporaneo alla 50esima Esposizione Internazionale d’Arte”, nell’ambito della rassegna “99. Tutte le idee meno una”, a cura di Giuliano Da Empoli. Il titolo prende spunto dal fatto che era richiesto un intervento di una ventina di minuti.

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