Sabato mattina

15 novembre 2003
Pubblicato da

di Tiziano Scarpa
sab15.jpg
fuori di te c’è un sabato mattina,
le bancarelle del mercato, il sole
(Dentro Di Te C’è L’Infinito) (Dentro
Di Te C’è L’Assoluto) (Smisurato).

porti gli occhiali scuri, tieni a bada
il mondo radioattivo, ultravioletto
(Ma Più Che Altro Impedisci Al Tuo Sguardo
Di Traboccare) (Dentro Di Te C’è
La Visione) (L’Invisibile). fai
la fila, compri un chilo di carciofi
(Dentro Di Te C’è L’Amore Totale).

parli ai negri, ai venditori abusivi,
tiri sul prezzo. il cd taroccato
lo metti dentro il walkman, premi play.

anche con la funzione superbass
gli auricolari lasciano sentire
cosa dice la gente, e tutti gli altri
rumori del mercato. a dire il vero
tenere gli auricolari ti serve
a tappare le orecchie (In Modo Che
Non Straripi Il Brusio Di Ciò Che Pensi)
(La Gloria Dell’Abisso) (Il Suo Ruggito)
(Li Assorderesti Tutti). la sfuriata
delle fiamme rosola i polli morti.
il furgone con i forni a gas vende
animali bruciati, spande tanfo.

in bocca hai una caramella al mentolo,
crei una barriera di profumo (Contro
L’Espandersi Impalpabile Dell’Essere)
(Lo Spirito Che Quieto Ti Respira).

sì, puoi scegliertele da te le pere.
la fruttivendola ti fa infilare
guanti in polietilene trasparenti
(Deve Averlo Capito Che Il Tuo Tocco
A Mani Nude Galvanizzerebbe
Il Cosmo) (Una Scarica Di Energia
Purissima) (L’Evento). rovistando
in un mucchio di mutande non trovi
la tua taglia. a te va bene la quinta.

dentro il buco del culo hai un candelotto
di dinamite. dentro lo zainetto
nitroglicerina. un detonatore
nella tasca dei jeans (Vuoi Bene A Tutti)
(Tanto Bene). metti la mano in tasca

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10 Responses to Sabato mattina

  1. il superficiale il 15 novembre 2003 alle 11:34

    quando mandi a cacare la letteratura (e i paroloni), ti vengono le cose migliori.
    bravo. m.g.

  2. Tiziano Scarpa il 15 novembre 2003 alle 12:17

    Ringrazio “il superficiale”. Stamattina c’è stata la strage a Istanbul, una cosa sconvolgente, ho pubblicato questa cosa anche se c’entra fino a un certo punto, perché le due autobombe esplose contro la sinagoga non avevano, a quanto pare, nessun kamikaze a bordo.

    (Sulla letteratura: è una poesia in endecasillabi, quindi molto letteraria. Sui paroloni: le parole sono belle tutte quante, sono innamorato di tutte, è bello usarle tutte, a volte alcune, a volte altre. Grazie di cuore della lettura).

  3. il superficiale il 15 novembre 2003 alle 12:36

    che effetto ti fa avere la parola kamikaze nel titolo del tuo ultimo libro?
    m.g.

  4. il superficiale il 15 novembre 2003 alle 12:42

    (non intendevo le gabbie metriche. uno può essere libero anche dentro una gabbia. letteratura in quanto pensiero. in quella poesia ci ho letto del sentimento, non del pensiero. forse mi sbaglio.
    m.g.)

  5. Tiziano Scarpa il 15 novembre 2003 alle 13:47

    Per “il superficiale”.
    Non mi fa “effetto” vedere la parola ‘Kamikaze’ nel titolo del mio romanzo, perché ovviamente non è lì per caso, l’ho fortissimamente voluta. Quel libro è il frutto di tutta una mia riflessione/ispirazione intorno alla scrittura romanzesca in cortocircuito con quest’epoca e le sue fenomenologie dello spirito; alcuni spunti si trovavano già nel mio intervento in “Scrivere sul fronte occidentale”. Ma, vi prego, non parliamone qui, che non è il caso.

    Vi chiedo il favore di darci suggerimenti, dritte pratiche, giudizi sulla questione dei commenti accessibili o no dalla home page. Se ne sta discutendo nella finestra dei commenti della poesia di Aldo Nove qui sotto. Grazie a tutti. Io resto via per qualche giorno, non potrò intervenire con agio, scusate.

  6. Lu il 15 novembre 2003 alle 21:22

    vorrei possedere un cd di silenzio.

  7. clletus a.a. il 16 novembre 2003 alle 09:43

    Egregio Tiziano Scarpa,
    Ho tardato a rispondere, dubbioso, al suo post,
    Non per maleducazione, quanto per meglio elaborare
    una risposta che avesse un senso. Non sono del tutto
    certo che quello che segue lo abbia, ma ci provo.
    Intanto utilizzo anche io la terza persona, per stare
    al suo registro (sarei tentato dalla seconda plurale, ma
    mi astengo credendo sia troppo).

    La rassicuro, se mai fosse un campionato, si, anche
    Cletus ha servito la patria, nel lontano 77 (cosi, per storicizzare),
    poi, ha fatto molto peggio, ma e’ un’altra storia.

    La mia esortazione al silenzio (invero quella cosa e’ stata
    scritta nei primi giorni del conflitto in Iraq), nasce, nasceva,
    dalla trista constatazione che l’Europa, “mera istituzione monetaria”,
    sia poco di piu’ di un’espressione finanziaria. Nessun contraltare
    al ruolo di gendarme del mondo che gli americani si sono
    cuciti addosso, ma anche, diciamolo con onesta’,
    allegramente delegati dal nanismo politico del soggetto di cui
    sopra.

    Questo intendevo per SILENZIO. Per coerenza, non per un tacere
    inibitorio, o imposto. Un iperbole, per capirci.
    Convengo che parlarne, invece, nei dovuti modi, con il dovuto
    rispetto difronte alla morte, faccia, possa fare, bene.

    Vede, ho letto il suo pezzo Sabato mattina al mercato, (su Nazione Indiana).
    L’ho apprezzato, (al contrario della sua poesia sulla mamma, postata da altri
    sul blog di giuliomozzi, io l’ho persa giovanissima e mi trovo su tutt’altri sentieri,
    se e quando mi capita di pensarla, e inoltre, essendo padre, inorridirei all’idea
    che mia figlia, un domani, possa esprimersi in codesto modo nei suoi confronti)

    E’ molto vicino ad una cosa che mi “gira” in testa, mi solletica
    dall’avvento, massiccio, di queste morti “telecomandate”.
    Mi interrogo sulle motivazioni. Sulla nascita e formazione della disponibilita’
    a farsi saltare in aria, da parte di un essere umano che voglio credere
    comunque raziocinante. Conosco i danni che l’ideologia puo’ produrre,
    la capacita’ di alterare, sostituendola con la propria “visione”, la realta’.
    E subito, dopo, (o immediatamente “prima” ) il valore della vita.
    In quale considerazione e’ tenuta da uno/a che decide di lanciarsi
    in mille coriandoli di carne ?
    Ecco, questo mi affascina, diciamo meglio, mi incuriosisce.
    E trovo giusto, fra i tanti latrati, quello che qualcuno tempo fa disse
    “lavorare a rendere estranea questa cultura della morte” fra i giovani.
    Non la trovo molto diversa da chi, da noi, strafatto di estasy si fa a palla
    le statali di provincia nelle prime ore del mattino della domenica, meglio
    se con nebbia e fondo stradale leggermente ghiacciato.

    Non so, ecco. L’economia potrebbe in un qualche modo porre rimedio ?
    Sono stato in Israele, prima dell’ultima intifada. La gente conviveva.
    Non credo scoppiando di simpatia l’uno per l’altro, ma conviveva, almeno
    apparentemente, in modo pacifico. Lo sapeva che ogni mattina circa 30.000
    palestinesi andavano a lavorare nei capannoni degli israeliani ?
    Buffo no ? Il mercato come migliore “peace-maker” ? Forse, certo
    che se ho la possibilita’ di campare, di tacere l’affanno e l’incubo della fame,
    “SE POSSO SPENDERE”, forse ho qualche chances in piu’ di resistere alle
    lusinghe del santone di turno, sia esso scalzo e vestito di lenzuoli bianchi.
    come lo sceicco cieco, o qualsivoglia altro profeta di guerra (il quale, mica scemo,
    si guarda bene dal suggerire uguale sorte ai propri stretti congiunti).

    Chiudo qui, e le chiedo scusa per la divagazione.
    Con rispetto.
    Cletus A.A.

  8. luminamenti il 16 novembre 2003 alle 19:08

    Bella! mi è piaciuta molto. Etica!

  9. francesco fabiano il 18 novembre 2003 alle 12:47

    Io la vedo così:

    Domenica mattina
    di Francesco Fabiano

    fuori di te c’è una domenica mattina
    le persone del mercato, la pioggia
    (Dentro Di Te C’è il Nulla) (Dentro
    Di Te C’è il Vuoto) (Misurabile)

    porti gli occhi scuri, non tieni a bada
    nulla del mondo, radioattivo, ultravioletto
    (Ma Più Che Altro Vorresti Che il Tuo
    Sguardo Traboccasse) (Dentro Di te C’è
    il Futuro Che Non Vedi) (L’Impossibile).
    Fai la fila, compri un chilo di dignità.
    (Dentro Di Te C’è l’Odio Totale).

    parli ai cristiani, agli ebrei,
    tiri sul prezzo della tua vita. Un’esistenza
    abusiva. La metti dentro un walkman,
    come fosse un cd taroccato, premi play.
    anche con la funzione mute
    gli auricolari lasciano sentire
    cosa dice la gente, cosa dicono i giornali e la tv.
    Sempre gli stessi rumori. Sordi.
    A dire il vero tenere aperte le orecchie
    ti serve a capire da dove arriva la morte.
    (In Modo Che Non Straripino i Lutti Che Ti
    Porti Dentro) (Il Belato Dei Tuoi Fratelli
    Uccisi) (Li Assorderesti Tutti). la sfuriata
    delle fiamme rosola i polli morti.
    il furgone con i forni a gas vende
    animali bruciati, spande tanfo.

    in bocca hai una caramella al mentolo
    crei una barriera di profumo (Contro
    L’Espandersi Impalpabile Della Paura)
    (Lo spirito Che Arso Ti Impedisce di
    Respirare)
    No, non puoi scegliere da te nemmeno
    le pere. La fruttivendola ti fa infilare
    guanti trasparenti, e il barista ti fa bere
    in bicchieri di plastica. (Non Devo Avere
    Ben Capito Dove Sta La Felicità Di Questo
    Occidente) (Una Scarica Continua Di
    Depressione) (Eventi Mortificanti).
    Rovistando in un mucchio di mutande
    trovi la tua taglia. Quella sulla vita.

    dentro il buco del culo hai un cerino.
    quel che ti lasciano in mano della tua
    esistenza. Vorresti tanto un detonatore
    nella tasca dei jeans (Vuoi Male A Tutti)
    (Tanto Male). metti la mano in tasca.

  10. emma il 20 dicembre 2003 alle 01:22

    E così, dal blog di Giulio Mozzi, mi sono infilata qui e non nemmeno se riuscirò a rientrarci…e ho letto questa poesia. Sarà che è tardi, sarà per tante ragioni, ma è veramente bella. Ecco, il modo in cui tu esprimi l’idea su questa persona, forse qualcuno te l’ha suscitata, le mille persone che ci sfiorano ogni giorno, con questi occhiali scuri, sguardi indecifrabili che nascondono un proprio mondo segreto. Mi è piaciuta, ci tenevo a dirlo, ecco senza tante fisime di critica letter. Forse “il buco di culo” non ci stava granchè bene, ma sono perbenista e quindi non farci caso, acc, forse sono io e la mia educ cattolica!, beh…ognuno usa quel che vuole per esprimersi (però mi sembra che non suoni bene). Ci tenevo a dirti che usi l’ironia con stile.



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