<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: L’Italia nel buco del Reale	</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/2003/11/18/l%e2%80%99italia-nel-buco-del-reale/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/11/18/l%e2%80%99italia-nel-buco-del-reale/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 12 May 2008 21:02:10 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>
		Di: Truman burbank		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/11/18/l%e2%80%99italia-nel-buco-del-reale/#comment-1412</link>

		<dc:creator><![CDATA[Truman burbank]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=200#comment-1412</guid>

					<description><![CDATA[Finora mi sembra il migliore articolo letto sull&#039;argomento, forse perchè è l&#039;unico che scende nei meccanismi dell&#039;immaginario collettivo.
Sulle conclusioni ho qualche dubbio, in particolare sulla praticabilità di mandare Ciampi in Iraq, ma in questo caso nessuno credo abbia delle reali soluzioni già pronte, e comunque mi appare come una garbata provocazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Finora mi sembra il migliore articolo letto sull&#8217;argomento, forse perchè è l&#8217;unico che scende nei meccanismi dell&#8217;immaginario collettivo.<br />
Sulle conclusioni ho qualche dubbio, in particolare sulla praticabilità di mandare Ciampi in Iraq, ma in questo caso nessuno credo abbia delle reali soluzioni già pronte, e comunque mi appare come una garbata provocazione.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Francesco Fabiano		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/11/18/l%e2%80%99italia-nel-buco-del-reale/#comment-1413</link>

		<dc:creator><![CDATA[Francesco Fabiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=200#comment-1413</guid>

					<description><![CDATA[Gentile Antonio Piotti,
il suo articolo rivela uno dei vizi più diffusi nell&#039;occidente: l&#039;arroganza intellettuale fondata sulla non disponibilità a &quot;conoscere&quot; l&#039;altro. Io credo invece che la possibilità di uno scambio dialettico con una cultura millenaria (o meglio le tante culture millenarie) del mondo arabo e islamico in generale sia assolutamente da praticare. Nella mia limitata esperienza in Tunisia, Marocco, Turchia, Egitto, Kossovo ho compreso e apprezzato le molte complesse differenze e sfaccettature di un mondo che spesso gira su principi completamente diversi dai nostri, ma non per questo meno validi e radicati. Ritengo ormai una necessità indispensabile della nostra società globale (e ancor di più dei cosiddetti intellettuali) quella di conoscerne almeno gli aspetti principali (senza stare ad ascoltare i luoghi comuni e le semplificazioni fanciullesche che vedono buoni di quà e cattivi di là, progrediti di qua e regrediti di la, combattenti legittimi di qua e terroristi di la). Ciò è importante anche perchè se da noi si parla molto poco di questa realtà millenaria, viceversa loro ci conoscono benissimo. 
Io ritengo che il confronto non debba essere un confronto armato, bellico, distruttivo (sia a livello immaginario/dialettico che reale) anche perchè diventa sempre difficile confrontarsi con una persona con un mitra in mano. Ma Le ricordo che il mitra hanno scelto di imbracciarlo quei nostri poveri ragazzi; il mitra ha scelto di imbracciarlo l&#039;Italia in una guerra che personalmente ritengo più che altro coloniale. 
Immagino che le famiglie dei soldati e dei civili francesi uccisi in Algeria, negli anni &#039;50 e &#039;60 del sanguinoso secolo XX, piangessero i loro cari, a buon diritto. Del resto, moltissime di quelle vittime non avevano nessuna colpa. Erano andate a difendere l&#039;ordinamento coloniale perché comandate, perché lo giudicavano naturale, perché qualcuno le aveva convinte che fosse un dovere. 
Il problema è sempre quello. Si comprende concretamente che cosa è la guerra quando ti ritorna a casa tuo fratello o tuo marito o tuo padre in una bara. Solo allora si tocca con mano l&#039;essenza ultima della guerra. Riguardo ai fiumi di retorica patriottarda dagli echi risorgimentali che chiama a una sorta di nostra riscossa nazionale penso che in tutto ciò, in questa unanime fanfara, ci sia una nota stonata. Questa volta i patrioti sono gli altri. Noi siamo gli austriaci, gli occupanti, gli invasori. 
Quanto prima ci si renderà conto di questo, tanto prima si potranno ipotizzare vie d&#039;uscita efficaci, onorevoli e lungimiranti nei confronti del dialogo tra occidente e oriente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Antonio Piotti,<br />
il suo articolo rivela uno dei vizi più diffusi nell&#8217;occidente: l&#8217;arroganza intellettuale fondata sulla non disponibilità a &#8220;conoscere&#8221; l&#8217;altro. Io credo invece che la possibilità di uno scambio dialettico con una cultura millenaria (o meglio le tante culture millenarie) del mondo arabo e islamico in generale sia assolutamente da praticare. Nella mia limitata esperienza in Tunisia, Marocco, Turchia, Egitto, Kossovo ho compreso e apprezzato le molte complesse differenze e sfaccettature di un mondo che spesso gira su principi completamente diversi dai nostri, ma non per questo meno validi e radicati. Ritengo ormai una necessità indispensabile della nostra società globale (e ancor di più dei cosiddetti intellettuali) quella di conoscerne almeno gli aspetti principali (senza stare ad ascoltare i luoghi comuni e le semplificazioni fanciullesche che vedono buoni di quà e cattivi di là, progrediti di qua e regrediti di la, combattenti legittimi di qua e terroristi di la). Ciò è importante anche perchè se da noi si parla molto poco di questa realtà millenaria, viceversa loro ci conoscono benissimo.<br />
Io ritengo che il confronto non debba essere un confronto armato, bellico, distruttivo (sia a livello immaginario/dialettico che reale) anche perchè diventa sempre difficile confrontarsi con una persona con un mitra in mano. Ma Le ricordo che il mitra hanno scelto di imbracciarlo quei nostri poveri ragazzi; il mitra ha scelto di imbracciarlo l&#8217;Italia in una guerra che personalmente ritengo più che altro coloniale.<br />
Immagino che le famiglie dei soldati e dei civili francesi uccisi in Algeria, negli anni &#8217;50 e &#8217;60 del sanguinoso secolo XX, piangessero i loro cari, a buon diritto. Del resto, moltissime di quelle vittime non avevano nessuna colpa. Erano andate a difendere l&#8217;ordinamento coloniale perché comandate, perché lo giudicavano naturale, perché qualcuno le aveva convinte che fosse un dovere.<br />
Il problema è sempre quello. Si comprende concretamente che cosa è la guerra quando ti ritorna a casa tuo fratello o tuo marito o tuo padre in una bara. Solo allora si tocca con mano l&#8217;essenza ultima della guerra. Riguardo ai fiumi di retorica patriottarda dagli echi risorgimentali che chiama a una sorta di nostra riscossa nazionale penso che in tutto ciò, in questa unanime fanfara, ci sia una nota stonata. Questa volta i patrioti sono gli altri. Noi siamo gli austriaci, gli occupanti, gli invasori.<br />
Quanto prima ci si renderà conto di questo, tanto prima si potranno ipotizzare vie d&#8217;uscita efficaci, onorevoli e lungimiranti nei confronti del dialogo tra occidente e oriente.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/11/18/l%e2%80%99italia-nel-buco-del-reale/#comment-1414</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=200#comment-1414</guid>

					<description><![CDATA[Mi sembra un articolo lucido quello di Piotti, ci permette di fare un passo avanti nell&#039;analisi, spostandola su una fenomenologia dell&#039;immaginario. Ma le conclusioni non le capisco. Non mi fermerei cosi presto. L&#039;immaginario italiano è questo, dice Piotti. Da cio&#039; deriva il nostro stile. Non è dei peggiori il nostro stile. Bene. Ma io mi interrogherei su questo immaginario. Esso è inattaccabile, fatale, rimarrà eternamente radicato in noi come una maledizione (o una benedizione)? Dobbiamo confermarlo questo immaginario ancora una volta? Anche dopo averlo smontato? O possiamo provare ad immaginarci diversamente? 
Secondo punto. La conclusione di Piotti fa perno alla fine sull&#039;immaginario &quot;barbaro e unilaterale dei combattenti kamikaze&quot; (fedeli di Saddam o di Ben Laden?) Il nostro invece sarebbe discreto e disperato; disperato perché? Non siamo forse alleati degli Stati Uniti, non partecipiamo forse dell&#039;immaginario nordamericano che ha mosso questa guerra? E non è un immaginario che ha dimostrato di essere anch&#039;esso barbaro e unilaterale? Io vedo tremende simmetrie tra i difensori mondiali della democrazia, con il loro terrorismo di stato, e i difensori mondiali della teocrazia con il loro terrorismo clandestino e fuorilegge. (E dico questo anche se sono molto più vicino, per mille abitudini e stili e pensieri, agli Stati Uniti e molto lontano, alieno, ad una nazione islamica e teocratica.)E&#039; questa simmetria che bisogna rompere; e quindi sono d&#039;accordo con il ruolo di mediazione sempre più urgente. Ma si puo&#039; fare mediazione oggi in Irak? Non è troppo tardi per questo. Se fossi un soldato italiano, dopo quello che è successo sparerei anche alle mosche, ai bambini sospetti, ai vecchi che si avvicinano troppo; quale mediazione puo&#039; essere possibile in un tale caos di sospetto, paura, minaccia? C&#039;è appunto del reale. Una guerra. E, come lei dice, Piotti, l&#039;Italia vi partecipa. Io, come molti altri, non la volevo; molti italiani hanno pensato che fosse inutile, sbagliata, nociva. (E non solo i soliti pacifisti italiani di sinistra, che scendono in piazza come automi. Non solo loro.)Tutto mi pare stia confermando che fosse una guerra a cui non si doveva partecipare.
Lei conclude le sue acute analisi in modo troppo brusco. E facendo perno sul nemico, che è barbaro e unilaterale. E per dire che bisogna restare. Per fare che cosa, mi chiedo? Testimoniare di uno stile di guerra più umano in mezzo ad una guerra disumana. (Le bombe a frammentazione sono meno barbare dell&#039;uomo bomba?) Chi ha deciso che fosse questa la nostra missione? La maggioranza saprebbe difendere questa visione delle cose? E noi, minoranza contraria a questa guerra, dovremmo essere convinti ora da questo argomento?
Non mi ha convinto. E pero&#039; la ringrazio delle sue analisi, perché credo che siano davvero utili per tutti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sembra un articolo lucido quello di Piotti, ci permette di fare un passo avanti nell&#8217;analisi, spostandola su una fenomenologia dell&#8217;immaginario. Ma le conclusioni non le capisco. Non mi fermerei cosi presto. L&#8217;immaginario italiano è questo, dice Piotti. Da cio&#8217; deriva il nostro stile. Non è dei peggiori il nostro stile. Bene. Ma io mi interrogherei su questo immaginario. Esso è inattaccabile, fatale, rimarrà eternamente radicato in noi come una maledizione (o una benedizione)? Dobbiamo confermarlo questo immaginario ancora una volta? Anche dopo averlo smontato? O possiamo provare ad immaginarci diversamente?<br />
Secondo punto. La conclusione di Piotti fa perno alla fine sull&#8217;immaginario &#8220;barbaro e unilaterale dei combattenti kamikaze&#8221; (fedeli di Saddam o di Ben Laden?) Il nostro invece sarebbe discreto e disperato; disperato perché? Non siamo forse alleati degli Stati Uniti, non partecipiamo forse dell&#8217;immaginario nordamericano che ha mosso questa guerra? E non è un immaginario che ha dimostrato di essere anch&#8217;esso barbaro e unilaterale? Io vedo tremende simmetrie tra i difensori mondiali della democrazia, con il loro terrorismo di stato, e i difensori mondiali della teocrazia con il loro terrorismo clandestino e fuorilegge. (E dico questo anche se sono molto più vicino, per mille abitudini e stili e pensieri, agli Stati Uniti e molto lontano, alieno, ad una nazione islamica e teocratica.)E&#8217; questa simmetria che bisogna rompere; e quindi sono d&#8217;accordo con il ruolo di mediazione sempre più urgente. Ma si puo&#8217; fare mediazione oggi in Irak? Non è troppo tardi per questo. Se fossi un soldato italiano, dopo quello che è successo sparerei anche alle mosche, ai bambini sospetti, ai vecchi che si avvicinano troppo; quale mediazione puo&#8217; essere possibile in un tale caos di sospetto, paura, minaccia? C&#8217;è appunto del reale. Una guerra. E, come lei dice, Piotti, l&#8217;Italia vi partecipa. Io, come molti altri, non la volevo; molti italiani hanno pensato che fosse inutile, sbagliata, nociva. (E non solo i soliti pacifisti italiani di sinistra, che scendono in piazza come automi. Non solo loro.)Tutto mi pare stia confermando che fosse una guerra a cui non si doveva partecipare.<br />
Lei conclude le sue acute analisi in modo troppo brusco. E facendo perno sul nemico, che è barbaro e unilaterale. E per dire che bisogna restare. Per fare che cosa, mi chiedo? Testimoniare di uno stile di guerra più umano in mezzo ad una guerra disumana. (Le bombe a frammentazione sono meno barbare dell&#8217;uomo bomba?) Chi ha deciso che fosse questa la nostra missione? La maggioranza saprebbe difendere questa visione delle cose? E noi, minoranza contraria a questa guerra, dovremmo essere convinti ora da questo argomento?<br />
Non mi ha convinto. E pero&#8217; la ringrazio delle sue analisi, perché credo che siano davvero utili per tutti.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Elio Paoloni		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/11/18/l%e2%80%99italia-nel-buco-del-reale/#comment-1415</link>

		<dc:creator><![CDATA[Elio Paoloni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=200#comment-1415</guid>

					<description><![CDATA[Splendida la conclusione di questo articolo. La parte iniziale, che condivido in buona parte, non è molto dissimile da analisi viste altrove, ma l&#039;idea di difendere uno &quot;stile&quot; è tanto nuova quanto intrigante.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Splendida la conclusione di questo articolo. La parte iniziale, che condivido in buona parte, non è molto dissimile da analisi viste altrove, ma l&#8217;idea di difendere uno &#8220;stile&#8221; è tanto nuova quanto intrigante.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Truman Burbank		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/11/18/l%e2%80%99italia-nel-buco-del-reale/#comment-1416</link>

		<dc:creator><![CDATA[Truman Burbank]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=200#comment-1416</guid>

					<description><![CDATA[Ho postato una copia dell&#039;articolo su http://alicebbs.darktech.org/
pensando che fosse bene allargare la lettura.

Per il resto, mi sembra che l&#039;immaginario &quot;barbaro e unilaterale dei combattenti kamikaze&quot; non sia dovuto ad un modo di vedere prevenuto di Piotti, ma alla barbarie in cui l&#039;Occidente sta spingendo molti paesi del terzo mondo. Del resto, abbiamo avuto la barbarie a due passi da casa, in Jugoslavia, e non credo che sia finita.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho postato una copia dell&#8217;articolo su <a href="http://alicebbs.darktech.org/" rel="nofollow ugc">http://alicebbs.darktech.org/</a><br />
pensando che fosse bene allargare la lettura.</p>
<p>Per il resto, mi sembra che l&#8217;immaginario &#8220;barbaro e unilaterale dei combattenti kamikaze&#8221; non sia dovuto ad un modo di vedere prevenuto di Piotti, ma alla barbarie in cui l&#8217;Occidente sta spingendo molti paesi del terzo mondo. Del resto, abbiamo avuto la barbarie a due passi da casa, in Jugoslavia, e non credo che sia finita.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-06-20 23:29:04 by W3 Total Cache
-->