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	Commenti a: Sono davvero irritato, mi urta&#8230;	</title>
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		<title>
		Di: Nazione Indiana 2.0 &#187; Blog Archive &#187; Apparition		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/11/23/sono-davvero-irritato-mi-urta/#comment-11223</link>

		<dc:creator><![CDATA[Nazione Indiana 2.0 &#187; Blog Archive &#187; Apparition]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Aug 2005 09:40:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] [Questa poesia è già stata pubblicata da Henri Lefebvre nei suoi Cahiers de la Seine. Ringrazio lui e l&#8217;autrice per la gentile concessione. Il testo originale prevede una disposizione grafica che non è stato possibile rispettare qui. Della stessaautrice, in italiano, una riflessione sul velo islamico : &#8220;La nudità arretra&#8220;. A.R.] [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] [Questa poesia è già stata pubblicata da Henri Lefebvre nei suoi Cahiers de la Seine. Ringrazio lui e l&#8217;autrice per la gentile concessione. Il testo originale prevede una disposizione grafica che non è stato possibile rispettare qui. Della stessaautrice, in italiano, una riflessione sul velo islamico : &#8220;La nudità arretra&#8220;. A.R.] [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: Elio Paoloni		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/11/23/sono-davvero-irritato-mi-urta/#comment-1574</link>

		<dc:creator><![CDATA[Elio Paoloni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Magnifiche le impressioni della poetessa. Grazie. 

Quando non si è d’accordo con qualcuno si sostiene che semplifica troppo. Il che, su un forum è SEMPRE vero. Ma un intellettuale sa che non sono questi gli spazi adatti per tracciare la storia di una grande religione, in questo caso per delineare i mille rivoli e i puntigli parentali dell’Islam, contristandosi ovviamente per il fatto che Ibn Arabi oggi sia di fatto proscritto e così la meravigliosa mistica Sufi. Lo stesso intellettuale, infatti, si accontenta di semplificare quando parla degli americani e degli israeliani (al plurale) anzi, per meglio distinguere, ricorre al singolare: Bush e Sharon (che sono come i confetti Falqui: a un certo pubblico basta la parola per capire di quali insulti si tratta) semplificazione tanto più ignobile in quanto si riferisce a esponenti di due vere democrazie, variegate per definizione, e non a una satrapia orientale.

Approfitto di questo intervento per spiegare meglio la mia posizione, accennata su altri post: le guerre vanno giudicate dalla loro efficacia. L&#039;efficacia si giudica partendo dagli scopi. Quelli veri, non quelli dichiarati, che ho detto (scritto) insufficienti sin dal primo momento (non falsi, insufficienti - ma non condannerei in astratto le mezze verità della ragion di stato). Lo scopo reale era di portare lo scontro là dove stati più o meno totalitari assecondano o non combattono efficacemente le organizzazioni terroristiche. Questo avrebbe permesso di: 
1) allontanare la minaccia dei kamikaze dalle città dell&#039;Occidente (voglio spiegarlo ancora più crudamente: un soldato in teatro di guerra muore al posto di tre suoi concittadini in una discoteca di Bali o in una banca europea. Aritmetica atroce, ma è l&#039;aritmetica della storia.
2) arrivare velocemente e direttamente sui santuari del terrore, troncandone i legami che si incrociano esattamente in Iraq. 
Il primo obiettivo è stato ottenuto (quanto temporaneamente non sappiamo). Il secondo, no, per ora.

Se si è dotati di un minimo di onestà intellettuale, bisogna riconoscere che l&#039;obiezione principale (così si irritano altri strati delle popolazioni musulmane), ragionevole nel passato prossimo, non ha alcun senso ora, nel momento in cui si scopre che cellule dormienti erano pronte da tempo ad agire in Italia (per non parlare del resto del mondo). 
Adesso una posizione del genere non può che risultare pavida e testardamente illusoria (se non reagiamo a chi ci bastona, forse si acquieta). E si abbia il coraggio di esprimerla chiaramente: forse, se facciamo quello che vogliono (non appoggiare gli alleati che reagiscono) loro si limiteranno a colpire altri paesi dell’Occidente (non vi illudete, l’Achille Lauro attaccata dagli amici dal nostro - specie all’epoca - pupillo Arafat, era italiana). 
Certo che la guerra può risultare un errore tremendo ma si deve avversarla comprendendone la logica (attendere le azioni del nemico sul proprio suolo è un errore) e contestando quella logica, non ricorrendo a certi argomenti (non irritare il nemico). A questo punto sta all’Islam moderato fare delle scelte chiare e agire seriamente contro i fanatici. Non sta a noi dimostrare amicizia, ma a loro, e molto concretamente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Magnifiche le impressioni della poetessa. Grazie. </p>
<p>Quando non si è d’accordo con qualcuno si sostiene che semplifica troppo. Il che, su un forum è SEMPRE vero. Ma un intellettuale sa che non sono questi gli spazi adatti per tracciare la storia di una grande religione, in questo caso per delineare i mille rivoli e i puntigli parentali dell’Islam, contristandosi ovviamente per il fatto che Ibn Arabi oggi sia di fatto proscritto e così la meravigliosa mistica Sufi. Lo stesso intellettuale, infatti, si accontenta di semplificare quando parla degli americani e degli israeliani (al plurale) anzi, per meglio distinguere, ricorre al singolare: Bush e Sharon (che sono come i confetti Falqui: a un certo pubblico basta la parola per capire di quali insulti si tratta) semplificazione tanto più ignobile in quanto si riferisce a esponenti di due vere democrazie, variegate per definizione, e non a una satrapia orientale.</p>
<p>Approfitto di questo intervento per spiegare meglio la mia posizione, accennata su altri post: le guerre vanno giudicate dalla loro efficacia. L&#8217;efficacia si giudica partendo dagli scopi. Quelli veri, non quelli dichiarati, che ho detto (scritto) insufficienti sin dal primo momento (non falsi, insufficienti &#8211; ma non condannerei in astratto le mezze verità della ragion di stato). Lo scopo reale era di portare lo scontro là dove stati più o meno totalitari assecondano o non combattono efficacemente le organizzazioni terroristiche. Questo avrebbe permesso di:<br />
1) allontanare la minaccia dei kamikaze dalle città dell&#8217;Occidente (voglio spiegarlo ancora più crudamente: un soldato in teatro di guerra muore al posto di tre suoi concittadini in una discoteca di Bali o in una banca europea. Aritmetica atroce, ma è l&#8217;aritmetica della storia.<br />
2) arrivare velocemente e direttamente sui santuari del terrore, troncandone i legami che si incrociano esattamente in Iraq.<br />
Il primo obiettivo è stato ottenuto (quanto temporaneamente non sappiamo). Il secondo, no, per ora.</p>
<p>Se si è dotati di un minimo di onestà intellettuale, bisogna riconoscere che l&#8217;obiezione principale (così si irritano altri strati delle popolazioni musulmane), ragionevole nel passato prossimo, non ha alcun senso ora, nel momento in cui si scopre che cellule dormienti erano pronte da tempo ad agire in Italia (per non parlare del resto del mondo).<br />
Adesso una posizione del genere non può che risultare pavida e testardamente illusoria (se non reagiamo a chi ci bastona, forse si acquieta). E si abbia il coraggio di esprimerla chiaramente: forse, se facciamo quello che vogliono (non appoggiare gli alleati che reagiscono) loro si limiteranno a colpire altri paesi dell’Occidente (non vi illudete, l’Achille Lauro attaccata dagli amici dal nostro &#8211; specie all’epoca &#8211; pupillo Arafat, era italiana).<br />
Certo che la guerra può risultare un errore tremendo ma si deve avversarla comprendendone la logica (attendere le azioni del nemico sul proprio suolo è un errore) e contestando quella logica, non ricorrendo a certi argomenti (non irritare il nemico). A questo punto sta all’Islam moderato fare delle scelte chiare e agire seriamente contro i fanatici. Non sta a noi dimostrare amicizia, ma a loro, e molto concretamente.</p>
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		<title>
		Di: gina		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/11/23/sono-davvero-irritato-mi-urta/#comment-1575</link>

		<dc:creator><![CDATA[gina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non so. Secondo me raos e sekiguchi affrontano la questione di togliersi la trave dagli occhi da un punto di vista diverso, che è quello della relazione, dell’esperienza diretta dell’altro e con l’altro.
Chi mi dice che sono italiana o giapponese. Direi prima di tutto il comitato centrale, con la sua infinita macchina delle infinite ripetizioni. Stato, scuola famiglia psicoterapia lavoro e pedigree. E poi la relazione con l’altro, con chi italiano o giapponese non è. Relazione che se da un lato mi situa in italia o in giappone dall’altro mi deterritorializza, mi spaesa, mi mostra per sottrazione, per sottrazione della visuale dell’io che resta solo: uno che racconta.	
Quindi è in questo senso che io ho inteso lo svelamento.
Come narrazione imprevista, inaudita dell’altro, come interruzione che mette a nudo l’uno e lo svela come l’uno: e l’altro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so. Secondo me raos e sekiguchi affrontano la questione di togliersi la trave dagli occhi da un punto di vista diverso, che è quello della relazione, dell’esperienza diretta dell’altro e con l’altro.<br />
Chi mi dice che sono italiana o giapponese. Direi prima di tutto il comitato centrale, con la sua infinita macchina delle infinite ripetizioni. Stato, scuola famiglia psicoterapia lavoro e pedigree. E poi la relazione con l’altro, con chi italiano o giapponese non è. Relazione che se da un lato mi situa in italia o in giappone dall’altro mi deterritorializza, mi spaesa, mi mostra per sottrazione, per sottrazione della visuale dell’io che resta solo: uno che racconta.<br />
Quindi è in questo senso che io ho inteso lo svelamento.<br />
Come narrazione imprevista, inaudita dell’altro, come interruzione che mette a nudo l’uno e lo svela come l’uno: e l’altro.</p>
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/11/23/sono-davvero-irritato-mi-urta/#comment-1576</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ecco interventi come quello di Gina mi sembra che riescano veramente a spostare la prospettiva, vanno nel senso di percorrere gli eventi, oggi molto sanguinari dell&#039;attualità, per altre strade che non sia l&#039;alzabandiera delle reciproche identità forti (credute forti).
Non saranno questi cammini a fornirci risposte immediate, ma cambiano abitudini di pensiero. E non è poco (tanto sulle riposte immediate, purtroppo, in democrazie o meno, abbiamo poca presa). 
Non cerco ora di rispondere all&#039;argomento saliente avanzato da Paoloni, ma voglio toccare una cosa secondaria che dice. Come ha ricordato Voltolini, tutti siamo a rischio di utilizzare parole di cui abbiamo perso i precisi contesti d&#039;uso, tutti siamo a rischio di parlare a vuoto.
Ma riferirsi a Sharono o a Bush, è non ad americani, israeliani, arabi o musulmani, è cio&#039; che ci distingue dal ragionare in termini RAZZISTI. (Per inciso: gli americani non so neppure chi siano: gli abitanti della terra del fuoco, di Lima, del Messico, i canadesi, gli statunitensi? Boh?) Bush invece è il presidente degli Stati Uniti, un repubblicano alla testa di un governo repubblicano, figlio di un altro capo di stato, di una certa famiglia, circondato da un numero in realtà assai ristretto di individui, di cui possediamo sufficienti dati biografici. E per Sharon e per Berlusconi o per qualsiasi capo di stato di paesi arabi vale lo stesso discorso. O Paoloni mi vuol dire che Berlusconi e il signor Brambilla sono la stessa cosa, due individui di cui uno non conta più dell&#039;altro per il destino politico dell&#039;Europa e del mondo? Che siano stati eletti più o meno democraticamente (e penso a Bush, ma anche al nostro Berlusca e al suo Conflittone d&#039;interessi), non significa che essi rappresentino l&#039;opinione, la volontà e soprattutto gli interessi di una società intera. Quindi finché non mi minacciano di prndermi a bastonate e incarcerarmi per le miei opinioni, io indico nei governi di questi paesi i responsabili di gravi errori, di cui pagheremo per lungo tempo le conseguenze (tutti). Quanto ai paesi arabi, alle loro classi dirigenti dagli anni Sessanta in poi,possiamo stendere anche per loro una lista di errori. E il fatto che governino paesi meno sviluppati non ci rende più indulgenti nei loro confronti. Ma ci dovrebbe rendere ancora più severi nei confronti degli errori dei nostri governanti, dei rapprsentanti delle superbe, superiori, democrazie occidentali, più ricche ed evolute, più forti e più civili (?). 
Quanto al discorso che ha fatto sui suoi vicini musulmani, quello davvero è un BRUTTO discorso; uno perché si arroga un potere telepatico, due perché inevitabilmente porta a generalizzare le sue (presunte) scoperte. E dire che in fondo tutti i musulmani (analfabeti o meno, poco importa)sostengono il terrorismo, questo è un &#039;indebita generalizzaione che ha un nome chiaro: razzismo. Questo non toglie nulla ad altri argomenti che lei ha avanzato, più o meno discutibili. Ma questo che lei ha formulato (sui musulmani di sua conoscenza, in un commento al pezzo di Lodoli, credo) NON E&#039; un argomento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco interventi come quello di Gina mi sembra che riescano veramente a spostare la prospettiva, vanno nel senso di percorrere gli eventi, oggi molto sanguinari dell&#8217;attualità, per altre strade che non sia l&#8217;alzabandiera delle reciproche identità forti (credute forti).<br />
Non saranno questi cammini a fornirci risposte immediate, ma cambiano abitudini di pensiero. E non è poco (tanto sulle riposte immediate, purtroppo, in democrazie o meno, abbiamo poca presa).<br />
Non cerco ora di rispondere all&#8217;argomento saliente avanzato da Paoloni, ma voglio toccare una cosa secondaria che dice. Come ha ricordato Voltolini, tutti siamo a rischio di utilizzare parole di cui abbiamo perso i precisi contesti d&#8217;uso, tutti siamo a rischio di parlare a vuoto.<br />
Ma riferirsi a Sharono o a Bush, è non ad americani, israeliani, arabi o musulmani, è cio&#8217; che ci distingue dal ragionare in termini RAZZISTI. (Per inciso: gli americani non so neppure chi siano: gli abitanti della terra del fuoco, di Lima, del Messico, i canadesi, gli statunitensi? Boh?) Bush invece è il presidente degli Stati Uniti, un repubblicano alla testa di un governo repubblicano, figlio di un altro capo di stato, di una certa famiglia, circondato da un numero in realtà assai ristretto di individui, di cui possediamo sufficienti dati biografici. E per Sharon e per Berlusconi o per qualsiasi capo di stato di paesi arabi vale lo stesso discorso. O Paoloni mi vuol dire che Berlusconi e il signor Brambilla sono la stessa cosa, due individui di cui uno non conta più dell&#8217;altro per il destino politico dell&#8217;Europa e del mondo? Che siano stati eletti più o meno democraticamente (e penso a Bush, ma anche al nostro Berlusca e al suo Conflittone d&#8217;interessi), non significa che essi rappresentino l&#8217;opinione, la volontà e soprattutto gli interessi di una società intera. Quindi finché non mi minacciano di prndermi a bastonate e incarcerarmi per le miei opinioni, io indico nei governi di questi paesi i responsabili di gravi errori, di cui pagheremo per lungo tempo le conseguenze (tutti). Quanto ai paesi arabi, alle loro classi dirigenti dagli anni Sessanta in poi,possiamo stendere anche per loro una lista di errori. E il fatto che governino paesi meno sviluppati non ci rende più indulgenti nei loro confronti. Ma ci dovrebbe rendere ancora più severi nei confronti degli errori dei nostri governanti, dei rapprsentanti delle superbe, superiori, democrazie occidentali, più ricche ed evolute, più forti e più civili (?).<br />
Quanto al discorso che ha fatto sui suoi vicini musulmani, quello davvero è un BRUTTO discorso; uno perché si arroga un potere telepatico, due perché inevitabilmente porta a generalizzare le sue (presunte) scoperte. E dire che in fondo tutti i musulmani (analfabeti o meno, poco importa)sostengono il terrorismo, questo è un &#8216;indebita generalizzaione che ha un nome chiaro: razzismo. Questo non toglie nulla ad altri argomenti che lei ha avanzato, più o meno discutibili. Ma questo che lei ha formulato (sui musulmani di sua conoscenza, in un commento al pezzo di Lodoli, credo) NON E&#8217; un argomento.</p>
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		<title>
		Di: Elio Paoloni		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/11/23/sono-davvero-irritato-mi-urta/#comment-1577</link>

		<dc:creator><![CDATA[Elio Paoloni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[TELEPATICO?  Ueh, ragazzi, io con la gente ci parlo. Sono così ansioso di capire che ci sto a parlare per ore, facendo il socratico o, se preferite, il finto tonto. Per i miei amici la frase “condanniamo i terroristi” è solo una formale locuzione d’esordio (come per qualsiasi notabile che abbia potuto parlare in televisione per più di dieci minuti).
Siccome non amo le mediazioni (telepatico!!!) sono andato a trovare un palestinese di passaporto giordano – e da moltissimi anni anche italiano – che fa lo psichiatra in un paese vicino. Volevo sentire dalle labbra di un acculturato di lingua araba l’opinione sulla “pericolosità” del Libro. Ma Kamel, come moltissimi palestinesi, è laico e nonostante abbia fatto parte in gioventù dei fratelli musulmani del Corano non sa nulla.
Non mi è restato che ripiegare sugli “esperti”: secondo l’opinione più diffusa i fondamentalisti sono almeno il 5% dei musulmani. Non so se il premio Nobel Naipaul, del quale sto leggendo Fedeli a oltranza sarebbe d’accordo su una percentuale apparentemente così bassa, certamente destinata ad aumentare se le scuole dei paesi musulmani resteranno quelle descritte da Panella nel suo ultimo libro, ma il cinque per cento è un po’ poco per additare una razza (e quale, poi? non crederai, Andrea, solo perché mi scappa, per fretta, un “arabo” al posto di “musulmano”, che io non sappia quanto sia variegata la composizione dell’Islam?). 
Niente razze, Andrea, io credo alla diversità delle etnie, delle culture. Credo che se una generazione viene educata sul Mein Kampf potrà essere molto pericolosa. Questo è razzismo? E’ mancanza di comprensione per le altre culture? 
Il cinque per cento di un miliardino, comunque, costituisce un numero militarmente preoccupante. 

“un repubblicano alla testa di un governo repubblicano, figlio di un altro capo di stato, di una certa famiglia, circondato da un numero in realtà assai ristretto di individui, di cui possediamo sufficienti dati biografici. E per Sharon e per Berlusconi o per qualsiasi capo di stato di paesi arabi vale lo stesso discorso…Che siano stati eletti più o meno democraticamente… non significa che essi rappresentino l&#039;opinione, la volontà e soprattutto gli interessi di una società intera”. 

Questo è esattamente ciò che intendevo, Andrea: per te il capo di stato di un paese di antica democrazia non differisce in nulla da un Saddam o da un principe saudita. Disprezzi talmente la democrazia (quella democrazia faticosamente raggiunta nei secoli, imperfetta come qualsiasi costruzione umana che non sia mortuaria utopia) che Bush a parer tuo rappresenta soltanto la sua famiglia e i suoi accoliti. 
Perché, dunque, lottare per difenderla, questa nostra democrazia occidentale? Che schifo quest’occidente evoluto e ricco, hanno ragione i talebani: se possono essere eletti Berlusconi e Bush, non vale niente. 
Qual è l’alternativa, Andrea? Dillo chiaramente. Sei tu l’interprete dei miei interessi? Grazie alla tua superiore comprensione?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>TELEPATICO?  Ueh, ragazzi, io con la gente ci parlo. Sono così ansioso di capire che ci sto a parlare per ore, facendo il socratico o, se preferite, il finto tonto. Per i miei amici la frase “condanniamo i terroristi” è solo una formale locuzione d’esordio (come per qualsiasi notabile che abbia potuto parlare in televisione per più di dieci minuti).<br />
Siccome non amo le mediazioni (telepatico!!!) sono andato a trovare un palestinese di passaporto giordano – e da moltissimi anni anche italiano – che fa lo psichiatra in un paese vicino. Volevo sentire dalle labbra di un acculturato di lingua araba l’opinione sulla “pericolosità” del Libro. Ma Kamel, come moltissimi palestinesi, è laico e nonostante abbia fatto parte in gioventù dei fratelli musulmani del Corano non sa nulla.<br />
Non mi è restato che ripiegare sugli “esperti”: secondo l’opinione più diffusa i fondamentalisti sono almeno il 5% dei musulmani. Non so se il premio Nobel Naipaul, del quale sto leggendo Fedeli a oltranza sarebbe d’accordo su una percentuale apparentemente così bassa, certamente destinata ad aumentare se le scuole dei paesi musulmani resteranno quelle descritte da Panella nel suo ultimo libro, ma il cinque per cento è un po’ poco per additare una razza (e quale, poi? non crederai, Andrea, solo perché mi scappa, per fretta, un “arabo” al posto di “musulmano”, che io non sappia quanto sia variegata la composizione dell’Islam?).<br />
Niente razze, Andrea, io credo alla diversità delle etnie, delle culture. Credo che se una generazione viene educata sul Mein Kampf potrà essere molto pericolosa. Questo è razzismo? E’ mancanza di comprensione per le altre culture?<br />
Il cinque per cento di un miliardino, comunque, costituisce un numero militarmente preoccupante. </p>
<p>“un repubblicano alla testa di un governo repubblicano, figlio di un altro capo di stato, di una certa famiglia, circondato da un numero in realtà assai ristretto di individui, di cui possediamo sufficienti dati biografici. E per Sharon e per Berlusconi o per qualsiasi capo di stato di paesi arabi vale lo stesso discorso…Che siano stati eletti più o meno democraticamente… non significa che essi rappresentino l&#8217;opinione, la volontà e soprattutto gli interessi di una società intera”. </p>
<p>Questo è esattamente ciò che intendevo, Andrea: per te il capo di stato di un paese di antica democrazia non differisce in nulla da un Saddam o da un principe saudita. Disprezzi talmente la democrazia (quella democrazia faticosamente raggiunta nei secoli, imperfetta come qualsiasi costruzione umana che non sia mortuaria utopia) che Bush a parer tuo rappresenta soltanto la sua famiglia e i suoi accoliti.<br />
Perché, dunque, lottare per difenderla, questa nostra democrazia occidentale? Che schifo quest’occidente evoluto e ricco, hanno ragione i talebani: se possono essere eletti Berlusconi e Bush, non vale niente.<br />
Qual è l’alternativa, Andrea? Dillo chiaramente. Sei tu l’interprete dei miei interessi? Grazie alla tua superiore comprensione?</p>
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/11/23/sono-davvero-irritato-mi-urta/#comment-1578</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Paoloni le rispondo, ma non voglio innescare un interminabile battibecco. Solo due cose. La prima sulla democrazia. Credo senza dubbio che sia il sistema politico e culturale migliore (non in assoluto, ma comparativamente, rispetto a quelli esistenti)almeno quello in cui preferirei vivere. Credo inoltre che sia per sua natura un sistema perfettibile. Attraverso la critica. E&#039; anche un sistema fragile, e può distruggersi, trasformarsi nel peggio. Io lo vorrei migliore di quello che è, penso che sia migliorabile, e probabilmente lo sarà sempre attraverso dure lotte, non attraverso semplici scambi d&#039;opinione. 
Quindi si può avere un presupposto in comune: la convinzione che la democrazia va difesa, e poi si possono avere mille altri importanti motivi di disaccordo. Non siamo d&#039;accordo sul modo di vedere il terrorismo e la guerra in Irak e i musulmani. Ma non per questo io devo essere un nemico della democrazia.
L&#039;ultima cosa. E&#039; uscito un articolo oggi su Repubblica, che rende vane tante cose che potrei cercare di scrivere, argomentazioni, ecc. E&#039; di Rampoldi. Non mi sembra un veteromarxista, immaturo, un&#039;anima bella della sinistra svagata. Ebbene, in quell&#039;articolo c&#039;è quasi tutto. Poteva intitolarsi: &quot;Perché in Irak e non in Arabia Saudita?&quot; 
Come mai nessuno accusa questo Rampoldi di essere un nemico della democrazia o un difensore del terrorismo o un disfattista? Io credo per un unico motivo: ha detto tutto quello che doveva dire, ha solo evitato di tirare le conclusioni. Le conclusioni sarebbero infatti state &quot;Questa guerra è un errore politico molto grave, nonostante abbia cercato di fare gli interessi degli Usa.&quot; E detto questo, il passo che porta a dire &quot;Invertite la rotta il prima possibile e come potete&quot; è breve. Ma il giornalista si è guardato bene dal tirare le conclusioni. Ma quelle possiamo tirarle anche noi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Paoloni le rispondo, ma non voglio innescare un interminabile battibecco. Solo due cose. La prima sulla democrazia. Credo senza dubbio che sia il sistema politico e culturale migliore (non in assoluto, ma comparativamente, rispetto a quelli esistenti)almeno quello in cui preferirei vivere. Credo inoltre che sia per sua natura un sistema perfettibile. Attraverso la critica. E&#8217; anche un sistema fragile, e può distruggersi, trasformarsi nel peggio. Io lo vorrei migliore di quello che è, penso che sia migliorabile, e probabilmente lo sarà sempre attraverso dure lotte, non attraverso semplici scambi d&#8217;opinione.<br />
Quindi si può avere un presupposto in comune: la convinzione che la democrazia va difesa, e poi si possono avere mille altri importanti motivi di disaccordo. Non siamo d&#8217;accordo sul modo di vedere il terrorismo e la guerra in Irak e i musulmani. Ma non per questo io devo essere un nemico della democrazia.<br />
L&#8217;ultima cosa. E&#8217; uscito un articolo oggi su Repubblica, che rende vane tante cose che potrei cercare di scrivere, argomentazioni, ecc. E&#8217; di Rampoldi. Non mi sembra un veteromarxista, immaturo, un&#8217;anima bella della sinistra svagata. Ebbene, in quell&#8217;articolo c&#8217;è quasi tutto. Poteva intitolarsi: &#8220;Perché in Irak e non in Arabia Saudita?&#8221;<br />
Come mai nessuno accusa questo Rampoldi di essere un nemico della democrazia o un difensore del terrorismo o un disfattista? Io credo per un unico motivo: ha detto tutto quello che doveva dire, ha solo evitato di tirare le conclusioni. Le conclusioni sarebbero infatti state &#8220;Questa guerra è un errore politico molto grave, nonostante abbia cercato di fare gli interessi degli Usa.&#8221; E detto questo, il passo che porta a dire &#8220;Invertite la rotta il prima possibile e come potete&#8221; è breve. Ma il giornalista si è guardato bene dal tirare le conclusioni. Ma quelle possiamo tirarle anche noi.</p>
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		Di: andrea raos		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/11/23/sono-davvero-irritato-mi-urta/#comment-1579</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ringrazio gina per il suo commento, davvero bello e sensibile. a chi non conoscesse, mi permetto di consigliare la lettura di un fumetto, &quot;persepolis&quot; dell&#039;iraniana marjane satrapi (in italia e&#039; tradotto mi pare da sperling e kupfer, ma potrei sbagliarmi). storia d&#039;iran e d&#039;europa dalla rivoluzione di khomeini ad oggi, vista dagli occhi di una trasfuga, prima bambina poi adolescente.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>ringrazio gina per il suo commento, davvero bello e sensibile. a chi non conoscesse, mi permetto di consigliare la lettura di un fumetto, &#8220;persepolis&#8221; dell&#8217;iraniana marjane satrapi (in italia e&#8217; tradotto mi pare da sperling e kupfer, ma potrei sbagliarmi). storia d&#8217;iran e d&#8217;europa dalla rivoluzione di khomeini ad oggi, vista dagli occhi di una trasfuga, prima bambina poi adolescente.</p>
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