Qualcosa che viene da lontano #2

10 dicembre 2003
Pubblicato da

di Piersandro Pallavicini

Ron.jpgAREE PROTETTE E RISERVE INDIANE…Un valore aggiunto di questi primi libri stava nel senso di possibilità che hanno offerto. Nell’idea che una narrativa scritta da chi viene da lontano potesse trovar spazio anche in Italia. L’effetto delle aperture di credito, nella scrittura, è quello di creare movimentazione di idee, di chiamare altri allo scrivere, di suggerire a chi già scrive di provare a spingersi più in la. In questa direzione hanno dato una mano anche altri libri, stampati in modo più appartato da un fitto sottobosco di case editrici piccole e piccolissime, nonché le pagine di riviste letterarie di carta o elettroniche.

E qui si può parlare di “aree protette”, di spazi privilegiati, per via dello schieramento di queste certe case editrici e riviste, che stavano e stanno politicamente a sinistra o nell’area cattolica dell’azione e del volontariato. Con dunque, negli intenti editoriali, la denuncia, il disvelamento di situazioni sociali nascoste, lo scuotimento delle coscienze. Intenti che hanno portato a privilegiare il valore di strumento dei testi pubblicati a scapito – pur non sempre – della loro qualità letteraria. È il caso di Sensibili alle Foglie, di Sinnos, della rivista Caffè delle edizioni N:EA, che hanno pubblicato romanzi e racconti di migranti a partire dal 91. O ancora delle edizioni Fara che, nel 1995, insieme all’associazione Eks&tra, hanno dato vita al primo concorso letterario per stranieri che scrivono in italiano, da cui è arrivata la pubblicazione dell’antologia di racconti Le voci dell’Arcobaleno (concorso e antologia poi replicati, con titoli diversi, fino al 2001, anno in cui la pubblicazione dei vincitori del concorso è passata a ADN Kronos). Ed è soprattutto il caso della novità costituita dall’editoria di strada, messa in campo dalle Edizioni dell’Arco a partire dalla seconda metà dei 90. Si tratta di quei libri che non conoscono diffusione in libreria ma che vengono venduti per strada da ambulanti, per lo più senegalesi (ambulanti che questo vendere libri lo fanno da soci della cooperativa editoriale, e dunque come lavoro che consente loro una regolarizzazione e un guadagno non in nero: spetta all’ambulante, infatti, il 50% del prezzo di copertina). Si tratta, cioè, di un’azione editoriale che ha mirato alla promozione sociale e alla solidarietà già a partire dalle scelte commerciali, in linea con le scelte tematiche: libri scritti in italiano da autori africani immigrati nel nostro paese, di carattere testimoniale o di stampo tradizionale/fantastico. Dunque certamente un’area protetta, ma va anche detto che più di un titolo è stato capace di suscitare un interesse che andava al di la della commozione per i casi narrati (per esempio Emmanuel Tano Zagbla Il Grido dell’AlterNativo, 1997, o Mbacke Gadji, Pap, Ngagne, Yatt e gli altri, 2000), e che quasi tutti i testi, prodigiosamente, sono stati capaci di vendere tra le cinque e le diecimila copie ciascuno, e cioè una quantità che renderebbe, oggi come oggi, qualsiasi libro Mondadori piuttosto che Einaudi un ottimo successo editoriale.

(continua)

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[PUBBLICATO SU PULP LIBRI – SETTEMBRE 2003]

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