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	Commenti a: Contro Carver	</title>
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		<title>
		Di: monica		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono d’accordo. Anche io, e credo che siamo in tanti, odio gli epigoni di Carver. Sono milioni. Fra i manoscritti che gli editori ricevono in casa editrice, o peggio fra i libri che vengono stampati, fra i nuovi autori che vengono lanciati, in Italia, in America o nel resto del mondo. Ce ne sono tonnellate. Ogni anno ci sono dozzine di “nuovi Carver”, “nuovi Salinger”, nuovi Qualsiasi Cosa.
Ed è verissimo: confezionare un racconto alla Carver costa pochissima fatica. Gli ingredienti li conosciamo: frasi accennate, scene in interno, un televisore accesso di sottofondo, dialoghi – per l’appunto – minimali. Rifare Carver è di una semplicità quasi patetica. Come rifare col Photoshop le Marilyn di Warhol, che cazzo ci vuole?, o come campionare una canzone degli anni Settanta e farla diventare un’hit “per i giovani”. Come rifare una borsa a secchiello di Luis Vuitton. O, per restare nell’editoria, come imitare i libri di Harry Potter mettendoci un maghetto per protagonista e colori pastello in copertina, di Bret Ellis mettendoci uno psicopatico ricco, o – per dire – di Aldo Nove mettendoci degli anacoluti.
Ma parliamo di epigoni, di imitatori, di brutte copie.
Perché prendersela con Carver? O con Warhol, o con Stevie Wonder? Mica è colpa loro se hanno segnato una strada e poi diventano talmente “patrimonio dell’umanità” che a milioni cercano di imitarli (ma non essendo bravi lo fanno male, lo fanno inevitabilmente peggio)?
In conclusione sono d’accordo con Bogo quando dice che è stufo degli imitatori, ma perché prendersela con l’originale? E’ come se Bogo, dopo aver ricevuto in dono a Natale un Rolex originale, faccia causa alla Rolex perché al mercatino sotto casa sua ha visto che i Rolex falsi venivano venduti a dieci euro da un napoletano. O da un marocchino, che è un epigono di un napoletano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d’accordo. Anche io, e credo che siamo in tanti, odio gli epigoni di Carver. Sono milioni. Fra i manoscritti che gli editori ricevono in casa editrice, o peggio fra i libri che vengono stampati, fra i nuovi autori che vengono lanciati, in Italia, in America o nel resto del mondo. Ce ne sono tonnellate. Ogni anno ci sono dozzine di “nuovi Carver”, “nuovi Salinger”, nuovi Qualsiasi Cosa.<br />
Ed è verissimo: confezionare un racconto alla Carver costa pochissima fatica. Gli ingredienti li conosciamo: frasi accennate, scene in interno, un televisore accesso di sottofondo, dialoghi – per l’appunto – minimali. Rifare Carver è di una semplicità quasi patetica. Come rifare col Photoshop le Marilyn di Warhol, che cazzo ci vuole?, o come campionare una canzone degli anni Settanta e farla diventare un’hit “per i giovani”. Come rifare una borsa a secchiello di Luis Vuitton. O, per restare nell’editoria, come imitare i libri di Harry Potter mettendoci un maghetto per protagonista e colori pastello in copertina, di Bret Ellis mettendoci uno psicopatico ricco, o – per dire – di Aldo Nove mettendoci degli anacoluti.<br />
Ma parliamo di epigoni, di imitatori, di brutte copie.<br />
Perché prendersela con Carver? O con Warhol, o con Stevie Wonder? Mica è colpa loro se hanno segnato una strada e poi diventano talmente “patrimonio dell’umanità” che a milioni cercano di imitarli (ma non essendo bravi lo fanno male, lo fanno inevitabilmente peggio)?<br />
In conclusione sono d’accordo con Bogo quando dice che è stufo degli imitatori, ma perché prendersela con l’originale? E’ come se Bogo, dopo aver ricevuto in dono a Natale un Rolex originale, faccia causa alla Rolex perché al mercatino sotto casa sua ha visto che i Rolex falsi venivano venduti a dieci euro da un napoletano. O da un marocchino, che è un epigono di un napoletano.</p>
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		<title>
		Di: belacqua		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/12/29/contro-carver/#comment-1716</link>

		<dc:creator><![CDATA[belacqua]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono d&#039;accordo anch&#039;io. Se fosse per me la Minimum Fax andrebbe per stracci.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo anch&#8217;io. Se fosse per me la Minimum Fax andrebbe per stracci.</p>
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		Di: Gianni Biondillo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/12/29/contro-carver/#comment-1717</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gianni Biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Aridatece le grandi storie, aridatece Hugo; aridatece la grande scrittura, aridatece Gadda.
Sugli epigoni c&#8217;è poco da dire: Michelangelo era più moderno dei suoi allievi, i petrarcheschi fanno cagare e Francesco era un genio, i Rossiani sono stati il cancro dell&#8217;architettura italiana non ostante il povero Aldo Rossi. E&#8217; sempre così, sarà sempre così.
Si può decidere, però, sul piano critico, di apprezzare anche chi non è ideologicamente ed esteticamente nella tua comunità di senso. Per poi, ideologicamente ed esteticamente (che forse è la stessa cosa in questo caso) amare o non amare un autore.
A me capita spesso. Dire: &#8220;non lo amo ma lo rispetto. Comprendo il suo percorso estetico anche se non lo condivido&#8221;. Sui copisti non dico nulla. Una cosa è citare altro è plagiare.

Adieu, me ne vo&#8217;.

Gianni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Aridatece le grandi storie, aridatece Hugo; aridatece la grande scrittura, aridatece Gadda.<br />
Sugli epigoni c&#8217;è poco da dire: Michelangelo era più moderno dei suoi allievi, i petrarcheschi fanno cagare e Francesco era un genio, i Rossiani sono stati il cancro dell&#8217;architettura italiana non ostante il povero Aldo Rossi. E&#8217; sempre così, sarà sempre così.<br />
Si può decidere, però, sul piano critico, di apprezzare anche chi non è ideologicamente ed esteticamente nella tua comunità di senso. Per poi, ideologicamente ed esteticamente (che forse è la stessa cosa in questo caso) amare o non amare un autore.<br />
A me capita spesso. Dire: &#8220;non lo amo ma lo rispetto. Comprendo il suo percorso estetico anche se non lo condivido&#8221;. Sui copisti non dico nulla. Una cosa è citare altro è plagiare.</p>
<p>Adieu, me ne vo&#8217;.</p>
<p>Gianni</p>
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		<title>
		Di: luminamenti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/12/29/contro-carver/#comment-1718</link>

		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Concordo con Scarpa e in più della minimum fax poi ho proprio una pessima idea! All&#039;inizio mi sembrava diversa, ero speranzoso, ma alla distanza mi sembra molto deludente.
A proposito poi di case editrici e libri seguendo il filo di Genna con le sue classifiche sui Miserabili, per me se devo dire di case editrici che mi piacciono e che sanno darmi una panoramica molto ampia e di grande qualità direi la Bruno Mondadori.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo con Scarpa e in più della minimum fax poi ho proprio una pessima idea! All&#8217;inizio mi sembrava diversa, ero speranzoso, ma alla distanza mi sembra molto deludente.<br />
A proposito poi di case editrici e libri seguendo il filo di Genna con le sue classifiche sui Miserabili, per me se devo dire di case editrici che mi piacciono e che sanno darmi una panoramica molto ampia e di grande qualità direi la Bruno Mondadori.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: raimo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/12/29/contro-carver/#comment-1719</link>

		<dc:creator><![CDATA[raimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[farei la difesa d&#039;ufficio di carver (l&#039;ufficio di minimum fax è molto confortevole e si difende da sé): direi che anche l&#039;attacco a carver è un genere, ma per farlo secondo me occorre fornirsi di un kit un po&#039; più consistente di quello che pensa bogo (buoni esempi del genere controcarver si trovano da wallace a baricco). quello che ha fatto carver nella letteratura è per me irripetibile è fondamentale. c&#039;è una lezione di scarpa su panta scrittura che lo fa capire molto eloquentemente. e la conferma della sua fondamentalità sta nel fatto che è uno scrittore miliare per altri scrittori così distanti da lui: mettiamo salman rushdie. 
poi, di cloni di carver, come di qualunque scrittore c&#039;è pieno il mondo. ma: tra le cose migliori che ho letto quest&#039;anno ci sono scrittori in cui la sua influenza e il suo rigore sono evidenti: daniel clowes, david means, matthew klam, ken kalfus. e un romanzo ispiratore che mi è sembrato paradigmatico per un&#039;idea di scrittura del novecento: revolutionary road. 
guarda se uno si deve mettere a parlare bene della famiglia...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>farei la difesa d&#8217;ufficio di carver (l&#8217;ufficio di minimum fax è molto confortevole e si difende da sé): direi che anche l&#8217;attacco a carver è un genere, ma per farlo secondo me occorre fornirsi di un kit un po&#8217; più consistente di quello che pensa bogo (buoni esempi del genere controcarver si trovano da wallace a baricco). quello che ha fatto carver nella letteratura è per me irripetibile è fondamentale. c&#8217;è una lezione di scarpa su panta scrittura che lo fa capire molto eloquentemente. e la conferma della sua fondamentalità sta nel fatto che è uno scrittore miliare per altri scrittori così distanti da lui: mettiamo salman rushdie.<br />
poi, di cloni di carver, come di qualunque scrittore c&#8217;è pieno il mondo. ma: tra le cose migliori che ho letto quest&#8217;anno ci sono scrittori in cui la sua influenza e il suo rigore sono evidenti: daniel clowes, david means, matthew klam, ken kalfus. e un romanzo ispiratore che mi è sembrato paradigmatico per un&#8217;idea di scrittura del novecento: revolutionary road.<br />
guarda se uno si deve mettere a parlare bene della famiglia&#8230;</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: raimo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/12/29/contro-carver/#comment-1720</link>

		<dc:creator><![CDATA[raimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[farei la difesa d&#039;ufficio di carver (l&#039;ufficio di minimum fax è molto confortevole e si difende da sé): direi che anche l&#039;attacco a carver è un genere, ma per farlo secondo me occorre fornirsi di un kit un po&#039; più consistente di quello che pensa bogo (buoni esempi del genere controcarver si trovano da wallace a baricco). quello che ha fatto carver nella letteratura è per me irripetibile è fondamentale. c&#039;è una lezione di scarpa su panta scrittura che lo fa capire molto eloquentemente. e la conferma della sua fondamentalità sta nel fatto che è uno scrittore miliare per altri scrittori così distanti da lui: mettiamo salman rushdie. 
poi, di cloni di carver, come di qualunque scrittore c&#039;è pieno il mondo. ma: tra le cose migliori che ho letto quest&#039;anno ci sono scrittori in cui la sua influenza e il suo rigore sono evidenti: daniel clowes, david means, matthew klam, ken kalfus. e un romanzo ispiratore che mi è sembrato paradigmatico per un&#039;idea di scrittura del novecento: revolutionary road. 
guarda se uno si deve mettere a parlare bene della famiglia...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>farei la difesa d&#8217;ufficio di carver (l&#8217;ufficio di minimum fax è molto confortevole e si difende da sé): direi che anche l&#8217;attacco a carver è un genere, ma per farlo secondo me occorre fornirsi di un kit un po&#8217; più consistente di quello che pensa bogo (buoni esempi del genere controcarver si trovano da wallace a baricco). quello che ha fatto carver nella letteratura è per me irripetibile è fondamentale. c&#8217;è una lezione di scarpa su panta scrittura che lo fa capire molto eloquentemente. e la conferma della sua fondamentalità sta nel fatto che è uno scrittore miliare per altri scrittori così distanti da lui: mettiamo salman rushdie.<br />
poi, di cloni di carver, come di qualunque scrittore c&#8217;è pieno il mondo. ma: tra le cose migliori che ho letto quest&#8217;anno ci sono scrittori in cui la sua influenza e il suo rigore sono evidenti: daniel clowes, david means, matthew klam, ken kalfus. e un romanzo ispiratore che mi è sembrato paradigmatico per un&#8217;idea di scrittura del novecento: revolutionary road.<br />
guarda se uno si deve mettere a parlare bene della famiglia&#8230;</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: monica		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/12/29/contro-carver/#comment-1721</link>

		<dc:creator><![CDATA[monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sì anche a me minimum fax mi sta un po&#039; antipatica. E&#039; vero hanno pubblicato buone cose qua e là, ma alla fine credo (anch&#039;io concordando con i miserabili) che le cose migliori le faccia Stile Libero. Loro sì che sono simpatici.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì anche a me minimum fax mi sta un po&#8217; antipatica. E&#8217; vero hanno pubblicato buone cose qua e là, ma alla fine credo (anch&#8217;io concordando con i miserabili) che le cose migliori le faccia Stile Libero. Loro sì che sono simpatici.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: monica		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/12/29/contro-carver/#comment-1722</link>

		<dc:creator><![CDATA[monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[CONTRO MINIMUM FAX
(questo testo lo metto qui nei “comments” perché non so come si fa a metterlo in home page, come “contro carver” di bogo, se qualcuno  lo sa mi aiuta?)

Visti gli interventi degli ultimi giorni, forse sto sfondando una porta aperta. Ma non trovate anche voi che minimum fax sia una pessima casa editrice?
In fondo che hanno fatto? Hanno pubblicato Carver, d’accordo, che prima era pubblicato (in traduzioni abbastanza bruttine diciamo la verità) da dei grandi editori: ma un autore così sta certamente meglio nel catalogo di un Mondadori, di una Einaudi che di una piccola casa editrice “indipendente” (ma saranno poi davvero indipendenti, o campano coi soldi di qualcuno alle spalle?). Ma diciamo la verità: che senso ha ripubblicare un autore già straconosciuto? E poi che altro hanno fatto? Provano ogni tanto a pubblicare qualche buon autore giovane americano (Wallace, Lethem, Whitehead sono tra le poche cose buone che hanno fatto) ma tanto prima o poi arriva un qualche editore più grosso e glielo prende, quindi vuol dire che non sono in grado di tenersi gli autori. E fra l’altro mi pare che sia una casa editrice maschilista, pubblicano solo uomini, non credo che abbiano in catalogo una sola scrittrice, né italiana né straniera. Poi fanno un po’ di “ricerca” sugli esordienti italiani, ma ne fanno non più di due o tre all’anno, quindi non so che senso abbia. Sì hanno fatto qualche discreto libri di cinema (uno di Scorsese e uno di Mamet, che io ricordi, ma non so se sono facciano parte di una collana o cosa) e di musica: l’autobiografia di Davis in effetti è un caposaldo, ma non mi pare di jazz abbiano poi fatto molto altro e quindi non si capisce cosa c’entri Miles in mezzo a tutta quella narrativa americana. Insomma, io non capisco bene dove vogliono andare a parare.
Quest’anno come aprivi un giornale c’era minimum fax: recensioni interviste anticipazioni. Mi sa che che sono più bravi a comunicare che a fare libri. Saranno dei fighetti figli di papà ricconi che gli passano qualche migliaio di euro al mese per togliersi lo sfizio di giocare alla casa editrice, istruiti magari a qualche master in comunicazione di impresa con degli ammanicamenti coi caporedattori delle pagine culturali. Fanno delle copertine banali e spesso le traduzioni non sono granché. In ogni libro ci sono non meno di due o tre refusi. Ora gli ha preso la fissa delle antologie, e secondo me sono una mezza fregatura: in particolare quella di scrittori americani mi pare una ruffianata: con quel titolo che ammicca all’undici settembre… Mi piacerebbe sapere se il titolo originale era proprio lo stesso… 
Comunque, vorrei sentire il parere di gente più addentro di me alle cose dell’editoria. (Ah, e poi qualcuno sa dirmi che cosa vuol dire quel cazzo di nome?)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CONTRO MINIMUM FAX<br />
(questo testo lo metto qui nei “comments” perché non so come si fa a metterlo in home page, come “contro carver” di bogo, se qualcuno  lo sa mi aiuta?)</p>
<p>Visti gli interventi degli ultimi giorni, forse sto sfondando una porta aperta. Ma non trovate anche voi che minimum fax sia una pessima casa editrice?<br />
In fondo che hanno fatto? Hanno pubblicato Carver, d’accordo, che prima era pubblicato (in traduzioni abbastanza bruttine diciamo la verità) da dei grandi editori: ma un autore così sta certamente meglio nel catalogo di un Mondadori, di una Einaudi che di una piccola casa editrice “indipendente” (ma saranno poi davvero indipendenti, o campano coi soldi di qualcuno alle spalle?). Ma diciamo la verità: che senso ha ripubblicare un autore già straconosciuto? E poi che altro hanno fatto? Provano ogni tanto a pubblicare qualche buon autore giovane americano (Wallace, Lethem, Whitehead sono tra le poche cose buone che hanno fatto) ma tanto prima o poi arriva un qualche editore più grosso e glielo prende, quindi vuol dire che non sono in grado di tenersi gli autori. E fra l’altro mi pare che sia una casa editrice maschilista, pubblicano solo uomini, non credo che abbiano in catalogo una sola scrittrice, né italiana né straniera. Poi fanno un po’ di “ricerca” sugli esordienti italiani, ma ne fanno non più di due o tre all’anno, quindi non so che senso abbia. Sì hanno fatto qualche discreto libri di cinema (uno di Scorsese e uno di Mamet, che io ricordi, ma non so se sono facciano parte di una collana o cosa) e di musica: l’autobiografia di Davis in effetti è un caposaldo, ma non mi pare di jazz abbiano poi fatto molto altro e quindi non si capisce cosa c’entri Miles in mezzo a tutta quella narrativa americana. Insomma, io non capisco bene dove vogliono andare a parare.<br />
Quest’anno come aprivi un giornale c’era minimum fax: recensioni interviste anticipazioni. Mi sa che che sono più bravi a comunicare che a fare libri. Saranno dei fighetti figli di papà ricconi che gli passano qualche migliaio di euro al mese per togliersi lo sfizio di giocare alla casa editrice, istruiti magari a qualche master in comunicazione di impresa con degli ammanicamenti coi caporedattori delle pagine culturali. Fanno delle copertine banali e spesso le traduzioni non sono granché. In ogni libro ci sono non meno di due o tre refusi. Ora gli ha preso la fissa delle antologie, e secondo me sono una mezza fregatura: in particolare quella di scrittori americani mi pare una ruffianata: con quel titolo che ammicca all’undici settembre… Mi piacerebbe sapere se il titolo originale era proprio lo stesso…<br />
Comunque, vorrei sentire il parere di gente più addentro di me alle cose dell’editoria. (Ah, e poi qualcuno sa dirmi che cosa vuol dire quel cazzo di nome?)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: don giovanni		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/12/29/contro-carver/#comment-1723</link>

		<dc:creator><![CDATA[don giovanni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per non parlare del loro sito. Con tutti quegli entusiastici punti esclamativi. Corri a comprare i nostri libri a prezzo scontato! Gusta i nostri menù! Costruisci anche tu un sito bello e fico come il nostro! Tralasciamo poi i corsi di scrittura. Che dei ventiseienni come Raimo - che pure è una bella promessa - e La Gioia insegnino a scrivere dopo aver scritto appena un libro, lo trovo comico. Oltre che disonesto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per non parlare del loro sito. Con tutti quegli entusiastici punti esclamativi. Corri a comprare i nostri libri a prezzo scontato! Gusta i nostri menù! Costruisci anche tu un sito bello e fico come il nostro! Tralasciamo poi i corsi di scrittura. Che dei ventiseienni come Raimo &#8211; che pure è una bella promessa &#8211; e La Gioia insegnino a scrivere dopo aver scritto appena un libro, lo trovo comico. Oltre che disonesto.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: raimo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2003/12/29/contro-carver/#comment-1724</link>

		<dc:creator><![CDATA[raimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[sono la giovane promessa disonesta! i corsi di scrittura sono solo un modo per rimorchiare! chi si iscrive lo sa alla prima lezione! leggiamo solo anais nin e qualche racconto lubrico di brodkey! alla luce soffusa del neon di ponte milvio! beh è una giovinezza perduta come un&#039;altra!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sono la giovane promessa disonesta! i corsi di scrittura sono solo un modo per rimorchiare! chi si iscrive lo sa alla prima lezione! leggiamo solo anais nin e qualche racconto lubrico di brodkey! alla luce soffusa del neon di ponte milvio! beh è una giovinezza perduta come un&#8217;altra!</p>
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