Narrando in italiano #4

2 febbraio 2004
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Quarta puntata della conversazione avvenuta il 19 marzo 2002 tra Vincenzo Consolo, Laura Pariani, Tiziano Scarpa e Emilio Tadini (moderatori: Paolo Di Stefano e Ranieri Polese) al Teatro Studio di Milano, a cura della Fondazione Corriere della Sera (fondazione.corsera@rcs.it), ora disponibile nel fascicolo fuori commercio MADRE LINGUA – Percorsi di versi e di parole. In questa parte, dopo un intervento di Vincenzo Consolo si scatena la discussione.

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PAOLO DI STEFANO: Tornerei a Vincenzo. Vincenzo, tu citavi tempo fa in un’intervista una frase di Roland Barthes, piuttosto bella, in cui si leggeva che la lingua non è regressiva e non è progressista, la lingua è fascista, punto e basta. Oggi, secondo te, la lingua comune, con cui gli scrittori devono fare i conti, è più fascista di prima, come direbbe forse Pasolini, o no?

VINCENZO CONSOLO: La lingua italiana? Fascistissima. L’affermazione di Barthes partiva da molto lontano. C’era una concatenazione che partiva da François Fénelon, studioso della lingua francese. Questa lingua ha avuto un privilegio: è stata riformata fin dall’età di , diventando così lingua nazionale. Si era infatti formata una società, uno Stato, e di conseguenza una lingua di grande comunicabilità. Fénelon dice appunto che la lingua francese, che Leopardi definisce “geometrizzata”, sembrava una processione di collegiali. A Fénelon si oppone Jules Renard, il quale dice che la lingua francese sarà incapace di assurdi, però è una lingua “democratica”. Barthes, nella lezione inaugurale al Collége de France, si oppone a sua volta all’affermazione di Renard, sostenendo che il suo non è un errore storico bensì un errore strutturale, in quanto la lingua in sé non è né progressista né reazionaria, bensì per natura fascista. Il suo “fascismo” consiste non nel fatto che proibisce di dire, bensì nel fatto che impone di dire. Nello Zibaldone di Leopardi è presente un continuo confronto tra la lingua italiana e la lingua francese: anche Leopardi riprende questa frase di Fénelon, sostenendo a questo riguardo che la lingua italiana non è una lingua bensì tante lingue. Infatti, almeno fino all’analisi, condotta da Pasolini nel ’64, della mutazione linguistica italiana, in Italia c’erano tante lingue, insieme a un’aspirazione verso una lingua unica, che forse si era raggiunta nel Rinascimento; in seguito, tuttavia, si era verificato il defluire verso le periferie delle “tante lingue”. Dopo l’analisi di Pasolini, abbiamo finalmente questa lingua italiana nazionale, imperniata su questo asse che si sposta dal centro-meridione al centro-settentrione; la nostra diventa una lingua tecnologico-aziendale. Sono passati da allora quasi quarant’anni e, con l’operazione compiuta sulla lingua dai mezzi di comunicazione di massa, la lingua, da essere ‘madre’, è diventata ‘matrigna’: è una madre libertina perché si dà a tutti, soprattutto agli americani, è una lingua fragilissima, continuamente invasa da questo gergo anglosassone. Anche sulla lingua americana, di cui parlava Scarpa, c’è da fare un’analisi: Giuseppe Antonio Borghese, nel ’31 sosteneva che l’americano non è più l’inglese, non è più la lingua di Shakespeare, ma è una lingua che tende al monosillabico, perché è una lingua utilitaria, frutto di una società mercantile, che ha bisogno di economizzare. Il nostro è un retroterra diverso, è un retroterra umanistico, noi per esprimere usiamo un’articolazione profonda, molto ampia, anche dal punto di vista del significante. Apro una parentesi: c’è stato uno scrittore greco, Vassilis Vassilikos, che a proposito del monosillabo diceva che anche i cognomi dei presidenti americani partono da quattro sillabe di “Eisenhower” per arrivare oggi al monosillabo di “Bush”. Non è più il caso di parlare di dialetto o di lingua: quando si parla di dialetto bisogna capire bene a cosa si fa riferimento, se ancora a ciò che Dante, nel De vulgari eloquentia, chiamava “lingua di primo grado”. Ogni volta lo scrittore si chiede: in quale lingua devo scrivere? Noi non abbiamo mai avuto una lingua nazionale, oggi abbiamo questa lingua così rigida, così impoverita e superficiale… Quindi, in letteratura, come si fa ad acquisire uno strumento linguistico nostro, se il dato è in sé così inadeguato? I francesi hanno avuto questa lingua unica che era espressione di una civiltà, ma al suo interno poeti e scrittori francesi hanno trovato infinite modulazioni, che arrivano con Queneau al desiderio di rompere questo codice. La nostra storia è diversa: l’unità d’Italia è del 1860, abbiamo avuto la grande mutazione antropologica sul finire degli anni Cinquanta e all’inizio degli anni Sessanta, quando questo Paese diviene, da contadino che era, una della maggiori potenze economiche mondiali. Per carità, tutto è ben arrivato, ma è un prezzo, dal punto di vista culturale e linguistico, che abbiamo pagato, un prezzo molto alto.

TIZIANO SCARPA: Non sono per niente d’accordo, perché questo discorso lo sento fare da quando andavo a scuola, però quando andavo a scuola aprivo la Divina Commedia, leggevo una cosa che ha, se non sbaglio, sette secoli, e la capivo perfettamente. È curioso che gli scrittori e i letterati italiani parlino di una lingua nazionale e si riferiscano a una letteratura che ha un secolo, un secolo e mezzo come quella americana. Noi una lingua nazionale ce l’abbiamo da circa duemila anni, con uno sforzo moderato capiamo il latino e comunque, con un minimo impegno, capiamo monumenti letterari, ma anche documenti senza alcuna pretesa linguistica, che hanno circa sei, sette, otto secoli. Questo discorso assolutamente mi è incomprensibile, è una curiosa e divertente proiezione, anche qui, della propria insoddisfazione nello stare in una atmosfera linguistica, che non si sente come propria. Ma forse è un modo di marcare a tutti i costi una differenza, forse è una questione di individualismo, nel senso che ogni epoca, ogni regione, ogni scrittore ci tiene, tutto sommato, a dire: “Ma io non mi disciolgo né nel tempo, né nello spazio, io sono diverso, non sono soddisfatto della lingua del noi e mi ritrovo solo in una lingua dell’io tutta da inventare di volta in volta”. Quando poi è evidente che la realtà oggettiva dei fatti è smentibile, non servono nemmeno i manuali di letteratura, è lì sotto gli occhi, se io recito sei versi di Dante ci capiamo tutti. Non altrettanto accade per tutte le letterature mondiali, dalla prima all’ultima. Quindi la cosa mi è un po’ incomprensibile. Se, per esempio, io leggo questa prefazione, cinque righe, scritti da B. M. Quartu, non so neanche chi sia, uomo, donna (ma non ha importanza, ciò che è importante è che l’autore si opacizza come individuo per fondare l’autorevolezza di un Dizionario dei sinonimi, in questo caso, pubblicato nella BUR, diffusissimo, alla seconda edizione dopo numerosissime ristampe). Nella prefazione alla seconda edizione, scrive una cosa che a me ha fatto saltare sulla sedia: “Non ho comunque trascurato di inserire importazioni linguistiche a mio avviso sensate, o a volte mio malgrado, troppo accreditate perché le ignorassi. Quanto ai neologismi, con prudenza, a denti stretti posso tollerare un “audioleso” per definire un sordo, ma non ci sarà barba di ministro che mi farà accettare un “preverbale” per un muto“. Già qui c’è una situazione di conflitto, perché la lingua è conflitto, è darwinismo, è inutile che parliamo, è lotta feroce di una parola contro l’altra. Sentite questa: “A parte le mie personali manie di purezza nei confronti di una lingua che, benché poco diffusa, è tra le più mature e perfezionate al mondo, – e qui sono completamente d’accordo – non a caso suscita da sempre le ricerche l’interesse degli studiosi, so bene che il mio libro – notate, un dizionario – ha un taglio talmente classico da sembrare vecchio, però, non me ne importa niente, è così che va fatto, e, in fin dei conti, è mio“. Questo è un dizionario, come può essere ‘tuo’ ?!? Ma la lingua non è tua. Se persino un autore o autrice di dizionario si comporta in maniera così individualistica, idiosincratica nel porsi nei confronti di una lingua, che lo facciano gli scrittori non mi stupisce.

CONSOLO: Ma non puoi portare come esempio un peregrino come questo qui.

SCARPA: Ma come?! Un peregrino?! Questo è il più bel dizionario dei sinonimi che esista, io ho portato questa edizione nuova perché l’altra è tutta sfasciata e consumata, tanto l’ho usata.

CONSOLO: Il dizionario dei sinonimi non esiste, ci ha provato anche il Tommaseo a comporne uno, senza riuscirvi.

SCARPA: Non esisterà per Lei, io lo uso eccome.

CONSOLO: I sinonimi si reperiscono attraverso le radici filologiche, non attraverso i dizionari, non si possono codificare i sinonimi. I sinonimi del Tommaseo non sono consultabili perché sono assolutamente inattendibili.

SCARPA: Infatti io non uso i sinonimi del Tommaseo. Non si tratta di attendibilità. Conflitto non è sinonimo di ecumenismo.

EMILIO TADINI: Io non capisco bene la tua posizione, non è un artifizio retorico dire che non la capisco, davvero: tu sei partito parlando dell’estraneità di noi che usiamo la lingua italiana rispetto a qualcosa che succede spesso altrove, e adesso mi sembra che invece rifiuti la posizione di chiunque voglia innovare perché sostieni che c’è uno strumento perfetto che è lì e ci rende persino comprensibile la poesia scritta secoli e secoli fa, cosa veramente unica nel mondo, ed è vero. E allora non capisco bene come le due posizioni vadano insieme, non capisco questo tuo insorgere contro la pretesa dello scrittore di non usare uno strumento che gli viene dato e di reinventare qualcosa. Tolta ogni presunzione all’atto di inventare, non soltanto tutti i poeti, gli scrittori e i musicisti hanno sempre tentato di farlo, ma addirittura, i fabbriferrai o i falegnami. L’innovazione nella fabbricazione di qualcosa non è un atto di presunzione individualistica, ma è l’adeguarsi a una norma del fare che investe tutti i campi. Come si fa a parlare in questo modo in un momento in cui si denuncia sempre più forte – ma in fondo è sempre stato così – il mutare delle lingue? Noi poi siamo sempre pronti a piangere sulle lingue che muoiono e nessuno si rallegra per le lingue che nascono, e ne nascono continuamente. Anche questa storia dell’americano che è fatto solo per i monosillabi, ma insomma, se guardiamo alla letteratura americana contemporanea dalla fine dell’Ottocento a oggi, troviamo testi straordinari che non sono pensati affatto per la lingua degli affari, ma elaborano creativamente una lingua. La lingua che dai Quarantanove racconti passa a Carver non ha niente a che fare con l’americano utilitaristico, e ha dato all’inglese una vitalità straordinaria e portentosa. Certo è sgradevole che uno dica: “Io sono lo scrittore e prendo questo strumento amorfo che è la lingua e la creo demiurgicamente secondo la mia volontà”. No, certo, però che la lingua sia mobile e fluida, che a questa mobilità e fluidità possa contribuire qualcuno che scrive una mezza paginetta, non vedo perché no.

SCARPA: Ah, è una domanda a me… Io non dico questo assolutamente, io dico soltanto che la posizione di lamentazione sulla lingua italiana è ormai un cliché, è cerimonia che nasconde una quantità o di impensato o di cattiva coscienza, non di cattiva fede, perché una lingua italiana c’è, mobilissima, che è stata unificata nelle sue linee principali – se poi parliamo di dettagli lessicali, o lessicografici, possiamo anche discutere – però, di fatto, una lingua c’è. Io dico semplicemente che esiste la condivisione di una lingua, da moltissimo tempo, e non è lì il problema, non è lì la ferita, non è lì l’impossibilità, non è lì la chiusura. Se mai, trovo nell’italiano, nella sua ricchezza, nella sua profondità e nella sua inquietudine plurisecolare un’apertura, non una chiusura. Non vedo perché dire, e continuare a dire: noi non abbiamo questo a differenza degli altri. Quanto all’innovazione, dire che c’è sempre stata non è vero, l’ha inventata l’arte moderna, l’innovazione, fino a un certo secolo, ma non voglio essere manualistico, il valore stava nell’imitazione e non nell’innovazione.

TADINI: Ma no, se guardi la storia dell’arte come fai a dire così? Il corpo dell’uomo è sempre stato quello che è, eppure è stato raffigurato in modi talmente diversi, opposti….

SCARPA: Ma non è sempre nato da un desiderio di superamento. Quando si parla di innovazione nel nostro secolo, si intende una deliberata posizione di volere differenziarsi e identificarsi, fondare la propria identità attraverso uno scarto. Io trovo che linguisticamente questo rappresenti una partita persa, e che gli scrittori italiani che puntano sulla differenziazione nella lingua, giochino una partita persa, perché è altrove la partita da giocare, non è l’identità nella lingua quella da giocare, nella differenza stilistica, significa dare e trovare nella letteratura una debolezza, un depotenziamento che brucia e divampa ed esibisce se stesso solamente nella qualità e nello scarto linguistico. Giocare questa partita puramente nella lingua secondo me è perdente, perché significa che non si ha altro da esibire e da giocare come scrittore e come artista.

RANIERI POLESE: A questo punto, accogliendo le frasi giustamente provocatorie di Tiziano…

SCARPA: Ma no, non sono provocatorie, dire così sembra che uno lo fa apposta…

CONSOLO: L’impero economico ha schiacciato questa lingua riducendola a un pattume tale per cui voi giovani accettate questa società e la lingua che viene da questa società, perché accettate il potere economico che sta alle spalle, il potere economico che viene da fuori.

VOCE DAL PUBBLICO: Scarpa detesta gli intellettuali che vanno a sciacquare i panni nella Senna.

SCARPA: Cosa vuol dire questo, non colgo l’allusione.

VOCE DAL PUBBLICO: Vuol dire che tiene alla sua lingua e che non va cercando apporti a destra e a sinistra, tiene alla sua lingua e al suo modo di esprimersi e basta…

CONSOLO: Io dico che da ora in poi, in questa lingua dove i gerghi vengono a rompere il codice dato, noi dovremo fare i conti con i migranti linguistici. La Pariani ha parlato della sua avventura linguistica proprio perché ha vissuto una vicenda di emigrazione. I nuovi emigranti linguistici che vengono nel nostro Paese vengono a cambiare la nostra lingua finalmente non schiacciandola dall’alto, ma attraverso un meticciato linguistico che è su un piano di parità. Nuove memorie linguistiche verranno, forse, a salvare questa nostra lingua.

SCARPA: Ma perché salvare, cosa c’è da salvare?

CONSOLO: Ma perché è una lingua che sta morendo!

SCARPA: Ma se finalmente la parliamo! L’unica cosa buona che ci ha dato la TV è che ci ha fatto imparare l’italiano: ma perché allora sputare sull’unica cosa buona, e perché considerarlo un potere imposto, fascista! Salvare da che, da quale catastrofe? Siamo qui, ci capiamo….

VOCE DAL PUBBLICO: Salvare dall’appiattimento!

SCARPA: Ma quale appiattimento?

VOCE DAL PUBBLICO: Quello televisivo, per esempio!!! Un conto è andare indietro fino agli anni Cinquanta, quando c’era il maestro che ancora insegnava l’italiano, ma mi sembra un po’ poco accontentarsi di questo per affermare che la televisione abbia avuto un ruolo positivo.

SCARPA: Non c’è dubbio. Il costo è stato altissimo, però, voglio dire, se io compro un panino a dieci milioni, non è che, perché l’ho pagato dieci milioni, lo butto via: almeno questo panino, l’unica cosa buona che mi è venuta da questi dieci milioni, lo mangio, no? Mi sembrerebbe altrimenti autolesionistico. Siamo d’accordissimo sul fatto che la televisione abbia compiuto disastri sociali, disastri dell’anima, fino alla catastrofe politica, e non credo di dire nulla di strano o di estremistico in questo, però c’è una cosa, fra le centomila, che ha dato, cioè l’unificazione linguistica, perché su quest’unica cosa, perché sputarci sopra? Seconda cosa: la lingua della Tv non sempre è una lingua appiattita. Gli eroi televisivi nonostante tutto, sono retori, sono cavalieri della parlantina: presentatori, moderatori, agitatori, provocatori, cos’altro sono se non detentori della lingua, straordinari emittenti di sinonimi, di complessificazione, di screziature, di varietà linguistiche? Arrivo a dire, anche i presentatori di varietà, cos’altro sono, cos’altro hanno se non una forma di reattività alla Demostene o di facondia ciceroniana? È la facondia quella che fa guadagnare i miliardi in TV, la parlantina ha un valore spettacolare, la lingua non è affatto morta da questo punto di vista.

VOCE DAL PUBBLICO: Credo che la televisione abbia avuto un ruolo importante, all’inizio certamente, e non è possibile disconoscerlo. Ciò che, secondo me, la lingua italiana dovrebbe recuperare, è quell’emotività della trasmissione della parola, che non ha solo una funzione di comunicazione immediata e basta. Se la parola è un mezzo per produrre emozione, questo è un ruolo che spetta non solo alla parola poetica letteraria, ma anche alla parola di comunicazione. Ciò che si potrebbe fare è attingere dal dialetto questa immediatezza, cosicché la bella immagine che Lei ci ha dato del dialetto come uomo grasso e puzzolente, si trasformerebbe immediatamente nel volto di una dea bellissima.

(4 – continua)

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76 Responses to Narrando in italiano #4

  1. Elio Paoloni il 2 febbraio 2004 alle 12:10

    Quanto hai ragione, Tiziano. Vabbè che a dire il contrario di quello che sostiene Consolo uno c’azzecca sempre, ma tu sostieni la tesi splendidamente. E quanto andrebbe seguito quel consiglio sulle irruzioni alla Sordi (io lo prendo come un consiglio di scrittura). Credo che il più attento alle irruzioni, da noi, sia stato Sanguineti.

  2. Tiziano Scarpa il 2 febbraio 2004 alle 13:35

    Grazie grazie Elio, non mi imbarazzare. Comunque, no, dài, Consolo ha scritto cose meravigliose, “Retablo” mi piacque da morire. Sì, della poesia di Sanguineti si potrebbe dire quello che sentii dire da Montale alla radio a proposito di Ezra Pound, compreso il francesismo con l’accento sull’ultima sillaba: “Nella sua testa si svolgeva un ininterrotto festivàl della cultura mondiale”. Per l’appunto, irruzione di altre lingue, tutte le culture, e una lingua sforacchiata e piena di spifferi dove entrano ed escono centinaia di voci e di spiriti. A proposito di fasto babelico e normalizzazione, mi permetto di segnalarti il concorso lessicale su un equivalente, anzi, plusvalente italiano dell’orribile parola “blog”. Mi piacerebbe che partecipassi anche tu.

  3. Gianni Biondillo il 2 febbraio 2004 alle 15:04

    Elio,
    Chi ha avuto la fortuna di conoscere Consolo di persona, sa che è uomo schivo, timido quasi, che vive la sua attività di scrittore con sofferenza, trasporto, impegno, umano e politico. Appartiene a una generazione che è, inevitabilmente, lontana ere geologiche dalla nostra.
    Noi siamo, scusate la semplificazione, post-omologazione pasoliniana. Il nostro rapporto con la lingua e la scrittura è, necessariamente, differente.
    (Luminamenti ha scritto un post addietro che accenna con chiarezza l’effettivo valore di Consolo all’interno del mondo della cultura che lo ha visto “nascere”).
    Perciò, anche in nome della rettitudine dell’uomo e dello scrittore che vive con sofferenza autentica il suo ruolo, mi piacerebbe ci fosse meno partitismo e banalizzazione.
    Non che siamo in obbligo ad essere d’accordo con lui, ma che almeno si rispetti il suo percorso difficile, che si comprenda il suo umanissimo sgomento di fronte alla realtà (che lo porta a posizioni nichiliste sulla scrittura, lui scrittore raffinatissimo).
    E Scarpa lo sa. Non a caso cita un libro, Retablo, di una tale bellezza (polilinguista, sperimentale e classico insieme, settecentesco e novecentesco, alto e basso, poetico in ogni sua stilla) che basterebbe la sua lettura per amarlo per sempre. D’accordo o meno.

    Elio (e tutti gli altri), ci vediamo il 5 allora?

    Ciao, Gianni

  4. Elio Paoloni il 2 febbraio 2004 alle 19:36

    Caro Gianni, ho avuto anch’io la (s)fortuna di conoscere Consolo, se si può chiamare conoscenza l’aver presenziato a una sua lontanissima conferenza a Brindisi. Mi sono trovato di fronte a un uomo grigio vestito in grigio che parlava in modo grigio dicendo cose grigie. Sono scappato via. Sarò stato io di umore grigio?
    Ma non equivochiamo: io sono geologicamente più indietro di lui. Per me (come per Moresco e altri quarantaquattro gatti) l’unico libro imprescindibile – Proust a parte – è il capolavoro di D’Arrigo, il D’Arrigo che viene spesso tirato in ballo a proposito di Consolo. E siccome giungo all’orgasmo ogni volta che mi capita davanti una lista della spesa di Gadda, non è certo l’appartenenza di Consolo alla linea espressionista che me lo fa evitare. Se fossi un critico cercherei di spiegare perché la sua prosa mi risulta allo stesso tempo sorda e sudata. Ma tutto questo non c’entra con il mio post. Sono abituato a separare nettamente le opere dalle opinioni. Se così non facessi, non potrei leggere il 90% dei libri usciti nell’ultimo mezzo secolo. E manco al cinema dovrei andare.
    Di sicuro, ogni volta che mi sono imbattuto in uno scritto d’occasione di Consolo, a partire da certi interventi in Linea d’Ombra, ho potuto riscontrare una concentrazione elevatissima dei piagnistei e delle indignazioni che ricorrono tra i letterati del belpaese. E, ovviamente, neanche un briciolo d’ironia, di stile, mai uno scatto dell’immaginazione.
    Lo so, sono aggressivo, lavoro d’accetta. Ma se mi si offrono i tarallucci, e soprattutto il vino (per non parlar della vodka), divento un pezzo di pane.

  5. gabriella fuschini il 2 febbraio 2004 alle 20:27

    Scusate se mi intrometto in questo interessantissimo scambio di riflessioni un po’ scherzosamente…Elio se lo sapevo che bastava un po’ di vodka( quella citata nell’altro post è perfetta) e i tarallucci te li mandavo via etere durante tutte le discussioni in cui hai lavorato d’accetta! Farò tesoro del consiglio per la prossima divergenza di idee. :-)

  6. luminamenti il 3 febbraio 2004 alle 09:20

    Caro Elio mi sembra difficile sostenere che Consoli manchi di scatti dell’immaginazione e stile. Certo non è scrittore di presenza, d’immagine, certo il suo limite è questa proiezione tematica all’indietro (non mi riferisco però al linguaggio). Per me l’espressione è esattezza percettiva, e la trovo in Proust (perchè poi solo Proust? la trovo anche nel Virgilio di Broch come nella Murasaki, in Ishiguro o Banana Yoshimoto o Mari o Manganelli o D’Arrigo). C’è un’idea limitata mi sembra dell’espressione, mi sembrava che dopo la svolta linguistica di Wittgestein che ha spazzato via una certa concezione ingenua del linguaggio, questo problema fosse superabile e invece mi accorgo che rimane una questione di potere. E’ quello che avevo indicato nel mio primo intervento su Consolo! Quello che mi premeva sottolineare è il clima di soffocamento linguistico che si è vissuto e si vive di Italia. Nel blog di Mozzi c’è Tullio Avoledo che vuole una lingua comune per personi comuni! Ho orrore di una idea simile! E’ un’idea metafisica e trascendentale, una dogmatica che si vuole impadronire del pensiero! E’ l’aspetto più pericoloso e perverso della globalizzazione della mente umana! Il comune per me è un’altra cosa: quello ben descritto di Antonio Negri, che non è riduzione all’Uno. Io difendo la pluralità dei linguaggi, la memoria linguistica (che non può che essere sempre nuova ricostruzione, la memoria non è fedeltà!) come anche l’innovazione e l’invenzione nelle lingue.

  7. Gianni Biondillo il 3 febbraio 2004 alle 10:57

    Elio,
    D’Arrigo è stata una delle vette più belle che ho scalato in vita mia (Ho fatto meno fatica con Joyce, forse). Da lì il panorama era splendido. Mi capitò di parlarne con Consolo, ma non voglio insistere sull’argomento. Con me è stato gentile e generoso. Non vado oltre perché non faccio agiografia.
    Resta il fatto che i taralli li devi portare tu, perché dalle tue parti sono i più buoni del mondo.

    ciao, gianni

  8. Elio Paoloni il 3 febbraio 2004 alle 11:12

    Caro Lumina, la mancanza d’immaginazione la riferivo ai pezzi giornalistici, alle interviste, non ai libri. La mancanza d’ironia (e soprattutto d’autoironia), invece, credo che sia una sua caratteristica costante (e per me è già un reato grave). E se l’esattezza percettiva si ritrova nei nomi che fai, nessuno dei citati ha scritto un opera monumentale. Dicevo imprescindibile, qualcosa che non può essere ignorato, qualcosa che si può scegliere di salvare dalla distruzione di un mondo, la classica scelta da isola deserta, o da libro di testo imposto.
    Io odio i libroni, non capisco perchè certi scrittori abbiano bisogno di quattrocento pagine, amo i librini, le prime prose di Hemingway, i racconti di Carver, le paginette di Bukowsky, ma la vastità, la grandezza, la Completezza, beh, nel secolo passato non c’è niente di così possente.
    Su tutto il resto siamo assolutamente d’accordo (credevo fosse chiaro che io amo la linea a cui appartiene Consolo). Sono i suoi esiti che non mi convincono. E non mi va giù che a Consolo si dedichino tributi quando su D’Arrigo non c’è, ancora, NIENTE.

  9. carla il 3 febbraio 2004 alle 12:04

    Ciao,
    capito qui (su nazione indiana) per caso, per uno scherzo del motore di ricerca. Sono attratta dalla discussione, sono una lettrice onnivora di letteratura.
    Riconosco nomi noti e meno. Ma mi chiedo a chi giovi un dibattito cosi’ nascosto, se poi i fruitori/consumatori/lettori/cultori non solo non sono invitati, ma con difficoltà possono partecipare: io mi sento affogare in una discussione che non mi rende la letteratura più vicina o attraente, al contrario, mi appare a tratti “artefatta” nel senso negativo del termine.
    Peccato, la prossima volta in libreria, entrero’ con un pregiudizio in più …
    Saluti

  10. Elio Paoloni il 3 febbraio 2004 alle 13:50

    Gianni, intendi gli inimitabili barlettani oblunghi o quelli dolci, glassati?

  11. franz krauspenhaar il 3 febbraio 2004 alle 13:51

    Carla, non hai tutti i torti. Nondimeno non puoi fare una colpa ai presenti alla discussione se hanno letto D’Arrigo, Consolo, Joyce e Proust eccetera eccetera, e ne parlano con cognizione di causa. A volte simili discussioni possono sembrare artefatte, come dici tu, ma soltanto perchè tu (e io, nella fattispecie, che degli autori citati ho letto soltanto Carver, Joyce, Gadda, Manganelli e dunque non ho letto nè D’Arrigo – cioè non ho letto il suo megaromanzo di 1700 pagine – e nemmeno Consolo e nemmeno – e di questo ne vado orgoglioso, mi è bastata qualche pagina in libreria – Banana Yoshimoto), perchè tu e io, insomma, accomunati nell’ ignoranza, non possiamo seguire una discussione improntata sullo “specifico”. Stiamo in pratica orecchiando una discussione specifica su temi specifici fatta da persone che conoscono bene quello di cui stanno discutendo, mentre noi ne sappiamo poco.Dunque non c’è troppo da lamentarsi. La rete è questo, NI è anche – ma non solo – questo. In quanto ai pregiudizi in più per la prossima volta che entrerai in una libreria, che c’entra, scusa? Voglio dire, cosa c’entrano i discorsi su Consolo con il fatto di entrare in libreria per acquistare un libro o leggere a scrocco (come faccio io, a volte, quando ho un pò di tempo, perchè sono un assaggiatore…) ?
    Dài, butta via i pregiudizi e segui e intervieni in piena libertà, questo NI (di cui non sono sponsor nè collaboratore) non è male.
    Ciao.

  12. carla il 3 febbraio 2004 alle 14:02

    Non ho letto d’arrigo, non misuro la capacità delle persone di parlare sulla base della quantita’ e la qualita’ delle loro letture, men che meno per gli scrittori.
    ho letto molti degli altri … ma non riesco a capire a cosa serve un blog se poi ci si attorciglia su argomenti del tutto accademici…
    e non mi riferisco alla questione linguistica, che peraltro tutti coloro i quali hanno frequentato una buona scuola secondaria non possono non ricordare.
    Pregiudizi, perchè mi sembra che il “significante” del dibattito abbia superato il significato, e questo rende il dibattito stesso oscuro ai più !
    Ciao

  13. franz krauspenhaar il 3 febbraio 2004 alle 14:15

    Nemmeno io misuro la capacità delle persone di parlare ecc.ecc., come scrivi tu, ma che c’entra?
    Ti sei fatta un giro per il sito, un giro panoramico? Come fai a giudicare da un solo dibattito, scusa? Vai a vedere anche nei mesi scorsi. Certo, se parti con dei pregiudizi su “significante” e “significato”, allora…

  14. carla il 3 febbraio 2004 alle 14:20

    non volevo polemizzare.
    solo che, si mi sono fatta un giro, e dal basso della mia povera esperienza di lettrice e girovaga di reti, ho iniziato con entusiasmo, che si è poi sfocato e per diventare disagio sempre più definito. alla fine mentre sto per rimettermi a lavorare, penso che se passo in libreria, evitero’ alcuni autori … ecco.
    Come quando uno si fa una scorpacciata di cioccolato, forse poi ha voglia di una bella arancia succosa!
    Scusa ma sei quello di Avanzi di Balera?
    Grazie

  15. franz krauspenhaar il 3 febbraio 2004 alle 15:35

    Si, sono io, quello di Avanzi di balera. Te lo consiglio vivamente… se ti piace il tragicomico.
    Ciao!

  16. carla il 3 febbraio 2004 alle 15:43

    grazie, già letto!!!

    a presto.

    carla

  17. Gianni Biondillo il 3 febbraio 2004 alle 15:44

    Carla,
    anch’io spesso soffro di fronte a certe oscurità verbali, a certe involuzioni tecnicistiche, a certi onanismi estetizzanti, che ricorrono anche su queste pagine elettroniche.
    Ma è vero, altresì, che spesso la divulgazione è divulgarizzazione. Ricordo alcune lezioni di Storia dell’architettura fatte (roba del secolo scorso) da un professore a Milano. Non si capiva una fava! Era la persona più disordinata del mondo. Un pessimo professore. Eppure ne rimasi folgorato. Era un grande storico. Poi ne seguii altre da un altro professore. Limpide, precise, corrette. Didascaliche, senza un dubbio, solo certezze. Un grande professore. Un pessimo storico.
    Certe cose devono essere dette così, pena la perdita di spessore, di complessità. Poi che molti si nascondano nel buio perché in realtà sono fatti di nulla, sono vuoti, quella è un’altra storia. Amare i gomitoli lessicali di Gadda non significa non amare la chiarezza illuminista di Sciascia. Diversa è la persona, diversa la sua storia, diversa, inevitabilmente, la scrittura. (in questo senso sottoscrivo molto di quello che ha scritto Luminamenti nel post precedente).
    L’arrogante, lo spocchioso è tale sempre, sia che faccia il letterato sia che faccia l’imbianchino. E, fidati, io lo so. Frequento imbianchini, idraulici, muratori, e via cantando e anche loro sanno essere oscuri o chiarissimi. E non è detto che la chiarezza implichi, poi, in cantiere, la capacità di eseguire al meglio l’opera (e neppure l’oscurità, ovviamente).

    Anni fa rimasi folgorato da una battuta di Troisi. Diceva, a memoria: “A me piace leggere. Ma io sono uno che legge, quelli sono tanti che scrivono.” Non aver letto D’Arrigo non è certo un disonore. Faccio prima a farti l’elenco di chi ho letto che di chi non ho letto. Citarli per far vedere che li si conosce è un po’ da coglioni. Citarli perché fanno parte di un discorso che si vuole portare avanti è, invece, semplicemente un modo per aiutare a farsi capire. Cercare di trovare dei punti di condivisione comuni.

    E poi: uno che si chiama Franz Krauspenhaar, secondo te, può avere degli omonimi in Italia? Massì che è lui! Il mitico Franz, autore di “Avanzi di balera” e de “Le cose come stanno”. Perché lo scrivo? Per farmi bello? No. Perché gli voglio fare pubblicità. Per niente occulta! (così mi paga da bere dopodomani).

    Elio. Parlo degli inimitabili barlettani. A proposito: nel casertano i taralli li fanno anche con le mandorle. Dalle tue parti?

    Ciaociao, Gianni

    P.S. Oggi è il mio compleanno e me ne sto qui davanti ad un monitor a scrivere a degli sconosciuti. Cosa devo pensare di me?

  18. carla il 3 febbraio 2004 alle 15:50

    grazie gianni ma sopratutto auguri!
    io allora, sono in ufficio (sic!) e invece di scrivere contratti e risolvere roba tecnicissima in inglese, sono capitata qui, e mi è venuta una voglia pazzesca di andare a finire il mio libro (sto leggendo gore vidal, dopo JC Oates (V.O.), Marai, tradotto!, Pascale, non mi vergogno mica. a me piace citarli!)
    e invece scrivo, un po’ litigiosa e nervosa, a sconosciuti… mah, che dire … buon compleanno!

  19. carla il 3 febbraio 2004 alle 15:53

    auguri!
    che dire, io sono in ufficio e sono capitata qui per caso… e ora non riesco più a lavorare, ho una voglia matta di andare a leggere il mio ultimo gore vidal.
    pero’ il tuo amico franz lo ho letto, non serve pubblicità aggiuntiva.
    io i taralli li faccio dolci a casa, e in sicilia si mette la finocchiella.
    saluti
    carla

  20. carla il 3 febbraio 2004 alle 15:53

    auguri!
    che dire, io sono in ufficio e sono capitata qui per caso… e ora non riesco più a lavorare, ho una voglia matta di andare a leggere il mio ultimo gore vidal.
    pero’ il tuo amico franz lo ho letto, non serve pubblicità aggiuntiva.
    io i taralli li faccio dolci a casa, e in sicilia si mette la finocchiella.
    saluti
    carla

  21. franz krauspenhaar il 3 febbraio 2004 alle 16:11

    Carla, sei una dei pochissimi che ha letto Avanzi di balera!!! (Forse quest’anno Addictions lo ripubblica…)Ma come hai fatto?… La pubblicità serve,serve eccome!
    Gianni, ti mando un abbraccione! Poi giovedì alle 18.00 Fnac presentazione Chiudi gli occhi di Raul Montanari (Carla, vieni anche tu tra questi sconosciuti fuori di zukka, sei cordialmente invitata!… e porta qualche dolce, se non sei in Sicilia), ti riabbraccio e ti pago anche da bere…
    Vi voglio bene.

  22. carla il 3 febbraio 2004 alle 16:11

    mi scuso per il post multiplo. ops

    una domanda per voi, signori, se posso.

    vi aspettate qualcosa in particolare (oltre allo scambio di idee) da NI.

    secondo voi i vostri lettori dovrebbero fare una visita?

    sono davvero curiosa. (per la cronaca, sono con scarpa nel dibattito sulla lingua anche se apprezzo molto la visione di consolo, ma è tutto davvero molto complicato!)

    ciao

    carla

  23. carla il 3 febbraio 2004 alle 16:13

    dove? quando ??? a che ora??? sono una povera dipendente che lavora in un triste ufficio….

  24. franz krauspenhaar il 3 febbraio 2004 alle 16:31

    Giovedì alla FNAC di via Torino a Milano, presentazione romanzo Chiudi gli occhi di Raul Montanari.
    Ti posso rispondere, cara Carla, solo per me, ovviamente. Io sinceramente non mi aspetto nulla di particolare. Proprio per questo da Ni ho tirato fuori idee, discussioni, e qualche buona amicizia. Infatti giovedì con alcuni ci si ri-vede! I lettori non devono fare una visita. Non credo che appaia da qualche parte che noi partecipiamo a Nazione Indiana. Io ci navigo da settembre grazie alla segnalazione di Montanari, e devo dire che mi ci diverto, a volte mi ci annoio, a volte mi c’incazzo pure.
    Tutta vita!

  25. carla il 3 febbraio 2004 alle 16:48

    Grazie Franz.
    Per giovedi, nonostante la curiosità e la voglia, non ci posso essere, infatti saro’ in ufficio a Roma, peccato, la krikka di fuori di zikka era una valida alternativa al traffico di punta. Mi consolero’, magari, con qualche nuovo libro. Suggerimenti?

    Carla

  26. franz krauspenhaar il 3 febbraio 2004 alle 18:55

    Ne avrei tanti. Per esempio puoi leggere proprio “Chiudi gli occhi” (Baldini Castoldi Dalai)del mio amico Raul Montanari; se ti piace un certo tipo di noir che è anche romanzo sociale e corale, quello è un libro che ti piacerà sicuramente. E’ lungo 398 pagine ma te lo bevi come un uovo all’ostrica… Almeno io me lo sono bevuto così. Di Montanari ti consiglio anche il suo precedente “Che cosa hai fatto”, libro atipico e quindi non paragonabile con nessun altro: un romanzo incandescente, forte, dai sentimenti e dai gusti decisamente forti. Puoi anche leggere, se ti piacciono i romanzi epistolari, brevi ma intensi, duri ma anche umani, il mio “Le cose come stanno” (Baldini & Castoldi)…
    A fine febbraio è in uscita per i tipi di Guanda “Per cosa si uccide”, noir al fulmicotone ambientato a Quarto Oggiaro di Gianni Biondillo…
    E insomma, se ti va di leggere qualcosa subito subito in rete vai su Carmilla on line e leggi un bellissimo racconto di Gabriella Fuschini…
    Poi c’è Scarpa col suo “Kamikaze d’Occidente”, l’ottimo Elio Paoloni col suo saggio “Le piramidi”, Antonio Moresco coi suoi “Canti del caos” 1 e 2, Helena Janeczek e Dario Voltolini, prestigiose firme di questo sito e autori di bellissimi, particolarissimi libri…
    Dici che qualcuno di loro mi offrirà un caffè…?
    Ciao.

  27. carla il 4 febbraio 2004 alle 10:05

    Grazie Franz.
    Confesso: mi sono subito stampata la lista.
    Sono certa che ti farai offrire un sacco di caffe’ e magari ci scappa anche un tramezzino!
    Permettimi pero’ di farti notare che hai suggerito SOLO autori italiani: io sono una lettrice onnivora, e mi stupisce non vedere nessun autore non italiano.
    Mi spieghi se esiste una ragione particolare? O sono io che devo fare autocritica dato che leggo prevalentemente stranieri?

    Buona giornata

    Carla

  28. Elio Paoloni il 4 febbraio 2004 alle 10:50

    Grazie per avermi nominato, Franz (tra Scarpa e Moresco, addirittura) ma “Piramidi” (senza articolo) NON è un saggio. Mi fai scappare la neofita se non gli spieghi che è narrativa e pure divertente.

    Auguri in ritardo, Gianni. No, niente mandorle da noi. Ma a questo punto aspettiamo quelli fatti da Carla con le sue proprie mani, con o senza finocchiella.

  29. carla il 4 febbraio 2004 alle 11:13

    neofita forse, ma non scappo.
    apparteilfattoche io amo molto i saggi, perchè si dà per scontato che solo la narrativa sia letteratura?
    e chi ha detto che per i “neofiti” i saggi siano meno attraenti?
    inoltre non avete risposto alla mia domanda. Perchè solo italiani nella lista?
    (piramidi è un romanzo rosa ambientato in egitto oppure un saggio sulle gerarchie sociali moderne?)

    Saluti

    Carla

  30. Elio Paoloni il 4 febbraio 2004 alle 14:03

    E’ la storia di un venditore di prodotti dietetici ma anche una riflessione sulla comunicazione, e sulla letteratura.
    Tra gli italiani va assolutamente letto A perdifiato, di Covacich. Mi ringrazierai.
    Di stranieri potrei nominartene moltissimi ma dei recenti non mi viene in mente granchè, nonostante l’esibito complesso d’inferiorità degli scrittori italiani. Piattaforma di Houellebecq, direi.

    Ma non glissare sui tarallini, adesso

  31. carla il 4 febbraio 2004 alle 14:23

    pero taralli certo che non glisso…. ma dovete avvicinarvi a roma.

    PIattaforma lo aggiungo alla lista, come anche piramidi.

    Continuo a rimanere colpita dalla mancanza di riferimenti a non italiani…

    Non capisco!

    Ciao

    Carla

  32. franz krauspenhaar il 4 febbraio 2004 alle 15:42

    Scusate se m’inserisco nel simpatico tete à tete… Carla, a questo punto Elio mi è simpatico per i suoi gusti forti… Piattaforma di Houellebecq è un libro fan-tas-ti-co. Cioè, diciamo pure che Houellebecq è il più grande scrittore europeo. Ti spacca in due. Ti distrugge. E’ un grande perchè dice la verità e non ha paura di nulla, nè dell’Islam (con tutto il dovuto ma non esagerato rispetto) nè dei rapporti umani contemporanei, cioè della loro nuda e cruda svelazione.
    Elio, scusa davvero; chiedo venia tredici vigola otto volte, ero convinto (da un post di Andrea Barbieri di qualche tempo fa) che il tuo fosse un saggio sulla pubblicità. Non è colpa di Andrea, è colpa mia che sono un casinista e il mio cotè kalabro supera sempre quello teutoniko, insomma sono kalabresco e me ne vanto!!! Per farmi perdonare cercherò il tuo romanzo in Feltrinelli o , se non lo trovassi immediatamente, lo ordino via internet.
    Ah Karla, ti consiglio anche l’inglese Martin Amis, soprattutto il suo L’informazione, un romanzo eccezzionale sul mondo dell’editoria…
    E poi tra gli anglosassoni io personalmente adoro quell’ubriacone casinista di Irvine Welsh… Prendi “Colla”, un bellissimo libro sull’amicizia virile.
    Ciauxxxxxxxxxxx

  33. franz krauspenhaar il 4 febbraio 2004 alle 15:46

    Viva gli scrittori!!!…
    Eccezionale si scrive con una z sola….
    sigh, che magra.

  34. Carla il 4 febbraio 2004 alle 16:01

    grazie Franz, mi sto affezionando!
    Comunque per questo mese ho fatto il pieno, se ve la sentite, mi leggo tutto e poi vi faccio sapere.

    Tuttavia, non avete ancora detto se esiste una ragione particolare per preferire gli italiani.

    Aspetto fiduciosa.
    saluti

    Carla

  35. Gianni Biondillo il 4 febbraio 2004 alle 16:42

    Ehi, Franz,
    torno orora da un lavoro che mi ha tenuto fuori studio tutta la giornata… ma, dico… SEI IMPAZZITO? Cosa vai a spifferare in giro che pubblico un libro a fine mese?
    Ma lo sai che i miei vicini di casa sono convinti che io sia una persona seria, un lavoratore, uno di quelli che si sporca le mani e che gli suda la fronte dalla fatica?
    Ti rendi conto che se scoprono che faccio “lo scrittore”, che sono un’anima bella, un frufru, non mi salutano più la sera, quando vado a buttare la spazzatura giù in cortile?

    Renditi conto del danno che mi hai fatto. Il caffè pagato te lo scordi!!!

    see u tomorrow, Gianni

    P.S. Diciamolo che il libro di Elio è edito da Sironi, così recuperiamo la tua gaffe.
    P.P.S. Perché autori italiani? E perché no? Gli stranieri (gli “angloamericani” soprattutto) hanno già un ottimo ufficio stampa che funziona e che li pubblicizza. Noi si fa le cose in casa, alla buona.

  36. franz krauspenhaar il 4 febbraio 2004 alle 16:48

    Carla, si scrive affezZionando…
    Io penso che bisogna andare oltre. Voglio dire, italiani, stranieri… Siamo tutti nella stessa barca, soprattutto se qualcuno di noi viene tradotto… Io preferisco tra i contemporanei- diciamo così giovani- un francese, Houellebecq; ma ciò è un caso. Come è un caso che uno dei miei scrittori preferiti sia un italiano e anche un amico personale, cioè Raul Montanari. (Non mi piace come scrittore perchè è un amico, voglio dire, semmai lo apprezzo di più come persona proprio perchè mi piace molto come scrittore, tanto per chiarire). Non sono tipo da salamelecchi e complimenti e auguri a casa, quindi parlo con sincerità. Non so dunque se esiste una ragione particolare per preferire gli italiani. Certo è che in questo paese (diversamente che da altre parti come in Francia) non si propaganda abbastanza, con vera convinzione, il prodotto locale, diciamo così. Sono convinto che, al di là dei nomi che ho stilato prima e che sono quelli di buona parte degli scrittori che qui in NI collaborano, ci sono altri scrittori, giovani, meno giovani e alle prime ma affilate armi,che non hanno nulla da invidiare a certi grandi nomi stranieri la cui fortuna principale è, credo, quella di scrivere in una lingua di grande penetrazione culturale e comerciale come quella inglese, e anche quella di far parte di nazioni dove si legge mediamente molto di più che da noi. E’ il numero di copie vendute, anzi invendute, che fa “violenza”, dico con un eufemismo.
    E se non si legge non si compra.
    E dunque non si vende.

  37. franz krauspenhaar il 4 febbraio 2004 alle 16:52

    Voglio chiarire a TUTTI che il Dott. Arch. Gianni Biondillo è UNA PERSONA ABBASTANZA SERIA…
    L’abbastanza è una specie di “beneficio d’inventario”, diciamo.
    Nonostante questa sua sostanziale serietà di fondo è UNO SCRITTORE.
    Qui scatta il beneficio d’inventario… (Ih ih ih)
    Il caffè io lo prendo corretto Biancosarti…

  38. carla il 4 febbraio 2004 alle 16:54

    mannaggia, un TAIPO come lo chiamiamo da queste parti che mi fa tanto pensare a Haiku….
    uffa.

  39. carla il 4 febbraio 2004 alle 16:58

    AH! se sapessi che i miei vicini di casa sono scrittori…

    in effetti se pensi a simenon ti immagini una personcina seria (almeno in apparenza….no?)
    ma esistono ancora gli scrittori di mestiere????

    una lettrice appassionata (che quasi non legge italiani!)

    Carla

  40. carla il 4 febbraio 2004 alle 17:05

    sapete sono solo due giorni che bazzico da queste parti, ma ho trovato un sacco di argomenti con cui mi cimenterei volentieri.

    peccato che lo si faccia su internet, e per me peccato doverlo fare in orario di lavoro, di sfuggita, in fretta e furia. peccato.

    carla

  41. Elio Paoloni il 4 febbraio 2004 alle 17:34

    Incredibile, Franz: “L’informazione” mi era venuta in mente mentre già cliccavo su Post, così ho lasciato perdere. Abbiamo proprio gli stessi gusti (gli altri libri di Amis non mi sono piaciuti allo stesso modo, anzi, a parte alcune parti del libro sul padre, quasi per niente). Sarà la latitudine del cotè materno.

    Carla, gli stranieri più interessanti, in realtà sono dei mezzi sangue, o degli emigranti. In Inghilterra, per esempio, Ishiguro: “Quel che resta del giorno” è un capolavoro e conviene leggerlo anche se si è già visto il film.

    Per i tarallini si accettano spedizioni: fermo posta FNAC.

  42. Carla il 4 febbraio 2004 alle 17:47

    OK su Ishiguro sono d’accordo il libro è davvero bellissimo, uno di quelli che quando ti mancano 5 pagine sei già triste di avere finito.

    Non mi piace il fermo posta. se passate a roma fatemi sapere, posso sempre mandarvi un sacchettino di ciambelle.

    ciao

    carla

  43. franz krauspenhaar il 4 febbraio 2004 alle 18:01

    Ciambelle e taralli a: Fermo posta Toro Seduto, Milano… Ehi Elio, sei un grande! L’informazione è proprio un libro di grande potenza, pieno di umanità e cinismo, insomma pieno di vita.Dolentissimo, pulsante, scritto con uno stile funambolico. Sono quasi d’accordo con quello che dici degli altri Amis; io non trascurerei, però, appunto, La freccia del tempo, il libro che si svolge tutto al contrario, dalla fine all’inizio, un bel tour de force -immagino- per Amis, ma non per il lettore.
    Mi permetto di aggiungere alla lista degli stranieri viventi un nome di Grande Vecchio: quello di Saul Bellow. Lo so, sembrerà un'”antoniodorricata”, però non ci posso fare niente, su Bellow. Il libro suo che preferisco è un capolavoro di romanzo breve: La resa dei conti. Mi ci sono sinceramente commosso sopra anch’io, che sono un vero duro. Un libro da leggere e rileggere.E poi mi viene in mente un altro grande, questo abbastanza giovane (gli scrittori hanno la fortuna di essere “giovani” fino a 60 anni): Moon Palace di Paul Auster. Non so, quel libro mi ha rivelato un narratore strabiliante; e bravissimo anche il traduttore, di cui purtroppo non ricordo il nome. Moon palace è, a mio parere, nettamente migliore di tutta la celeberrima “Trilogia di New York”, peraltro bellissima.
    (Continua…?)

  44. carla il 4 febbraio 2004 alle 18:04

    cosa è una antoniodorricata?

  45. franz krauspenhaar il 4 febbraio 2004 alle 18:14

    Antonio D’Orrico, scrittore e critico di Sette, l’inserto del giovedì del Corriere della Sera. Ogni settimana sull’inserto d’Orrico fa – pagato – quello che stiamo facendo noi adesso: un gioco con i lettori sugli scrittori e i gli autori preferiti. D’Orrico l’anno passato è andato avanti per 37 settimane (dico 37 per dire, magari è andato anche oltre) a raccontare quanto è bravo Philip Roth e ha pubblicato le lettere dei lettori italiani di Roth e ha costruito una specie di “Philip Roth Italian Fans Club”. Per diverso tempo ha parlato nella sua rubrica (peraltro divertente) di Saul Bellow. Tutto qui.
    NON LEGGERE PASTORALE AMERICANA DI PHILIP ROTH… E’ di una noia mortale! Il resto può anche andare…

  46. carla il 4 febbraio 2004 alle 18:15

    non sono d’accordo, ho provato a leggere tutto di p. auster, ma non ci riesco lo trovo artefatto freddo lontano e … arrogante.

    avete nulla da dire di J. franzen? e di JC Oates?

    sono gli unici americani viventi che mi piacciono

  47. carla il 4 febbraio 2004 alle 18:16

    Con Roth mi trovo meglio con Joseph. Per ci avevo provato. Per Philip, la mia opinione è che sono soldi buttati…

  48. luminamenti il 4 febbraio 2004 alle 18:39

    I libri da voi indicati mi sono piaciuti. Di Ishiguro quello che più amo è però Gli Inconsolabili, tra gli italiani quello più mi è piaciuto in questi ultimi anni è Nuovi Ultimi Esasperati Deliri Disarmati, tra gli stranieri viventi tra gli ultimi che ho letto è Peter Handke, Alla finestra sulla rupe, di mattina, una specie di diario o taccuino, l’ho trovato una miniera di pensieri, riflessioni intelligenti; e non posso che rimanere incantato alla lettura del Mondo Estremo di Christoph Ransmayr

  49. franz krauspenhaar il 4 febbraio 2004 alle 19:03

    Ishiguro non l’ho mai letto, a questo punto mi tocca. Handke è un grandke. Christoph Ransmayr non lo conosco, m’informerò con grande curiosità. Carla, ti perdono su Auster perchè hai parlato così bene di Joseph Roth… Un grandissimo!
    Ciao a tutti

  50. franz krauspenhaar il 4 febbraio 2004 alle 19:06

    dimenticavo: Franzen sono stato lì lì per leggerlo varie volte ma non mi sono mai deciso, però pare gagliardo.
    La Oates è SUPER, la miglior scrittrice americana vivente!!!

  51. helena il 4 febbraio 2004 alle 20:28

    Io invece ho sgobbato come una scema- neanche il tempo di fare un giro in rete -, ho perso le puntate precedenti, non posso venire alla presentazione di Raul…Sto nupocopoco incazzata con la vita, però ve vojo bbene come e più di giggetto er carrettiere e sottoscrivo quasi tutto detto sopra (dall’amore per la Oates ai tarallucci)

  52. Elio Paoloni il 4 febbraio 2004 alle 20:30

    E Nei colori del giorno, Lumina, con quel vagabondare tra paesaggi interiori, esteriori e dipinti, l’hai letto?

    Nelle Correzioni, Carla, ho trovato pagine formidabili ma anche qualche lungaggine e parti “fuori tema”. Delle abitudini di D’Orrico ho scritto sull’ultimo Fernandel nella rubrica Recensiamo i recensori (ma ora non mi chiedere che roba è Fernandel).

  53. gabriella il 5 febbraio 2004 alle 01:38

    Helena peccato che non ci sarai e mi dispiace che stai nupocopoco incazzata con la vita: ci deve essere un virus in circolazione, non che mal comune mezzo gaudio, però non sei sola! :-) e chissà che fine ha fatto giggetto er carrettiere? me faceva simpatia!
    un abbraccio

  54. gianni il 5 febbraio 2004 alle 03:01

    E vogliamo parlare del fatto che ho passato una giornata allucinante in giro per mezza Lombardia, che ora sono le tre di notte e non ostante sia distrutto dalla stanchezza non ho sonno per eccesso di stanchezza, che io fra quattro ore mi sveglio e vado a Lecco e che ormai oggi pomeriggio sarò uno straccio ambulante alla FNAC? E, peggio ancora, non ci saranno Carla e Helena, quindi se Gabriella dà forfait sarà l’ennesimo incontro di canuti post adolescenti post brufolosi?
    Dio, che tristezza. Altro che nupocopoco incazzati con la vita, qui siamo alla cognizione del dolore!!!

    Ciao, non ho sonno, ora vado in qualche sito porno e mi scarico qualche bel virus, così sputtano pure il computer nuovo.

    Gianni

  55. carla il 5 febbraio 2004 alle 10:47

    bhe’, devo dire con onesta’ che ero molto vergognosa al cospetto di cotanti autori a confessare le mie letture. bene mi sento più leggera, ora.
    per le lungaggini di franzen, sono d’accordo, ma se leggi anche la ventisettesima città (allucinante e bellissimo), ti rendi conto della pazzesca evoluzione della scrittura e della trama.
    comunque, sono davvero eccezionali gli articoli di JF, in lingua originale, belli, belli, belli,
    pare quasi europeo!!!
    per i vs incontri, perchè milano, buia, sporca, rumorosa, triste… venite a roma, luminosa, incasinata, verde, ariosa, celeste, ventosa, non è meglio?
    saluti a tutti, buona serata al FNAC, vi penso

    Carla

  56. franz krauspenhaar il 5 febbraio 2004 alle 12:03

    C’è sta la Fnac anche a Roma???
    Gianni, di post-post (it) adolescente canuto ci son solo mi, te kapì? Tu hai i tuoi riccioloni neri (a proposito, che tinta usi?…)
    Carla, Roma nun fa la stupida, è proprio bella ed è molto mejo de Milan, però una buona parte de nu è di Milano.
    Come disse un mio vecchio prof. di francese che fu giustamente cacciato dalla squola: purtropp.
    Helena, meno male che ce voi bbene più de Giggetto (con tutto er rispetto per un pilastro fondamentale delle ns allegre discussioni).

  57. Carla il 5 febbraio 2004 alle 14:19

    uffa, milano, milano milano, voi sarete anche tutti li, ma magari i vostri lettori sono tutti a roma, o a napoli, allora, che vi serve la FNAC, senno’ non riesce la serata????
    Saluti

    Carla

  58. Gianni Biondillo il 5 febbraio 2004 alle 16:26

    Carla,
    vorrei, però che tu comprendessi una cosa. Qui non ci sono “scrittori” da una parte e lettori dall’altra. Se no ritiriamo fuori tutta una polemica già abbastanza sviscerata e farraginosa di qualche mese fa sui blogger e gli scrittori. Io non spedisco i miei commenti in questa finestra in quanto, che so, architetto, scrittore, milanese, blogger, sonnambulo e via elencando. Io scrivo in quanto Gianni Biondillo. Non ho nessun altro titolo. Non sono amico, non conosco personalmente, intendo dire, il 99 % delle persone che scrivono qui. Poi, che col tempo si sia trovata una cordialità con persone anche lontane da me (geograficamente, culturalmente, politicamente) mi fa piacere. Si sta cercando di creare una comunità. Qui, ora (non “a venire” mi viene da aggiungere, sperando che nessuno riscateni la polemica).
    Non è, non credo che sia negli intenti di chi l’ha messo in rete, intenzione di questo blog (vedi sopra la assurda e divertente questione su come chiamarlo) essere “vetrina” di scrittori, che amabilmente interloquiscono con i loro lettori. Siamo tutti sulla stessa barca. Nessuna riverenza, ti prego.
    Io che Franz o Elio siano “scrittori” (al pari di chi il sito lo gestisce: Montanati, Scarpa, Voltolini, etc. etc..) l’ho compreso dopo, molto dopo che ci si è messi a polemizzare su queste pagine. E se non lo fossero stati non cambiava un bel niente.
    Perché te lo dico? Perché il tuo entusiasmo da neofita mi serve per dirlo. Per ribadirlo. Io l’ho interpretato così NI. Sbaglio? (lo chiedo agli altri indiani. Scrittori, lettori, milanisti, interisti, juventini…).

    Roma, Napoli… vedrai che si troveranno altre occasioni in quelle città e vedrai che altri indiani si autorganizzeranno (per quanto, senza il nostro p.r. SuperFranz sarà un po’ difficile).

    a presto, Gianni

  59. carla il 5 febbraio 2004 alle 16:46

    ecco, ho avuto di nuovo conferma del fatto che moltissimi di voi tendono a leggere tra e sopra le righe.
    bene, in questi 3 giorni su NI, il mio rapporto è stato circa di 1:7, dove, come lettrice e autrice del blog io sono uno e leggo e vedo 7: ma questi 7 sono TUTTI scrittori.
    Secondo te in tutta onesta’ dovrei fare finta di niente?
    Anzi ancora peggio, secondo te, quando mi accorgo che i suggerimenti di letture (anonimi per me) che arrivano sono tutti riferiti a persone/autori/scrittori che sono presenti sul blog, cosa devo pensare? Oltre me in questi 3 giorni non ho trovato mica altri 10 lettori!!!!
    Anche se mi sarebbe piaciuto. E quando dite che la serata si fa al FNAC, è perche’ VOI SIETE TUTTI LI!!! Voi siete scrittori, io sono lettrice e ne sono assolutamente orgogliosa!!!
    E, permettimi, non ci vedo nulla di male.
    solo che vi parlate tra di voi, e a volte scavalcate gli interventi per riprendere vostri fil rouge… che io non vedo…
    insomma, dai, volevo fare una battuta, chiedere suggerimenti, prendere una boccata d’aria mentre sono in ufficio, e voi vi parlate subito addosso.
    Mi dispiace.

    Parola di lettrice.
    Comunque mi diverto.
    Saluti dal grigio ufficio.
    Carla

  60. carla il 5 febbraio 2004 alle 16:47

    mi sono dimenticata una cosa.

    hai citato discussioni di cui io NATURALMENTE non so nulla, sono capitata qui per caso e per fortuna, non puoi mica pensare che sono qui da settimane, mesi anni!!!

    ancora saluti
    carla

  61. carla il 5 febbraio 2004 alle 16:54

    ho appena riletto, grrrr….

    ma gianni, scusa se insisto, mi dici a cosa pensi quando ti riferisci al mio “entusiasmo da neofita”?
    Neofita di cosa? DI letture non credo, neofita del blog è del tutto arbitrario, allora cosa???

    Mi sa che sei incespicato nel famigerato lapsus fruediano!

    Dai dai , fammi sapere che ne pensi.
    Ciao
    carla

  62. gianni biondillo il 5 febbraio 2004 alle 16:58

    Carla,
    ti scrivo dallufficio dove lavoro. Perché IO LAVORO PER MANGIARE!!!! E cos tutti gli altri. Se vai su altre pagine, del mese scorso, o di quelli precedenti, centinaia di commenti erano di perfetti sconosciuti. Io per primo (che sono un perfettissimo sconosciuto). poi, qui, c”è gente che fa teatro, critica, filosofia, cazzi e mazzi. Di questo si parla. Ma da Andrea Barbieri a Giggietto, da Luminamenti a Uvizeta, da Gabriella al mitico dott Carotenuto, etc. etc. ma chi li conosce, chi sa chi sono, cosa fanno nella vita, come mangiano, come pagano l affitto. Attenta a non generalizzare. La mia non è una levata di scudi, è solo una precisazione.
    Ti dirò. Sei la prima persona nella mia vita che mi tratta come “uno scrittore”. Neppure mia moglie o mia madre lo fanno. Sono quasi imbarazzato.

    un abbraccio, Gianni

  63. gianni il 5 febbraio 2004 alle 16:59

    neofita di NI. Tutto qui.

    Gianni

  64. carla il 5 febbraio 2004 alle 17:03

    mettiti nei miei panni.
    ho specificato che la mia esperienza è di 3 giorni 3…. e chi ti becco????
    Franz: ho letto avanzi di balera.
    te: mia madre a casa ha un libro tuo (pasolini o qualcosa del genere)
    paoloni: bhe’ non lo conoscevo,ma mi ha subito suggerito il suo libro PIRAMIDI!!!!
    la janaczeck e la fuschini….

    ma dai, su, ti prego mettiti nei miei panni!!!
    e che vuol dire che ti tratto da scrittore, non so, dimmi tu, allora se è per questo tu mi tratti da NEOFITA!!!!

    argh.
    Pero’ almeno sorrido.

    Carla

  65. Gianni Biondiillo il 5 febbraio 2004 alle 17:18

    è pazzesco. saranno a malapena in tre in tutta Italia a sapere di quel libro su Pasolini E TU LO CONOSCI!!!!!!!! Se a questo aggiungiamo lo stupore di Franz su Avanzi di Balera… insomma, ma chi sei Il KGB della letteratura italica (punto di domanda, che non faccio perché la tastiera si è or ora sputtanata). Ti faremo un monumento.
    io comunque ci ho messo quasi un mese di folle lettura (rubato al lavoro) per rileggere ciò che era scritto su NI, appena lo conobbi. Una vera follia te lo sconsiglio.

    La verità è che l unico vero neofita sono io. Tra l”altro io pubblico a fine febbraio quindi non ho ancora, tecnicamente, un “pubblico” di lettori. (tranne te, ben inteso, “la donna che sapeva TUTTO”!).

    Ciao, mi preparo. Ti saluto gli altri alla FNAC.

    Gianni

  66. carla il 5 febbraio 2004 alle 17:20

    uomini di poca fede…

    buona serata da una accanita lettrice (NON VOSTRA)

    Ciao
    carla

  67. carla il 5 febbraio 2004 alle 17:32

    ecco, mi sono ricordata.

    memorie di un borghese di sandor marai, che in giro per l’europa cerca di conoscere gli altri scrittori, e all’epoca si stava nei caffe’, e nei bar, molto poco web oriented, per parlare dell’ultimo Werfel, o degli altri contemporanei, e per trovare fondi per le riviste letterarie.
    e Gianni si imbarazza ad essere considerato uno scrittore…

    Mannaggia che vita grama.
    Buona serata a tutti.
    Carla

  68. franz krauspenhaar il 5 febbraio 2004 alle 22:22

    Carla, non è che stare troppo al computer ti fa male?
    Guarda che per molti di noi questo è un luogo di divertimento, oltre che di riflessione. Meglio della playstation, diciamo.
    Su Sandor Marai e i caffè… Prima sono stato in un caffè, c’era Biondillo e anche Paoloni, Gabriella e Cosimo Argentina (scrittore anche lui, e che ce posso fà?), ci siamo fatti una birra e abbiamo pure scherzato.
    Carla, sei forte: sempre attaccata a Google, eh? ;-)
    Salutami Roma e i Romani.

  69. gabriella fuschini il 5 febbraio 2004 alle 22:55

    Ma che discussione stravagante…vorrei precisare che io non sono scrittirice, faccio tutt’altro nella vita. Sono una gran lettrice che sta iniziando timidamente a scrivere e senza sapere dove mi porterà ‘sta avventura. Non ho mai pubblicato niente, anzi no non è vero. 14 anni fa lavoravo per la redazione di Riza psicosomatica e ho scritto articoli sul mal di schiena e la dance therapy( mia professione). Attualmente sto tentando di scrivere la tesi della mia seconda laurea. A volte scrivo commenti, a volte seguo le discussioni senza intervenire solo per il piacere di approfondire tematiche letterarie… Insomma non mi sembra ci si parli addosso. Poi in un sito dove vengono postati anche e principalmente articoli di scrittori trovo normale che altri scrittori intervengano. Come dire che nel sito dell’associazione fisioterapisti tutti si ritrovino fra di loro…beh, è normale. Però il bello della rete è che è aperta a tutti, e quindi chiunque passi di qua e trovi interessante ciò di cui si discute può intervenire. Tutto qui, così semplice e cristallino!
    un saluto

  70. luminamenti il 6 febbraio 2004 alle 07:44

    Riza psicosomatica. Com’è cambiata! Ormai la leggo occasionalmente e mi sembra così vuota! Quanto era bella ai tempi di Luigi Oreste Speciani, era allora una rivista di spessore culturale estremamente articolata e sobria. Ultimamente sulla danzaterapia mi sono riletto per un articolo che sto preparando sull’esplorazione del sé corporeo,un testo di Vincenzo Bellia, Danzare le origini.
    Per Elio. No, non ho letto i Colori del giorno di Handke, lo cercherò, di Handke ho letto quasi tutto e non mi ha mai deluso.

  71. carla il 6 febbraio 2004 alle 10:54

    siete troppo seri!!!

    semmai prendetevela con Gianni, che per una mia battuta (vedi i post sopra!) ha tirato fuori il (non mio) cd. problema della separazione tra lettori e scrittori!!! Io di sicuro non scrivo nulla!!!!
    Comunque, di sicuro stare davanti al pc mi fa male, ma mi ci guadagno la pagnotta.

    Vabbè mi dispiace trovarvi inaciditi. Forse Milano non vi fa tanto bene!
    Saluti e alla prossima

    Carla

  72. franz il 6 febbraio 2004 alle 11:53

    …E bomba o non bomba
    noi
    arriveremo a Roma…
    ;-)))

  73. gabriella fuschini il 6 febbraio 2004 alle 12:57

    Hai ragione Luminamenti, quando c’era Speciani era un viaggio nella Ricerca, ora è la brutta copia di sani e belli o giù di lì, con Morelli che come il prezzemolo invade gli studi televisivi! ça va sans dire… però mi piacerebbe leggere l’articolo che stai preparando, non è che mi dici dove apparirà?

  74. franz il 6 febbraio 2004 alle 15:21

    Ma ci scrive pure Rosanna Lambertucci?… Mitica!!! ;-)

  75. luminamenti il 6 febbraio 2004 alle 20:00

    E’ un testo che sto preparando per un convegno, ci lavoro da tre mesi. Dovrebbe poi uscire negli atti che non so ancora da chi saranno pubblicati. Appena lo so te lo faccio sapere via email e cmq l’articolo appena mi convinco sulla stesura definitiva posso anticipatamente inviartelo. Visto che ci sono vorrei segnalarti un libro che non so se conosci: Theatrum Psychotechnicum (sottotitolo: l’espressione poetica della persona)di Felice Perussa, Bollati Boringhieri, un libro che parla di teatro psicologico, dinamiche di gruppo, improvvisazioni. Un libro che parla di quella cosa definita psicotecnica, una sezione è dedicata a soma e psiche, un capitolo dal titolo Genuflessioni è dedicato alla danza, è un libro interessantissimo. Piuttosto perchè non mi consigli qualcosa di nuovo da leggere sulla danzaterapia che m’interessa molto? Hai letto quel vecchio testo La Liquidazione del corpo della Rossellini, ed. Sonda?

  76. gabriella fuschini il 7 febbraio 2004 alle 00:18

    Ehi, grazie. Non sono molto aggiornata sulle ultime pubblicazioni perché sono impegnatissima con gli studi per l’unversità e lavorando non riesco a stare dietro a tutto. Ma ti scrivo una mail per chiederti un po’ di cose che mi interessano.



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