“Macello” di Ivano Ferrari

8 febbraio 2004
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macello.jpgTutti in fila
nudi
appena sporchi di letame
attendono la perfezione
balbettando proteste
il più intrapendente sodomizza il compagno davanti
l’urlo che si alza è solo un anticipo
la rivoltella a pressione frena lo scandalo
ci sono vacche olandesi
torelli
e qualche cavallo.
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Ho letto Macello di Ivano Ferrari.
E’ un libro spaventoso, assordante.
Qui sotto trascrivo altre due poesie e, in coda, come semplice ringraziamento per l’esperienza che Ivano Ferrari mi ha fatto vivere con il suo libro, incollo una pagina di appunti che ho scritto tempo fa, riflettendo sulla polluzione spontanea dei condannati a morte. (T.S.)

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Una vitella stupita d’esser viva
guarda noi che la ignoriamo,
decine di sorelle appese si pavoneggiano,
si sente sola e brutta a respirare
ma non ci sono più paranchi
e le celle frigorifere sono colme,
rotea intorno lo sguardo suo più dolce
se è pausa o tregua nessuno raccoglie
si gonfia, lancia un grido e scivola sul sangue
piove plasma per un poco e finalmente
si libera un paranco.

* * *

Su un oceano colorato malamente
galleggiava una piccola isola
le onde spargevano le origini
i coralli cicalavano al tramonto
e i pesci si rigeneravano alla fonte.
era una goccia di sperma
cadutami nella vasca del sangue
in una mattina
di forte macellazione.

Da Macello, “Collezione di poesia”, Einaudi 2004.

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…quando vede approssimarsi il boia, il condannato a morte ha un orgasmo spontaneo.

Accadrà lo stesso agli animali? Proveranno lo stesso brivido i manzi in fila al macello, mentre davanti a loro decine di vitelli crollano abbattuti uno a uno, e tutt’intorno scorrono secchiate di sangue, e le carcasse appese ai ganci lasciano rotolare fuori gli intestini ancora caldi dalle pance aperte con una rasoiata? Lo sentono, i manzi in fila per la morte, che sono spacciati? La loro ansia si trasforma in orgasmo, quando il boia si avvicina per appoggiare la pistola sulla fronte e sparargli un chiodo dritto nel cervello? Vengono? E il pollame? E i conigli?

Vegetariani e animalisti sostengono che i carnivori ingeriscono veleno, perché la carne venduta in macelleria è impregnata dell’adrenalina amara che gli animali sprizzano in punto di morte, quando si rendono conto di essere spacciati, nelle orribili catene di smontaggio che li trasformano in cadaveri squartati. Ma è proprio quello che noi cerchiamo nelle bistecche, nei prosciutti, nelle cosce arrostite! Carne al gusto di paura. Impregnata di terrore, imbevuta di morte. Vogliamo gustare l’orgasmo dell’ultimo secondo di una vita. I macelli sono organizzati in quel modo proprio per far provare alle bestie il terrore dell’ultimo istante. Noi vogliamo cibarci di carne che sia stata cosciente della propria morte: vogliamo masticare carne umanizzata.

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10 Responses to “Macello” di Ivano Ferrari

  1. andrea barbieri il 8 febbraio 2004 alle 20:40

    Be’ non so se qui da noi sia voluta la carne “all’adrenalina”, ma in Cina mi risulta che per quel gusto particolare ammazzino i cani a bastonate, lentamente.

  2. Pamela Canali il 8 febbraio 2004 alle 22:38

    Purtroppo noi umani non abbiamo il monopolio della paura e del dolore, che provano anche tutti gli altri animali. Ho letto, probabilmente su Impronte, rivista della LAV, che metà dei polli portati al macello muore di infarto prima di arrivarci. Tempo fa, su un quotidiano, la notizia di una mucca che in Iran aveva sfondato la porta di un mattatoio per andare a riprendersi il suo vitello. La notizia finiva qui. Mi sono chiesta se il vitello è stato poi macellato o invece graziato. Forse è meglio non saperlo.

  3. Wilder il 9 febbraio 2004 alle 13:53

    prima della paura (di cui forse ci nutriamo) mi colpisce un’altra cosa:
    la morte come fatto assoluto, come unica prospettiva del macello e quindi come sua unica normalità.
    la morte unisce tutti gli animali in modo sordo e spaventoso ma anche nell’unico modo possibile, tanto farli sentire inadeguati perché ancora vivi. ce l’ha fatta, li ha convinti ad andare loro da lei.
    lo scandalo è restare vivi.

  4. marco il 9 febbraio 2004 alle 17:25

    Ricordo il finale di una bella poesia apparsa su ‘la franca sostanza del degrado’, in cui Ferrari parlava di ‘lacrime di sperma’. Mi colpisce, nella sua poesia, l’associazione di immagini fortemente ‘corporali’ a stati d’animoo condizioni umane(ad es. l’animale che lo prende da dietro dal compagno di macellazione, prima della macellazion).

  5. gabriella fuschini il 11 febbraio 2004 alle 22:51

    Non è solo la morte come fatto assoluto, mi colpisce il macello come luogo, rappresentazione del mondo. Immagini forti, parole potenti, intense che evocano luoghi di tortura, mancanza di scampo. Ora comprendo meglio come mai un’amica fotografa per riflettere sulla morte e sull’umana vita è stata una giornata intera in un macello. Ne è uscito un lavoro incredibile. Leggendo queste parole di Ferrari ho trovato il senso della sua ricerca:
    Nel silenzio di carne,
    passa luce dalle carcasse
    ma in un brivido fugge.

  6. franz krauspenhaar il 12 febbraio 2004 alle 17:22

    Non ho capito chi ha scritto le parole in fondo, dopo le poesie. Tiziano Scarpa? O il poeta Ferrari? Ma come cazzo si fa a scrivere queste stronzate? Chi mangia carne vuole sentire il gusto di paura? Ma stiamo scherzando?
    Adesso noi maggioranza che ci mangiamo una bistecca siamo diventati dei complici di assassini? Io non ci sto. Qui c’è qualcuno che usa gli animali per i suoi scopi. Proprio come fanno quelli che li mandano al macello per profitto. Ci siamo capiti!

  7. gabriella il 12 febbraio 2004 alle 19:30

    Franz, secondo me non hai ben compreso le parole di Tiziano. Nella prima parte Scarpa si chiede se gli animali si rendono conto di morire. Oggi su Repubblica c’è una pagina intera dedicata agli animali, nella quale appaiono tre trafiletti sul rapporto tra la filosofia e gli animali. Bentham nel 1789 diceva che il problema non è se gli animali possono ragionare ma se possono soffrire. Mi sembrava quello il senso delle parole di Tiziano. Poi nelle righe seguenti sempre Scarpa riporta una tesi sostenuta dai vegetariani. Posso dirti che è così: sono stata vegetariana per sette anni e l’ho sempre pensata in quel modo… alla fine Tiziano espone un pensiero che in effetti fa riflettere molto, perché no? masticare carne umanizzata: me lo sono chiesta molte volte,io. Uno spunto di riflessione davvero interessante! non mi sembra una stronzata, può essere un’opinione che non condividi, ma sotto sotto prova a pensarci…la realtà è questa che ti piaccia o no, ci nutriamo di carne imbevuta di veleno. Te ne puoi fregare, però visto come funziona un macello non vedo come si possa negarlo. Magari non lo cerchiamo o non ne siamo coscienti… sta di fatto che è così. Perché incazzarsi? Le provocazioni sono spunti di riflessione. :-)
    Cosa hai mangiato oggi?
    un abbraccio
    ps
    e non mi rispondere che Hitler era vegetariano, perché è una battuta noiosa!

  8. franz il 12 febbraio 2004 alle 20:48

    Ah era vegetariano Hitler? Non fa testo, ovviamente.
    Le provocazioni… Mah, se lo dici tu. Però questa particolare provocazione di Scarpa, onestamente, mi sembra molto ma molto tirata per i capelli.
    Magari anche lui, come te cara Gabriella, mangia carne senza problemi!
    Non mi’incazzo per così poco, credimi; però le provocazioni senza molto costrutto non mi piacciono. Soprattutto se a portarle avanti non è un pirla qualsiasi ma una persona di grande intelligenza come Scarpa.
    Spero di non aver urtato nessuno.
    Oggi non ho mangiato carne…
    Domani invece…
    Un abbraccione,
    Franz

  9. gabriella il 12 febbraio 2004 alle 21:12

    Non so se Scarpa mangia carne, saranno fatti suoi. Io ne mangio pochissima…e comunque resta il fatto che io non riesco a vedere come le poesie di Macello portino a discutere se si mangia carne o meno. Ho quasi finito il libro e le riflessioni che mi inducono le bellissime poesie sono un po’ più allargate: sul mondo, sulla morte… metafisica. Sono d’accordo con lui: è un libro spaventoso, assordante.

  10. Tiziano Scarpa il 14 febbraio 2004 alle 01:29

    Grazie dei commenti. Le poesie di Ivano Ferrari sono spaventose, mi sono sentito in dovere di rispondere con qualcosa di spaventoso (anche se non all’altezza dei suoi versi): non me la sentivo, davanti a poesie del genere, di fare una “recensione”. Tempo fa avevo scritto una riflessione sui macelli (ma io non ci ho mai lavorato, Ivano ferrari sì), sul significato del mangiare carne macellata, e ho pubblicato qui quella paginetta. Ho cercato di interpretare il macello come una macchina teatrale sadica, dove gli esseri umani mettono in scena la morte degli animali davanti agli animali stessi per fargliela PATIRE anche nell’animo. Questa crudeltà, nella mia riflessione (non “provocatoria”, ma “spaventosa” – magari anche spaventosamente cretina) servirebbe a FAR CAPIRE AGLI ANIMALI CHE COS’E’ LA MORTE, a fargliene avere coscienza (e, in seguito, a mangiare non tanto carne di animale, ma MATERIA ORGANICA CHE HA CONOSCIUTO CHE COS’E’ LA MORTE, materia “umanizzata”. Si dice che solo noi umani ne abbiamo coscienza. E infatti, quando si dice “i mortali”, si intende “gli esseri umani”. Gli esseri umani sono i mortali per eccellenza: non certo perché sono gli unici a morire, ma perché, per quanto risulta, sono gli unici a rendersene conto, a saperlo prima e durante. Ringrazio Franz Krauspenhaar e Grabriella Fuschini per il tono e la sostanza degli interventi di entrambi, li ho molto apprezzati.



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