Appello per la liberazione dello scrittore Cesare Battisti

11 febbraio 2004
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cesare-battisti-thumb.jpgDa Giuseppe Genna (www.miserabili.com) ricevo questo appello pubblicato anche su Carmilla (www.carmillaonline.com). T.S.

I servizi speciali francesi hanno arrestato lo scrittore Cesare Battisti, rifugiato in Francia ormai da quattordici anni. Su di lui pende una domanda di estradizione presentata dal governo italiano, sulla base di una condanna pronunciata in contumacia oltre un ventennio fa.
E’ bene ricordare che a Cesare Battisti fu concesso asilo politico solo dopo che un magistrato francese ebbe vagliato le “prove a suo carico”, e le ebbe giudicate contraddittorie e “degne di una giustizia militare”. A Battisti erano stati addossati tutti gli omicidi commessi da un’organizzazione clandestina a cui aveva appartenuto negli anni ’70, anche quando circostanze di fatto e temporali escludevano una sua partecipazione.
Dal momento della sua fuga dall’Italia, prima in Messico e poi in Francia, Cesare Battisti si è dedicato a un’intensa attività letteraria, centrata sul ripensamento dell’esperienza di antagonismo radicale che vide coinvolti centinaia di migliaia di giovani italiani e che spesso sfociò nella lotta armata. La sua opera è nel suo assieme una straordinaria e ineguagliata riflessione sugli anni ’70, quale nessuna forza politica che ha governato l’Italia da quel tempo a oggi ha osato tentare.
La vita di Cesare Battisti in Francia è stata modesta, piena di difficoltà e di sacrifici, retta da una eccezionale forza intellettuale. E’ riuscito ad attirarsi la stima del mondo della cultura e l’amore di una schiera enorme di lettori. Ha vissuto povero ed è povero tuttora. Nulla lo lega a “terrorismi” di sorta, se non la capacità di meditare su un passato che per lui si è chiuso tanti anni fa. Trattarlo oggi da criminale è un oltraggio non solo alla verità, ma pure a tutti coloro che, nella storia anche non recente, hanno affidato alla parola scritta la spiegazione della loro vita e il loro riscatto.
Certo, c’è chi ha interesse a che una voce come quella di Cesare Battisti venga tacitata per sempre. Chi, per esempio, contribuì alle tragedie degli anni ’70 militando nelle file neofasciste o in quelle di organizzazioni – clandestine quanto i Proletari armati per il comunismo – chiamate Gladio o Loggia P2, e sospettate di un numero impressionante di crimini. Chi fa oggi della xenofobia la propria bandiera. In una parola, una gran parte del governo italiano attuale.
Noi invece vorremmo che di scrittori capaci di affrontare di petto il passato come Cesare Battisti ce ne fossero tanti, e che i cittadini francesi capissero chi rischiano di perdere, per la vigliaccheria dei loro governanti: un uomo onesto, arguto, profondo, anticonformista nel rimettere in gioco fino in fondo se stesso e la storia che ha vissuto. In una parola, un intellettuale vero. Non era tradizione della Francia privarsi di uomini così, per farli inghiottire da una prigione. Ci auguriamo che la Francia non sia cambiata tanto da tacere di fronte a un simile delitto.
Sì, delitto. Avete letto bene.

Per aderire con firma a questo appello, inviate una mail a giuseppe.genna@fastwebnet.it. Le firme verranno pubblicate in calce all’appello su Carmilla.
Diffondete ovunque.

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12 Responses to Appello per la liberazione dello scrittore Cesare Battisti

  1. Manco Ilario il 11 febbraio 2004 alle 15:40

    Finalmente qualcuno arresta gli “scrittori” e voi volete liberarli? Ma dico… Ce ne fossero tutti i giorni arresti del genere…

  2. andrea inglese il 12 febbraio 2004 alle 11:17

    Segnalo due siti francesi per avere informazioni ulteriori su Cesare Battisti:
    http://www.vialibre5.com
    http://www.mauvaisgenres.com (nella sezione rencontres, si trovano anche sue interviste con i lettori del sito).

  3. franz krauspenhaar il 12 febbraio 2004 alle 18:21

    Sono d’accordo con Manco Ilario che molti scrittori andrebbero messi al gabbio… magari giusto per un week-end, tanto per provare… Però qui si tratta del Cesare Battisti di PRIMA. Io penso, al di là di tutto, che il Battisti sia vittima di una speculazione politica italo-francese. Il clan dei marsigliesi al potere in Francia applica la tolleranza zero; a parte che per quanto riguarda i propri scandali, i propri crimini: vedi l’affaire Juppè, il vice di Chirac che ha imparato da noi italiani: non si dimette. Eh no, caro. Sei proprio fratello (grande) di Berlusconi, taricone della politica. Juppè ne è il degno Patrick (edizione di quest’anno del GF).

  4. Mario Zero il 12 febbraio 2004 alle 22:01

    Ma Battisti ha davvero ucciso senza pietà delle persone innocenti? Se fosse vero, come i due ergastoli sembrano indicare, perché ci dovremmo mobilitare solo per lui? Mobilitiamoci anche per Izzo e Guido, Vallanzasca, Bilancia, i compagni di merende e tutti gli omicidi finiti in galera. O forse non aver scritto alcun libro è una discriminante assoluta?

  5. Franco il 13 febbraio 2004 alle 01:18

    x Mario Zero. Battisti è stato condannato per aver commesso due omicidi in due città diverse lo stesso giorno alla stessa ora. Converrai che è un’impossibilità logica, testimonianza della superficialità, del disprezzo per il diritto di difesa e della fretta da rullo compressore con cui venivano processati i “sovversivi” in questo Paese alla fine degli anni Settanta. Infatti la magistratura francese ha sempre negato l’estradizione perché ha riconosciuto in Battisti una persona che non ha avuto un giusto processo.

  6. lorenzo flabbi il 13 febbraio 2004 alle 03:34

    Allora: è chiaro che il caso di Battisti da un punto di vista giurisprudenziale non è limpido, la sua situazione non è stata definita in termini processuali convincenti. Ma cambierebbe qualcosa, sotto il profilo politico, se avesse effettivamente ucciso le persone che è accusato di avere ucciso? Me lo chiedo, e mi sento di chiederlo anche al gran numero di persone che hanno aderito all’appello di Carmillaonline e mauvaisgenre.com . Molti sono intellettuali, e non so se il dato vada interpretato come sintomo di maturità e acquisita consapevolezza (in parte certamente) o anche come un accenno dal tono vagamente corporativo.
    Il punto mi pare essere sempre lo stesso, da più di quindici anni a questa parte: è necessaria una soluzione politica per i detenuti e i latitanti degli episodi di lotta armata degli anni Settanta. Ma in che direzione? Prima di rispondere si ha, certo, da stare attenti, perché le contraddizioni sono molte. Voi che partecipate a questa adesione massiccia all’appello per Battisti, come tentate di risolvete (come ci fate i conti?, per dirla come si diceva un tempo, citando Mao)?
    Il dibattito dovrebbe investire per forza l’abominio dell’istituzione delle carceri speciali, la schizofrenia di stato che tratta i politici come detenuti particolari soltanto in sede penale e repressiva, ma si rifiuta di considerare politica anche la loro permanenza in carcere, la perpetuazione di una pena ingiustificabile dal punto di vista della sicurezza, dato che mancano le basi (le basi sociali, e le basi individuali per molti di loro, irriducibili esclusi) per un ritorno a delinquere.
    Insomma, io la butto lì. Più chiaramente: ma davvero tutte quelle firme in calce all’appello hanno fatto i conti con questo? O gioca anche la suggestione della retorica dell’appello, nel quale i crimini a carico di Battisti non vengono nemmeno menzionati? Senza polemica, mi chiedo, e vi chiedo.

  7. andrea inglese il 13 febbraio 2004 alle 13:15

    Ottime domande Lorenzo, e credo, anzi spero, che la maggior parte dei firmatari all’appello se le siano poste. Ma è bene ribadirlo: l’essere scrittore non c’entra davvero poco in tutto questo. Semmai, chi ha uno statuto del genere ha maggior margine di manovra per far sentire la propria voce sulle questioni (processi d’emergenza, estradizioni tardive, soluzioni politiche). E penso che le tue sollecitazioni, abbiano richiamato molti di noi all’esigenza di chiarire il punto di vista di un sostegno a Cesare Battisti. Anche se una discussione a tutto campo su cosa significa “soluzione politica degli anni dell’emergenza” rimane ancora da fare. Di certo tutti questi problemi non saranno risolti da una decisione relativa alla concessione o meno della grazia a Sofri. Come alcuni rappresentanti della nostra classe politica vorrebbero farci credere.

  8. a. i. il 13 febbraio 2004 alle 13:17

    Intendevo dire: “l’essere scrittore c’entra davvero poco”.

  9. andrea barbieri il 13 febbraio 2004 alle 14:11

    Io ho mandato la mail a Genna sulla fiducia di quello che ho potuto leggere. Potrei studiare l’istruttoria del processo prima di premere l’invio della mail? credo di no. Ma di fare le cose sulla fiducia per me è un’abitudine, per esempio la sera non dubito mai che il giorno dopo non sorgerà il sole.

  10. Franco il 13 febbraio 2004 alle 15:16

    Scusate, ma non compete a noi stabilire se Battisti sia colpevole o innocente. Non compete all’opinione pubblica. Quest’ultima però può e deve esprimersi nel caso si ritenga che una persona, per vari motivi, non abbia avuto un giusto processo, che sia stata accusata e condannata grazie a distorsioni del funzionamento della giustizia, che nel suo caso le autorità non abbiano avuto il dovuto rispetto per le garanzie dell’imputato.

    Un’altra cosa che l’opinione pubblica può e deve denunciare è l’uso politico e strumentale che si vuol fare di questo arresto. Già la tempistica è sospetta: perché proprio adesso? Battisti viveva a Parigi da 14 anni, alla luce del sole. Dalla sua fuga non ha più commesso alcun reato.

    Ricordiamoci da chi viene la richiesta di estradizione: dal ministro Castelli, uno che è mega-garantista coi ricchi e i potenti, e forcaiolo con tutti gli altri. Esponente di un partito che si oppone con tutta la foga immaginabile a ogni forma di indulto o “indultino”, che avversa la grazia a Sofri, però vuole impedire a ogni costo che i suoi sodali vengano processati, che Delfo Zorzi venga estradato dal Giappone etc. etc.

    Ecco, tutte queste perplessità vanno espresse A PRESCINDERE dall’innocenza o colpevolezza del Battisti di venticinque anni fa. Anche i colpevoli hanno dei diritti, e sono innocenti finché non è stato dimostrato il contrario in condizioni degne di una democrazia, non degne dei tribunali speciali del Ventennio.

    Tutto questo c’entra poco col fare lo scrittore. Certo uno scrittore può avere una rete di amicizie transnazionale, molto più vasta e trasversale di quella di un minatore del Sulcis. Ma questo non vuol dire che noi si sia firmato l’appello PERCHE’ Battisti è uno scrittore.

  11. Pipino il 15 febbraio 2004 alle 23:41

    Delfo Zorzi non viene estradato dal Giappone perchè è almeno vent’anni che è cittadino giapponese ed il Giappone non ha mai concesso estradizione per un suo cittadino.
    Il problema è:
    Chi ha brigato tanto perchè lo Zorzi diventasse rapidamente cittadino giapponese?

  12. Franco il 16 febbraio 2004 alle 14:41

    Anche Battisti stava per ottenere la cittadinanza, a quanto ne so.



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