Osservazioni scientifiche e politiche sul doping

26 febbraio 2004
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(Prelevo questo testo di E. Giordano dal box dei commenti a Quello che doveva fare Pantani di Franz Krauspenhaar apparso qui, nella sezione Diari. Con il permesso dell’autore e facendo quasi nessun editing. Un articolo veramente “fatto in casa”! Ringrazio Emanuele Giordano. Dario Voltolini)

di Emanuele Giordano

siringa_e_uovo.jpg L’ipocrisia e l’ignoranza regnano sovrane! Bisogna innanzitutto dire che la pratica dei test anti-doping ha un costo economico non indifferente. E’ un problema! in quanto, dato un campione di sangue o di urina i medici-analisti deputati alla ricerca di sostanze alteranti le prestazioni fisiologiche decidono sulla base degli studi scientifici del momento di andare a cercare nei campioni corporali prelevati, solo una o soltanto alcune tra le tante possibili sostanze che fino a quel momento si sa o si suppone possano alterare la prestazioni sportiva. Più sostanze si cercano nei campioni prelevati più costoso economicamente è il test. Inoltre c’è una continua rincorsa tra coloro che individuano nei campioni ematici, di urina le sostanze dopanti possibili e coloro che sperimentano nuovi farmaci o combinazioni di vecchi e nuovi farmaci al fine di alterare la prestazione sportiva o mascherare l’individuazione delle sostanza dopanti prese. Faccio un esempio, ma ne potrei fare parecchi.

Ci fu un periodo in cui alcuni scoprirono che prendendo un farmaco anti-gotta si mascherava l’individuazione di steroidi anabolizzanti nell’urina. La cosa accadde in due fasi. Nella prima fase la lista antidoping stilata dal Cio non comprendeva i farmaci anti-gotta, per cui non si andava a cercare nell’urina il farmaco anti-gotta perché non inserito nella lista in quanto non determinava miglioramento della prestazioni sportiva, e così quando si andavano a cercare gli steroidi anabolizzanti (se ne possono cercare solo alcuni, se si dovesse cercarli tutti, il test costerebbe milioni! quindi si limita la ricerca con una scelta casuale di uno, massimo due metaboliti steroidei, basandosi su quelli che si presume possano essere più frequentemente usati, ma così non è detto che ci si azzecca)non li si trovavano perchè avevano preso anche il farmaco anti-gotta che impedisce di trovare lo steroide anabolizzante. Il bello della faccenda è che tutti vedevano, sapevano che per esempio un ginnasta attrezzista prendeva un farmaco anti-gotta (cosa assurda, perché la gotta produce dolori molto forti nelle articolazioni che si caricano di cristalli di acido urico e quindi rende impossibile la prestazione a un ginnasta attrezzista!)ma siccome ancora non era incluso nella lista anti-doping non veniva cercato nei test e tutti facevano finta di non capire che era molto strano che un atleta prendesse un farmaco anti-gotta. E sapevano che lo prendeva perché tranquillamente il medico sportivo dell’atleta dichiarava con tanto di certificazione presentata alla Cio che quell’atleta usava un farmaco anti-gotta per problemi di acido urico. Ma siccome ancora il farmaco anti-gotta non era in lista antidoping tutto era regolare sebbene i medici dei test sapevano benissimo che era molto strano che quell’atleta prendesse farmaci anti-gotta (una contraddizione in termini che una atleta possa fare l’atleta con i cristalli di acido urico nelle articolazioni anche usando farmaci anti-gotta. E poi tutti sapevano all’inizio che era strano perchè erano tantissimi i medici sportivi che dichiaravano che i loro atleti erano ammalati di gotta e dovevano prendere farmaci anti-gotta. Erano tutti malati di gotta gli atleti, c’era da ridere). Quando poi, dopo almeno quattro anni (tanti ne sono passati) si scoprì ufficialmente che i farmaci anti-gotta mascherano l’individuazione degli steroidi anabolizzanti allora finalmente i farmaci anti-gotta vennero inseriti nella lista anti-doping e così nei test si andava a cercare il farmaco anti-gotta e se lo si trovava automaticamente l’atleta era squalificato perchè era farmaco in lista, e il suo uso presupponeva che il soggetto in questione avesse preso steroidi anabolizzanti. Ci sono ricerche anche per vedere come si può mascherare a sua volta l’individuazione dei farmaci anti-gotta. Capite cosa sto dicendo? Ho riportato un esempio ma ne potrei farne di molteplici. Rimane molto difficile l’individuazione del doping, si stima che ben il 50 per cento dei test anti-doping risultanti negativi in realtà non lo siano, proprio perchè si deve limitare la ricerca ad alcune sostanze e perché escono continuamente nuovi metodi per mascherare l’individuazione delle sostanze dopanti. Le sostanze dopanti non sono più solo quelle che si presume migliorino la prestazione sportiva ma anche quelle che pur non influenzando la prestazione sportiva, possono servire a mascherare l’individuazione delle sostanze dopanti che servono a migliorare il rendimento sportivo. Inoltre. La complessità delle interazioni farmacologiche e metaboliche fa sì che si possano fare valutazioni errate di doping quando in realtà non c’è. Questa è una delle ragioni per cui gli atleti sono tenuti a dichiarare i farmaci che stanno usando in quel momento per ragioni di salute, e sappiamo ancora poco delle possibili interazioni di farmaci presi in buona fede per reali problemi momentanei di salute dagli atleti, in relazione alla loro influenza su parametri che potrebbero alterarsi indicando doping. Non è un settore facile, su certi farmaci siamo informati su altri no. E che dire di quelle sostanze che prese durante i periodi fuori dalla gare e che spariscono quasi subito, nell’arco di uno, due giorni senza lasciare traccia, per cui per beccare l’atleta non basta neanche fare i controlli fuori gara, poiché se viene fatto due giorni dopo l’uso di quella sostanza, non ne rimane traccia. Si è parlato dell’uso frequente dell’eritropoietina per fare aumentare i globuli rossi nel sangue (con crescita dell’ematocrito, cioè del rapporto tra parte corpuscolata e liquida del sangue). Ma si può indurre l’aumento dei globuli rossi con altre sostanze anche più pericolose se maneggiate da persone non altamente competenti. Mi riferisco all’uso di catecolamine, adrenalina e noradrenalina, che tra l’altro hanno un effetto anche lipolitico (bruciano i grassi). La cocaina viene usata nello sport anche per questo, in quanto stimola moltissimo la produzione endogena di catecolamine, migliora la resistenza fisica e influenza alcune aree del cervello deputate all’esaltazione aggressiva, alla perdita di paure inibenti, tutti epifenomeni potenzialmente utili a un atleta (anche a molto rapinatori a mano armate, per superare la fifa!)Inoltre.Si considera dopato un atleta se il valore di ematocrito supera un certo range di soglia che fa supporre quindi che abbia usato sostanze (che non è ancora possibile identificare direttamente)mirate a innalzare questa valore. Tengo a precisare che la letteratura scientifica non è unanime su questa questione nel senso che ci sono molti fattori anche fisiologici, normali che possono alterare anche considerevolmente l’ematocrito senza avere usato alcuna sostanza mirata all’alterazione dell’ematocrito. Perdita eccessiva di liquidi corporali durante la gara non sufficientemente compensati da recupero idrico, condizioni atmosferiche con tassi di umidità elevati, produzione massiccia di catecolamine durante la prestazione sportiva indotta da sintomi di sovrallenamento e supercompensazione mancata e ancora altri che non sto qui a dire, così come non voglio tediare oltre con la complessa questione dei neurofarmaci, con gli psicofarmaci interferenti con il sisteme neuroendocrino, l’uso delle prostaglandine (una famiglia numerosissima)o l’uso del GHIF (fattore somato-inibitore)per miniaturizzare giovanissimi atleti che si vogliono artatamente mantenere di statura bassa, smilzi, leggeri e con baricentro molto basso. O ancora: gli stretti rapporti fra ormoni tiroidei e funzioni vegetative sarebbero sfruttati per influenzare la trasmissione adrenergica migliorando le prestazioni. O ancora l’uso degli ormoni surrenalici che regolano l’attività simpatica. O ancora: l’uso dell’ormone della crescita (già diversi atleti si suppone siano morti a causa di questo abuso) I rischi dell’autoemotrasfusione e l’accumulo eccessivo di ferro per una pratica che è messa in discussione persino sull’efficacia nel migliorare le prestazioni. Infine c’è il problema del reintegro delle sostanze consumate durante la prestazione sportiva e delle dosi sovrapponibili, questione che vede un enorme divisione e confusione tra gli addetti ai lavori e sul loro ruolo nell’alterazione doping della prestazione sportiva che assume proporzioni gigantesche. Sappiamo per esempio un intenso training fa consumare quantità notevoli di alfa-tocoferolo (vitamina E). Ora viene messo in evidenza che se il soggetto assume anche in dosi non controllate preparazioni a base di vitamina E, nessuno parla di doping. Eppure si fa notare che gli effetti farmacologici e tossicologici dell vitamina E sono ben noti e tutt’altro che irrilevanti, dato che si comporta come un ossidante.
E non parlo di quello che si può fare al contrario, cioè cosa fare durante la fine della prestazione sportiva, o appena finita la prestazione sportiva per fare scendere l’ematocrito. La materia è di una tale complessità che di fatto, allo stato attuale, l’attendibilità dei test anti-doping sia nel bene, sia nel male, sia che c’azzecchi sia che non ci azzecchi, è affidata alla Dea Fortuna.
Sui limiti delle risultanmze degli esami anti-doping si potrebbero dire moltissime cose. L’ipocrisia regna sovrana (accompagnata da tanta disinformazione voluta ad arte ma anche non voluta perchè molte cose o ancora non si sanno, o se si sanno sono estremamente complesse che è difficile persino una divulgazione volgare)

Precisazioni.
Sulla depressione. E’ vero fino a un certo punto che i farmaci anti-depressivi agiscono solo sul sintomo e non sulle ragioni della depressione. Inanzintutto esistono diverse forme di depressione, oltre la divisione schematica ma importante tra depressioni nevrotiche e psicotiche. In quelle nevrotiche il depresso sa di essere più o meno depresso e vuole guarire, in quelle psicotiche o simil-psicotiche (sono in aumento) il depresso è gravemente depresso e non vuole guarire, tanto che è improponibile una psicoterapia e molto spesso non è semplice fargli prendere i farmaci ed è un problema che viene anche affrontato con il ricovero e con la somministrazione controllata ed effettuata a vista dei farmaci. Ci sono situazioni depressive dove divengono praticamente indistinguibili o difficilmente distinguibili le ragioni o cause della depressione, dove cioè le cause formali e la cause sostanziali si sovrappongono, dove gli input delle situazioni di vita, l’ambiente, gli accadimenti della vita influiscono in maniera significativa sull’omeostasi neurochimica del cervello, neurochimica del cervello che a sua volta influisce sugli output comportamentali del soggetto, e i due aspetti si mescolano a tal punto che diviene privo di senso pensare di rimuovere prima gli input e poi gli output, anche perché input e output si rovesciano anche in senso temporale. Ci sono condizioni genetiche di neurochimica che condizionano le nostre reazioni a situazioni di vita, quindi bisogna cercare di agire su quelle, o succede anche viceversa. Molti farmaci antidepressivi non sono solo sintomatici, dal momento in cui modificano i gradienti di certe sostanze del nostro cervello fino a influenzare non solo i nostri umori, ma anche emozioni, sentimenti e pensieri.
Addirittura si modificano le connessioni sinaptiche e la neuroanatomia, cioè le strutture fisiologiche, il numero di recettori di membrana e la letteratura scientifica è ricchissima di dimostrazioni del fatto che i pensieri sono anche chimica ma neanche riducibili a chimica. Bisognere poi fare una distinzione tra categorie (qualità, qualia)di pensiero. I trattati di logica buddista sulla mente continuano per me a rimanere fondamentali per una comprensione della mente e delle sua qualità, come anche le osservazioni sulla autopoiesi di Maturana e Varela. Detto questo non sono un sostenitore dei farmaci, che non sono solo sintomatici, che agiscono anche sulle cause, le quali cause sono e non sono materiali, sono e non sono formali, sono e non sono sostanziali, sono e non sono non sostanziali. Certo anche psicoterapia, psicoanalisi e ancora altro. E non sto neanche dicendo che prima o prioritamente o più fondamentalmente vengono i farmaci e poi la psicoterapia eccettera eccetera, ma sarei cauto a sostenere sempre e in ogni caso anche l’inverso, pur rimanendo persuaso che la riflessione della psichiatria fenomenologica (quindi ad impronta non farmacologica) rimane centrale nella comprensione della depressione (e altre malattie mentali), come rimane fondamentale ancora oggi per gli psichiatri fenomenologhi, il monumentale testo di Karl Jasper sulla Psicopatologia, le riflessioni di Bruno Callieri, gli studi imprescindibii di Silvano Arieti sulla depressione, come i suoi studi sulla creatività, l’immenso lavoro di Sergio Piro con le sue Antropologie Trasformazionali, gli studi sulle pratiche filosofiche per influenzare la mente di Romano Madera (questo campo abitato ormai da molti studiosi è ormai vasto e ben documentato), l’enorme lavoro su testi letterari fatto qui in Italia dallo psichiatra Eugenio Borgnia, o la Patosofia nell’antropologia relazionale di Viktor von Weizsacher, o gli studi sulla anestesie isteriche a partire da quelli su cui fondava lo Schleich la sua teoria dell’immaginazione, o le osservazioni sulle malattie psichice cinesi e su quanto dipendano da mentalità culturali e di come quindi modificando queste si veda svanire la malattia, o le osservazioni sulla differente percezione del dolore fisico e mentale e valutazione delle stesse malattie in Paesi diversi, anche in Paesi assimilabili per vita economica, sviluppo e appartenenza alla comunità scientifica mondiale,documentati dalla Sontag o Paolo Vineis,o “Mindfullness Al di là del pensiero, attraverso il pensiero” Zindel V. Segal, J. Mark G. Williams, John D. Teasdale Prefazione di Jon Kabat-Zinn.Introduzione all’edizione italiana di Fabio Giommi.Traduzione di Maria Antonietta Schepisi. Anno 2004 Bollati Boringhieri, testo che sta per uscire fra poco e che documenta i risultati di alcune pratiche meditative sulla nostra salute mentale, o andare a vedere il testo Emozioni Distruttive del Dalai Lama e Daniel Goleman, libro ricco di esperimenti scientifici.
In quanto all’aspirina (acido acetil-salicico) è vero che agisce sulla febbre che è un sintomo che viene modificato attraverso una modificazione del sistema di regolazione dei centro ipotalamici deputati alla termoregolazione del calore corporeo, ma è anche vero che l’acido acetil-salicico ha una complessità di funzioni veramente straordinarie, che per esempio, influisce moltissimo sulla famiglia delle prostaglandine e sugli ecosanoidi, sostante che hanno anche una molteplicità di effetti curativi e di guarigione e in ultimo di regolazione di parametri metabolici fondamentali per una condizione di salute fisiologica prolungata nel tempo. Considerarlo un farmaco solo sintomatico è una insufficienza.

Sulla vitamina E.
La vitamina E è in realtà un ossidante anche se blando, che in determinate condizioni può comportarsi da antiossidante. Per comprendere quanto dico bisogna avere dimestichezza con il concetto o se vuoi fenomeno delle ossido-riduzioni. L’ossidazione è una perdita di elettroni, cioè una sostanza si ossida quando perde elettroni. La riduzione è un acquisto di elettroni. Una sostanza che perde o che cede elettroni è riducente. Una sostanza che acquista o cattura elettroni è ossidante. La vitamina E, a causa della sua struttura molecolare con un anello aperto e spaiato a livello atomico e per un meccanismo che qui non posso spiegare approfonditamente ma che è legato al potenziale di ionizzazione e all’affinità elettronica (sono leggi derivate sperimentalmente dal funzionamento del sistema periodico e dalla tavola di Mendelejeff), normalmente nel nostro organismo si comporta come blando ossidante, cioè acquista elettroni ( ci sono prove in vitro e in vivo). Tuttavia, in determinate condizioni, si comporta da antiossidante. Quando accade questo? cioè quando si comporta come antiossidante? Questo accade quando durante un intenso training sportivo (ma ci sono anche altre condizioni, alcune patologiche, alcune determinate da certi farmaci, in genere cmq condizioni non fisiologiche ma patologiche) l’atleta produce alcuni specifici radicali liberi, che sono dei dannosi e molto forti ossidanti e nello specifico gli ioni superossidi e i radicali idrossilici. Quando l’organismo produce questi specifici e forti ossidanti, la vitamina E essendo rispetto a questi un blando ossidante finisce per reagire (esattamente si appaia o ancora più volgarmente si unisce a) con questi forti ossidanti e radicali liberi impedendo loro di acquistare o catturare elettroni, insomma impedendo la loro forte funzione ossidante che tenderebbe a fare una vera e propria rapina nell’organismo di elettroni, il che equivarebbe a danni cellulari e molecolari. Ora, l’atleta che compie un intenso allenamento produce molti ioni superossidi e radicali idrossilici e costringe il corpo a cercare di tamponare il danno consumando una grande quantità di antiossidanti endogeni, tra i quali un alta quantità di vitamina E (alfa-tocoferolo). Ora, se un atleta consuma a causa di un intenso training molta vitamina E, è giusto che poi la reintegri. Ma come? Ovviamente la prima cosa che uno pensa è attraverso l’alimentazione. Questo è un problema, perchè a causa dei moderni metodi di produzione, coltivazione, distribuzione del cibo oggi sappiamo che il cibo contiene quantità minori di vitamina E. Ora, non voglio entrare nel merito del discorso dei cibi biologici e di
molte altre questioni relative allo specifico caso della vitamina E, e al consumo veramente massiccio che un atleta realizza di tale sostanza durante lo sforzo fisico. Mi preme far capire cosa voglio dire in relazione al doping. La vitamina E non è inclusa nella lista anti-doping. Ma se a causa del fatto che un atleta ne consuma tantissima sotto sforzo, io decido di prenderne in forma di supplemento una dose non controllata, diciamo una dose molto superiore a quella che ho consumato sotto sforzo,nessuno mi dirà che sarò dopato, eppure gli effetti farmacologici e tossicologici sono ben noti e tutt’altro che irrilevanti. L’effetto tossicologico (senza entrare nello specifico con le sue molteplicità, ma attenendomi al generale) è dato dal fatto che la vitamina E è sì un blando ossidante, ma pur sempre un ossidante, quindi se ne introduco nell’organismo in quantità massicce e superiori decisamente ai miei consumi organici, finisco per fargli svolgere dentro il corpo molta attività ossidante, cioè dannosa per le cellule. In quanto all’effetto farmacologico, posso assicurare che la vitamina E è capace di influenzare positivamente una prestazione fisica, perché tra le sue attività farmacologiche ve ne sono due decisive per molti sport a componente aerobica: 1)mantiene regolare la viscosità del sangue; 2)aumenta la capacità di trasporto di ossigeno da parte dei globuli rossi ai tessuti. Sono due fattori importantissimi per gli atleti. Così se io sono un ciclista professionista e mi prendo dosi non controllate, massiccie di vitamina E, molto superiori a quelle che consumo, ufficialmente non faccio doping, ma in verità mi sto dopando perchè: 1)la vitamia E ha effetti tossicologici che ho indicato sopra e questi si esplicano sul lungo termine, come una sorta d’intossicazione cronica che a lungo andare può portare a degenerazioni e patologie anche a distanza di molti anni; 2)l’uso massiccio di vitamina E modificherà favorevolmente (e non in maniera trascurabile o poco significativa) la mia prestazione sportiva, cioè andrà ad aggiungere un surplus di prestazione a quella che potrei ottenere solo a seguito di adattamenti supercompensativi da corretti allenamenti della mia macchina e da reintegri alimentari non in eccesso. Siccome però si parla di vitamina e le si pensa come innocue, ma anche perchè è molto complicato in termini di possibilità di test-antidoping andare a misurare quanta vitamina E ho in corpo (allo stato attuale non ci sono metodiche certe e sono costosissime!), questa sostanza non è in lista anti-doping e quindi può essere usata anche in maniera eccessiva e indiscriminata alterando la prestazione e nello stesso tempo facendosi dei danni al corpo. Questo dovrebbe ricordare anche una cosa: non sempre lo sport agonistico, com’è ai livelli attuali, significa migliore salute. Lo sport è una componente della salute, ma sport agonistico non è sinonimo di salute. Giusto invece sarebbe che l’atleta reintegri la quantità di vitamina E che il suo organismo sotto sforzo consuma, senza eccedere oltre. Ci sono metodiche in questo senso, alcune più sofisticate, altre più approssimative, ma che in ogni caso rifuggono da portare certamente ad eccessi notevoli di introduzione di vitamina E. Ma l’atleta agonista sapendo che non è in lista anti-doping e sapendo il resto è certo che ne fa ingordigia. Bisognerebbe inoltre dire della vitamina E chiamandola complesso E,che è costituito esattamente da sei tipo di tocoferoli, e questi sono solo una parte del complesso E. Perché il complesso E è formato da quattro classi di composti: 1)il gruppo dei tocoferoli che ho già citato;2)i fosfolipidi; 3)i precursosi degli ormoni steroidei;4) la vitamina F detta anche acidi grassi insaturi essenziali che chiude il complesso E.In natura la vitamina E si trova sempre sotto forma di questo complesso E.
In natura la vitamina E si trova sotto forma di olio, ma la migliore fonte dal punto di vista qualitativo è di derivazione vegetale (lattuga e pianta di pisello)anche se ne contengono di meno in termini di Unità internazionali.Esiste anche una vitamina E2 che è una parte anch’essa del complesso E, riscontrabile nella cromatina dei bovini. Una delle sue funzioni è quella di impedire i crampi muscolari attraverso un miglioramento dell’assorbimento cellulare di calcio. La birra. C’era un tennista negli anni 80 mi pare, australiano, molto bravo e tipo eccentrico e stravagante, che era famoso per consumare birra a casse la sera prima della gara di tennis.Non ricordo il nome. Le ultime frontiere del doping e del miglioramento delle prestazioni: le ricerche sulla genetica associate alle nanotecnologie, l’esplorazione della sterminata farmacopea ayurvedica (campo immenso, di difficile accesso, eppure sempre più farmacologi dello sport guarda caso si fanno viaggetti in posti esotici cercando di estirpare segreti e utilizzarli per finalità diverse da quelle progettate)le possibilità enormi della cromopuntura,l’uso di apparecchiature di realtà virtuale e non solo per l’induzione ipnagogica di esperienze di vittorie, l’uso dell’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessssing), la ricerca endocrinologica. Proprio su quest’ultimo tema vorrei ricordare che sempre più si tende a parlare di terapie sostitutive ormonali in soggetti sani, non sportivi agonisti. Sempre più si parla negli ambienti scientifici ufficiali di integrare le perdite ormonali che si hanno man mano che avanza l’età con l’introduzione sostitutiva delle sostanza che si vanno riducendo con l’età, allo scopo di prolungare la vita e la qualità della vita: più sani, più vecchi ma sempre più belli!!! il mito dell’eterna giovinezza. Sicuramente nei prossimi 50 anni sarà assolutamente normale prendere del testosterone, estrogeni (già si fa in menopausa), melatonina, ormone della crescita e tanti altri che non sto a dire. Le nuove modalità di somministrazione, le sofisticate tecniche di dosaggio permetteranno di praticare queste terapie ormonali sostitutive a dosaggi miratissimi. Allora mi si dovrebbe dire perché un atleta agonista che ha un notevole stress ormonale, non dovrebbe reintegrarli a piccole dosi controllate quando sappiamo oggi benissimo che sebbene un allenamento corretto consenta già di per sé un miglioramento positivo della situazione ormonale, la quantità di gare e d’impegni sportivi dei profesionisti alterano gli esiti anche di un buon e corretto allenamento e una buona alimentazione, mettendo gli atleti professionisti in condizioni di stress ormonale. O si consente la terapia ormonale integrativa sostitutiva controllata e mirata agli effettivi deficit che si creano via via, oppure si dica chiaro e tondo che bisogna fare meno gare, meno partite, meno competizioni, quindi meno soldi, meno sponsor, meno ricchezza in giro. Coloro che decidono come e cosa fare dell’antidoping sono gli stessi che chiedono, più gare, più risultati, più sponsor, migliori tempi agonistici, più vittorie! Vorrei poi dire, tempi permettendo, sulle importanti connessioni che ha aperto Gianni su: risultato letterario, su performance letterarie e droghe, sul drogarsi, sull’uso di certe droghe, sui riti di iniziazione, quest’ultimo tema lo ritengo fondamentale per comprendere questa follia che insegue in ogni modo,senza selezione e preparazione intima, il successo del corpo (quale corpo?), quello avvilente dell’intelligenza mal posta, quello dominante del potere della prestazione e risultato, quello della coscienza e dei suoi viaggi…

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19 Responses to Osservazioni scientifiche e politiche sul doping

  1. Preferisco il buio il 26 febbraio 2004 alle 15:30

    E adesso chi lo tiene più, ‘sto Luminamenti?

  2. gianni il 26 febbraio 2004 alle 16:00

    Grande Dario,
    è da un paio di giorni che me lo dico: dovrebbero dare una finestra solo per Luminamenti. Tutti gli altri a fare commenti “normali”, a lui un post a parte. Così potrò leggerlo con calma senza strizzare troppo gli occhi.

    Per “preferisco al buio”: se per te Lumina sbraca basta che non lo leggi, no?

    Gianni

  3. Fabio Ciofi il 26 febbraio 2004 alle 16:16

    Lumina è immenso, mi “Lumina d’immenso…”

  4. franz il 26 febbraio 2004 alle 17:14

    Operazione altamente meritoria, quella di Dario!
    Complimenti al mitico Luminamenti.

  5. Preferisco il buio il 26 febbraio 2004 alle 17:31

    Chiaro che posso leggere o meno.
    È che di Nazione Indiana non mi piacciono:
    1. gli intellettualismi che più intellettualistici non si può (e Luminamenti lo metto qui);
    2. i catastrofismi e le grida “Al lupo al lupo!” (come dice Scarpa? – “Re-azioni”, e non “Azioni”…);
    3. le disquisizioni sulle marche di birra e le pacche sulle spalle con invito a bere birra.
    Il resto mi piace moltissimo…

  6. gianni il 26 febbraio 2004 alle 17:37

    Peccato, “Preferisco al buio”, mi sei simpatico, ti volevo invitare a bere una birra. non che volessi fare un discorso intellettualistico, nè allarmistico. Solo parlare di marche di birra, fumarci una sigaretta, darci due pacche sulle spalle…

    ciao, gianni

  7. elvira il 26 febbraio 2004 alle 18:49

    Gianni, mi fai morire dal ridere. I tuoi interventi sono sempre spassosissimi. Te lo dovevo dire

  8. gianni il 26 febbraio 2004 alle 19:04

    grazie, caffé pagato.

    g.

  9. gabriella il 26 febbraio 2004 alle 19:06

    Che dire? ben fatto Dario!
    Gianni, ma che ti frega? continueremo a berci una birra tra una riflessione e l’altra…
    ciao

  10. gianni il 26 febbraio 2004 alle 19:09

    tanto la prossima paga Franz!

    baci, Gianni

  11. Elio Paoloni il 26 febbraio 2004 alle 19:29

    Bah, Lumina era l’unico nick che tolleravo, anzi amavo. Era un marchio storico (voi ve lo siete persi il Lumina di Clarence).

  12. franz il 26 febbraio 2004 alle 20:14

    A me invece chi non ama la birra e le pacche sulle spalle non è simpatico per niente. Con quel nick-slogan, poi…

  13. dario il 26 febbraio 2004 alle 20:17

    Strano a dirsi, ma anche a me gli intellettualismi non piacciono. Però devo dire che ci sono degli intellettualismi per cui farei eccezione. Questi post di Lumina mi sembrano mossi da conoscenze reali, mentre gli intellettualismi che non apprezzo sono quelli che sono mossi solo da … se stessi, se così posso esprimermi.
    In altri termini: ci sono persone che si esprimono meglio usando un linguaggio intellettualistico, altre usandone uno non intellettualistico. Poi ci sono persone che non esprimono un tubo con un linguaggio intellettualistico, altre che non esprimono un tubo con un linguaggio non intellettualistico. Bene, io farei la distinzione vera fra: esprimere qualcosa vs un tubo.
    Ciao a tutti.

  14. pizzos il 26 febbraio 2004 alle 22:37

    vado volentieri a bere un bicchiere di vino con “preferisco il buio”; brinderemo all’intelligenza di Nazione indiana… quando non cade negli intellettualismi. saluti, pizzos (Paolo Izzo)

  15. GiusCo il 27 febbraio 2004 alle 01:35

    Vorrei chiedere a Luminamenti e a voi tutti cosa pensate della eventuale liberalizzazione delle pratiche dopanti nello sport. Secondo me molta ipocrisia cadrebbe e gli atleti (chi volesse esserlo) avrebbero più voce in capitolo, nella gestione dei rischi sulla propria pelle.

  16. Fabio Carpina il 27 febbraio 2004 alle 10:03

    Nel campo delle droghe sono un convinto antiproibizionista, ma nel caso dello sport sarei decisamente contrario. Se si fa sport è per vincere, o almeno per provarci, sennò non ha senso neanche partecipare. Se è così, rendere libero il doping significa renderlo obbligatorio, e non solo per i professionisti (per i quali potrei anche accettare il discorso della informazione con relativa responsabilizzazione) ma a qualunque livello, per i dilettanti, per i ragazzi… no, sono del tutto contrario.

  17. Fabrizio Corselli il 27 febbraio 2004 alle 12:44

    Considero Luminamenti un grande intellettuale, e mi stupisce sempre di più per la sua elasticità nel trattare temi anche al di fuori della materia letteraria. Ciao ciao.

  18. enzzz il 27 febbraio 2004 alle 15:38

    E due categorie? Sportivi di serie ed elaborati?

  19. giordi il 27 febbraio 2004 alle 20:11

    non sarebbe male che il grande luminamenti ci fornisse ragguagli sulle medicine naturiste vedi omeopatia in primis; il quadro nel quale si collocano, appunto contro il sintomo;verso l’unità. L’utilizzazione del rimedio da parte di tanti grandi artisti del passato…



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