<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: Senza titolo	</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/2004/03/01/senza-titolo/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/03/01/senza-titolo/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Tue, 13 May 2008 11:43:23 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>
		Di: Giordano Tedoldi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/03/01/senza-titolo/#comment-2462</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giordano Tedoldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=316#comment-2462</guid>

					<description><![CDATA[Bello il Moresco light, senza più complessi céliniani.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bello il Moresco light, senza più complessi céliniani.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: christian raimo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/03/01/senza-titolo/#comment-2463</link>

		<dc:creator><![CDATA[christian raimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=316#comment-2463</guid>

					<description><![CDATA[sono d&#039;accordo con molte delle cose che dice scarpa sui padristi, così come con molte delle cose della benedetti, e abbastanza con quelle di moresco. ma provo una sensazione fastidiosa dovuta al fatto di contrapporre alla mancata curiosità altrui, la rivendicazione della propria indianità. vi prego, questa non è una riserva. non mi sembra stiloso (stili di comportamento che non è questione di etichetta) proclamare la propria apertura mentale e culturale e poi esaltare il proprio lavoro e quello di pochi affini. sono franco: secondo me alcuni dei partecipanti a nazione indiana sono tra i più grandi scittori oggi esistenti in italia. (non credo come proclama genna a gran voce che la narrativa italiana oggi fa il culo a quella statunitense. è un problema di mercato, se non di altro. più persone che hanno la possibilità di fare gli scrittori a tempo pieno). ma trovo sinceramente fastidioso prendersi il ruolo delle vittime, degli ostracizzati, dei malgiudicati per attaccare. è quello che fa persino Berlusconi. tutto questo non toglie l&#039;impressione sempre più forte che luoghi presunti deputati per avere il polso di quello che bolle in italia oggi nella scrittura, assolvano poco a questo compito. passi per i media, ma l&#039;università, i critici? pasolini o calvino o chi per loro avevano una grande capacità di interpretare il mondo nella sua complessità. oggi un&#039;operazione di revival di legittimazione vuol dire semplicemente trincerarsi dietro un&#039;analisi già compiuta, semplificata, ed esimersi di confrontarsi con la propria competenza, la propria possibilità di comprensione di quel che accade.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sono d&#8217;accordo con molte delle cose che dice scarpa sui padristi, così come con molte delle cose della benedetti, e abbastanza con quelle di moresco. ma provo una sensazione fastidiosa dovuta al fatto di contrapporre alla mancata curiosità altrui, la rivendicazione della propria indianità. vi prego, questa non è una riserva. non mi sembra stiloso (stili di comportamento che non è questione di etichetta) proclamare la propria apertura mentale e culturale e poi esaltare il proprio lavoro e quello di pochi affini. sono franco: secondo me alcuni dei partecipanti a nazione indiana sono tra i più grandi scittori oggi esistenti in italia. (non credo come proclama genna a gran voce che la narrativa italiana oggi fa il culo a quella statunitense. è un problema di mercato, se non di altro. più persone che hanno la possibilità di fare gli scrittori a tempo pieno). ma trovo sinceramente fastidioso prendersi il ruolo delle vittime, degli ostracizzati, dei malgiudicati per attaccare. è quello che fa persino Berlusconi. tutto questo non toglie l&#8217;impressione sempre più forte che luoghi presunti deputati per avere il polso di quello che bolle in italia oggi nella scrittura, assolvano poco a questo compito. passi per i media, ma l&#8217;università, i critici? pasolini o calvino o chi per loro avevano una grande capacità di interpretare il mondo nella sua complessità. oggi un&#8217;operazione di revival di legittimazione vuol dire semplicemente trincerarsi dietro un&#8217;analisi già compiuta, semplificata, ed esimersi di confrontarsi con la propria competenza, la propria possibilità di comprensione di quel che accade.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea.inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/03/01/senza-titolo/#comment-2464</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea.inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=316#comment-2464</guid>

					<description><![CDATA[Condivido la reazione di Antonio Moresco a  tutte le forme aprioristiche che denunciano il nulla nell&#039;universo intellettuale e letterario, e che manifestano una straordinaria miopia nei confronti della realtà viva, varia e circostante. Ogni giorno i poeti sono abituati a sentire critici di poesia, impegnati in bilanci di fine millenio, che sentenziano sull&#039;inesistenza di nuove e valide generazioni di poeti. E cio&#039; deriva solo da ignoranza sistematica di tutto cio&#039; che viene fatto e scritto da poeti che hanno venti, trenta o quarant&#039;anni.
Per altro, ho apprezzato molto un libro non recentissimo di Luperini, &quot;Allegorie della modernità&quot;, e certi suoi interventi critici su &quot;Allegoria&quot;. D&#039;altra parte è innegabile che nonostante una ricchezza di strumenti teorici, Luperini non riesca a &quot;vedere&quot; la molteplice vita della letteratura italiana esistente: una sorta di impossibilità di scendere in acqua  e di mettersi a nuotare, pur sapendo eseguire perfettamente i movimenti all&#039;asciuto.
Ma c&#039;è un altro problema. Ogni forma di controdenuncia come quella di Antonio rischia di produrre, per il fatto stesso di essere stata fatta, un nuovo cono d&#039;ombra, d&#039;invisibilità. Il problema non è tanto dire: &quot;Guardate che io ho fatto questo, e pigliatevi almeno la briga di considerare che esiste&quot;. Su questo Moresco ha ragione: bando al galateo, quando è in gioco l&#039;annullamento sistematico della mia e di altre voci. La questione è un&#039;altra: ogni lista, anche la più ineccepibile, è PARZIALE, e lascia fuori sempre MOLTO. E questo bisognerebbe sempre dirlo, per non incorrere nel gesto simmetrico dell&#039;annullatore. &quot;Noi esistiamo e lo diciamo senza falsi ritegni, MA esistono molti ALTRI, di cui noi stessi non sappiamo o di cui non faremo l&#039;elenco&quot; La vitalità della letteratura ammette infatti le più assurde e impensabili convivenze.
Quindi chi dice che la letteratura in Italia è morta, spenta, debole, agonizzante, mente, e mente al quadrato, in quanto NESSUNO di noi è in grado di censire TUTTE le sue forze attualmente attive.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Condivido la reazione di Antonio Moresco a  tutte le forme aprioristiche che denunciano il nulla nell&#8217;universo intellettuale e letterario, e che manifestano una straordinaria miopia nei confronti della realtà viva, varia e circostante. Ogni giorno i poeti sono abituati a sentire critici di poesia, impegnati in bilanci di fine millenio, che sentenziano sull&#8217;inesistenza di nuove e valide generazioni di poeti. E cio&#8217; deriva solo da ignoranza sistematica di tutto cio&#8217; che viene fatto e scritto da poeti che hanno venti, trenta o quarant&#8217;anni.<br />
Per altro, ho apprezzato molto un libro non recentissimo di Luperini, &#8220;Allegorie della modernità&#8221;, e certi suoi interventi critici su &#8220;Allegoria&#8221;. D&#8217;altra parte è innegabile che nonostante una ricchezza di strumenti teorici, Luperini non riesca a &#8220;vedere&#8221; la molteplice vita della letteratura italiana esistente: una sorta di impossibilità di scendere in acqua  e di mettersi a nuotare, pur sapendo eseguire perfettamente i movimenti all&#8217;asciuto.<br />
Ma c&#8217;è un altro problema. Ogni forma di controdenuncia come quella di Antonio rischia di produrre, per il fatto stesso di essere stata fatta, un nuovo cono d&#8217;ombra, d&#8217;invisibilità. Il problema non è tanto dire: &#8220;Guardate che io ho fatto questo, e pigliatevi almeno la briga di considerare che esiste&#8221;. Su questo Moresco ha ragione: bando al galateo, quando è in gioco l&#8217;annullamento sistematico della mia e di altre voci. La questione è un&#8217;altra: ogni lista, anche la più ineccepibile, è PARZIALE, e lascia fuori sempre MOLTO. E questo bisognerebbe sempre dirlo, per non incorrere nel gesto simmetrico dell&#8217;annullatore. &#8220;Noi esistiamo e lo diciamo senza falsi ritegni, MA esistono molti ALTRI, di cui noi stessi non sappiamo o di cui non faremo l&#8217;elenco&#8221; La vitalità della letteratura ammette infatti le più assurde e impensabili convivenze.<br />
Quindi chi dice che la letteratura in Italia è morta, spenta, debole, agonizzante, mente, e mente al quadrato, in quanto NESSUNO di noi è in grado di censire TUTTE le sue forze attualmente attive.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea.inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/03/01/senza-titolo/#comment-2465</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea.inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=316#comment-2465</guid>

					<description><![CDATA[Condivido la reazione di Antonio Moresco a  tutte le forme aprioristiche che denunciano il nulla nell&#039;universo intellettuale e letterario, e che manifestano una straordinaria miopia nei confronti della realtà viva, varia e circostante. Ogni giorno i poeti sono abituati a sentire critici di poesia, impegnati in bilanci di fine millenio, che sentenziano sull&#039;inesistenza di nuove e valide generazioni di poeti. E cio&#039; deriva solo da ignoranza sistematica di tutto cio&#039; che viene fatto e scritto da poeti che hanno venti, trenta o quarant&#039;anni.
Per altro, ho apprezzato molto un libro non recentissimo di Luperini, &quot;Allegorie della modernità&quot;, e certi suoi interventi critici su &quot;Allegoria&quot;. D&#039;altra parte è innegabile che nonostante una ricchezza di strumenti teorici, Luperini non riesca a &quot;vedere&quot; la molteplice vita della letteratura italiana esistente: una sorta di impossibilità di scendere in acqua  e di mettersi a nuotare, pur sapendo eseguire perfettamente i movimenti all&#039;asciuto.
Ma c&#039;è un altro problema. Ogni forma di controdenuncia come quella di Antonio rischia di produrre, per il fatto stesso di essere stata fatta, un nuovo cono d&#039;ombra, d&#039;invisibilità. Il problema non è tanto dire: &quot;Guardate che io ho fatto questo, e pigliatevi almeno la briga di considerare che esiste&quot;. Su questo Moresco ha ragione: bando al galateo, quando è in gioco l&#039;annullamento sistematico della mia e di altre voci. La questione è un&#039;altra: ogni lista, anche la più ineccepibile, è PARZIALE, e lascia fuori sempre MOLTO. E questo bisognerebbe sempre dirlo, per non incorrere nel gesto simmetrico dell&#039;annullatore. &quot;Noi esistiamo e lo diciamo senza falsi ritegni, MA esistono molti ALTRI, di cui noi stessi non sappiamo o di cui non faremo l&#039;elenco&quot; La vitalità della letteratura ammette infatti le più assurde e impensabili convivenze.
Quindi chi dice che la letteratura in Italia è morta, spenta, debole, agonizzante, mente, e mente al quadrato, in quanto NESSUNO di noi è in grado di censire TUTTE le sue forze attualmente attive.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Condivido la reazione di Antonio Moresco a  tutte le forme aprioristiche che denunciano il nulla nell&#8217;universo intellettuale e letterario, e che manifestano una straordinaria miopia nei confronti della realtà viva, varia e circostante. Ogni giorno i poeti sono abituati a sentire critici di poesia, impegnati in bilanci di fine millenio, che sentenziano sull&#8217;inesistenza di nuove e valide generazioni di poeti. E cio&#8217; deriva solo da ignoranza sistematica di tutto cio&#8217; che viene fatto e scritto da poeti che hanno venti, trenta o quarant&#8217;anni.<br />
Per altro, ho apprezzato molto un libro non recentissimo di Luperini, &#8220;Allegorie della modernità&#8221;, e certi suoi interventi critici su &#8220;Allegoria&#8221;. D&#8217;altra parte è innegabile che nonostante una ricchezza di strumenti teorici, Luperini non riesca a &#8220;vedere&#8221; la molteplice vita della letteratura italiana esistente: una sorta di impossibilità di scendere in acqua  e di mettersi a nuotare, pur sapendo eseguire perfettamente i movimenti all&#8217;asciuto.<br />
Ma c&#8217;è un altro problema. Ogni forma di controdenuncia come quella di Antonio rischia di produrre, per il fatto stesso di essere stata fatta, un nuovo cono d&#8217;ombra, d&#8217;invisibilità. Il problema non è tanto dire: &#8220;Guardate che io ho fatto questo, e pigliatevi almeno la briga di considerare che esiste&#8221;. Su questo Moresco ha ragione: bando al galateo, quando è in gioco l&#8217;annullamento sistematico della mia e di altre voci. La questione è un&#8217;altra: ogni lista, anche la più ineccepibile, è PARZIALE, e lascia fuori sempre MOLTO. E questo bisognerebbe sempre dirlo, per non incorrere nel gesto simmetrico dell&#8217;annullatore. &#8220;Noi esistiamo e lo diciamo senza falsi ritegni, MA esistono molti ALTRI, di cui noi stessi non sappiamo o di cui non faremo l&#8217;elenco&#8221; La vitalità della letteratura ammette infatti le più assurde e impensabili convivenze.<br />
Quindi chi dice che la letteratura in Italia è morta, spenta, debole, agonizzante, mente, e mente al quadrato, in quanto NESSUNO di noi è in grado di censire TUTTE le sue forze attualmente attive.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: a.i.		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/03/01/senza-titolo/#comment-2466</link>

		<dc:creator><![CDATA[a.i.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=316#comment-2466</guid>

					<description><![CDATA[ooops! scusate l&#039;autoclonazione...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ooops! scusate l&#8217;autoclonazione&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: beppe sebaste		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/03/01/senza-titolo/#comment-2467</link>

		<dc:creator><![CDATA[beppe sebaste]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=316#comment-2467</guid>

					<description><![CDATA[&quot;Le pagine culturali di giornali e riviste, tranne poche eccezioni (...) cercano di difendere l&#039;esistente in vario modo. Sono talmente chiuse, arroccate e dominate da logiche istituzionali e di casta...&quot; ecc. 
E&#039; una frase di Antonio Moresco. Se avessi avuto accesso a giornali, o se avessi tematizzato la situazione dall&#039;esterno, avrei potuto scriverla io a partire dagli anni&#039;80. Ma potrei scriverla io ancora oggi. Intendiamoci, sono nato nel 1959, non credo di essere piu&#039; vecchio di Moresco e altri di Nazione Indiana, ma negli anni &#039;80 con altri donchisciotteschi amici avevo fatto una casa editrice che si chiamava Aelia Laelia (come una lapide alchemica trovata a Bologna e commentata da Nerval), perché trovavamo soffoccante l&#039;editoria italiana, oltre che idiota, con tutta quella quadrettatura di &quot;generi&quot; e di collane che sembravano esistere soltanto per scoraggiare l&#039;invenzione di forme e di libri. Ovvero di scoraggiare la letteratura. Mi piace ricordare che noi di Aelia Laelia nei nostri aristocratici incoscenti volumetti con le copertine di carta Fedrigoni vergata abbiamo pubblicato per la prima volta Peter Bichsel, abbiamo pubblicato per la prima (e purtroppo ultima) volta Patrizia Vicinelli (che forse molti lettori non conoscono, e sarebbe gravissimo), e le ultime poesie di Amelia Rosselli, e altri deliziosi, ne sono convinto, libri che definivamo &quot;felici e impubblicabili&quot;. Nessuno di noi ahimè era editore, eravamo scrittori e poeti, e fare quella collana-casa editrice era un faticoso prolungamento del nostro gesto di scrittura. Insomma cessò, come le rose. E per un attimo ci sembrava che non fosse piu&#039; necessaria, che gli spazi si fossero aperti, in Italia. Macché. Aelia Laelia finì appena in tempo per non confondersi con la retorica dei piccoli editori, che imitavano i maggiori ma con meno soldi e piu&#039; ignoranza. E&#039; triste, ma i nostri slogan di allora sono oggi ancora validi, perché la stessa idiozia e chiusura governa oggi le case editrici, e io sperimento di continuo sulla mia pelle (come accade ad altri scrittori che conosco) la situazione abnorme che fa sì che devono essere i libri a confermare le collane, e non viceversa. Tremendo.
Scusate questo lungo discorso, ma l&#039;intervento di Moresco mi ha irritato. Non può pretendere di occupare tutti i ruoli: quello di scrittore di cui si parla, visibilissimo, e nello stesso tempo di chi si lamenta della propria invisibilità, o della sua minaccia di esistenza, solo perché un anziano critico (lui sì, a questo punto, da preservare, in via di estinzione come un panda), prova nostalgia per le prese di posizione pubbliche e incisive di Pasolini. Ma allora ha ragione, perché è stato assolutamente frainteso! E&#039; incredibile già questo: io ero incazzatissimo per l&#039;articolo di Luperini sull&#039;Unità, e gli ho risposto con un lungo pezzo il 21 febbraio (da voi ignorato, che io sappia). Ma ci volevano i vostri lamenti per farmene ora apprezzare certi contenuti. Allora, schematizzando: se voi siete scrittori importanti, se voi esistete, ebbene, Luperini ha ragione nel dire che siete assenti sul piano dell&#039;impegno civile (diceva piu&#039; o meno questo, no? e se pensiamo a Paolini, beh, di rischi ne ha presi e mostrati parecchi). Se invece non esistete, di cosa vi offendete? (Sto approssimando, lo so, e me ne scuso...). Ma non è vero, come dice Carla Benedetti, di cui ho finora condiviso ogni battaglia, che sembrate la bambina del film di Bunuel, quella che la polizia ricerca ma che ignora nella sua presenza reale, nel suo reclamo di esistere... Nessuno ha emesso verso di voi un mandato di comparizione, un appello, nessuno vi ha espressamente citato o ricercato. Né nessuno vi ha negato. Anzi: come sottolineate voi stessi, siete quasi popolari nel mondo della narrativa, e quegli spazi nei giornali di cui parla Moresco nella frase che ho citato sopra, ebbene, a me sembrano molto occupati da voi. Dalle vostre presenze. E condivido il disagio di un lettore che nello spazio commenti del pezzo di Carla Benedetti cita l&#039;articolo che Genna vi avrebbe scritto sul Financial Times (perbacco!), prontamente ripreso come poubblicità della Rizzoli ai vostri romanzi (Scarpa e Moresco, mi pare) con, come testimonial, frasi di Genna tratte dal Financial Times (se ho capito bene). Ciò che dà effettivamente l&#039;idea di un circuito chiuso e ben funzionante, una buona macchina organizzativa o promozionale. Il che, beninteso, non inficia  certo il merito letterario eventuale dei vostri libri, però vi proibirebbe, almeno credo, di lamentarvi di essere degli emarginati, E lasciatelo dire a uno che emarginato lo è davvero, semza lamentarsi da qualche anno. (Parlo ovviamente e inopportunamente di me, colpevole di avere avuto due libri pubblicati nella collana narratori della Feltrinelli, che hanno avuto molti elogi e discreti lettori, ma sono spariti e usciti dal catalogo. Quanto al mio ultimo &quot;romanzo&quot;, dopo anni di silenzio, ho collezionato una bella lista di ostracismi da parte dei quotidiani maggiori. Sono un pessimo scrittore? Non credo. Ma dai tempi di Aelia Laelia, non faccio parte di nessun carro, e i carri che mi hanno entiusiasmato sono sempre stati quelli perdenti. Ma lasciamo perdere.) Il fatto è che a Luperini non avete &quot;risposto&quot;. Non avete preso nessun rischio (e lui se vi accusa di qualcosa, in fondo vi accusa di questo). E se è una buona mossa retorica dire che la politica avviene altrove che nella politica, che parlare di virgole e di punti e virgole è un&#039;azione politicamente piu&#039; rilevante che avversare Berlusconi, con me sfondereste una porta aperta, perché è da anni che cerco di fare politica parlando di linguaggi non in vendita, inutili, gratuiti, e per questo sovversivi, destabilizzanti, fecondanti... E anche raccontare buone storie è importante (nella mia risposta a Luperini, incidentalmente, parlo anche di storie, e per esempio del mio amato Palahniuk). Ma voi non avete parlato di questo. Solo di voi, senza spiegare perché è importante leggere i libri di cui avete parlato. Questo mi sarebbe piaciuto. C&#039;è invece molta vanità, nel duplice senso, nell&#039;articolo di Moresco. Molta vaghezza. Non credo che la letteratura debba avere niente a che spartire col mondo del Valore. Ma questo l&#039;ho già scritto nella mia rubrica di disoccupato perdigiorno sull&#039;Unità di oggi, lunedì. &quot;Lunedì al sole&quot;, naturalmente... Chiudo, già pentito della mia prolissità inconcludente, che non voglio rileggere. Quello che hannoi scritto Raimo e Inglese era già sufficienbte, forse. Grazie allora dell&#039;ospitalità, con amicizia comunque, e con un caro saluto. 
Beppe Sebaste]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Le pagine culturali di giornali e riviste, tranne poche eccezioni (&#8230;) cercano di difendere l&#8217;esistente in vario modo. Sono talmente chiuse, arroccate e dominate da logiche istituzionali e di casta&#8230;&#8221; ecc.<br />
E&#8217; una frase di Antonio Moresco. Se avessi avuto accesso a giornali, o se avessi tematizzato la situazione dall&#8217;esterno, avrei potuto scriverla io a partire dagli anni&#8217;80. Ma potrei scriverla io ancora oggi. Intendiamoci, sono nato nel 1959, non credo di essere piu&#8217; vecchio di Moresco e altri di Nazione Indiana, ma negli anni &#8217;80 con altri donchisciotteschi amici avevo fatto una casa editrice che si chiamava Aelia Laelia (come una lapide alchemica trovata a Bologna e commentata da Nerval), perché trovavamo soffoccante l&#8217;editoria italiana, oltre che idiota, con tutta quella quadrettatura di &#8220;generi&#8221; e di collane che sembravano esistere soltanto per scoraggiare l&#8217;invenzione di forme e di libri. Ovvero di scoraggiare la letteratura. Mi piace ricordare che noi di Aelia Laelia nei nostri aristocratici incoscenti volumetti con le copertine di carta Fedrigoni vergata abbiamo pubblicato per la prima volta Peter Bichsel, abbiamo pubblicato per la prima (e purtroppo ultima) volta Patrizia Vicinelli (che forse molti lettori non conoscono, e sarebbe gravissimo), e le ultime poesie di Amelia Rosselli, e altri deliziosi, ne sono convinto, libri che definivamo &#8220;felici e impubblicabili&#8221;. Nessuno di noi ahimè era editore, eravamo scrittori e poeti, e fare quella collana-casa editrice era un faticoso prolungamento del nostro gesto di scrittura. Insomma cessò, come le rose. E per un attimo ci sembrava che non fosse piu&#8217; necessaria, che gli spazi si fossero aperti, in Italia. Macché. Aelia Laelia finì appena in tempo per non confondersi con la retorica dei piccoli editori, che imitavano i maggiori ma con meno soldi e piu&#8217; ignoranza. E&#8217; triste, ma i nostri slogan di allora sono oggi ancora validi, perché la stessa idiozia e chiusura governa oggi le case editrici, e io sperimento di continuo sulla mia pelle (come accade ad altri scrittori che conosco) la situazione abnorme che fa sì che devono essere i libri a confermare le collane, e non viceversa. Tremendo.<br />
Scusate questo lungo discorso, ma l&#8217;intervento di Moresco mi ha irritato. Non può pretendere di occupare tutti i ruoli: quello di scrittore di cui si parla, visibilissimo, e nello stesso tempo di chi si lamenta della propria invisibilità, o della sua minaccia di esistenza, solo perché un anziano critico (lui sì, a questo punto, da preservare, in via di estinzione come un panda), prova nostalgia per le prese di posizione pubbliche e incisive di Pasolini. Ma allora ha ragione, perché è stato assolutamente frainteso! E&#8217; incredibile già questo: io ero incazzatissimo per l&#8217;articolo di Luperini sull&#8217;Unità, e gli ho risposto con un lungo pezzo il 21 febbraio (da voi ignorato, che io sappia). Ma ci volevano i vostri lamenti per farmene ora apprezzare certi contenuti. Allora, schematizzando: se voi siete scrittori importanti, se voi esistete, ebbene, Luperini ha ragione nel dire che siete assenti sul piano dell&#8217;impegno civile (diceva piu&#8217; o meno questo, no? e se pensiamo a Paolini, beh, di rischi ne ha presi e mostrati parecchi). Se invece non esistete, di cosa vi offendete? (Sto approssimando, lo so, e me ne scuso&#8230;). Ma non è vero, come dice Carla Benedetti, di cui ho finora condiviso ogni battaglia, che sembrate la bambina del film di Bunuel, quella che la polizia ricerca ma che ignora nella sua presenza reale, nel suo reclamo di esistere&#8230; Nessuno ha emesso verso di voi un mandato di comparizione, un appello, nessuno vi ha espressamente citato o ricercato. Né nessuno vi ha negato. Anzi: come sottolineate voi stessi, siete quasi popolari nel mondo della narrativa, e quegli spazi nei giornali di cui parla Moresco nella frase che ho citato sopra, ebbene, a me sembrano molto occupati da voi. Dalle vostre presenze. E condivido il disagio di un lettore che nello spazio commenti del pezzo di Carla Benedetti cita l&#8217;articolo che Genna vi avrebbe scritto sul Financial Times (perbacco!), prontamente ripreso come poubblicità della Rizzoli ai vostri romanzi (Scarpa e Moresco, mi pare) con, come testimonial, frasi di Genna tratte dal Financial Times (se ho capito bene). Ciò che dà effettivamente l&#8217;idea di un circuito chiuso e ben funzionante, una buona macchina organizzativa o promozionale. Il che, beninteso, non inficia  certo il merito letterario eventuale dei vostri libri, però vi proibirebbe, almeno credo, di lamentarvi di essere degli emarginati, E lasciatelo dire a uno che emarginato lo è davvero, semza lamentarsi da qualche anno. (Parlo ovviamente e inopportunamente di me, colpevole di avere avuto due libri pubblicati nella collana narratori della Feltrinelli, che hanno avuto molti elogi e discreti lettori, ma sono spariti e usciti dal catalogo. Quanto al mio ultimo &#8220;romanzo&#8221;, dopo anni di silenzio, ho collezionato una bella lista di ostracismi da parte dei quotidiani maggiori. Sono un pessimo scrittore? Non credo. Ma dai tempi di Aelia Laelia, non faccio parte di nessun carro, e i carri che mi hanno entiusiasmato sono sempre stati quelli perdenti. Ma lasciamo perdere.) Il fatto è che a Luperini non avete &#8220;risposto&#8221;. Non avete preso nessun rischio (e lui se vi accusa di qualcosa, in fondo vi accusa di questo). E se è una buona mossa retorica dire che la politica avviene altrove che nella politica, che parlare di virgole e di punti e virgole è un&#8217;azione politicamente piu&#8217; rilevante che avversare Berlusconi, con me sfondereste una porta aperta, perché è da anni che cerco di fare politica parlando di linguaggi non in vendita, inutili, gratuiti, e per questo sovversivi, destabilizzanti, fecondanti&#8230; E anche raccontare buone storie è importante (nella mia risposta a Luperini, incidentalmente, parlo anche di storie, e per esempio del mio amato Palahniuk). Ma voi non avete parlato di questo. Solo di voi, senza spiegare perché è importante leggere i libri di cui avete parlato. Questo mi sarebbe piaciuto. C&#8217;è invece molta vanità, nel duplice senso, nell&#8217;articolo di Moresco. Molta vaghezza. Non credo che la letteratura debba avere niente a che spartire col mondo del Valore. Ma questo l&#8217;ho già scritto nella mia rubrica di disoccupato perdigiorno sull&#8217;Unità di oggi, lunedì. &#8220;Lunedì al sole&#8221;, naturalmente&#8230; Chiudo, già pentito della mia prolissità inconcludente, che non voglio rileggere. Quello che hannoi scritto Raimo e Inglese era già sufficienbte, forse. Grazie allora dell&#8217;ospitalità, con amicizia comunque, e con un caro saluto.<br />
Beppe Sebaste</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Mario Zero		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/03/01/senza-titolo/#comment-2468</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mario Zero]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=316#comment-2468</guid>

					<description><![CDATA[Eppure Moresco, Scarpa, Genna e compagnia cantante non mi sembrano troppo ostracizzati... Vengono pubblicati da case editrici importanti, scrivono su giornali molto letti e sui siti più bazzicati, sono ospiti di convegni e belle serate letterarie, sono tradotti... insomma, il potere non li castra più di tanto... magari bisognerebbe capire perché li leggono in pochi, in pochissimi... i libri ci sono, la pubblicità anche, eppure non convincono i lettori... le paginone di Moresco sull&#039;Argentina non trovano un cane che dica: però, interessante, bravo... neppure qui su Nazione Indiana, che è come giocare in casa... e se non ti sostiene neppure la tua curva sud, forse c&#039;è qualcosa che non va, e non basta autodefinirsi geni della letteratura contemporanea se non trovi neanche uno striscione di ringraziamenti...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eppure Moresco, Scarpa, Genna e compagnia cantante non mi sembrano troppo ostracizzati&#8230; Vengono pubblicati da case editrici importanti, scrivono su giornali molto letti e sui siti più bazzicati, sono ospiti di convegni e belle serate letterarie, sono tradotti&#8230; insomma, il potere non li castra più di tanto&#8230; magari bisognerebbe capire perché li leggono in pochi, in pochissimi&#8230; i libri ci sono, la pubblicità anche, eppure non convincono i lettori&#8230; le paginone di Moresco sull&#8217;Argentina non trovano un cane che dica: però, interessante, bravo&#8230; neppure qui su Nazione Indiana, che è come giocare in casa&#8230; e se non ti sostiene neppure la tua curva sud, forse c&#8217;è qualcosa che non va, e non basta autodefinirsi geni della letteratura contemporanea se non trovi neanche uno striscione di ringraziamenti&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Gianni Biondillo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/03/01/senza-titolo/#comment-2469</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gianni Biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=316#comment-2469</guid>

					<description><![CDATA[Oggi pomeriggio sono andato al Teatro degli Arcimboldi a vedere una prima mondiale di Michael Nyman. Cosa c&#039;entra? C&#039;entra, c&#039;entra... Nyman, lo sappiamo, per le sue colonne sonore, è una specie di celebrità un po&#039; in tutto il mondo. Ma non nasce dal nulla, dal vuoto. Non a caso nella prima parte i musicisti sul palco hanno suonato brani di alcuni autori inglesi contemporanei, più o meno giovani (più che meno). In Gran Bretagna la musica “colta” è molto seguita. Si organizzano festival, concorsi, etc.
Oggi a teatro (il “teatro dei teatri” italiani) c&#039;erano solo scolaresche e pensionati. I primi sbadigliavano, i secondi dormivano. (non tutti a dir la verità, e se poi quella musica è “passata” ad almeno il 10% dei presenti, ed erano tantissimi, per me è una bella conquista). 
Questa splendida, epocale iniziativa, questo “evento” culturale, unico in Italia, nasce da un gruppo di musicisti  italiani (i Sentieri Selvaggi) che hanno circa l&#039;età degli scrittori in questione nella polemica scatenata da Luperini. Lo sapevate? Sapevate che c&#039;è una generazione di musicisti 30-40enni di livello internazionale, che da del tu ai più grandi musicisti del mondo? Qualcuno ce lo racconta?
Non vi sembra curioso che i più innovativi musicisti contemporanei sono o statunitensi o inglesi (con l&#039;eccezione di due vecchi giganti geniali quali Kancheli e Andriessen)? Questo mi fa venire in mente un po&#039; tutta la questione della fuga dei cervelli. I giovani fisici, chimici, medici, etc. italiani per fare ricerca vanno all&#039;estero (per la precisione, quasi sempre in nazioni dove la ricerca è sostenuta: GB, USA, etc.), se no qui diventano patetici portaborse. Anche Carlo Boccadoro e C., in un certo senso, vanno all&#039;estero. Hanno la fortuna di parlare una lingua universale, quella della musica, e riescono così ad esprimersi, anche come compositori, a livelli “ultranazionali”. (ascoltateli, vi prego. Anche se immagino che Dario, date le sue frequentazioni, sa di che parlo. E non solo lui, ovviamente: ho molta fiducia in questo consesso).
In Italia, nel paese del bel canto, sono cagati a spruzzi. Suonano il pomeriggio di un lunedì davanti a pensionati (che ancora rimpiangono la Callas) e bambinetti (che ascoltano i lunapop). La ricerca musicale in Italia è “ornamento”. 
E così è, se mi permettete, la letteratura. Ornamento. E&#039; un&#039;attività ASSOLUTAMENTE marginale, ornamentale.
Abbiamo perso il centro, l&#039;avete capito? Non ci caga più nessuno, ve ne siete resi conto?
La “lamentela tipo” è quella dello scrittore che non riesce a pubblicare. Bene, ora dirò una cosa: secondo me si pubblica anche troppo. La letteratura vive di una “autorevolezza” che altre discipline umanistiche non hanno più. Ha uno spazio (forse perché costa relativamente poco pubblicare, almeno in confronto ad attività creative quali il cinema, il teatro, l&#039;architettura) fin troppo grande, rispetto all&#039;attenzione (al disinteresse, cioè) che ha nella società reale. (aprite una rivista X: quante recensioni di libri? E quante di architetture o opere d&#039;arte contemporanee?) Perché la “società reale” se ne fotte (dei libri, delle architetture, dell&#039;arte). Pensa che un libro sia intrattenimento. Ornamento. Ma come diceva Adolf Loos: Ornamento è delitto.
A questo punto? Gesù, non c&#039;è più niente da fare! E&#039; la fine. Muoia Sansone con tutti i filistei...
No.
Semplicemente vediamo lucidamente (come dice Franz) le cosa come stanno.
Sono molto legato alla massima gramsciana: “pessimismo della ragione, ottimismo della volontà”.
So come stanno le cose. Non mi perdo nelle polemicuzze fra chi vuole dividere per imperare, da una parte, e chi pensa che solo l&#039;unione fa la forza, dall&#039;altra. Tanto, sui primi, sapete già come la penso: moriranno. Sono già morti. Non sono nulla. Che passino il tempo a rimembrare il verso del chiurlo. Io non so neppure come cazzo è fatto un chiurlo. Sugli altri, i secondi, dico solo di non cadere in tentazione, di non pensare che, dato che ci vogliamo bene, abbiamo certamente ragione, e siamo i migliori ad ogni costo e in ogni caso. 
Dovremmo emigrare, ecco la verità. Scrivere non per il miserabile paesello, non per essere riconosciuti al bar del villaggio(“lo vedi quello? E&#039; uno scrittore.” “Ma va?”, “Giuro.” “Roba da matti.”), non per farci le guerre dei poveri. Dovremmo confrontarci con il mondo. E, vi dirò, sta proprio accadendo questo. Alcuni (mi pare Scarpa) hanno fatto notare che gli italiani stanno per essere tradotti, sono tradotti. Dopo quanti anni? Ma lo sapete che in Francia sono convinti che Moravia sia un contemporaneo? Bene, bene, c&#039;è carne al fuoco. Confrontiamo la nostra scrittura con i nostri compagni di viaggio europei e americani. Vediamo di capire se possiamo dare loro del tu.
E sgomitiamo. Diamo visibilità politica ai nostri atti. I media esistono, la tv esiste. Non possiamo snobbarla, non possiamo credere che non ci sia. Che facciamo? La lasciamo a Vespa? A Sgarbi? 
Quanto meno in un media non ancora blindato come internet molti lo stanno già facendo. Sgomitano. Massimo rispetto, cioè, a chi si sbatte come un pazzo a leggere e recensire gratis libri e libri (dal super Genna in giù, o su, vedete voi).
Ma non caschiamo nelle divisioni intestine assurde. Non giochiamo a “io sono uno scrittore di genere, tu fai letteratura”, o, “Io faccio letteratura, mica roba di genere”. Leggiamo e giudichiamo, OGNI SINGOLA OPERA, per il suo autentico valore. Indipendentemente se l&#039;ha scritta un ultra settantenne, se il libro ha venduto 200.000 copie, se ne ha vendute solo 200, se è di un trentatreenne, se è un giallo, un nero, un rosa, un rosso. Senza il bon ton, senza l&#039;erre moscia, senza i mignolini alzati, la puzzetta sotto il naso ma anche senza volgari, patetiche provocazioni. Senza l&#039;insulto alla persona. Per confrontarci, veramente, sui contenuti. Senza lamentismi da pizzata fra amici (piove, governo ladro).
Fuori le palle, insomma. Politici, non politicanti.

Non oso rileggermi. Vi bacio (ma sì, baciamoci!)

Gianni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi pomeriggio sono andato al Teatro degli Arcimboldi a vedere una prima mondiale di Michael Nyman. Cosa c&#8217;entra? C&#8217;entra, c&#8217;entra&#8230; Nyman, lo sappiamo, per le sue colonne sonore, è una specie di celebrità un po&#8217; in tutto il mondo. Ma non nasce dal nulla, dal vuoto. Non a caso nella prima parte i musicisti sul palco hanno suonato brani di alcuni autori inglesi contemporanei, più o meno giovani (più che meno). In Gran Bretagna la musica “colta” è molto seguita. Si organizzano festival, concorsi, etc.<br />
Oggi a teatro (il “teatro dei teatri” italiani) c&#8217;erano solo scolaresche e pensionati. I primi sbadigliavano, i secondi dormivano. (non tutti a dir la verità, e se poi quella musica è “passata” ad almeno il 10% dei presenti, ed erano tantissimi, per me è una bella conquista).<br />
Questa splendida, epocale iniziativa, questo “evento” culturale, unico in Italia, nasce da un gruppo di musicisti  italiani (i Sentieri Selvaggi) che hanno circa l&#8217;età degli scrittori in questione nella polemica scatenata da Luperini. Lo sapevate? Sapevate che c&#8217;è una generazione di musicisti 30-40enni di livello internazionale, che da del tu ai più grandi musicisti del mondo? Qualcuno ce lo racconta?<br />
Non vi sembra curioso che i più innovativi musicisti contemporanei sono o statunitensi o inglesi (con l&#8217;eccezione di due vecchi giganti geniali quali Kancheli e Andriessen)? Questo mi fa venire in mente un po&#8217; tutta la questione della fuga dei cervelli. I giovani fisici, chimici, medici, etc. italiani per fare ricerca vanno all&#8217;estero (per la precisione, quasi sempre in nazioni dove la ricerca è sostenuta: GB, USA, etc.), se no qui diventano patetici portaborse. Anche Carlo Boccadoro e C., in un certo senso, vanno all&#8217;estero. Hanno la fortuna di parlare una lingua universale, quella della musica, e riescono così ad esprimersi, anche come compositori, a livelli “ultranazionali”. (ascoltateli, vi prego. Anche se immagino che Dario, date le sue frequentazioni, sa di che parlo. E non solo lui, ovviamente: ho molta fiducia in questo consesso).<br />
In Italia, nel paese del bel canto, sono cagati a spruzzi. Suonano il pomeriggio di un lunedì davanti a pensionati (che ancora rimpiangono la Callas) e bambinetti (che ascoltano i lunapop). La ricerca musicale in Italia è “ornamento”.<br />
E così è, se mi permettete, la letteratura. Ornamento. E&#8217; un&#8217;attività ASSOLUTAMENTE marginale, ornamentale.<br />
Abbiamo perso il centro, l&#8217;avete capito? Non ci caga più nessuno, ve ne siete resi conto?<br />
La “lamentela tipo” è quella dello scrittore che non riesce a pubblicare. Bene, ora dirò una cosa: secondo me si pubblica anche troppo. La letteratura vive di una “autorevolezza” che altre discipline umanistiche non hanno più. Ha uno spazio (forse perché costa relativamente poco pubblicare, almeno in confronto ad attività creative quali il cinema, il teatro, l&#8217;architettura) fin troppo grande, rispetto all&#8217;attenzione (al disinteresse, cioè) che ha nella società reale. (aprite una rivista X: quante recensioni di libri? E quante di architetture o opere d&#8217;arte contemporanee?) Perché la “società reale” se ne fotte (dei libri, delle architetture, dell&#8217;arte). Pensa che un libro sia intrattenimento. Ornamento. Ma come diceva Adolf Loos: Ornamento è delitto.<br />
A questo punto? Gesù, non c&#8217;è più niente da fare! E&#8217; la fine. Muoia Sansone con tutti i filistei&#8230;<br />
No.<br />
Semplicemente vediamo lucidamente (come dice Franz) le cosa come stanno.<br />
Sono molto legato alla massima gramsciana: “pessimismo della ragione, ottimismo della volontà”.<br />
So come stanno le cose. Non mi perdo nelle polemicuzze fra chi vuole dividere per imperare, da una parte, e chi pensa che solo l&#8217;unione fa la forza, dall&#8217;altra. Tanto, sui primi, sapete già come la penso: moriranno. Sono già morti. Non sono nulla. Che passino il tempo a rimembrare il verso del chiurlo. Io non so neppure come cazzo è fatto un chiurlo. Sugli altri, i secondi, dico solo di non cadere in tentazione, di non pensare che, dato che ci vogliamo bene, abbiamo certamente ragione, e siamo i migliori ad ogni costo e in ogni caso.<br />
Dovremmo emigrare, ecco la verità. Scrivere non per il miserabile paesello, non per essere riconosciuti al bar del villaggio(“lo vedi quello? E&#8217; uno scrittore.” “Ma va?”, “Giuro.” “Roba da matti.”), non per farci le guerre dei poveri. Dovremmo confrontarci con il mondo. E, vi dirò, sta proprio accadendo questo. Alcuni (mi pare Scarpa) hanno fatto notare che gli italiani stanno per essere tradotti, sono tradotti. Dopo quanti anni? Ma lo sapete che in Francia sono convinti che Moravia sia un contemporaneo? Bene, bene, c&#8217;è carne al fuoco. Confrontiamo la nostra scrittura con i nostri compagni di viaggio europei e americani. Vediamo di capire se possiamo dare loro del tu.<br />
E sgomitiamo. Diamo visibilità politica ai nostri atti. I media esistono, la tv esiste. Non possiamo snobbarla, non possiamo credere che non ci sia. Che facciamo? La lasciamo a Vespa? A Sgarbi?<br />
Quanto meno in un media non ancora blindato come internet molti lo stanno già facendo. Sgomitano. Massimo rispetto, cioè, a chi si sbatte come un pazzo a leggere e recensire gratis libri e libri (dal super Genna in giù, o su, vedete voi).<br />
Ma non caschiamo nelle divisioni intestine assurde. Non giochiamo a “io sono uno scrittore di genere, tu fai letteratura”, o, “Io faccio letteratura, mica roba di genere”. Leggiamo e giudichiamo, OGNI SINGOLA OPERA, per il suo autentico valore. Indipendentemente se l&#8217;ha scritta un ultra settantenne, se il libro ha venduto 200.000 copie, se ne ha vendute solo 200, se è di un trentatreenne, se è un giallo, un nero, un rosa, un rosso. Senza il bon ton, senza l&#8217;erre moscia, senza i mignolini alzati, la puzzetta sotto il naso ma anche senza volgari, patetiche provocazioni. Senza l&#8217;insulto alla persona. Per confrontarci, veramente, sui contenuti. Senza lamentismi da pizzata fra amici (piove, governo ladro).<br />
Fuori le palle, insomma. Politici, non politicanti.</p>
<p>Non oso rileggermi. Vi bacio (ma sì, baciamoci!)</p>
<p>Gianni</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/03/01/senza-titolo/#comment-2470</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=316#comment-2470</guid>

					<description><![CDATA[Scusa, Mario Zero, le pagine sull&#039;Argentina escono su Fernandel, essendo abbonato le leggo lì con qualche mese d&#039;anticipo. A me è capitato che mi chiedessero in prestito la rivista solo per leggerle le sue pagine. Fortunatamente le pubblicano anche su NI, altrimenti mi sarebbe toccato pure scannerizzarle per altra gente che non abita vicino a me (tipo il ducatista Alessandro Garigliano). Non credo che sia obbligatorio commentarle, a me piacciono molto ma non ho sentito cose da aggiungere, magari è così anche per altri. Piuttosto Marco Drago si chiedeva sul forum di Maltesenarrazioni perché un lavoro così esca per una piccola rivista e non per quotidiano, per esempio.
Sul fatto che Moresco non abbia lettori, boh, forse non sono masse oceaniche, certo non c&#039;è la pubblicità, come potrebbe esserci, Mario Zero, te lo vedi Moresco da Costanzo? Moresco sulla copertina dell&#039;Espresso? Moresco sul paginone centrale di Repubblica? Moresco a Domenica in?Canti del Caos vicino alle casse dell&#039;ipermercato? Ma almeno l&#039;ultimo libro è distribuito, questo fa sì che qualcuno, che non ne ha mai sentito parlare, lo compri e magari lo apprezzi. Ti copio incollo una classifica, anzi una play list perché il sito da cui proviene è dedicato alla musica roots americana, è una play list di libri del 2003, compilata dal nick Seminole:
&quot;-Antonio Moresco Canti del caos seconda parte Rizzoli 
-Joyce Carol Oates L&#039;età di mezzo Mondadori 
-Stefano D&#039;Arrigo Horcynus orca Rizzoli 
-James Atlas Vita di Saul Bellow Mondadori 
-Richard Ford Mia madre, un ricordo Archinto 
-Jim Thompson L&#039;assassino che è in me Fanucci 
-Oreste Del Buono La parte difficile e altri scritti Scheiwiller 
-Giorgio Bassani Cinque storie ferraresi Einaudi 
-Hubert Selby Jr Requiem per un sogno Fazi 
-David Goodis Sparate sul pianista Fanucci 
-Charles Willeford Miami blues Marcos Y Marcos 
-J.K. Rowling Harry Potter e l&#039;ordine della fenice Salani 
-John Cheever Oh città dei sogni infranti Fandango 
-John Pilger Agende nascoste Fandango 

Queste sono alcune tra le cose più belle che mi è capitato di leggere da settembre &#039;03 a oggi. Sarei felice di commentarli con chi li ha letto, e sarò altrettanto felice se piaceranno a chi deciderà di leggerli. Buona immersione!&quot;

Seminole è un ragazzo bolognese ventiseienne, scrive critiche musicali per il sito che ospita il forum (ne sa più lui sulla musica americana degli ultimi trent&#039;anni che Tom Waits), è parecchio in gamba, non c&#039;entra una beata mazza con la presunta cricca di Nazione Indiana. Il forum è http://www.freeforumzone.it/viewforum.aspx?f=13473]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scusa, Mario Zero, le pagine sull&#8217;Argentina escono su Fernandel, essendo abbonato le leggo lì con qualche mese d&#8217;anticipo. A me è capitato che mi chiedessero in prestito la rivista solo per leggerle le sue pagine. Fortunatamente le pubblicano anche su NI, altrimenti mi sarebbe toccato pure scannerizzarle per altra gente che non abita vicino a me (tipo il ducatista Alessandro Garigliano). Non credo che sia obbligatorio commentarle, a me piacciono molto ma non ho sentito cose da aggiungere, magari è così anche per altri. Piuttosto Marco Drago si chiedeva sul forum di Maltesenarrazioni perché un lavoro così esca per una piccola rivista e non per quotidiano, per esempio.<br />
Sul fatto che Moresco non abbia lettori, boh, forse non sono masse oceaniche, certo non c&#8217;è la pubblicità, come potrebbe esserci, Mario Zero, te lo vedi Moresco da Costanzo? Moresco sulla copertina dell&#8217;Espresso? Moresco sul paginone centrale di Repubblica? Moresco a Domenica in?Canti del Caos vicino alle casse dell&#8217;ipermercato? Ma almeno l&#8217;ultimo libro è distribuito, questo fa sì che qualcuno, che non ne ha mai sentito parlare, lo compri e magari lo apprezzi. Ti copio incollo una classifica, anzi una play list perché il sito da cui proviene è dedicato alla musica roots americana, è una play list di libri del 2003, compilata dal nick Seminole:<br />
&#8220;-Antonio Moresco Canti del caos seconda parte Rizzoli<br />
-Joyce Carol Oates L&#8217;età di mezzo Mondadori<br />
-Stefano D&#8217;Arrigo Horcynus orca Rizzoli<br />
-James Atlas Vita di Saul Bellow Mondadori<br />
-Richard Ford Mia madre, un ricordo Archinto<br />
-Jim Thompson L&#8217;assassino che è in me Fanucci<br />
-Oreste Del Buono La parte difficile e altri scritti Scheiwiller<br />
-Giorgio Bassani Cinque storie ferraresi Einaudi<br />
-Hubert Selby Jr Requiem per un sogno Fazi<br />
-David Goodis Sparate sul pianista Fanucci<br />
-Charles Willeford Miami blues Marcos Y Marcos<br />
-J.K. Rowling Harry Potter e l&#8217;ordine della fenice Salani<br />
-John Cheever Oh città dei sogni infranti Fandango<br />
-John Pilger Agende nascoste Fandango </p>
<p>Queste sono alcune tra le cose più belle che mi è capitato di leggere da settembre &#8217;03 a oggi. Sarei felice di commentarli con chi li ha letto, e sarò altrettanto felice se piaceranno a chi deciderà di leggerli. Buona immersione!&#8221;</p>
<p>Seminole è un ragazzo bolognese ventiseienne, scrive critiche musicali per il sito che ospita il forum (ne sa più lui sulla musica americana degli ultimi trent&#8217;anni che Tom Waits), è parecchio in gamba, non c&#8217;entra una beata mazza con la presunta cricca di Nazione Indiana. Il forum è <a href="http://www.freeforumzone.it/viewforum.aspx?f=13473" rel="nofollow ugc">http://www.freeforumzone.it/viewforum.aspx?f=13473</a></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: luminamenti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/03/01/senza-titolo/#comment-2471</link>

		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=316#comment-2471</guid>

					<description><![CDATA[Gianni Biondillo ha posto questioni che a me sembrano vicine al cuore del problema. Vorrei più tardo tornarci. Intanto dico una cosa nella forma interrogativa. Qualcuno ha una idea di cosa, quanto e come leggono gli insegnanti? di quali sono per loro le letture fondamentali? Sì quelli che insegnano nella scuola e istruiscono i ragazzi. Naturalmente non sto qui generalizzando, ma ho esperienza di contatto con molti insegnanti e sulla base della mia esperienza ho tastato il polso di questa situazione, ricavandone qualche impressione, diciamo pure tendenza, forse trend? Pongo la domanda per sapere se troverò gli stessi riscontri o ciò che ne ho ricavato dalla mia esperienza è privo di fondamento, nel senso che ha non assolutamente valore di campione statistico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gianni Biondillo ha posto questioni che a me sembrano vicine al cuore del problema. Vorrei più tardo tornarci. Intanto dico una cosa nella forma interrogativa. Qualcuno ha una idea di cosa, quanto e come leggono gli insegnanti? di quali sono per loro le letture fondamentali? Sì quelli che insegnano nella scuola e istruiscono i ragazzi. Naturalmente non sto qui generalizzando, ma ho esperienza di contatto con molti insegnanti e sulla base della mia esperienza ho tastato il polso di questa situazione, ricavandone qualche impressione, diciamo pure tendenza, forse trend? Pongo la domanda per sapere se troverò gli stessi riscontri o ciò che ne ho ricavato dalla mia esperienza è privo di fondamento, nel senso che ha non assolutamente valore di campione statistico.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-05-15 12:44:34 by W3 Total Cache
-->