La qualità dell’aria allthenightlong

18 marzo 2004
Pubblicato da

RADIO3
TUTTO IN UNA NOTTE

(Riporto l’autocelebrativo comunicato stampa: chi fosse insonne sabato notte, può sintonizzarsi)

cover.jpg Dalla Mezzanotte di sabato 20 marzo sino alle 6 della mattina di domenica 21 marzo 20 scrittori si succederanno in diretta al microfono di Radio3 per dar voce alla nuova e sostanziosa raccolta di racconti La qualità dell’aria. Scrittori di questo tempo, edita da Minimum Fax, dal 20 marzo nelle librerie italiane.
La raccolta è curata da Nicola Lagioia e Christian Raimo. Venti scrittori italiani raccontano il proprio tempo sulla propria pelle attraverso una manciata di racconti impietosi e corrosivi. Venti scrittori sotto i quarant’anni, alcuni più noti di altri, saggiano La qualità dell’aria armati di talento e coraggio; testimoni del proprio tempo raccontano i loro anni cresciuti tra videogiochi e televisioni commerciali, l’odio e l’amore verso questo mondo e questo nostro paese.
Le voci saranno dunque quelle di Ernesto Aloia, Paolo Cognetti, Mauro Covacich, Riccardo Falcinelli e Marta Poggi, Nicola Lagioia, Giordano Meacci, Serafino Murri, Francesco Pacifico, Valeria Parrella, Antonio Pascale, Gabriele Pedullà, Leonardo Pica Ciamarra, Tommaso Pincio, Andrea Piva, Laura Pugno, Christian Raimo, Elena Stancanelli, Giordano Tedoldi, Emanuele Trevi.
Nella festosa atmosfera notturna dello studio, oltre alle voci degli autori, dai microfoni di Radio3 risuoneranno le musiche da loro scelte per ambientare i loro racconti.

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34 Responses to La qualità dell’aria allthenightlong

  1. andrea barbieri il 18 marzo 2004 alle 21:19

    Vabe’ così è uno spot. Forse NI non serve proprio a questo.
    Comunque ciao a Lagioia e Pacifico.

  2. ciriaco il 18 marzo 2004 alle 23:05

    leggetevi ciò che mauri, su la repubblica di oggi, scrive su questo manipolo. credo che stavolta abbia scritto parole sante!!

  3. anna il 19 marzo 2004 alle 00:38

    oggi è davvero troppo. il pezzo di Mauri su la repubblica, la copertina di musica (allegato di repubblica, naturalmente)con dentro il comunicato stampa e il racconto a fumetti, e pure il comunicato stampa su NI! a parte il fatto che per aprire la pagina col maiale ci si mette un po’, devo dire che senza ancora “vederlo in giro” già mi è venuto a noia. comunque per sapere se mauri ha ragione (un’antologia di narratori-filosofi! alla faccia di covacich, la cui storia è definita “storietta” e di tutta la polemica che ha sollevato… ) dovrò leggere il libro.
    non so com’è la qualità dell’aria, ma sicuramente la qualità (e quantità)della comunicazione di minimum è alta.

  4. Bene il 19 marzo 2004 alle 00:50

    Ho sempre apprezzato NI. Mi piace il vostro modo di stare in rete con nome e cognome. Però questa volta avete un po’ esagerato.. questo post sa di pubblicità.

  5. Barone Cicala il 19 marzo 2004 alle 01:17

    saprà anche di pubblicità però la foto della copertina rimpicciolitela! pietà per i 56k!
    ps: complimenti anche a quella gioisa macchina da guerra che è l’ufficio stampa di minimumfax ;)

  6. raimo il 19 marzo 2004 alle 01:41

    scusate se sembra che abbia esagerato. ma a parte che il lavorto che sta dietro quest’antologia è tanto e tale che mi viene da essere l’araldo di me stesso che in genere mi fa schifo essere. e poi a me questo maiale fa impazzire a così grosso come è. il resto può anche essere pula.

  7. Claudio Ciriaco il 19 marzo 2004 alle 07:19

    Adesso non esageri, Raimo! Il “resto” è il contenuto, eh! Per quanto riguarda il maiale le do piena ragione, mi ricorda i vecchi Pink Floyd. E poi, come si dice, del maiale non si butta via niente.
    Auguri per il libro.

  8. Francesco il 19 marzo 2004 alle 10:05

    Francamente esagerato e irritante, se permettete. C’è stato un momento in cui NI rischiava di essere l’house organ della Rizzoli; non vorrei che adesso, fra il criptospot della sbobinatura di Veronesi e il maiale, diventasse l’house organ di Minimum Fax. Non sono sicuro che ci avremmo guadagnato. Evitare in futuro, please.
    Francesco Pieruccini

  9. a.f. il 19 marzo 2004 alle 10:11

    Chi la vuole cotta….chi la vuole cruda…….

  10. Claudio Ciriaco il 19 marzo 2004 alle 10:15

    Il rischio è il loro/nostro mestiere, Pieruccini. Ma non mi pare che questo sia il caso. Se va a leggersi i commenti alla sboBBinatura del monologo di Veronesi, leggerà il solito sacrosanto contrasto di opinioni; e da questa sboBBinatura ne vengono fuori in alcuni casi dei discorsi diametralmente opposti e, quasi sempre, molto più intelligenti. O perlomeno chiari, perchè il Veronesi ci ha fatti, ad alcuni meno intelligenti della media come il sottoscritto, brancolare nel buio dell’incomprensione. Mi pare un’operazione democratica, questa di NI. Se poi la Minimum Fax si fa anche un pò di pubblicità attraverso questo blog, sinceramente non ci vedo nulla di cui vergognarsi. Anzi.

  11. checco il 19 marzo 2004 alle 10:15

    sono dei tromboncini a minimum fax, io l’ho sempre detto.

  12. seymour il 19 marzo 2004 alle 10:19

    che mafia! spero che scarpa dica qualcosa!

  13. Malatesta il 19 marzo 2004 alle 10:41

    L’autopromozione, sobria e dichiarata, non è un male in sé. Se la televisione ti propone i libri di Bruno Vespa e Luciana Littizzetto, se molti giornali e riviste restano ancorati – per quanto riguarda critiche e recensioni – ai vecchi giochi di potere, scambi di favore, promozioni mercenarie ecc., non vedo che ci sia di male nell’autopromozione via internet. Qualche tempo fa, Aldo Busi, in occasione delle polemiche suscitate dal suo travestimento da Callas nello show di Chiambretti, dichiarò senza fronzoli che lui aveva scelto la tv per farsi pubblicità dal momento che rifiutava le sordide vie dei circuiti tradizionali dell’industria culturale (presentazioni, scambi di favori, denaro sottobanco ecc.). Onesto, no? Dunque, niente di male nell’autopromozione. Purché non sia invasiva (cioè NI ci proponga anche, e molto, di autori che non fanno parte o non sono amici della redazione), sia sobria (non eccessivamente autocelebrativa, di stile genniano) e sia dichiarata tale.

  14. Tiziano Scarpa il 19 marzo 2004 alle 12:46

    Per Malatesta: Nazione Indiana non ha una redazione. Ha partecipanti singoli che decidono in totale autonomia che cosa pubblicare senza chiedere il permesso a nessuna “redazione”. Ciascuno di noi ha la password per pubblicare cio’ che vuole. Ci fidiamo gli uni degli altri. Christian Raimo ha pubblicato il maialone. Ha deciso di farlo, è persona adulta e vaccinata. Tempo fa Christian ha avuto qualcosa da commentare in totale autonomia sul modo in cui alcuni di noi hanno risposto alla polemica accesa da Luperini, ora, con altrettanta libertà e autonomia, ha una sua “mossa” da segnalare (che io, personalmente, apprezzo moltissimo. Posso immaginare quanto lavoro ci sia dentro. Probabilmente CENTINAIA di racconti scrutinati per mesi e mesi, migliaia e migliaia di pagine lette, contatto e dialogo con gli autori selezionati, discussione sui testi, proposte di revisioni e versioni rielaborate, insomma, lavoro “maieutico” per ottenere il miglior risultato possibile…). Christian Raimo è una persona libera, come tutti qui dentro, e qui dentro può fare ciò che ritiene più opportuno. Noi ci fidiamo di lui, e lui di noi.

    Avrei pubblicato volentieri personalmente questo comunicato, ma sono fuori casa e non ho l’accesso alla parte del sito che permette di pubblicare in home page. In questo momento vi scrivo da un punto Internet pubblico. Personalmente, avrei messo una immagine più piccola, sia per una questione di stile, sia pensando a chi ha un collegamento a 56k. Ma io non sono Christian, né il “direttore” di Nazione Indiana, che, lo ripeto, non ha una redazione. Come la “nazione” pellerossa, scorrazziamo ciascuno per conto suo, non programmiamo le mosse da fare, siamo pronti a combattere uniti quando serve, se serve e se siamo d’accordo di volta in volta sull’urgenza dell’allarme… Capisco che per alcuni sia difficile da capire una logica simile. E’ molto più consolatorio e facile pensare che tutto il mondo funzioni con logiche di “mafiosità”, “avanguardismo” promozionale, pubblicità reciproca ecc.

    Leggo in questa finestrella molti rilievi rigoristi, fondamentalisti, moralisti, petulantisti. Mi auguro che la stessa insofferenza costoro la applichino alla pubblicità invasiva che caria le anime e i corpi. Mi auguro che le stesse personcine sentenziose vadano davanti alle edicole a sputare su cose come la rivista ufficiale del “Grande Fratello” e simili.

    Cari amici, quanto è facile giudicare! Quanto è più difficile invece rimboccarsi le mani e proporre qualcosa di utile e buono e bello per la comunità! E, a quanto pare, quanto risulta sovrumano (evidentemente oltre le vostre forze), apprezzare quel che di valido arriva dagli altri, invece di stare sempre a criticarli.
    Cari saluti

  15. Fabio Ciofi il 19 marzo 2004 alle 14:21

    Direi che il commento di Scarpa è ampiamnete condivisibile. Peccato per la chiusa paternalistica.

  16. Franco Catullo il 19 marzo 2004 alle 14:27

    E’ sempre paternalistico, e bacchettone, Scarpa. Tempo fa mi pare Governi pronosticava a Scarpa un futuro da “padrista”. Forse ci ha azzeccato.

  17. Michele il 19 marzo 2004 alle 14:32

    a raga’, qui ci sono troppe chiacchiere sul “come” e sui “meccanismi” che sul “cosa”.
    Maiali o non maiali (magari più magri, ok), era solo una segnalazione. Solo un modo per dire: esiste questo libro.
    Poi qualcuno magari (se crede) se lo legge e dice se gli piace, non gli piace, gli fa schifo, è bello, e perché.
    In questo modo, si passa dal “come” al “cosa”. Ed è questo che è importante: il contenuto.
    Il medium serve a segnalarlo, e basta.
    Altrimenti mi fate credere che anche in letteratura il medium è diventato il messaggio (e pure in Internet) e addio principi attivi (della letteratura).
    Non credete?

  18. dario il 19 marzo 2004 alle 14:39

    Scusa Christian, ti ho insaccato il maiale per motivi tecnici (dei visitatori). In bocca al por… al lupo per il libro.

  19. Claudio Ciriaco il 19 marzo 2004 alle 14:42

    Non fa una piega. A parte una cosa: una segnalazione può essere – come in questo caso – pubblicità. Non per fare il pedante, naturalmente.Sicuramente un nuovo lettore dopo questa segnalazione c’è: sono io. (Scusate se è poco…)

  20. andrea barbieri il 19 marzo 2004 alle 14:45

    Tiziano, un libro puoi presentarlo con uno spot oppure puoi andare un po’ più in profondità. Se il libro è buono ed è costato tanto lavoro, a maggior ragione è meglio evitare lo spot che lo assimila a prodotti inutili. Non era rigorismo il mio, cioè sì lo è, ma a buon fine mi pare.

    Anna, se il libro è filosofico è colpa di Lagioia, lui ragiona su tutto un casino, anche quello che scrive è così, e Pacifico sostiene che l’editor-ragionatore gli ha estratto le idee del Caso Vittorio portandole in primo piano. Colpa in senso buono eh.

  21. andrea barbieri il 19 marzo 2004 alle 14:49

    Comunque col maiale insaccato da Dario fa già una figura meno spottosa.

  22. Malatesta il 19 marzo 2004 alle 15:28

    Per Tiziano Scarpa,
    certamente mi sono spiegato male. Il mio intervento era “in difesa” di Raimo. Ho esordito scrivendo che non c’è nulla di male nell’autopromozione, purché sobria e dichiarata tale (forse avrei dovuto aggiungere “come questa”, ammetto la mancanza). Eccetto la gigantografia del maiale, scrivere “Riporto l’autocelebrativo comunicato stampa” mi sembra più che onesto, né mi sembra invasiva o non sobria un’unica promozione di una decina di righe (penso a Genna, che oggi ha pubblicato il SESTO post sulla poesia dell’amico Benedetti toccando punte mistico-esoteriche davvero assurde: tra poco cambierà il nome del sito da miserabili.com a benedetti.com). Ma passi, effettivamente mi sono spiegato male io…
    Quanto alla “redazione”, era solo per indicare la comunità di NI (“redazione multipla indipente” va meglio?), non per accusarvi d’altro, ma capisco il puntiglio…

  23. Tiziano Scarpa il 19 marzo 2004 alle 18:44

    Cari amici,
    non ho tempo di rispondere come vorrei ai commenti che nel frattempo si sono succeduti: mi trovo in un punto Internet per pochi minuti, ho tempo soltanto di incollare qui un commento che ho scritto altrove.

    Ecco, come vedete, l’immagine in home page è stata rimpicciolita. Ho sentito Christian Raimo: non sapeva come si fa a ridurre i file d’immagine quando li si pubblica in rete, ha caricato l’immagine di copertina così com’era, non intendeva invadere il sito con un poster.

    Questo episodio, comunque, mi suscita qualche riflessione. Anche a me ha impressionato che “Repubblica” e “Musica”, supplemento dello stesso giornale, ieri parlassero dello stesso libro (la raccolta di racconti “La qualità dell’aria” edita da minimum fax). Mi ha impressionato POSITIVAMENTE. Ho fatto FESTA.

    Ma andiamo per ordine:

    1. La sensazione festosa è diminuita un poco quando ho letto l’articolo di Paolo Mauri nelle pagine culturali di “Repubblica”: era di fatto una STRONCATURA della raccolta di racconti minimum fax! Chi misura solo i decimetri quadrati occupati sulla pagina e non li ha letti, avrà forse potuto considerarli una promozione, ma a guardarci dentro, a LEGGERLA, quella recensione grondava spocchia.

    2. La copertina di “Musica” non può essere dedicata a un libro? Le copertine di tutte le riviste settimanali e mensili italiane non possono essere dedicate a un libro? Le riviste devono pubblicare sempre e solo facce di presentatori televisivi, cantanti, attori, politici, comici, calciatori ? MAI e poi MAI libri? Forse noi tutti siamo assuefatti, consideriamo ormai SCONTATO, NORMALE, che gli spazi comunicativi (sociali) come le copertine delle riviste siano proprietà esclusiva dello Spettacolo (soprattutto televisivo). Forse, vedendo nella copertina di “Musica” dedicata a “La qualità dell’aria” un’esagerazione pubblicitaria NON ABBIAMO PIETA’ CULTURALE E UMANA per le classi sociali svantaggiate.
    Forse, storcendo il naso per la copertina di “Musica” dedicata al libro di minimum fax diventiamo Savonarola snob, molto élitari, che non tengono conto dei “proletari culturali”… In Italia esistono lettori potenziali che possono essere informati dell’esistenza di voci diverse, di scrittori (giovani o no, italiani o no) ANCHE o SOLTANTO grazie alle copertine di supplementi o riviste come “Musica” ecc. Ci sono persone che non leggeranno mai le pagine culturali di “Repubblica”, e che possono risultare incuriosite da una segnalazione letteraria su una rivista MUSICALE. C’è qualcosa di male in questo?

    3. Tra l’altro, “Musica”, il supplemento di Repubblica, non parla mai o quasi mai di libri italiani. Una rubrica di libri ce l’ha. Una volta, se non sbaglio, la teneva il critico Filippo La Porta (che adesso scrive i “francobolli” sulla colonnina a lato, nella stessa pagina). Ma ora chi la firma? Gabriele Romagnoli. Giornalista ma anche scrittore, romanziere, insomma narratore italiano. Dev’essere per estrema correttezza professionale che Romagnoli evita di parlare di libri italiani (è un’interpretazione mia). Le segnalazioni di libri italiani vengono fatte casomai in tre righe, in formato francobollo da FLP, sul colonnino di testo accanto alle recensioni di Romagnoli. Che pensare di questo fatto? Apparentemente, si tratta di un caso di probità estrema: una persona onesta vuole evitare il “conflitto di interessi”. Ed è senz’altro così, lo dico (lo ipotizzo) senza alcuna ironia! (Romagnoli non l’ho mai incontrato, ma DAVVERO da quello che fa e scrive lo considero una persona onestissima, oltre che un OTTIMO scrittore). Ma lasciamo stare le intenzioni di Romagnoli: il risultato OGGETTIVO qual è? Eccolo: lo scrittore italiano Gabriele Romagnoli occupa uno spazio, una rubrica dedicata ai libri, in una rivista molto popolare letta da persone interessate alla musica rock e pop, persone che potrebbero anche essere informate sulla letteratura italiana (giovane o no, vecchia o nuova, non importa); siccome però Romagnoli non vuole cadere in conflitti d’interessi, cioè non se la sente di segnalare libri italiani (lui che i romanzi li scrive), ebbene, di fatto le recensioni delle novità librarie di letteratura italiana (narrativa e no) sono bandite dal popolare settimanale “Musica”, o confinate nei “francobolli” del colonnino accanto alla rubrica editoriale vera e propria… Non vi sembra quanto meno PARADOSSALE? Ovvio, i destini della letteratura italiana (giovane o vecchia, nuova o stantia) non si decidono con “Musica”: chisseneimporta di “Musica”! (Io tra l’altro nemmeno l’avevo notata questa situazione, di Romagnoli, La Porta, ecc.: me l’ha fatta notare un amico proprio ieri). Ma è un ESEMPIO che ho fatto soltanto per esortare noi tutti a considerare IL PAESAGGIO, prima di puntare il dito gridando “orrore! pubblicità, pubblicità!”

    4. L’avete vista la copertina dell’ultimo “Pulp”? Come la mettiamo, lì? E’ dedicata a Vinicio Capossela, che sta per uscire con un romanzo da Feltrinelli. Com’è che appena un cantante fa un romanzo, subito gli si spalancano i portoni della letteratura, con tutti gli annessi e connessi? Contratti editoriali vantaggiosissimi (immagino; è un’ipotesi mia), pubblicità, copertine delle riviste LETTERARIE oltre a quelle MUSICALI… D’accordo, gli amici di “Pulp” si sono fatti un lifting grafico proprio a cominciare da questo numero, e forse, con la copertina di Capossela, hanno voluto dare un segnale di presenza un po’ più “pop” per acchiappare nuovi lettori, per dire “ehi, ragazzi che amate la musica, forse non ve ne eravate accorti prima, ma esiste una rivista di libri che ha lo stesso taglio grintoso dei mensili di rock, ci occupiamo anche dei cantanti che conoscete, gente che scrive libri come tanti altri che non fanno musica ma non sono niente male…” (è un’interpretazione mia, ovviamente). Non mi straccio le vesti per la scelta di “Pulp”, ma non posso non notare che spesso in queste cose ci sono due criteri: due pesi e due misure, come si suol dire…: da una parte indifferenza, o lassismo, o cecità totale (o forse solo incolpevole rassegnazione, assuefazione) verso le tonnellate di propaganda delle tivù cerebrolese, dei film pessimi, ecc.; dall’altra rigorismo inflessibile verso i faticosi canali di informazione con cui la letteratura cerca di dire: “ci sono”. O forse no, a ben vedere c’è un criterio solo. Se gridiamo allo scandalo perché la letteratura italiana si autopromuove (e in realtà spesso è COSTRETTA ad autopromuoversi, non ha alternative) non facciamo forse il gioco dello Spettacolo, della fuffa, del capitale, del mercato, della pubblicità fine a se stessa, dell’inautentico, dell’inumano (chiamatelo come volete: sono tutte variazioni dello Schifo)? Ve lo domando, se avete voglia di rispondermi (dopo avere avuto la pazienza di leggermi fino a qui). Il sottinteso e la conseguenza di questo (apparente) rigorismo, infatti, secondo me è: che la letteratura resti nell’ombra! Che rimanga una cosa per pochi! Che la si tacci di autopromozione, narcisismo e pubblicità ogni volta che riesce a comunicare un minuscolo segnale di presenza! Che intanto si continui a lasciar propagandare a dosi massicce, in quantità madornali, l’avanspettacolo televisivo, la fiction di stato e di mercato! Che si faccia finta di nulla sulla situazione REALE, e si consideri naturale e normale che dappertutto ci sia spazio solo per il calcio il governo la ferrari sanremo il grande fratello…!

    Sono in giro e nei prossimi giorni non potrò partecipare alla discussione di frequente come vorrei. Scusatemi.

  24. Malatesta il 19 marzo 2004 alle 19:33

    Vede, caro Scarpa, litighiamo dicendo le stesse cose. Scusi se mi autocito: “Se la televisione ti propone i libri di Bruno Vespa e Luciana Littizzetto, se molti giornali e riviste restano ancorati – per quanto riguarda critiche e recensioni – ai vecchi giochi di potere, scambi di favore, promozioni mercenarie ecc., non vedo che ci sia di male nell’autopromozione via internet.” L’esempio di Busi mi serviva a corroborare questa tesi: Raimo, in sostanza, fa quello che ha fatto Busi, essendo estraneo (in parte o del tutto) ai tradizionali circuiti promozionali dell’industria culturale italiana. Ben venga!
    E quando scrivo della legittimità dell’autopromozione “purché non sia invasiva (cioè NI ci proponga anche, e molto, di autori che non fanno parte o non sono amici della redazione), sia sobria (non eccessivamente autocelebrativa, di stile genniano) e sia dichiarata tale” indicavo un pericolo dal quale guardarvi, non una situazione di fatto (il cattivo esempio è Genna, non voi!). Peace and love…

  25. Claudio Ciriaco il 19 marzo 2004 alle 19:40

    Qui su Ni c’è troppa gente ultimamente che, con i suoi ragionamenti, non fa una piega. Scarpa, lei ha messo il tigre nel motore del suo ragionamento. Ha ragione. Un annetto fa un’amica diciamo intima mi indica “Musica” e mi fa: “ma che cavolo c’entra la letteratura con una rivista di musica?” Notare che la ragazza in questione era una che scriveva in un giornale… Ora, ne è nata una discussione. “Che cazzo vuol dire?”, le ho fatto io. “Siamo nella merda fin qui, noi scrittori… Cos’è ‘sto purismo editoriale dell’ultima ora?” Ero in torto perchè ho alzato i toni, ma avevo ragione sui contenuti. Sono uscito sbattendo la porta. Ecc.ecc. Il tatto è tutto, come mi diceva mio padre, ma lo strappo alla regola è consentito quando ne vale la pena…
    Tanto per dire: se una raccolta di racconti di nuovi autori va sulla copertina di Musica è un bene per gli tutti gli scrittori – a meno che non soffrano, alcuni di loro, di quel vizio capitale assurto a comportamento dell’anima (o animaccia loro) che si chiama invidia. Ora, Scarpa ha ragione, lui la piega ai pantaloni la sa fare. Però ‘sta storia di Vinicio Capossela che scrive romanzi non la riesco a digerire, mi dispiace… E anche il Ligabue, e anche il front man dei Subsonica. Poi magari si dimostrano dei grandi scrittori… Ma no, loro fanno vendere perchè si portano il nome appresso come volano markettingaro, e ci smenano gli scrittori veri (dilettanti, professionisti, semiprofessionisti, ma comunque VERI): lo spazio riservato alla loro sacrosanta promozione viene loro tolta dalle velleità letterarie dei cantanti. Ora, Ligabue come regista non è male… E’ pur vero che è un ottimo cantautore. Vinicio Capossela è un paraculo che mischia Paolo Conte con Tom Waits in salsa brasata, ma questo è un parere assolutamente personale… Il front man dei Subsonica non è male. A quando un libro di poesie di Morgan (musicalmente, peraltro, il migliore di tutti questi qui messi insieme?). Ci manca tanto il secondo o terzo romanzo di Vecchioni (Cuci a San Siro) e il terzo o quarto reportage intimocarinzico saudadesco di Ivano Fossati (La mia banda suona à la coque). Epperò la grana fa gola a tutti, me compreso, modestamente… L’approccio di Scarpa “ho fatto festa” è di quelli buoni. Da prendere a esempio. Rimane il fatto che se ci mettessimo noi a cantare si rivolterebbero le major discografiche.
    C’era un grande poeta che era anche un grande cantautore… Lo chiamavan Faber e non Dondolo.
    I suoi testi non erano funzionali – per forza, com’è giusto – alla forma canzone. O meglio, lo erano, ma al contempo le parole possono essere lette – caso di Dylan, anche – per conto loro. Invece c’era Tenco che scriveva testi magnifici ma se li leggi senza musica e voce-interpretazione ci perdi un bel pò. Dunque De Andrè, lui, era un vero scrittore e un vero musicista. Non un cantautore, vale a dire un musicista-paroliere.
    Per il resto, a ciascuno, così come viene, il suo mestiere. Poi è vero che Alberto Savinio era uno scrittore eccellente e un pittore geniale e un compositore interessante. Ma ora dov’è?

  26. Andy il 19 marzo 2004 alle 21:56

    Il libro di poesie di Morgan già esiste e s’intitola “Dissoluzione”. E’ stato edito nel 1999 da Bompiani.

  27. Claudio Ciriaco il 19 marzo 2004 alle 22:03

    Volevo ben dire… Grazie per la dissoluz.. ehm… la segnalazione…

  28. raimo il 20 marzo 2004 alle 03:28

    grazie dario per il rimpicciolimento, grazie tiziano per il ridimensionamento. scusate tutti per l’invasività. racconto questa cosa. quando anni fa ero più piccolo uscì il libro di aldo nove, puerto plata market, ci fu una presentazione in una libreria. paolo mauri e enrico ghezzi ne decantarono le lodi. mi aspettavo poi che aldo nove facesse il modesto scrollandosi le spalle. non fece così, anzi, disse cose come in ruolo da sapiente. mi diede fastidio questa mancanza di galateo. ehi chi ti credi di essere?, pensavo io giovane scrittore spocchioso, desideroso che nessun altro fosse bravo più di me.
    reagisco oggi allo stesso modo quando leggo per esempio il ricatto della mancanza di attenzione che lamenta moresco. ma l’atteggiamento sbagliato me ne rendo conto in molti casi è il mio.
    l’altroieri sono andato da christie’s a roma dove veniva battuto all’asta il famoso manoscritto di dino campana con la prima stesura dei canti orfici. il quadernetto che affidò a soffici nella speranza di emergere finalmente. soffici lo perse. lui riscrisse tutto a memoria. essere pubblicato per lui voleva dire salvarsi dalla pazzia. un poeta che riconosceva l’importanza del proprio valore. l’asta partiva da duecentomila euro che andranno agli eredi, che non ci finanzieranno nessuna fondazione campana. lo stesso giorno il libro di melissa p. veniva venduto in 22 paesi alla fiera di londra. lei il suo manoscritto l’aveva affidato a caltabellota della fazi per sottrarlo alla possibilità che il padre lo distruggesse. che voglio dire?
    che imparerò a usare meglio photoshop e mettere le immagini nelle giuste proporzioni.
    a presto, christian

  29. Enzo Mansueto il 20 marzo 2004 alle 14:54

    E promozione per promozione, aggiungete il mio pezzone sul Corriere del Mezzogiorno-Puglia di oggi (20 marzo).

    Domani (21 marzo) E’ IL MIO COMPLEANNO (giornata mondiale della poesia, guarda caso):

  30. Franco M il 20 marzo 2004 alle 17:55

    grande, Mansueto!
    Auguri

  31. joyce17 il 21 marzo 2004 alle 01:30

    Ho avuto l’impressione che la protagonista del racconto della signora Pugno si chiami Martina, ma magari mi sbaglio.

  32. Franco Caponeri il 21 marzo 2004 alle 10:47

    PAOLO – MAURI – MAKES – ME – WANT – SMOKE – CRACK !

  33. Donatella il 21 marzo 2004 alle 11:32

    Anna (Tullia F.), nei sottoforum (i sottodungeouns dei blog) già si mormora che il tuo sprezzo nei confronti di Raimo sia il frutto di una love-story finita male.
    Letteratura. Eros. Fotoromanzo. La letteratura unisce: ri-parlatevi, riunitevi. Ma soprattutto: congiungetevi.
    Love love love…

  34. Vincenzo il 22 marzo 2004 alle 13:39

    Dai, dai.
    Io non sono stato su tutto il sabato notte a sentirmi l’evento, però se non l’avessi letto qua non l’avrei saputo in nessun modo. Sarebbe stato un peccato.



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