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	Commenti a: Il nuovo diarismo	</title>
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		<title>
		Di: Dario Voltolini		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/03/23/il-nuovo-diarismo/#comment-2990</link>

		<dc:creator><![CDATA[Dario Voltolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Capisco che il problema c&#039;è, e lo sento pure mio, tuttavia io sto scrivendo, mica ho smesso.
Ciao]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Capisco che il problema c&#8217;è, e lo sento pure mio, tuttavia io sto scrivendo, mica ho smesso.<br />
Ciao</p>
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		<title>
		Di: Marco Motta		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/03/23/il-nuovo-diarismo/#comment-2991</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Motta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quello che si è detto è sfacciatamente vero quanto irresolubile.
Che gli scrittori si siano dati al diario, al blog, al blog collettivo, da parte mia, sono convinto dipenda essenzialmente da internet, da ciò che esso “è”. Non si tratta di lodare o demonizzare, si tratta della presa di coscienza di un fatto da cui regredire è impensabile: internet è sfruttato in questo modo dagli scrittori perché esso si presta immancabilmente ad essere sfruttato in questo verso, e pretendere diversamente sarebbe come bandire il motori a scoppio o vietare la televisione.
D&#039;altra parte l&#039;inevitabilità di questa tendenza mi figuro di poterla attribuire certamente all’invidia della scrittura per quella qualità che è sempre stata propria di tutte le altre arti: della musica, delle arti figurative prima, del cinema e della televisione poi: l&#039;estemporaneità.
Che questo sia andato a discapito della qualità era inevitabile ma credo che, una volta che le acque si saranno calmate potremo anche vederci un po&#039; più chiaro. Come in tutte le cose.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quello che si è detto è sfacciatamente vero quanto irresolubile.<br />
Che gli scrittori si siano dati al diario, al blog, al blog collettivo, da parte mia, sono convinto dipenda essenzialmente da internet, da ciò che esso “è”. Non si tratta di lodare o demonizzare, si tratta della presa di coscienza di un fatto da cui regredire è impensabile: internet è sfruttato in questo modo dagli scrittori perché esso si presta immancabilmente ad essere sfruttato in questo verso, e pretendere diversamente sarebbe come bandire il motori a scoppio o vietare la televisione.<br />
D&#8217;altra parte l&#8217;inevitabilità di questa tendenza mi figuro di poterla attribuire certamente all’invidia della scrittura per quella qualità che è sempre stata propria di tutte le altre arti: della musica, delle arti figurative prima, del cinema e della televisione poi: l&#8217;estemporaneità.<br />
Che questo sia andato a discapito della qualità era inevitabile ma credo che, una volta che le acque si saranno calmate potremo anche vederci un po&#8217; più chiaro. Come in tutte le cose.</p>
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		<title>
		Di: Malatesta		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/03/23/il-nuovo-diarismo/#comment-2992</link>

		<dc:creator><![CDATA[Malatesta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Davvero un bel pezzo...
Sono d&#039;accordo con Marco Motta sia sul discorso dell&#039;estemporaneità (brutta e bella copia, accordo con l&#039;editore, dettagli burocratici, correzioni delle bozze, distribuzione nelle librerie, necessità di recensioni e promozioni a vario livello ecc. fanno del libro una costruzione lenta, che non tiene il passo con l&#039;attuale velocità dei tempi: internet invece fa piazza pulita di filtri e mediazioni...), sia sulla convinzione della temporaneità del fenomeno (siamo ovviamente nel clima caotico e convulso tipico delle fasi iniziali di qualcosa...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Davvero un bel pezzo&#8230;<br />
Sono d&#8217;accordo con Marco Motta sia sul discorso dell&#8217;estemporaneità (brutta e bella copia, accordo con l&#8217;editore, dettagli burocratici, correzioni delle bozze, distribuzione nelle librerie, necessità di recensioni e promozioni a vario livello ecc. fanno del libro una costruzione lenta, che non tiene il passo con l&#8217;attuale velocità dei tempi: internet invece fa piazza pulita di filtri e mediazioni&#8230;), sia sulla convinzione della temporaneità del fenomeno (siamo ovviamente nel clima caotico e convulso tipico delle fasi iniziali di qualcosa&#8230;)</p>
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		<title>
		Di: Marco Motta		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/03/23/il-nuovo-diarismo/#comment-2993</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Motta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Solo per spiegarmi meglio: per estemporaneità intendevo non tanto quello che dice Malatesta che è pure giusto, quanto, esemplificando: per ascoltare un brano musicale, guardare un quadro, un film o la tv, non è richiesto particolare sforzo da parte dello spettatore. Una cosa del genere la disse Baricco nel saggio breve “L’anima di Hegel e le mucche del Wisconsin”; era ancora l’epoca in cui rifletteva a lungo prima di scrivere un libro.
Leggere, invece, comporta uno sforzo e, anche se internet non ha rimediato integralmente a questo impegno che è pure necessario, ha in qualche modo reso tutto più &quot;semplice&quot;. Non so spiegarmi granché meglio che con una similitudine: scrivere per la rete è come -e vorrei dirlo il più possibile senza moralismi anche perché tra questi che scrivono per la rete ci sono io pure- una “fiction” alla quale non si presta attenzione parola per parola, e proprio in base a questo preciso obbiettivo essa stessa è congegnata dai suoi autori.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Solo per spiegarmi meglio: per estemporaneità intendevo non tanto quello che dice Malatesta che è pure giusto, quanto, esemplificando: per ascoltare un brano musicale, guardare un quadro, un film o la tv, non è richiesto particolare sforzo da parte dello spettatore. Una cosa del genere la disse Baricco nel saggio breve “L’anima di Hegel e le mucche del Wisconsin”; era ancora l’epoca in cui rifletteva a lungo prima di scrivere un libro.<br />
Leggere, invece, comporta uno sforzo e, anche se internet non ha rimediato integralmente a questo impegno che è pure necessario, ha in qualche modo reso tutto più &#8220;semplice&#8221;. Non so spiegarmi granché meglio che con una similitudine: scrivere per la rete è come -e vorrei dirlo il più possibile senza moralismi anche perché tra questi che scrivono per la rete ci sono io pure- una “fiction” alla quale non si presta attenzione parola per parola, e proprio in base a questo preciso obbiettivo essa stessa è congegnata dai suoi autori.</p>
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		<title>
		Di: franz krauspenhaar		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/03/23/il-nuovo-diarismo/#comment-2994</link>

		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La tivù è quella che è. C&#039;è Telemarket coi suoi De Chirico provenienti direttamente dal &quot;Fondo di Magazzino dell&#039;Arte&quot;, e c&#039;è la De Filippi e ci sono i programmi notturni e la tivù del dolore e quella del rimpianto (molte repliche dalle 3.00 alle 6.00 AM), Passaparola e lo spot del Perlana, Perlasca e, a chiudere si fa per dire il cerchio, Il Marito della Signora Maria. Va tutto bene, anzi no, male. Questo è il palinsesto, chi non lo vuole spenga, chi non ha la tivù (come Busi) non deve nemmeno spegnere. Viva Busi come scrittore e come combattente e come personaggio mediatico, anche, d&#039;accordo con Elio. L&#039;approccio di Salinger (o di Pynchon, che secondo me, più che altro, NON ESISTE...) non è garanzia di fermezza morale nè di altra cosa che con la morale si tiene. Magari, chissà, è garanzia di paranoia e basta.
Ciò che conta sono le opere, i riusltati di ciò che questi grandi hanno prodotto ( e produrranno) con il loro duro lavoro. Anche fosse, qualcuno di loro, un serial killer...
Ecco, le motivazioni di Busi possono essere rispettate, niente moralismi (anche se al MCS, recentemente, AB inveì e parechio contro la tivù, e questa, secondo il mio modesto parere di blogger-scrittore, è un pò mancanza di stile. E lo stile è tutto, anche per un serial killer...)
Comunque, sono peccati veniali; e amen.
Secondo me, questa è la mia sensazione, alla resa dei conti molti ( o un certo numero) di intellettuali che non hanno la tivù (e lo fanno sapere a ogni piè sospinto, of course) o la tengono spenta al massimo dei giri, la guarderanno, alla voce &quot;Amici di Maria&quot;, con una certa curiosità. Busi porterà ascolto al programma e probabilmente ci regalerà divertimento e saggezza ed estro; e gli intellettuali senza tivù magari romperanno le palle al vicino chiedendo: &quot;Scusi, mi presterebbe un pò di sale? E con l&#039;occasione, mi farebbe guardare un pò di tivù?...&quot;. Chissà se l&#039;auditel se ne accorgerà.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La tivù è quella che è. C&#8217;è Telemarket coi suoi De Chirico provenienti direttamente dal &#8220;Fondo di Magazzino dell&#8217;Arte&#8221;, e c&#8217;è la De Filippi e ci sono i programmi notturni e la tivù del dolore e quella del rimpianto (molte repliche dalle 3.00 alle 6.00 AM), Passaparola e lo spot del Perlana, Perlasca e, a chiudere si fa per dire il cerchio, Il Marito della Signora Maria. Va tutto bene, anzi no, male. Questo è il palinsesto, chi non lo vuole spenga, chi non ha la tivù (come Busi) non deve nemmeno spegnere. Viva Busi come scrittore e come combattente e come personaggio mediatico, anche, d&#8217;accordo con Elio. L&#8217;approccio di Salinger (o di Pynchon, che secondo me, più che altro, NON ESISTE&#8230;) non è garanzia di fermezza morale nè di altra cosa che con la morale si tiene. Magari, chissà, è garanzia di paranoia e basta.<br />
Ciò che conta sono le opere, i riusltati di ciò che questi grandi hanno prodotto ( e produrranno) con il loro duro lavoro. Anche fosse, qualcuno di loro, un serial killer&#8230;<br />
Ecco, le motivazioni di Busi possono essere rispettate, niente moralismi (anche se al MCS, recentemente, AB inveì e parechio contro la tivù, e questa, secondo il mio modesto parere di blogger-scrittore, è un pò mancanza di stile. E lo stile è tutto, anche per un serial killer&#8230;)<br />
Comunque, sono peccati veniali; e amen.<br />
Secondo me, questa è la mia sensazione, alla resa dei conti molti ( o un certo numero) di intellettuali che non hanno la tivù (e lo fanno sapere a ogni piè sospinto, of course) o la tengono spenta al massimo dei giri, la guarderanno, alla voce &#8220;Amici di Maria&#8221;, con una certa curiosità. Busi porterà ascolto al programma e probabilmente ci regalerà divertimento e saggezza ed estro; e gli intellettuali senza tivù magari romperanno le palle al vicino chiedendo: &#8220;Scusi, mi presterebbe un pò di sale? E con l&#8217;occasione, mi farebbe guardare un pò di tivù?&#8230;&#8221;. Chissà se l&#8217;auditel se ne accorgerà.</p>
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		<title>
		Di: franz		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/03/23/il-nuovo-diarismo/#comment-2995</link>

		<dc:creator><![CDATA[franz]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questo andava messo sul colonnino su Busi e la tivù, non qui... la fretta... Scusate, ciao a tutti- un saluto in particolare a Elio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo andava messo sul colonnino su Busi e la tivù, non qui&#8230; la fretta&#8230; Scusate, ciao a tutti- un saluto in particolare a Elio.</p>
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		<title>
		Di: luminamenti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/03/23/il-nuovo-diarismo/#comment-2996</link>

		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho letto velocemente quanto dice Elio Paoloni e meriterebbe una analisi dettagliata. Il finale del suo articolo mi sembra intanto azzeccato! Cmq quando esce un libro scritto tradizionalmente e bene, ho l&#039;impressione che buchi la realtà, lasci il segno nell&#039;immaginario collettivo. Sto finendo la lettura, ritardata, di Non ti muovere&quot; di Margaret Mazzantini, e mi sembra non rimanga inosservato. C&#039;è equilibrio tra descrizione e narrazione, è costruito infischiandosene della crisi del post-moderno!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto velocemente quanto dice Elio Paoloni e meriterebbe una analisi dettagliata. Il finale del suo articolo mi sembra intanto azzeccato! Cmq quando esce un libro scritto tradizionalmente e bene, ho l&#8217;impressione che buchi la realtà, lasci il segno nell&#8217;immaginario collettivo. Sto finendo la lettura, ritardata, di Non ti muovere&#8221; di Margaret Mazzantini, e mi sembra non rimanga inosservato. C&#8217;è equilibrio tra descrizione e narrazione, è costruito infischiandosene della crisi del post-moderno!</p>
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		<item>
		<title>
		Di: b.georg		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/03/23/il-nuovo-diarismo/#comment-2997</link>

		<dc:creator><![CDATA[b.georg]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[se uno dicesse: la gente usa troppo il telefono, i romanzi ne risentono, penso che lo guarderemmo straniti. allo stesso modo pare normale pensare che la radio ha le sue leggi, i suoi modi, che non sono quelli del poema cavalleresco. però se uno analizza la rete, allora no, le idee si ingarbugliano e si finisce per produrre crampi mentali. Come il &quot;diarismo immediato&quot;. Cavoli, cerco di infilare i blog dentro i libri e viceversa, ma non ci passano! Per quanto ci provi il monitor non si sfoglia, porc... L&#039;Ecole du regard... Senza contare che poi, tutta queste gente che parla (sì, parla, mai riflettuto sul fatto che la rete è un medium orale? Un bel paradosso, no? la scrittura orale), che si cita, che discute, e senza depositare la carta d&#039;identità in prefettura! Madama, che sporcizia, che rumore! Cervelli all&#039;ammasso! (per quanto, già averne uno, al giorno d&#039;oggi...). Alla fine a dire il vero sovviene il dubbio che il diarismo im-mediato non esiste, dato che l&#039;im-mediato è una pura aporia. Si dovrebbe dedurne a ritroso, se non esiste, che si è attaccato un mulino a vento. Inventare un&#039;ideologia inesistente  significa smontarla facilmente, ma alla fine ottieni lo zero da cui sei partito, e hai semplicemente mancato l&#039;oggetto (che è specifico e non generico). Se poi i romanzieri smettono di scrivere romanzi (davvero?) avranno i loro motivi. Motivi di romanziere, però, non vale cercare scuse fuori casa. Del resto niente dura per sempre. Io, se fossi in vena, direi che si ripete sempre, la storia, la prima volta come farsa, la seconda come noia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>se uno dicesse: la gente usa troppo il telefono, i romanzi ne risentono, penso che lo guarderemmo straniti. allo stesso modo pare normale pensare che la radio ha le sue leggi, i suoi modi, che non sono quelli del poema cavalleresco. però se uno analizza la rete, allora no, le idee si ingarbugliano e si finisce per produrre crampi mentali. Come il &#8220;diarismo immediato&#8221;. Cavoli, cerco di infilare i blog dentro i libri e viceversa, ma non ci passano! Per quanto ci provi il monitor non si sfoglia, porc&#8230; L&#8217;Ecole du regard&#8230; Senza contare che poi, tutta queste gente che parla (sì, parla, mai riflettuto sul fatto che la rete è un medium orale? Un bel paradosso, no? la scrittura orale), che si cita, che discute, e senza depositare la carta d&#8217;identità in prefettura! Madama, che sporcizia, che rumore! Cervelli all&#8217;ammasso! (per quanto, già averne uno, al giorno d&#8217;oggi&#8230;). Alla fine a dire il vero sovviene il dubbio che il diarismo im-mediato non esiste, dato che l&#8217;im-mediato è una pura aporia. Si dovrebbe dedurne a ritroso, se non esiste, che si è attaccato un mulino a vento. Inventare un&#8217;ideologia inesistente  significa smontarla facilmente, ma alla fine ottieni lo zero da cui sei partito, e hai semplicemente mancato l&#8217;oggetto (che è specifico e non generico). Se poi i romanzieri smettono di scrivere romanzi (davvero?) avranno i loro motivi. Motivi di romanziere, però, non vale cercare scuse fuori casa. Del resto niente dura per sempre. Io, se fossi in vena, direi che si ripete sempre, la storia, la prima volta come farsa, la seconda come noia.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: maschera nuda		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/03/23/il-nuovo-diarismo/#comment-2998</link>

		<dc:creator><![CDATA[maschera nuda]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Tutti, insomma, sembrano insoddisfatti della scrittura “tradizionale” quella che trovava la sua naturale foce nel libro rilegato&quot;.

Sono così d&#039;accordo con questa idea di Paoloni da usarle violenza, strappandola dal suo alveo naturale e innestandola in un ragionamento che col pezzo non c&#039;entra (forse) niente.

Sono tutti così insoddisfatti della scrittura &quot;tradizionale&quot;, Elio, che, a ritroso, questa insoddisfazione investe, modificandoli seriamente, anche i tradizionali canali comunicativi autore-editore.
E&#039; difficile non notare, non so se con sgomento o curiosità culturale, che da qualche tempo in qua sta germogliando un nuovo elemento - non saprei dire quanto pervasivo - nelle dinamiche dell&#039;industria editoriale, un fattore col quale bisognerà cominciare a fare seriamente i conti: il Libro Autoprodotto Intercettato Dal Grande Editore.

Di esempi di LAIDGE, soltanto negli ultimi mesi, ce n&#039;è quanti se ne vuole. Faccio quattro nomi, piuttosto emblematici del fenomeno:

Luisito Bianchi, La messa del&#039;uomo disarmato
Federico Moccia, Tre metri sopra il cielo
Gabriele Marconi, Io non scordo
Leonardo C., Il capolavoro misterioso

Quattro romanzi usciti (o in uscita) nell&#039;ultimo anno, quattro volumi che hanno battuto una pista editoriale finora - credo - sgombra. Testi, come spiegano gli stessi editori, &quot;circolati in edizione autoprodotta e autofinanziata&quot;, &quot;diffusi di mano in mano, da amicizia a amicizia&quot;, &quot;pubblicati semiclandestinamente alcuni anni fa&quot;, &quot;circolati in versione fotocopiata tra i giovani romani&quot;, oppure (ed è il caso dell&#039;unico dei quattro non ancora pubblicato) scritti e lavorati a mano, con tanto di copertina, rilegatura, bandella e nota biografica - e mi riferisco al Capolavoro Misterioso di cui ha parlato Giuseppe Genna su I Miserabili.

Cosa significa, sempre che significhi qualcosa, questo?
Che lezioni dovranno (potranno) trarne gli scrittori inediti che intasano le scrivanie degli editor di letteratura italiana con semplici dattiloscritti, risme di fogli sputati da stampanti o rulli di macchine da scrivere?
I libri saranno costretti, da ora in poi, a un purgatoriale passamano- rigorosamente &quot;di culto&quot; - per un imprecisato numero di anni, prima di approdare alla pubblicazione ufficiale e mainstream?
Il mercato librario testa se stesso, intercettando e diffondendo soltanto &quot;prodotti&quot; già svezzati, già passati per le forche caudine di un (pur ridotto) pubblico?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Tutti, insomma, sembrano insoddisfatti della scrittura “tradizionale” quella che trovava la sua naturale foce nel libro rilegato&#8221;.</p>
<p>Sono così d&#8217;accordo con questa idea di Paoloni da usarle violenza, strappandola dal suo alveo naturale e innestandola in un ragionamento che col pezzo non c&#8217;entra (forse) niente.</p>
<p>Sono tutti così insoddisfatti della scrittura &#8220;tradizionale&#8221;, Elio, che, a ritroso, questa insoddisfazione investe, modificandoli seriamente, anche i tradizionali canali comunicativi autore-editore.<br />
E&#8217; difficile non notare, non so se con sgomento o curiosità culturale, che da qualche tempo in qua sta germogliando un nuovo elemento &#8211; non saprei dire quanto pervasivo &#8211; nelle dinamiche dell&#8217;industria editoriale, un fattore col quale bisognerà cominciare a fare seriamente i conti: il Libro Autoprodotto Intercettato Dal Grande Editore.</p>
<p>Di esempi di LAIDGE, soltanto negli ultimi mesi, ce n&#8217;è quanti se ne vuole. Faccio quattro nomi, piuttosto emblematici del fenomeno:</p>
<p>Luisito Bianchi, La messa del&#8217;uomo disarmato<br />
Federico Moccia, Tre metri sopra il cielo<br />
Gabriele Marconi, Io non scordo<br />
Leonardo C., Il capolavoro misterioso</p>
<p>Quattro romanzi usciti (o in uscita) nell&#8217;ultimo anno, quattro volumi che hanno battuto una pista editoriale finora &#8211; credo &#8211; sgombra. Testi, come spiegano gli stessi editori, &#8220;circolati in edizione autoprodotta e autofinanziata&#8221;, &#8220;diffusi di mano in mano, da amicizia a amicizia&#8221;, &#8220;pubblicati semiclandestinamente alcuni anni fa&#8221;, &#8220;circolati in versione fotocopiata tra i giovani romani&#8221;, oppure (ed è il caso dell&#8217;unico dei quattro non ancora pubblicato) scritti e lavorati a mano, con tanto di copertina, rilegatura, bandella e nota biografica &#8211; e mi riferisco al Capolavoro Misterioso di cui ha parlato Giuseppe Genna su I Miserabili.</p>
<p>Cosa significa, sempre che significhi qualcosa, questo?<br />
Che lezioni dovranno (potranno) trarne gli scrittori inediti che intasano le scrivanie degli editor di letteratura italiana con semplici dattiloscritti, risme di fogli sputati da stampanti o rulli di macchine da scrivere?<br />
I libri saranno costretti, da ora in poi, a un purgatoriale passamano- rigorosamente &#8220;di culto&#8221; &#8211; per un imprecisato numero di anni, prima di approdare alla pubblicazione ufficiale e mainstream?<br />
Il mercato librario testa se stesso, intercettando e diffondendo soltanto &#8220;prodotti&#8221; già svezzati, già passati per le forche caudine di un (pur ridotto) pubblico?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: davide l. malesi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/03/23/il-nuovo-diarismo/#comment-2999</link>

		<dc:creator><![CDATA[davide l. malesi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi pare che di romanzi interessanti (non uso la parola &quot;capolavori&quot;, che mi sembra davvero troppo audace) in Italia negli ultimi anni ne siano usciti, eccome. &quot;Q&quot; è stato un grande esempio - per vastità della trama, potenza dell&#039;affresco narrativo, ricchezza dell&#039;intreccio - che bisognerebbe avere il coraggio di ripetere. Poi &quot;Romanzo criminale&quot; di De Cataldo, &quot;Io non ho paura&quot;, &quot;Dei bambini non si sa niente&quot;, &quot;54&quot;, &quot;Arrivederci amore ciao&quot; di Carlotto, e via discorrendo. Insomma, proprio non mi sembra che il Romanzo sia in estinzione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi pare che di romanzi interessanti (non uso la parola &#8220;capolavori&#8221;, che mi sembra davvero troppo audace) in Italia negli ultimi anni ne siano usciti, eccome. &#8220;Q&#8221; è stato un grande esempio &#8211; per vastità della trama, potenza dell&#8217;affresco narrativo, ricchezza dell&#8217;intreccio &#8211; che bisognerebbe avere il coraggio di ripetere. Poi &#8220;Romanzo criminale&#8221; di De Cataldo, &#8220;Io non ho paura&#8221;, &#8220;Dei bambini non si sa niente&#8221;, &#8220;54&#8221;, &#8220;Arrivederci amore ciao&#8221; di Carlotto, e via discorrendo. Insomma, proprio non mi sembra che il Romanzo sia in estinzione.</p>
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