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	Commenti a: Poesie	</title>
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		Di: emma		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Poesia forte, che incide. Alta, perfino. E se ha padri, sono padri importanti. 
Ottimo, Inglese.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poesia forte, che incide. Alta, perfino. E se ha padri, sono padri importanti.<br />
Ottimo, Inglese.</p>
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		Di: kanji		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[kanji]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[non ho ne bagaglio ne erudizione  per poter dire buono ottimo o insufficente, dico solo mi piace e non mi piace, specificando il perché, e dall&#039;anteprima ciò che ho letto mi piace e questo libro lo voglio......mi piace la profondità del pensiero sotto le dita, senza l&#039;aria pesante di chi scrive imponendo emozioni.....kanji.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>non ho ne bagaglio ne erudizione  per poter dire buono ottimo o insufficente, dico solo mi piace e non mi piace, specificando il perché, e dall&#8217;anteprima ciò che ho letto mi piace e questo libro lo voglio&#8230;&#8230;mi piace la profondità del pensiero sotto le dita, senza l&#8217;aria pesante di chi scrive imponendo emozioni&#8230;..kanji.</p>
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		Di: gino tasca		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gino tasca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Off off topic. Ho tradotto in rima ma allargando a quattordici le sillabe, i sonetti di Shakespeare. Mi piacerebbe mandarvene qualcuno.
Come si fa, a chi ci si rivolge?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Off off topic. Ho tradotto in rima ma allargando a quattordici le sillabe, i sonetti di Shakespeare. Mi piacerebbe mandarvene qualcuno.<br />
Come si fa, a chi ci si rivolge?</p>
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		Di: franz		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/04/03/poesie/#comment-3320</link>

		<dc:creator><![CDATA[franz]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bellissime.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bellissime.</p>
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		Di: Fabrizio Corselli		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/04/03/poesie/#comment-3321</link>

		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Corselli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grande intensità espressiva! Ciao ciao.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grande intensità espressiva! Ciao ciao.</p>
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/04/03/poesie/#comment-3322</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie davvero dei vostri commenti. Quanto a Gino Tasca, se il tuo indirizzo mail è buono, ti posso contattare. Altrimenti, puoi sempre secgliere tre o quattro sonetti dei più riusciti, incollarli qui sotto, e attendere con un po&#039; di pazienza che li metta in &quot;dispatrio&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie davvero dei vostri commenti. Quanto a Gino Tasca, se il tuo indirizzo mail è buono, ti posso contattare. Altrimenti, puoi sempre secgliere tre o quattro sonetti dei più riusciti, incollarli qui sotto, e attendere con un po&#8217; di pazienza che li metta in &#8220;dispatrio&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: gino tasca		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/04/03/poesie/#comment-3323</link>

		<dc:creator><![CDATA[gino tasca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;indirizzo - anche se suona un po&#039; ridicolo è buono - ma penso che farò come dici: ne ficco quattro qui sotto. Grazie dell&#039;attenzione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;indirizzo &#8211; anche se suona un po&#8217; ridicolo è buono &#8211; ma penso che farò come dici: ne ficco quattro qui sotto. Grazie dell&#8217;attenzione.</p>
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		<title>
		Di: Malatesta		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/04/03/poesie/#comment-3324</link>

		<dc:creator><![CDATA[Malatesta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Andrea Inglese,

ho letto e riletto queste sue tre poesie. Sono ispide, materiche e mi son piaciute, soprattutto la seconda. 

Le sue non sono le mosche di Sinisgalli, quasi trasfigurate in lari, entità positive e benigne, compagne della casa e della vita (vita contadina e popolare, s&#039;intende). 

Mi sembrano, invece, elementi dell&#039;inquietudine,  del &quot;putrescente&quot;, della corruzione, della malattia e, quindi, del male...

Bellissima la seconda strofe, dove la malattia è evocata - nonché sarcasticamente invocata - attraverso il dettagliato elenco di zone e oggetti della quotidiana contaminazione...

Nella terza strofe leggo quasi un&#039;assimilazione dei mondi minerale, animale e umano, in una sorta di climax: la fessura delle &quot;latte aperte&quot;, quella degli &quot;occhi dei bovini&quot; e quella delle &quot;narici umane&quot; sono accomunate da questo non esser parimenti risparmiate dalle mosche, cioè dagli agenti della corruzione, del male...

&quot;Il gessato, gli oggetti / fabbricati in serie, il portaombrelli d&#039;acciaio&quot; sono elementi che evocano tranquillità, continuità, durevolezza, e le mosche per questo li ripudiano, preferendo loro il &quot;putrescente&quot; e l&#039;inquietudine di un mondo non pacifico e monocorde, ma frantumato, incerto, mosso...

Dall&#039;ultima strofe, poi, emerge una sorta di &quot;signore delle mosche&quot;, figura espressionistica e riluttante nel suo calzare una testa tranciata di maiale. E&#039; un signore mascherato che, &quot;in piazza&quot;, in virtù della sua maschera, acquista una &quot;prestanza divina&quot;. Ha &quot;al suo seguito / gente amante di vera pulizia, / in squadre armate&quot;, cioè dispone di una vera e propria &quot;forza di polizia&quot;, attraverso la quale attuare &quot;la lotta larvicida&quot;. Ma la lotta &quot;larvicida&quot; non prevede, paradossalmente, l&#039;uccisione delle larve e cioè delle mosche, ma di coloro che delle mosche sono vittime e che come mosche saranno disinfestati...

Ho l&#039;impressione che, nell&#039;ultima strofe, il discorso passi dall&#039;esistenziale al sociale, e i versi prendano una certa intonazione civile. Mi sbaglio? 

O &quot;quelli / che fanno da bersaglio alle mosche&quot; non sono i reietti, i poveri ecc., ma i defunti, i cadaveri? E in questo caso...?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Andrea Inglese,</p>
<p>ho letto e riletto queste sue tre poesie. Sono ispide, materiche e mi son piaciute, soprattutto la seconda. </p>
<p>Le sue non sono le mosche di Sinisgalli, quasi trasfigurate in lari, entità positive e benigne, compagne della casa e della vita (vita contadina e popolare, s&#8217;intende). </p>
<p>Mi sembrano, invece, elementi dell&#8217;inquietudine,  del &#8220;putrescente&#8221;, della corruzione, della malattia e, quindi, del male&#8230;</p>
<p>Bellissima la seconda strofe, dove la malattia è evocata &#8211; nonché sarcasticamente invocata &#8211; attraverso il dettagliato elenco di zone e oggetti della quotidiana contaminazione&#8230;</p>
<p>Nella terza strofe leggo quasi un&#8217;assimilazione dei mondi minerale, animale e umano, in una sorta di climax: la fessura delle &#8220;latte aperte&#8221;, quella degli &#8220;occhi dei bovini&#8221; e quella delle &#8220;narici umane&#8221; sono accomunate da questo non esser parimenti risparmiate dalle mosche, cioè dagli agenti della corruzione, del male&#8230;</p>
<p>&#8220;Il gessato, gli oggetti / fabbricati in serie, il portaombrelli d&#8217;acciaio&#8221; sono elementi che evocano tranquillità, continuità, durevolezza, e le mosche per questo li ripudiano, preferendo loro il &#8220;putrescente&#8221; e l&#8217;inquietudine di un mondo non pacifico e monocorde, ma frantumato, incerto, mosso&#8230;</p>
<p>Dall&#8217;ultima strofe, poi, emerge una sorta di &#8220;signore delle mosche&#8221;, figura espressionistica e riluttante nel suo calzare una testa tranciata di maiale. E&#8217; un signore mascherato che, &#8220;in piazza&#8221;, in virtù della sua maschera, acquista una &#8220;prestanza divina&#8221;. Ha &#8220;al suo seguito / gente amante di vera pulizia, / in squadre armate&#8221;, cioè dispone di una vera e propria &#8220;forza di polizia&#8221;, attraverso la quale attuare &#8220;la lotta larvicida&#8221;. Ma la lotta &#8220;larvicida&#8221; non prevede, paradossalmente, l&#8217;uccisione delle larve e cioè delle mosche, ma di coloro che delle mosche sono vittime e che come mosche saranno disinfestati&#8230;</p>
<p>Ho l&#8217;impressione che, nell&#8217;ultima strofe, il discorso passi dall&#8217;esistenziale al sociale, e i versi prendano una certa intonazione civile. Mi sbaglio? </p>
<p>O &#8220;quelli / che fanno da bersaglio alle mosche&#8221; non sono i reietti, i poveri ecc., ma i defunti, i cadaveri? E in questo caso&#8230;?</p>
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		<title>
		Di: Malatesta		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/04/03/poesie/#comment-3325</link>

		<dc:creator><![CDATA[Malatesta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E poi:

la prima e la terza poesia mi sembrano molto affini, speculari, complementari, riflessioni l&#039;una sulla vita e l&#039;altra sulla morte.

Sulla vita che è &quot;ciò che accade mentre ci stiamo occupando d&#039;altro&quot;, per dirla con John Lennon, la prima. La vita che, paradossalmente, parte da ciò che è inerte, che è o sembra morto o morente, dalla stasi (&quot;sdraiato&quot;, &quot;morente&quot;, &quot;zolla dura, di marmo&quot;, &quot;guardandosi le scarpe senza stringhe&quot;, &quot;ferma tra due persone&quot;, &quot;un foglio poggiato per terra&quot;) e non dal movimento (&quot;le due faccende burocratiche da svolgere&quot; incarnate poi nelle due figure frettolose e attente all&#039;ora: &quot;due persone / in ritardo, che guardavano il polso / sollevato all&#039;altezza del viso&quot;)...

Una riflessione sulla morte e sul dolore la seconda poesia. 
Bellissimo il parallelo tra l&#039;inquilino morto, che conservava &quot;anche il sacchetto del pane con scritto / Grazie arrivederci&quot; (la scritta del sacchetto che diventa un addio come pronunciato dalla vita), e il poeta, legati dalla stessa vita affaccendata e burocratica comparsa già nella prima lirica e resa, in entrambi i casi, con un&#039;iperbole (&quot;ho preso oggi settantasei appuntamenti&quot; e &quot;conservava tutti i fogli stampati del mondo&quot;). Tra &quot;l&#039;archiviare&quot; le numerossime faccende del poeta e il &quot;conservare&quot; tutti i fogli stampati del mondo del vecchio di Crotone si stende un filo, che è la vita, in cui per molti il dolore è ormai abitudine, &quot;il loro / unico hobby, il solo lavoro, il mestiere / più degno&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E poi:</p>
<p>la prima e la terza poesia mi sembrano molto affini, speculari, complementari, riflessioni l&#8217;una sulla vita e l&#8217;altra sulla morte.</p>
<p>Sulla vita che è &#8220;ciò che accade mentre ci stiamo occupando d&#8217;altro&#8221;, per dirla con John Lennon, la prima. La vita che, paradossalmente, parte da ciò che è inerte, che è o sembra morto o morente, dalla stasi (&#8220;sdraiato&#8221;, &#8220;morente&#8221;, &#8220;zolla dura, di marmo&#8221;, &#8220;guardandosi le scarpe senza stringhe&#8221;, &#8220;ferma tra due persone&#8221;, &#8220;un foglio poggiato per terra&#8221;) e non dal movimento (&#8220;le due faccende burocratiche da svolgere&#8221; incarnate poi nelle due figure frettolose e attente all&#8217;ora: &#8220;due persone / in ritardo, che guardavano il polso / sollevato all&#8217;altezza del viso&#8221;)&#8230;</p>
<p>Una riflessione sulla morte e sul dolore la seconda poesia.<br />
Bellissimo il parallelo tra l&#8217;inquilino morto, che conservava &#8220;anche il sacchetto del pane con scritto / Grazie arrivederci&#8221; (la scritta del sacchetto che diventa un addio come pronunciato dalla vita), e il poeta, legati dalla stessa vita affaccendata e burocratica comparsa già nella prima lirica e resa, in entrambi i casi, con un&#8217;iperbole (&#8220;ho preso oggi settantasei appuntamenti&#8221; e &#8220;conservava tutti i fogli stampati del mondo&#8221;). Tra &#8220;l&#8217;archiviare&#8221; le numerossime faccende del poeta e il &#8220;conservare&#8221; tutti i fogli stampati del mondo del vecchio di Crotone si stende un filo, che è la vita, in cui per molti il dolore è ormai abitudine, &#8220;il loro / unico hobby, il solo lavoro, il mestiere / più degno&#8221;.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/04/03/poesie/#comment-3326</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=358#comment-3326</guid>

					<description><![CDATA[Caro Malatesta,
hai letto bene, e per altro sempre chi legge vede anche di più o altro di quello che è visto da chi scrive. Ad esempio cio&#039; che dici rispetto alla prima poesia non mi era cosi&#039; chiaro, questa sorta di simmetrica inversione di valori (stasi-vita e movimento-morte). Quanto alla seconda, la chiusa vuole dire proprio cio&#039; che tu vi hai letto (il signore delle mosche e la disinfestazione degli innocenti). Ma proprio per questo, le mosche per me non sono semplicemente il &quot;male&quot;. O meglio sono il &quot;putrescente necessario&quot;, l&#039;apertura della nostra dimensione biologica alla malattia, alla degenerazione, o più semplicemente alle crudeli metamorfosi della vita. Solo la merce industriale è riproducibile, perfetta, eterna, non biodegradabile. Le mosche vanno sulle latte &quot;aperte&quot;, laddove il cibo si sparge nuovamente nel mondo, nell&#039;atmosfera batterica. Ignorano le latte sigillate.
In sintesi le mosche rimandano a qualcosa di viscerale ed entropico in noi, e questa dimensione, per inestetica e antilirica che sia, ha comunque una sua centralità nella nostra vita. Rimuovere le mosche, perseguire la perfetta pulizia, si sa, puo&#039; essere più pericoloso e dissennato che conviverci.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Malatesta,<br />
hai letto bene, e per altro sempre chi legge vede anche di più o altro di quello che è visto da chi scrive. Ad esempio cio&#8217; che dici rispetto alla prima poesia non mi era cosi&#8217; chiaro, questa sorta di simmetrica inversione di valori (stasi-vita e movimento-morte). Quanto alla seconda, la chiusa vuole dire proprio cio&#8217; che tu vi hai letto (il signore delle mosche e la disinfestazione degli innocenti). Ma proprio per questo, le mosche per me non sono semplicemente il &#8220;male&#8221;. O meglio sono il &#8220;putrescente necessario&#8221;, l&#8217;apertura della nostra dimensione biologica alla malattia, alla degenerazione, o più semplicemente alle crudeli metamorfosi della vita. Solo la merce industriale è riproducibile, perfetta, eterna, non biodegradabile. Le mosche vanno sulle latte &#8220;aperte&#8221;, laddove il cibo si sparge nuovamente nel mondo, nell&#8217;atmosfera batterica. Ignorano le latte sigillate.<br />
In sintesi le mosche rimandano a qualcosa di viscerale ed entropico in noi, e questa dimensione, per inestetica e antilirica che sia, ha comunque una sua centralità nella nostra vita. Rimuovere le mosche, perseguire la perfetta pulizia, si sa, puo&#8217; essere più pericoloso e dissennato che conviverci.</p>
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