Alla ricerca della perla nera (#3)

8 aprile 2004
Pubblicato da

di Mariolina Bongiovanni Bertini
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[Terza puntata. Attenti a questi due! DV.]

2. Ombracupa

Tra le raccomandazioni che nonno Cutberto ripeteva senza stancarsi mai, ce n’era una che aveva colpito Espiègle più di tutte le altre. – Per carità, – diceva il vecchio delfino – se vi capita di arrivare fin verso le coste della Corsica, e vedete un isolotto di rocce nerissime e lucide, sempre circondato da un velo di nebbia, fate ben attenzione a non accostarvi! Quell’isolotto è Ombracupa, il regno della perfida Strega del mare: nessuno che l’abbia visto da vicino è mai tornato a raccontare com’è fatto!
Espiègle e Yessèr avevano nuotato tanto, quel giorno, che ormai la costa della Corsica, con le sue colline rocciose, cominciava a disegnarsi di fronte a loro. Era passato mezzogiorno, era una giornata bellissima e tutt’intorno a loro il mare , a perdita d’occhio, luccicava come fosse coperto di pagliuzze dorate. Il primo ad accorgersi che però, sulla destra, c’era qualcosa di strano, fu Yessèr:
-Guarda, mamma! Guarda quell’isolotto, sembra coperto di tanti veli di fumo! E’ fatto di rocce nere, nere, e di una piccola lingua di spiagga, nera anche quella, piena di rottami, di scheletri di navi.. . Mi fa venire i brividi!
Espiègle capì subito che si trattava di Ombracupa e rabbrividì anche lei, dal rostro fino alla pinna della coda: non c’era luogo più pericoloso di quello, eppure la attirava come le calamite attirano il ferro, o come certi gorghi profondissimi, fatti d’acqua che gira vorticosamente, attirano le navi per poi inghiottirle. – Mi avvicinerò appena appena – pensò, muovendo in tre balzi verso la striscia di spiaggia che s’intravedeva nella nebbia – Soltanto un pochino, e sarò sempre in tempo a mettermi in salvo prima che si veda la strega… Per ora la spiaggia è completamente deserta. Sembra un cimitero, con quegli scheletri di nave mezzi sfondati…
In quel momento si accorse che accanto alla spiaggia, nella roccia nerissima, si apriva una grotta che sembrava molto profonda. L’arco d’ingresso per metà era sott’acqua: ci si sarebbe potuti entrare con una barchetta. Seguita da Yessèr, si avvicinò, e insieme sbirciarono dentro. Lo spettacolo che videro era davvero strano: dentro la grotta, le nerissime pareti rocciose e l’acqua stessa del mare diventavano di un meraviglioso azzurro scuro ; la luce stessa sembrava azzurra , come se la grotta si aprisse nel cuore di un grandissimo zaffiro. – Yessèr – sussurrò Espiègle- tu resta lì fuori a far la guardia, dietro quel piccolo scoglio nero; io entro a dare un’occhiata. Se senti qualche rumore, o se vedi arrivare la strega, chiamami subito .- Nuotando sott’acqua, entrò nella grotta e riemerse proprio al centro: in quella luce magica sembrava azzurra anche lei, come le lunghe stalattiti brillanti che scendevano dal soffitto. – Vengo anch’io, mamma! E’ troppo bello! – gridò Yessèr, preparandosi a seguirla; ma proprio in quel momento, con un cigolio secco e sinistro, un pesante cancello di ferro scese dall’alto a sbarrare completamente l’ingresso della caverna, imprigionando Espiègle tra le azzurre pareti di roccia. Nascosto con il cuore che batteva fortissimo dietro il piccolo scoglio nero, Yessèr vide spuntare dall’acqua, proprio davanti al cancello , due squali non troppo grandi, che sghignazzavano sinistramente mostrando le loro temibili e affilatissime dentature.
– E vvai! – strillava il primo, tutto eccitato- Guarda, Stan, è scattata la trappola, abbiamo catturato un delfino grosso così!
Il secondo sembrava molto più calmo, e gli rispose in tono di grande autorità : – Tranquillo, Nick! Non dimentichiamoci che dobbiamo andare di corsa ad avvertire la Regina. Lo sai che vuol sapere subito le novità, sennò si innervosisce.
Mentre si allontanavano veloci verso il retro dell’isola, Yessèr scivolò fuori dal suo nascondiglio e si piazzò davanti al cancello, cercando di infilare il rostro tra le sbarre che purtroppo erano molto fitte e robuste. Immersa nella luce azzurra della sua fantastica prigione, Espiègle lo guardava teneramente. – Yessèr – bisbigliò – fai ben attenzione a quel che ti dico: volta la coda all’isola, nuota sempre diritto davanti a te e al tramonto sarai a Varigotti, lontano da ogni pericolo. Non devi preoccuparti per me , io riuscirò certamente a scappare; non è mica la prima volta che finisco in una trappola, figurati se non riesco a cavarmela in un modo o nell’altro.
Con il muso tra le sbarre del cancello, però Yessèr le leggeva nel pensiero, e quel che leggeva non gli piaceva per nulla. Perché Espiègle in verità pensava:
– Forse non ce la farò mai a tornare a casa , dal regno della Strega del mare non è mai tornato nessuno . Non che me ne importi molto , perché ho avuto proprio la vita avventurosa e bellissima che desideravo . L’importante è che ti metta in salvo tu, che sei ancora così piccolo…
Mentre Espiègle continuava ad indicargli la direzione della Baia dei Delfini, Yessèr, testardo e disubbidiente come lei, non si muoveva di un millimetro. Era ben deciso ad aspettare l’arrivo della famosa Strega e a convincerla, con le buone o con le cattive, a liberare la sua mamma. Il cuore gli batteva sempre più forte e cominciava ad avere un gran freddo, perchè la nebbia intorno all’isolotto nero si faceva sempre più spessa; ma per niente al mondo si sarebbe schiodato da quel cancello che imprigionava con le sue sbarre di ferro la dolcissima Espiègle.
Nel frattempo Stan e Nick, i due squali, erano arrivati a nuoto dalla parte opposta dell’isolotto, dove la Strega del mare, distesa in una sorta di vasca di roccia su cui si rompevano le onde, si dedicava ai suoi soliti trattamenti di bellezza. Addosso aveva una specie di tunichetta cortissima, di cuoio nero, stretta in vita da una cintura alta di coralli e di pietre colorate. Sul viso si era spalmata una spessa maschera di fango, che doveva cancellare le piccole rughe intorno agli occhi e alla bocca; e mentre la maschera si asciugava, due polipetti le massaggiavano le gambe e le braccia con le alghe, per rendere la pelle morbida come seta e sciogliere i cuscinetti di grasso. Intendiamoci, non era né brutta né grassa la Strega del mare: era una bella streghina con le gambe lunghe lunghe, il naso all’insù, i capelli neri e gli occhi verdi. Era però vanitosissima , invidiosa e sospettosa; se appena le veniva il dubbio che nelle acque della Corsica, della Liguria o della Sardegna qualcuno avesse visto una piccola sirena più bella e più giovane di lei, non aveva pace finché non aveva trovato una pettinatura nuova per i suoi capelli neri – lunghi e drittissimi-, o qualche cura di bellezza mai provata che le assicurasse una linea perfetta e una pelle luminosa. Prima ancora di arrivarle davanti, Stan e Nick ne sentirono la voce , terribilmente acuta, che sembrava rimbalzare tra le onde e le pareti di roccia nera:
– Strofinate più forte! più forte! Dovete farmi dimagrire, mica farmi il solletico con quegli stupidi tentacoli… Volete finire nell’insalata di mare che mi mangerò stasera a cena?
Mentre i polipetti terrorizzati si sforzavano più che potevano di massaggiare la Strega con la massima energia, i due squali salutarono la padrona agitando la coda, come due bravi cagnoni da guardia, e cominciarono a farle il loro rapporto:
– Regina, è scattata la trappola della Grotta Azzurra! Abbiamo catturato un grosso delfino ! Vieni a vedere, Regina! Vieni a vedere che cosa abbiamo pescato!
Con un gesto piuttosto villano, la Strega si sbarazzò dei poveri polipetti massaggiatori ributtandoli in fondo al mare e si sciacquò dal viso la maschera di fango ; in meno di due minuti nuotava dietro ai suoi fidi squali che le facevano da guida, eccitatissima all’idea di aver preso prigioniero un delfino. Dovete sapere che per la Strega, sempre irritata, dispettosa e scontenta, l’allegria spensierata dei delfini era un continuo motivo di fastidio. Era come la spina di un riccio che le si fosse infilata sotto l’unghia di un dito del piede: provava un dolore lancinante a vederli felici, e le sembrava che solo facendo loro del male , distruggendo in qualche modo la loro gioia, sarebbe riuscita ad avere un po’ di sollievo. Così, quando vide Espiègle umiliata e abbattuta dietro le fitte sbarre del cancello di ferro, provò una sensazione deliziosa, come se l’acqua di tutto il mare intorno al suo isolotto si fosse trasformata in sciroppo di zucchero. Sedette sul piccolo scoglio nero davanti alla grotta e guardò con aria di trionfo la sua prigioniera, mentre Stan e Nick scodinzolavano soddisfatti ai suoi piedi. Proprio in quel momento, del tutto inaspettato, spuntò dall’acqua con la testa e con il petto Yessèr, arrabbiato come non lo era mai stato in vita sua. Era un delfino piccolo, ma la sua voce risuonò alta e forte:
-Strega del mare, libera subito la mia mamma! Ho detto subito, altrimenti farai i conti con me!
La Strega fece un acido sorrisino, mentre Stan e Nick si tenevano la pancia con le pinne dal ridere:
– Sai che paura! Ma se sei poco più grande di un’acciuga! Io a liberare la tua mamma non ci penso nemmeno: ho sempre desiderato avere un delfino nella grotta azzurra. I miei ospiti si divertiranno un sacco con le sue evoluzioni e con i suoi tuffi.
La situazione sembrava disperata, ma Yessèr si ricordò di certi antichi racconti di Nonno Cutberto che potevano tornargli utili.
– Ascolta, Streghina. Tu conosci le leggi del mare e sai che a queste leggi devono ubbidire tutti, ma proprio tutti: le sirene e i marinai, gli squali e i delfini, i folletti e le streghe. Tra queste leggi ce n’è una che rispettano perfino i pirati barbareschi, quelli che vivono tra le palme e le sabbie dell’Africa . E’ la legge che dice che un prigioniero può sempre essere riscattato: se i suoi amici o i suoi parenti pagano il riscatto, chi l’ha imprigionato lo deve per forza liberare. Tu dimmi che riscatto vuoi per liberare la mia mamma e io lo pagherò nel giro di tre giorni.
– Ma guarda l’acciughina che parla come un libro stampato! Ne sai di cose, per essere un delfinotto che avrà sì e no un anno di vita! D’accordo, ti metterò alla prova, e se sarai in grado di pagare il riscatto la tua mamma sarà libera di tornare a casa. La vedi la mia cintura?
Yessèr fissò gli occhioni cerchiati di nero sulla cintura scintillante.
– Bella, eh, la mia cintura?- continuò la Strega- Vedi quanti coralli rossi, quante pietre di tutti i colori! Ci manca soltanto una cosa, che vorrei mettere qui, proprio nel mezzo: una bella perla nera! Se me la porti entro tre giorni, lascerò libera la tua mamma, e potrete riprendere quelle vostre insipide capriole che vi piacciono tanto.
La Strega non aveva ancora finito di parlare , e Nick e Stan ai suoi piedi non avevano ancora finito di far cenno di sì con la testa, come facevano sempre, che il delfinotto era già sfrecciato lontano, deciso a trovare la perla nera a qualsiasi costo. Espiègle lo seguiva con lo sguardo, preoccupata ma anche commossa dal suo coraggio; la Strega sogghignava, incredula e maligna come i suoi squali; e Yessèr galoppava tra i cavalloni , scomparendo ogni tanto sotto la superficie dell’acqua, e ogni tanto riemergendo tra altissimi spruzzi. Veloce come il vento, veloce come il fulmine, veloce come un delfino.

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3- continua

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