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	Commenti a: Coinvolgimenti	</title>
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		<title>
		Di: Dario		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dario]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Elio, io il pezzo te l&#039;ho messo, ma non è che concordi con lo spirito con cui è scritto. Cosa vuoi veramente dire? Che il male fa parte ineliminabilmente del mondo? Ma se è così, lo stesso può dirsi del bene, e fine della discussione. Ti pare una genialata? Io capisco che l&#039;ottundimento della funzione &quot;orrore&quot; è a sua volta fonte di orrore, ma con questo? Mi chiedo cosa veramente vuoi dire con questo tuo pezzo. Ciao.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Elio, io il pezzo te l&#8217;ho messo, ma non è che concordi con lo spirito con cui è scritto. Cosa vuoi veramente dire? Che il male fa parte ineliminabilmente del mondo? Ma se è così, lo stesso può dirsi del bene, e fine della discussione. Ti pare una genialata? Io capisco che l&#8217;ottundimento della funzione &#8220;orrore&#8221; è a sua volta fonte di orrore, ma con questo? Mi chiedo cosa veramente vuoi dire con questo tuo pezzo. Ciao.</p>
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		Di: Francesco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/04/17/coinvolgimenti/#comment-3578</link>

		<dc:creator><![CDATA[Francesco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non è chiaro, caro Voltolini? A Paoloni la violenza gli fa un baffo. Sono le antologie di Montanari che lo indignano. Allora sì che s&#039;accende di sacro furore! Straparla e stravede, perfino. Cfr infra, commenti a Moresco &quot;La puttana in carrozza&quot;, per chiarimenti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è chiaro, caro Voltolini? A Paoloni la violenza gli fa un baffo. Sono le antologie di Montanari che lo indignano. Allora sì che s&#8217;accende di sacro furore! Straparla e stravede, perfino. Cfr infra, commenti a Moresco &#8220;La puttana in carrozza&#8221;, per chiarimenti.</p>
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		<title>
		Di: massimiliano governi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/04/17/coinvolgimenti/#comment-3579</link>

		<dc:creator><![CDATA[massimiliano governi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[scusate se mi intrometto, ma non capisco perché voltolini ha pubblicato il pezzo di paoloni se non era convinto e aveva tutte quelle riserve. ma soprattutto non capisco perché quelle riserve le ha espresse pubblicamente e non in privato, via email?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>scusate se mi intrometto, ma non capisco perché voltolini ha pubblicato il pezzo di paoloni se non era convinto e aveva tutte quelle riserve. ma soprattutto non capisco perché quelle riserve le ha espresse pubblicamente e non in privato, via email?</p>
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		<title>
		Di: Elio Paoloni		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/04/17/coinvolgimenti/#comment-3580</link>

		<dc:creator><![CDATA[Elio Paoloni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nessuna travolgente tesi da sostenere, Dario. Interrogandomi sulla mia  “strana” apatia (in parte costruita, difensiva) mi sono reso conto che non solo nelle metropoli tentacolari ma anche nei piccoli centri agricoli il “prossimo”, il “vicino”, non esiste più. Ho visto una parte dei funerali in televisione e benché abbia – solo così – riconosciuto dei congiunti, la cosa mi ha dato un’impressione di distanza ancora maggiore
L’altra considerazione è: questo distacco, che di sicuro appare a molti mostruoso (un po’ anche a me, tanto che mi è parso il caso di meditarci sopra) è qualcosa a cui occorre allenarsi. Certi eventi, per quanti successi possano ottenere le squadre antiracket, antipedofili, e soprattutto, antiterrorismo, saranno la nostra quotidianità. Non significa certo che dobbiamo arrenderci, tutt’altro: saremo più agguerriti, credo, se non le vediamo come eventi eccezionali, inconcepibili.
Da un po’, inoltre, mi perseguitava quest’immagine (immagine, non tesi) dell’incomprimibilità della violenza: come se ogni successo, in un decennio o in una parte del mondo, corrispondesse a una mera rimozione, nel tempo e nello spazio. Come se ogni rimedio non fosse che una  scopa che sposta la spazzatura da qualche altra parte.
Se quello che dico risulta banale, meglio. A me sembra che non sia così pacifico, trovo che molti sono convinti della “innaturalità” di certi eventi. E in tanti pensano di possedere l’aspirapolvere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nessuna travolgente tesi da sostenere, Dario. Interrogandomi sulla mia  “strana” apatia (in parte costruita, difensiva) mi sono reso conto che non solo nelle metropoli tentacolari ma anche nei piccoli centri agricoli il “prossimo”, il “vicino”, non esiste più. Ho visto una parte dei funerali in televisione e benché abbia – solo così – riconosciuto dei congiunti, la cosa mi ha dato un’impressione di distanza ancora maggiore<br />
L’altra considerazione è: questo distacco, che di sicuro appare a molti mostruoso (un po’ anche a me, tanto che mi è parso il caso di meditarci sopra) è qualcosa a cui occorre allenarsi. Certi eventi, per quanti successi possano ottenere le squadre antiracket, antipedofili, e soprattutto, antiterrorismo, saranno la nostra quotidianità. Non significa certo che dobbiamo arrenderci, tutt’altro: saremo più agguerriti, credo, se non le vediamo come eventi eccezionali, inconcepibili.<br />
Da un po’, inoltre, mi perseguitava quest’immagine (immagine, non tesi) dell’incomprimibilità della violenza: come se ogni successo, in un decennio o in una parte del mondo, corrispondesse a una mera rimozione, nel tempo e nello spazio. Come se ogni rimedio non fosse che una  scopa che sposta la spazzatura da qualche altra parte.<br />
Se quello che dico risulta banale, meglio. A me sembra che non sia così pacifico, trovo che molti sono convinti della “innaturalità” di certi eventi. E in tanti pensano di possedere l’aspirapolvere.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Dario		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/04/17/coinvolgimenti/#comment-3581</link>

		<dc:creator><![CDATA[Dario]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A Massimiliano. Ho messo il pezzo perché mi viene più facile pubblicare che censurare, ho messo il commento perché mi pare di poterlo fare come chiunque altro.
A Elio. Capisco il tuo punto di vista. Ma ti dico: se Il Male esiste dostoevskianamente e pareysonianamente senza che necessiti di una causa, semplicemente perché così è, allora la stessa cosa si può dire per Il Bene? Credo di sì. Inoltre, non sarà proprio in base a questa constatazione che hanno così fascino le dottrine religiose o etiche della non violenza, che danno spazio all&#039;intuizione di una possibilità per noi di spezzare la catena karmica, o destinale, spezzando la riproducibilità del male in certi piccoli punti, quanto basta per non permetterci di pensarlo come quantitativamente ineliminabile (incomprimibile come dici tu)? E non si basa anche questa intuizione sul riconoscimento della nostra libertà, intendo dire in senso ontologico? Pensa a una faida, in cui ogni uccisione &quot;giustifica&quot; una successiva uccisione e così via. Se uno NON rispetta questa catena, che ne è della necessità della faida? E viceversa se uno la perpetua, che ne è della sua libertà? Tutto qui. Non dico che io sarei in grado di spezzare la catena della faida se mi ammazzassero un mio caro, dico che magari un santo o una figura simile potrebbe farlo. E con ciò testimonierebbe della libertà che costituisce il nostro fare. O no?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Massimiliano. Ho messo il pezzo perché mi viene più facile pubblicare che censurare, ho messo il commento perché mi pare di poterlo fare come chiunque altro.<br />
A Elio. Capisco il tuo punto di vista. Ma ti dico: se Il Male esiste dostoevskianamente e pareysonianamente senza che necessiti di una causa, semplicemente perché così è, allora la stessa cosa si può dire per Il Bene? Credo di sì. Inoltre, non sarà proprio in base a questa constatazione che hanno così fascino le dottrine religiose o etiche della non violenza, che danno spazio all&#8217;intuizione di una possibilità per noi di spezzare la catena karmica, o destinale, spezzando la riproducibilità del male in certi piccoli punti, quanto basta per non permetterci di pensarlo come quantitativamente ineliminabile (incomprimibile come dici tu)? E non si basa anche questa intuizione sul riconoscimento della nostra libertà, intendo dire in senso ontologico? Pensa a una faida, in cui ogni uccisione &#8220;giustifica&#8221; una successiva uccisione e così via. Se uno NON rispetta questa catena, che ne è della necessità della faida? E viceversa se uno la perpetua, che ne è della sua libertà? Tutto qui. Non dico che io sarei in grado di spezzare la catena della faida se mi ammazzassero un mio caro, dico che magari un santo o una figura simile potrebbe farlo. E con ciò testimonierebbe della libertà che costituisce il nostro fare. O no?</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: massimiliano governi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/04/17/coinvolgimenti/#comment-3582</link>

		<dc:creator><![CDATA[massimiliano governi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ok, forse sono stato troppo emotivo, ma pensavo che presentandolo così il pezzo (&quot;ti sembra una genialata?&quot;), avresti influenzato negativamente i lettori. tutto qui. ciao. m.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ok, forse sono stato troppo emotivo, ma pensavo che presentandolo così il pezzo (&#8220;ti sembra una genialata?&#8221;), avresti influenzato negativamente i lettori. tutto qui. ciao. m.</p>
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		<title>
		Di: dario		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/04/17/coinvolgimenti/#comment-3583</link>

		<dc:creator><![CDATA[dario]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciao Massimiliano. Capisco la tua preoccupazione, ma non credo che qui ci sia veramente il pericolo di &quot;influenzare&quot; i lettori. Il pezzo c&#039;è, i commenti sono liberi, andiamo tranquilli avanti.
Bye]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Massimiliano. Capisco la tua preoccupazione, ma non credo che qui ci sia veramente il pericolo di &#8220;influenzare&#8221; i lettori. Il pezzo c&#8217;è, i commenti sono liberi, andiamo tranquilli avanti.<br />
Bye</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Malatesta		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/04/17/coinvolgimenti/#comment-3584</link>

		<dc:creator><![CDATA[Malatesta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Elio,

il tuo distacco sarà mostruoso ma è allo stesso tempo, paradossalmente, normale. Nel senso che gli episodi di cronaca nera che ci grandinano addosso dai tiggì, ben farciti del dettaglio macabro o strappalacrime - la scarpina abbandonata, la bambolina sporca di sangue ecc. - come tutti gli eccessi di informazione inflazianano l&#039;evento e il distacco, anche apatico, diventa lecito. 
Quello che dici è, in parte, abbastanza condivisibile. Sia sulla &quot;prossimità&quot; - che oggi, direi, non esiste più o quasi più, essendosi consumata con le nuove tecnologie quella che alcuni hanno chiamato &quot;la morte della distanza&quot; - sia sull&#039;incomprimibilità del male (anche se è una tesi tutta da dimostrare, potrebbe essere una percezione tutta soggettiva: quando non vedi il male in casa tua, ti volti e lo vedi in casa d&#039;altri, ma questo non riguarda il dato oggettivo, fattuale). 
Certo, resta il pericolo - che tu cerchi di scongiurare col tuo successivo commento - di scivolare in certo fatalismo meridionale. La lotta tra bande come un terremoto, la vendetta mafiosa come un temporale... Questo, lo avverti, prelude a un&#039;accettazione del male umano, dell&#039;estrinsecazione umana del male come tu la chiami, come un dato naturale, non meno di un fiume, un albero, un sasso: c&#039;è e si giustifica col suo solo esserci.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Elio,</p>
<p>il tuo distacco sarà mostruoso ma è allo stesso tempo, paradossalmente, normale. Nel senso che gli episodi di cronaca nera che ci grandinano addosso dai tiggì, ben farciti del dettaglio macabro o strappalacrime &#8211; la scarpina abbandonata, la bambolina sporca di sangue ecc. &#8211; come tutti gli eccessi di informazione inflazianano l&#8217;evento e il distacco, anche apatico, diventa lecito.<br />
Quello che dici è, in parte, abbastanza condivisibile. Sia sulla &#8220;prossimità&#8221; &#8211; che oggi, direi, non esiste più o quasi più, essendosi consumata con le nuove tecnologie quella che alcuni hanno chiamato &#8220;la morte della distanza&#8221; &#8211; sia sull&#8217;incomprimibilità del male (anche se è una tesi tutta da dimostrare, potrebbe essere una percezione tutta soggettiva: quando non vedi il male in casa tua, ti volti e lo vedi in casa d&#8217;altri, ma questo non riguarda il dato oggettivo, fattuale).<br />
Certo, resta il pericolo &#8211; che tu cerchi di scongiurare col tuo successivo commento &#8211; di scivolare in certo fatalismo meridionale. La lotta tra bande come un terremoto, la vendetta mafiosa come un temporale&#8230; Questo, lo avverti, prelude a un&#8217;accettazione del male umano, dell&#8217;estrinsecazione umana del male come tu la chiami, come un dato naturale, non meno di un fiume, un albero, un sasso: c&#8217;è e si giustifica col suo solo esserci.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Elio Paoloni		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/04/17/coinvolgimenti/#comment-3585</link>

		<dc:creator><![CDATA[Elio Paoloni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono perplesso, Dario: il piano era quello dell’atteggiamento emotivo, intimo (e non delle risposte pratiche) di fronte alla violenza. Alla violenza, non al male, che (specie se con la maiuscola) avrebbe implicazioni troppo ampie e necessiterebbe di ulteriori chiarimenti (si dice morte violenta anche per chi viene travolto da una valanga, senza per questo supporre alcunché di umano e neanche di diabolico o di divino in questa smottamento di neve bianca). Tu mi chiedi di riflettere anche sul bene, ma il bene a cui dovrei far riferimento in questo caso sarebbe semplicemente la “sicurezza”, quella cosa di cui siamo costretti a ri-occuparci dopo aver cantato troppo presto vittoria sulle forze della natura e dopo aver dato per scontato che la “volontà” di pace preservi dalla violenza, dopo, insomma, aver preso troppo sul serio l&#039;inevitabile progredire della &quot;civiltà&quot;. E questo bene, o questa sicurezza, non devono mai essere dati per acquisiti e neppure per acquisibili. Troppo casuale la salvezza, troppo complesso (ammesso che sia mai stato semplice) il gioco dei fattori in campo.

Tu sposti il discorso sul piano del “che fare”. Ovviamente non ho risposte, solo una considerazione: il problema, qui, non credo sia quello della “vendetta”, che appartiene ad altre culture (quella arcaica calabrese o albanese, o quelle ancora attuali degli altri due Libri). A noi deve interessare una risposta pragmatica. E sull’”utilità”, questa è la parola chiave, di una risposta alla violenza, non credo ci siano ricette. Neanche quella (individuale, mistico-filosofica) del porgi l’altra guancia o del distacco buddista (personalmente apprezzo la variante giapponese del buddismo, quella che consente, sia pure con duttilità, la risposta tutta pratica – anche violenta – delle arti zen).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono perplesso, Dario: il piano era quello dell’atteggiamento emotivo, intimo (e non delle risposte pratiche) di fronte alla violenza. Alla violenza, non al male, che (specie se con la maiuscola) avrebbe implicazioni troppo ampie e necessiterebbe di ulteriori chiarimenti (si dice morte violenta anche per chi viene travolto da una valanga, senza per questo supporre alcunché di umano e neanche di diabolico o di divino in questa smottamento di neve bianca). Tu mi chiedi di riflettere anche sul bene, ma il bene a cui dovrei far riferimento in questo caso sarebbe semplicemente la “sicurezza”, quella cosa di cui siamo costretti a ri-occuparci dopo aver cantato troppo presto vittoria sulle forze della natura e dopo aver dato per scontato che la “volontà” di pace preservi dalla violenza, dopo, insomma, aver preso troppo sul serio l&#8217;inevitabile progredire della &#8220;civiltà&#8221;. E questo bene, o questa sicurezza, non devono mai essere dati per acquisiti e neppure per acquisibili. Troppo casuale la salvezza, troppo complesso (ammesso che sia mai stato semplice) il gioco dei fattori in campo.</p>
<p>Tu sposti il discorso sul piano del “che fare”. Ovviamente non ho risposte, solo una considerazione: il problema, qui, non credo sia quello della “vendetta”, che appartiene ad altre culture (quella arcaica calabrese o albanese, o quelle ancora attuali degli altri due Libri). A noi deve interessare una risposta pragmatica. E sull’”utilità”, questa è la parola chiave, di una risposta alla violenza, non credo ci siano ricette. Neanche quella (individuale, mistico-filosofica) del porgi l’altra guancia o del distacco buddista (personalmente apprezzo la variante giapponese del buddismo, quella che consente, sia pure con duttilità, la risposta tutta pratica – anche violenta – delle arti zen).</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Paolo Izzo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/04/17/coinvolgimenti/#comment-3586</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo Izzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=390#comment-3586</guid>

					<description><![CDATA[Caro Elio, forse mi metterai tra quelli che sostengono l&#039;innaturalità della violenza: perché sono profondamente convinto che il più delle volte la violenza scaturisca dalla malattia e non da un male intrinseco all&#039;uomo (meno che mai dal Male di biblica memoria). Il tuo pezzo mi ha trovato concorde fino al punto in cui sostenevi quanto fosse endemica questa violenza... Mi veniva in mente un video musicale (?!) che ho intravisto una sola volta (non devono passarlo molto spesso) e credo che fosse &quot;Cattiva&quot; di Samuele Bersani! Quando sono arrivate le parole &quot;endemica, ineliminabile&quot;, ho percepito una distanza che è aumentata nel commento in cui hai ammesso il tuo &quot;&#039;strano&#039; distacco&quot;. Per me un distacco è la cosiddetta &quot;indifferenza&quot;, anticamera dell&#039;anaffettività. Dopo viene la malattia e, in alcuni casi, la violenza (o la depressione, a seconda dei casi). Fai bene a trovarlo &quot;strano&quot;; io lo eviterei proprio! Saluti, Paolo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Elio, forse mi metterai tra quelli che sostengono l&#8217;innaturalità della violenza: perché sono profondamente convinto che il più delle volte la violenza scaturisca dalla malattia e non da un male intrinseco all&#8217;uomo (meno che mai dal Male di biblica memoria). Il tuo pezzo mi ha trovato concorde fino al punto in cui sostenevi quanto fosse endemica questa violenza&#8230; Mi veniva in mente un video musicale (?!) che ho intravisto una sola volta (non devono passarlo molto spesso) e credo che fosse &#8220;Cattiva&#8221; di Samuele Bersani! Quando sono arrivate le parole &#8220;endemica, ineliminabile&#8221;, ho percepito una distanza che è aumentata nel commento in cui hai ammesso il tuo &#8220;&#8216;strano&#8217; distacco&#8221;. Per me un distacco è la cosiddetta &#8220;indifferenza&#8221;, anticamera dell&#8217;anaffettività. Dopo viene la malattia e, in alcuni casi, la violenza (o la depressione, a seconda dei casi). Fai bene a trovarlo &#8220;strano&#8221;; io lo eviterei proprio! Saluti, Paolo</p>
]]></content:encoded>
		
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