Corsica: la deriva mafiosa del nazionalismo politico (#3)

30 maggio 2004
Pubblicato da

di Enrico Ratto

iguana-web.jpgIl sud e la costa ovest non sono da meno. Per quanto riguarda la criminalità organizzata straniera, il Procuratore Bernard Legras indica come la presenza della mafia italiana e russa sull’isola sia limitata a causa dell’ “impermeabilità della società corsa, costituita da strutture criminali locali che formano dei bastioni impenetrabili”, e che in particolare questa si concentra solo intorno all’Isola di Cavallo, paradiso turistico situato all’estremo sud della regione.

Da Ile Rousse ad Ajaccio, una lunga serie di clan si dividono il territorio in zone d’influenza. All’alba del 5 giugno del 2003, trentasei ore prima di un referendum che avrebbe dovuto sancire il successo dell’attività diplomatica tra Stato francese e nazionalisti corsi durata cinque anni, le tv mostrano in manette l’uomo più ricercato di tutta Francia. E’ Yvan Colonna, il presunto assassino del prefetto Claude Erignac, ucciso ad Ajaccio il 6 febbraio del 1998. Ma quella mattina, sull’isola, in pochi hanno creduto che davvero Yvan Colonna, figlio di un importante deputato socialista, fosse rimasto nascosto per cinque anni, un solo uomo tra una popolazione che conta poco più di 250 mila abitanti, quando l’intero commando in azione ad Ajaccio era in carcere fino dal 1999. Piuttosto, la latitanza di Yvan Colonna è stata interpretata come l’evidente rappresentazione di una struttura clanistica e protettiva ancora molto radicata nell’ovest della Corsica, nonostante in gioco ci fosse l’incriminazione per l’omicidio del più alto rappresentante dello Stato francese sull’isola.

Inizialmente, gli investigatori avevano seguito piste nel Sud America, nelle isole del Pacifico, a Parigi e in Sardegna. In questi ultimi mesi, l’inchiesta sta accertando che Yvan Colonna ha semplicemente trascorso la sua latitanza nei paesi intorno ad Ajaccio, tra le stesse montagne in cui è stato arrestato il 5 giugno del 2003. Chi ha protetto Yvan Colonna? Quali sono i clan implicati in questa vicenda? L’inchiesta, la “sacra inchiesta” come l’ha definita l’ex Ministro dell’Interno Chevenement, lo dovrà accertare.

La notte del 17 agosto del 2001, la Corsica del Sud è teatro di una nuova azione omicida: questa volta, il soggetto da colpire è un nazionalista, il leader che ha seguito dall’interno l’evoluzione del nazionalismo corso moderno. Si chiama Francois Santoni, e muore ucciso da 13 colpi di 7,62 in una località a 25 chilometri da Bonifacio. Un anno prima la stessa sorte era toccata a Jean Michel Rossi. I due personaggi, oltre all’intensa attività politica dedicata alla costruzione di un rapporto tra nazionalismo, clandestinità e Stato francese, hanno un’altra cosa in comune: tutto questo lo hanno raccontato. Infatti, muoiono entrambi un anno dopo aver rilasciato una lunga intervista all’ex giornalista di Liberation Guy Benhamou, pubblicata nel libro “Pour solde de tout compte”. La resa dei conti. L’Operazione Iguana, dal soprannome di Santoni, non è solo l’azione di un commando criminale, ma è il culmine di un progetto pianificato che vede implicati gli interessi di personaggi legati alla politica, alla finanza e alla criminalità dell’isola. Tra i primi sospettati c’è un nome noto: Charles Pieri. Ex socio di Santoni, in seguito alle dichiarazioni di quest’ultimo sulle attività finanziarie illecite del nazionalismo, Pieri diventa uno dei suoi più importanti nemici. “Inizialmente” afferma nel febbraio 2004 Nicolas Sarkozy a Le Monde “si è voluta seguire la pista del regolamento di conti personale”, ma Pieri viene scagionato dopo il ritrovamento, a pochi chilometri dal luogo dell’omicidio, di una Peugeot 205 bianca, di proprietà di un altro uomo, legato ad altri clan, politicamente distante da Charles Pieri. Si chiama Alain Robin, ed è accusato di “complicità in omicidio, complicità in tentato omicidio e associazione a delinquere in relazione con imprese terroristiche”. Perché quest’uomo dovrebbe essere distante da Charles Pieri? Secondo il giudice Gilbert Thiel, il secondo membro del commando impiegato nell’Operazione Iguana, è senza dubbio Ange-Marie “Angeot” Orsoni. Questo personaggio, ex militante in uno di quei micro-gruppi nazionalisti privi di ogni vertice e controllo, era cugino di Alain Orsoni, il fautore delle scissioni dell’FLNC nel 1990 e fondatore dell’MPA, la vetrina legale dell’FLNC Canal Habituel. Una branca del movimento più volte accusata dagli stessi Santoni e Pieri di essere “una pura e semplice organizzazione mafiosa”.

L’omicidio Santoni, dunque, andrebbe ben oltre il regolamento di conti personale tra due ex soci in affari. Per la magistratura francese sarà molto importante accertare le responsabilità dei clan che hanno visto assassinare il leader nazionalista, negli ultimi anni di vita un convinto sostenitore della lotta alla criminalità-nazionalista, sul loro territorio, nel pieno sud della Corsica.

Questa complessa geografia delle imprese criminali della Corsica ha molto in comune con la presenza, fluttuante, dello Stato francese sull’isola. Al di là dei finanziamenti e delle diverse forme di sovvenzioni, che come si è visto preoccupano gli analisti per il loro sbilanciamento con l’attività economica regionale, non è possibile analizzare il fenomeno criminale corso, le sue ascese e le sue evoluzioni, se non attraverso un sistematico riferimento alla strategia politica ed economica perseguita dalle due parti: nazionalisti e Stato francese.

La mafia corsa, ormai evidentemente inscindibile da certe frange di un nazionalismo tutto operativo e privo di qualunque ideologia, non si evolve necessariamente secondo un meccanismo di azione-reazione nei confronti della politica centrale francese. I precedenti storici dimostrano che si tratta di un sistema di relazioni più complesso, fatto di convergenze ed allontanamenti, accentramenti improvvisi e politiche regionalistiche molto spesso orientate solo al breve periodo. La volatilità delle decisioni del governo francese, e le infinite scissioni di un nazionalismo senza più leader, sono tra le più importanti cause di questo pericoloso fenomeno. Da oggi, sarà solo possibile osservare se il giro di vite promesso dal Ministro dell’Interno Sarkozy circa la “deriva mafiosa del nazionalismo corso” porterà, sul lungo periodo, gli effetti sperati. Facendo attenzione, però, a non ledere le politiche costruttive di un forte corsismo moderato.

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[3 – fine]

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Enrico Ratto collabora con quotidiani e settimanali, ha scritto di nazionalismo corso su Diario. Il suo ultimo libro è “Ultimatum. Quando fallisce la politica” (AdnKronos Libri).

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