Nel deserto della città blindata

4 giugno 2004
Pubblicato da

di Tiziano Scarpa

3.jpg“Idioti!”, gridavo allo schermo, mentre veniva inquadrata una ragazzina di tredici anni in lacrime, con un braccio ingessato appeso al collo. “A Roma dovevate andare, a Bruxelles, sul cratere dell’Etna, dal Papa, da Maradona, da qualsiasi altra parte, ma non lì! Avreste dovuto fare un enorme raduno, in quegli stessi giorni, ovunque fuorché a Genova!” La mia voce faceva a gara con l’urlio degli uccelli esaltati dal crepuscolo. Nel televisore un pensionato ancora incredulo mostrava la benda chiazzata di sangue intorno alla testa. “Dovevate lasciarli nel deserto della città blindata, a fare la loro sceneggiata! A far spiccare le loro opposte menzogne!”, inveivo. “Da una parte i coglioni in giacca e cravatta e i loro mastini in divisa, dall’altra i non meno coglioni teppisti con la faccia fasciata di nero! E voi a milioni, da tutt’altra parte, a fare un festoso casino alla faccia loro! Allora mi sarei unito a voi, testoline di minchia! Vi avrei portato un po’ di intelligenza e tanta fica fresca!”

da Kamikaze d’Occidente, Rizzoli, 2003. La vignetta di Altan è tratta da repubblica.it di oggi.

Tag: ,

11 Responses to Nel deserto della città blindata

  1. martin il 4 giugno 2004 alle 12:06

    grande tiziano,
    anche oggi sono tutti a roma a bloccare il traffico, la metro, a bruciare pneumatici… non li capisco… dovevamo andare a ostia… a fare una manifestazione a ripudiare la guerra… e invece no… come se bush prendesse la metro… o prende la macchina… a volte non li capisco… come a genova… che cazzo sono andati a fare? cioè qual’è la strategia vincente? perchè di questo si tratta… usare la strategia vincente per creare consenso a favore di una nuova partecipazione politica… ma i miei amici non lo vogliono capire!
    Grazie!

  2. Lucio Angelini il 4 giugno 2004 alle 13:22

    Intanto a me ha scritto proprio LUI, con tutto quello che ha da fare. No, non Giorgio Cespuglio, ma il Cavaliere. Sì, a me, fra milioni e milioni di italiani. La lettera è personale.
    Comincia così: “Egregio Signor Angelini… [lungo cut]. Intendo continuare
    su questa strada. Mi auguro anche con il Suo apprezzamento e con il Suo
    sostegno. Cordialmente. Silvio Berlusconi”.

    Io già mi squagliavo, quando ho visto che c’era allegato anche un opuscoletto sul tema «Il governo Berlusconi sta cambiando l’Italia» [con
    ‘Meno tasse per i ricconi’ ‘Una scuola che prepari al futurno dimezzando le
    ore di inglese’ eccetera].

    Ora io mi domando: perché un onore così grande proprio a me che non conto nulla?
    Ma che ***grande*** cuore ha il nostro capo del governo?

    O che giorno beato
    il Ciel ci ha dato!

  3. Graziano il 4 giugno 2004 alle 13:59

    Posso capire la retorica grossolana dell’equiparazione dell’America del ’43 a quella di oggi, onde evidenziarne il lato salvifico e l’immagine di cicogna della democrazia, l’importanza diplomatica e soprattutto elettorale dell’evento sia per Bush (soprattutto l’incontro col papa) che per Berlusconi (“io do del tu ai potenti del mondo” ecc.), ma questo è troppo! Dal tg2: “lo sbarco di Bush a Roma come quello statunitense in Normadia”. “Sbarco” a Roma? E dove esattamente: in un’ansa del Tevere o su un bordo della fontana di Trevi? E poi come si fa a paragonare uno sbarco militare con tanto di fanteria, mezzi corazzati ecc. in un’Europa in guerra, a quello di un singolo uomo in giacca e cravatta, aereo confortevole e limousine superaccessoriata, in una Roma vestita a corteo e parata? Lo “sbarco di Bush a Roma come quello in Normandia”: questa me la devo segnare.

  4. andrea inglese il 4 giugno 2004 alle 15:00

    Non sono d’accordo Tiziano su Genova. Anche se quello che dici va meditato e ha acquistato più senso in seguito. A Genova le persone ci sono andate non solo per testimoniare CONTRO, ma anche per fare qulacosa ASSIEME: discutere, incontrare gruppi diversi di militanti, scambiarsi informazioni, suonare, giocare a pallone, trombare, giocare a carte, bere del vino schifoso, vincere le fobie dei raduni, mangiare focacce, salutare amici di altre città, ecc. ecc. Non dico che la buona volontà assolva tutti da tutte le cazzate. Di errori ne sono stati fatti molti. Di ingenuità e debolezze se ne sono viste, soprattutto sul piano politico. Ma il liquidare Genova come un errore di percorso credo che sia sbagliato. Sbagliato anche per quelli che non avendo fatto nessun errore particolare, si sono presi a freddo mazzate gratuite, ingiustificate, da poliziotti aizzati come picchiattori e garantiti dall’alto.
    Che questi capi di stato non possano più circolare che circondati dall’esercito, vorrà pur dire qualcosa.

  5. Testaccio il 4 giugno 2004 alle 15:28

    Gherande! Gherande! Giaggiacazzo, GHERANDE!

  6. RINOCERONTE il 5 giugno 2004 alle 19:09

    ATTENTI A COME VI MUOVETE ~~~ E’ ARRIVATO RINOCERONTE /// E IL TUO CULETTO AL CALDA SCARPINA CARA NON LO SCOMODARE !!!NON SERVI A UN CAZZO // NE’ IN PIAZZA NE’ SUI LIBRI !!! FREGATENE

    RINOCERONTE (VENDICATORE DEL BUIO)

  7. lorenz flabbi il 6 giugno 2004 alle 20:30

    Caro Scarpa, leggendo il tuo Kamikaze avevo trovato questo brano piuttosto insostenibile, ma tant’è, ci sono tutti gli svolazzi della tua prosa fantastica. Riproposto qui mi cade il piuttosto e rimane l’insostenibile. Questo è un post, io ti prendo sul serio, non sospendo l’incredulità. Insostenibile perché:
    Per il non arguto mescolare i coglioni in giacca e cravatta e i non meno coglioni teppisti, come se si trattasse di due fenomeni complementari, due fronti di uno stesso Giano. Quando si tratta (ahinoi, senza possibili colpi di scena sociologici, senza arguzia che non sia malizia) di vite motivazioni scelte e gesti semplicemente molto diversi. E gli opposti non coincidono.
    Per il tono ammiccante, del tipo che testoline di minchia e idioti io posso dirlo perché c’ho il patentino del non massificato. Testoline di minchia e idioti. È detto con evidente tono affettuoso. Mi offendo affettuosamente. Questo brano è insostenibile, con affetto.
    Per l’idea che la partecipazione politica individuale vada espressa con festosi casini, gioiosi appuntamenti che non turbano le coscienze, allegre scampagnate magari creative, magari scopereccie, magari un concerto. Vi è sottesa, a questa idea, una posizione non priva di derive reazionarie. Non dico che fosse tua intenzione, ma ciò che dici è manifestamente ingenuo e può far tenerezza. W gli indiani metropolitani, ci mancherebbe, w Tommaso Labranca, w la creatività. Ma credo che nulla esima l’ingenuità dal divenire dannosa. Se le parole che l’accompagnano sono affettuose come idioti e testoline di minchia, allora la tenerezza vien meno. Manifestare a Salerno il dissenso per il lager di via Corelli di Milano sicuramente sorprenderebbe i tediati di ogni credo, ma anche vestirsi da panda per andare a lezione rientrerebbe nel novero dei gesti imprevedibili. Il più sta nel valutare le opportunità. E quella di un Aventino dei popoli mi sembra ampiamente da discutere.
    Per l’accostamento alla vignetta di Altan e all’episodio cui fa riferimento. Genova 2001 è stato, innanzitutto, uno dei momenti più forti e significativi di un percorso lungo, frammentato e planetario che possiamo con buona approssimazione –ma se ne può discutere – chiamare “movimento”. Poi, e soltanto poi, è stato il punto più basso della storia recente della nostra democrazia. Lasciare solo il Bush in visita per festeggiare la liberazione dai nazifascisti non è fraintendibile con un appello ad andare a pitturare il cielo dell’Arena.
    Per il tono ludico che non ammette repliche: maradona il papa l’etna, dovunque ma non da quei buffoni. Buttiamola in battuta. Grasse risate. W i puffi buffi.
    Per la seguente pruriginosa sensazione: che tu pensi al gruppone delle associazioni, dei centri sociali, dei volontari, delle famiglie, degli autonomi, dei singoli cittadini, degli intellettuali e dei dopolavoristi che presenziano alle manifestazioni (manifestano) come a dei nerds pilotati che cascano da un tranello all’altro, mandrie di sfigatelli massificati animati da buone intenzioni. Il nobile inno che sembra animarti in questo brano è épater les boy scout. A me viene un po’ di claustrofobia, in un mondo così piccolo.
    Con affetto, un idiota.

  8. lo zappatore il 12 giugno 2004 alle 13:13

    Flabbi, capisco il tuo dramma. Non sei che un critico letterario.

  9. Giulia il 12 giugno 2004 alle 13:31

    Questo zappatore fa il sarcastico ma non si spiega. Che vuol dire “non sei che un critico letterario”? Adesso essere critici e’ una colpa? Un dramma? Cercare di capire e’ un limite?

  10. lo zappatore il 12 giugno 2004 alle 13:47

    Cara Giulia, Flabbi scrive: “leggendo il tuo Kamikaze avevo trovato questo brano piuttosto insostenibile, ma tant’è, ci sono tutti gli svolazzi della tua prosa fantastica. Riproposto qui mi cade il piuttosto e rimane l’insostenibile. Questo è un post, io ti prendo sul serio, non sospendo l’incredulità.”
    Capito?
    “Questo è un post, io ti prendo sul serio, non sospendo l’incredulità.”
    Vale a dire che Flabbi non prende sul serio la letteratura. I critici letterari sono quelli che hanno inventato dei dispositivi per non prendere sul serio la letteratura. Danno per scontato tutto (la sfibratissima formuletta della “sospensione dell’incredulità” per loro è sacra… Quanta ideologia, quante ipoteche enormi e spaventose in questi assiomi spacciati per acquisizioni ormai indiscutibili!).
    Flabbi è pure un ricercatore, o un dottorando o dottorato, insomma, un accademicuccio, un sacerdotucolo della letteratura, uno che ha questo come vocazione nella vita, sta desiderando di diventare virginal Vestale della letteratura… E ce la farà, ha tutte le carte in regola, una concezione della letteratura inerziale, innocua, scherzosa…
    Diventerà Professorone Universitarione di Letteraturona per trattarla come? Per non prenderla sul serio!
    Capito?
    Se scrivi un romanzo Flabbi non ti crede. E’ questo l’esito del suo sapere letterario: non prendere sul serio la letteratura. Basta mettere le stesse parole altrove, su un giornale, su un effimero post, ovunque, purché fuori da un romanzo, perché per Flabbi si cominci a fare sul serio! Questa è l’ideologia al potere, questi sono gli interlocutori che la letteratura si trova ad avere.
    Capito, Giulia?
    Per essere presi sul serio, le cose bisogna dirle nei post, FUORI dai romanzi. I romanzi non sono una cosa seria… E chi lo sostiene questo? I sacerdotucoli dei romanzi! La casta sacerdotale esperta e custode dei romanzi… Una casta che lasciamo volentieri alla sua castità.
    Noi zappatori continuiamo a sporcarci le mani.

  11. lorenzò flabbì il 17 giugno 2004 alle 03:08

    Zappatore, facciamo così: io sostituisco “sul serio” con “alla lettera” e ti devolvo una parte del sontuoso stipendio che mi si prospetta vista la strepitosa carriera che mi è spianata davanti.
    Tu però quando puoi mi dici:
    – se così è più chiaro il mio post;
    – da dove ti viene l’idea che essere ricercatori, dottorandi o dottorati si debba pagare in termini di vezzeggiativi sprezzanti (“accademicuccio, sacerdotucolo della letteratura”). Il vezzeggiativo funziona su tutto: da premiuccio nobellino per la pacetta a metalmeccanicuccio, da analfabeticolo a scrittorucolo nella collezionetta Pléiadiuccia. Prova col mestiere che fai tu, e vedrai che ci va a meraviglia.
    – dove e con cosa ti sporchi le mani?
    – il tuo numero di carta di credito.
    Un ideologo al potere, lorenzò



indiani