LA NASSA

7 luglio 2004
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Intercalare 3

I giochi non sono mai del tutto fatti

I giochi non sono mai del tutto fatti.
Perfino durante il regime nazista, Bertold Brecht
si chiedeva come sarebbe stato possibile dire
la verità in Germania. Nel suo saggio del 1935,

Le cinque difficoltà di scrivere la verità,
egli diede una lista di ciò che è necessario per scrivere la verità:
1. Il coraggio di scriverla.
2. L’intelligenza di discernerla.
3. L’arte d’impiegarla come arma.
4. Il buon senso di scegliere quelli nelle mani dei quali essa sarà efficace.
5. L’astuzia di divulgarla a molta gente
(1)

Uscire

Tra l’esperienza concreta d’una vita ordinaria, in questo momento su questo pianeta, e i racconti pubblici fatti per dare un senso a questa vita, il fosso, l’abisso sono realmente spalancati.
John Berger, dicembre 1991, Calling out, Paroles d’Aube éd., 1993.

1

Dà delle idee, Hans Haacke,
il suo modo rude di andar incontro
agli eventi e alle genti.

Bisognerebbe che lei fosse
una sorta di consigliere tecnico
di tutti i movimenti sovversivi
(2)

Ma bisognerebbe allora scegliere e
(che ci si lasci portare dal cuore
o che si decida per calcolo)
prendere il rischio d’ingannarsi, d’ingannare, d’essere ingannati

essere politici:
saper riconoscere il mobile partito
del movimento,
saper cambiare, far cambiare ciò che cambia,
condursi, umanamente,
più lontano

prendere il rischio di mettere alla prova il proprio giudizio,
di trovarsi trascinato a discutere
con l’uno o l’altro tattico, uscito non si sa da dove,
forse e per definizione, per sfortuna,
messo alla prova in questo àmbito di competenza
strano, distante,

un politico
che avrà appreso il combattimento
su banchi diversi da quelli della scuola,
la parola e la scrittura
con pubblici diversi da quelli degli allievi deferenti,
da quelli dei vecchiacci dubbiosi,
da quelli dei colleghi in piena traiettoria professionale,
da quelli degli amici confidenti.

2

Zola è l’esempio? Ascoltiamo Zola!
È il denaro, il guadagno legittimamente realizzato con le proprie opere
che ha liberato l’autore da ogni protezione umiliante,
che ha fatto del vecchio buffone d’anticamera
un uomo che dipende unicamente da sé stesso.
Con il denaro, ha osato dire tutto.
Ha esteso il suo giudizio ad ogni cosa
fino al re, fino a Dio,
senza timore di perdere il pane.
Il denaro ha emancipato lo scrittore,
il denaro ha creato le lettere moderne
(3)

La questione non è
d’imparare a servirsi contro lo Stato
della libertà che
(ci) assicura lo Stato (4)
ma d’imparare a fare a meno dello Stato
come d’ogni altro cappello.

3

Noi andremo dove vorremo, liberamente,
senza preoccuparci dei divieti promulgati dal nostro stesso ambiente.
Noi andremo come vorremo

in modo che ciò sia divertente, che sia
piacevole e che ciò dia piacere al pubblico
(5)
o semmai disgusto

e la voglia di metter la testa fuori dall’acqua.
Certamente noi non ci limiteremo
alla denuncia delle polveri dominanti.

C’è sempre da imparare dagli uccelli, dai fiori,
dai pesci. Ci sono vite da cogliere sott’acqua,
nella savana corrente, con la punta del coltello.

C’è l’assenza, la vita confusa d’inanità sonora.
Il folle vuoto, da colmare, tra quel che si dice
pubblicamente delle nostre vite e quel che se ne vive.

C’è il silenzio. I denti stretti. L’ultimo respiro.
Ci sono vite ciarliere, alla ricerca della ricerca,
e le bellezze della logica ad uncinetto —

tutto ciò che dà gioco, fa vedere la luce,
il divenire, il disincanto, l’angoscia
d’essere umano e d’andare senza aver avuto il tempo.

Tutto ciò che crea la distanza e permette di vedere
dieci volte, venti volte ciò che è e sarebbe
nei mondi possibili, rifatti, da rifare
e da riprendere, ricucire, da ricominciare
sempre, sempre qui, sempre mai qui.

4

Saremo liberi in quanto esposti
alla vista e ai critici, all’incontro.
Non solo l’opera è da creare
anche il pubblico
e la relazione con esso

e se vuole dei nostri gesti e un po’ di quel che sarebbe detto,
svelato, contro i suoi puntelli, le sue credenze, fasciature,
pretesti per vivere —
contro e con, in tutta complessa onestà —
se vuole che ciò esista
liberamente, indipendentemente,
lo riconoscerà e lo farà vivere.

5

E se non va?
Bisogna soltanto continuare.

No?

Non è la libertà di creare
che conta al di sopra di tutto?
Non è la libertà di dire la verità
perfino contro ogni evidenza, contro ogni immediata intuizione,
perfino in modo deludente,
disillusorio,
che dà la gioia di vivere, le sensazioni
di velocità, d’immobilità, di scivolata,
di scoperta?

Ciò che hai preso passando, è fatto per giocare,
è fatto per esser dato, ricevuto, lanciato e rilanciato.
E’ una forza andante.
Ecco, è lasciato, è ripreso.

L’arte è d’andare incontro
solo o non solo
con ciò che si è raccolto passando
con o senza rischio.

Intercalare 4

Esoteriche

Ne farò altre ancora più raggomitolate e annodate,
di queste poesie poco facili da capire e da disfare.
È il tema che lo richiede.
È così.
Ci sono legami complessi, strani, riannodati,
la loro anche ardua ricerca.
Io voglio offrirli nella loro evidenza e violenza.
E ciò non si disfa, neanche dopo
lungo tempo di lavoro maturato.

(1) Citazione di B. Brecht quasi uguale a quella ripresa da Hans Haacke in Libre échange, p. 114.

(2)Pierre Bourdieu, p. 36.

(3) Émile Zola, in L’argent et la littérature (Le roman expérimental, 1880).

(4) Pierre Bourdieu, p. 77 : […] quando lo Stato si mette a pensare e ad agire secondo la logica del rendimento e del profitto in materia d’ospedali, di scuole, di radio, di televisioni, di musei o di laboratorî, sono le più alte conquiste dell’umanità ad essere minacciate : tutto ciò che appartiene all’ordine dell’universale, ovvero dell’interesse generale, del quale lo Stato, che piaccia o no, è il garante ufficiale.
È per questo motivo che è necessario che gli artisti, gli scrittori e gli scienziati, i quali sono depositarî di alcune delle più rare acquisizioni della storia umana, imparino a servirsi contro lo Stato della libertà che lo Stato assicura loro. È necessario che essi lavorino simultaneamente, senza fastidio né cattiva coscienza, ad accrescere l’impegno dello Stato e la vigilanza nei confronti dell’impresa di Stato.

(5) Hans Haacke, p. 111.

*****

Presento, nella traduzione di Fabio Scotto, un estratto da La nassa, « poema-recensione » scritto dal poeta Laurent Grisel in risposta ad un dialogo, purtroppo non tradotto in italiano, fra il sociologo Pierre Bourdieu e l’artista Hans Haacke : Libre échange, Le Seuil / Les presses du réel, 1994, p. 152. Molto in sintesi, direi che il tema di Libre échange, come anche di La nassa è la questione della libertà dell’artista e dell’intellettuale rispetto alle istituzioni e all’ « ambiente » dei produttori di cultura. Da cui il titolo emblematico di questa sezione : « Uscire ».
Questo poema complesso, intessuto di citazioni da varie fonti, accompagnato da note dettagliate, è uscito per l’editore tedesco Éditions en forêt / Verlag im Wald (Rimbach), www.verlag-im-wald.de, in edizione quadrilingue : la traduzione inglese è di Cid Corman, quella tedesca di Rüdiger Fischer, quella italiana di Fabio Scotto. L’originale francese di questa sezione, « Uscire », può essere letto sul sito animato dal romanziere François Bon, www.remue.net/revue/TXT0205Grisel.html.
Laurent Grisel, nato nel 1952, ha pubblicato libri di poesia e di estetica, tra cui : Poèmes brefs, poèmes faciles à lire, Plein Chant / Du Lérot, 1985, Une anthologie, Du Lérot, 1996. Grisel è anche animatore del sito www.poesieschoisies.net, che sperimenta la costruzione di « percorsi di lettura in rete » sulla poesia francese e straniera. Ne consiglio la visita, sia per la qualità dei testi pubblicati che per l’originalità di concezione del sito. [A.R.]

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5 Responses to LA NASSA

  1. emma il 14 luglio 2004 alle 23:20

    A una prima lettura l’impressione è quella dell’intellettualismo e del volontarismo.
    Poi si rilegge, e ogni volta va meglio.
    Di pari passo con la riflessione estetico-etica, si manifesta il senso di apertura, la proiezione (poetica) verso il futuro e il mondo.
    Il rischio di intellettualismo c’è, ma rimane potenziale.

    Sì, forse sono poesie non facili. Ma tutto sommato sembrano più accessibili di molta poesia che persegue il “bello” e lo fa coincidere con l’oscurità e la quasi totale mancanza di comunicazione con il lettore.

  2. andrea raos il 17 luglio 2004 alle 11:37

    in un altro punto del suo poemetto, grisel riprendre una frase cruciale di hans haacke, che cito più o meno a memoria: “fare un’arte che porti il pubblico non a parlare della sua forma, ma a discutere di cio’ di cui parla l’opera” (l’esempio era un’opera di haacke che denunciava le collusioni fra ditte americane e saddam hussein, ai tempi della prima guerra ingolfata).
    la voglia di riflettere davvero puo’ sempre passare per intellettualismo (a volte è cosi’), quando si ha voglia che la poesia SERVA a qualcosa.
    che in fondo è cio’ che dicevi tu, emma. sei davvero una brava lettrice, ti ringrazio di cuore,

  3. laurent grisel il 23 luglio 2004 alle 12:49

    Emma, le commentaire qui me touche le plus : “Plus on le relit et mieux ça va.” En effet, poème écrit pour être relu.
    Emma, Andrea : qu’est-ce que l’intellectualisme ? Si c’est la réduction de tout aux débats d’idées, alors je n’en suis pas. Mais il y a des poèmes possibles dont la pensée, les pensées, sont un des principes d’organisation – en conjonction avec d’autres.
    Andrea : je n’écris pas un poème pour qu’il serve à quelque chose; mais je n’ignore qu’il puisse servir; et même je le souhaite; mais n’écris pas pour cela. Le paradoxe est qu’un poème ne doit servir à rien pour, éventuellement, servir à quelque chose.
    Merci…

  4. emma il 24 luglio 2004 alle 16:21

    Per Andrea Raos.
    Sono semmai io a dover ringraziare. In “Dispatrio” presenti materiali di grandissimo interesse, cose che un lettore non specialista (come me) non sarebbe altrimenti in grado di trovare e di leggere.
    Quanto al resto: anche se quel SERVA così marcato può a prima vista sembrare una semplificazione, capisco e condivido quello che vuoi dire.

  5. emma il 24 luglio 2004 alle 16:30

    Per Laurent Grisel.
    Sono felice di questo riscontro.
    È una riflessione molto profonda quella che fai a proposito dell’utilità e delle finalità della poesia.
    Dunque qualcosa che tiene insieme il massimo di libertà e il massimo di necessità.
    Ma in fondo è quanto si “pensa” e si dice nelle tue profondissime-inconsuete-belle poesie.
    “No?”



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