ARRIVANO I MOSTRI

17 luglio 2004
Pubblicato da

di Sergio Baratto

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“Seduto in soggiorno, cercava di leggere. Si era preparato un whisky e soda al suo piccolo mobile bar e teneva il bicchiere in mano mentre era immerso in un testo di fisiologia. Dall’altoparlante sopra la porta del disimpegno usciva a volume altissimo la musica di Schoenberg.
Ma non bastava. Riusciva comunque a sentirli, lì fuori, a sentire i loro bisbigli, i passi, le grida, il ringhio e le risse tra loro. (…)
Ed erano tutti lì per la stessa ragione.”

Richard Matheson, Io sono leggenda

Ma che orrore la faccenda dei 37 sudanesi imprigionati per giorni su una nave e ora imprigionati in terraferma.
E poi la farsa delle identificazioni: sono veri profughi in fuga dalla guerra (Darfur: oltre un milione di sfollati interni, 160.000 profughi, dai 10.000 ai 30.000 morti) o sono soltanto veri desperados? Ma se anche fossero solo 37 banalissimi ghanesi o nigeriani in fuga dalla miseria, dico, cambierebbe qualcosa? Comunque sia, a quanto pare 37 negretti assediano l’Europa. Pazzesco.

Finché la barca va, lasciala andare

Sarebbe questa l’Europa baluardo della civiltà, la risposta illuminata al grezzo pragmatismo bombarolo degli Stati Uniti? “Non vogliamo creare un precedente”, “La responsabilità è del maltese”, “La colpa è del crucco”…
Menzione d’onore per il ributtante intervento del ministro degli Interni: siamo inflessibili con i negretti per non favorire le organizzazioni criminali che lucrano sulla loro disperata voglia di evasione. Come se in questo modo ci assolvesse dall’obbligo di portare loro soccorso. Come a dire Visto? la nostra durezza è solo una forma superiore di solidarietà.
Verrebbe da rispondere Bene, anime belle, a proposito di lucro e criminalità, date un’occhiata ai caveau lussemburghesi. Ma no, lì tutti cessano improvvisamente di essere schizzinosi.

37 persone, nessuna pietà. Non sia mai, creare un pericoloso precedente di pietas. Potrebbe indurre milioni di persone all’innaturale e perniciosa pratica di fuggire da guerre, persecuzioni, carestie e regimi di merda verso le nostre terre. Dove la gente è sì tanto brava, ma deve fronteggiare già tanti problemi.
Ci sono impedimenti burocratici, incertezze somatiche e non si vuole creare precedenti. Tale è dunque la linea del rigore scelta dall’UE: civile e solidale sì, ma non cogliona. Un conto è chiudere un occhio sullo sfondamento dei parametri del patto di stabilità (concetto caro all’Urss brezhneviana), un altro è aprire la porta allo sciame delle cavallette.
Questo è quanto: banchieri, corporations, gli sfinteri di riciclaggio da cui passano gli immensi flussi finanziari mondiali di merda e sangue, bandiere azzurre con stelline, ricchi cotillon, monete da collezione, smarmellamenti retorici.
Quanto a quei 37 pezzenti, se proprio volevano creare un precedente, potevano annegarsi volontariamente.

Non che qui da noi non si siano levate voci di protesta. La legge è la legge, si è detto, ma tra le nostre radici cristiane, insieme al divieto di spargere il seme e al fuoco della Geenna, c’è anche quella domanda retorica (disobbediente e francamente irresponsabile) che Gesù Cristo fece ai burocrati di allora: “Viene prima l’uomo o la legge?”. In poche parole, fatta salva la legge (dura lex sed lex), mobilitiamoci – noialtri che nel gioco dei cavilli sfioriamo il virtuosismo – per trovare una piccola scappatoia.
L’armatore Elias Bierdel, il comandante Schmidt (il crucco con la barba che guidava l’aborrita Cap Anamur) e il primo ufficiale sono stati incriminati per “favoreggiamento del reato d’immigrazione clandestina”. Come la peggior specie di scafisti albanesi. Sulla carta, rischiano oltre 10 anni di carcere. Dura lex sed lex. (Se posso fare una considerazione del tutto personale, spero che – tra le tante durae leges fatte varare dal nostro PresDelCons per arginare la crudeltà antropologica della magistratura – ce ne sia una piccola piccola che li tiri fuori da questo budello.)

Dove la mutua passa ancora di tutto

Per chi arriva, per chi non annega, per gli apolidi, i senza cittadinanza e senza patria (insulto caro all’Urss staliniana) – i Centri di Permanenza Temporanea e Assistenza (nonché i Centri di Identificazione per richiedenti asilo, dove non è meno difficile – anche per un parlamentare – riuscire ad entrare): sublime monumento linguistico all’ipocrisia e meraviglioso prodotto del decadimento morale progressista. Campi di concentramento per sbirri sadici e crocerossini pre-basagliani, dov’è possibile infierire sui corpi senza il pensiero fastidioso di un’eventuale inchiesta giudiziaria. Tanto di fotocamere non ce n’è.

Un caso su tutti: il CPT di Bologna, definito da Medici Senza Frontiere come uno dei migliori (o meno peggiori). Nell’aprile del 2003 dieci immigrati raccontarono di essere stati pestati a sangue dopo il tentativo di fuga di un detenuto. A guidare la spedizione punitiva sarebbe stato il responsabile della Croce Rossa che aveva in gestione il Centro. Da quelle denunce partì un’inchiesta giudiziaria, che ha messo sotto accusa alcuni agenti di polizia, i dirigenti e i volontari del servizio. Nel gennaio di quest’anno, una perquisizione all’interno del centro eseguita dai carabinieri del NAS su ordine della Procura della Repubblica: negli alimenti e nel sangue dei detenuti sono state trovate tracce di fenobarbital (un barbiturico, sostanza equiparata agli stupefacenti) e di carbamazepina (un anticonvulsionante usato per curare l’epilessia).

Altri psicofarmaci impiegati qua e là per i CPT del Bel Paese: ansiolitici tranquillanti minori, benzodiazepine (Valium, Rivotril); neurolettici (usati per curare le forme più gravi, come la schizofrenia); Farganesse (un antipsicotico neurolettici ormai in disuso: non si butta via niente). Dove l’orrore non è ovviamente tanto nell’impiego del Valium o solo nella somministrazione di psicofarmaci da cavallo, quanto nell’inquietante aspetto esemplare-simbolico di tutta la faccenda: uomini costretti in gabbie senza aver commesso crimini, claustrofobicamente impelagati in una situazione invivibile, vittime di spaventosi attacchi d’insonnia, depressi, frustrati e aggressivi, ben disposti almeno all’inizio a inghiottire la provvidenziale pasticca di soma, e poi via via sempre più oggetti passivi di psichiatrizzazione chimica. Cazzo: ma è la messinscena perfetta – in piccolo – dell’esistenza quotidiana di un milanese medio!

Ai criminali che osarono varcare i confini senza euro o conti svizzeri, dunque, bastonate e barbiturici: ma sì, che tanto – dura lex sed lex – la forza della ragione ce l’abbiamo noi.

Club Med

L’Europa spera che l’Italia, data la sua infelice posizione, funga da carta moschicida. L’Italia spera che l’Europa le tolga le castagne dal fuoco. Tutti sperano che Malta ecc.
Nel canale di Sicilia, dicono, i pescatori ne hanno fin sopra i capelli di cadaveri galleggianti.
Ora sia chiaro che per quanto si cerchi di prenderci per il culo e raccontarci coglionate sull’integrazione, la globalizzazione perbene, l’evoluzione civile e il ruolo magnifico e progressivo dell’Unione europea, così vanno le cose, qui. Siamo marci, paranoici e incattiviti. Chiusi dentro questa fortezza, prigionieri noi stessi, chimicamente psichiatrizzati, noialtri effimeri e non troppo scontenti cittadini dei piani alti.
Oh, l’orgoglio che ci pervade, quando pensiamo al radioso modello di democrazia che forniamo alle decerebrate masse planetarie. Ah, la rabbia ci prende quando dal basso sale la puzza della miseria nera!

Ma ne arriveranno sempre di più. Gli stiamo sottraendo saperi, tradizioni, sequenze genetiche, risorse naturali. Gli vendiamo la loro stessa acqua, e a caro prezzo.
Ne arriveranno sempre di più, con o senza precedenti. Lo Stivale è un cuneo ficcato in mezzo al Mediterraneo, che fa tanto figo nelle pubblicità à la Salvatores dei piatti di mare surgelati. Ma che nella realtà – da spazio comune si è trasformato in una linea di confine blindata.
La questione non è se l’immigrazione sia un problema o un’emergenza. Molto più banalmente, verte piuttosto sul modo in cui si vuole affrontarla.
A me sembra che nella storia le grandi muraglie siano sempre state scavalcate come niente.

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3 Responses to ARRIVANO I MOSTRI

  1. vins gallico il 19 luglio 2004 alle 23:27

    Caro Sergio,
    mi permetto di fare un paio di riflessioni e di domande sul tuo articolo secondo una tecnica pedante. Ovvero lo prendo da capo sino ai piedi e ti dirò delle parole e dei concetti che non mi convincono.
    1) Quando parli di “Europa baluardo della civiltà” forse potremmo omettere “della civiltà”? L’Europa è una fortezza che non può e non deve essere penetrata dal migrante, secondo il nuovo presupposto delle superpotenze. L’Europa chiusa alle altre civiltà è (a mio modesto avviso) una delle conseguenze del dualismo creato (in Europa) fra USA e “vecchio continente”, loro gli idioti con gli hamburger e la cocacola e noi, quelli che Leonardo ed Erasmo da Rotterdam… Loro i guerrafondai, noi i “pacifisti”. (M.Moore fa tanto bene negli Stati Uniti, purtroppo in Europa produce questi effetti deleteri)
    2) All’Europa piacciono gli eufemismi: il cpt si chiama in Germania Ausreisezentrum ovvero centro di “viaggio”. Chi entra in un cpt ci entra con una sola possibilità: essere sbattuto fuori dal paese ospitante. Che 36 dei 37 profughi della Cap Anamur siano là non è un buon segno.
    3)La cosa che però non capisco, Sergio, nel tuo articolo è lo slittamento che esegui dal livello politico a quello morale. Citi gli esempi di cpt in pessime condizioni igieniche e con un personale violento. Ma questo è il piano della critica morale, vuoi forse dire che se i cpt fossero puliti e con operatori gentili sarebbero accettabili? I cpt, le espulsioni dei rifugiati, l’impossibilità di richiedere asilo sono delle vigliaccate alla base, è il concetto in sé che è marcio.
    4) A tal proposito vedo che tu fai la metafora del campo di concentramento. Anche questo è un modo di espressione che non condivido perché relativizza l’Olocausto.
    5) Comunque con tutto ‘sto casino la Consulta ha dichiarato anticostutizionali due punti della Bossi-Fini e questa è una buona notizia.
    6) La stampa (fatte pochissime eccezioni) ha ignorato il caso della Cap Anamur fin quando ha potuto. I migranti sono sempre quelli che non hanno voce, non hanno spazio. Ogni tanto mi chiedo (quando vedo sventolare le bandiere della pace): quanti manifestanti sarebbero davvero favorevoli alle frontiere aperte per accogliere i profughi iracheni?
    7) Buona notte.

  2. Sergio Baratto il 22 luglio 2004 alle 14:19

    Caro Vins Gallico, chiedo scusa per il ritardo con cui ti rispondo: sono in viaggio e non sempre ho la possibilità di accedere alla rete. Cercherò di rispondere alle tue obiezioni e riflessioni.
    1) forse nel mio pezzo non sono stato abbastanza chiaro, perciò lo specifico meglio qui: sono perfettamente d’accordo con te; la mia frase sull’Europa baluardo della civiltà voleva essere un accenno polemico proprio verso questo atteggiamento mentale per cui “si sa, come ci mostra Michael Moore gli americani sono bacati, s’ingozzano di hamburger e possono comprare un bazooka” e “Noi europei comunque si sente che abbiamo alle spalle una splendida civiltà millenaria”. Ti dirò di più, se cerchi un po’ nell’archivio di NI ci troverai un mio pezzo sull’acqua, in cui spiego sommariamente come nel campo dll’appropriazione liberista delle risorse idriche mondiali, per es., l’Europa sia molto più famelica degli USA. Che sia meglio di loro perché tendenzialmente non usa le bombe – questo mi sembra proprio una cazzata, che ho sempre rigettato. Come il discorso sulle 2 facce del liberismo: quello “pacifico, dialogante e progressista” dell’era Clinton e quello “violento, arrogante e reazionario dell’era Bush. Mi rifiuto di scegliere tra due aspetti di una sola mostruosità.
    2) Anche qui, io dico (cosa del resto non originalissima) che CPT è un’espressione della più lurida ipocrisia. Non ho certo pensato che in altri debba essere per forza diverso, rispetto all’Italia.
    3) Idem. Pensiamo la stessa cosa, evidentemente mi hai frainteso o il pezzo era ambiguo: io ho semplicemente riportato alcuni misfatti che avvengono nei CPT, perché mi sembra giusto ricordare quale sia l’esperienza a cui va incontro chi ha la sventura di finirci dentro. Ma tra questo e il ritenere che degnamente ripuliti i CPT possano essere una valida soluzione non vedo un nesso logico necessario. Comunque, se vuoi sapere la mia personale opinione, io ritengo che i CPT siano un’istituzione marcia e immorale ab initio e che vadano chiusi immediatamente.
    5) Campo di concentramento è un termine più generale – ne esistevano prima, durante e dopo l’Olocausto, né sono un copyright dei nazisti. A dire il vero non mi riferivo in alcun modo alla vicenda dei lager nazisti. A proposito di relativizzazione dell’Olocausto, dirò qui en passant che peresonalmente, per esempio, mi fa vomitare l’accostamento che tanti compagni fanno tra Israele (e la bandiera di Israele) e la Germania hitleriana (e la svastica).
    6) Come dicevo nell’articolo, io penso che comunque esista una questione (lasciando perdere tutte le “emergenze” con cui il potere terrorizza e controlla), e che si debba con urgenza pensare nuovi modi d’accoglienza. Che – molto banalmente – le politiche repressive siano intollerabili, ma che sarebbe deleterio anche non affrontare minimamente la cosa, in primis per i migranti (a proposito: non ho ancora capito cos’abbia di tanto repellente la parola “immigrato” da renderla impronunciabile).
    Poi non capisco tanto la tua domanda retorica sui pacifisti; mi sembra un po’ il solito luogo comune sulla discrepanza tra l’idea manifestata e la pratica concreta – ma lo stesso vale per ogni collettività di persone che manifesta un’idea o una posizione. Perciò uno potrebbe domandarsi anche – che so, di fronte a una manifestazione leghista – quanti di quelli che sventolano il sole delle alpi sarebbero disposti a dare la caccia al clandestino.
    7) Buon pomeriggio.

  3. vins gallico il 23 luglio 2004 alle 11:34

    Grande Sergio! Standing ovation per la tua risposta davanti al mio pc.
    Per quanto riguarda il punto 5 aumento degli applausi da parte mia: insopportabili certi accostamenti. Rispetto al punto 6 mi concedo un tentativo filologico: credo che il termine immigrato implichi una certa stabilità, che possiede o possedeva chi ha finito la migrazione. Il migrante invece ha ancora un sostrato incerto, riuscirà a fermarsi nella “terra promessa”? riuscirà a trovare un lavoro? a regolarizzarsi? Ecco, forse la parola migrante conduce una certa mobilità, un certo dinamismo.
    La domanda sui pacifisti (posta male da me effettivamente) riguardava invece non l’annoso problema che fra il dire il fare c’è di mezzo il mare (ironicamente vero in questo caso!), si rifaceva bensì alla base ideologica. I migranti, gli esuli, i rifugiati, i cpt, non lo so, mi sembra rivestano sempre un ruolo così marginale, così “poco di moda” nella politica italiana, anche in quella di resistenza. Questa era la polemica con lo sfaccettato movimento pacifista, il considerare lo scontro fra potenti, ma non l’incontro con gli ultimi (cazzo, mi sembra di essere un prete quando dico ‘ste cose).
    Buon fine settimana.



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