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	Commenti a: Niente scherzi: Si parla di Bacon	</title>
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		<title>
		Di: Gianni Biondillo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5184</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gianni Biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Franz, nella demenziale polemica che ha provato a scatenarsi (ma si è subito scemata) dalle parti del mio articolo su Gehry, è stato messa in dubbio la mia serietà. Te ne parlo perché ciò che ho scritto al mio polemista in maschera so che è la tua stessa filosofia di vero, autentico, intellettuale (quale sei): &quot;Quello che faccio, lo faccio con entusiasmo e serietà. Non sono mai stata persona seriosa, è vero. Ma seria sì. Serissima.&quot; 
Sei una persona seria. Sai quando è il momento in cui bisogna ridere e quando invece bisogna riflettere. 

Ti saluto e vi saluto, domani mattina parto per Roma, cercherò di leggere NI in trasferta il più possibile. Vi abbraccio, Gianni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Franz, nella demenziale polemica che ha provato a scatenarsi (ma si è subito scemata) dalle parti del mio articolo su Gehry, è stato messa in dubbio la mia serietà. Te ne parlo perché ciò che ho scritto al mio polemista in maschera so che è la tua stessa filosofia di vero, autentico, intellettuale (quale sei): &#8220;Quello che faccio, lo faccio con entusiasmo e serietà. Non sono mai stata persona seriosa, è vero. Ma seria sì. Serissima.&#8221;<br />
Sei una persona seria. Sai quando è il momento in cui bisogna ridere e quando invece bisogna riflettere. </p>
<p>Ti saluto e vi saluto, domani mattina parto per Roma, cercherò di leggere NI in trasferta il più possibile. Vi abbraccio, Gianni</p>
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			</item>
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		Di: Elio Paoloni		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5185</link>

		<dc:creator><![CDATA[Elio Paoloni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[(L’arte, d’altronde, non va mai in vacanza...)

Franz caro, l&#039;arte no ma io sì, purtroppo. Purtroppo? Purtroppo per i nostri serissimi scherzi.

A periodi meno assolati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(L’arte, d’altronde, non va mai in vacanza&#8230;)</p>
<p>Franz caro, l&#8217;arte no ma io sì, purtroppo. Purtroppo? Purtroppo per i nostri serissimi scherzi.</p>
<p>A periodi meno assolati.</p>
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		<title>
		Di: franz krauspenhaar		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5186</link>

		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Gianni, ho seguito la tua polemica su Gehry e l&#039;architettura. Grazie di tutto, lo sai che ti voglio intellettualmente bene...;-)) Testimonio anch&#039;io, per chi ancota non lo conoscesse (chi?) che Biondillo è una persona seria che si fa il mazzo sul serio. E questo non è cosa da poco.
Buone vacanze e salutami Roma!

Caro Elio, cominciavo a preoccuparmi, dico sul serio. Va bene che tu stai in mezzo al bel sole di Puglia, ma non dimenticarci, in questa luna estate calda. Era da un pò che non ti leggevo e cominciavo ad avere crisi d&#039;astinenza da polemista-controcorrente. Come ti scrissi una volta: &quot;torna, se no mi rompo i coglioni&quot;. (Con rispetto per i lettori parlando).
A presto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Gianni, ho seguito la tua polemica su Gehry e l&#8217;architettura. Grazie di tutto, lo sai che ti voglio intellettualmente bene&#8230;;-)) Testimonio anch&#8217;io, per chi ancota non lo conoscesse (chi?) che Biondillo è una persona seria che si fa il mazzo sul serio. E questo non è cosa da poco.<br />
Buone vacanze e salutami Roma!</p>
<p>Caro Elio, cominciavo a preoccuparmi, dico sul serio. Va bene che tu stai in mezzo al bel sole di Puglia, ma non dimenticarci, in questa luna estate calda. Era da un pò che non ti leggevo e cominciavo ad avere crisi d&#8217;astinenza da polemista-controcorrente. Come ti scrissi una volta: &#8220;torna, se no mi rompo i coglioni&#8221;. (Con rispetto per i lettori parlando).<br />
A presto.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: riccardo ferrazzi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5187</link>

		<dc:creator><![CDATA[riccardo ferrazzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Qui tagliano la corda tutti quanti e neanche si portano appresso il computer ! Caro Franz, siamo rimasti solo io e te a lavorare ! A proposito, prendendo spunto dalle opinioni di Bacon, tu che ne dici: bisogna lavorare per se stessi o per il pubblico (o per tutti e due) ? Visto che siamo rimasti in pochi, c&#039;è spazio per una bella discussione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qui tagliano la corda tutti quanti e neanche si portano appresso il computer ! Caro Franz, siamo rimasti solo io e te a lavorare ! A proposito, prendendo spunto dalle opinioni di Bacon, tu che ne dici: bisogna lavorare per se stessi o per il pubblico (o per tutti e due) ? Visto che siamo rimasti in pochi, c&#8217;è spazio per una bella discussione.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: franz krauspenhaar		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5188</link>

		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Richard, siamo rimasti in due a lavorare e pure a ore tarde. Ma chi ce lo fa fare? Il pubblico?...;-)
A parte gli scherzi, ma non troppo, io sottoscrivo le parole del vecchio Francis parola per parola fino ad un certo punto: vale a dire: secondo me si lavora per se stessi, per trasformare, spesso, le proprie ossessioni o anche le proprie esperienze di vita (ottime per la bisogna le esperienze dolorose)in qualcosa di &quot;artistico&quot;. Ma il pubblico, e qui mi permetto di deviare in qualche modo dal lucidissimo discorso di FB, è quello che ti porta fuori dal tuo mondo a volte tormentato, che ti da (o non ti da)il confronto, le umane soddisfazioni, il conforto della condivisione, che dissipa o viceversa incarognisce i tuoi dubbi. Last but not least, il pubblico ti può anche &quot;mantenere&quot;: se sei un pittore ti permette di acquistare non solo un set di pennelli di martora, ma anche, se hai ancora più fortuna, un nuovo studio con vista sulla metropoli formicolante o sul villaggio svizzero (come Balthus, mi pare). Magritte all&#039;inizio dipingeva in sala da pranzo e disegnava carta da parati. Se sei uno scrittore, un bell&#039;Apple ultimo modello non te lo leva nessuno. Coi soldi dell&#039;anticipo, poi, puoi anche andare a sbronzarti di Krug millesimato a Parigi, che fa più &quot;fico&quot;...
Dunque, io penso che non &quot;bisogna&quot; fare niente per forza. Michelangelo aveva dei committenti di un certo grido e fece quel che fece. Dostojevski aveva da pagare le rate del mutuo alla casa da gioco. Ma questi due, geni assoluti e quindi presi come esempio-limite, partivano, credo, da quel &quot;tentare&quot; con tutte le proprie forze, a volte irrobustite dalla disperazione, di cui parlava Bacon.
All&#039;inizio l&#039;artista vero o presunto tale parte da sè stesso e lavora per sè stesso. Ciò non toglie che si può allo stesso tempo guardare con sicurezza ed onestà il grande occhio del Pubblico: al quale l&#039;artista, in definitiva, deve tutto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Richard, siamo rimasti in due a lavorare e pure a ore tarde. Ma chi ce lo fa fare? Il pubblico?&#8230;;-)<br />
A parte gli scherzi, ma non troppo, io sottoscrivo le parole del vecchio Francis parola per parola fino ad un certo punto: vale a dire: secondo me si lavora per se stessi, per trasformare, spesso, le proprie ossessioni o anche le proprie esperienze di vita (ottime per la bisogna le esperienze dolorose)in qualcosa di &#8220;artistico&#8221;. Ma il pubblico, e qui mi permetto di deviare in qualche modo dal lucidissimo discorso di FB, è quello che ti porta fuori dal tuo mondo a volte tormentato, che ti da (o non ti da)il confronto, le umane soddisfazioni, il conforto della condivisione, che dissipa o viceversa incarognisce i tuoi dubbi. Last but not least, il pubblico ti può anche &#8220;mantenere&#8221;: se sei un pittore ti permette di acquistare non solo un set di pennelli di martora, ma anche, se hai ancora più fortuna, un nuovo studio con vista sulla metropoli formicolante o sul villaggio svizzero (come Balthus, mi pare). Magritte all&#8217;inizio dipingeva in sala da pranzo e disegnava carta da parati. Se sei uno scrittore, un bell&#8217;Apple ultimo modello non te lo leva nessuno. Coi soldi dell&#8217;anticipo, poi, puoi anche andare a sbronzarti di Krug millesimato a Parigi, che fa più &#8220;fico&#8221;&#8230;<br />
Dunque, io penso che non &#8220;bisogna&#8221; fare niente per forza. Michelangelo aveva dei committenti di un certo grido e fece quel che fece. Dostojevski aveva da pagare le rate del mutuo alla casa da gioco. Ma questi due, geni assoluti e quindi presi come esempio-limite, partivano, credo, da quel &#8220;tentare&#8221; con tutte le proprie forze, a volte irrobustite dalla disperazione, di cui parlava Bacon.<br />
All&#8217;inizio l&#8217;artista vero o presunto tale parte da sè stesso e lavora per sè stesso. Ciò non toglie che si può allo stesso tempo guardare con sicurezza ed onestà il grande occhio del Pubblico: al quale l&#8217;artista, in definitiva, deve tutto.</p>
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		<title>
		Di: helena janeczekl		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5189</link>

		<dc:creator><![CDATA[helena janeczekl]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ammetto di aver postato il pezzo senza neanche averlo letto prima: era un momento in cui mio figlio stava davanti ai cartoni e ho colto l&#039;attimo. E poi anche perché Bacon è Bacon. Io condivido quello che dice sui pericoli dell&#039;astrattismo, forse anche perché la narrazione gli è naturalmente aliena, forse perché anche a me - nell&#039;idea che ho di me stessa - interessa soprattutto l&#039;equivalente cartaceo della figura umana. Non la scrittura, non la trama, ma le persone che diventando personaggi dovrebbero riuscire a rimandare alle persone. Mostrare un piccolo lembo di pelle umana.
Insomma anche io (che mi reputo piuttosto rozza nel campo dell&#039;arte figurativa) ho nel cuore tutti i pittori novecenteschi che NON hanno percorso l&#039;astrattismo. Vedere un Bacon o anche un Soutine, un Beckmann, Max Ernst o che so io, in uno dei megamusei internazionali ben allestiti mi fa l&#039;effetto non solo di uno schiaffo in faccia, ma che gran parte di quanto incontri prima e dopo è vuoto o ghirigori. Nel ipotesi migliore: gioco da bambini. 
So di essere molto &quot;fruitore medio&quot; in questo, solo un gradino più evoluta della massa che riesce a stravedere ancora solo per gli impressionisti.
Commentando il pezzo su Margaret avevo scritto che Castellito mi pareva un grande attore, vedendomi rabbuffata da anonimo. Il o la tale sosteneva che Sergione fosse una sorta di gigione alla Sordi, capace di recitare decentemente solo se ben diretto. Ho avuto la sensazione che fosse &quot;del mestiere&quot;, magari un attore/trice di teatro, di quelli bravi e motivati e alla fame. E&#039; possibile che parlasse non solo per invidia (o per snobismo), ma anche per un tot di competenza che mi sfuggiva. Perché tiro fuori questa storia?
Perché credo che sia molto difficile stabilire un giudizio libero sia dall&#039;autoreferenzialità dell&#039;ambiente (teatro, arte, letteratura non importa) e sia dal gusto del pubblico medio che, ho l&#039;impressione, è solo in parte kitsch, arretrato, irrisibile. Insomma io credo che non ci siano più da una parte i grezzi e coglioni borghesi e dall&#039;altra gli ispirati, spirituali artisti (e chi li &quot;capisce&quot;) E questo nodo credo che emerga con particolare evidenza nel campo delle arti figurative, dove la freddezza o persino ostilità verso il contemporaneo(unita alla sua appetibilità da parte di un mercato fatto di banche svizzere e analoghi: altroché borghesi col panciotto)qualcosa vorrà forse dire. Penso anche al caso dei bambini impiccati di Cattelan.

Vi lancio la palla, voi che ne pensate?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ammetto di aver postato il pezzo senza neanche averlo letto prima: era un momento in cui mio figlio stava davanti ai cartoni e ho colto l&#8217;attimo. E poi anche perché Bacon è Bacon. Io condivido quello che dice sui pericoli dell&#8217;astrattismo, forse anche perché la narrazione gli è naturalmente aliena, forse perché anche a me &#8211; nell&#8217;idea che ho di me stessa &#8211; interessa soprattutto l&#8217;equivalente cartaceo della figura umana. Non la scrittura, non la trama, ma le persone che diventando personaggi dovrebbero riuscire a rimandare alle persone. Mostrare un piccolo lembo di pelle umana.<br />
Insomma anche io (che mi reputo piuttosto rozza nel campo dell&#8217;arte figurativa) ho nel cuore tutti i pittori novecenteschi che NON hanno percorso l&#8217;astrattismo. Vedere un Bacon o anche un Soutine, un Beckmann, Max Ernst o che so io, in uno dei megamusei internazionali ben allestiti mi fa l&#8217;effetto non solo di uno schiaffo in faccia, ma che gran parte di quanto incontri prima e dopo è vuoto o ghirigori. Nel ipotesi migliore: gioco da bambini.<br />
So di essere molto &#8220;fruitore medio&#8221; in questo, solo un gradino più evoluta della massa che riesce a stravedere ancora solo per gli impressionisti.<br />
Commentando il pezzo su Margaret avevo scritto che Castellito mi pareva un grande attore, vedendomi rabbuffata da anonimo. Il o la tale sosteneva che Sergione fosse una sorta di gigione alla Sordi, capace di recitare decentemente solo se ben diretto. Ho avuto la sensazione che fosse &#8220;del mestiere&#8221;, magari un attore/trice di teatro, di quelli bravi e motivati e alla fame. E&#8217; possibile che parlasse non solo per invidia (o per snobismo), ma anche per un tot di competenza che mi sfuggiva. Perché tiro fuori questa storia?<br />
Perché credo che sia molto difficile stabilire un giudizio libero sia dall&#8217;autoreferenzialità dell&#8217;ambiente (teatro, arte, letteratura non importa) e sia dal gusto del pubblico medio che, ho l&#8217;impressione, è solo in parte kitsch, arretrato, irrisibile. Insomma io credo che non ci siano più da una parte i grezzi e coglioni borghesi e dall&#8217;altra gli ispirati, spirituali artisti (e chi li &#8220;capisce&#8221;) E questo nodo credo che emerga con particolare evidenza nel campo delle arti figurative, dove la freddezza o persino ostilità verso il contemporaneo(unita alla sua appetibilità da parte di un mercato fatto di banche svizzere e analoghi: altroché borghesi col panciotto)qualcosa vorrà forse dire. Penso anche al caso dei bambini impiccati di Cattelan.</p>
<p>Vi lancio la palla, voi che ne pensate?</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Elio Paoloni		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5190</link>

		<dc:creator><![CDATA[Elio Paoloni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Condivido quasi tutto. Anche su Castellitto, sul quale, in fondo, non sbagliava neanche l&#039;anonimo: mi sembra che dicesse &quot;se non viene ben diretto&quot;. La tendenza alla gigioneria non esclude grandissime qualità. In fondo anche Nicholson e Brando andavano tenuti a freno (mission impossible).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Condivido quasi tutto. Anche su Castellitto, sul quale, in fondo, non sbagliava neanche l&#8217;anonimo: mi sembra che dicesse &#8220;se non viene ben diretto&#8221;. La tendenza alla gigioneria non esclude grandissime qualità. In fondo anche Nicholson e Brando andavano tenuti a freno (mission impossible).</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: franz krauspenhaar		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5191</link>

		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=544#comment-5191</guid>

					<description><![CDATA[Sono d&#8217;accordo con quanto dite: in effetti non siamo attori, né registi, né teatranti. E Brando era proprio una mission impossible trattenerlo. Ci provò Kubrick nel 60, doveva girare con lui il western &quot;I due volti della vendetta&quot;. Brando fece in modo di cacciare il grande Stanley dopo un&#039; estenuante lavoro preparatorio, per poi fare lui stesso la regia del film, (l&#8217;unica della sua carriera) con esiti eccellenti, anche se a mio avviso un corposo &#8220;editing&#8221; non avrebbe certo guastato. Anche Sordi , come ogni istrione, tendeva ad andare fuori giri: infatti i suoi film da regista-interprete sono quasi tutti così così, fin dal suo esordio in &#8220;Fumo di Londra&#8221;, film inconsistente quanto di successo al botteghino di allora (1966).
Un buon esempio di attore-regista  che non si lasciava  far prendere la mano dal suo doppio ruolo è quello di John Cassavates, che i suoi film indipendenti  se li faceva in famiglia (spesso con la moglie Geena Rowlands e gli amici attori Peter Falk e Ben Gazzara). Dunque , come dice Helena, quell&#8217;intervento di anonimo che criticava Sergione (che io, da spettatore, continuo a ritenere uno dei ns migliori attori) proveniva forse da un addetto ai lavori, attore, regista o critico cinematografico. (Se non sei a Fregene batti un colpo!)
Il pubblico secondo me non è mai stato stupido. Penso (non con nostalgia, io negli anni 60 ci sono semplicemente nato) al cinema italiano di allora: c&#8217;era un&#8217;industria che produceva a rotta di collo di pellicola i Franco &amp; Ciccio, gli spaghetti-western (alcuni dei quali giustamente rivalutati dalla critica senza essere stati prodotti dal grandissimo  Sergio-ne Leone) ,e dunque, col ricavato, questa grande industria si permetteva di mettere in campo Fellini, Visconti, Antonioni e C. Senza puntare così in alto, a quel tempo lavoravano registi come Antonio Pietrangeli (messo per comodità nello scaffale della commedia italiana) che dipingevano ritratti a volte impietosi e durissimi e sempre di altissima classe (&quot;La visita&quot;, &quot;Io la conoscevo bene&quot;).
Se il pubblico non è mai stato stupido, dev&#8217;esserci allora qualcosa che non quadra, è proprio il caso di dirlo. Anch&#8217;io, come Helena, amo Beckmann, Sotine, Ernst, e ci aggiungo forse il mio preferito, Otto Dix. Tutti figurativi senza scrupoli. C&#8217;è bisogno ancora, io credo, di umanità, anche se sgradevole.  Anche Cattelan è figurativo ed è sgradevole. Forse troppo. Vedendo i bambini impiccati ho pensato a Duchamp: lui mise un cesso all&#8217;interno di un museo, Cattelan oggi  appende all&#8217;albero di un parco metropolitano dei finti bambini quasi sorridenti. E&#8217; lo spazio di esposizione che fa l&#8217;opera d&#8217;arte?
I quadri di Bacon  non hanno bisogno di &#8220;cornici&#8221;: se potessi permettermelo, appenderei uno di quelli piccoli (ovviamente) in casa... Farebbe lo stesso la sua porca figura anche nella mia modesta dimora.
Questo è un interrogativo interessante, che il discorso di Helena può provocare: siamo arrivati alla cornice che fa l&#8217;opera? E il pubblico? Tempo fa Biondillo mise in rete su queste colonne l&#8217;intervento di un critico d&#8217;arte inglese che inveiva contro l&#8217;arte contemporanea. Ostaggio dei mercanti, roba di lusso da caveau svizzero, gioielli De Beers &quot;per tutta la vita&quot; fabbricati con materiale relativamente povero. Il pubblico sta a guardare, come le stelle di Cronin? Cosa è l&#8217;arte senza il pubblico?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo con quanto dite: in effetti non siamo attori, né registi, né teatranti. E Brando era proprio una mission impossible trattenerlo. Ci provò Kubrick nel 60, doveva girare con lui il western &#8220;I due volti della vendetta&#8221;. Brando fece in modo di cacciare il grande Stanley dopo un&#8217; estenuante lavoro preparatorio, per poi fare lui stesso la regia del film, (l&#8217;unica della sua carriera) con esiti eccellenti, anche se a mio avviso un corposo &#8220;editing&#8221; non avrebbe certo guastato. Anche Sordi , come ogni istrione, tendeva ad andare fuori giri: infatti i suoi film da regista-interprete sono quasi tutti così così, fin dal suo esordio in &#8220;Fumo di Londra&#8221;, film inconsistente quanto di successo al botteghino di allora (1966).<br />
Un buon esempio di attore-regista  che non si lasciava  far prendere la mano dal suo doppio ruolo è quello di John Cassavates, che i suoi film indipendenti  se li faceva in famiglia (spesso con la moglie Geena Rowlands e gli amici attori Peter Falk e Ben Gazzara). Dunque , come dice Helena, quell&#8217;intervento di anonimo che criticava Sergione (che io, da spettatore, continuo a ritenere uno dei ns migliori attori) proveniva forse da un addetto ai lavori, attore, regista o critico cinematografico. (Se non sei a Fregene batti un colpo!)<br />
Il pubblico secondo me non è mai stato stupido. Penso (non con nostalgia, io negli anni 60 ci sono semplicemente nato) al cinema italiano di allora: c&#8217;era un&#8217;industria che produceva a rotta di collo di pellicola i Franco &#038; Ciccio, gli spaghetti-western (alcuni dei quali giustamente rivalutati dalla critica senza essere stati prodotti dal grandissimo  Sergio-ne Leone) ,e dunque, col ricavato, questa grande industria si permetteva di mettere in campo Fellini, Visconti, Antonioni e C. Senza puntare così in alto, a quel tempo lavoravano registi come Antonio Pietrangeli (messo per comodità nello scaffale della commedia italiana) che dipingevano ritratti a volte impietosi e durissimi e sempre di altissima classe (&#8220;La visita&#8221;, &#8220;Io la conoscevo bene&#8221;).<br />
Se il pubblico non è mai stato stupido, dev&#8217;esserci allora qualcosa che non quadra, è proprio il caso di dirlo. Anch&#8217;io, come Helena, amo Beckmann, Sotine, Ernst, e ci aggiungo forse il mio preferito, Otto Dix. Tutti figurativi senza scrupoli. C&#8217;è bisogno ancora, io credo, di umanità, anche se sgradevole.  Anche Cattelan è figurativo ed è sgradevole. Forse troppo. Vedendo i bambini impiccati ho pensato a Duchamp: lui mise un cesso all&#8217;interno di un museo, Cattelan oggi  appende all&#8217;albero di un parco metropolitano dei finti bambini quasi sorridenti. E&#8217; lo spazio di esposizione che fa l&#8217;opera d&#8217;arte?<br />
I quadri di Bacon  non hanno bisogno di &#8220;cornici&#8221;: se potessi permettermelo, appenderei uno di quelli piccoli (ovviamente) in casa&#8230; Farebbe lo stesso la sua porca figura anche nella mia modesta dimora.<br />
Questo è un interrogativo interessante, che il discorso di Helena può provocare: siamo arrivati alla cornice che fa l&#8217;opera? E il pubblico? Tempo fa Biondillo mise in rete su queste colonne l&#8217;intervento di un critico d&#8217;arte inglese che inveiva contro l&#8217;arte contemporanea. Ostaggio dei mercanti, roba di lusso da caveau svizzero, gioielli De Beers &#8220;per tutta la vita&#8221; fabbricati con materiale relativamente povero. Il pubblico sta a guardare, come le stelle di Cronin? Cosa è l&#8217;arte senza il pubblico?</p>
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		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5192</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Naturalmente la frase di Bacon “Qualsiasi cosa in arte sembra crudele, perché la realtà è crudele. Forse è questa la ragione per cui così tanti amano l’arte astratta, perché nell’astrazione non si può essere crudeli.”
non dice niente sul valore dell’astrazione (lasciando da parte la realtà), ma sulla sua scelta di dipingere figurativo. E lui ha cominciato a vent’anni proprio da geniale astrattista disegnando mobili e tappeti da fare invidia a qualsiasi Bauhaus. Anche i suoi primi dipinti a olio erano astratti o borderline tra figura e no. In realtà lui non ha ripudiato l’astratto, solo l’ha fuso con il figurativo, perché per tutte le sue buone ragioni quelle erano le immagini più complesse e quindi più potenti che riuscisse a fare.
Sul valore dell’astratto credo sia giusto fare il solito paragone con  la musica “classica”. Quando al secondo movimento entra il violino solista del concerto per violino e orchestra di LVB op 61 è possibile dire non solo che quel suono è una cosa, ma addirittura una persona. Non so proprio come possa accadere che un ghiribizzo si trasformi dentro di noi in quel modo, però credo sia così per tutti. Ma si potrebbe dire che, va bene, con la musica l’astrazione funziona ma con la tela dipinta no. Allora bisogna prendere una medicina che ha come principio attivo capolavori che non assomigliano a nessun oggetto del mondo, qui servono i quadri di Alberto Burri. Se nemmeno quelli commuovono come quel violino di Beethoven, penso che non ci sia niente da fare. Se non consolarsi pensando che la malattia di tirare cancellotti su grandi opere artistiche colpisce le persone di coccio ma anche i grandi artisti, è inevitabile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Naturalmente la frase di Bacon “Qualsiasi cosa in arte sembra crudele, perché la realtà è crudele. Forse è questa la ragione per cui così tanti amano l’arte astratta, perché nell’astrazione non si può essere crudeli.”<br />
non dice niente sul valore dell’astrazione (lasciando da parte la realtà), ma sulla sua scelta di dipingere figurativo. E lui ha cominciato a vent’anni proprio da geniale astrattista disegnando mobili e tappeti da fare invidia a qualsiasi Bauhaus. Anche i suoi primi dipinti a olio erano astratti o borderline tra figura e no. In realtà lui non ha ripudiato l’astratto, solo l’ha fuso con il figurativo, perché per tutte le sue buone ragioni quelle erano le immagini più complesse e quindi più potenti che riuscisse a fare.<br />
Sul valore dell’astratto credo sia giusto fare il solito paragone con  la musica “classica”. Quando al secondo movimento entra il violino solista del concerto per violino e orchestra di LVB op 61 è possibile dire non solo che quel suono è una cosa, ma addirittura una persona. Non so proprio come possa accadere che un ghiribizzo si trasformi dentro di noi in quel modo, però credo sia così per tutti. Ma si potrebbe dire che, va bene, con la musica l’astrazione funziona ma con la tela dipinta no. Allora bisogna prendere una medicina che ha come principio attivo capolavori che non assomigliano a nessun oggetto del mondo, qui servono i quadri di Alberto Burri. Se nemmeno quelli commuovono come quel violino di Beethoven, penso che non ci sia niente da fare. Se non consolarsi pensando che la malattia di tirare cancellotti su grandi opere artistiche colpisce le persone di coccio ma anche i grandi artisti, è inevitabile.</p>
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		Di: helena		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5193</link>

		<dc:creator><![CDATA[helena]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono d&#039;accordo su Burri. Aggiungo i primi che mi vengono in mente, forse i più amati: Rothko, Beuys. Insomma non pensavo a tutta l&#039;arte astratta, ma a parecchia. E poi so bene che l&#039;opposizione astratto/figurativo è semplicistica e rischia pure di essere ideologica. Andrea è uno che ne sa più di me e ricorda, giustamente, tutto l&#039;iter di Bacon. 
Vado a fare la mamma...
a dopo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo su Burri. Aggiungo i primi che mi vengono in mente, forse i più amati: Rothko, Beuys. Insomma non pensavo a tutta l&#8217;arte astratta, ma a parecchia. E poi so bene che l&#8217;opposizione astratto/figurativo è semplicistica e rischia pure di essere ideologica. Andrea è uno che ne sa più di me e ricorda, giustamente, tutto l&#8217;iter di Bacon.<br />
Vado a fare la mamma&#8230;<br />
a dopo</p>
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