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	Commenti a: Il documentario come ortopedia dello spirito 2	</title>
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		Di: Gianni Biondillo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianni Biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Andrea,
sono d&#039;accordo, in modo addirittura imbarazzante, con tutto quello che dici. Ma proprio tutto!
;-) G.]]></description>
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		Di: sparajurij		</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[caro gianni. e chi se ne frega. non aggiunge.
perché non gli mandi un sms e glielo dici.
e così via]]></description>
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perché non gli mandi un sms e glielo dici.<br />
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		Di: Gianni Biondillo		</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[perché non ho il suo indirizzo email o il suo cellulare, se no non disturberei la tua lettura, così densa e seriosa.]]></description>
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		Di: andrea inglese		</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[a me ne frega, Gianni; e l&#039;accordo non mi imbarazza, visto che non sono snob; anzi, mi fa incazzare che non ci sia un compatto consenso, almeno a sinistra sull&#039;utilità del documentario di Moore; quanto ad aggiungere... chi aggiunge qualcosa (a che cosa?), scagli la prima pietra (o la prima aggiunta)!]]></description>
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		Di: gina		</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Premetto che il film mi è piaciuto, ma che non lo considero un capolavoro rivoluzionario quanto a forma e contenuto.  E&#039; un film elettorale che giustamente mira a portare quanti più americani possibile alle urne , e a votare in un certo modo, anyone but bush.
Il fatto che kerry, e anche il financial times:) prospettino ora un graduale ritiro delle truppe dall&#039;iraq fa ben sperare chi a questa guerra si è sempre opposto. E va bene. Ma non è finita qui, almeno io credo. Le differenze, all&#039;interno della &quot;sinistra&quot;, si giocano proprio su questo punto. Segnalo, a tal proposito, un saggio di Robert Jensen, &quot;Fahreneit 9/11 è uno stupido film bianco&quot;. Jensen è professore di giornalismo all&#039;università del Texas di Austin e autore di &quot;Citizens of the Empire: The Struggle to Claim Our Humanity&quot; [Cittadini dell&#039;impero: la battaglia per affermare la nostra umanità] della City Lights Books. Il saggio è lunghissimo e lo trovate qui  www.zmag.org/Italy/jensen-stupidofilm.htm. 
Qui sotto lo attacco in parte. ciao

Ho difeso &quot;Fahrenheit 9/11&quot; di Michael Moore dalle critiche dei circoli istituzionali e conservatori secondo cui il film è propaganda di sinistra. Ciò non potrebbe essere più lontano dalla verità; c&#039;è molta poca critica di sinistra nel film. In realtà, è difficile trovare nel film un qualsivoglia tipo di critica coerente.
La triste realtà è che &quot;Fahrenheit 9/11&quot; è un brutto film, ma non per la ragione per cui viene attaccato dalla cultura dominante. In certi momenti è un film razzista. E l&#039;analisi che sorregge i principali argomenti politici del film è sia pericolosamente incompleta, sia virtualmente incoerente.Ma, ben più importante, è un film conservatore che finisce con l&#039;approvare una delle menzogne cruciali degli Stati Uniti, il che dovrebbe scaldare il cuore a quelle persone di destra che condannano Moore. E il vero problema è che molta gente di sinistra, liberale o progressista, sta tessendo le lodi del film, il che dovrebbe dirci qualcosa sulla natura impoverita della sinistra in questo paese...


Sottile razzismo
Come posso descrivere razzista un film che mette il luce la privazione del diritto di voto degli elettori neri, e che denuncia il modo in cui viene data la caccia ai giovani appartenenti alle minoranze a basso reddito per reclutarli nell&#039;esercito? La mia affermazione non è che Moore sia apertamente razzista, ma che il film inconsciamente replica un razzismo più sottile, del tipo che tutti dovremmo combattere per resistere.
Per prima cosa, c&#039;è una sequenza in cui viene invocato il peggior tipo di detestabile sciovinismo americano, in cui Moore mette in ridicolo la &quot;coalizione dei volonterosi&quot; dell&#039;amministrazione Bush, cioè le nazioni schierate per appoggiare l&#039;invasione dell&#039;Iraq. A parte l&#039;Inghilterra, non c&#039;è stato un sostegno militare significativo da parte di altre nazioni, e dunque non una vera coalizione, cosa che Moore ha ragione di far notare. Ma quando elenca i paesi della cosiddetta coalizione, usa immagini che hanno sfumature razziste. Per descrivere la Repubblica di Palau (una piccola isola del Pacifico), Moore sceglie un immagine stereotipata di una danza indigena, mentre la Costa Rica è rappresentata da un uomo su un carro trainato da animali. Sullo schermo appaiono immagini di scimmie che saltellano durante un discussione su una presunta offerta del Marocco di mandare scimmie a ripulire le mine terrestri. Per mettere in ridicolo la propaganda di Bush su questo argomento, Moore usa queste immagini e un esagerata voce fuori campo, ed essenzialmente il suo messaggio è: &quot;Che razza di coalizione è, con dei paesi tanto arretrati?&quot;. Moore potrebbe argomentare che non era questa la sua intenzione, ma non è solo questione di intenzione; siamo tutti responsabili di come incappiamo in questo tipo di stereotipi.
Più sottile ed importante è il riferimento di Moore ad un razzismo in cui si prospetta una solidarietà tra gruppi dominanti bianchi e non, in patria, attraverso la demonizzazione del &quot;nemico&quot; straniero, che di questi tempi ha un volto arabo e sud asiatico. Per esempio, nella sequenza sull&#039;infiltrazione di gruppi pacifisti da parte di tutori dell&#039;ordine, la videocamera passa quasi esclusivamente sui volti bianchi (ho notato un uomo asiatico nella scena) del gruppo pacifista Fresno, e chiede come si possa immaginare che tra questa gente vi siano dei terroristi. Non c&#039;è considerazione del fatto che gruppi Arabi o Musulmani che si dedicano ugualmente al pacifismo sono normalmente perseguitati e devono costantemente dimostrare di non essere terroristi, proprio perché non bianchi.
L&#039;altro esempio di repressione politica che viene offerto da &quot;Fahrenheit 9/11&quot; è la storia di Barry Reingold, che è stato ispezionato da agenti dell&#039;FBI dopo aver fatto delle osservazioni critiche su Bush e sulla guerra, mentre si allenava in una palestra in Oakland. Reingold, un telefonista bianco in pensione, non è stato arrestato ne accusato di nessun crimine. Gli agenti l&#039;hanno interrogato e poi l&#039;hanno rilasciato. Questo è il simbolo della repressione? In un paese dove centinaia di arabi, sud asiatici e musulmani sono stati scaraventati in detenzione segreta dopo l&#039;11 Settembre, questo è l&#039;esempio che Moore sceglie di mettere in evidenza? Il solo riferimento nel film a quegli arresti del dopo 11 Settembre è un&#039;intervista ad un ex agente dell&#039;FBI a proposito di alcuni sauditi a cui era stato permesso di lasciare gli Stati Uniti subito dopo l&#039;11 Settembre, e sembra che Moore faccia menzione di questi arresti solo per evidenziare il contrasto con il trattamento privilegiato presumibilmente riservato ai cittadini sauditi.
Quando ho fatto questa osservazione ad un amico, lui ha difeso Moore dicendo che l&#039;intenzione era quella di raggiungere un pubblico ampio, che probabilmente è in gran parte bianco, e che probabilmente voleva usare esempi che questa gente potesse aver presenti. Dunque, è accettabile assecondare un&#039;audience bianca e drammatizzare esageratamente i suoi rischi limitati, ignorando i danni realmente gravi perpetrati sui non bianchi? Un regista di talento non avrebbe potuto raccontare storie di gravi persecuzioni, in modo che anche non arabi, non sud asiatici, non musulmani, potessero provare empatia?...

Un film conservatore
L&#039;affermazione secondo cui &quot;Fahrenheit 9/11&quot; è un film conservatore potrebbe suonare in qualche modo ridicola. Ma il film approva una delle bugie cruciali che gli Americani si raccontano, cioè che l&#039;esercito statunitense combatte per la nostra libertà. Questa rappresentazione dell&#039;esercito come forza difensiva nasconde la dura realtà secondo cui l&#039;esercito è usato per proiettare il potere statunitense in tutto in mondo e per assicurargli il dominio, non per difendere la libertà di chicchessia, in patria o all&#039;estero.
Invece di affrontare questa favola, Moore la usa nel finale del film. Sottolinea, accuratamente, l&#039;ironia del fatto che chi beneficia in minima parte del sistema statunitense - i poveri cronici e chi appartiene alle minoranze - è la stessa gente che si arruola nell&#039;esercito. &quot;Si offrono di dare la loro vita per la nostra libertà&quot; dice Moore, e tutto ciò che chiedono in cambio è di non essere messi in pericolo a meno che non sia necessario. Dopo la guerra in Iraq, si domanda, &quot;avranno ancora fiducia in noi?&quot;.
E&#039; indubbiamente vero che molti che si arruolano nell&#039;esercito credono che andranno a combattere per la libertà. Ma dobbiamo distinguere tra la mitologia che molti interiorizzano e a cui possono credere sinceramente, dalla realtà del ruolo dell&#039;esercito statunitense. Il film include alcuni commenti di soldati che mettono in dubbio questa stessa affermazione, ma la narrazione di Moore implica che in qualche modo una gloriosa tradizione di impegno profuso dall&#039;esercito statunitense nel proteggere la libertà, è stata ora infangata dalla guerra in Iraq.
Il problema non è solo che la guerra in Iraq è stata fondamentalmente illegale ed immorale. L&#039;intero corrotto progetto di costruzione di un impero è stato illegale ed immorale - ed è stato un progetto tanto dei Democratici che dei Repubblicani. I milioni di morti in tutto il mondo - in America Latina, in Africa, nel Medio Oriente, nel sud est asiatico - come conseguenza delle azioni dell&#039;esercito statunitense e delle guerre per delega, non si curano di quale partito statunitense stava muovendo le pedine e premendo il grilletto quando sono stati ammazzati. E&#039; vero che gran parte del mondo odia Bush. E&#039; anche vero che gran parte del mondo odia tutti i presidenti statunitensi dopo la seconda guerra mondiale. E per buone ragioni.
Una cosa è esprimere solidarietà per la gente obbligata dalle condizioni economiche ad arruolarsi. Un&#039;altra è assecondare le bugie che questo paese dice a se stesso sull&#039;esercito. A dire il vero, non si tratta di irriverenza nei confronti di chi si arruola. Si tratta del nostro obbligo di cercare di prevenire guerre future in cui la gente sia mandata a morire non per la libertà, ma per il potere e per il profitto. E&#039; difficile capire come possiamo farlo ripetendo le bugie della gente che pianifica queste guerre e ne trae beneficio.......

Strategia politica
La difesa più comune che ho sentito dai liberali e dai progressisti a questo tipo di critiche a &quot;Fahrenheit 9/11&quot; è che, qualunque siano i suoi difetti, il film sprona la gente all&#039;azione politica. Una riposta è ovvia: non c&#039;è ragione per cui un film non possa spronare all&#039;azione politica pur contenendo analisi intelligenti e difendibili e senza essere sottilmente razzista.
Ma a parte questo, non è completamente chiaro se l&#039;azione politica che questo film sprona vada molto al di là del votare contro Bush. Sul sito di Moore, il link &quot;cosa posso fare?&quot; suggerisce quattro azioni, tutte e quattro che mirano a capovolgere l&#039;esito del voto. Queste risorse sul voto sono ben organizzate e utili. Ma non ci sono link ad organizzazioni di base che sono contro non solo il regime di Bush, ma anche contro l&#039;impero americano più in generale.
Concordo con il fatto che Bush dovrebbe essere cacciato dalla Casa Bianca, e se vivessi in uno stato strategico per l&#039;esito del voto, considererei l&#039;idea di votare democratico. Ma non credo che abbia senso a meno non nasca negli Stati Uniti un significativo movimento contro l&#039;impero. In altre parole, anche se sconfiggiamo Bush e torniamo alla &quot;normalità&quot;, siamo ancora nei guai. Normalità è la costruzione di un impero. Normalità è la dominazione statunitense, economica e militare, e la sofferenza che i popoli deboli in tutto il mondo patiranno di conseguenza. Questo non significa che gli elettori non possano giudicare un particolare uomo politico dedito alla costruzione di un impero più pericoloso di un altro. Non significa che qualche volta non dobbiamo fare delle scelte strategiche che ci portino a votare per qualcuno contro qualcun&#039;altro. Significa semplicemente che dovremmo fare tali scelte con gli occhi aperti e senza illusioni. Questo appare particolarmente importante quando il probabile candidato presidenziale Democratico cerca di essere ancora più falco di Bush nell&#039;appoggiare Israele, si impegna a continuare l&#039;occupazione dell&#039;Iraq, e non dice nulla sul rovesciare l&#039;andamento generale della politica estera.
Ad avere questa impressione, non sono il solo. Ironicamente, Barry Reingold - l&#039;uomo dell&#039;Oakland perquisito dall&#039;FBI - è critico verso ciò che vede come messaggio principale del film. Come riportato dal San Francisco Chronicle, dice: &quot;Penso che il proposito di Micheal Moore sia sbarazzarsi di Bush, ma io penso che si tratti di qualcosa di più di Bush. Penso che si tratti del sistema capitalista, che è iniquo.&quot; Ha continuato criticando Bush e Kerry: &quot;Penso che siano entrambi pessimi. Io penso che in realtà Kerry è peggio perché dà l&#039;illusione che farà molto di più. Bush non ha mai dato quell&#039;illusione. La gente sa che è un amico dei grandi imprenditori.&quot;
Nulla di ciò che ho detto in questo articolo è un argomento contro il proposito di raggiungere un pubblico più ampio e di cercare di politicizzare più gente. Questo è proprio ciò che provo a fare con il mio lavoro che consiste nello scrivere e nell&#039;organizzarmi localmente, come fanno un gran numero di altri attivisti. La questione non è se raggiungere un pubblico ampio, ma con che tipo di analisi e di argomenti. Il suscitare emozioni e l&#039;umorismo hanno il loro posto; gli attivisti con cui lavoro li usano. La questione è, queste emozioni suscitate, dove portano la gente?
E&#039; ovvio che &quot;Fahrenheit 9/11&quot; sfrutta molte paure e/o rabbie degli americani nei confronti di Bush e della sua banda di delinquenti. Questi sentimenti sono comprensibili, e li condivido. Ma i sentimenti non sono analisi, e l&#039;analisi del film sfortunatamente non va molto oltre la sensazione che si esprime nel &quot;è tutta colpa di Bush&quot;. Questo può piacere alla gente, ma è sbagliato. Ed è difficile immaginare come un movimento contro l&#039;impero in grado di raggiungere degli obiettivi possa essere costruito sulla base dell&#039;analisi di questo film, a meno che non la si contesti. Da qui la ragione di questo mio saggio.
Il potenziale valore del film di Moore sarebbe realizzato solo qualora il film venisse discusso e criticato onestamente. E&#039; vero, il film è sotto attacco da parte della destra, per motivi molto diversi da quelli che ho sollevato. Ma quegli attacchi non dovrebbero fermare chi si considera di sinistra, progressista, liberale, contro la guerra, contro l&#039;impero, o chi semplicemente ne ha le scatole piene, dal criticare i difetti e i limiti del film. Io credo che la mia critica del film sia accurata e rilevante. Altri possono essere in disaccordo. Il dibattito dovrebbe essere incentrato sulle tematiche sollevate, con un occhio verso la questione della costruzione di un movimento contro l&#039;impero. Stringersi attorno al film potrebbe portare troppo facilmente a stringersi intorno ad una brutta analisi. Stringiamoci invece intorno alla battaglia per un mondo migliore, la battaglia per smantellare l&#039;impero americano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Premetto che il film mi è piaciuto, ma che non lo considero un capolavoro rivoluzionario quanto a forma e contenuto.  E&#8217; un film elettorale che giustamente mira a portare quanti più americani possibile alle urne , e a votare in un certo modo, anyone but bush.<br />
Il fatto che kerry, e anche il financial times:) prospettino ora un graduale ritiro delle truppe dall&#8217;iraq fa ben sperare chi a questa guerra si è sempre opposto. E va bene. Ma non è finita qui, almeno io credo. Le differenze, all&#8217;interno della &#8220;sinistra&#8221;, si giocano proprio su questo punto. Segnalo, a tal proposito, un saggio di Robert Jensen, &#8220;Fahreneit 9/11 è uno stupido film bianco&#8221;. Jensen è professore di giornalismo all&#8217;università del Texas di Austin e autore di &#8220;Citizens of the Empire: The Struggle to Claim Our Humanity&#8221; [Cittadini dell&#8217;impero: la battaglia per affermare la nostra umanità] della City Lights Books. Il saggio è lunghissimo e lo trovate qui  <a href="http://www.zmag.org/Italy/jensen-stupidofilm.htm" rel="nofollow ugc">http://www.zmag.org/Italy/jensen-stupidofilm.htm</a>.<br />
Qui sotto lo attacco in parte. ciao</p>
<p>Ho difeso &#8220;Fahrenheit 9/11&#8221; di Michael Moore dalle critiche dei circoli istituzionali e conservatori secondo cui il film è propaganda di sinistra. Ciò non potrebbe essere più lontano dalla verità; c&#8217;è molta poca critica di sinistra nel film. In realtà, è difficile trovare nel film un qualsivoglia tipo di critica coerente.<br />
La triste realtà è che &#8220;Fahrenheit 9/11&#8221; è un brutto film, ma non per la ragione per cui viene attaccato dalla cultura dominante. In certi momenti è un film razzista. E l&#8217;analisi che sorregge i principali argomenti politici del film è sia pericolosamente incompleta, sia virtualmente incoerente.Ma, ben più importante, è un film conservatore che finisce con l&#8217;approvare una delle menzogne cruciali degli Stati Uniti, il che dovrebbe scaldare il cuore a quelle persone di destra che condannano Moore. E il vero problema è che molta gente di sinistra, liberale o progressista, sta tessendo le lodi del film, il che dovrebbe dirci qualcosa sulla natura impoverita della sinistra in questo paese&#8230;</p>
<p>Sottile razzismo<br />
Come posso descrivere razzista un film che mette il luce la privazione del diritto di voto degli elettori neri, e che denuncia il modo in cui viene data la caccia ai giovani appartenenti alle minoranze a basso reddito per reclutarli nell&#8217;esercito? La mia affermazione non è che Moore sia apertamente razzista, ma che il film inconsciamente replica un razzismo più sottile, del tipo che tutti dovremmo combattere per resistere.<br />
Per prima cosa, c&#8217;è una sequenza in cui viene invocato il peggior tipo di detestabile sciovinismo americano, in cui Moore mette in ridicolo la &#8220;coalizione dei volonterosi&#8221; dell&#8217;amministrazione Bush, cioè le nazioni schierate per appoggiare l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq. A parte l&#8217;Inghilterra, non c&#8217;è stato un sostegno militare significativo da parte di altre nazioni, e dunque non una vera coalizione, cosa che Moore ha ragione di far notare. Ma quando elenca i paesi della cosiddetta coalizione, usa immagini che hanno sfumature razziste. Per descrivere la Repubblica di Palau (una piccola isola del Pacifico), Moore sceglie un immagine stereotipata di una danza indigena, mentre la Costa Rica è rappresentata da un uomo su un carro trainato da animali. Sullo schermo appaiono immagini di scimmie che saltellano durante un discussione su una presunta offerta del Marocco di mandare scimmie a ripulire le mine terrestri. Per mettere in ridicolo la propaganda di Bush su questo argomento, Moore usa queste immagini e un esagerata voce fuori campo, ed essenzialmente il suo messaggio è: &#8220;Che razza di coalizione è, con dei paesi tanto arretrati?&#8221;. Moore potrebbe argomentare che non era questa la sua intenzione, ma non è solo questione di intenzione; siamo tutti responsabili di come incappiamo in questo tipo di stereotipi.<br />
Più sottile ed importante è il riferimento di Moore ad un razzismo in cui si prospetta una solidarietà tra gruppi dominanti bianchi e non, in patria, attraverso la demonizzazione del &#8220;nemico&#8221; straniero, che di questi tempi ha un volto arabo e sud asiatico. Per esempio, nella sequenza sull&#8217;infiltrazione di gruppi pacifisti da parte di tutori dell&#8217;ordine, la videocamera passa quasi esclusivamente sui volti bianchi (ho notato un uomo asiatico nella scena) del gruppo pacifista Fresno, e chiede come si possa immaginare che tra questa gente vi siano dei terroristi. Non c&#8217;è considerazione del fatto che gruppi Arabi o Musulmani che si dedicano ugualmente al pacifismo sono normalmente perseguitati e devono costantemente dimostrare di non essere terroristi, proprio perché non bianchi.<br />
L&#8217;altro esempio di repressione politica che viene offerto da &#8220;Fahrenheit 9/11&#8221; è la storia di Barry Reingold, che è stato ispezionato da agenti dell&#8217;FBI dopo aver fatto delle osservazioni critiche su Bush e sulla guerra, mentre si allenava in una palestra in Oakland. Reingold, un telefonista bianco in pensione, non è stato arrestato ne accusato di nessun crimine. Gli agenti l&#8217;hanno interrogato e poi l&#8217;hanno rilasciato. Questo è il simbolo della repressione? In un paese dove centinaia di arabi, sud asiatici e musulmani sono stati scaraventati in detenzione segreta dopo l&#8217;11 Settembre, questo è l&#8217;esempio che Moore sceglie di mettere in evidenza? Il solo riferimento nel film a quegli arresti del dopo 11 Settembre è un&#8217;intervista ad un ex agente dell&#8217;FBI a proposito di alcuni sauditi a cui era stato permesso di lasciare gli Stati Uniti subito dopo l&#8217;11 Settembre, e sembra che Moore faccia menzione di questi arresti solo per evidenziare il contrasto con il trattamento privilegiato presumibilmente riservato ai cittadini sauditi.<br />
Quando ho fatto questa osservazione ad un amico, lui ha difeso Moore dicendo che l&#8217;intenzione era quella di raggiungere un pubblico ampio, che probabilmente è in gran parte bianco, e che probabilmente voleva usare esempi che questa gente potesse aver presenti. Dunque, è accettabile assecondare un&#8217;audience bianca e drammatizzare esageratamente i suoi rischi limitati, ignorando i danni realmente gravi perpetrati sui non bianchi? Un regista di talento non avrebbe potuto raccontare storie di gravi persecuzioni, in modo che anche non arabi, non sud asiatici, non musulmani, potessero provare empatia?&#8230;</p>
<p>Un film conservatore<br />
L&#8217;affermazione secondo cui &#8220;Fahrenheit 9/11&#8221; è un film conservatore potrebbe suonare in qualche modo ridicola. Ma il film approva una delle bugie cruciali che gli Americani si raccontano, cioè che l&#8217;esercito statunitense combatte per la nostra libertà. Questa rappresentazione dell&#8217;esercito come forza difensiva nasconde la dura realtà secondo cui l&#8217;esercito è usato per proiettare il potere statunitense in tutto in mondo e per assicurargli il dominio, non per difendere la libertà di chicchessia, in patria o all&#8217;estero.<br />
Invece di affrontare questa favola, Moore la usa nel finale del film. Sottolinea, accuratamente, l&#8217;ironia del fatto che chi beneficia in minima parte del sistema statunitense &#8211; i poveri cronici e chi appartiene alle minoranze &#8211; è la stessa gente che si arruola nell&#8217;esercito. &#8220;Si offrono di dare la loro vita per la nostra libertà&#8221; dice Moore, e tutto ciò che chiedono in cambio è di non essere messi in pericolo a meno che non sia necessario. Dopo la guerra in Iraq, si domanda, &#8220;avranno ancora fiducia in noi?&#8221;.<br />
E&#8217; indubbiamente vero che molti che si arruolano nell&#8217;esercito credono che andranno a combattere per la libertà. Ma dobbiamo distinguere tra la mitologia che molti interiorizzano e a cui possono credere sinceramente, dalla realtà del ruolo dell&#8217;esercito statunitense. Il film include alcuni commenti di soldati che mettono in dubbio questa stessa affermazione, ma la narrazione di Moore implica che in qualche modo una gloriosa tradizione di impegno profuso dall&#8217;esercito statunitense nel proteggere la libertà, è stata ora infangata dalla guerra in Iraq.<br />
Il problema non è solo che la guerra in Iraq è stata fondamentalmente illegale ed immorale. L&#8217;intero corrotto progetto di costruzione di un impero è stato illegale ed immorale &#8211; ed è stato un progetto tanto dei Democratici che dei Repubblicani. I milioni di morti in tutto il mondo &#8211; in America Latina, in Africa, nel Medio Oriente, nel sud est asiatico &#8211; come conseguenza delle azioni dell&#8217;esercito statunitense e delle guerre per delega, non si curano di quale partito statunitense stava muovendo le pedine e premendo il grilletto quando sono stati ammazzati. E&#8217; vero che gran parte del mondo odia Bush. E&#8217; anche vero che gran parte del mondo odia tutti i presidenti statunitensi dopo la seconda guerra mondiale. E per buone ragioni.<br />
Una cosa è esprimere solidarietà per la gente obbligata dalle condizioni economiche ad arruolarsi. Un&#8217;altra è assecondare le bugie che questo paese dice a se stesso sull&#8217;esercito. A dire il vero, non si tratta di irriverenza nei confronti di chi si arruola. Si tratta del nostro obbligo di cercare di prevenire guerre future in cui la gente sia mandata a morire non per la libertà, ma per il potere e per il profitto. E&#8217; difficile capire come possiamo farlo ripetendo le bugie della gente che pianifica queste guerre e ne trae beneficio&#8230;&#8230;.</p>
<p>Strategia politica<br />
La difesa più comune che ho sentito dai liberali e dai progressisti a questo tipo di critiche a &#8220;Fahrenheit 9/11&#8221; è che, qualunque siano i suoi difetti, il film sprona la gente all&#8217;azione politica. Una riposta è ovvia: non c&#8217;è ragione per cui un film non possa spronare all&#8217;azione politica pur contenendo analisi intelligenti e difendibili e senza essere sottilmente razzista.<br />
Ma a parte questo, non è completamente chiaro se l&#8217;azione politica che questo film sprona vada molto al di là del votare contro Bush. Sul sito di Moore, il link &#8220;cosa posso fare?&#8221; suggerisce quattro azioni, tutte e quattro che mirano a capovolgere l&#8217;esito del voto. Queste risorse sul voto sono ben organizzate e utili. Ma non ci sono link ad organizzazioni di base che sono contro non solo il regime di Bush, ma anche contro l&#8217;impero americano più in generale.<br />
Concordo con il fatto che Bush dovrebbe essere cacciato dalla Casa Bianca, e se vivessi in uno stato strategico per l&#8217;esito del voto, considererei l&#8217;idea di votare democratico. Ma non credo che abbia senso a meno non nasca negli Stati Uniti un significativo movimento contro l&#8217;impero. In altre parole, anche se sconfiggiamo Bush e torniamo alla &#8220;normalità&#8221;, siamo ancora nei guai. Normalità è la costruzione di un impero. Normalità è la dominazione statunitense, economica e militare, e la sofferenza che i popoli deboli in tutto il mondo patiranno di conseguenza. Questo non significa che gli elettori non possano giudicare un particolare uomo politico dedito alla costruzione di un impero più pericoloso di un altro. Non significa che qualche volta non dobbiamo fare delle scelte strategiche che ci portino a votare per qualcuno contro qualcun&#8217;altro. Significa semplicemente che dovremmo fare tali scelte con gli occhi aperti e senza illusioni. Questo appare particolarmente importante quando il probabile candidato presidenziale Democratico cerca di essere ancora più falco di Bush nell&#8217;appoggiare Israele, si impegna a continuare l&#8217;occupazione dell&#8217;Iraq, e non dice nulla sul rovesciare l&#8217;andamento generale della politica estera.<br />
Ad avere questa impressione, non sono il solo. Ironicamente, Barry Reingold &#8211; l&#8217;uomo dell&#8217;Oakland perquisito dall&#8217;FBI &#8211; è critico verso ciò che vede come messaggio principale del film. Come riportato dal San Francisco Chronicle, dice: &#8220;Penso che il proposito di Micheal Moore sia sbarazzarsi di Bush, ma io penso che si tratti di qualcosa di più di Bush. Penso che si tratti del sistema capitalista, che è iniquo.&#8221; Ha continuato criticando Bush e Kerry: &#8220;Penso che siano entrambi pessimi. Io penso che in realtà Kerry è peggio perché dà l&#8217;illusione che farà molto di più. Bush non ha mai dato quell&#8217;illusione. La gente sa che è un amico dei grandi imprenditori.&#8221;<br />
Nulla di ciò che ho detto in questo articolo è un argomento contro il proposito di raggiungere un pubblico più ampio e di cercare di politicizzare più gente. Questo è proprio ciò che provo a fare con il mio lavoro che consiste nello scrivere e nell&#8217;organizzarmi localmente, come fanno un gran numero di altri attivisti. La questione non è se raggiungere un pubblico ampio, ma con che tipo di analisi e di argomenti. Il suscitare emozioni e l&#8217;umorismo hanno il loro posto; gli attivisti con cui lavoro li usano. La questione è, queste emozioni suscitate, dove portano la gente?<br />
E&#8217; ovvio che &#8220;Fahrenheit 9/11&#8221; sfrutta molte paure e/o rabbie degli americani nei confronti di Bush e della sua banda di delinquenti. Questi sentimenti sono comprensibili, e li condivido. Ma i sentimenti non sono analisi, e l&#8217;analisi del film sfortunatamente non va molto oltre la sensazione che si esprime nel &#8220;è tutta colpa di Bush&#8221;. Questo può piacere alla gente, ma è sbagliato. Ed è difficile immaginare come un movimento contro l&#8217;impero in grado di raggiungere degli obiettivi possa essere costruito sulla base dell&#8217;analisi di questo film, a meno che non la si contesti. Da qui la ragione di questo mio saggio.<br />
Il potenziale valore del film di Moore sarebbe realizzato solo qualora il film venisse discusso e criticato onestamente. E&#8217; vero, il film è sotto attacco da parte della destra, per motivi molto diversi da quelli che ho sollevato. Ma quegli attacchi non dovrebbero fermare chi si considera di sinistra, progressista, liberale, contro la guerra, contro l&#8217;impero, o chi semplicemente ne ha le scatole piene, dal criticare i difetti e i limiti del film. Io credo che la mia critica del film sia accurata e rilevante. Altri possono essere in disaccordo. Il dibattito dovrebbe essere incentrato sulle tematiche sollevate, con un occhio verso la questione della costruzione di un movimento contro l&#8217;impero. Stringersi attorno al film potrebbe portare troppo facilmente a stringersi intorno ad una brutta analisi. Stringiamoci invece intorno alla battaglia per un mondo migliore, la battaglia per smantellare l&#8217;impero americano.</p>
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		<title>
		Di: vins gallico		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/09/15/il-documentario-come-ortopedia-dello-spirito-2/#comment-5560</link>

		<dc:creator><![CDATA[vins gallico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ne parliamo forse un po&#039; in ritardo, ma va bene lo stesso. Ho visto Fahrenheit 9/11 una volta e mezzo. La prima volta a metà agosto mi sono quasi addormentato, ho riprovato due settimane dopo quando il film era uscito in Italia e il dibattito infervorava.
A parte il mio primo episodio letargico il film anche in seconda battuta non mi è piaciuto. E concordo con Luca Sofri (del quale anch&#039;io non ho mai letto niente) che Moore ha un problema di stile. Ora non so con precisione come la intendesse lui (so solo quanto dice Andrea Inglese), ma io mi sono &quot;sorbito&quot; Stupid white man, ho visto Bowling for Colombine e ho avuto delle reazioni di insofferenza, nei confronti di Moore a volte e molto di più nei confronti della sua recezione. 
Per quanto riguarda lo stile, non mi dispiace che alcune cose vadano dette con forza e alle volte con &quot;maleducazione&quot;, ma devono avere un loro peso politico; a me la sua teoria del bianco terrorizzato dagli abitanti di colore ed influenzato dai media suona abbastanza superficiale, la polemica continua sul falso elettorale non la reggo più e le teorie delle lobbies invisibili che governano il mondo non m&#039;interessa proprio.
Tematicamente condivido molto di ciò che il professor Robert Jensen scrive nel suo articolo.
Per quanto riguarda il pubblico, devo dire che Moore potrà fare bene agli americani in America, ma rende un pessimo servizio alle sinistre europee. In Germania ad esempio si è sviluppato un diffuso e becero antiamericanismo, che l&#039;estrema destra ha raccolto a braccia aperte (più o meno sul tono:quelle merde di gringos che hanno sconfitto i nostri papà nazi). E l&#039;antiamericanismo in Italia ha indirizzato addirittura a manifestazioni di pseudoappoggio alla resistenza (o al terrorismo?) in Iraq, con i risultati tristissimi della situazione odierna.
Moore va difeso dalle accuse della destra, a mio avviso, con decisione, ma da sinistra lo si può massacrare di critiche, anche perché da quando i guru, i capi spirituali e i dogmi sono una cosa di sinistra?


P.S. Rispetto alla maleducazione e all&#039;alzare la voce mi viene in mente una scena molto bella de &quot;I 100 passi&quot; che invita a fare il contrario: dopo che Peppino ha occupato la radio, un fricchettone lo aspetta davanti al portone per dirgli che chi urla fa capire agli altri che sta male.

P.S (2). Ciao Gianni, tu mi saluti da una parte e io ti rispondo dall&#039;altra...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ne parliamo forse un po&#8217; in ritardo, ma va bene lo stesso. Ho visto Fahrenheit 9/11 una volta e mezzo. La prima volta a metà agosto mi sono quasi addormentato, ho riprovato due settimane dopo quando il film era uscito in Italia e il dibattito infervorava.<br />
A parte il mio primo episodio letargico il film anche in seconda battuta non mi è piaciuto. E concordo con Luca Sofri (del quale anch&#8217;io non ho mai letto niente) che Moore ha un problema di stile. Ora non so con precisione come la intendesse lui (so solo quanto dice Andrea Inglese), ma io mi sono &#8220;sorbito&#8221; Stupid white man, ho visto Bowling for Colombine e ho avuto delle reazioni di insofferenza, nei confronti di Moore a volte e molto di più nei confronti della sua recezione.<br />
Per quanto riguarda lo stile, non mi dispiace che alcune cose vadano dette con forza e alle volte con &#8220;maleducazione&#8221;, ma devono avere un loro peso politico; a me la sua teoria del bianco terrorizzato dagli abitanti di colore ed influenzato dai media suona abbastanza superficiale, la polemica continua sul falso elettorale non la reggo più e le teorie delle lobbies invisibili che governano il mondo non m&#8217;interessa proprio.<br />
Tematicamente condivido molto di ciò che il professor Robert Jensen scrive nel suo articolo.<br />
Per quanto riguarda il pubblico, devo dire che Moore potrà fare bene agli americani in America, ma rende un pessimo servizio alle sinistre europee. In Germania ad esempio si è sviluppato un diffuso e becero antiamericanismo, che l&#8217;estrema destra ha raccolto a braccia aperte (più o meno sul tono:quelle merde di gringos che hanno sconfitto i nostri papà nazi). E l&#8217;antiamericanismo in Italia ha indirizzato addirittura a manifestazioni di pseudoappoggio alla resistenza (o al terrorismo?) in Iraq, con i risultati tristissimi della situazione odierna.<br />
Moore va difeso dalle accuse della destra, a mio avviso, con decisione, ma da sinistra lo si può massacrare di critiche, anche perché da quando i guru, i capi spirituali e i dogmi sono una cosa di sinistra?</p>
<p>P.S. Rispetto alla maleducazione e all&#8217;alzare la voce mi viene in mente una scena molto bella de &#8220;I 100 passi&#8221; che invita a fare il contrario: dopo che Peppino ha occupato la radio, un fricchettone lo aspetta davanti al portone per dirgli che chi urla fa capire agli altri che sta male.</p>
<p>P.S (2). Ciao Gianni, tu mi saluti da una parte e io ti rispondo dall&#8217;altra&#8230;</p>
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		Di: a. i.		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/09/15/il-documentario-come-ortopedia-dello-spirito-2/#comment-5561</link>

		<dc:creator><![CDATA[a. i.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[grazie a gina per il pezzo di Jensen (lo leggero&#039; con attenzione)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>grazie a gina per il pezzo di Jensen (lo leggero&#8217; con attenzione)</p>
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		Di: Franz Krauspenhaar		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Franz Krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie infinite a Gina. Jensen pone l&#039;accento sul nodo centrale. Io ho l&#039;impressione che Moore sia un guitto di notevole talento che serve alla &quot;sinistra&quot; USA per vincere le elezioni. Semplice e chiaro. E&#039; un propagansista anti-Bush. Quindi pro-Kerry, non si scappa. Anche perchè non pone alternative. Non propone &quot;terze vie&quot;.
Ora, Kerry è un losco figuro. D&#039;altra parte anche il tanto amato (dalle famiglie e dai bravi sindaci italiani) J.F.K. era l&#039;antitesi del santo. Non basta chiamarsi democratici per essere democratici. Kerry è legato ancor più a filo doppio di Bush &amp; Compagni con Israele, e a meno che Sharon non chiuda il suo mandato, ne vedremo ancora della belle. E&#039; tutt&#039;altro che un pacifista. Fossi americano lo voterei per liberarmi di Bush, ma, come dice Jensen, senza illusioni. Ma astenersi, la in USA ancor più che qui da noi, sarebbe ugualmente un delitto. 
Vins, ariciao! I guru sono di sinistra per antonomasia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie infinite a Gina. Jensen pone l&#8217;accento sul nodo centrale. Io ho l&#8217;impressione che Moore sia un guitto di notevole talento che serve alla &#8220;sinistra&#8221; USA per vincere le elezioni. Semplice e chiaro. E&#8217; un propagansista anti-Bush. Quindi pro-Kerry, non si scappa. Anche perchè non pone alternative. Non propone &#8220;terze vie&#8221;.<br />
Ora, Kerry è un losco figuro. D&#8217;altra parte anche il tanto amato (dalle famiglie e dai bravi sindaci italiani) J.F.K. era l&#8217;antitesi del santo. Non basta chiamarsi democratici per essere democratici. Kerry è legato ancor più a filo doppio di Bush &#038; Compagni con Israele, e a meno che Sharon non chiuda il suo mandato, ne vedremo ancora della belle. E&#8217; tutt&#8217;altro che un pacifista. Fossi americano lo voterei per liberarmi di Bush, ma, come dice Jensen, senza illusioni. Ma astenersi, la in USA ancor più che qui da noi, sarebbe ugualmente un delitto.<br />
Vins, ariciao! I guru sono di sinistra per antonomasia.</p>
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		Di: a. i.		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[a. i.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[non riesco davvero a capire come si possa definire il film di Moore della &quot;propaganda&quot;. E non sei il solo Franz, a sostenere questa idea. Stiamo davvero perdendo un lessico comune.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>non riesco davvero a capire come si possa definire il film di Moore della &#8220;propaganda&#8221;. E non sei il solo Franz, a sostenere questa idea. Stiamo davvero perdendo un lessico comune.</p>
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		Di: Franz Krauspenhaar		</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Andrea, c&#039;è propaganda e propaganda. Il sistema di liberismo selvaggio fa propaganda anche senza una volontà strenuamente propagandistica che &quot;miri&quot; sull&#039;obiettivo. Qual&#039;è l&#039;obiettivo? Far soldi. E Moore è ANCHE una macchina da soldi. Non c&#039;è niente da fare, non se ne esce. Io apprezzo e ammiro gli idealisti; lo sono anch&#039;io, ma allo stesso tempo mi rendo conto, con ragionevole freddezza, che il sistema (avvolgente) è quello della &quot;vendita&quot;. Personalmente, poi, non ho nulla contro la vendita. Nel senso che un&#039;opera dell&#039;ingegno ha tutto il diritto di essere venduta. Ha un valore aggiunto anche in termini di vile pecunia, si. Cioè, Moore ha anche il diritto di far soldi. Nel sistema, dunque, ci sta per forza di cose che - se il &quot;prodotto&quot; come si dice tira - esso diventa automaticamente strumento di propaganda. E la parte avversa a Bush, nel caso specifico, non fa certo nulla per non avvalersi di questo aiuto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Andrea, c&#8217;è propaganda e propaganda. Il sistema di liberismo selvaggio fa propaganda anche senza una volontà strenuamente propagandistica che &#8220;miri&#8221; sull&#8217;obiettivo. Qual&#8217;è l&#8217;obiettivo? Far soldi. E Moore è ANCHE una macchina da soldi. Non c&#8217;è niente da fare, non se ne esce. Io apprezzo e ammiro gli idealisti; lo sono anch&#8217;io, ma allo stesso tempo mi rendo conto, con ragionevole freddezza, che il sistema (avvolgente) è quello della &#8220;vendita&#8221;. Personalmente, poi, non ho nulla contro la vendita. Nel senso che un&#8217;opera dell&#8217;ingegno ha tutto il diritto di essere venduta. Ha un valore aggiunto anche in termini di vile pecunia, si. Cioè, Moore ha anche il diritto di far soldi. Nel sistema, dunque, ci sta per forza di cose che &#8211; se il &#8220;prodotto&#8221; come si dice tira &#8211; esso diventa automaticamente strumento di propaganda. E la parte avversa a Bush, nel caso specifico, non fa certo nulla per non avvalersi di questo aiuto.</p>
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