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	Commenti a: Per Jacques Derrida	</title>
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		Di: Roberto Saviano		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Saviano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bellissimo Tommaso, bellissimo ricordo di DERRIDA, non un apologia, non un panegirico. Ma un ritratto della sua traccia umana.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bellissimo Tommaso, bellissimo ricordo di DERRIDA, non un apologia, non un panegirico. Ma un ritratto della sua traccia umana.</p>
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		<title>
		Di: luminamenti		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Se la trasparenza dell&#039;intelligibilità fosse assicurata, distruggerebbe il testo, mostrerebbe che non ha avvenire alcuno, che non deborda il presente, che si consuma immediatamente; dunque una certa zona di misconoscimento e di incomprensione è anche una riserva e una possibilità eccessiva - una possibilità per l&#039;eccesso di avere un avvenire, e di conseguenza di generare nuovi contesti. Se tutti possono capire subito quello che voglio dire non ho creato alcun contesto, ho meccanicamente risposto all&#039;attesa, ed è tutto lì, anche se la gente appalaude, e magari legge con piacere; poi, chiude il libro, ed è finita (Jacques Derrida, Il Gusto del Segreto, Laterza)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Se la trasparenza dell&#8217;intelligibilità fosse assicurata, distruggerebbe il testo, mostrerebbe che non ha avvenire alcuno, che non deborda il presente, che si consuma immediatamente; dunque una certa zona di misconoscimento e di incomprensione è anche una riserva e una possibilità eccessiva &#8211; una possibilità per l&#8217;eccesso di avere un avvenire, e di conseguenza di generare nuovi contesti. Se tutti possono capire subito quello che voglio dire non ho creato alcun contesto, ho meccanicamente risposto all&#8217;attesa, ed è tutto lì, anche se la gente appalaude, e magari legge con piacere; poi, chiude il libro, ed è finita (Jacques Derrida, Il Gusto del Segreto, Laterza)</p>
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		Di: gina		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dalla breve introduzione a derrida su www.geocities.com/dyeg83/derrida.htm, un omaggio all&#039;etica dell&#039;ospitalità
...La de-costruzione, staccate dalle mode che ne hanno fatto un metodo di interpretazione, diventa per Derrida il progetto di un &quot; nuovo, nuovissimo illuminismo &quot;, la costante preoccupazione per l&#039;altro verso e per cui dobbiamo coltivare un&#039; etica dell&#039;ospitalità , ovvero l&#039;apertura verso un avvenire che accade senza essere atteso, ad un dialogo che procede dal rispetto e che pone il tema della differenza come punto imprescindibile di partenza per un incontro fra gli uomini: &quot; come se lo straniero fosse innanzi tutto colui che pone la prima domanda, o colui al quale si rivolge la prima domanda (...); pertanto lo straniero, ponendo la prima domanda, mi mette in questione &quot;. Ecco il punto cruciale, secondo Derrida, del tema dello straniero, di &quot;colui che viene da fuori&quot;, che &quot;parla una strana lingua&quot;, che produce inquietudine e sospetto. &quot; Lo straniero è in primo luogo straniero rispetto alla lingua giuridica nella quale sono formulati il dovere d&#039;ospitalità, il diritto d&#039;asilo, i limiti, le norme, i codici di polizia eccetera &quot;. Il tema dello straniero per Derrida diventa, non solo metaforicamente, l&#039;emblema di un&#039;interrogazione che la società, ciascuna società, rivolge a se stessa: &quot; come se lo straniero fosse la questione stessa dell&#039;essere in questione &quot;. Grazie allo straniero la società non può fare a meno di interrogarsi sulla propria cultura, sulla lingua e le istituzioni giuridiche in vigore, in definitiva sul modo con cui attua una legge dell&#039;ospitalità, &quot; coinvolgendo l&#039;ethos in generale &quot;. E del resto la parola latina &quot;hostis&quot; significa ospite ma anche nemico. La costellazione semantica, nel suo ambiguo oscillare tra termini opposti (oste, ostile, ospizio, osteggiare...), sembra costituire la trama della nostra identità. Ma c&#039;è anche un secondo aspetto, non meno significativo: le ampie meditazioni di Derrida sulla sepoltura, sul nome, sulla memoria, sulla follia che abita il linguaggio, l&#039;esilio e la soglia, &quot; sono altrettanti segnali rivolti alla domanda del luogo, che invita il soggetto a riconoscere d&#039;essere per prima cosa un ospite &quot;. Svolgendo quella che chiama &quot; il teatro invisibile dell&#039;ospitalità &quot;, il filosofo ripercorre alcuni tratti dell&#039;elaborazione di Lèvinas, in particolare quelli in cui afferma che &quot;il soggetto è un ospite&quot; o che &quot;il soggetto è un ostaggio&quot;. La tesi centrale di Derrida è che vi è un&#039;impossibile convivenza, una sorta di lacerazione tra &quot; l&#039;ospitalità incondizionata che va al di là del diritto, del dovere o addirittura della politica &quot; e &quot; l&#039;ospitalità circoscritta dal diritto e dal dovere &quot;. In altri termini: &quot; dando per buona l&#039;ospitalità incondizionata, come dar luogo a un diritto, a un diritto determinato, limitato e delimitabile, in una parola calcolabile? &quot;. Il problema dell&#039;ospitalità, conclude l&#039;autore, &quot; è sovrapponibile al problema etico &quot;. 

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Dalla breve introduzione a derrida su <a href="http://www.geocities.com/dyeg83/derrida.htm" rel="nofollow ugc">http://www.geocities.com/dyeg83/derrida.htm</a>, un omaggio all&#8217;etica dell&#8217;ospitalità<br />
&#8230;La de-costruzione, staccate dalle mode che ne hanno fatto un metodo di interpretazione, diventa per Derrida il progetto di un &#8221; nuovo, nuovissimo illuminismo &#8220;, la costante preoccupazione per l&#8217;altro verso e per cui dobbiamo coltivare un&#8217; etica dell&#8217;ospitalità , ovvero l&#8217;apertura verso un avvenire che accade senza essere atteso, ad un dialogo che procede dal rispetto e che pone il tema della differenza come punto imprescindibile di partenza per un incontro fra gli uomini: &#8221; come se lo straniero fosse innanzi tutto colui che pone la prima domanda, o colui al quale si rivolge la prima domanda (&#8230;); pertanto lo straniero, ponendo la prima domanda, mi mette in questione &#8220;. Ecco il punto cruciale, secondo Derrida, del tema dello straniero, di &#8220;colui che viene da fuori&#8221;, che &#8220;parla una strana lingua&#8221;, che produce inquietudine e sospetto. &#8221; Lo straniero è in primo luogo straniero rispetto alla lingua giuridica nella quale sono formulati il dovere d&#8217;ospitalità, il diritto d&#8217;asilo, i limiti, le norme, i codici di polizia eccetera &#8220;. Il tema dello straniero per Derrida diventa, non solo metaforicamente, l&#8217;emblema di un&#8217;interrogazione che la società, ciascuna società, rivolge a se stessa: &#8221; come se lo straniero fosse la questione stessa dell&#8217;essere in questione &#8220;. Grazie allo straniero la società non può fare a meno di interrogarsi sulla propria cultura, sulla lingua e le istituzioni giuridiche in vigore, in definitiva sul modo con cui attua una legge dell&#8217;ospitalità, &#8221; coinvolgendo l&#8217;ethos in generale &#8220;. E del resto la parola latina &#8220;hostis&#8221; significa ospite ma anche nemico. La costellazione semantica, nel suo ambiguo oscillare tra termini opposti (oste, ostile, ospizio, osteggiare&#8230;), sembra costituire la trama della nostra identità. Ma c&#8217;è anche un secondo aspetto, non meno significativo: le ampie meditazioni di Derrida sulla sepoltura, sul nome, sulla memoria, sulla follia che abita il linguaggio, l&#8217;esilio e la soglia, &#8221; sono altrettanti segnali rivolti alla domanda del luogo, che invita il soggetto a riconoscere d&#8217;essere per prima cosa un ospite &#8220;. Svolgendo quella che chiama &#8221; il teatro invisibile dell&#8217;ospitalità &#8220;, il filosofo ripercorre alcuni tratti dell&#8217;elaborazione di Lèvinas, in particolare quelli in cui afferma che &#8220;il soggetto è un ospite&#8221; o che &#8220;il soggetto è un ostaggio&#8221;. La tesi centrale di Derrida è che vi è un&#8217;impossibile convivenza, una sorta di lacerazione tra &#8221; l&#8217;ospitalità incondizionata che va al di là del diritto, del dovere o addirittura della politica &#8221; e &#8221; l&#8217;ospitalità circoscritta dal diritto e dal dovere &#8220;. In altri termini: &#8221; dando per buona l&#8217;ospitalità incondizionata, come dar luogo a un diritto, a un diritto determinato, limitato e delimitabile, in una parola calcolabile? &#8220;. Il problema dell&#8217;ospitalità, conclude l&#8217;autore, &#8221; è sovrapponibile al problema etico &#8220;. </p>
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