<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: Trilogia delle consapevolezze e dei sorrisi #1	</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/2004/10/28/trilogia-delle-consapevolezze-e-dei-sorrisi-1/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/10/28/trilogia-delle-consapevolezze-e-dei-sorrisi-1/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 14 May 2008 12:37:25 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>
		Di: riccardo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/10/28/trilogia-delle-consapevolezze-e-dei-sorrisi-1/#comment-6411</link>

		<dc:creator><![CDATA[riccardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=650#comment-6411</guid>

					<description><![CDATA[&quot;Una condizione, questa, che riscontriamo in quegli scrittori-non scrittori potenzialmente dotati di uno sguardo visionario ma a tal punto assediati dalla consapevolezza da non potere mai neppure prendere in mano la penna, limitandosi a immaginare reiteratamente questo gesto, immobilizzati dalla propria coscienza di sapere nuotare fino al punto di non sapere nuotare. Pronti, dunque, all’annegamento&quot;. 

A volte più semplicemente si è assediati dalla tradizione, che è stata talmente interiorizzata da trasformare la lotta in autolesionismo. 
L&#039;ultimo traguardo dell&#039;autolesionismo è il ritirarsi superbamente:sopravvalutarsi. 
Ma da questa situazione è possibile uscire?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Una condizione, questa, che riscontriamo in quegli scrittori-non scrittori potenzialmente dotati di uno sguardo visionario ma a tal punto assediati dalla consapevolezza da non potere mai neppure prendere in mano la penna, limitandosi a immaginare reiteratamente questo gesto, immobilizzati dalla propria coscienza di sapere nuotare fino al punto di non sapere nuotare. Pronti, dunque, all’annegamento&#8221;. </p>
<p>A volte più semplicemente si è assediati dalla tradizione, che è stata talmente interiorizzata da trasformare la lotta in autolesionismo.<br />
L&#8217;ultimo traguardo dell&#8217;autolesionismo è il ritirarsi superbamente:sopravvalutarsi.<br />
Ma da questa situazione è possibile uscire?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: g-host		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/10/28/trilogia-delle-consapevolezze-e-dei-sorrisi-1/#comment-6412</link>

		<dc:creator><![CDATA[g-host]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=650#comment-6412</guid>

					<description><![CDATA[A parte i complimenti per il pezzo scritto benissimo (se una critica si può fare è forse l&#039;utilizzo di un Baricco/Pickwick-style fin troppo evidente: certo si anticipa che il pezzo è stato preparato per la Scuola Holden e questo rende comprensibile la scelta stilistica), resta il rammarico per il fatto che l&#039;autore non abbia proseguito il filo delle riflessioni accennate inizialmente sul tema &quot;consapevolezza-amore/sua impossibilità&quot;. Se è vero che, come capita a will coyote, raggiungere la consapevolezza, la consapevolezza razionale, dell&#039;impossibilità dell&#039;amore fa precipitare nel baratro del nichilismo (cfr. la morale del film, peraltro bellissimo, 2046: l&#039;amore viene troppo presto -quando non si è preparati per assumersene le responsabilità e i rischi- o troppo tardi -quando siamo pronti noi ma non c&#039;è più o non è pronta l&#039;altra persona che vorremmo amare; l&#039;amore perfetto è qualcosa che riguarda un futuro utopico ed è qualcosa di non accessibile agli esseri umani - l&#039;amore è possibile solo nel 2046 e solo con degli androidi; ecc.); sarebbe interessante capire se e come è possibile &quot;correre sul vuoto&quot;, riuscire cioè a continuare a correre sul baratro del sentimento amoroso pur essendo in qualche modo consapevoli di stare appunto sospesi sul nulla, di stare correndo dei rischi mortali, come ad esempio l&#039;annullamento della propria personalità nel tentativo di fondersi con quella di un&#039;altra persona, tentativo peraltro statisticamente destinato al fallimento, così come era statisticamente improbabile che maradona riuscisse a fare il suo famoso gol agli inglesi.Che tipo di esitazione occorre sperimentare per poter continuare ad amare o almeno a credere nella possibilità dell&#039;amore? Che ci permette di evitare di non ripetere gli errori del passato, di sbagliare il gol per pochi millimetri o mancare all&#039;appuntamento amoroso per una qualche insignificante minuzia o equivoco o falso problema, e trovare una strada diversa, non fallimentare? C&#039;è un sorriso che non è il sintomo della consapevolezza della fine, ma il segno che l&#039;impossibile talvolta è possibile? Non so se mi sono spiegato.


]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A parte i complimenti per il pezzo scritto benissimo (se una critica si può fare è forse l&#8217;utilizzo di un Baricco/Pickwick-style fin troppo evidente: certo si anticipa che il pezzo è stato preparato per la Scuola Holden e questo rende comprensibile la scelta stilistica), resta il rammarico per il fatto che l&#8217;autore non abbia proseguito il filo delle riflessioni accennate inizialmente sul tema &#8220;consapevolezza-amore/sua impossibilità&#8221;. Se è vero che, come capita a will coyote, raggiungere la consapevolezza, la consapevolezza razionale, dell&#8217;impossibilità dell&#8217;amore fa precipitare nel baratro del nichilismo (cfr. la morale del film, peraltro bellissimo, 2046: l&#8217;amore viene troppo presto -quando non si è preparati per assumersene le responsabilità e i rischi- o troppo tardi -quando siamo pronti noi ma non c&#8217;è più o non è pronta l&#8217;altra persona che vorremmo amare; l&#8217;amore perfetto è qualcosa che riguarda un futuro utopico ed è qualcosa di non accessibile agli esseri umani &#8211; l&#8217;amore è possibile solo nel 2046 e solo con degli androidi; ecc.); sarebbe interessante capire se e come è possibile &#8220;correre sul vuoto&#8221;, riuscire cioè a continuare a correre sul baratro del sentimento amoroso pur essendo in qualche modo consapevoli di stare appunto sospesi sul nulla, di stare correndo dei rischi mortali, come ad esempio l&#8217;annullamento della propria personalità nel tentativo di fondersi con quella di un&#8217;altra persona, tentativo peraltro statisticamente destinato al fallimento, così come era statisticamente improbabile che maradona riuscisse a fare il suo famoso gol agli inglesi.Che tipo di esitazione occorre sperimentare per poter continuare ad amare o almeno a credere nella possibilità dell&#8217;amore? Che ci permette di evitare di non ripetere gli errori del passato, di sbagliare il gol per pochi millimetri o mancare all&#8217;appuntamento amoroso per una qualche insignificante minuzia o equivoco o falso problema, e trovare una strada diversa, non fallimentare? C&#8217;è un sorriso che non è il sintomo della consapevolezza della fine, ma il segno che l&#8217;impossibile talvolta è possibile? Non so se mi sono spiegato.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-06-21 00:38:49 by W3 Total Cache
-->