Demolite quel liceo

2 novembre 2004
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Una lettera razzista e una modesta proposta

di Gianni Biondillo

LicPar.jpgGentilissimi “pariniani”,

Mi sono trovato in questi giorni a pensare (avete presente quei pensieri fugaci, non strutturati, veloci e impalpabili, per nulla critici?) che se quello che è accaduto nel vostro liceo fosse successo da qualche altra parte, chessò una scuola media di Catanzaro, un Istituto Tecnico di Garbagnate, vedete voi, non avrebbe avuto l’impatto mediatico che invece tuttora ha. Il prestigio, mi è stato detto. Il prestigio di un liceo storico, d’élite. Boh, può darsi. Io non c’ho mai capito niente di queste cose. L’idea che un liceo statale pubblico possa anche essere d’élite la trovo una contraddizione in termini. Ma io sono tonto, perdonatemi.

Poi stamattina (oggi è il 29 ottobre), ho letto una lettera su Diario, di una ex studentessa del vostro liceo. E, devo dirvi la verità, mi ha chiarito molte cose (sono tonto, ma, dai e dai, le cose alla fine le capisco).

Molti frequentatori del Parini, ci ricorda questa lettera, sono figli di professionisti, persone benestanti, “molti di questi si ritenevano una casta eletta, grazie anche al beneplacito dei professori”. In quel simpatico ambiente non è raro sentirsi appellare (siamo negli anni Novanta, non nel 1913, in piena Belle Epoque) “periferici” se “non si vive dentro la cerchia dei Navigli”, se non ci si veste e se non si parla come loro, se non si frequentano “gli stessi, noti luoghi di vacanza”. Quindi si viene emarginati. Accidenti, penso, una vita d’inferno. “Conoscevo persone” continua la lettera, “che non erano mai uscite dalla famosa cerchia dei Navigli perché pensavano che fosse pericoloso.”

Come ti capisco, pensavo mentre leggevo. Io che ogni mattina mi alzavo alle 6.45 per riuscire ad arrivare alla scuola superiore (in Centro, dentro la cerchia, ovviamente) entro le 8.30. Abitavo, e ho abitato fino a pochissimo tempo fa, ben oltre la cerchia dei Navigli. A dirla tutta, oltre anche a quella della circonvallazione esterna. E oltre ancora. A Quarto Oggiaro, insomma.

“Un mondo a parte, che poi, andando all’università è svanito in una bolla di sapone, fortunatamente, perché la realtà della vita è altro, non è monocromatica come al Parini.”

Su questo, se mi permetti, cara amica, non sono così d’accordo, rimuginavo. Sai, io dell’Università non dimenticherò mai quella volta che una mia collega di corso, scoperto che vivevo a Quarto Oggiaro (una compagna, avete presente?, una comunista d’eccezione, una di quelle che occupava l’Università, picchettava, andava a tutte le manifestazioni, parlava sempre per prima alle assemblee), inorridì solo all’idea, dicendomi, angelica: “Ma come fai a vivere lì? È assurdo, impossibile… io, se dovessi scegliere (come se io avessi scelto) andrei a vivere, non so (e qui stava pensando a una periferia, secondo lei) dopo Porta Venezia, oppure al QT8.”

“Ma tu ci sei mai stata a Quarto Oggiaro?” Le chiesi, stupefatto.
“No, e non ci tengo.”

Inutile dirvi, amici del Parini, che l’amicizia non fece in tempo a nascere che era già abortita. E che la tipa in questione aveva fatto il Parini.
Ma questo è un caso, è chiaro. Non si può e non si deve generalizzare.

Poi, un’ora dopo la lettura di Diario, mi passa fra le mani l’inserto milanese del Corriere della Sera.
Ancora una lettera, ora è di uno studente “attivo” del Liceo Parini (scrivete tutti molto bene, a proposito. Avete, probabilmente ottimi insegnanti).

Si rientra a scuola, si discute dell’accaduto, si chiede il perdono a questi ragazzi. Poi, illuminante, lo studente riporta le parole di un vostro professore: “Ora per istinto li chiamiamo ragazzi, il giorno che s’è scoperto l’accaduto, li chiamavamo teppisti.” È giusto, penso. Hanno delle facce, sono minorenni, compagni di classe, un po’ di solidarietà cristiana, di buone maniere, perdio!

Il professore prosegue: “La loro azione era un atto criminale, mentre adesso diciamo che è stata una bravata.” Massì, massì, stemperiamo i toni, non facciamolo diventare un caso nazionale, ma che senso ha? Ma quale scuola d’élite, sono ragazzi, dopotutto. Ma non è finita: “E se li chiamavamo teppisti era perché pensavamo che venissero “da fuori”, da Quarto Oggiaro magari.”

Ho letto bene? Ho letto bene? Sì, ho letto benissimo. Sto scoppiando a ridere, il caffè mi sfugge di mano, ancora un po’ e mi imbratto la camicia. “Ma ora che si è scoperto tutto, ora che si sa che sono figli della buona borghesia milanese, non sono più teppisti. I professori, i giornali, li chiamano di nuovo ragazzi. E la loro, è diventata una ragazzata.”

Scusate, evito un colossale “vaffanculo” perché, non ostante sia cresciuto a Quarto Oggiaro (mon dieu, quel horreur!), mia madre mi ha insegnato la buona educazione e queste cose in pubblico non si dicono. Però, per vostra conoscenza, ma cosa credete che ce ne freghi a noi di Quarto Oggiaro del vostro ghetto dorato? Con tutto quello che abbiamo da fare perché perdere tempo dalle vostre parti?

Ma vi rendete conto dell’enormità, dell’evidente razzismo di queste parole?

Razzismo per razzismo, perché adesso voglio essere un po’ razzista anch’io, echeccazzo!, sapete che vi dico? Ma perché spendere centinaia di migliaia di euro per ristrutturare la vostra scuoletta di fighetti, scusate? Ma che ve la tengano così, perdio, ve la meritate. Con i cessi rotti, impraticabili, come buona parte delle scuole pubbliche dell’Italia intera. Scendete sulla terra, voi, i vostri genitori, i vostri insegnati.

Anzi, no! Perché, in fondo, mi sono laureato anch’io e sono una persona pratica, che conosce le buone maniere, che sa come va il mondo… Volete un consiglio? La volete accettare una modesta proposta?

Demolitela. Demolite questo monumento alla vacuità, al razzismo classista. L’area edificabile, in quella zona, costa una fortuna (fidatevi, sono un architetto). Demolitela e costruiteci degli appartamenti di lusso, andranno via come il pane. È un affare. Ci si guadagna un pacco di soldi, demolitela. Con il surplus delle vendite si potrà ricostruire un Liceo Parini molto più bello, funzionale, moderno. Certo non lì. Ma io conosco l’area ideale dove costruirlo. A Quarto Oggiaro, ovviamente. Trasferitevi, in massa. Ho un sacco di amici, lì, che vi aspettano a braccia aperte.

Con amicizia e rinnovata stima,
il vostro Gianni Biondillo

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45 Responses to Demolite quel liceo

  1. riccardo ferrazzi il 2 novembre 2004 alle 17:38

    Caro Gianni, io non dico mai a nessuno: “Hai ragione”, ma tu, come minimo, non hai tutti i torti. Delenda Chartago !

  2. Jacopo il 2 novembre 2004 alle 18:32

    Appoggio la proposta.
    Non solo: poichè come Biondillo sono nato ben oltre la circonvallazione esterna (a Quarto Cagnino insomma..)mi auto promuovo come demolitore..
    Jacopo

  3. alderano il 2 novembre 2004 alle 18:41

    io non sono milanese, inch’allah…ma ‘mi felicito’con Gianni – e con il suo colossale vaffanculo.

  4. Lucio Angelini il 2 novembre 2004 alle 19:11

    Il Parini, checché farfugli il moscerino (= no, ***zanzara*** è una parola grossa) Biondillo, verrà riparato. Così come vengono continuamente e tranquillamente riparate o rinnovate (coi soldi pubblici) le carrozze dei treni via via sfasciate dai bricconcelli delle curve Sud dopo le partite più irrequiete.
    A me, più che altro, basterebbe che almeno una parte dei 600 milioni di euro preventivati per la raparazione del Liceo venisse versata dai genitori dei cinque “mona” (così li si definisce a Venezia), magari utilizzando una parte delle risorse che i nuovi parametri di prelievo fiscale ideati da Berlusconi consentiranno loro di risparmiare. Ma non c’è speranza che succeda nemmeno questo.
    In fondo, i devianti pariniani sono appena cinque su una popolazione scolastica di ben più di cento fighetti. Rappresentano, quindi, molto meno del 5% del totale. Se poi si pensa che il liceo Parini, a sua volta, è solo uno di svariate centinaia di licei italiani, be’, possiamo minimizzare il tutto e considerarlo confortantemente ***fisiologico***:-/

  5. andrea barbieri il 2 novembre 2004 alle 20:17

    Biondillo ha fatto centro.

    ps Lucio Angelini io sto cominciano a tifare per Madame, guarda mi spiace da matti perché so che Madame è sicuramente una stronza, ma tu non so, a modo tuo mi sembri peggio, non stronzo, ma comunque peggio di qualsiasi stronza potente Madame dell’editoria, a me sembra che se tu fossi nato di genere diverso saresti diventato la stessa Madame.

  6. Lucio Angelini il 2 novembre 2004 alle 20:36

    Amore, una volta la Giudecca rappresentava la Quarto Oggiaro di Venezia, oggi ci abitano il sindaco, Elton John, Valentina Cortese e via dicendo (per non parlare del Cipriani Hotel e dell’Harry’s Dolci). Non hai ancora capito che al Liceo Parini – oggi come oggi – si iscrivono solo i figli degli Ex-Cafoni della Marsica, mentre i pargoli dei Veri Ricchi non hanno problemi a frequentare gli istituti tecnici di Fontamara?

    P.S. A proposito, ma tu da che parte stai? Immagino con Buttiglione:-)

  7. Franz Krauspenhaar il 2 novembre 2004 alle 21:33

    Al Parini vanno i figli dei ricchi, ho sentito dire. Ex cafoni, cafoni in servizio permanente effettivo, nuovi cafoni, ricchi ricchissimi praticamente mai in mutande. Un classista (qualunque pedigree abbia) è un cafone. La classe (mi piace tanto questa parola) non è acqua. E non è ereditaria.
    Dubito che Quarto Oggiaro possa diventare la Giudecca di Milano. Elton John preferisce il triangolo dei bermuda (ribassati) della moda.

  8. andrea barbieri il 2 novembre 2004 alle 21:56

    Cipriani è anche al Torcello. I vorrei chiedere se c’è qualche esperto se è vero che la Giudecca “rappresentava la Quarto Oggiaro di Venezia” che mi sembra una cosa un po’ forte.
    Madaaaaame!

  9. Lucio Angelini il 2 novembre 2004 alle 22:02

    Immaginavo che sarei stato preso alla lettera.
    Semplicemente avevo colto nel birichino intervento di Biondillo un sospetto di “strutturazione bipolare del mondo”. Che poi i sanbabilini vadano o meno – la domenica – a guardonare gli indigeni di Quarto Oggiaro nei loro costumi caratteristici poco importa:-/

  10. gianni biondillo il 2 novembre 2004 alle 22:09

    Evidentemente non mi riferivo, in senso stretto, ai 5 ragazzi e all’atto teppista in sé, ma al brodo di coltura. (Si noti che la frase “incriminata” è stata proferita da un professore).
    E comunque, dalla mia esperienza, Milano è Milano e Venezia è Venezia. E Quarto Oggiaro probabilmente non sta alla Giudecca ma a Marghera. A meno che non si viva di ricordi: in effetti nell’Ottocento anche Piazza Fontana, come ci ricorda Carlo Porta, era zona popolare.

  11. Franz Krauspenhaar il 2 novembre 2004 alle 22:15

    Sei rimasto un po’ indietro nel tempo, Lucio. I sanbabilini chi? (Scusa se ti prendo alla lettera).

  12. Lucio Angelini il 2 novembre 2004 alle 22:39

    Rifacevo il verso al sessantottismo di Biondillo, testina.
    So benissimo che oggi non ci sono più i Mods e Rockers, ma solo la GAD:-)

  13. gianni biondillo il 2 novembre 2004 alle 22:43

    Gli unici sessantottini che ho conosciuto io facevano il Parini. Dalle mie parti l’aria era ben diversa.

  14. Lucio Angelini il 2 novembre 2004 alle 22:50

    Uffa, ma sei proprio fissato con questo Parini e il caso ‘Zanzara’:-/

  15. Marco Salonia il 2 novembre 2004 alle 23:02

    Caro Angelini, dopo quello che è stato riportato dal pezzo di Biondillo, mi sento confuso.
    Tu che hai le idee piuttosto chiare, aiutami un po’. Se vedo un giovane individuo che distrugge dei beni pubblici lo devo chiamare “teppista” o “ragazzo”? Oppure prima devo chiedergli il domicilio e poi decidere? Se lo chiamo “teppista” sono un sessantottino?
    Sai siccome non vorrei cadere anch’io nella stessa “strutturazione bipolare del mondo” in cui è caduto Biondillo, mi suggerisci un termine terzo e alternativo per riferirmi al suddetto individuo? Un ultima cosa, Elton John, Valentina Cortese e via dicendo verrebbero ad abitare a Quarto Oggiaro? Da quel che ho capito è la stessa cosa.

  16. withnail il 2 novembre 2004 alle 23:08

    Scusate la controprovocazione ma sto scrivendo un romanzo che convincerà in maniera subdola e inconscia chiunque lo leggesse che le scuole vanno tutte bruciate. Preparatevi alla rivoluzione.

  17. Franz Krauspenhaar il 2 novembre 2004 alle 23:32

    Io sono trent’anni che lo dico a tutti. Di bruciare le scuole, intendo.

  18. gribaudo il 3 novembre 2004 alle 00:04

    ok.
    però a me il caso parini più che altro mi annoia, e mi deprime.
    mi intristisce la coglioneria di menti giovani talmente straziate dal terrore del compito in classe da allagare la scuola. E anche quella di menti anziane che hanno suggerito loro che un quattro in greco comporti l’eclissi violenta dell’Universo (o almeno della Cerchia dei Navigli, che ne è la parte essenziale).
    Però non capisco l’astio e la partecipazione con cui descrivi/ricordi questi figli sfortunati del genere umano, che un destino malevolo ha fatto nascere tra i Naviìgli (e che si trovano nella strabiliante condizione di sentir risuonare le proprie scoregge sui giornali).
    Dai, neanche la scuola l’avessi finita ieri, un minimo di distacco, diamine! la “pariniana” non sarebbe mai venuta a Quarto Oggiaro? e S-T-I C-A-Z-Z-I. O no?
    A lamentarti così e a gridare al razzismo fai un po’ la figura del pirla, secondo me.
    Io una cosa sola non perdono ai bambocci allagatori: di aver confessato. Il mio liceo – di una periferia ricca, stronza e autarchica – è stato allagato due volte e, giuro, non avrei mai immaginato di trovarmi un giorno a pensare con simpatia a quei subumani che mai si sognarono di confessare.
    “Abbattere il Parini”? Ma per favore, e poi mi pare che ci stiano già pensando i suoi studenti e famiglie, di cui stavolta i giornali hanno amplificato la figura di merda.
    E poi veramente vuoi aggiungere pure il Parini ai problemi di Quarto Oggiaro?

  19. giggetto il 3 novembre 2004 alle 00:21

    MILANESI DE MERDAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!

  20. withnail il 3 novembre 2004 alle 00:23

    Scherzi a parte il problema è questo: come possiamo convincere i giovani a prendere sul serio non solo la scuola ma anche la vita se continuiamo a dirgli che la storia va studiata per non ripetere gli errori del passato, il latino fa diventare intelligenti, tutto fa cultura, e stronzate simili che si dicono ai figli per fargli andare a scuola? Quando si renderanno conto che erano tutte stronzate come impedirgli di darsi al nichilismo estremo? Soprattutto in un mondo in cui il titolo di studio conta sempre di più (nel senso che se non hai minimo laurea e master lavori ai call-center)? Ci si scandalizza che un 4 in greco venga considerato una tragedia? Evidentemente ci si scorda dei giorni scolastici in cui questo è ciò che ci inculcavano. Vabbè mi fermo qui che è tardi, e poi sinceramente sti cavoli, a scuola ci sono andato io e pretendo che ci vada chiunque finchè campo, un po’ di sano sadismo aiuta a vivere meglio

  21. Sergio Baratto il 3 novembre 2004 alle 00:28

    Mamma, che stronzetti (credo e mi auguro che non siano tutti così, ma lo stesso – mamma che stronzetti).
    Ecco. Un godurioso vaffanculo liberatorio.
    Io, poi – per raccontare un po’ di cazzi miei – il liceo (scientifico, perdipiù, figuriamoci: da plebei) l’ho fatto ancora più fuori dalla cerchia dei navigli, in una realtà ancora differente – quella della provincia. Una realtà tanto periferica, dallo statuto d’esistenza talmente aleatorio che molto probabilmente non riuscirebbe nemmeno a diventare una pietra di paragone negativo decente, per i ragazzi del Parini. Specularmente, per me le beau monde dell’élite liceale milanese nemmeno esisteva, e i miei spaesamenti, i miei attriti ambientali, i miei sradicamenti me li sono vissuti da solo, a modo mio. Meno condizionato da un ambiente certo più chiuso, ma anche meno monolitico. E meno razzista.
    Col senno di poi ringrazio gli dei dell’Olimpo.
    E approvo caldamente la proposta di demolizione/resurrezione.

    In ogni caso ho sempre sognato di abbattere la scuola (ma non nel senso della Moratti).

  22. Marco Motta il 3 novembre 2004 alle 01:09

    Fortuna che c’e’ Biondillo che fa un po’ di rivoluzione che’ con ‘ste Scimmie di Voltolini non se ne puo’proprio piu’! (E si che a Biondillo piacciono tanto)

  23. Lucio Angelini il 3 novembre 2004 alle 08:48

    Per Marco Salonia: un “giovane individuo che distrugge dei beni pubblici” (magari con l’aggravante dei FUTILI MOTIVI) semplicemente va (o andrebbe)consegnato alla giustizia. Dopodiché… che ognuno resti libero di chiamarlo come vuole. L’importante è non generalizzare (es.: TUTTI i pariniani sono dei gran coglioni, TUTTI i quartoggiarini dei ‘geneticamente saggi’, eccetera).

  24. Gianni Biondillo il 3 novembre 2004 alle 10:19

    Gribaudo, in un certo senso hai ragione tu (e sticazzi a quella cogliona che conobbi all’Università).
    Però vedi, non è in sé l’atto vandalico che mi sconvolge (avrebbero potuto scardinare una porta, imbrattare un muro, fare delle pernacchie, non è quello che mi interessa veramente), ma il brodo di coltura dentro il quale è nato. Se ci facciamo caso la frase “razzista” è stata detta da un professore.
    Si passa da essere vandalici a fare ragazzate in funzione della tua dislocazione topografica. (oggi erano i quartoggiaresi, domani i marocchini, dopodomani gli albanesi). Mi fa paura. Soprattutto perché questi ragazzi saranno, purtroppo e inevitabilmente, la nostra prossima classe dirigente. Ed è così che, l’attuale classe dirigente, la sta crescendo. Con un razzismo “naturale”.
    Certo, è ovvio, non bisognerebbe mai generalizzare. Ma perché loro possono, e io non posso avere i miei cinque minuti di razzismo? Tanto poi a me passa. E non allago nulla nel frattempo.

  25. Lucio Angelini il 3 novembre 2004 alle 10:54

    La frase di ***un*** professore non è un intero brodo di coltura. Come ex professore (uno dei mestieri oggi più usuranti che si conoscano!)voglio ricordare i miei sette colleghi uccisi dalle bombe di piazza della Loggia a Brescia, dove a quei tempi insegnavo.
    Ma chiudiamola qui. Sono troppo incazzato per la vittoria di Bush, dietro la quale sì che possiamo scorgere un bel brodo di coltura:-(((

  26. GiusCo il 3 novembre 2004 alle 11:08

    Scusate, da abitante delle afriche pugliesi nato per caso in quel di Berghem, addottorato in centro Italia e desideroso di venire in metropoli (ma non a fare lo schiavo a pariolini!) dico: esiste ancora la responsabilità individuale, per cui gli allagatori pentiti si accollano gli oneri, come hanno già cominciato a fare “confessando”. I loro genitori hanno un problema in più, oltre l’eventuale obbligo di risarcire: la consapevolezza di aver cresciuto figli coglioni, come magari coglioni ora si riconoscono loro se hanno un minimo senso civico e non sono del tutto internizzati. Mi spiace anche constatare come in metropoli si distinguano “interni” da “periferici”, nelle nostre afriche funziona che il masculo periferico risulti sufficientemente ed eloquentemente convincente nei confronti delle snobbine interne, con adeguato mescolamento delle razze. Più che demolire, consiglierei di aprire le porte…

  27. ài làik iùrop il 3 novembre 2004 alle 15:20

    Ebbasta co sta retorichella delle afriche… Datevi una svegliata, pugliesi! Un po’ di ossigeno europeo! Siete greci, e greci magni, altro che africani

  28. Magno Grecia a Colazione il 3 novembre 2004 alle 15:25

    E certo. Al GiusCo Cornacchione c’è scappata pure la bravata maschilista. Loro alle pulzelle con la puzza sotto il naso gli tolgono le mutande e le spulzellano… Capito? Peffortuna che ciabbiàmo i pugliesi affricani che tengono alta la bandiera moscia del maschio… Caro AilaikEuropa, altro che magni greci! Questi vorrebbero fa’ pure gli intellettuali, col sito esoterico nabanassar nabuccodonossor… Ma so’ sempre i soliti quattro maschilisti che si rifanno sulle fimmene covando sempiterne fantasie di stupro seduzione spulzellamento… Che pena

  29. GiusCo il 3 novembre 2004 alle 16:00

    Cari Iurop e Magno Grecia, ci siete nei toni del post, della vicenda e dei commenti? Pare che abbiate compreso poco, rileggete, su. Sulle Puglie, vero, passano per Indie, non per Afriche. Porte aperte significa altro, esci per strada e guarda. E il sito dal nome esoterico piace molto a Google. Però mi sono emozionato! Se i troll mi prendono di mira sono forte! Grazie!!

  30. geoffrey il 3 novembre 2004 alle 16:29

    a scarpa, sta’ attento, nun te fa’ scoprì!!

  31. lorenzo_galbiati il 4 novembre 2004 alle 12:15

    Biondillo di questa vicenda mette in luce il razzismo, e fa bene, la frase del professore è preoccupante. Io mi soffermerei anche sul fatto che il vandalismo ha avuto origine dalla volontà di evitare un compito in classe. E quindi dall’importanza che si dà al voto. Parola di professore. Quando usciranno da scuola questi alunni sostituiranno al valore della media dell’8 il valore del reddito alto=successo nella vita. Di tutto questo i primi responsabili sono i genitori, gli educatori, i professori e coloro che propongono modelli sociali basati sull’arrivismo. Non c’è in fondo niente di cui stupirci, tutto questo fa parte della civiltà dei consumi in cui viviamo… e che contribuiamo a mantenere, tutti, chi più chi meno… quando si inizierà a parlare sul serio di superare il capitalismo globale? questo pensiero unico che ci incatena? Questo nuovo fascismo? Quando si parlerà di nuovo di rivoluzione? (e intendo con ciò qualcosa di nuovo, nessuna nostalgia per quelle passate)

  32. r.f. il 4 novembre 2004 alle 14:32

    Lorenzo, guarda che la responsabilità penale è personale.

  33. silvia brusotti il 4 novembre 2004 alle 15:52

    Forse un po’ controcorrente, forse un po’ ingenua, io mi trovo invece sconcertata dalla reazione della stampa, dei professori ma soprattutto degli studenti del Parini in genere.
    Mi sembra che contro questi ragazzi, perché di ragazzi si tratta, sia sia messo in piedi una vera e propria inquisizione degna di Torquemada.
    Nemmeno per Saddam c’è stata una reazione così accanita.
    E’ vero, è ovvio, attraverso un atto vandalico non da poco, hanno provocato ingenti danni alla scuola. E questa azione non può e non deve
    passare sotto silenzio.
    Ciò che mi stupisce ancor di più è la reazione che gli stessi compagni di scuola hanno avuto nel denunciare e nel condannare questa che immagino volesse essere una solo una bravata, ma che è sfuggita di mano ed è diventata un disastro di ingenti proporzioni. Hanno avuto sfiga.
    Noi per saltare compiti in classe (anche io ho fatto un liceo classico milanese “snob” abitando di molto al di fuori dall’ultima cerchia esterna) bigiavamo, o organizzavamo assemblee e manifestazioni o ancora occupazioni che duravano settimane, mesi (allora il periodo lo permetteva). Forse abbiamo avuto più fortuna.
    Poi c’era sempre chi saliva in classe e abbandonava i progetti dissolutori dei più
    infervorati. Ma in fondo, nella maggior parte dei casi, si era tutti compatti a sorreggersi contro i professori. E i professori facevano il
    loro lavoro, schierandosi contro di noi. Ma mi pare sempre con enorme consapevolezza.

    E’ di oggi la notizia che 22 professori hanno chiesto alla Moratti di modificare addirittura il regolamento portando a 1 anno la sospensione
    dei ragazzi-vandali (che prevede invece oggi un massimo di 15 giorni).
    E allora mi chiedo: non è che il caso stia montando, diventando una farsa?
    Non è che siamo diventati tutti troppo intransigenti chiedendo a questi ragazzi di essere già adulti? Non è che stiamo diventando tutti troppo intransigenti e spietati con
    ragazzini reo-confessi e già sottopsti al pubblico ludibrio mediatico e
    viceversa troppo silenti e accondiscendenti di fonte ad adulti (vedi i 22 professori del Parini) cinico-indefessi?

  34. lorenzo_galbiati il 4 novembre 2004 alle 16:14

    un anno di sospensione?
    io vorrei tanto dare una punizione esemplare alla moratti, ma credo che neanche la siberia basterebbe…

  35. Gianni Biondillo il 4 novembre 2004 alle 16:34

    Silvia, stai attenta, io non sto parlando, in senso stretto, dell’atto vandalico in sé. Ho in mente, però, quell’articolo di Pasolini che parlando di un accoltellamento fra giovani pariolini metteva in luce come la “notizia” era “diventata” tale perché se fosse accaduto in una borgata l’avremmo dato, semplicemente, per scontato. E’ di razzismo che sto parlando. (bigiare, marinare la scuola, fare filone, l’abbiamo fatto tutti, io per primo).

  36. silvia brusotti il 4 novembre 2004 alle 17:40

    Certo, Gianni, infatti il mio commento non era contro il tuo. Aggiungeva un ulteriore sguardo a questa realtà che sicuramente ha fatto scalpore
    perché tratta “materia scottante”, i giovani rampolli pariniani.
    Sentivo però il bisogno di condividere lo sconcerto che questa baraonda mediatica ha innescato, come se la situazione fosse parossisticamente un po’ sfuggita di mano a tutti. Agli studenti che sulle pagine di tutti i
    quotidiani moraleggiano, condannano e infliggono pene e sentenze quasi fossero maturi giudici ottantenni della corte di cassazione (i sedicenni
    maturi ed equilibrati non fanno un po’ senso?). Ai profesori che fanno petizione alla Moratti chiedendo di aumentare la pena in una rincorsa senza fine alla esibizione indefessa chi è il più severo del reame. Alla stampa che sbatte il mostro in prima pagina, come se non ci fossero notizie più importanti o mostruose di questa.
    Non è che si è un po’ perso il baricentro? Abbiamo forse bisogno di capri espiatori per sentirci delle persone per bene?
    Certamente questo è un caso creato dalla stampa perchè fa notizia. Perché coinvolge i figli della buona borghesia. Ma allora perchè non prendersela anche con i genitori della buona borghesia? Perchè infierire senza limite su ragazzi di sedici anni?
    Il mio pensiero ritorna a questi ragazzi, proprio perché ragazza con molte pecche (e in più senza quattrini!), lo sono stata anche io. E continuo a credere che qui si sia scatenato un vero e proprio processo d’accusa che vada oltre i limiti consentiti del buon senso. Un linciaggio indegno e indecoroso. Non si tratta del deplorare un atto (e su questo siamo tutti d’accordo) sbagliato, ma di una vera e propria “esecuzione su pubblica piazza” senza nemmeno la presenza di un regolare processo e di qualcuno che abbia il coraggio di uno straccio di difesa. E l’esecuzione di chi? Di quattro ragazzini che hanno allagato un aula per non volere voler fare un compito in classe. Mio Dio, son pur sempre ragazzi, esseri umani, nostri consimili. Siamo noi a sedici anni.
    Impicchiamoli pure all’albero più alto e contiuiamo a chiudere gli occhi sul mondo degli “adulti” assai più zeppo di crimini e di vere mostruosità a cui oramai ci siamo lentamente e colpevolmente (questo si) assuefatti.

  37. withnail il 4 novembre 2004 alle 22:25

    Gianni, non fare così, l’ottimismo è il profumo della vita!!!!
    (toccati)

  38. gianni biondillo il 4 novembre 2004 alle 22:49

    Withnail, l’hai sentito anche tu il mitico mp3 con bestemmione di Tonino Guerra che gira sulla rete? ;-) g.

  39. Tonino Guerra il 5 novembre 2004 alle 11:02

    Biondillo, grassie grassie, otimismo, otimismo, otimismo per tutti, per tutti, otimismo, porc…;-)

  40. helena il 7 novembre 2004 alle 19:07

    I professori che chiedono un anno di sospensione, gli altri licei milanesi che rifiutano di accogliere gli alunni. Robe da pazzi. Questa cosa del Parini mi sembrava la classica notizia inutile, montata per il gusto del pettegolezzo. Classista, al fondo, ma per lo stesso gusto (gusto?) che ti propone il rampollo Agnelli beccato con lo spino. Anche i ricchi piangono.
    Invece emerge un’anima mostruosa, viene a galla come si sia fatta strada una cultura della repressione, un neo-autoritarismo. Che va applicato in modo ovviamente “esemplare” sopratutto a questi che sono “la futura classe dirigente”. Da parte di persone – i professori – di cui è quasi scontato (per ragioni anagrafiche e altre) che si siano formati o si collochino ancora a sinistra.
    E’ una brutta roba che però è dilagata ovunque, nella vulgata che vuole che il difetto maggiore dei genitori di oggi sia la loro mancanza di autorità, dando la colpa alle cose che non vanno alla precendente impostazione pedagogica libertaria (che di limiti e diffetti ne aveva) Tutto colpa del sessantotto, mica della logica del tardo capitalismo, con i suoi ritmi di lavoro sempre più monopolizanti, i suoi diktat consumistici, la sua infatilizzazione. E’ un discorso lungo e complicato che non mi spiacrebbe fare, ma per ora pianto qui.
    E ai pariniani espiatori consiglio 1) non cantare mai
    2)il liceo scientifico più vicino a Quarto Oggiaro.

  41. withnail il 7 novembre 2004 alle 20:09

    No veramente no, ma è lui davvero o è un fake?

  42. Gianni Biondillo il 8 novembre 2004 alle 11:07

    Helena, fallo quel discorso. Perché ho capito che sarò d’accordo. Parlavo l’altro giorno con un amico professore su cosa diverrà la nostra scuola pubblica e ho avuto paura.

    Withnail: se vuoi te lo spedisco! ;-)

  43. withnail il 8 novembre 2004 alle 22:58

    Grazie mille!

  44. dasra il 9 novembre 2004 alle 18:44

    Disse il nobile docente: teppista
    chi dalle regole folle depista
    e transita nel vuoto del nome
    che indica al fuoco dell’opinione
    Rispose, ancor più nobile, svista!,
    fanciulli la cui attitudine, rivisto
    lo stigma che brucia figli non più
    ignoti, in blandizia si permuti.

    Ah, fantastico il discorso senza
    Terra che al Centro si indirizza!
    almeno un nome lo si merita,
    quando il silenzio mite avvolge,
    lasciando aperta la viva ferita
    dell’atto distruttivo, ai confini
    della città che, come calamita,
    neanche parola ai confini rivolge!

    Attrae la parola e respinge senso.
    Chi nomina il fuoco, il vento, la terra
    che, come l’acqua dei figli prediletti,
    urla la paura ed il disprezzo di schiaffo
    e di carezza? Numeri dicono esserci
    senza accesso di parola propria o d’altro
    Non ha luogo, non accade, è senza senso.

    Quale pedagogia si immagina
    per chi sfugge, più libero dai
    nomi ma ostaggio ai limiti?
    Se duro il volto adulto non
    vede se non l’odio per se stesso?
    Se indulge a sé in fanciullesca
    contemplazione e non sa misura
    delle cose con passione essere realtà!

    DASRA
    (Pasquino educato)

  45. […] 4. Il borghese è intimamente classista. Non lo fa apposta. Ne ho parlato una volta su Nazione Indiana . Era quel caso dell’allagamento del Parini. Ricordate? Ci fu un professore che, scoperto che gli autori della bravata erano ragazzi del Parini, non si vergognò a dire, candidamente: “Se li chiamavamo teppisti era perché pensavamo che venissero “da fuori”, da Quarto Oggiaro magari.” Come ragioni con uno così? Come parli con uno che distribuisce a piene mani, senza vergogna, luoghi comuni alla nuova classe dirigente che se ne abbevera come fosse oro colato? Queste persone non mi stimolano, non mi danno nulla. Hanno un’esperienza dei luoghi, un’esperienza dei corpi tutta borghese, completamente rinchiusa nelle ritualità borghesi. In questo senso è classista, prima ancora che razzista, così come lo stiamo diventando tutti noi. Perché, dalla Fallaci in giù, c’è una cosa che vogliamo negare più di ogni cosa: non è il colore della pelle (perché allora i rumeni o gli ucraini?), non è la religione (perché allora gli equadoriani o i peruviani?), no, macché! È la povertà. A noi fa paura la povertà. Ve lo assicuro, ve lo dice uno che ci è cresciuto in mezzo alla povertà, quella autentica, quella da pane e cipolle, in un quartiere a rischio come Quarto Oggiaro. Lo negheremo fino all’ossesso, ma ci fa paura la diversità assoluta che la povertà porta con sé. Denzel Washington non ci fa paura, Willie Smith non ci fa paura. Afef non ci fa paura. Un corpo borghese (intellettuale, cattolico, illuminato, italiano) non capisce, non può capire, il corpo della vicina di casa di mia madre, Zaira, somala, colf (sguattera dovrei dire, ma non lo dico), lavoratrice, cucinacipolle, puzzolente, etc. etc. Mia madre, che si è ritrovata ad averla affianco sentiva che non c’era possibilità di incontro. Troppo diversi. Prima, in quell’appartamento, c’era la Rosetta, milanese doc. Che guardava mia madre dall’alto al basso (terrona sicula, mia madre, probabilmente ex prostituta ma pur sempre del nord la Sciura Rosetta). Ma, miracolo, densi di pregiudizi e di razzismi, per anni, hanno convissuto, una a fianco all’altra. E quanto pianse mia madre alla sua morte! Qualche mese fa mia madre è andata a fare la targhetta da mettere sulla porta di Zaira, perché, mi spiegava, è meglio mettere il nome fuori, se no arrivano quelli che ti sfondano la porta e ti occupano l’appartamento. Zaira ogni tanto le cucina delle cose, e stanno i pomeriggi a chiacchierare. I loro corpi hanno esperienza l’una dell’altra. I loro “io” trattano, mutano, crescono, cambiamo, appercepiscono, appresentano. Amano. […]



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