Guerra del golfo a La Spezia

7 dicembre 2004
Pubblicato da

di Maria Pace Ottieri
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In questi giorni il Consiglio di Stato deve emettere la sentenza che deciderà del futuro del Golfo di La Spezia, minacciato da un progetto di ampliamento del porto e di dragaggio di un profondo canale per l’accesso alle navi supercontainers. Un disastro ecologico secondo molti, ma appoggiato da tutto l’arco costituzionale, dai Ds ad An .

Il titolo dell’intera vicenda potrebbe essere «bellezza e tristezza», come quello di un romanzo di Yasunari Kawabata. La bellezza è quella del Golfo di La Spezia caro a Byron e Shelley, un arco profondo circondato da colline e delimitato dalle punte di Lerici-Tellaro a levante e di Portovenere, con le isole Palmaria, Tino e Tinetto a ponente. La tristezza è invece suscitata dal suo destino, lacerato da vocazioni contrastanti e scelte economiche di corte vedute che dal dopoguerra in poi non hanno fatto che attentare alle sue doti naturali: la raffineria della Shell, la potentissima centrale termoelettrica dell’Enel, il terminal metanifero di Panigaglia, fino alla scandalosa discarica di Pitelli che per vent’anni, dal 1977 al 1997, ha raccolto un intenso traffico illecito di rifiuti, ordinari e speciali, provenienti da ogni angolo d’Europa.

E tutto in nome di uno sviluppo economico che continua a restare un miraggio, se La Spezia ha perso dal 1965 un quarto dei suoi abitanti, oltre diecimila posti di lavoro negli ultimi quindici anni e ha ottenuto nel 1999, il contratto d’area previsto da fondi comunitari per le zone depresse.

Il destino, si sa, si accanisce, ed ecco che ancora una volta sulla città e il suo Golfo pesa la minaccia di un piano regolatore, proposto dall’Autorità portuale d’intesa con Comune e Provincia, che entro il 2005, inghiottirebbe nel cemento una superficie pari a 70 campi da calcio per ampliare il porto. La Spezia come Rotterdam e Singapore, con un via vai di navi che porterebbe a due milioni e mezzo all’anno i containers in partenza e in arrivo, quasi tre volte il volume di oggi e un intero tratto di costa cancellato insieme alla tradizione marinara della città.

Ma la minaccia più grave è il dragaggio del golfo per aumentare la profondità del fondo e permettere di entrare alle supernavi container, alte fino a cinque piani come condomini galleggianti. L’operazione inevitabilmente solleverà migliaia di tonnellate di sostanze inquinanti depositate sul fondo nel corso di decenni di utilizzo disinvolto del Golfo, dal piombo della fabbrica di Pertusola, dei primi del secolo, all’amianto delle lavorazioni navali ( La Spezia ha il triste primato europeo per i mesoteliomi pleurici), fino alle sostanze tossiche e radioattive della discarica di Pitelli. Uno studio di Lega ambiente prevede che i fanghi rimossi dal fondo del porto di La Spezia contaminerebbero il mare delle Cinque Terre e arriverebbero fino a Portofino.

Contro questo progetto è insorta spontaneamente la società civile, associazioni locali e nazionali, poeti come Giovanni Giudici e Paolo Bertolani che nel Golfo ci sono nati e ci vivono, cittadini di alcuni dei paesi che vi si affacciano e dei quartieri spezzini che già sperimentano quotidianamente, con seri danni alla salute, che cosa voglia dire vivere a pochi metri da un porto-containers. Il timore è che i 440 ettari da interrare siano solo l’inizio dell’avanzare delle banchine del porto mercantile lungo la costa spezzina.

«E’ una scelta cieca», sostengono gli oppositori del progetto, raccoltisi nel Comitato per la salvaguardia e lo sviluppo del Golfo dei Poeti, fondato dall’ industriale spezzino Enrico Schiffini e da Fulco Pratesi, presidente del WWF, con l’appoggio di 11000 firme di cittadini. «Per inseguire un’attività oggi in espansione e domani chissà, si stravolge per sempre un intero territorio, dal mare all’entroterra, in cambio di ricadute irrilevanti sull’occupazione. Un enorme disastro ambientale a fronte di ricadute economiche irrilevanti, qualche centinaio di posti di lavoro che si potrebbero ricavare da attività produttive più compatibili, per esempio il turismo e la nautica da diporto, già presente e prospera nel golfo.»

I containers sono la sola realtà produttiva di una città con un tasso di disoccupazione paragonabile al sud d’Italia, replicano compatte le amministrazioni, dal sindaco Ds di La Spezia Pagano, al presidente dell’Autorità portuale, Giorgio Bucchioni, (Forza Italia), al senatore Grillo di An, sostenendo che i danni del dragaggio saranno contenuti e non toglieranno nulla alla vocazione turistica del luogo.

Del resto, Bucchioni proprio sopra le parti come richiederebbe il suo incarico non è, dal momento che è amministratore delegato di varie agenzie marittime e di trasporti spezzine tanto da avere una causa in atto presso il Tar per l’evidente incompatibilità tra le sue cariche pubbliche e private.

Da un anno a questa parte la guerra del golfo si combatte a colpi di ricorsi. Nel marzo del 2003, proprio quando lo stesso Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio dava la sua incondizionata approvazione al dragaggio dei fondali del canale di accesso al porto, il Comitato per la salvaguardia e lo sviluppo del Golfo dei poeti ha presentato un ricorso al Tar, che lo ha accolto sospendendo immediatamente i lavori.

I punti forti del ricorso erano due: la mancanza di uno studio di fattibilità da parte dei fautori del progetto di ampliamento del porto e del dragaggio e il fatto che il Golfo della Spezia è stato inserito dalla legge n. 426 del 9.12. 1998 nel sito di Pitelli, che dovrà essere oggetto di bonifica. Dalla lettura delle leggi che regolano questi siti emerge chiaramente che non può essere effettuato dragaggio alcuno prima che sia effettuata la bonifica, a tutt’oggi nemmeno cominciata.

Più che l’aumento dei posti di lavoro, cresciuto malgrado l’ampliarsi del traffico navale di sole 19 unità dal 2000 al 2002, il presidente dell’Autorità Portuale Giorgio Bucchioni si preoccupa del ricatto dei poteri forti del porto, il gigante tedesco Contship e la Mediterranean Shipping Company (MSC) dell’armatore sorrentino Gianluigi Aponte, che minacciano l’abbandono dello scalo se non si creano le condizioni per farvi entrare le grandi navi portacontainer.

Aponte, un ex comandante di navi leggendario nel mondo dei trasporti marittimi per essere diventato dal niente e in pochi anni, tra i primi armatori del mondo, (sulla portacontainer “MSC Cina“, lo scorso novembre, sono state sequestrate sei tonnellate di armi), ha più volte annunciato il suo interesse a investire oltreché nelle navi anche nei terminals portuali e ha promesso che porterà alla Spezia le sue nuove navi da 8000 teu in costruzione in Corea.

Guerra aperta dunque, e in attesa della sentenza del Consiglio di Stato che dovrebbe pronunciarsi proprio in questi giorni, il Comitato per la salvaguardia del Golfo rivolge un appello a tutte le autorità nazionali e regionali, alla stampa, ai partiti, ai cittadini del paese intero per scongiurare questo piano che rischia di stravolgere irreversibilmente uno dei luoghi più belli d’Italia.

(già pubblicato su “Diario” nel marzo 2004)

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