Il sesso nel romanzo

22 dicembre 2004
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di Tiziano Scarpa

ers.jpgNoi parliamo una lingua sessuata. In italiano, anche gli oggetti inanimati hanno un’appendice genitale: il transatlantico è maschio, la ciminiera è femmina; il cielo è uomo, la nuvola è donna.

Il latino prevedeva una terza categoria di esseri al di là del maschile e del femminile: il dono, il pomo, il regno, il sogno… Cose neutre. Ma la lingua italiana ha sessualizzato anche quelle. I neolatini, italiani in testa, concepiscono l’universo sotto il segno del sesso. O maschio, o femmina. Sono fondamentalisti bisessuali.

La parola è sessuata. Questo è il contributo alla storia dello spirito che danno le lingue neolatine. Non si esce dal sesso, parlando. Non è praticabile un discorso sul mondo, dai microbi alle galassie, che non cada in una desinenza sessuale.

Non è praticabile un romanzo che taccia il comportamento sessuale dei personaggi: pena rinunciare all’essere umano integrale. Se scrivere scene sessuali oggi non è più trasgressivo, tanto meglio: chi ha detto che si scrive per trasgredire? Si scrivono romanzi per dare conto dell’umano nella sua interezza.

Non è vero che le scene sessuali nei romanzi sono noiose; come la pornografia, che secondo alcuni si assomiglia tutta. Dipende dagli scrittori. E dipende dal fatto che non esistono scene sessuali e basta: così come non esistono scene di bar e basta. Non pretenderemmo mai che un romanziere faccia incontrare due personaggi al bar per raccontarci che cosa bevono e basta.

Non ha senso che uno scrittore dedichi la sua attenzione al rossore di una guancia o all’intonazione di una risata, per poi tacere il comportamento dello stesso personaggio a letto. Su queste cose, moltissimo hanno da insegnarci i romanzieri che narrano di accoppiamenti fra personaggi omosessuali, perché in quel caso il comportamento sessuale è decisivo per comprendere le scelte di vita di una persona, il suo destino in una società sostanzialmente omofoba.

Il romanzo erotico funziona con questa formula: desiderio, corteggiamento, eccitazione, orgasmo. Nel romanzo pornografico questo ciclo si ripete molte volte, capitolo dopo capitolo. In astratto, tutti e due sono parenti del romanzo giallo: morte violenta, cadavere, indagine, smascheramento dell’assassino. Sono schemi riduttivi, caricature dell’esistenza. Il romanzo di cui parlo, quello integrale, non è pornografico né erotico. E non è nemmeno sadomasochistico. Sciaguratamente, capita spesso di sentir discutere di letteratura sessuata mentre in realtà ci si riferisce soltanto ai romanzi sadomaso. Ma il romanzo integrale di cui parlo non è Sade né Histoire d’O, non è la messa in scena di frustate o di manette, non è il ciarpame feticistico. Il romanzo di cui parlo è il romanzo sessuato.

Nel romanzo sessuato c’è la nudità creaturale dei corpi che si accoppiano (con tutti gli orpelli culturali di cui sono vestiti, di cui sono intrisi anche quando sono nudi), e c’è la paura e il coraggio di prendere in considerazione questo accoppiamento.

Il sesso ha già tante vetrine nella società, in televisione, sulle riviste, nella pubblicità. Ma la sua espressione non è veridica. È un’enorme finzione, una truffa ai danni della vita. Eppure, con un’alzata di spalle da uomini di mondo, si sbuffa affinché, sì, insomma, gli scrittori tralascino di rifilarci la loro verità sessuata. Perché? Perché tutto il resto del mondo già ci assorda con le sue falsità sul sesso!

La pornografia è falsa. La pubblicità è falsa. La moda è falsa: sesso schematico, troppo ironico o troppo maliardo, troppo patinato o troppo gratuito. Questa colossale, dilagante diga di sesso finto, liturgico, istituzionalizzato (anche nelle sue versioni trasgressive o anti-istituzionali) è stata innalzata per difenderci dalla scena sessuale. Si preferisce non patire l’angoscia e il godimento che ci procura la scena sessuale: il pensiero, la contemplazione, l’esperienza di due o di tanti esseri umani che si accoppiano.

Pubblicato sul Corriere della Sera, 19 dicembre 2004.

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