I nuovissimi mostri

28 dicembre 2004
Pubblicato da

di Franz Krauspenhaar

La televisione ci mostra sotto varie forme il mostrabile, l’indimostrabile, il mostruoso, il mostro. Non rinuncio alla mia quotidiana dose di televisione. Non rinuncio, con una certa dose di masochismo, alla replicata dimostrazione visibile che i mostri sono vicini, che spesso i mostri sono i nostri vicini di casa, che gli assassini sono nostri ospiti. Il mostro è un’ottima persona, spesso crede in Dio o in chi ne fa le veci (Buddha, il Milan- cito una squadra a caso -, la BMW, il viaggio alle Maldive…).

A ciascuno il suo, a ciascuno il suo piccolo Buddha, il suo piccolo crocefisso, a ciascuno la sua croce e il suo spot di delizia. Dunque, questo mostro della porta accanto fa una vita davvero normale. Si sveglia presto al mattino, porta i bambini a scuola, va al lavoro. Spesso è un imprenditore. S’è sudato il suo lauto guadagno che per lui è sempre insufficiente: tra tasse, minimum tax, fiumane di fax, email a tamburo battente 357 Python, fatture proforma, fatture evase inevase e svagate, cioè non pagate, il Nostro Uomo deve fare i conti con la cruda realtà a ogni prezioso minuto del suo Tempo Rolex. E’ imbevuto fino al colmo di contemporaneo realismo: quello della sua vita superimpegnata, quello della televisione che svagatamente incrocia con lo sguardo appannato la sera, dopo un’utilissima, italiana e miracolosa giornata di lavoro. Il Nostro Uomo guarda la televisione, che come ben sappiamo è lo specchio dell’anima. Dell’anima collettiva, direbbe forse uno psicoanalista se fosse putacaso in vena di dire la verità.

La televisione regala a tutte le ore l’orrore della realtà filtrata, costruita in immagini, montata e rimontata. Senza soluzione di continuità, il flusso ininterrotto d’orrore spande il proprio luccichio a sorriso spiegato di iena. A noi spettatori l’arduo compito di digerire nel nostro cervello senza troppi effetti collaterali il cibo precotto che ci è stato servito su di un catodico o plasmatico (per i più tecnoavanzati) piatto falso. Ci è d’aiuto l’ironia, la risata liberatoria. Ci è d’aiuto anche il telecomando: non per cambiare canale ma per spegnerli tutti in un colpo solo, per ridare aria allo spazio della nostra casa inondato dalle immagini sfalsate dal preconfezionamento postindustriale. Il Nostro Uomo è anche attore della televisione. Finite prima ancora di cominciare tutte le fiction- aborti di cinema- seppellito lo stesso cinema grazie all’incessante lavorio di scavo della pubblicità (una palata di terra ogni 5 minuti di programmazione), la televisione s’occupa della realtà come mai prima e s’inventa i reality show, nei quali gli sconosciuti diventano conosciuti senza fare nulla e parlando della propria nullità, e i già conosciuti, i soliti o i meno soliti noti, insomma i vippici, fanno finta di litigare in un’isola fintamente deserta per tornare a galla da un subacqueo dimenticatoio. La televisione trita e ritrita, è una fabbrica di niente, produce il nulla in una bolla di tutto, emette gas di scarico da pile in mondovisione, luccicanti menzogne sputansentenziate a raffica. Rimane l’informazione teleguidata: la selezione della notizie da riportare è ferrea, il montaggio è accurato, gli accostamenti sono ton sur ton: la moda detta legge e lo stilismo detta i palinsesti. Non solo moda resiste a tutto, Non solo moda vent’anni dopo è divenuto il telegiornale, ha tracimato gioiosamente nell’informazione pura. In effetti non si può sempre parlare di sola moda… e allora c’è tutto il resto. L’opinione è creata con il supporto degli spettatori intervistati sulle più disparate questioni. E’ la televisione della gente, questa, che finalmente può dire la sua, può sparare a zero. Soprattutto ad alzo zero. Il montaggio fa il resto…

Il Nostro Uomo non ha tempo di selezionare il preselezionato, non ha tempo per operare in tempo reale una critica su quello che sta guardando: è troppo stanco, o forse è semplicemente troppo imbecille o troppo cinico, e poi troppe fatture, troppe grane, troppa grana, troppo di tutto. Si lascia andare sulla poltrona, ha un bisogno impellente d’intrattenimento, deve evacuare distrazione, deve pisciare sbadigli intrattenevoli. Chiusa da tempo la porta di casa alle sue spalle guarda sullo schermo il vicino di casa di tutti, il vicino di casa della gente che conta, quello che piace alla gente che piace, il vicino di Porta a Porta. Lo critica pure, certo; mille volte imitato dagli imitatori professionisti, il Padrone di casa di Porta a Porta è uno che naturaliter si presta all’imitazione satirica: lo sfregarsi un po’ osceno delle mani, l’occhio sornione a pesce palla, il moralismo buono per tutte le 6000 stagioni di programmazione, l’infornata crematoria di ospiti… Tutti questi ospiti infornati a suon di dlin dlon dello show poggiano i loro very important culi sulle poltrone del vicino di casa: la soubrette che discetta assieme all’intellettuale che intanto gigioneggia, mentre lo psicoterapeuta dal baffo d’oro s’infastidisce, il prete occhiceruleo sbenedice se stesso e il politico pieno di sense of humour interviene a condimento glutammatico… E’ bello vedere tutta questo popolo di Very Important Persons così visibilmente omogeneizzati. E’ il Nipiol dei bambini grandi, questo, l’omogeneizzato da scucchiaiarsi prima di andare a letto. Da piccolo il Nostro Uomo andava a letto dopo Carosello, ora dopo Porta a Porta. Tutta pubblicità, in fondo, cosa diavolo è cambiato?

Io, qualche giorno fa, forse addirittura ieri, vedo nettamente la faccia del Nostro Uomo. La vedo su Italia Uno, la rete dei bravi ragazzi con la bandana… La vedo all’aeroporto della Malpensa, tra i tornati italiani aprés le déleuge. E’ quella di un uomo sui cinquanta, probabilmente un piccolo imprenditore (le fatture, le tasse…), ben casualvestito, un borsone a tracolla, la parlata italoceltica. La telegiornalista a caccia di scampoli di sensazioni scampate lo avvicina: “Contento di essere di nuovo in Italia?” gli chiede. Il Nostro Uomo sorride con moderazione e senza emozione. “Si, si, sono contento…” Poi si muove assieme alla sua borsa a tracolla, non può trattenere la sua delusione, ciò che più gli preme, finalmente la sua genuina emozione decolla, proprio all’aeroporto: “… Però, insomma, ecco, mi sono giocato la vacanza…”

Questo è il Nostro Uomo. Lo scampato al disastro. I parenti gli confermeranno soddisfatti di averlo visto nientedimeno che su Italia Uno. E lui si rivedrà sul videoregistratore, scoprendo magari di essere persino telegenico, scoprendo che insomma la tivu, ebbene si, gli dona.

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