Appendice alla Terza Storia

14 gennaio 2005
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Or, per tornare al proposito, se dunque saranno dui, de’ quali l’uno si trova dentro la nave che corre, e l’altro fuori di quella, de’ quali tanto l’uno quanto l’altro abbia la mano circa il medesmo punto de l’aria, e da quel medesmo loco nel medesmo tempo ancora l’uno lascie scorrere una pietra e l’altro un’altra, senza che gli donino spinta alcuna, quella del primo, senza perdere punto né deviar da la sua linea, verrà al prefisso loco, e quella del secondo si trovarrà tralasciata a dietro.

Il che non procede da altro, eccetto che la pietra, che esce dalla mano de l’uno che è
sustentato da la nave, e per consequenza si muove secondo il moto di
quella, ha tal virtù impressa, quale non ha l’altra, che procede
da la mano di quello che n’è di fuora; benché le pietre abbino
medesma gravità, medesmo aria tramezzante, si partano (e possibil
fia) dal medesmo punto, e patiscano la medesma spinta. Della qual
diversità non possiamo apportar altra raggione, eccetto che le
cose, che hanno fissione o simili appartinenze nella nave, si
muoveno con quella; e la una pietra porta seco la virtù del motore
il quale si muove con la nave, l’altra di quello che non ha detta
participazione. Da questo manifestamente si vede, che non dal
termine del moto onde si parte, né dal termine dove va, né dal
mezzo per cui si move, prende la virtù d’andar rettamente; ma da
l’efficacia de la virtù primieramente impressa dalla quale dipende
la differenza tutta.
Giordano Bruno, La cena delle ceneri.

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