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	Commenti a: Popolari o populisti?	</title>
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		<title>
		Di: alderano		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/01/20/popolari-o-populisti/#comment-6995</link>

		<dc:creator><![CDATA[alderano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi pare che in molti interventi, anche contrastanti, siano comunque comparsi punti di verità. Non so nulla del mondo dell&#039;editoria, né della critica ad esso legata, mi confesso del tutto ignorante - leggo da voi. Ma le cose dette da Carla Benedetti nell&#039;ultimo intervento (commentando lo scritto di Scarpa su Covacich) le condivido totalmente. Questa realtà si descrive fin troppo. Si parla, senza mai riuscirsi a dire. Non è contribuendo a questa grande macchina descrittoria che si potrà uscirne. E&#039; semmai fermandola, sottraendo il corpo a quella macchina che lo scrive. Sospendendolo. Il meccanismo allucinatorio, per come lo vedo io, è un corpo sospeso, una parola che non deve avere per forza lo stesso ritmo del tempo da cui sgorga. Una parola difficile, dunque? Non necessariamente. Non vedo nulla di necessario, nessuna regola. Le regole, alla fine della fiera, lo scrittore se le fa da sé. E ogni serie matematica, qualunque, ha la sua propria regola. Credo però che chi abbia a cuore la parola non dovrebbe adeguarsi ai meccanismi della grande macchina descrittoria. Così facendo, la olia. Forse occorrerebbe indicare i granelli di sabbia che la fanno stridere, rallentare. Occorrerebbe sostenerne lo sforzo.  Che poi è lo sforzo del lettore, lo sforzo di leggere una scrittura che ha un ritmo differente. Una &#039;visione&#039; differente. (Ma come si può chiedere uno sforzo del genere a un critico del giornale di Fiat, Mediobanca, Gemina? Non sarà che si limita a fare il suo lavoro?).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi pare che in molti interventi, anche contrastanti, siano comunque comparsi punti di verità. Non so nulla del mondo dell&#8217;editoria, né della critica ad esso legata, mi confesso del tutto ignorante &#8211; leggo da voi. Ma le cose dette da Carla Benedetti nell&#8217;ultimo intervento (commentando lo scritto di Scarpa su Covacich) le condivido totalmente. Questa realtà si descrive fin troppo. Si parla, senza mai riuscirsi a dire. Non è contribuendo a questa grande macchina descrittoria che si potrà uscirne. E&#8217; semmai fermandola, sottraendo il corpo a quella macchina che lo scrive. Sospendendolo. Il meccanismo allucinatorio, per come lo vedo io, è un corpo sospeso, una parola che non deve avere per forza lo stesso ritmo del tempo da cui sgorga. Una parola difficile, dunque? Non necessariamente. Non vedo nulla di necessario, nessuna regola. Le regole, alla fine della fiera, lo scrittore se le fa da sé. E ogni serie matematica, qualunque, ha la sua propria regola. Credo però che chi abbia a cuore la parola non dovrebbe adeguarsi ai meccanismi della grande macchina descrittoria. Così facendo, la olia. Forse occorrerebbe indicare i granelli di sabbia che la fanno stridere, rallentare. Occorrerebbe sostenerne lo sforzo.  Che poi è lo sforzo del lettore, lo sforzo di leggere una scrittura che ha un ritmo differente. Una &#8216;visione&#8217; differente. (Ma come si può chiedere uno sforzo del genere a un critico del giornale di Fiat, Mediobanca, Gemina? Non sarà che si limita a fare il suo lavoro?).</p>
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		<title>
		Di: La Lipperini		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/01/20/popolari-o-populisti/#comment-6996</link>

		<dc:creator><![CDATA[La Lipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Alderano, ti assicuro che ci sono non pochi critici che fanno il proprio lavoro senza chiedersi a chi appartiene la testata su cui scrive. Non tutti, ma ci sono. Così come ci sono non pochi scrittori che scardinano invece di descrivere, o scardinano descrivendo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alderano, ti assicuro che ci sono non pochi critici che fanno il proprio lavoro senza chiedersi a chi appartiene la testata su cui scrive. Non tutti, ma ci sono. Così come ci sono non pochi scrittori che scardinano invece di descrivere, o scardinano descrivendo&#8230;</p>
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		<title>
		Di: riccardo ferrazzi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/01/20/popolari-o-populisti/#comment-6997</link>

		<dc:creator><![CDATA[riccardo ferrazzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Beh, io in genere cerco di non essere mai intollerante, ma quando una persona adulta arriva al punto di scrivere che capisce Mozart più dal film che da una pagina di Paolo Isotta, anche se lo scrive per enfasi retorica, o per antipatia, o per chissà quale motivo, io do forfait.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Beh, io in genere cerco di non essere mai intollerante, ma quando una persona adulta arriva al punto di scrivere che capisce Mozart più dal film che da una pagina di Paolo Isotta, anche se lo scrive per enfasi retorica, o per antipatia, o per chissà quale motivo, io do forfait.</p>
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		<title>
		Di: La Lipperini		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/01/20/popolari-o-populisti/#comment-6998</link>

		<dc:creator><![CDATA[La Lipperini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Liberissimo di dare forfait, riccardo, visto che siamo fra adulti. La mia non è nè enfasi retorica nè antipatia: ai tempi, ho anche scritto un libro sull&#039;ascolto &quot;popolare&quot; (ai tempi, si diceva gastronomico) di Mozart e sulla dorata quanto criptica lettura che ne dava parte della musicologia. Quella, per intenderci, di cui Isotta è uno degli esponenti di punta, e che mal tollerava che esistesse un approccio puramente edonista alla musica colta. Che non tollerava, per esser chiari, che la medesima smettesse di essere predominio di pochi eletti grazie ad un film divulgativo. Se ti interessa, l&#039;interpretazione di Forman, che a sua volta viene da un testo teatrale di Shaffer, che a sua volta deriva da Puskjin, è molto più vicina, documenti alla mano, alla realtà di quanto non siano le interpretazioni tuttora posromantiche e dionisiache dell&#039;opera di Mozart. Stammi bene.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Liberissimo di dare forfait, riccardo, visto che siamo fra adulti. La mia non è nè enfasi retorica nè antipatia: ai tempi, ho anche scritto un libro sull&#8217;ascolto &#8220;popolare&#8221; (ai tempi, si diceva gastronomico) di Mozart e sulla dorata quanto criptica lettura che ne dava parte della musicologia. Quella, per intenderci, di cui Isotta è uno degli esponenti di punta, e che mal tollerava che esistesse un approccio puramente edonista alla musica colta. Che non tollerava, per esser chiari, che la medesima smettesse di essere predominio di pochi eletti grazie ad un film divulgativo. Se ti interessa, l&#8217;interpretazione di Forman, che a sua volta viene da un testo teatrale di Shaffer, che a sua volta deriva da Puskjin, è molto più vicina, documenti alla mano, alla realtà di quanto non siano le interpretazioni tuttora posromantiche e dionisiache dell&#8217;opera di Mozart. Stammi bene.</p>
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		<title>
		Di: Mario  Bianco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/01/20/popolari-o-populisti/#comment-6999</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mario  Bianco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questo dibattito è stato ed è interessante tuttavia è monco perché privo di contributi forse più utili per comprendere il problema posto sull&#039;editoria italiana:
1. Manca qualsiasi intervento di un pur piccolo editore che potrebbe darci maggiori lumi sulla situazione reale italiana ed eventualmente europea e ancora darci elementi di giudizio sulla vita di un editore come imprenditore e non solo romanticamente diffusore, promotore di cultura. 
2. L&#039;esempio ricordato da Benedetti sul libro di Riffin pubblicato da Boll.Boringhieri evoca il compianto Salsano che fu ottima persona ma poté svolgere il suo lavoro di scelta in condizioni più uniche che rare lavorando per Romilda Bollati di Saint Pierre che può permettersi ,(essendo ricchissima), con la sua editrice, un passivo anche di un milione di euro all&#039;anno.
3. Un esempio inquietante non citato è che diverse case editrici anche abbastanza note e con discreti cataloghi chiedono ora contributi agli scrittori il che, come si sa, provoca una selezione di base per censo del tutto negativa, e non invoglia il l&#039;editore, già cautelatosi nelle spese,  ad una promozione/distribuzione efficace.
4. Non capisco francamente la boutade al massacro della Benedetti: &quot; Mi verrebbe anche voglia di lanciare una campagna che dice &quot;Leggete di meno!&quot;. Mi da un poco di fastidio anche perché proprio noi che qui scriviamo passiamo molto meno tempo di una volta davanti ad un testo cartaceo, non fosse altro per svagarci o per passatempo; noi e moltissimi italiani sostiamo davanti al pc ore nella lettura sul web, ormai, e non induciamo certo alla stampa di nuovi libri.
5. Altro esempio fastidioso è la editoria assistita dal denaro pubblico in regioni a statuto speciale che a volte ha permesso la pubblicazione di ottimi libri ma pure è servita a  produrre tanta robetta clientelare o familista e ,anche in questo caso, non favorisce una politica di distribuzione efficace.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo dibattito è stato ed è interessante tuttavia è monco perché privo di contributi forse più utili per comprendere il problema posto sull&#8217;editoria italiana:<br />
1. Manca qualsiasi intervento di un pur piccolo editore che potrebbe darci maggiori lumi sulla situazione reale italiana ed eventualmente europea e ancora darci elementi di giudizio sulla vita di un editore come imprenditore e non solo romanticamente diffusore, promotore di cultura.<br />
2. L&#8217;esempio ricordato da Benedetti sul libro di Riffin pubblicato da Boll.Boringhieri evoca il compianto Salsano che fu ottima persona ma poté svolgere il suo lavoro di scelta in condizioni più uniche che rare lavorando per Romilda Bollati di Saint Pierre che può permettersi ,(essendo ricchissima), con la sua editrice, un passivo anche di un milione di euro all&#8217;anno.<br />
3. Un esempio inquietante non citato è che diverse case editrici anche abbastanza note e con discreti cataloghi chiedono ora contributi agli scrittori il che, come si sa, provoca una selezione di base per censo del tutto negativa, e non invoglia il l&#8217;editore, già cautelatosi nelle spese,  ad una promozione/distribuzione efficace.<br />
4. Non capisco francamente la boutade al massacro della Benedetti: &#8221; Mi verrebbe anche voglia di lanciare una campagna che dice &#8220;Leggete di meno!&#8221;. Mi da un poco di fastidio anche perché proprio noi che qui scriviamo passiamo molto meno tempo di una volta davanti ad un testo cartaceo, non fosse altro per svagarci o per passatempo; noi e moltissimi italiani sostiamo davanti al pc ore nella lettura sul web, ormai, e non induciamo certo alla stampa di nuovi libri.<br />
5. Altro esempio fastidioso è la editoria assistita dal denaro pubblico in regioni a statuto speciale che a volte ha permesso la pubblicazione di ottimi libri ma pure è servita a  produrre tanta robetta clientelare o familista e ,anche in questo caso, non favorisce una politica di distribuzione efficace.</p>
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		<title>
		Di: Gianni Biondillo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/01/20/popolari-o-populisti/#comment-7000</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gianni Biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Riporto di peso il commento di Franz Krauspenhaar fatto più sotto, al pezzo di Carla. Ho paura che venga perduto:

&quot;Non vedo cosa ci sia di scandaloso nel libro di letteratura popolare. Produce profitto. Le case editrici sono aziende molto particolari, come ha spiegato efficacemente Raul; ma sempre aziende sono. Faletti: credo proprio che i suoi libri se li scriva da solo. E ricordo anche che un sacco di personaggi televisivi si sono cimentati con il romanzo, negli ultimi 20 anni, e hanno fallito. Un esempio: Funari - &quot;Famiglia svendesi&quot;. (Primo rigo: &quot;Era un sabato dell&#039;era fascista...&quot;). Faletti ha scritto un romanzo popolare con personaggi di fantasia, ha fatto un&#039;operazione letteraria. I libri che ammazzano la letteratura sono altri, quelli dei comici, per esempio. Trascrizioni pedestri. O quelli dei cantanti che vengono spacciati per scrittori per il loro pubblico di fans in bandana pronti a tutto come la Contessa Garavaglia. Nonlibri. Antilibri. Prese dirette per il culo. Faletti è un ex comico. E ha avuto un chiaro processo evolutivo: da Drive In passando da Sanremo 94 (Minchia Signor Tenente), alle collaborazioni con Angelo Branduardi, a due o tre suoi CD che vendettero poco, a Io uccido. Un medico o un avvocato possono scrivere romanzi e perchè un ex comico no? E poi: vendere 700mila copie con queste credenziali? Solo perchè è un nome popolare? Popolare soprattutto, diciamolo, negli anni 80? Si, ci sta, ma fino ad un certo punto; non spiega tutto il fenomeno. La verità, a mio avviso, è che 700.000 copie, in Italia, oggi, si vendono anche - anzi soprattutto- perchè si è capaci di avvincere un pubblico; al di là di ciò che dice la critica. Barando? Puo&#039; darsi. Ma l&#039;arte (popolare, per pochi intimi, non importa) per me è gioco di prestigio, è illusionismo. Poi va stabilito (dalla critica) chi è Houdini e chi è(con tutto il rispetto)Tony Binarelli. E ve lo dice uno che nella vita ha venduto soprattutto altro (non equivocate).
Quello che dice Ferrazzi è sacrosanto. Le Caroline Invernizio che oggi si chiamano Tamaro. E c&#039;era (una volta) anche un certo Guy de Maupassant, che attorno al 1890 vendeva 700.000 copie a libro. Proprio come Faletti. Ma a quel tempo. E con quel genio. Perchè lo sapete tutti che Guy era un genio della letteratura popolare. E i suoi racconti e i suoi romanzi tengono ancora, e in maniera eccellente. Un artista puro. E&#039; nella storia. La storia, sempre quella, che si ripete continuamente.&quot;

Franz Krauspenhaar]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riporto di peso il commento di Franz Krauspenhaar fatto più sotto, al pezzo di Carla. Ho paura che venga perduto:</p>
<p>&#8220;Non vedo cosa ci sia di scandaloso nel libro di letteratura popolare. Produce profitto. Le case editrici sono aziende molto particolari, come ha spiegato efficacemente Raul; ma sempre aziende sono. Faletti: credo proprio che i suoi libri se li scriva da solo. E ricordo anche che un sacco di personaggi televisivi si sono cimentati con il romanzo, negli ultimi 20 anni, e hanno fallito. Un esempio: Funari &#8211; &#8220;Famiglia svendesi&#8221;. (Primo rigo: &#8220;Era un sabato dell&#8217;era fascista&#8230;&#8221;). Faletti ha scritto un romanzo popolare con personaggi di fantasia, ha fatto un&#8217;operazione letteraria. I libri che ammazzano la letteratura sono altri, quelli dei comici, per esempio. Trascrizioni pedestri. O quelli dei cantanti che vengono spacciati per scrittori per il loro pubblico di fans in bandana pronti a tutto come la Contessa Garavaglia. Nonlibri. Antilibri. Prese dirette per il culo. Faletti è un ex comico. E ha avuto un chiaro processo evolutivo: da Drive In passando da Sanremo 94 (Minchia Signor Tenente), alle collaborazioni con Angelo Branduardi, a due o tre suoi CD che vendettero poco, a Io uccido. Un medico o un avvocato possono scrivere romanzi e perchè un ex comico no? E poi: vendere 700mila copie con queste credenziali? Solo perchè è un nome popolare? Popolare soprattutto, diciamolo, negli anni 80? Si, ci sta, ma fino ad un certo punto; non spiega tutto il fenomeno. La verità, a mio avviso, è che 700.000 copie, in Italia, oggi, si vendono anche &#8211; anzi soprattutto- perchè si è capaci di avvincere un pubblico; al di là di ciò che dice la critica. Barando? Puo&#8217; darsi. Ma l&#8217;arte (popolare, per pochi intimi, non importa) per me è gioco di prestigio, è illusionismo. Poi va stabilito (dalla critica) chi è Houdini e chi è(con tutto il rispetto)Tony Binarelli. E ve lo dice uno che nella vita ha venduto soprattutto altro (non equivocate).<br />
Quello che dice Ferrazzi è sacrosanto. Le Caroline Invernizio che oggi si chiamano Tamaro. E c&#8217;era (una volta) anche un certo Guy de Maupassant, che attorno al 1890 vendeva 700.000 copie a libro. Proprio come Faletti. Ma a quel tempo. E con quel genio. Perchè lo sapete tutti che Guy era un genio della letteratura popolare. E i suoi racconti e i suoi romanzi tengono ancora, e in maniera eccellente. Un artista puro. E&#8217; nella storia. La storia, sempre quella, che si ripete continuamente.&#8221;</p>
<p>Franz Krauspenhaar</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: riccardo ferrazzi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/01/20/popolari-o-populisti/#comment-7001</link>

		<dc:creator><![CDATA[riccardo ferrazzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=867#comment-7001</guid>

					<description><![CDATA[Sto benino, grazie. E Lei, gentile L.L. ? Per stare come me, e anche meglio, consiglio a tutti i musicofili (ma quelli veri lo sanno già) di non perdersi gli articoli e i libri di Paolo Isotta. Al di là dello stile, che se non altro è divertente, c&#039;è sempre qualcosa da imparare. Qualcosa di serio, voglio dire.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sto benino, grazie. E Lei, gentile L.L. ? Per stare come me, e anche meglio, consiglio a tutti i musicofili (ma quelli veri lo sanno già) di non perdersi gli articoli e i libri di Paolo Isotta. Al di là dello stile, che se non altro è divertente, c&#8217;è sempre qualcosa da imparare. Qualcosa di serio, voglio dire.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/01/20/popolari-o-populisti/#comment-7002</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non dimenticate che alle persone comuni arriva solo Faletti. Le persone comuni non sanno nemmeno chi è Tiziano Scarpa. Le persone comuni scoprono uno scrittore coi controcazzi come Montanari dai suoi articoli su Glamour (e non è detto che capiscano subito che è uno scrittore coi controcazzi). Quindi, quando si dice che Faletti sa avvincere il pubblico (che sarà anche vero) bisognerebbe però aggiungere che lo fa in una specie di oligopolio. Non è detto che se l&#039;informazione fosse diversa, anzi se esistesse, le cose non andrebbero diversamente e altri autori avvincerebbero il pubblico. Qualche anno fa regalai tre copie di &quot;Gli scarti&quot; di Nori a tre colleghe che non sapevano chi fosse e a una quarta ne parlai visto che non lo conosceva. Dopo poco tutte hanno comprato altri libri di Nori e assistito alle sue letture, e la quarta collega ha parlato di Nori a una sua amica che non aveva letto ancora niente. Questa amica una settimana fa a portato in scena uno spettacolo su testi di Nori, &quot;Ustions&quot;, con la sua collaborazione, e mi hanno detto che Nori si è anche divertito molto allo spettacolo. Quindi vorrei che fosse chiaro quanto è facile per un ex comico avvincere e quanto è facile per chi scrive cose di alta qualità non arrivare ai lettori. La critica, chi media coi lettori, dovrebbe tenere conto di questo problema, non tanto per l&#039;argomento che è una partenza ai nastri di certi scrittori di qualità, ma piuttosto per il rispetto che devono avere nei confronti del lettore (che evidentemente ritengono un bove da spremere). Naturalmente tutto questo non è un processo a Faletti, io sono contento di avere il suo secondo libro, cioè &quot;Io uccido&quot; nella mia libreria (il suo primo libro era invece di genere comico). Non sono riuscito a leggerne molte pagine perché mi annoia, ma questo è un problema mio, &quot;io uccido&quot; non è certo geniale ma nemmeno una porcheria assoluta. Però ci sono centinaia di cose migliori da leggere e preferisco quelle, anche perché lavorando non ho il tempo di leggere tutto: devo scegliere. &quot;Scelgo&quot; perché conosco altri libri, chi ne sa poco non può scegliere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non dimenticate che alle persone comuni arriva solo Faletti. Le persone comuni non sanno nemmeno chi è Tiziano Scarpa. Le persone comuni scoprono uno scrittore coi controcazzi come Montanari dai suoi articoli su Glamour (e non è detto che capiscano subito che è uno scrittore coi controcazzi). Quindi, quando si dice che Faletti sa avvincere il pubblico (che sarà anche vero) bisognerebbe però aggiungere che lo fa in una specie di oligopolio. Non è detto che se l&#8217;informazione fosse diversa, anzi se esistesse, le cose non andrebbero diversamente e altri autori avvincerebbero il pubblico. Qualche anno fa regalai tre copie di &#8220;Gli scarti&#8221; di Nori a tre colleghe che non sapevano chi fosse e a una quarta ne parlai visto che non lo conosceva. Dopo poco tutte hanno comprato altri libri di Nori e assistito alle sue letture, e la quarta collega ha parlato di Nori a una sua amica che non aveva letto ancora niente. Questa amica una settimana fa a portato in scena uno spettacolo su testi di Nori, &#8220;Ustions&#8221;, con la sua collaborazione, e mi hanno detto che Nori si è anche divertito molto allo spettacolo. Quindi vorrei che fosse chiaro quanto è facile per un ex comico avvincere e quanto è facile per chi scrive cose di alta qualità non arrivare ai lettori. La critica, chi media coi lettori, dovrebbe tenere conto di questo problema, non tanto per l&#8217;argomento che è una partenza ai nastri di certi scrittori di qualità, ma piuttosto per il rispetto che devono avere nei confronti del lettore (che evidentemente ritengono un bove da spremere). Naturalmente tutto questo non è un processo a Faletti, io sono contento di avere il suo secondo libro, cioè &#8220;Io uccido&#8221; nella mia libreria (il suo primo libro era invece di genere comico). Non sono riuscito a leggerne molte pagine perché mi annoia, ma questo è un problema mio, &#8220;io uccido&#8221; non è certo geniale ma nemmeno una porcheria assoluta. Però ci sono centinaia di cose migliori da leggere e preferisco quelle, anche perché lavorando non ho il tempo di leggere tutto: devo scegliere. &#8220;Scelgo&#8221; perché conosco altri libri, chi ne sa poco non può scegliere.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: GiusCo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/01/20/popolari-o-populisti/#comment-7003</link>

		<dc:creator><![CDATA[GiusCo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=867#comment-7003</guid>

					<description><![CDATA[Mi sembra un paradosso: il &quot;popolare&quot;, che in quanto tale ha già voce grossa (il film che trasmetterebbe Mozart meglio di Isotta è esemplare perfetto e identificativo), fa can can contro il &quot;populista&quot; (voce grossissima dell&#039;editoria che sì, incentiva la redditività a scapito della qualità, ma di quale qualità non si può dire perché non ce n&#039;è l&#039;idea) ed entrambi dimenticano che l&#039;&quot;elite&quot; (la qualità storicizzata e riconosciuta a posteriori del prodotto artistico) è il solo giustificativo a meritare la fascetta ARTE. Vogliamo essere seri? Parliamo di MESTIERE. Diciamo che se la torta si fa più sostanziosa può mangiare più gente e che il resto si vedrà. A questa maniera ogni discorso entra legittimamente in gioco e fa la sua vita, dal noir che interpreterebbe il mondo, al neometricismo che recupererebbe la filologia, al bestseller che vende un milione di copie fino al film che spiegherebbe Mozart; ma levando a tutti questi il budget-denaro, levandoglielo fino all&#039;ultimo centesimo di euro fra processo e indotto (cioè separando industria da prodotto), cosa sopravvive? Carta e penna per rifare Bibbia / Omero e rumori dai quali riarrivare a Mozart. Cosa sarebbe, quindi, il vero &quot;popolare&quot; e cosa &quot;elite&quot;? E cosa, invece, fuffa eteroindotta, succhiasoldi e senza alcuno spessore, detta altrimenti MODA? Paradosso dei paradossi è che sembro un ultras conservatore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sembra un paradosso: il &#8220;popolare&#8221;, che in quanto tale ha già voce grossa (il film che trasmetterebbe Mozart meglio di Isotta è esemplare perfetto e identificativo), fa can can contro il &#8220;populista&#8221; (voce grossissima dell&#8217;editoria che sì, incentiva la redditività a scapito della qualità, ma di quale qualità non si può dire perché non ce n&#8217;è l&#8217;idea) ed entrambi dimenticano che l'&#8221;elite&#8221; (la qualità storicizzata e riconosciuta a posteriori del prodotto artistico) è il solo giustificativo a meritare la fascetta ARTE. Vogliamo essere seri? Parliamo di MESTIERE. Diciamo che se la torta si fa più sostanziosa può mangiare più gente e che il resto si vedrà. A questa maniera ogni discorso entra legittimamente in gioco e fa la sua vita, dal noir che interpreterebbe il mondo, al neometricismo che recupererebbe la filologia, al bestseller che vende un milione di copie fino al film che spiegherebbe Mozart; ma levando a tutti questi il budget-denaro, levandoglielo fino all&#8217;ultimo centesimo di euro fra processo e indotto (cioè separando industria da prodotto), cosa sopravvive? Carta e penna per rifare Bibbia / Omero e rumori dai quali riarrivare a Mozart. Cosa sarebbe, quindi, il vero &#8220;popolare&#8221; e cosa &#8220;elite&#8221;? E cosa, invece, fuffa eteroindotta, succhiasoldi e senza alcuno spessore, detta altrimenti MODA? Paradosso dei paradossi è che sembro un ultras conservatore.</p>
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		<title>
		Di: andrea raos		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/01/20/popolari-o-populisti/#comment-7004</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[trovo un peccato che la discussione si sposti su una contrapposizione fra letterature alta e popolare. nel pezzo di carla benedetti mi ha molto interessato, invece, la denuncia di un rischio di omogeneizzazione, di appassimento dell&#039;inventività formale (le scritture-ogm cui anche altri hanno accennato). in questo senso, il riferimento a faletti era forse fuorviante, perché in realtà tali appiattimenti esistono ovunque, a tutti i livelli di scrittura (e di tiratura). nella poesia, per prendere un caso a me vicino, gli esempi si sprecherebbero, eppure l&#039;obiettivo li&#039; non è certo quello di fabbricare best-seller... 
mi sembra un problema innanzitutto degli scrittori stessi, e solo in seguito delle case editrici (e quindi dei lettori). è sempre più facile scrivere come qualcun altro, inserirsi in una nicchia, un filone (il genio di stephen king, per esempio, per me sta proprio nel suo costante entrare ed uscire dal &quot;genere&quot; - ma in fondo è cio&#039; che fanno tutti i grandi, anche quelli che non si tirano dietro i lettori come riesce a fare king). 
l&#039;interiorizzazione della norma (linguistica, letteraria, sociale - il pensare di essere unici quando invece non lo si è per nulla) è il principe dei tarli. un po&#039; di sociologia, in questo senso, non farà mai male (andrea inglese voleva forse dire questo quando citava pierre bourdieu). faletti sarà senz&#039;altro una degnissima persona - cio&#039; che mi deprime è che gli possa anche solo VENIRE IN MENTE di scrivere in quel modo. ripeto che non ne faccio una questione di successo, se vende tanto sono contento per lui - la miniaturizzazione delle menti e dei corpi si osserva benissimo anche nell&#039;editoria &quot;di qualità&quot;, ben rattrappita, troppo spesso, dietro al suo gergo da agenti immobiliari.
la risposta ovvia sembrerebbe dunque di preconizzare la trasversalità, l&#039;uscita dagli schemi già appresi. eppure, è fenomeno ben studiato nella sociologia della cultura (ed è d&#039;altra parte nell&#039;esperienza di ciascuno) che la trasversalità è già uno dei tratti essenziali del nostro essere nel mondo (della cultura e no) oggi. discutiamo di flaubert e di evangelisti, ascoltiamo i chemical brothers e stockhausen (o possiamo almeno esserne sfiorati, a cena da amici, su internet - chi non l&#039;ha mai sentito nominare?). cose del tutto impensabili sino a pochi decenni fa. eppure - parlo per me - non per questo mi sento meno omogeneizzato, meno vittima involontaria. 
comincio a desiderare una creazione di spazî - intendo spazî fisici: luoghi di incontro, di scambio -, un&#039;azione cioè più immediatamente politica, che accompagni, sia al tempo stesso stimolo e verifica degli atti di fruizione e  produzione artistiche. 

quanto alle pagine culturali, sono con diego rivera, che girava alle vernici con la pistola.
&quot;per orientare la critica&quot;, diceva.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>trovo un peccato che la discussione si sposti su una contrapposizione fra letterature alta e popolare. nel pezzo di carla benedetti mi ha molto interessato, invece, la denuncia di un rischio di omogeneizzazione, di appassimento dell&#8217;inventività formale (le scritture-ogm cui anche altri hanno accennato). in questo senso, il riferimento a faletti era forse fuorviante, perché in realtà tali appiattimenti esistono ovunque, a tutti i livelli di scrittura (e di tiratura). nella poesia, per prendere un caso a me vicino, gli esempi si sprecherebbero, eppure l&#8217;obiettivo li&#8217; non è certo quello di fabbricare best-seller&#8230;<br />
mi sembra un problema innanzitutto degli scrittori stessi, e solo in seguito delle case editrici (e quindi dei lettori). è sempre più facile scrivere come qualcun altro, inserirsi in una nicchia, un filone (il genio di stephen king, per esempio, per me sta proprio nel suo costante entrare ed uscire dal &#8220;genere&#8221; &#8211; ma in fondo è cio&#8217; che fanno tutti i grandi, anche quelli che non si tirano dietro i lettori come riesce a fare king).<br />
l&#8217;interiorizzazione della norma (linguistica, letteraria, sociale &#8211; il pensare di essere unici quando invece non lo si è per nulla) è il principe dei tarli. un po&#8217; di sociologia, in questo senso, non farà mai male (andrea inglese voleva forse dire questo quando citava pierre bourdieu). faletti sarà senz&#8217;altro una degnissima persona &#8211; cio&#8217; che mi deprime è che gli possa anche solo VENIRE IN MENTE di scrivere in quel modo. ripeto che non ne faccio una questione di successo, se vende tanto sono contento per lui &#8211; la miniaturizzazione delle menti e dei corpi si osserva benissimo anche nell&#8217;editoria &#8220;di qualità&#8221;, ben rattrappita, troppo spesso, dietro al suo gergo da agenti immobiliari.<br />
la risposta ovvia sembrerebbe dunque di preconizzare la trasversalità, l&#8217;uscita dagli schemi già appresi. eppure, è fenomeno ben studiato nella sociologia della cultura (ed è d&#8217;altra parte nell&#8217;esperienza di ciascuno) che la trasversalità è già uno dei tratti essenziali del nostro essere nel mondo (della cultura e no) oggi. discutiamo di flaubert e di evangelisti, ascoltiamo i chemical brothers e stockhausen (o possiamo almeno esserne sfiorati, a cena da amici, su internet &#8211; chi non l&#8217;ha mai sentito nominare?). cose del tutto impensabili sino a pochi decenni fa. eppure &#8211; parlo per me &#8211; non per questo mi sento meno omogeneizzato, meno vittima involontaria.<br />
comincio a desiderare una creazione di spazî &#8211; intendo spazî fisici: luoghi di incontro, di scambio -, un&#8217;azione cioè più immediatamente politica, che accompagni, sia al tempo stesso stimolo e verifica degli atti di fruizione e  produzione artistiche. </p>
<p>quanto alle pagine culturali, sono con diego rivera, che girava alle vernici con la pistola.<br />
&#8220;per orientare la critica&#8221;, diceva.</p>
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