Dieci modeste proposte ai massimi dirigenti Rai

24 gennaio 2005
Pubblicato da

di Aldo Nove

ristor.jpg“Il bello non è che il tremendo al suo inizio”, scriveva il poeta Rainer Maria Rilke che molto se ne intendeva di angeli e di decadenza della borghesia agli inizi del Novecento ma non aveva mai avuto la fortuna di assistere a un reality show. Ed essendo questo nostro nuovo, novissimo mondo agli albori del nuovo millennio, potremmo tranquillamente rovesciare la frase di Rilke e costruirne una nuova più adatta ai nuovi tempi: “Il tremendo non è che il bello al suo inizio”. Chi ce lo dice, poi, che nell’escalation mistica di sublimi atrocità dei vari Grandi fratelli, Isole dei famosi, Fattorie, Case Pappalardo, Ristoranti e quant’altro non vi sia il segno di una nuova era? Certo non è il sol dell’avvenir, ma con l’avvenire c’entra. Piuttosto oscuro come avvenire all’apparenza ma si sa, le cose cambiano, evolvono.

Bisogna avere fiducia.

“L’ottimismo – dice Tonino Guerra in ginocchio davanti a un ipermercato – è il profumo della vita”, e il profumo che olezza dal ristorante per antonomasia, quello che la televisione generalista ci propone il martedì sera in pompa magna e tutti i giorni in sintesi, potrebbe essere l’inizio di una nuova era. Avanzo quindi alcune proposte ai dirigenti Rai, a mo’ di Swift ai suoi governanti, per rendere sempre più ineffabile, in un vertiginoso crescendo di qualità, la questione massima dei reality.

Già che ci siamo, andiamo fino in fondo.

Verso nuovi ineffabili approdi:

1.
Nuovi ricchi e nuovi poveri.
Presentato dal noto, quasi omonimo quartetto (già protagonista del reality Music Farm), mettere nello stesso appartamento un gruppo di precari e co.co.co e uno di figli di attori e/o figli di industriali e/o insomma di figli di (ma non escluderei, di questi tempi, gli idraulici, almeno quelli che vengono a casa mia e mi chiedono 200 euro in nero per sostituire un galleggiante del water) e lasciarli discettare di varia umanità con la regola che per tutta la durata della serie i ricchi hanno a disposizione il loro solito budget mentre i precari lo stesso. Le prove consistono nel mettere a confronto chi vive con 700 euro al mese con chi ne può spendere, nello stesso lasso di tempo, 30 mila. I telespettatori avranno il piacere e l’emozione di eliminare di volta in volta il precario maleducato, che ruba il cibo al ricco, o il ricco spocchioso, che non si fa pena di scartare le alghe che ricoprono il sushi davanti al co.co.co che sta morendo di fame.

2.
L’isola degli annegati.
Non dovrebbe essere difficile recuperare una ventina di disoccupati e trasportarli in uno degli atolli resi deserti dallo tsunami. Osservare le loro tecniche di sopravvivenza, selezionare i più meritevoli e resistenti alla morte darebbe vita a un reality show efficace e convincente.

3.
Casa Bondi
.
Un gruppo di aspiranti famosi vengono accolti nella casa del portavoce di Forza Italia e ne dividono con lui la giornata, tra un culto shintoista al Silvio nazionale e uno sproloquio anticomunista. Chi ne esce vivo, vince.

4.
Essere don Mazzi
.
Un finto studio televisivo accoglie giovani e meno giovani volenterosi pronti a imitare fino all’ultimo battuta d’oratorio il prete più presenzialista d’Italia. Vince chi nel corso delle settimane non impazzisce, e delizia lo spettatore sulla valenza umana dei reality show purché nessuno, tra un inssulto e l’altro, tra una bruttura e una degradazione umana, esibisca le tette al pubblico.

5.
Magica Africa
.
Venti sudanesi, scelti digiuni già da alcune settimane, sono lasciati liberi di procurarsi il cibo a mani nude fino a quando i membri della troupe non gli sottraggono qualunque genere alimentare (vegetale, animale), provocando in loro risentimenti razziali e religiosi e fornendoli di armi. Vince chi sopravvive.

6.
Quella villetta in Brianza
.
Un leghista doc viene convinto ad accogliere nella sua villetta un gruppo di extracomunitari che, lavandogli gratuitamente la casa, fornendogli prestazioni sessuali gratuite e procacciandogli soldi, dovrà convincerlo ad abiurare al credo leghista. Vince chi non viene sprangato dal padrone di casa. O il padrone di casa, se alla fine resiste solo lui.

7.
La pazza, pazza giornata dei cadaveri
.
All’interno di un certo numero di bare di morti famosi vengono installate delle telecamere che permettono ai telespettatori di assistere ai processi putrefattivi dei loro idoli e di decretarne, in base a criteri estetici o d’opinione, la vittoria. La morbosità del pubblico dovrà supplire alla staticità delle immagini, ed il presentatore, come si usa in programmi tipo Uno Mattina, intratterrà il pubblico con discorsi sui massimi sistemi intervallati da spot pubblicitari.
8.
Dead Men dancing
.
Otto condannati nel braccio della morte di un carcere americano dovranno, inquadrati ventiquattrore su ventiquattro, esibirsi in numeri di trapezismo, ventriloquismo, danza del ventre e spogliarello. Il più simpatico verrà scarcerato ed invitato come ospite da Mara Venier.

9.
Il grande vecchio
.
Un gruppetto di ottantenni con la pensione minima viene assoldato per vivere, nella solitudine dei propri monolocali, le loro tristi ultime ore. Una volta alla settimana, in diretta con Antonella Clerici, si potranno esibire in partite a solitario, scivolate nel bagno e tutto quanto fa anziano abbandonato non in grado di pagarsi una badante. Vince chi fa più ridere o suscita la maggiore pena.

10.
Iperreality
. Il non plus ultra. Prendere tutti i vincitori, i presentatori e gli opinionisti dei reality fin qui svolti e murarli vivi. Vince il pubblico.

Sono solo dieci umili proposte, ma sappiamo bene che la fantasia dei dirigenti televisivi ne avrà in serbo già ben altre, cariche di pathos, tensione e straboccanti reali valori umani. Tipo L’allegra infermiera (vince chi fa fuori “per sentirsi importante” più pazienti), o chissà cos’altro ancora. A noi resta la capacità di distinguere ancora telegiornale da reality, trasmissione d’intrattenimento e speciale sulle catastrofi mondiali. A noi spegnere per sempre la tele e uscire di casa, incontrarci o tornare ad utilizzare ad esempio per diletto quegli oggetti, i libri, che al di là di quanto la televisione stessa ci continua a dire non sono solo raccolte di barzellette dei comici di Zelig o marchette di Bruno Vespa. Ce ne sono alcuni che fanno bene e fanno arrabbiare. Molto. Anche tanto da reagire. Libri che Citati non legge. Ma è la biologia. Perché Schnitzler diceva che “I morti tacciono”, ed è tuttora vero. Anche se ogni tanto, capita, espettorano sul Corriere della Sera.

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Pubblicato su Liberazione, gennaio 2005.

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9 Responses to Dieci modeste proposte ai massimi dirigenti Rai

  1. piero sorrentino il 24 gennaio 2005 alle 11:19

    Sulle pagine di Liberazione Aldo Nove sta portando avanti un discorso radicale e necessario, sono sicuro che il giornale sarà premiato anche in edicola.

    Per completezza riporto qui sotto una proposta di reality avanzata qualche tempo fa da Tommaso Labranca:

    “Ho inventato un nuovo format per un programma televisivo. Si chiama “La carretta dei famosi”. Si prelevano dieci personaggi dai dimenticatoi televisivi o dai vivai delle fiction. Nella prima puntata, in diretta da un porto libico, li si presenta uno per uno in una festosa atmosfera. Nessuno di loro vincerà mai premi in denaro. Anzi: per partecipare i dieci saranno costretti a pagare somme dai 1000 ai 5000 euro. Li si mette quindi tutti su un gommone. Naturalmente senza cibo né acqua. Il loro obiettivo è raggiungere Lampedusa possibilmente vivi. Ogni giorno viene trasmessa una striscia preserale con il meglio della giornata precedente. Per lo più scene silenziose dei dieci disidratati che boccheggiano ammucchiati nel gommone. Ma alla gente piace vedere i VIP che soffrono come fossero somali qualunque. Al venerdì sera si fa una diretta dal gommone, affidata a qualche conduttrice di cui bisogna giustificare l’elevato ingaggio. Nella diretta i dieci, oltre a insultarsi tra loro, implorano urlando un po’ d’acqua o una scatoletta di tonno. Per tre ore circa. Alla fine il pubblico attraverso il televoto (si manda un SMS al costo di 1 euro l’uno e per ogni SMS si riceve una curiosità sui famosi) decide chi eliminare. Ossia, quale dei cadaveri dei famosi morti durante la settimana deve essere gettato ai pesci. E’ prevista anche una estrazione finale. Cioè, il peschereccio siciliano che con le sue reti a strascico estrae dal mare il cadavere di un famoso vince e può tenersi il cadavere. Chi dei dieci VIP sopravvive e raggiunge Lampedusa vincerà dieci giorni da sogno nel locale centro di prima accoglienza”.

  2. alfio zero il 24 gennaio 2005 alle 14:30

    cari, col sarcasmo barbaro da noglobal cinto da bandiere della pace, non si otterrà mai nullla. O fate silenzio o parlate/scrivete del tragico abbinato ad un lume, che mi pare manchi, se si continua a ri-espettorare su chi già espettora perchè è vecchio ed ha i polmoni malati!!

  3. andrea inglese il 24 gennaio 2005 alle 16:49

    alfiozero il sarcasmo, purtroppo, è già oggettivato, immanente al prodotto televisivo, al titolo di giornale, alla deformazione della quotidiana cronaca: basta in realtà poco, una minima pressione, un’enfasi, una leggera variazione sul tema, e il programma d’intrattenimento scivola già nell’orrore e la denuncia dell’orrore scivola nell’intrattenimento. Il tragico è una modalità di “presentazione” del reale, ma poco si attaglia alla presentazione di un “reality show”. Ed è qui che l’intervento satirico acquista la sua necessità e indubbia efficacia.

  4. Elio Paoloni il 24 gennaio 2005 alle 16:58

    La proposta n° 1 non è modesta e neppure paradossale o provocatoria. E’ una magnifica proposta. Sarebbe il caso, anzi, di lavorarci su tutti insieme e presentare il format alle TV. Non mi stupirei di trovarla attuata a breve.

  5. alfio zero il 24 gennaio 2005 alle 18:14

    inglese, non ci siamo capiti mica!! volevo dire che queste sviolinate del nove valgono zero, come le bandierine sbandierate. voi state a parlare di mode, ma non indicate un modo/mondo altro. mi si può dire: lo avessimo in testa, faremmo. e capisco! non capisco chi scrive queste cacatelle asfittiche, e chi appresso ci va. perchè è evidente che tutti nello stesso contenitore state. ed il tragico è il reale, zoppo, non laccato.altro che la branchia!!
    non è mica uno scherzo la radicalità, sorrentino!!(parente del portiere secondo della juve dei tempi che furono??)

  6. fulvio meno di zero il 24 gennaio 2005 alle 20:10

    Aldo Nove sta facendo anche interviste e inchieste: sei ingeneroso, caro Alfio. I reality show sono imprese industriali realissime, che fatturano milioni di euro e tengono in ostaggio l’attenzione di milioni di persone. Aldo Nove non sta nello stesso contenitore dei reality: questo è il classico argomento per zittire gli intellettuali, accusandoli di complicità perché parlano “dentro” il sistema. Ma da qualche parte devono pur parlare, e un giornale dagli scarsi mezzi (per non parlare di questo sitino), a prescindere dal suo schieramento politico, non è certo parte del party teleorgiastico in corso . Aldo Nove ha scritto di tragicità realissima nei suoi libri, e anche nei suoi articoli ciò riverbera, per chi non è cieco. Altra classica mossa per zittire l’intellettuale: prescrivere quel che deve fare. Indicare un altro mondo: fare noiosissime prediche e inverificabili teorie, insomma. Ah ah! E intanto il mondo trionfante se la ride, perché nessuno ne mette in mostra la tragicissima violenza con tutti i mezzi, compreso il tragico grottesco di questo articolo del Nove. Ma si potrebbe ambientare un reality anche nella testa di chi parla e predica ma ha il cervello infestato del più vecchio reality show italiano, il reality principe: il calcio. E come un cagnetto di Pavlov la prima cosa che vede nei cognomi altrui sono portieri della juve. Sì, hai ragione, dobbiamo indicare un altro modo, un altro mondo. Comincio io: lobotomizzare la parte di cervello calcistica ai drogati di calcio come te, che ci obbligano a sorbire l’enorme impostura di campionati stadi faraonici hooligan violenti ipnosi televisiva retorica da gazzetta dello sport imprenditori e presidenti di squadre di club che diventano presidenti del consiglio dispensando telem et calcienses.

  7. piero sorrentino il 24 gennaio 2005 alle 21:12

    E’ curioso che l’esortazione a indicare “un altro mondo” – arcinoto slogan dei movimenti noglobal – venga con convinzione espressa proprio da Alfio Zero, che ha bollato Aldo Nove e il suo pezzo come “sarcastico barbaro noglobal”.
    Prefisco non commentare l’uso (che in Emilio Fede trova un campione insuperabile) di storpiare i cognomi per sminuire o deridere un presunto avversario (labranca/ la branchia). Non ho parenti calciatori.
    Neanche i segni di interpunzione raddoppiati sono uno scherzo, Alfio Zero!
    (se le fa piacere continuare, la prego di firmarsi per esteso e col suo vero nome, da ora in poi)

  8. alfio zero il 24 gennaio 2005 alle 22:37

    Sorrentino, si faccia animo e accetti lo scherzo, come è permaloso! Non sarà pure lei un no-global con la maglietta n.12 del nostro caro vecchio stimabilissimo portiere??

    Il discorso è più serio di quanto possa sembrare:sorrentino il portiere era un signore, del vecchio calcio, caro fulvio.
    E’ lo schermo del grottesco che azzanna nove e parte della nazione no-global indiana, contenuta come minimo bacillo in quella più grande, cioè l’italiana.
    dovete smetterla di fare il gioco al ribasso, modaiolo, e di pura, senza invenzione, rappresentazione di una realtà ormai squagliata!!
    Lacrimate perchè Celati o Citati espettorano, ma santiddio questi sono stati sempre celati e citati, al calduccio…ora invecchiano e scatarrano!! non date loro credito, se credete in quello che fate, sembrate delle madri dolorose, cavolo!!!siate artisti, gratuiti!
    E fatelo un balzo, orca!!

  9. sergio il 25 gennaio 2005 alle 13:27

    è l’audience che traccia il solco, ma è la spazzatura che lo difende (als ob)



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