Da Dnepropetrovsk

25 gennaio 2005
Pubblicato da

di Giovanni Catelli

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Il Dnepr e’ vasto e potente come il silenzio.

Qui, all’ombra del ponte bianco voluto da Breznev nel 1969, che pare quasi gettare le sue brevi arcate senza numero verso la Florida, e non verso Lievo Bierezni, appare l’irrealtà di questo inverno tiepido e ventoso come una primavera, visitato da brezze umide quasi marine, da giornate di sole degne di un aprile, da una luce di bronzo che rade la corrente all’imbrunire, disegnando finissime fuggevoli scaglie d’argento prima del buio, e del piombo improvviso che sospende allo sguardo la fuga delle acque: lontano, dove sappiamo perdersi le fioche luci dei filobus che arrancano verso il centro del fiume, giace l’immenso quartiere di Pravda, Verità, come altrove, a distanze mute quasi invincibili dal passo, respirano le torri parallele di Pabieda, Vittoria, gli alti palazzi dispersi sulle morbide colline di Topol, i condomini anni’50 di Pietrovski, le barriere piu’ recenti di Parus, Vela, sino alle vie piu’ remote ed infide di Amur.

Nel buio che si fa piu’ fitto si scorgono, sottili come trafori sull’altra riva, le muraglie ininterrotte del Combinato di Solnichni, punteggiate da migliaia di finestre accese, mentre a distanze uguali si elevano simmetriche, al di sopra, le ciminiere degli stabilimenti, racchiusi ed inseparabili dalla cintura dei palazzi: ad uguale altezza brillano, a duecento metri l’una dall’altra, le quattro grandi lettere gialle a sigla del partito di Yushenko.

Qui, nell’antica Ekaterinoslav, sorpassati e scavalcati da una smemoratezza sempre piu’ evidente, sopravvivono intatti monumenti e simboli del passato sovietico, assorbiti ma non cancellati dai tempi nuovi che pure s’affrettano: dal monumento al rivoluzionario Pietrovski, fermato nell’indicare il futuro luminoso sulla piazza della stazione, dando curiosamente le spalle ai viaggiatori che ne scendano le bianche scalinate, sino all’immobile, severo Lenin, che, dimenticando gesti di promessa o fiducia mal riposti, si sofferma ad osservare l’animazione giovanile di una piazza presidiata da Mc Donald’s, e da un grande schermo luminoso dove scorrono videoclips, cartoni animati e spot pubblicitari, per il nuovo pubblico di consumatori volti ad occidente.

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