Articolo precedente
Articolo successivo

Da Odessa

di Giovanni Catelli

Odessa.jpg

Piat rubliei, dice il negoziante, et voila’ Odessa, come tornare a casa: la stazione, dalla grande piazza, sembra il terminal delle astronavi per la luna, con i pionieri della rivoluzione a trainare la cupola d’argento. Odessa, citta’ da sempre di cultura russa e cosmopolita, ove ancora usa chiamare Rublo l’attuale Hrivnia, sembra navigare nella sua perenne saggia indifferenza, al di la’ di momentanee rivoluzioni che ancora devono mostrare la loro vera natura: qui, la maggioranza e’ stata sempre a favore dello sconfitto Yanukovich, filorusso, e ben lontano dal nazionalismo integralista delle regioni occidentali, dove si parla in prevalenza l’ucraino, e il russo e’ visto sempre piu’ come una lingua d’invasori, poco gradita pure quando e’ parlata dal turista.

Ora, si vedra’ come Yushenko riuscira’ a comporre morbidamente la questione linguistica, dato che il suo successo e’ venuto in prevalenza dalle regioni dell’ovest, oltre che dalla capitale Kiev. L’ucraino e’ ormai prevalente negli uffici pubblici e nelle scuole, come lingua ufficiale, ma e’ affiancato dal russo, che ancora e’ la lingua corrente delle regioni centro-orientali e della Crimea, dotata di una speciale autonomia.

Sotto un cielo nuvoloso, con improvvisi squarci di luce mediterranea, e una temperatura tornata prossima allo zero, la citta’ muove i suoi commerci abituali, e celebra secondo l’antico calendario il “vecchio capodanno”, l’attuale 13 gennaio. L’economia cerca di riprendere gli abituali ritmi accelerati, dopo la grande paura fra i due ballottaggi, con il blocco dei depositi bancari e dei crediti, che aveva paralizzato il dinamismo neocapitalista del paese.

Ci si sente un poco piu’ leggeri, qui, lontani dal cupo e rancoroso nazionalismo di Leopoli e dell’ovest, cittadini del mondo senza temere la madre Russia, abitanti di una citta’ che dimentica ogni anno l’ufficialita’ e la retorica dei festeggiamenti per l’indipendenza, spalancata di fronte a un mare che porta a Istanbul e all’oriente, infinitamente lontana dal peso continentale di neve, buio ed invasioni, che grava perenne sulle regioni d’occidente.

Print Friendly, PDF & Email

articoli correlati

Mario Merz (un link)

di Dario Voltolini Segnalo il sito www.fondazionemerz.org Ciao a tutti D.V.

Buona Pasqua

da Dario Voltolini

307 variazioni

di Dario Voltolini Segnalo questo interessante e molto articolato esperimento di scrittura in rete: http://www.307variazioni.it/index.html

Le scimmie sono inavvertitamente uscite dalla gabbia (100 – Fine!)

di Dario Voltolini Bene, eccoci al termine della scimmiata. Ringrazio tutti quelli che mi hanno sopportato, quelli che non...

Le scimmie… (99)

di Dario Voltolini il vento la piega un poco verso la facciata del palazzo storico raccontato nei capolavori della letteratura dimenticati e...

Le scimmie… (98)

di Dario Voltolini nella più densa alchimia di zucchero nero ondeggia scantona pendente di sbieco il passo del viandante che cerca l'ingresso nel...
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: