La verità nell’epoca della sua riproducibilità tecnica (2)

11 febbraio 2005
Pubblicato da

di Piero Vereni

RicercaEcomputer.jpg15 gennaio 2005. Sono un giovane giornalista, collaboro con diverse testate ma sono a tutti gli effetti un free lance. Ho deciso di scrivere un saggio su un tema di “scottante attualità”: la fame nel mondo, la mafia, la corruzione politica, la sovrappopolazione, fate voi. Ovviamente, non c’è nessuno disposto a finanziare il mio progetto ma riesco a lavorare parttime almeno un paio d’ore al giorno, e per di più non ho impegni durante la fine settimana. Inizio, com’è naturale, da Internet. Immetto la parola chiave della mia ricerca su Google e mi escono 14.756 pagine che trattano di quell’argomento (ovviamente, ho scritto la chiave in inglese, e ho fatto una ricerca “in tutto il web”).

Mi creo una cartella sul mio hard disk e inizio a raccogliere il materiale. Praticamente c’è di tutto, notizie, aggiornamenti, titoli e, soprattutto, un mare di parole già scritte, di riflessioni, di commenti. Interviste a specialisti, siti dedicati al tema. Comincio a organizzare la cartella in sottocartelle: riferimenti bibliografici, interviste, articoli online, dati, commenti di esperti. Mi tengo una cartella apposita per le notizie d’agenzia (sono tutte in rete ormai, non ho un account mio ma posso consultare i siti quando passo dalle redazioni per cui collaboro). Per non rischiare, faccio un giro su Amazon. Sul mio tema ci sono almeno 32 libri in inglese. Vado sul sito dell’Istituto Centrale per il Catalogo Unico ISBN e controllo quel che c’è in italiano: una mezza dozzina di testi. Di questi, due sono nella biblioteca della mia città, se mi avanza tempo ci faccio un salto un giorno di questi. Ordino uno dei libri che ho visto su Amazon dal sito inglese, un altro l’ho trovato su Ibs italia, così mi arrivano a casa in una settimana. Sono i libri più aggiornati, non posso non tenerne conto.

22 gennaio 2005. Adesso devo iniziare a scrivere, ho tutto il materiale (mi sono pure arrivati i libri da Amazon e Ibs). Apro il computer e scrivo, scrivo a nastro, a getto, a fiumi. Eiaculo sul video quel che mi pare, tanto posso spostare, ripristinare, cancellare, incapsulare, intabellare o contestualizzare le mie parole in pochi secondi. Scrivere così è una figata, non ho bisogno di pensare a scalette, piani, indici: tutto prima o poi troverà la sua collocazione. Spesso apro la mia cartella e mi copio (control-c) un po’ di roba che mi pare valga la pena di riportare. La incollo (control-v) nel mio testo e, se è in inglese, provvedo a una traduzione libera che insomma diventa roba mia. Però citerò le fonti nella sitografia che, splendidamente, chiuderà il volume.

15 febbraio 2005. Sono stanco, ho lavorato come un pazzo. Ho un file di 280 cartelle (Times New Roman punto 12, interlinea 1,5) zeppo di tabelle, grafici, schemi, foto, documenti originali (li metto in appendice). È vero, non è molto strutturato. Ogni tanto provo a scrivere un titolo di capitolo, ma poi mi impiccio con i paragrafi, alcuni sono di sei righe, altri di quindici pagine. Ho scritto un capitolo di due pagine, un altro mi è uscito di 97. Ma che diamine, non posso pensare a tutto io. Quel che conta è che ci sia della buona roba, e questo libro è pieno di buona roba.

1 marzo 2005. Ecco, ho fatto. Sono riuscito a comporre un indice e a inserire il materiale lì dove serve. Alcuni capitoli hanno quattordici paragrafi, un paio di capitoli sono di un unico paragrafo (ma denso). Tutte cose che si possono risolvere. Faccio uno zippone e lo invio in allegato a una mail con il mio curriculum che invio alle settantacinque case editrici del mio indirizzario di Outlook. Sono fiducioso.

1 marzo 2005. Sono un editore d’assalto. Non guardo in faccia a nessuno. Qui non si fanno sconti: ‘ndo cojo cojo. Mi è arrivato via mail un file su un “tema scottante”. Non l’ho letto (mica ho tempo da perdere) ma farebbe certamente al caso mio. Con la concorrenza che c’è oggi, o rimaniamo visibili con una sessantina di titoli all’anno oppure usciamo dal mercato. La promozione su questo è inflessibile: vogliono cinque uscite al mese, di cui almeno una che “faccia notizia”, altrimenti dicono che non vale la pena lavorare. Chiamo il caporedattore e gli dico che ne pensa. Lui si guarda i file durante la pausa pranzo, e poi mi dice che ci sarebbe da lavorarci sopra, ma è un “tema scottante”, non possiamo permetterci che esca con il nostro rivale, l’editore Appena Più Famoso. Sarebbe la fine. Decidiamo di proseguire. Chiedo chi è ’sto tizio che ha scritto, ma il caporedattore mi segnala il suo sito web: carino, ha messo anche delle animazioni. Sembra un tipo sveglio.

3 marzo 2005. Sono il caporedattore delle edizioni Quasi Famoso, ho appena scritto una mail al giovane giornalista che ci ha mandato il file sul “tema scottante”. Gli ho detto che la cosa è in via di definizione, ma che ci interessa. Deve presentarsi per un colloquio. Chiedo all’amministrazione di stilare la bozza del contratto.

3 marzo 2005. L’editore Quasi Famoso mi risponde tramite un redattore: sono interessati. Hanno rapidamente visionato il mio file e credono se ne possa fare qualcosa. Fantastico, vado a trovarli domani stesso.

5 marzo 2005. Abbiamo chiuso il contratto per il “tema scottante”. In veste di caporedattore, chiamo Tizio, un editor free lance che ci è stato utile altre volte in casi di questo genere: testi praticamente senza una forma, ma che hanno un potenziale. Tizio si sobbarca l’impegno. Dice che ci darà il testo editato tra un mese esatto. Intanto mobilito la promozione e l’ufficio stampa. Dovremmo farcela a mettere il libro nel giro di promozione che parte la settimana prossima. Uscita prevista: 8 giugno 2005.

6 marzo 2005. Va bene che faccio l’editor, ma qui ormai non mi danno più dei testi da sistemare. Mi appioppano gelatine informi che devo prima di tutto ripulire da tutte le merde del copia e incolla (avete presente tutti quei caratteri invisibili tipo trattini unificatori, spaziature forzate, tabulatori che vi saltano fuori quando scegliete “visualizza tutto” nelle opzioni di visualizzazione del vostro programma di videoscrittura?) e alle quali devo in realtà dare una struttura. Questo file è un’accozzaglia senza senso di roba leggiucchiata qui e lì. Non c’è una fonte che non sia già pubblica e spessissimo già presente su internet. Per dare un esempio: in questo libro uno dei soggetti a rischio, invischiati nella melma del “tema scottante” è un’importante società internazionale. Dove ha preso l’autore tutte le informazioni su questa società che riporta nel suo libro? Dal sito internet ufficiale della società stessa! Però nell’introduzione si sofferma a lungo su quanto il suo mestiere di giornalista possa essere rischioso, quando si ha il coraggio di affrontare un “tema scottante” come questo. Boh. Io edito, sistemo, correggo, e mi segno in un file a parte le cazzate che non riesco a risolvere da solo, segnalandole alla redazione e all’autore.

5 aprile 2005. Tizio ci ha rimandato il file editato. Perfetto. Ci sono alcune cose da sistemare (possibile, come ha segnalato Tizio nelle sue note di accompagnamento al testo, che l’autore non sapesse che Burma è il vecchio nome inglese di Birmania e che Myanmar è il nome ufficiale, e ha trattato questi tre nomi come se si riferissero a tre stati diversi?) ma nel complesso siamo a posto.

6 aprile 2005. Dalla redazione mi hanno inviato i file rivisti da un editor, con una mail allegata in cui il Tizio mi chiede di chiarire o correggere alcuni punti. Ma davvero Burma, Birmania e Myanmar sono la stessa cosa? Toh, non lo sapevo. Be’, faccio un po’ di ricerche su internet e correggo le cose che mi ha segnalato. Meglio così, posso aggiornare la sitografia (ne vado particolarmente fiero).

10 aprile 2005. L’autore ci ha rimandato i file. Tutto a posto. Passo i file ai compositori che li convertono per l’impaginato in formato Xpress. Possiamo andare in bozze.

15 aprile 2005. Abbiamo la prima bozza in casa editrice. Faccio un pdf e lo giro all’autore. La stampata se la guarda il correttore di bozze free lance (un tipo strano, ma sa fare il suo lavoro e ci costa poco). Come al solito, hanno cinque giorni lavorativi per rientrare.

22 aprile 2005. Sono tornate le bozze corrette, sia dall’autore (in verità la sua copia è intonsa, dice che per lui va bene così) e quella del correttore di bozze (c’erano parecchi refusi, ma gli inserimenti sul file richiederanno al massimo un paio d’ore).

26 aprile 2005. Il file definitivo è pronto. Possiamo inviarlo alla tipografia. Ci mandano la prestampa dopo quattro giorni, firmo il visto si stampi.

8 giugno 2005. Il libro è regolarmente in libreria. L’ufficio stampa ha fatto un gran lavoro, grazie anche alla newsletter elettronica che mandiamo settimanalmente a un indirizzario di 2.500 nomi. Abbiamo un passaggio in radio con l’autore e un pezzo nelle pagine di cultura del giornale Appena Al di Qua dell’Essere Veramente Famoso. Questa volta facciamo il botto. Del resto, come non prevederlo, visto che era un “tema scottante”? Vorrei vedere la faccia dei nostri rivali.

20 settembre 2005. Il libro sta andando bene, e ormai io sono considerato uno degli esperti, quando si tratta di parlare del “tema scottante”. Ho già fatto diversi passaggi televisivi. Sono in trattative per Porta a Porta, che la settimana prossima ha una puntata dedicata proprio al “tema scottante”. Le collaborazioni non sono più un problema, mi trovo addirittura a dover rifiutare dei pezzi che non ho tempo di scrivere. Del resto, con tutta la fatica che ho fatto, con tutto il lavoro che ci ho messo, è anche giusto che la mia passione per la verità e il mio sprezzo del pericolo vengano ricompensati.

FINE SECONDA PARTE



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