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	Commenti a: La verità nell’epoca della sua riproducibilità tecnica (3)	</title>
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		<title>
		Di: carla benedetti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/02/12/la-verita-nell%e2%80%99epoca-della-sua-riproducibilita-tecnica-3/#comment-7377</link>

		<dc:creator><![CDATA[carla benedetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi sembra importante la distinzione tra &quot;formato analisi&quot; e &quot;formato dati&quot;.

E forse delle differenze che tu mostri, tra venticinque anni fa e oggi, una delle più importanti è proprio il fatto che oggi l&#8217;inchiesta si possa mettere su senza entrare in contatto con delle persone, testimoni o altro. Senza fare interviste. 
L&#8217;intervista non è solo uno strumento per garantire l&#039;autenticità della fonte. E&#8217; anche un porsi, come tu dici, in formato dati. Nelle parole raccolte, metti di un profugo a Falluja,  passano  molti più dati di quelli che sono già sistemati in una spiegazione. Passano anche quelli che non tornano, che fanno macchia nel quadro, passano pezzettini di totalità di vita, colti anche attraverso la persona coinvolta, la sua esperienza, le sue datità corporali, ambientali.  Kapusscinski parlva di &#8220;giornalismo coi piedi&#8221;. Ci si muove, si va sul posto, si entra in contatto... ecc. Non è quindi soltanto la velocità con cui oggi si riesce a mettere su un libro d&#8217;inchiesta a fare dell&#8217;inchiesta una verità tecnicamente riprodotta.E&#039; anche la tendenza all&#039;astrazione.
Forse la rete, con la sua separazione dal contesto e talvolta anche dalla persona, e con il suo  essere appunto come tu dici un soggetto collettivo, privo di datità, finisce per accentuare l&#8217;astrazione dell&#8217;informazione. Ma il problema è l&#8217;astrazione, che non è solo nella  rete. L&#8217;astrazione dalla realtà, il tagliare via gli aspetti non residuali della vita per sistemarli in una &quot;rappresentazione&quot;, è in aggauto dappertutto.

Persino il giornalista che va &quot;sul campo&quot; può contribuire all&#039;astrazione, e  quindi alla menzogna. Se per esempio mi fa vedere solo un pezzettino della realtà di guerra, sconnettendo l&#8217;informazione da tutto il resto, da tutta la catena dei dati, se mi parla solo di una bomba...Oppure se mi parla solo delle opinioni dei politici, avulse da tutto il resto...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sembra importante la distinzione tra &#8220;formato analisi&#8221; e &#8220;formato dati&#8221;.</p>
<p>E forse delle differenze che tu mostri, tra venticinque anni fa e oggi, una delle più importanti è proprio il fatto che oggi l&#8217;inchiesta si possa mettere su senza entrare in contatto con delle persone, testimoni o altro. Senza fare interviste.<br />
L&#8217;intervista non è solo uno strumento per garantire l&#8217;autenticità della fonte. E&#8217; anche un porsi, come tu dici, in formato dati. Nelle parole raccolte, metti di un profugo a Falluja,  passano  molti più dati di quelli che sono già sistemati in una spiegazione. Passano anche quelli che non tornano, che fanno macchia nel quadro, passano pezzettini di totalità di vita, colti anche attraverso la persona coinvolta, la sua esperienza, le sue datità corporali, ambientali.  Kapusscinski parlva di &#8220;giornalismo coi piedi&#8221;. Ci si muove, si va sul posto, si entra in contatto&#8230; ecc. Non è quindi soltanto la velocità con cui oggi si riesce a mettere su un libro d&#8217;inchiesta a fare dell&#8217;inchiesta una verità tecnicamente riprodotta.E&#8217; anche la tendenza all&#8217;astrazione.<br />
Forse la rete, con la sua separazione dal contesto e talvolta anche dalla persona, e con il suo  essere appunto come tu dici un soggetto collettivo, privo di datità, finisce per accentuare l&#8217;astrazione dell&#8217;informazione. Ma il problema è l&#8217;astrazione, che non è solo nella  rete. L&#8217;astrazione dalla realtà, il tagliare via gli aspetti non residuali della vita per sistemarli in una &#8220;rappresentazione&#8221;, è in aggauto dappertutto.</p>
<p>Persino il giornalista che va &#8220;sul campo&#8221; può contribuire all&#8217;astrazione, e  quindi alla menzogna. Se per esempio mi fa vedere solo un pezzettino della realtà di guerra, sconnettendo l&#8217;informazione da tutto il resto, da tutta la catena dei dati, se mi parla solo di una bomba&#8230;Oppure se mi parla solo delle opinioni dei politici, avulse da tutto il resto&#8230;</p>
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		Di: Elio Paoloni		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elio Paoloni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;La giornalista del manifesto è stata rapita perché voleva sapere, voleva informarsi, voleva raccontare la verità&quot;.

Non comprendo bene. Se si fosse proposta di raccontarci cazzate non l&#039;avrebbero rapita?

PS: giustissime le considerazioni di Carla Benedetti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La giornalista del manifesto è stata rapita perché voleva sapere, voleva informarsi, voleva raccontare la verità&#8221;.</p>
<p>Non comprendo bene. Se si fosse proposta di raccontarci cazzate non l&#8217;avrebbero rapita?</p>
<p>PS: giustissime le considerazioni di Carla Benedetti.</p>
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		<title>
		Di: Piero Vereni		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/02/12/la-verita-nell%e2%80%99epoca-della-sua-riproducibilita-tecnica-3/#comment-7379</link>

		<dc:creator><![CDATA[Piero Vereni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Giuliana Sgrena è stata rapita perché se ne andava in giro, per di più senza scorta. Se se ne fosse stata &quot;ragionevolmente&quot; rintanata in albergo a seguire le agenzie sul suo pc portatile come molti suoi colleghi sicuramente non avrebbero potuto rapirla. Non mi pare sia un concetto difficile da comprendere.
Premesso che non condivido molta della sua analisi, riconosco in lei l&#039;indomabile volontà di andare a sondare la verità anche dove fa meno comodo, o dove è più pericoloso. Il mio pezzo, ovviamente, non aveva nessun intento polemico nei suoi confronti, né contro quelli che fanno &quot;giornalismo coi piedi&quot;, per riprendere la bella citazione di Carla Benedetti. Me la sono presa (spero senza eccessi) con chi fa le inchieste senza alzare il telefono, senza provare a fare interviste mirate, senza cercare di proporre una struttura argomentativa a quel che scrive, e si limita a ricliclare quel che circola nella rete. Purtroppo le librerie e i giornali sono piene di &quot;inchieste&quot; di questo tipo.
Non mi sembrava che quel che ho scritto potesse dar adito a intepretazioni come la tua, ma evidentemente qualcosa non ha funzionato nella mia esposizione, e quindi vale la pena di chiarire il concetto: Giuliana Sgrena è una giornalista che sta rischiando la vita per aver voluto fare il suo mestiere. Ci sono purtroppo suoi colleghi che pensano di ottenere la verità senza particolari sforzi, con qualche click sul sito giusto. Era questo atteggiamento rinunciatario e un po&#039; infantile l&#039;oggetto della mia critica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giuliana Sgrena è stata rapita perché se ne andava in giro, per di più senza scorta. Se se ne fosse stata &#8220;ragionevolmente&#8221; rintanata in albergo a seguire le agenzie sul suo pc portatile come molti suoi colleghi sicuramente non avrebbero potuto rapirla. Non mi pare sia un concetto difficile da comprendere.<br />
Premesso che non condivido molta della sua analisi, riconosco in lei l&#8217;indomabile volontà di andare a sondare la verità anche dove fa meno comodo, o dove è più pericoloso. Il mio pezzo, ovviamente, non aveva nessun intento polemico nei suoi confronti, né contro quelli che fanno &#8220;giornalismo coi piedi&#8221;, per riprendere la bella citazione di Carla Benedetti. Me la sono presa (spero senza eccessi) con chi fa le inchieste senza alzare il telefono, senza provare a fare interviste mirate, senza cercare di proporre una struttura argomentativa a quel che scrive, e si limita a ricliclare quel che circola nella rete. Purtroppo le librerie e i giornali sono piene di &#8220;inchieste&#8221; di questo tipo.<br />
Non mi sembrava che quel che ho scritto potesse dar adito a intepretazioni come la tua, ma evidentemente qualcosa non ha funzionato nella mia esposizione, e quindi vale la pena di chiarire il concetto: Giuliana Sgrena è una giornalista che sta rischiando la vita per aver voluto fare il suo mestiere. Ci sono purtroppo suoi colleghi che pensano di ottenere la verità senza particolari sforzi, con qualche click sul sito giusto. Era questo atteggiamento rinunciatario e un po&#8217; infantile l&#8217;oggetto della mia critica.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Elio Paoloni		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/02/12/la-verita-nell%e2%80%99epoca-della-sua-riproducibilita-tecnica-3/#comment-7380</link>

		<dc:creator><![CDATA[Elio Paoloni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=939#comment-7380</guid>

					<description><![CDATA[Non era così chiaro: si poteva pensare ad altri significati (neutralizzata perchè scomoda, vedi Ilaria Alpi ed altri).
Resta il fatto che funzionari, attivisti e giornalisti sono stati prelevati anche dalle proprie residenze o nel tragitto albergo-ristorante. La pericolosità è nel luogo oltre che nella lodevole e purtroppo rara volontà di guardare e ascoltare di persona.
Ma era solo un dettaglio: ho apprezzato il pezzo.
 
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non era così chiaro: si poteva pensare ad altri significati (neutralizzata perchè scomoda, vedi Ilaria Alpi ed altri).<br />
Resta il fatto che funzionari, attivisti e giornalisti sono stati prelevati anche dalle proprie residenze o nel tragitto albergo-ristorante. La pericolosità è nel luogo oltre che nella lodevole e purtroppo rara volontà di guardare e ascoltare di persona.<br />
Ma era solo un dettaglio: ho apprezzato il pezzo.</p>
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