GIULIANA SGRENA: quello che sta accadendo

25 febbraio 2005
Pubblicato da

di Sergio Nazzaro e Roberto Saviano

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[Abbiamo intervistato Hamid Mir, capo redattore della GEO Television a Islamabad, biografo ufficiale di Osama bin Laden e ultimo giornalista ad averlo intervistato. Mir svela i retroscena del rapimento Sgrena e la rottura interna che sta avvenendo nella guerriglia irachena.]

Secondo il tuo parere perché è stata rapita Giuliana Sgrena?

“Giuliana Sgrena è stata rapita a causa della presenza di truppe italiane in Iraq. Sta pagando il prezzo della politica del governo italiano. Io penso che i rapitori siano ribelli Sunniti, e sono certi che lei non sia una spia e che è contro la guerra in Iraq. Il governo italiano non ha fatto niente di serio fino ad ora per il rilascio di Giuliana. E’ stata rapita perchè stava lavorando in maniera molto diversa dagli altri giornalisti occidentali. I grandi corrispondenti dei giornali americani e inglesi fanno “giornalismo da hotel” mentre la coraggiosa corrispondente italiana stava seguendo le sue storie con le sue gambe sulla strada, e questa sua attitudine è stata la causa del rapimento. Non ci sono dubbi che molti agenti dei servizi americani e inglesi usino tesserini da giornalisti a Baghdad. Questo comportamento è una minaccia per tutti i giornalisti”.

I rapitori di Giuliana Sgrena sono gli stessi di Flaurence Aubenas di “Liberation”?

“Non posso dire che il gruppo sia lo stesso, non ho elementi, ma posso dire attraverso la mia esperienza che la maggioranza degli iracheni odia tutte le nazioni coinvolte in questa guerra. Ho notato questo atteggiamento da parte degli iracheni dopo l’invasione del 2003. Sono musulmano ma non ho avuto rapporti facili con la popolazione, perché provengo dal Pakistan, una nazione alleata degli Stati Uniti nella guerra al terrore. Quando sono ritornato di nuovo in Iraq nel 2004, l’atteggiamento degli iracheni era cambiato, perché il Pakistan aveva rifiutato l’invio di truppe in Iraq. Ci sono diversi gruppi nelle aree sunnite ma i loro obiettivi sono gli stessi: vogliono che gli americani se ne vadano via. Se gli americani invadono l’Italia oggi, che cosa fareste? Sono sicuro che gli italiani reagirebbero alla stessa maniera in cui gli iracheni stanno reagendo contro gli Stati Uniti e i suoi alleati”.

Dietro la strategia dei rapimenti c’è la mano di Al Qaeda?

”Questa è una domanda molto importante. La prima cosa che devi comprendere è che Al Qaeda non è più un’organizzazione ormai, ma è diventata un’ideologia. Molti gruppi in Iraq stanno usando il nome di Al Qaeda come se fosse un franchising. Posso dirti, assumendomene la piena responsabilità, che Osama bin Laden è contro il rapimento dei giornalisti. L’ho incontrato molte volte e molte volte l’ho intervistato e so per certo che i suoi combattenti non possono rapire una donna di 56 anni. Tutti quelli coinvolti nel rapimento possono essere stati influenzati da Osama bin Laden, ma non stanno prendendo ordini direttamente da lui. Posso farti degli esempi recenti. Tre impiegati dell’ONU per le elezioni, sono stati rapiti in Afghanistan l’anno scorso, da un gruppo pro Al Qaeda. Due degli ostaggi erano donne. Immediatamente i leader Talebani hanno condannato il rapimento. So anche che i leader di Al Qaeda hanno mandato un messaggio ai rapitori chiedendo perché avessero rapite delle donne. Gli ostaggi sono stati rilasciati pochi giorni dopo vicino a Kabul. Durante la guerra in Afghanistan, la giornalista inglese Radley era stata arrestata (ottobre 2001) perché era entrata in Afghanistan senza il visto, ma fu rilasciata su richiesta di Al Qaeda. Hanno molto rispetto per le donne gli uomini di Al Qaeda. Anche io sono stato arrestato dai Talebani a Kabul, nel novembre del 2001. Ho affrontato interrogatori per un giorno intero. Alla fine sono stato rilasciato e ho avuto le scuse da parte del ministro degli interni talebano che mi disse chiaramente che Radley era stata arrestata perché gli americani stavano usando molte donne giornaliste e mendicanti come spie. Mi indicò una giornalista della Associated Press Kathey Gannan come spia al servizio degli americani. Era la corrispondente della AP per l’Afghanistan. Ti ho detto tutto questo per spiegarti che Al Qaeda non è direttamente coinvolta nel rapimento di Giuliana Sgrena. Se alcuni simpatizzanti di Al Qaeda sono coinvolti, devono capire che hanno fatto un errore e rilasciarla immediatamente”.

E’ possibile che le forze di occupazione in Iraq siano dietro il rapimento dei giornalisti scomodi?

“Non posso negare questa possibilità a priori, che le forze di occupazione siano dietro il rapimento di Giuliana. Lei stava indagando proprio sulle atrocità commesse dalle forze di occupazione, può darsi che lei abbia scoperto delle prove molto importanti delle atrocità perpetrate. Un altro scandalo come quello di Abu Ghraib sta per uscire fuori e forse questo è il perché è stata rapita. Ci sono molti falsi siti pro Al Qaeda che operano per creare confusione”.

Ma possono anche essere semplici criminali rapitori che hanno fatto tutto questo solo per un riscatto?

“Ti racconto questa storia: ho incontrato alcuni criminali comuni nell’area Al Mansoor di Baghdad che mi hanno offerto molti soldi per far cadere in trappola un giornalista occidentale. Avrebbero richiesto un riscatto ed io avrei avuto la mia parte. Sono scomparso il giorno dopo dall’ hotel Palestine per questa offerta.”

Dietro a questo rapimento ci può essere il suo interesse per quanto è accaduto nei combattimenti a Falluja?

“Sono sicuro e so anche con sicurezza che lei stava dietro a una storia molto importante. E riguardava le forze di occupazione non i ribelli. Il suo rapimento è una sfida lanciata contro Al Zarqawi, se lui è veramente un seguace di Osama bin Laden, allora deve fare qualcosa per il rilascio di Giuliana, perché Osama non ha mai avuto come suoi bersagli nella sua vita le donne, e questo rapimento può dare una cattiva impressione su Al Qaeda anche tra gli stessi musulmani”.

Credi che Giuliana Sgrena sia stata rapita per il suo interesse nella resistenza laica anti Saddam che combatte sia contro le forze di occupazione che contro i terroristi, c’è questo tipo di resistenza realmente?

“Sono sicuro che ci sia questa resistenza. Molti musulmani da diverse parti del mondo stanno giungendo nelle aree sunnite dell’Iraq per combattere contro gli americani. Io spero che la vostra giornalista sia rilasciata quanto prima e che possa scrivere anche un libro su questa brutta avventura, così come ha fatto la giornalista inglese Radley, cosi che si possano spiegare i molti misteri intorno a questa vicenda”.

Hai notizie o informazioni dall’Iraq su quale sia una possibilità per arrivare alla sua liberazione?

”Si, sono in contatto con molti giornalisti amici in Iraq, e loro credono che i leader Musulmani e i giornalisti devono insistere sempre di più per il rilascio di Giuliana, fare continue dichiarazioni”.

Rimanendo sul concreto che cosa credi si possa fare per poter liberare le due giornaliste, sia Giuliana che Flaurence Aubenas?

“Cercate di pubblicare appelli dei giornalisti musulmani sulla stampa irachena. Inoltre bisogna contattare i capi religiosi come l’Immam Abu Hanifa della Moschea di Baghdad e lo sceicco Abdul Qadir Gillani sempre della moschea di Baghdad. I loro appelli avranno sicuramente effetto se Giuliana è nella mani dei ribelli sunniti”.

Credi che Osama Bin Laden possa dare ordini di rapire o rilasciare giornalisti?

“Ho già risposto a questa domanda. Osama bin Ladin non può ordinare di uccidere o rapire dei giornalisti. Anche il giornalista americano Daniel Pearl non è stato ucciso per ordine di Osama in Pakistan. E’ stato ucciso da estremisti anti americani del luogo, e quella uccisione ha gettato terribili ombre sui musulmani. Mi auguro che gli iracheni non commettano lo stesso errore”.

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20 Responses to GIULIANA SGRENA: quello che sta accadendo

  1. luminamenti il 24 febbraio 2005 alle 07:51

    Molto brevemente dirò la mia opinione (su questo articolo e non sulla presunta verità di questo articolo).
    Mi disturba di questo articolo il fatto che sia stato evidenziato in neretto questa frase: “Non ci sono dubbi che molti agenti dei servizi americani e inglesi usino tesserini da giornalisti a Baghdad. Questo comportamento è una minaccia per tutti i giornalisti”.
    Questa sottolineatura che evidenzierebbe il Peccato.
    Ma che dovrebbero fare i servizi segreti? Camminare con il cartellino di appartenenza ai servizi segreti? E’ ovvio che si camuffano sfruttando tutti i mezzi e le opportunità a disposizione. Anche loro rischiano la vita!
    D’altra parte i giornalisti, quelli veri, fanno il loro mestiere e sono consapevoli liberamente del rischio che corrono. Vogliamo forse dire, visto che ci sono presenze militari straniere in Iraq che i servizi segreti dovrebbero starsene a casa mentre il diritto all’informazione è più importante? Quando c’è guerra è chiaro che l’informazione è sempre tentativo di fare controinformazione, da qualunque parte si sta e occorre molto tempo, dopo, per tirare le somme di quello che accade.
    Poi, per quanto riguarda il fatto che il governo italiano non ha finora fatto nulla di serio, mi sembra un’affermazione alquanto poco suffragata da elementi che permettano una esatta valutazione. Come ovviamente del suo contrario. Lungi da me di difendere il governo berlusconi che non gode di alcuna mia simpatia ideologica, ma non credo che quello che accade dietro le quinte lo vadano a raccontare giusto giusto a Hamid Mir.
    In quanto alla domanda: “E’ possibile che le forze di occupazione in Iraq siano dietro il rapimento dei giornalisti scomodi?” la risposta appartiene al campo dei mondi possibili, cioè al campo di quelle affermazioni che potrebbe fantasticare qualsiasi essere umano. Ma detto da Hamir Mid…
    Rimaniamo, rimango in attesa di fatti prima di fare partire il mio cervello per la tangenziale secondo la quale siccome non mi piace la politica estera italiana (e americana) e quella interna italiana, subito mi devo mettere a pensare malissimo del gorverno italiano e americano, come se dal lato opposto ci fossero degli stinchi di santi.
    Dette queste cose, ero contro questa guerra e sono dell’idea che le forze di occupazione debbano essere sostituite da un contigente della Nato o dell’Onu che comprenda anche forze arabo-musulmane.
    In quanto alla resistenza laica anti-saddam e che lotta sia contro le forze di occupazione che le forze antiterroriste, non metto in dubbio che possa anche essere vero, però io non ho avuto possibilità di contare quanti sono costoro, rispetto ad altre posizioni interne all’Iraq.
    In quanto alle forze di occupazione italiana, ci sono giornalisti, ci sono interviste a iracheni che testimonaniano anche riconoscenza.
    Non troveri cmq strano se un iracheno intervistato il giorno prima, dica bene dell’esercito italiano e il giorno dopo a seguito di un attentato che colpisca magari un suo familiare, possa esprimere parere opposto. Quanto gioca il dolore, le emozioni, lo sconforto? quante volte a seguito di qualcosa che ci colpisce, ci spingiamo ad accusare qualcuno che in realtà non è responsabile?
    Personalmente prendo con le molle qualsiasi informazione nel bene e nel male venga dichiarata e da qualunque parte politica provenga. Nel caso di questa guerra, s’intende.

  2. emmina il 24 febbraio 2005 alle 10:23

    luminamenti, dici “Personalmente prendo con le molle qualsiasi informazione nel bene e nel male venga dichiarata e da qualunque parte politica provenga. Nel caso di questa guerra, s’intende.”

    Io dico che a un certo punto bisogna iniziare a credere a qualcosa (e bada che ho detto A qualcosa e non IN qualcosa).

  3. Silvia Brusotti il 24 febbraio 2005 alle 10:45

    Personalmente trovo questa intervista ben fatta e controllata nelle affermazione che riporta. Innumerevoli sono le questioni in campo che questa guerra scopre con estrema evidenza.
    Trovo coraggioso provare, con licidità, ad aprire qualche porta.

  4. luminamenti il 24 febbraio 2005 alle 12:00

    E in “quale cosa” bisognerebbe credere? e di questa intervista? Di fatti certi, almeno da questa intervista non ne emergono. Quando poi si dice: “Hai notizie o informazioni dall’Iraq su quale sia una possibilità per arrivare alla sua liberazione?”
    ”Si, sono in contatto con molti giornalisti amici in Iraq, e loro credono che i leader Musulmani e i giornalisti devono insistere sempre di più per il rilascio di Giuliana, fare continue dichiarazioni”.
    E’la scoperta dell’acqua calda. Questa intervista è colma di demagogia, tutto è vago e possibile, è accumulo inutile di informazione.
    Tenere alta la tensione è certamente utile, ma non certo ripetendo sempre la stessa cosa.
    Mi sembra che il compagno di Giuliana abbia detto positivamente dell’azione del governo per la liberazione della Sgrena. Magari si illude, può darsi, ma anche questa, fino a prova contraria è una notizia, un fatto. E per ogni cosa dichiarata da Hamid Mir ci sono dichiarazione opposte, poco documentate.
    Mi sembra che l’informazione segua sempre uno schema ideologico, che contenga palesemente molto ideologia. Gli stessi giornalisti hanno una visione limitata di quello che realmente accade, la loro libertà di movimento e di comunicazione è molto ridotta e non possono che avere una percezione sommaria, come del resto molti giornalisti hanno anche ammesso, evitando di schierarsi sulla base di una ideologia.

  5. emmina il 24 febbraio 2005 alle 12:44

    E’ proprio in questo caso e per questi motivi che, invece di fare agnosticismo, si deve avere il coraggio di dire: credo A questo, a questa persona, a questi fatti, mentre non credo A quell’altro. Non è ideologia. Ideologia è forse credere a qualcuno perché di principio si crede in qualcosa e di conseguenza si prende per oro colato tutto quello che ci viene propinato in nome di un’ideologia (la superiorità dell’occidente, o magari l’esportazione della democrazia…).
    Certo bisogna ricordare che l’ultimo giornalista se ne è andato, dunque le fonti si restringono: 1) governative 2) non governative. Visto il governo che subisco, visto che so per certo (per fatti passati) che è menzognero, sono portata a credere A chi del governo non è. E non dico, ribadisco, che credo IN qualcosa (che so, NELLA pace, NELLA guerra, etc), bensì A qualcuno.

  6. Silvia Brusotti il 24 febbraio 2005 alle 14:28

    Be’, questa intervista dice almeno tre cose importanti:

    1. Ho incontrato Osama bin Laden molte volte e molte volte l’ho intervistato e so per certo che i suoi combattenti non possono rapire una donna di 56 anni

    2. E’ possibile che le forze di occupazione in Iraq siano dietro il rapimento dei giornalisti scomodi?
    “Non posso negare questa possibilità a priori”

    3. “Sono sicuro e so anche con sicurezza che lei stava dietro a una storia molto importante”

    Può essere vero o tutto inventato quello che ci dice Hamid Mir, che certo avrà delle sue posizioni ideologiche verso questa guerra. Però timidamente suggerisce una riflessione, che prima di gettare tout cour, la considererei attentamente, se non altro perché inzia a smuovere l’omogeneità di informazione impressionante, che da molti mesi ci accompagna.

  7. Kanji il 24 febbraio 2005 alle 15:00

    Grazie Roberto,
    finalmente un pezzo vero e concreto su tutta questa terribile faccenda.

    Kanji.

  8. luminamenti il 24 febbraio 2005 alle 15:36

    Scusa Emmina ma insisto nel voler far vedere le incongruenze e contraddizioni.
    Quando dici di prendere poszione dicendo credo a questo e non credo a quest’altro mi stai parlando solo di credenze. Ora le credenze sono infognate fino all’osso di ideologia. Senza spolverare la Programmazione neurolinguistica (secondo questa disciplina prima delle credenze c’è l’identità e ancora prima la mission, ma il discorso è complesso), c’è una lunga tradizione su questo.
    Ma non ho nulla contro le ideologie (se uno le sa riconoscere come tali), né voglio mettermi a discutere adesso di cos’è un fatto, una idea, un’azione tirando fuori Searle o qualcun altro. Ci sono troppi luoghi comuni intorno a queste distinzioni. Il tuo finale del tuo penultimo post è ideologia pura! Cmq intorno al credere a qualcuno, c’è più di qualcuno di origine irachena che dice una cosa e un’altra parte irachena che dice l’opposto! Non mi sento di quantificare. Le interviste e dichiarazioni in proposito ci sono state.
    Non mi sembra che l’informazione sia così omogenea, sono emersi in abbondanza gli errori e le ingiustizie e le falsità realizzate dal Governo americano (altro che armi chimiche, il motivo della guerra è ben noto: strategico militare ancor prima che economico) Rifletta piuttosto l’Europa sul ruolo marginale che ha assunto in tutta questa tragedia. Sul fondamentalismo di Bush anche i nostri canali nazionali televisivi hanno dedicato ampio spazio (vedi Minoli su Rai 3).
    Potrei citarne altri.

    “Ho incontrato Osama bin Laden molte volte e molte volte l’ho intervistato e so per certo che i suoi combattenti non possono rapire una donna di 56 anni”.
    Prego, farmi capire da dove viene questa certezza! E non è possibile che Bin Laden menta?
    Quanto afferma il giornalista ha almeno qualcosa di vago a supporto di questa opinione che possa essere avvicinato a un fatto?
    E’ così, con queste affermazioni che si costruisce una ideologia. Potrei scrivere molto a lungo intorno al contenuto persuasivo inoculato in questa specifica risposta e intorno alla sua pressione certamente ideologica.
    “E’ possibile che le forze di occupazione in Iraq siano dietro il rapimento dei giornalisti scomodi?”
    “Non posso negare questa possibilità a priori”
    Si potrebbe dire lo stesso di prima. Il giornalista evita accuratamente di indicare all’interno delle sue risposte, elementi circostanziali che possano avvalorla almeno come ipotesi: testimonianze incrociate, documenti scritti, registrazioni ect.
    Con i bla bla bla non si hanno certezze.
    Purtroppo, nonostante sarebbe giusto credere adesso a qualcuno piuttosto che a qualcun altro, secondo me bisognerà aspettare che passi altro tempo. Così come quando è venuto fuori il discorso falso sulle armi chimiche.
    Non credo che potrei chiarirmi le idee neanche se andassi in Iraq . A parte il fatto, non trascurabile, che geograficamente l’Iraq è immenso.
    Dette queste cose, non credo che il problema sia assumere o meno una posizione agnostica, piuttosto agire anche con le proprie credenze e ideologia con più cautela nel propagandarle ad alta voce. Perché se si sbaglia, il rischio di fare danni maggiori è un rischio reale.
    Come no, pieno zeppo di concretezza!

  9. emmina il 24 febbraio 2005 alle 16:00

    Un’ideologia tout court porterebbe a dire “gli iracheni dicono sempre il vero” piuttosto che “gli iracheni sono tutti terroristi”. La differenza che voglio rimarcare è che – sulla base di fatti (è un fatto che saddam non avesse armi di distruzione di massa, ad esempio), sulla base di fotografie (la sgrena che mostra bambini colpiti dalle bombe a grappolo), sulla base di un ragionamento politico (berlusconi si accoda al potente texano) – io formo il mio giudizio. Che apre il mio cervellino e mi fa dire: CREDO A questo, piuttosto che credere a berlusconi che mi dice “non è una guerra, e poi la cultura occidentale è superiore”. Tra l’altro molte delle frasi espresse nell’intervista sono esposte in forma dubitativa. Di un esperto, però.
    In questo mio ragionamento non vedo ombra di ideologia.

  10. Silvia Brusotti il 24 febbraio 2005 alle 16:05

    Anche a me comunque questa cosa che Hamid Mir abbia incontrato Osama bin Laden molte volte… puzza di bruciato.
    Come se si usasse luoghi comuni, semplificazioni, intenzionalmente, per dire altro.
    Però non penso che altrove ci sia più concretezza che qui.

  11. luminamenti il 24 febbraio 2005 alle 17:30

    La forma dubitativa è una delle tecniche prferite da Milton Erickson nell’ipnosi. E lui era il migliore. Che ci sia in corso una guerra anche se non di tipo convenzionale non c’è dubbio che di guerra si tratta. Che ci siano bambini colpiti dalle bombe anche su questo non ci sono dubbi. Che arrivati a questo punto andandosene tutti a casa le cose andrebbero meglio per questi bambini mi rimangono le perplessità di cosa sia il meno peggio!
    Anche io credo poco a Berlusconi, né sposo la politica americana in Iraq, la trovo troppo interessata.
    Ma da questo giudizio alle affermazioni di Hamid Mir ce ne corre e sopratutto è un cattivo indicatore della eventuale soluzione ai problemi che ci sono in Iraq. Certamente Bin Laden non si fa intervistare da lui per costruirsi una cattiva immagine. Bin Laden è un occidentale a tutti gli effetti. Si nutre e adotta le tecniche del consenso occidentale.

  12. luminamenti il 24 febbraio 2005 alle 17:46

    Se fossi Bin Laden mi comporterei così: assolderei uomini non ricollegabili a lui stesso che facciano il lavoro sporco di ammazzare anche i giornalisti e poi farei sapere che non ammazzo i giornalisti. D’altra parte, se qualcuno non li rapisce e non li ammazza i giornalisti come faccio io a ricrearmi almeno un poco di immagine positiva pubblica se non posso dichiarare che non tocco i giornalisti se questi non vengono sequestrati? Risultato: fare credere che non tocco i giornalisti perché certi giornalisti (quelli che si sequestrano) rispecchiano con la loro informazione la realtà di quello che accade, il che sequestrando certi giornalisti farebbe credere che la loro versione dei fatti è quella reale e onnicomprensiva. Con questo non sto mettendo in dubbio il lavoro di Giuliana, ma ritengo che sia solo “parte” della realtà e della verità. Inoltre temo che molti di questi rapimenti servono a finanziare il terrorismo.
    Inoltre chiedo: Bin Laden ha interesse o no che le forze di occupazione se ne vadano? Ho meno certezze di voi e molti dubbi. Lo ripeto sto parlando della situazione attuale e non di quello che sin dall’inizio non sarebbe dovuto accadere. Continuo a pensare che si ragioni sull’adesso tenendo ferma l’impostazione ideologica iniziale di opposizione a questa guerra. Opposizione che ho condiviso.

  13. Silvia Brusotti il 24 febbraio 2005 alle 20:53

    Come mai non si sa mai assolutamente nulla dell’identità dei rapitori di tutti i giornalisti sequestrati in Iraq? Seguiamo la logica. I casi sono due:
    1. i rapitori sono intelligenze superiori in grado di non farsi rintracciare da nessun servizio segreto al mondo, da nessun governo, da nessun esercito, compreso quello più potente al mondo, quello americano.
    2. tutto ciò che la stampa ci racconta è quanto meno parziale, ambiguo, se non fuorviante.
    Poiché non esiste terza via (almeno io non la vedo), o ci inchiniamo alla superiorità totale dei rapitori in Iraq (i cosiddetti terroristi) oppure bisogna avere l’apertura mentale e i coraggio di cercare la verità ben oltre le versioni ufficiali e al di là delle fonti canoniche. Anche a rischio di mettere in discussione le nostre certezze. Ti suggerisco oltre l’articolo precedente, di consultare ogni tanto anche http://www.aljazira.it, per provare a andare oltre la versione occidentalizzata dei fatti.

  14. Taillerand il 24 febbraio 2005 alle 23:54

    io non ho capito una cosa:
    sgrena è stata rapita perché “stava seguendo le sue storie con le sue gambe sulla strada, e questa sua attitudine è stata la causa del rapimento”. Quindi è stata rapita da qualcuno a cui il suo giornalismo dà fastidio, perché non vuole che i profughi di Falluja — che Sgrena stava intervistando — raccontino che cosa hanno visto quando gli Usa hanno assediato e bombardato la città a novembre.
    Seguendo il ragionamento di Mir, deve trattarsi di qualcuno che fa gli interessi delle truppe di occupazione. Mir pensa “che i rapitori siano ribelli Sunniti, e sono certi che lei non sia una spia e che è contro la guerra in Iraq”. Quindi costoro — escludendo che siano dei completi deficienti — lavorano per gli Usa.
    Poi però, nello stesso periodo, aggiunge che “molti agenti dei servizi americani e inglesi usino tesserini da giornalisti a Baghdad”, e più sotto spiega che molti giornalisti vengono rapiti perché si crede che siano spie degli Usa.
    Allora Mir mi deve spiegare se questi rapitori cercano di proteggersi dalle spie dell’occupazione americana commettendo errori da principianti (che il più professionale Osama non commetterebbe mai) o se cercano di difendere il didietro a Rumsfeld dalle spie della libera informazione (ipotesi che, si è capito, sembra attirare molto di più Nazzaro e Saviano che lo stesso Mir).
    Hamid Mir si limita a prendere spunto dal caso di Sgrena per rimpastare una serie di luoghi comuni sul potere, gli Usa e le crisi internazionali. Ma io vorrei solo capire qualcosa sul sequestro della giornalista e sapere cosa posso aspettarmi. Sentirmi ripetere, nel migliore dei casi, cose che sapevo già prima dell’inizio della guerra, non mi serve a niente.
    Le intenzioni sono le migliori, non ne dubito. Però credo che chi come Giuliana Sgrena dei luoghi comuni non si è mai accontentata e ora si trova in pericolo proprio per questo, non se lo meriti.
    Nè, aggiungo, si merita che si posti la trascrizione di parole dette piangendo e mentre si trova prigioniera come se fosse un suo articolo. A giuliomozzi, che le ha postate il 17 febbraio, la commozione deve evidentemente aver annebbiato il cervello.

    Taillerand diceva: “mai troppo zelo”

    P.s.
    Un’altra cosa: “Se gli americani invadono l’Italia oggi, che cosa fareste?”
    Mir avrà certamente una conoscenza della geografia della resistenza irachena molto superiore alla alla mia, ma a me il senso resistenziale degli attacchi contro i fedeli della Ashura proprio mi sfugge.
    Se gli americani invadessero l’Italia credo che sì, per quanto mingherlino, un pensiero sull’andarmente in montagna per prenderli a calci in culo ce lo farei, ma certo non comincerei con una bomba al meeting di Comunione e Liberazione.

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