Essere di sinistra nel 2005

8 marzo 2005
Pubblicato da

di Aldo Nove

Essere di sinistra nel 2005 vuol dire non dimenticare
che le parole sono armi e chi ha le armi ha i soldi per produrle
ad esempio la parola “flessibilità” arriva dal fuoco nemico distrugge
la verità della “precarietà” in cui viviamo per legge viziata di mercato.

Essere di sinistra nel 2005 vuol dire ricordarsi sempre
che ogni parola appena usata diventa potere, e che il potere oggi
ci ha rubato le parole ad esempio “fare uno stage” è il modo mascherato
che il potere usa per perpetuare le sue nuove forme di schiavitù indicibile, patinata.

Essere di sinistra nel 2005 vuol dire ricordarsi che ogni parola usata dal potere
è truccata travestita è una bomba nascosta nei cassonetti delle anime della gente
ad esempio la parola “pace” usata dai padroni del mondo vuol dire usare la loro libertà
di distruggere tutto ciò che non sia il loro interesse immediato, e questa pace non la vogliamo.

Perché non si è mai sentito nei secoli usare la parola pace per uccidere intere
popolazioni e poi di nuovo per perpetuare gli interessi del fondo monetario internazionale
adesso che nessuna organizzazione di stato corrisponde alla realtà che è cambiata
per sempre mentre continuiamo a usare sempre le stesse vecchie logorate capovolte parole.

Essere di sinistra nel 2005 nel frattempo vuol dire ritagliare dai giornali e conservare
le notizie ad esempio che per diventare leader dell’attuale primo partito di governo bisogna
sborsare 500.000 euro nel mondo all’incontrario che si chiamava un tempo Italia
e oggi è un detersivo sui banchi delle offerte speciali nel nuovo ipermercato mondiale.

Essere di sinistra nel 2005 vuol dire sapere con furia che comunista
in Italia ha voluto dire per ottant’anni che non basta essere più ricchi per avere ragione,
ed è per questo che chi ha rubato il potere continua a invocarne lo spettro
perché la ruota gira e anche chi ha eretto il mausoleo a se stesso ad Arcore un giorno dovrà morire.

Essere di sinistra nel 2005 vuol dire sapere
che Romano Prodi non è esattamente di sinistra ma ce lo teniamo Clemente Mastella
sotto un non insignificante punto di vista ad esempio dovremmo ricordare ha avuto
delle collusioni con quel tipo di potere che è oggi al potere che della sinistra è l’esatto contrario.

Per cui essere di sinistra nel 2005 vuol dire avere la lucidità
di restare all’interno di una coalizione meno mafiosa di quella che adesso
si è comprata l’Italia inondandola di menzogne e di incubi che non vogliono finire.
Essere di sinistra nel 2005 vuol dire farli finire il più presto possibile.

Essere di sinistra nel 2005 vuol dire continuare a stupirsi del presente ad esempio del fatto
che non esiste soltanto la classe operaia da proteggere
perché la classe operaia è una classe e le classi
nel 2005 le hanno fucilate nelle agenzie interinali i giovani hanno quarant’anni e sono disoccupati.

Essere di sinistra nel 2005 vuol dire sapere che televisione
vuol dire visione da lontano mentre tutto quello che ci sta vicino
ci sta scappando di mano e per questo va stretto nel pugno chiuso con
orgoglio qualunque nome al posto della parola “comunista” chi stringe il pugno voglia adoperare.

Essere di sinistra nel 2005 vuol dire ricordare
che un tempo essere di sinistra voleva dire essere proletari
cioè avere soltanto come proprietà i figli che oggi solo chi è miliardario
c’era scritto in copertina su Panorama il mese scorso possono fare.

Essere di sinistra nel 2005 vuol dire che non vogliamo più marcire
a quarantanni vivendo con la pensione dei nostri genitori
ciascuno attaccato alla sua televisione come una prolunga umana
dell’impero triste del nuovo sempre più corroso capitale.

Essere di sinistra nel 2005 vuol dire che non vogliamo più marcire
a quarant’anni vivendo con la pensione dei nostri genitori.

Essere di sinistra nel 2005 vuol dire che non vogliamo più marcire
a quarant’anni vivendo con la pensione dei nostri genitori.

Essere di sinistra nel 2005 vuol dire che non vogliamo più marcire
a quarant’anni vivendo con la pensione dei nostri genitori.

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Letto al congresso di Rifondazione Comunista, Venezia, 4 marzo 2005.

11 Responses to Essere di sinistra nel 2005

  1. Stefano Spagnolo il 8 marzo 2005 alle 21:50

    Ecco perché, nel 2005, io sono di sinistra.
    Allocuzione bellissima. Grazie a Aldo Nove.

  2. manuela ardingo, IPOmetrope e di sinistra il 9 marzo 2005 alle 18:49

    e se avesse ragione ellekappa?

  3. manuela ardingo il 9 marzo 2005 alle 18:50

    ah, niente html nei commenti! ecco l’indirizzo della vignetta, allora. scusate. :-)
    http://mardin.blogs.com/photos/uncategorized/ellekappa.jpg

  4. emmina il 10 marzo 2005 alle 09:51

    Grazie, Aldo Nove.

  5. tashtego il 10 marzo 2005 alle 20:11

    mah.
    sarebbe come dire che quelli di destra invece desiderano a tutti i costi vivere con la pensione dei genitori sino a 40 anni?
    insomma, ecco.
    speravo in una maggiore caratterizzazione, non so.

  6. aldonove il 11 marzo 2005 alle 10:58

    Significa molto evidentemente che il gioco della “precarietà” è, per chi ha le spalle scoperte, appunto un gioco mentre è una disperazione e un fallimento per chi è costretto a farlo anche senza averne i mezzi. Significa che il lavoro non c’è più ma se hai capitale da investire (non certo i 600 euro al mese dei genitori operai pensionati) investi e giochi. Sennò stai all’angolo a morire. Qua non c’entra il desiderio, ma l’evidenza (per chi ci vede) che non è possibile produrre nuovo capitale, anche facendoci il culo 29 ore al giorno, a meno che il capitale non ce l’hai già. Chiaro, adesso?

  7. tashtego il 12 marzo 2005 alle 00:18

    concordo su alcune delle cose che hai scritto.
    ma sulla chiosa per niente.
    essere di sinistra cosa sia nessuno lo sa con precisione: questi sono i tempi, inutile nasconderlo.
    ma sicuramente essere di sin. è (anche)una risposta strutturata e solidale ai bisogni che si riconoscono non solo in comune, ma generati dai rapporti di dominanza in atto.
    i bisogni da soli non bastano.
    è la qualità e la natura della risposta politica, che conta.
    difficile parlare di queste ( e altre) cose, dentro questo occhiello.

  8. aldonove il 12 marzo 2005 alle 05:21

    “Una risposta strutturata e solidale ai bisogni che si riconoscono non solo in comune ma generati dai rapporti di dominanza in atto”? Forse sì, forse è questa cosa che

  9. federica il 13 marzo 2005 alle 11:53

    Curiosità: la reazione dei congressisti qual è stata?

  10. francesco il 7 aprile 2005 alle 18:21

    Non è un caso se in una nazione in pieno degrado intellettuale pubblicano dei libri tuoi, caro Aldo Nove. ma vai affanculo, tu e la tua retorica da quattordicenne.

    Francesco Ghezzi.



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