post-it

10 marzo 2005
Pubblicato da

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di Michele Zaffarano

(in memoriam of monday, 26th july 2004, 7am)

il congiuntivo aiuta lo spontaneo formarsi di immagini

tutto questo tende a imporre un certo stile alla scrittura, si vuole imparare da soli, osservare
con gli altri; come si può proseguire nell’apprendimento, quali mezzi e materiali si dovrebbero
usare per imparare, l’obiettivo è la conquista di punti contro quelli che pare abbiano altre
prospettive
/penso comunque che non abbia senso se non si interpreta alla luce dei processi

che rendono possibile il suo svolgersi; questo comporta anche una politica di spiegazioni
il parlare
/ come puoi controllare se ha imparato con successo, se capisce; se non rimane
invece lettera morta, se non riesce a concretizzare le opere che testimoniano il suo dipanarsi
/ ascoltare e comprendere una consegna orale, saper raggruppare, saper confrontare: la rivoluzione
si intende come prosa
/ sviluppare le capacità senso-percettive, e ascoltare e comprendere
i diversi tipi comunicazioni, saper ascoltare, comunicare / ascoltare e comprendere brevi
interventi / quali strategie d’apprendimento si vorrebbero applicare, quali relazioni stabilire
(invece di perdere tempo a discutere e a esprimere dubbi): come si può gestire il tempo
a disposizione, eseguire piccoli percorsi in ambienti diversi, vivere esperienze ecologiche
comprendere nuovi termini o espressioni in base al contesto: che cosa si vuole imparare?


vogliono rimanere ancora un po’

stavano guidando sul prato del parchetto pubblico / da soli facevano un frastuono
affacciati sui balconi ci stavano altri bambini, non si chiamavano / e
quando mi diceva tutte quelle cose, e mi guardava e mi strillava forte anche lui
più forte della falciatrice degli operai, tutti giovani e forti, accaldati d’agosto
io guardavo fuori / oltre la ringhiera davanti, guardavo e mi riposavo / ma strillavano
sotto casa, sotto il balcone dove ero seduto / adesso ci sono dei bambini che
si chiamano tra loro / ma prima, dove adesso stanno loro cercavo di riposarmi
però c’erano tutti quei bambini, quei tre o quattro bambini / e si era accorto
che per farsi sentire anche lui da me poteva fare come quei bambini che si stanno
parlando, non vogliono tornare a casa, salutano le madri, magari sono gli stessi
ma prima non si chiamavano e basta, strillavano / e non si sentiva più quello
che succedeva intorno / non riuscivo nemmeno a dormire, con tutto quel baccano
solo in quel modo / me ne stavo seduto in disparte, sulla seggiola del balcone
motorizzato enorme, e sul balcone non si sentiva nemmeno mio padre /


non confondere il contorno con il piatto

hanno angoli appropriati alla superficie che possono essere usati come punti di
riferimento, eliminando la necessità delle linee di contorno / dentro questo bagno
minuscolo mi domando qual è allora il punto, dandogli un segno, un limite dove possano
inoltrarsi intimità e convinzione: pensare che stai accarezzando una preda dove
s’accomodano uomini diversi perché il loro confronto è sbagliato / desisti e spero non
fugga, per un attimo ti fermi: spero non torni all’assalto: non ci saranno suites d’alberghi
col gianicolo che fa da contorno, non pensare a quello che tra poco ti aspetta, non ci stiamo
divertendo / non mi sto divertendo e poi cosa devo dire? solo quello che di un fatto si vede
o solo quello che si sa di lui / la frammentazione del fatto nelle sue parti successive
un pretesto, un semplice punto di partenza, la scomposizione e la fusione di ogni punto
di vista e di ogni piano del reale / mi guardi in piedi, a questo punto non puoi non
esserti accorta, cerchi di pensare e spiegare come in tutta questa fame di riformismo e
di democraticità, il percorso delle cose debba provenire dal basso, dal popolo appunto
dove tutte le vicende umane si svolgono in uno spazio, e dove tutto è geografia /


gli anni della magnolia

le gocce passavano sulle foglie di magnolia che mi immaginavo grandi grandi, sopra
le forze loro per schiantarsi di poi, nel seguito, sulla magnolia dei sospiri, sulla
madonna dei soccorsi, quando si sono ritirate le acque, quando nessuno si è fatto
più vedere, e sono stati celebrati festini nell’onore della tua persona, gli amici
delle praterie, delle montagne, nessuno è mai stato così perfettibile / solo pochi
arditi e temerari avranno provato prima: siamo tornati indietro, allora / non siamo
passati davanti subito, soltanto dopo un po’, e come volevasi dimostrare, la luna
è sorta, i pianeti tutti insieme si sono messi a guardare sulle piante dei piedi, svolando
verso il basso, e poi verso l’alto, e poi senza dire le foglie sulla testa, sopra la pelle
tesa, passavano sull’orlo della schiena e passavano le gocce sulle stesse foglie
di magnolia, le stesse di prima, le stesse gocce replicate da cima a fondo / nessuno
può sfuggire all’incantesimo della vecchia strega / d’altra parte, io mi ricovero
dentro, fuori piove e si sentono le gocce che cadono / e le gocce del cielo che
cadono, cadono come le altre cose che sono osservate, risapute da sempre, da secoli /


contro quelli che osservano

ma è il tempo che non ci stanno facendo perdere, caro pasquale, e come vedi tutto ora
come è ormai venuto fuori tutto il tutto del tempo, ora / ora, disse entrando e portando
balsamine bellissime e lasciando cadere e respirare il profumo dietro di lei / le stavano inermi
sul tavolo gli occhi, e c’era tutta quella roba intorno da mangiare, da sbrofolarsi dentro, come
ci ripetevamo poi tutti, da tutte le parti, dovunque ti girassi, e l’unico discorso che sentivi
l’unico losco figuro che appariva, saltava fuori soltanto pagine più tardi, e non aveva nulla
a che vedere con l’altro, imbalsamato com’era, chiuso com’era nel suo paltò, nel suo
habitat naturale:
l’ambiente, il proscenio, il palcoscenico, il balcone sul popolo: il popolo non comanda
più, non dice più nulla, non formula più pensieri o parole, non ansima, non spara
sul pubblico pagante, le attività del ciclo produci-consuma, che ridere che fai quando poi parli
tutto serio di queste cose: dici che alla fine c’è sempre uno per cui suona la campana, ma poi lui
il morto, è già qui, e al morto si riaprono così tutte le botole come ferite: sulle costole
aperte, con le mani dentro nel ventre, che mancano di tutto, queste mani, appunto /


michele zaffarano / plaquettes in lingua italiana (wunderkammer, i deserti sopra io, post-it) / progetto opera aperta (cremona: www.attraversarte.org) / ex-dottorando di comparatistica (e.h.e.s.s parigi, i.u.l.m. milano) / contribuito alla definizione e alla realizzazione di un progetto di letteratura ipertestuale: la biblioteca di letteratura impubblicabile (www.bibletimp.it) / si occupa di letteratura e avanguardia / ex-assistente di letteratura italiana contemporanea / plaquettes in lingua francese (nuages penser habit fleurs penser visage, temps et marché, quatre pièces pour mària) / nato a milano nel 1970 / apparso su poche riviste: qui. appunti dal presente, il segnale / attualmente vive e traduce a roma /

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2 Responses to post-it

  1. a. raos il 10 marzo 2005 alle 22:18

    grazie a inglese di aver postato e grazie a zaffarano di avere scritto. lingua, ritmo, forma : tutto boccate d’aria.



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