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	Commenti a: Elogio dell’ateismo	</title>
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		<title>
		Di: geko		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/03/11/elogio-dell%e2%80%99ateismo/#comment-8008</link>

		<dc:creator><![CDATA[geko]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[il dubbio, caro Sergio, e&#039; che l&#039;uomo che si afferma  ATEO nel delirio di orgoglio prometeico non eserciti tanto chances di comprensione delle superiori leggi della materia e dei viventi ma riassuma solo nella sua propria Personalità ogni Dio personale e Gli si inchini. Percepisco sempre l&#039;odore del  delirio di onnipotenza (che ben conosco e rispetto)  quando sento parlare di &quot;ateismo&quot;...... Forse il problema e&#039; dare per scontato che Dio e Dio personale siano la stessa cosa, dare per scontato che l&#039;unica realtà e&#039; quella occidentale della nostra cristiana formazione. Certo, anche altro dice la filosofia d&#039;occidente.........
Geko
P.S. ingenuo, si, ma sono un anima-le....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>il dubbio, caro Sergio, e&#8217; che l&#8217;uomo che si afferma  ATEO nel delirio di orgoglio prometeico non eserciti tanto chances di comprensione delle superiori leggi della materia e dei viventi ma riassuma solo nella sua propria Personalità ogni Dio personale e Gli si inchini. Percepisco sempre l&#8217;odore del  delirio di onnipotenza (che ben conosco e rispetto)  quando sento parlare di &#8220;ateismo&#8221;&#8230;&#8230; Forse il problema e&#8217; dare per scontato che Dio e Dio personale siano la stessa cosa, dare per scontato che l&#8217;unica realtà e&#8217; quella occidentale della nostra cristiana formazione. Certo, anche altro dice la filosofia d&#8217;occidente&#8230;&#8230;&#8230;<br />
Geko<br />
P.S. ingenuo, si, ma sono un anima-le&#8230;.</p>
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		<title>
		Di: Elio Paoloni		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/03/11/elogio-dell%e2%80%99ateismo/#comment-8009</link>

		<dc:creator><![CDATA[Elio Paoloni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[“Perché l’ateismo lascia un senso di libertà, libera discretamente la testa. Si può perfino ricominciare a immergersi immaginativamente in quegli stessi bisogni a cui è stata chiusa la porta. Si può perfino fantasticare su altri mondi possibili, partecipare del buono dell’emozione e dell’invenzione religiosa, dare spazio a un culto dei morti, pensare oltre”


Sì, l’ateismo è una tappa importante. Ma restarci appollaiati, ripetendosi compulsivamente, all’infinito “il palazzo si è costruito da sé, il geometra è morto e non voglio neppure sapere chi è l’amministratore del condominio” a me sembra solo comico.
Anch’io mi divincolo di fronte al dio di certi catechismi, il burattinaio travestito da satrapo che ci avrebbe creati per servirlo, onorarlo, adorarlo. Ma oltre queste antropomorfizzazioni, oltre i preti (che non sono da buttar via, peraltro), oltre la psicologia, oltre, come dice Nelli, c’è un abisso in cui lanciare scandagli. O no, se non si ha tempo, non si ha voglia, se si è ottusi. 

Bellissimo intervento, in ogni caso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Perché l’ateismo lascia un senso di libertà, libera discretamente la testa. Si può perfino ricominciare a immergersi immaginativamente in quegli stessi bisogni a cui è stata chiusa la porta. Si può perfino fantasticare su altri mondi possibili, partecipare del buono dell’emozione e dell’invenzione religiosa, dare spazio a un culto dei morti, pensare oltre”</p>
<p>Sì, l’ateismo è una tappa importante. Ma restarci appollaiati, ripetendosi compulsivamente, all’infinito “il palazzo si è costruito da sé, il geometra è morto e non voglio neppure sapere chi è l’amministratore del condominio” a me sembra solo comico.<br />
Anch’io mi divincolo di fronte al dio di certi catechismi, il burattinaio travestito da satrapo che ci avrebbe creati per servirlo, onorarlo, adorarlo. Ma oltre queste antropomorfizzazioni, oltre i preti (che non sono da buttar via, peraltro), oltre la psicologia, oltre, come dice Nelli, c’è un abisso in cui lanciare scandagli. O no, se non si ha tempo, non si ha voglia, se si è ottusi. </p>
<p>Bellissimo intervento, in ogni caso.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/03/11/elogio-dell%e2%80%99ateismo/#comment-8010</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ringrazio Sergio Nelli per suo pezzo rigoroso e ponderato, che credo permetta di procedere ben oltre la mia provocazione, in un ripensamento dell’ateismo. E certo il termine “ripensamento” suona un po’ troppo solenne. Ma tale tema, che è apparso ad alcuni peregrino o stantio, io credo partecipi di un fantasma maggiore. E non so se Nelli su questo è d’accordo. Il fantasma a cui alludo è quello di una cultura critica, o di una cultura di sinistra, che bene o male esige di essere nuovamente elaborata e ripensata. E se l’ateismo non sarà per forza un cardine di tale cultura, ne deve essere almeno un riferimento vivo, manifesto e appassionato.

Ora vengo al pezzo, per sottolineare velocemente alcune cose. Tra i punti fondamentali, uno che esigerebbe di essere ulteriormente chiarito: la confusione tra “credenze e teorie”. Il passo che inizia: “Si formerà la slavina del trasformismo, ecc.”. Questa confusione è regnata subito, anche nei commenti al mio post. Ed è di ordine concettuale. È particiolarmente perniciosa perché svia inutilmente dalle questioni fondamentali intorno a cui si scontrano le opzioni teiste (o politeiste) e atee. (Per me la questione della finitezza, ma anche il nesso non necessario tra dèi e valori, che sottolinea Nelli.)
Penso poi che le cose più belle Nelli le dica, quando mostra che l’ateismo non implica la cancellazione dell’esperienza religiosa (in termini di sentimenti ed emozioni fondamenali), citando Bergmann, Landolfi, ecc.

In conclusione, vorrei pero’ esprimere delle perplessità. Una riguarda la conclusione dell’articolo. L’ateismo a cui io penso è più vicino all’incertezza, alla fragilità, (al dubbio su cui insisteva Vereni) che allo slancio prometeico. E alla divaricazione estrema tra orgoglio e nullità, preferirei una progressiva consapevolezza del limite intrinseco all’esistenza e alla ragione umana.

L’altra perplessità riguarda l’eccessivo peso dato, in una discussione sull’ateismo, alla dimensione filosofica, ossia inevitabilmente tecnica, specialistica. Non perché questa non sia, di per sé, necessaria. Ma perché vi vedo il rischio di limitare l’ateismo ad un argomento per dotti. Vi è infatti anche un’altra via all’ateismo, e forse più popolare di quella strettamente speculativa. Ed è la via di certa arte, letteratura e cinema. Ma anche da questo punto di vista Nelli è stato capace di bilanciare diversi riferimenti, da Agostino ad Handke.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ringrazio Sergio Nelli per suo pezzo rigoroso e ponderato, che credo permetta di procedere ben oltre la mia provocazione, in un ripensamento dell’ateismo. E certo il termine “ripensamento” suona un po’ troppo solenne. Ma tale tema, che è apparso ad alcuni peregrino o stantio, io credo partecipi di un fantasma maggiore. E non so se Nelli su questo è d’accordo. Il fantasma a cui alludo è quello di una cultura critica, o di una cultura di sinistra, che bene o male esige di essere nuovamente elaborata e ripensata. E se l’ateismo non sarà per forza un cardine di tale cultura, ne deve essere almeno un riferimento vivo, manifesto e appassionato.</p>
<p>Ora vengo al pezzo, per sottolineare velocemente alcune cose. Tra i punti fondamentali, uno che esigerebbe di essere ulteriormente chiarito: la confusione tra “credenze e teorie”. Il passo che inizia: “Si formerà la slavina del trasformismo, ecc.”. Questa confusione è regnata subito, anche nei commenti al mio post. Ed è di ordine concettuale. È particiolarmente perniciosa perché svia inutilmente dalle questioni fondamentali intorno a cui si scontrano le opzioni teiste (o politeiste) e atee. (Per me la questione della finitezza, ma anche il nesso non necessario tra dèi e valori, che sottolinea Nelli.)<br />
Penso poi che le cose più belle Nelli le dica, quando mostra che l’ateismo non implica la cancellazione dell’esperienza religiosa (in termini di sentimenti ed emozioni fondamenali), citando Bergmann, Landolfi, ecc.</p>
<p>In conclusione, vorrei pero’ esprimere delle perplessità. Una riguarda la conclusione dell’articolo. L’ateismo a cui io penso è più vicino all’incertezza, alla fragilità, (al dubbio su cui insisteva Vereni) che allo slancio prometeico. E alla divaricazione estrema tra orgoglio e nullità, preferirei una progressiva consapevolezza del limite intrinseco all’esistenza e alla ragione umana.</p>
<p>L’altra perplessità riguarda l’eccessivo peso dato, in una discussione sull’ateismo, alla dimensione filosofica, ossia inevitabilmente tecnica, specialistica. Non perché questa non sia, di per sé, necessaria. Ma perché vi vedo il rischio di limitare l’ateismo ad un argomento per dotti. Vi è infatti anche un’altra via all’ateismo, e forse più popolare di quella strettamente speculativa. Ed è la via di certa arte, letteratura e cinema. Ma anche da questo punto di vista Nelli è stato capace di bilanciare diversi riferimenti, da Agostino ad Handke.</p>
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		<title>
		Di: Ingmar Bergman		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/03/11/elogio-dell%e2%80%99ateismo/#comment-8011</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ingmar Bergman]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mai stato ateo in vita mia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mai stato ateo in vita mia.</p>
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		<title>
		Di: Gubbio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/03/11/elogio-dell%e2%80%99ateismo/#comment-8012</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gubbio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Strano che il periodare elogiativo del Nelli costruisca l&#039;ateismo come sommatoria di altri -ismi: il materialismo di Epicuro e Democrito, il razionalismo di Kant, l&#039;idealismo di Hegel, l&#039;empirismo di Machiavelli, lo scetticismo di Leopardi, l&#039;esistenzialismo di Sartre, l&#039;edonismo di Reagan. Perché codesta istanza allergica agli aggettivi qualificativi (esistenziale? intellettuale? morale? religiosa? spirituale?) è definibile soltanto per privazione (a-teismo) o per accumulo (razionalismo + materialismo + ... + n-ismo)? Esiste una definizione positiva (e possibilmente sintetica) di &quot;ateismo&quot;?

Mi si consenta un&#039;ulteriore domanda, posto che non arrechi disturbo alcuno: l&#039;uomo che definisce sé stesso come &quot;ente privo di Dio&quot; (ateo), non sta forse costruendo un discorso su Dio, violando platealmente la settima proposizione del Tractatus di Wittgenstein?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Strano che il periodare elogiativo del Nelli costruisca l&#8217;ateismo come sommatoria di altri -ismi: il materialismo di Epicuro e Democrito, il razionalismo di Kant, l&#8217;idealismo di Hegel, l&#8217;empirismo di Machiavelli, lo scetticismo di Leopardi, l&#8217;esistenzialismo di Sartre, l&#8217;edonismo di Reagan. Perché codesta istanza allergica agli aggettivi qualificativi (esistenziale? intellettuale? morale? religiosa? spirituale?) è definibile soltanto per privazione (a-teismo) o per accumulo (razionalismo + materialismo + &#8230; + n-ismo)? Esiste una definizione positiva (e possibilmente sintetica) di &#8220;ateismo&#8221;?</p>
<p>Mi si consenta un&#8217;ulteriore domanda, posto che non arrechi disturbo alcuno: l&#8217;uomo che definisce sé stesso come &#8220;ente privo di Dio&#8221; (ateo), non sta forse costruendo un discorso su Dio, violando platealmente la settima proposizione del Tractatus di Wittgenstein?</p>
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		<item>
		<title>
		Di: luminamenti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/03/11/elogio-dell%e2%80%99ateismo/#comment-8013</link>

		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Les preuves fatiguent la vérité
(George Braque)

Io mi guardo bene dal fare elogio dell&#039;ateismo, come del suo contrario. Ho riluttanza ai manifesti, pur riconoscendo in questo scritto considerazioni orientative cmq utili. Su cos&#039;è la religiosità però tirare in ballo proprio Freud con questa storiellina dei bisogni! Prima e dopo Freud si sa qualcosa di più.
Condivido quanto dice Andrea Inglese : &quot;...mostra che l’ateismo non implica la cancellazione dell’esperienza religiosa&quot;, ma vorrei dire anche che nell&#039;esperienza religiosa quando è autenticamente vissuta si cela profondamente il dubbio dentro la fede, anche il religioso può accogliere l&#039;ateismo, la perplessità, la crisi, la dialettica. Insomma, non mi piace ogni forma di dogmatismo se non nella forma estetica del suo porsi,dove la decisione di aderire è solo privata, fuori dalla dialettica oppressiva tra maggioranza e minoranza delle nostre società democratiche. Io non voglio guarire nessuno dalla fede religiosa, ma nemmeno guarire l&#039;ateo dalla sua fede.  
Preferisco una diade mobile che si trasfonde in una triade. 
E&#039; cmq assolutamente falsa questa affermazione: &quot;Così come quella vischiosa e inestirpabile, ancorché infondata, dell’ateismo come fede&quot;.
Deve essere ancora dimostrato che l&#039;ateismo non è una fede. La struttura della fede (priva di qualsiasi aggettivo) è invece coessenziale a ogni pensare.
Il buddismo madhyamika, rigorosamente ateo,  fornì la prova logica dell&#039;insussistenza della logica razionale nel Vaidalyaprakarma (Stcherbatskij, F.T. Buddhist Logic, 2 voll. Delhi 1995), mostrò magnificamente che la ragione è una fede, tolse terra sotto i piedi a Dio e alla Ragione. 
Ma a parte l&#039;immensa letteratura su questa questione della ragione come fede, che non deve significare abolizione della ragione, né tantomeno sostituizione con la fede dei credenti, perchè in questione è appunto la struttura di ciò che &quot;ci fa credere&quot;, c&#039;è anche, ad esempio, l&#039;Apofatismo di Luigi Lombardi Vallauri. Nell&#039;intenzione del filosofo, l&#039;apofatismo è la fede che prende sul serio la ragione fino in fondo, fino ad accettarne anche i risultati problematici o negativi. Ma è pur sempre una fede.
Certo c&#039;è anche la letteratura, l&#039;arte, il cinema, ma anche qui il discorso rimane aperto:
Nietzsche per esempio afferma che Dio è ormai diventato un fantasma della grammatica, un fossile arroccato nell&#039;infanzia del linguaggio razionale.
Ma c&#039;è anche chi ha sostenuto che la comprensione coerente di cosa sia la lingua e di come funzioni e la capacità di comunicare significati e sentimenti, è garantita in ultima analisi dal presupposto della presenza di Dio o scommessa su Dio. L&#039;esperienza del significato estetico implicherebbe questa presenza. Quando questa esperienza ci tocca non sono in grado di ridurre tutto a Ragione! Domando: non vi sembra che ci sia troppa cultura del commento?
Quando guardo la Pietà di Michelangelo dico: è meravigliosa! posso anche dire che è brutta! è nel mio diritto di uomo libero di pensarlo, ma non posso commentare né in positivo né in negativo. Rimango stupefatto! non ci costruisco sopra la Pietà di Michelangelo ideologie. Non dico che è bella perché posso avere una fede religiosa. Invece oggi molta arte contemporanea esiste solo in quanto commento razionale, spiegazione, concetto. L&#039;artista se la spiega prima di farla e poi continua anche dopo. E il critico mi dice con argomenti razionali perché mi dovrebbe piacere, perché ha un valore.
La mia comprensione è oggi fortemente mediata.
Questo è per me un errore nell&#039;uso della Ragione.
Ma non sono per il ritorno al passato o il rigetto dell&#039;arte moderna o contemporanea o postmoderna (letteratura,pittura, musica, cinema ect...) cmq la si voglia nominare, solo che farei molti distinguo al suo interno. Perchè con la mediazione concettuale si possono anche costruire immense cattedrali dell&#039;inganno.
Mi sembra manchi il rigore per valutare il Nuovo, che viene velocemente etichettato e supercommentato. E&#039; anche una ricchezza ma anche rischio di confusione e mistificazioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Les preuves fatiguent la vérité<br />
(George Braque)</p>
<p>Io mi guardo bene dal fare elogio dell&#8217;ateismo, come del suo contrario. Ho riluttanza ai manifesti, pur riconoscendo in questo scritto considerazioni orientative cmq utili. Su cos&#8217;è la religiosità però tirare in ballo proprio Freud con questa storiellina dei bisogni! Prima e dopo Freud si sa qualcosa di più.<br />
Condivido quanto dice Andrea Inglese : &#8220;&#8230;mostra che l’ateismo non implica la cancellazione dell’esperienza religiosa&#8221;, ma vorrei dire anche che nell&#8217;esperienza religiosa quando è autenticamente vissuta si cela profondamente il dubbio dentro la fede, anche il religioso può accogliere l&#8217;ateismo, la perplessità, la crisi, la dialettica. Insomma, non mi piace ogni forma di dogmatismo se non nella forma estetica del suo porsi,dove la decisione di aderire è solo privata, fuori dalla dialettica oppressiva tra maggioranza e minoranza delle nostre società democratiche. Io non voglio guarire nessuno dalla fede religiosa, ma nemmeno guarire l&#8217;ateo dalla sua fede.<br />
Preferisco una diade mobile che si trasfonde in una triade.<br />
E&#8217; cmq assolutamente falsa questa affermazione: &#8220;Così come quella vischiosa e inestirpabile, ancorché infondata, dell’ateismo come fede&#8221;.<br />
Deve essere ancora dimostrato che l&#8217;ateismo non è una fede. La struttura della fede (priva di qualsiasi aggettivo) è invece coessenziale a ogni pensare.<br />
Il buddismo madhyamika, rigorosamente ateo,  fornì la prova logica dell&#8217;insussistenza della logica razionale nel Vaidalyaprakarma (Stcherbatskij, F.T. Buddhist Logic, 2 voll. Delhi 1995), mostrò magnificamente che la ragione è una fede, tolse terra sotto i piedi a Dio e alla Ragione.<br />
Ma a parte l&#8217;immensa letteratura su questa questione della ragione come fede, che non deve significare abolizione della ragione, né tantomeno sostituizione con la fede dei credenti, perchè in questione è appunto la struttura di ciò che &#8220;ci fa credere&#8221;, c&#8217;è anche, ad esempio, l&#8217;Apofatismo di Luigi Lombardi Vallauri. Nell&#8217;intenzione del filosofo, l&#8217;apofatismo è la fede che prende sul serio la ragione fino in fondo, fino ad accettarne anche i risultati problematici o negativi. Ma è pur sempre una fede.<br />
Certo c&#8217;è anche la letteratura, l&#8217;arte, il cinema, ma anche qui il discorso rimane aperto:<br />
Nietzsche per esempio afferma che Dio è ormai diventato un fantasma della grammatica, un fossile arroccato nell&#8217;infanzia del linguaggio razionale.<br />
Ma c&#8217;è anche chi ha sostenuto che la comprensione coerente di cosa sia la lingua e di come funzioni e la capacità di comunicare significati e sentimenti, è garantita in ultima analisi dal presupposto della presenza di Dio o scommessa su Dio. L&#8217;esperienza del significato estetico implicherebbe questa presenza. Quando questa esperienza ci tocca non sono in grado di ridurre tutto a Ragione! Domando: non vi sembra che ci sia troppa cultura del commento?<br />
Quando guardo la Pietà di Michelangelo dico: è meravigliosa! posso anche dire che è brutta! è nel mio diritto di uomo libero di pensarlo, ma non posso commentare né in positivo né in negativo. Rimango stupefatto! non ci costruisco sopra la Pietà di Michelangelo ideologie. Non dico che è bella perché posso avere una fede religiosa. Invece oggi molta arte contemporanea esiste solo in quanto commento razionale, spiegazione, concetto. L&#8217;artista se la spiega prima di farla e poi continua anche dopo. E il critico mi dice con argomenti razionali perché mi dovrebbe piacere, perché ha un valore.<br />
La mia comprensione è oggi fortemente mediata.<br />
Questo è per me un errore nell&#8217;uso della Ragione.<br />
Ma non sono per il ritorno al passato o il rigetto dell&#8217;arte moderna o contemporanea o postmoderna (letteratura,pittura, musica, cinema ect&#8230;) cmq la si voglia nominare, solo che farei molti distinguo al suo interno. Perchè con la mediazione concettuale si possono anche costruire immense cattedrali dell&#8217;inganno.<br />
Mi sembra manchi il rigore per valutare il Nuovo, che viene velocemente etichettato e supercommentato. E&#8217; anche una ricchezza ma anche rischio di confusione e mistificazioni.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sergio nelli		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/03/11/elogio-dell%e2%80%99ateismo/#comment-8014</link>

		<dc:creator><![CDATA[sergio nelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gubbio, posto che non c&#039;è nessuna cogenza morale a rispondere e posto che si parla male con chi si firma Gubbio o con chi usa i commenti di N. I. per un insulso teatrino, ti dico che tutto il tuo periodare è pretestuoso e non chiede risposta. Insomma, sono fatti tuoi. Anche il predicato che appiccichi a ente, cioè &quot;privo di Dio&quot;, è farina del tuo sacco, messa lì per preparare la stada alla settima proposizione del Tractatus di Wittgentein che così, bella inpanata, ti lascio volentieri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gubbio, posto che non c&#8217;è nessuna cogenza morale a rispondere e posto che si parla male con chi si firma Gubbio o con chi usa i commenti di N. I. per un insulso teatrino, ti dico che tutto il tuo periodare è pretestuoso e non chiede risposta. Insomma, sono fatti tuoi. Anche il predicato che appiccichi a ente, cioè &#8220;privo di Dio&#8221;, è farina del tuo sacco, messa lì per preparare la stada alla settima proposizione del Tractatus di Wittgentein che così, bella inpanata, ti lascio volentieri.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/03/11/elogio-dell%e2%80%99ateismo/#comment-8015</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[è incredibile quello che si legge.
qui.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>è incredibile quello che si legge.<br />
qui.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Gubbio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/03/11/elogio-dell%e2%80%99ateismo/#comment-8016</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gubbio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=1017#comment-8016</guid>

					<description><![CDATA[Nelli, io non so per quale motivo lei giudichi assennato spendere tante parole solo per dichiarare di non avere risposte alle mie domande. La mia lunga educazione alla tolleranza mi impone tuttavia di adottare sempre un pregiudizio favorevole nei confronti dei miei interlocutori, e così farò con lei, almeno fino a quando lei non me lo impedirà esplicitamente. Non si lasci distrarre dall&#039;anonimato dell&#039;interrogante: in filosofia, lei m&#039;insegna, ciò che conta è la domanda, non chi la pone. Ho i miei buoni motivi per restare nella clandestinità, mi creda. Non sono animato da intenzioni di bassa polemica, né tanto meno aspiro a ottenere eristicamente ragione. Ciò detto mi permetto di reiterare per l&#039;ultima volta le mie due semplicissime domande, certo che, se non lei, altri vorranno gratificarle quanto meno di uno statuto di legittimità.

Esiste una definizione positiva (e possibilmente sintetica) di ateismo?

L&#039;uomo che definisce sé stesso come &quot;ente privo di Dio&quot; (ateo), non sta forse costruendo un discorso su Dio, violando platealmente la settima proposizione del Tractatus di Wittgenstein?

So da me che non esiste alcun obbligo di risposta, caro Nelli, ma credo che le domande che non trovano risposta scavino a lungo e in profondità nelle menti predisposte alla riflessione, producendo solitamente buoni frutti. Porgo a lei e ai nostri gentilissimi ospiti i più cordiali saluti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nelli, io non so per quale motivo lei giudichi assennato spendere tante parole solo per dichiarare di non avere risposte alle mie domande. La mia lunga educazione alla tolleranza mi impone tuttavia di adottare sempre un pregiudizio favorevole nei confronti dei miei interlocutori, e così farò con lei, almeno fino a quando lei non me lo impedirà esplicitamente. Non si lasci distrarre dall&#8217;anonimato dell&#8217;interrogante: in filosofia, lei m&#8217;insegna, ciò che conta è la domanda, non chi la pone. Ho i miei buoni motivi per restare nella clandestinità, mi creda. Non sono animato da intenzioni di bassa polemica, né tanto meno aspiro a ottenere eristicamente ragione. Ciò detto mi permetto di reiterare per l&#8217;ultima volta le mie due semplicissime domande, certo che, se non lei, altri vorranno gratificarle quanto meno di uno statuto di legittimità.</p>
<p>Esiste una definizione positiva (e possibilmente sintetica) di ateismo?</p>
<p>L&#8217;uomo che definisce sé stesso come &#8220;ente privo di Dio&#8221; (ateo), non sta forse costruendo un discorso su Dio, violando platealmente la settima proposizione del Tractatus di Wittgenstein?</p>
<p>So da me che non esiste alcun obbligo di risposta, caro Nelli, ma credo che le domande che non trovano risposta scavino a lungo e in profondità nelle menti predisposte alla riflessione, producendo solitamente buoni frutti. Porgo a lei e ai nostri gentilissimi ospiti i più cordiali saluti.</p>
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		<title>
		Di: piero vereni		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/03/11/elogio-dell%e2%80%99ateismo/#comment-8017</link>

		<dc:creator><![CDATA[piero vereni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=1017#comment-8017</guid>

					<description><![CDATA[Ho letto con piacere il bell&#039;intervento di Nelli. Non ho capito le ragioni del suo risentimento nella replica a Gubbio (a parte il fastidio dell&#039;anonimato, che condivido) ma forse si sta semplicemente ripresentando quel che in parte è successo anche nella discussione sul pezzo di Andrea Inglese, e cioè un accalorarsi dovuto alla natura del tema. Bene, trovo che ne valga la pena.
Come altri, rimango perplesso di fronte a due punti:
a) la fede dell&#039;ateo, che non vedo come possa essere smentita, in base ai principi elementari della logica presupposta da
b) e cioè dalla &quot;cristallina razionalità&quot; dell&#039;ateismo, che mi pare un atto di fede ulteriore, nell&#039;ateismo e nella razionalità. Insomma, da agnostico dubbioso, a me questo pezzo ha dato un brivido intenso, ma mi pare che la forma della sua esposizione (passionale, vissuta, decisamente &quot;animata&quot;) contraddica le stesse intenzioni esplicite dell&#039;autore. Più che un elogio dell&#039;ateismo, mi pare un elogio dell&#039;essere umano, che a volte non si spaventa di fronte all&#039;abisso del nulla, ma trova la forza di colmarlo con la consapevolezza di non avere alternative. Credo che questo modo di concepire l&#039;ateismo, questo eroismo anche un po&#039; sbruffone (alla Munchausen quando serve) sia il segno più bello della nostra umanità. Un pezzo come questo magari non mi convince dell&#039;inesistenza di dio o della superiorità dell&#039;ateismo su qualsiasi altra forma di credenza teista, ma mi conforta sull&#039;esistenza e la qualità di alcuni esseri umani.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto con piacere il bell&#8217;intervento di Nelli. Non ho capito le ragioni del suo risentimento nella replica a Gubbio (a parte il fastidio dell&#8217;anonimato, che condivido) ma forse si sta semplicemente ripresentando quel che in parte è successo anche nella discussione sul pezzo di Andrea Inglese, e cioè un accalorarsi dovuto alla natura del tema. Bene, trovo che ne valga la pena.<br />
Come altri, rimango perplesso di fronte a due punti:<br />
a) la fede dell&#8217;ateo, che non vedo come possa essere smentita, in base ai principi elementari della logica presupposta da<br />
b) e cioè dalla &#8220;cristallina razionalità&#8221; dell&#8217;ateismo, che mi pare un atto di fede ulteriore, nell&#8217;ateismo e nella razionalità. Insomma, da agnostico dubbioso, a me questo pezzo ha dato un brivido intenso, ma mi pare che la forma della sua esposizione (passionale, vissuta, decisamente &#8220;animata&#8221;) contraddica le stesse intenzioni esplicite dell&#8217;autore. Più che un elogio dell&#8217;ateismo, mi pare un elogio dell&#8217;essere umano, che a volte non si spaventa di fronte all&#8217;abisso del nulla, ma trova la forza di colmarlo con la consapevolezza di non avere alternative. Credo che questo modo di concepire l&#8217;ateismo, questo eroismo anche un po&#8217; sbruffone (alla Munchausen quando serve) sia il segno più bello della nostra umanità. Un pezzo come questo magari non mi convince dell&#8217;inesistenza di dio o della superiorità dell&#8217;ateismo su qualsiasi altra forma di credenza teista, ma mi conforta sull&#8217;esistenza e la qualità di alcuni esseri umani.</p>
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